Sergej Viktorovič Lavrov a Roma ha parlato di Afghanistan ma anche Libia, Siria e vaccino Sputnik

La visita a Roma del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che ha visto il presidente del Consiglio Mario Draghi e poi il suo omologo Luigi Di Maio alla Farnesina ha assunto un significato del tutto particolare. Gli incontri sono stati inseriti in un giro di capitali europee (prima di Roma Lavrov aveva avuto incontri a Vienna e Budapest) prevista da tempo, ben prima della crisi afghana. In giugno, al G20 dei ministri degli Esteri di Matera, Lavrov aveva inviato un suo vice ma aveva promesso che sarebbe venuto in Italia in un secondo tempo. Il dossier afghano è stato naturalmente il piatto forte dei colloqui romani. La diplomazia di Mosca aveva già fatto sapere di essere favorevole alla proposta italiana di organizzare un vertice G20 in settembre sull’Afghanistan. E Lavrov lo ha ribadito nel corso del suo incontro con il premier italiano Mario Draghi che ieri ha avuto un colloquio telefonico anche con il premier indiano, Modi.

Il ministro Di Maio ha illustrato l’impegno italiano per il popolo afghano. “Dobbiamo – ha detto il ministro – avere l’obiettivo di garantire un ruolo internazionale di primo piano per l’Italia sul dossier afghano“. Ma come tutti i grandi Paesi della regione che hanno interessi strategici – quasi mai convergenti tra loro – sulle vicende di Kabul (a cominciare da Cina, India e Turchia) anche la Russia è pronta a mettere in campo le sue capacità e tutta la sua forza politica, diplomatica e militare per orientare in senso pacifico la transizione afghana. Ma il messaggio sottinteso all’Occidente e soprattutto agli Stati Uniti che Lavrov ha laaciato filtrare nei colloqui di Roma è chiaro: la Russia spende la sua forza ma si attende che il suo ruolo internazionale venga riconosciuto. Quindi un atteggiamento meno rigido su Ucraina (anche se sulla sanzioni poco si potrà fare), polemiche su cyber attacchi e violazioni dei diritti umani. “La Russia è pronta a rispettare gli accordi che gli Stati Uniti hanno raggiunto con i Talebani – ha affermato il ministro degli Esteri russo nella conferenza stampa congiunta che ha tenuto alla Farnesina con Luigi Di MaioBisogna ora capire meglio quale ruolo vedono i nostri partner per la Russia nel G20“.

Nei colloqui romani di Lavorv si è parlato quindi anche di rapporti bilaterali, di relazioni tra Mosca da una parte e Ue e Nato dall’altra. Un capitolo a parte che preme anche al Governo italiano riguarda la Libia con la necessità di avviare quel Paese verso le elezioni del 24 dicembre in un clima di concordia nazionale. La delegazione russa ha sollevato anche la questione ucraina e siriana, la situazione geopolitica nel Mediterraneo e la cooperazione in ambito sanitario con il vaccino Sputnik che attende ancora l’approvazione dell’Ema ma potrebbe essere già prodotto anche in Italia. Di Maio ha riconosciuto che le sanzioni antirusse dell’Unione Europea stanno avendo effetti negativi sugli interessi economici nazionali ma, allo stesso tempo, ha ribadito che Roma seguirà la politica comune europea sulla questione delle sanzioni. “La decisione di imporre sanzioni alla Russia è stata presa dai Governi dei Paesi dell’Ue sulla scia della crisi ucraina. Abbiamo sempre affermato abbastanza chiaramente che le sanzioni sono un mezzo, non un fine, e che dovrebbero servire una strategia più ampia“, ha ricordato Di Maio. “Siamo perfettamente consapevoli degli effetti negativi delle sanzioni sui nostri interessi economici nazionali ma ci atteniamo alla politica che lega la revoca delle sanzioni all’attuazione degli accordi di Minsk” ha precisato il ministro.

In sostanza “la Russia è pronta a rispettare gli accordi che gli Stati Uniti hanno raggiunto con i Talebani“, ha affermato il ministro degli Esteri di Mosca, precisando che “bisogna ora capire meglio quale ruolo vedono i nostri partner per la Russia nel G20. La Russia ha mantenuto il dialogo con i rappresentanti dei Talebani, non è solo loro la responsabilità per quanto sta accadendo”.

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Si è tenuta a Roma la XVI sessione del Consiglio Italo-Russo di Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria

Roma – La XVI sessione del CIRCEIF (Consiglio Italo-Russo di Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria), preceduta da una riunione bilaterale, ha avuto luogo il 17 dicembre 2018 presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Farnesina).

Presenti all’incontro rappresentanti delle istituzioni (tra i quali i rispettivi ambasciatori, Pasquale Terracciano e Sergey Razov) e del mondo dell’impresa (presenti con circa 200 delegati). Ad aprire i lavori è stato il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi che, ricordando le storiche relazioni bilaterali tra i due Paesi, ha evidenziato la naturale convergenza tra le due economie, due sistemi complentari tra loro. Un rapporto che, inoltre, si è evoluto nel tempo, andando ben oltre l’evidente interscambio tra prodotti finiti e fornitura energetica. Il titolare della Farnesina non ha nascosto le problematiche derivanti dalla sanzioni economiche prese a livello internazionale, ribadendo comunque che, il punto di vista italiano, per la peculiarità di nazione dialogante ed economia d’esportazione, è quello di un sistema economico privo di vincoli doganali e di sanzioni, ritenute queste ultime poco efficaci nella risoluzione delle controversie internazionali. Infine ha sottolineato che nei primi mesi del 2018 l’interascambio tra Italia e Russia è tornato a crescere (+8%) attestandosi su un livello pari a circa 20 miliardi di euro.

Numeri rilevanti, sebbene ancora lontani dai livelli raggiunti prima della crisi ucraina. Subito dopo, il Ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Valentinovich Manturov ha incentrato il suo intervento sulla necessità di una cooperazione nell’ambito dell’innovazione, della digitalizzazione sopratutto, espremiendo la volontà di ampliare il partenariato nell’ammodernamento degli apparati. Un tema sul quale sia le piccole e medie imprese italiane che russe appaiono in leggero ritardo. Anche il Ministro dell Federazione Russa ha sottolinato che, al di là delle sanzioni, Italia e Russia restano partner dai rapporti stabili ricordando, tra l’altro, la crescita degli investimenti reciproci in settori quali la metalmeccanica, le telecomunicazioni e l’hi-tech. Sono quasi 500, ad oggi, le imprese a partecipazione di capitale italiano sul suolo russo. La parola è poi passata al mondo delle imprese. Carlo Robiglio, Vice Presidente di Confindrustria e Presidente di Piccola Industria, pur non entrando nel merito delle sanzioni, ne ha sottolineando l’impatto fortemente negativo, che ha danneggiato soprattutto la piccola e media impresa che con sacrifici aveva conquistato nel tempo posizioni preminenti nel mercato russo. Ciononostante, la vitalità del sistema delle PMI italiane ha consentito alle stesse di continuare a competere ed essere presenti. Ad oggi, Confindustria Russia conta circa 200 aziende associate. Vladimir Dmitriev, Vice Presidente della Camera di Commercio e dell’Industria della Federazione Russa, nonchè Presidente del Forum di Dialogo Italo-Russo sulle Società Civili ha sottolineato, oltre al valore economico (che in numeri rappresenta il 20% del Pil Russo), anche l’impatto sociale della Piccola e Media Impresa, ricordando come questa costituisca, in ogni nazione, l’ossatura della società civile. Sono inoltre intervenuti: Konstantin Yurevich Shurshin (Direttore Generale della RusITExport), Raffaele De Bettin (Amministratore Delegato di DBA Group), Lorenzo Colovini (Business Development Manager ENEL), Paolo Ficini (Direttore Telecom Italia Sparkle Russia), Katerina Ufnarovskaya (Direttore Generale della Lanit-Tercom Italia), Andrey Suvorov (Direttore Generale della Tecnologie Produttive Industriali), Giogio Novello (Senior Vice Presidente per le Relazioni Istituzionali Avio Spa), Francesco Massone (Head of Enterprise, ITC & Global Partners Telecom Italia Sparkle), Massimiliano Tellini (Global Head – Circular  Economy – Intesa Sanpaolo Innovation Center), Michele Ziosi (Direttore dei Rapporti Istituzionali CNH Industrial per l’Europa, il Medioriente, l’Africa e l’Asia Pacifico CNH Industrial), Maksim Lyubomudrov (Vice Direttore della Fderal Corporation for the Development of Small and Medium Enterprises), Vladimir Potemkin (Vice Governatore della Regione del Kaluga), Irina Kazovskaya (Co-Presidente dell’Assiociazione di Produttori, Fornitori e Consumatori dell’Alluminio), Andrea Sorbello (Government Relations Manager Barilla), Andrey Galkin (Rappresentante del Servizio Doganale della Federazione Russa in Italia), B. V. Olenich (Presidente del Consiglio dell’attività economica internazionale dell’Assemblea dei Popoli di Eurasia, Rosario Scarpati (Custom Manager Gruppo Ferrero). Ha chiuso i lavori il sottosegretario agli Affari Esteri ed alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano, auspicando che il forum possa essere solo il punto d’inizio di nuove partnership e collaborazioni tra i rispettivi sistemi industriali.

Stefano Tardi




La visita del ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi a Mosca

Mosca accoglie il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, che si è recato per la prima volta in questa veste ufficiale nella capitale russa dopo la formazione del governo italiano nel giugno 2018.

Un programma di lavoro, intenso per il rappresentante della Farnesina: prima un incontro con il collega, Sergey Lavrov, e più tardi con il ministro dell’Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov, personalità sempre più in vista nel panorama di governo. Il ministero degli Esteri russo intanto fa sapere che “l’Italia è uno dei partner politici ed economici leader e collaudati della Russia in Europa occidentale” e “i rapporti sono sempre stati caratterizzati da comprensione reciproca e fiducia“.

Il tutto proiettato però nella situazione geopolitica esistente, complessa e sfaccettata: dai forti attriti di Mosca con l’Occidente alle ultime polemiche tra Roma e Bruxelles. “Nonostante i vincoli esistenti“, continuano da Mosca, “legati alla partecipazione alle strutture euroatlantiche, le autorità italiane stanno cercando di aderire a un approccio equilibrato e a lungo termine, nelle relazioni con il nostro paese; sono interessati a mantenere e sviluppare l’ampio potenziale della cooperazione bilaterale, mantenendo i contatti ai livelli più alti“. Chiaro riferimento al fatto che quella di Moavero non è che la prima di un autunno affollatissimo: una serie di visite, e di scambi di visite, che prevede tra le altre, anche quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il 24 ottobre, ma si pone anche in preparazione della conferenza di Palermo sulla Libia dove nelle ultime ore sono circolate voci sulla possibile partecipazione di Donald Trump e Vladimir Putin.

Ma se Mosca in cima alla lista dei dossier odierni mette “la situazione in Siria e dell’interazione nel campo della sicurezza internazionale“, per l’Italia i riflettori si concentrano sulla Libia e sullo scenario sempre più complicato. In precedenza, il rappresentante speciale del leader del Cremlino Putin per il Medio Oriente e l’Africa, il viceministro degli esteri, Mikhail Bogdanov, ha dichiarato che durante la sua visita nella capitale russa, Moavero avrebbe invitato Lavrov a partecipare alla conferenza sulla Libia a Palermo.

A una domanda dell’agenzia di stampa Askanews, la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova ha detto che alla conferenza del 12 e 13 novembreè attesa la partecipazione russa ad alto livello alla conferenza“, per poi aggiungere che “il livello, il grado di partecipazione e altri parametri specifici saranno concordati. Questo è un evento importante non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa, quindi è in fase di elaborazione“. Sempre Zakharova ha sottolineato che lo scambio di opinioni” sulla storia libica tra Russia e Italiasi svolge regolarmente a diversi livelli. Ogni incontro, ovviamente, riguarda, questo delicato argomento. Direi anzi che l’argomento è importante per i rappresentanti italiani, è cruciale per l’Italia“.

Ma a proposito di passaggi cruciali, Zakharova, a nome della diplomazia russa, propone il modello siriano, ampiamente inclusivo, come standard per risolvere la situazione libica. “Un simile schema, ma non identico“, dice. Mosca ha sempre dichiarato di parlare con tutti i numerosi player in gioco, ma è indubbio che goda di un dialogo con Tobruk mai interrotto. E Moavero, che non ha delegato ma ha tenuto per sé la l’incombenza di Nord Africa, Afghanistan e Medio Oriente, non lo ignora di certo.

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Il Vice Premier Russo a Roma: “l’Italia è un nostro partner privilegiato e da noi c’è spazio anche per le PMI”

Roma – “L’Italia è nostro partner privilegiato, occupa il quinto posto per interscambio con la Russia”: questo quanto ha detto Arkady Dvorkovich, vice premier della Federazione Russa alla Country Presentation della Russia alla Farnesina tenutosi ieri alla Farnesina a Roma, come Paese dove investire.

Siamo arrivati oggi da Mosca con un Superjet 100 Sukhoifrutto della cooperazione tra i nostri due Paesiha esordito subito il vice premier, mettendo l’accento su quanto le intese tra grandi compagnie siano state fruttuose (in questo caso Alenia-Finmeccanica e Sukhoi) ma anche sulle PMI: “sarebbe importante che venisse allargato il ventaglio delle aziende di questo tipo attive nel Paese”.

Dvorkovich ha tra le altre cose, ricordato il grande lavoro compiuto da Banca Intesa Sanpaolo per le relazioni economico commerciali tra i due Paesi. Ha poi ricordato i progetti in atto, ha messo in luce il fatto che l’italiana “Pizzarotti costruirà un ospedale a San Pietroburgo. Le nostre aste si tengono secondo basi assolutamente aperte” – ha aggiunto . “Al Centro di innovazione Skolkovo lavorano migliaia di start up ed è uno dei migliori modi per cominciare nel nostro PaeseMa la Russia  – ha poi proseguito il Vice Premier della Federazione Russaè in grado di aumentare la produzione di grano del 30% nei prossimi anni“.

La dichiarazione di Dvorkovich contraddice i dati che volevano a rischio la produzione di grano della Russia, quest’anno a causa del freddo. L’anno scorso abbiamo avuto un raccolto di grano record di 120 milioni di tonnellate e siamo diventati il più grande esportatore di grano nel mondo. Tali indicatori non li abbiamo raggiunti dall’epoca sovietica, è un record per la realtà russa, speriamo di avvicinarci a questi indicatori in questo e negli anni successivi”.

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, glissando sul discorso del recente rinnovo delle sanzioni, ha voluto nel suo intervento forse indirettamente rispondere dichiarando che “l’Italia ha investito nel mercato russo anche quando c’era la guerra fredda, uando gli americani insistevano per dissuaderci, noi andavamo avanti lo stesso e le case degli italiani cominciavano ad essere riscaldate con il gas russo. Questo fece della Russia un affidabile approvvigionatore energetico”. “E’ interesse russo – ha proseguito poi il ministro degli Esteri italiano, mettendo l’accento sul fatto che l’interesse non deve essere rivolto alla Russia solo sul fronte export – modernizzare l’economia e renderla meno dipendente dagli idrocarburi. C’è un crescente interesse nella cooperazione agricola”  – ha aggiunto il titolare della Farnesinama è importante uno sforzo di sistema, che le banche e la Sace facciano di più”. “I tempi sono maturi  – ha concluso infine Alfano – per organizzare la prossima sessione plenaria del consiglio di cooperazione economica italo-russo a Mosca in autunno”.

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Arkady Dvorkovic e altri 4 viceministri a Roma per presentare le opportunità di investimento in Russia.

Roma – Si svolgerà domani 3 luglio 2017 alla Farnesina una presentazione sulle opportunità di investimento in Russia, con interventi di apertura del sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, e del vice primo ministro della Federazione Russa, Arkady Dvorkovic.

Il Vice Primo Ministro della Federazione Russa, Arkady Dvorkovic, guida una nutritissima schiera del Governo RussoAlexey Gruzdev  – Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Oleg BocharovVice Ministro dell’Industria e del Commercio, Alexey TexlerPrimo Vice Ministro dell’Energia, Sergey LevinVice Ministro dell’Agricoltura.

Seguono poi altrettanti importantissimi esponenti governativi e non del mondo dell’economia russa: Gusakov Nikita Exiar, – Managing Director of Business Development and Underwriting of the Russian Export Center, Vadim KulikovPrimo vice AD Agenzia per lo Sviluppo Tecnologico, Alexander MisharinPrimo Vice Presidente di Russian Railways, Sergei KelbakhPresidente della compagnia Russian Highways.

A fare gli “onori di casa” sarà il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano, mentre la country presentation sarà moderata dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese della Farnesina, Vincenzo De Luca, e vedrà la partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni e del business italiano e russ.

Seguirà la parte dedicata agli “strumenti a supporto degli investimenti in Russia” con interventi di Michele Scannavini (Presidente di ICE Agenzia), Salvatore Rebecchini (Presidente di Simest) e Camilla Cionini Visani (Direttore per l’Internazionalizzazione di Confindustria). Dopo le testimonianze aziendali, le conclusioni saranno affidate al Ministro Alfano e al vice premier russo, Dvorkovic.

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Pubblichiamo qui di seguito per i nostri lettori, il programma completo della giornata:

 

 




INAUGURATO L’EXPO 2017 AD ASTANA: LA PARTECIPAZIONE ITALIANA

Astana ( Kazakhstan) – L’Esposizione Internazionale di Astana, la prima Expo dopo quella Universale di Milano 2015, è dedicata al tema “L’Energia del Futuro” ha aperto al pubblico ieri 10 giugno 2017 per chiudersi il 10 settembre. Vi partecipano 115 Paesi e 22 Organizzazioni internazionali.

Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione, tenutasi il 9 giugno, hanno partecipato, ospiti del Presidente Nursultan Nazarbayev, 17 Capi di Stato e di Governo. Per l’Italia è stato delegato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Sen. Benedetto Della Vedova, che in occasione della presentazione del Padiglione italiano, il 4 maggio 2017 alla Farnesina, aveva sottolineato il lavoro di squadra svolto dall’Italia nell’assicurare la partecipazione a Expo Astana, “pienamente coerente con la logica di promozione integrata” che ispira l’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Oltre al MAECI, al MISE (attraverso ICE Agenzia) e al MATTM, sono protagonisti del Padiglione italiano ad Astana 15 Regioni a rotazione e 10 sponsor privati fra aziende, Fondazioni e Associazioni: Assolombarda, Bracco, ENEL, Enerco Distribuzione, Expertise/KIOS, Fondazione Alessandro Volta, Fondazione Milano per Expo 2015, IVECO/CNH Industrial, OICE, SITIE. Il 7 giugno il Padiglione italiano è stato il primo assoluto, fra quelli dei Paesi presenti, ad essere completato e consegnato agli organizzatori.

Il gruppo ENI, presente in Kazakhstan sin dall’indipendenza nel 1991, è partner del padiglione e inoltre sponsorizza la tournée dell’Orchestra Sinfonica del Teatro alla Scala, che si aprirà con la prima del “Falstaff” il 1 settembre in occasione della Giornata Nazionale Italiana ad Expo.

Hanno contribuito al Padiglione italiano, disegnato dallo Studio ABDR Architetti Associati e curato negli avanzati contenuti audiovisivi dall’Arch. Stanislao Cantono Di Ceva, la RAI, l’Istituto Luce, l’Istituto Europeo di Design, la Fondazione Altagamma e la Federazione Italiana Nuoto, quest’ultima con un video a 360 gradi che vede protagonista la Nazionale di nuoto sincronizzato. La costruzione del Padiglione è stata affidata alla Società marchigiana Renco; la conduzione durante i tre mesi di Expo sarà curata dalla Società italo-kazaka Beyond Limits. Il catering – caffetteria all’interno del Padiglione è affidato alla lombarda Ristogest.

L’Italia è presente a Expo Astana anche al di fuori del Padiglione nazionale. L’Italian Culinary Institute for Foreigners (ICIF) gestisce due ristoranti nell’area espositiva internazionale. Un’altra società italo-kazaka, la E-venti Kazakhstan, è stata scelta come Unique Service Provider per la gestione dei servizi di business matching fra le imprese partecipanti ad Expo, per mezzo di una piattaforma informatica analoga a quella adottata con successo in Expo Milano 2015; l’Italia ha affidato a E-venti la gestione degli incontri business to business all’interno del proprio padiglione. Inoltre il progetto della campana CMD Motor è tra i 20 selezionati per il padiglione “best practices” e la veneta Ikoi presenta nel padiglione del Kazakhstan le proprie tecnologie a basso impatto ambientale per la raffinazione di oro e materiali preziosi.

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Il ministro degli Affari Esteri armeno Nalbandian in visita a Roma parla del conflitto in Nagorno Karabakh

Roma – Mercoledì 7 giugno, presso la sede del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di Palazzo della Farnesina e la sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) di Palazzo Venezia, hanno avuto luogo due eventi istituzionali legati all’Armenia. Il primo, ospitato nella mattinata al Palazzo della Farnesina ha riguardato una Country Presentation dedicata all’Armenia, moderata dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese della FarnesinaVincenzo De Luca e inaugurato dal discorso di apertura del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Benedetto della Vedova e del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di ArmeniaEdward Nalbandian. Durante l’evento ha avuto luogo la cerimonia di firma del Memorandum of Understanding tra l’Istituto Nazionale per il Commercio con l’Estero (ICE) e la Fondazione per lo Sviluppo dell’Armenia (DFA).

L’analisi Paese ha messo in luce criticità e punti di forza di un Paese che, sebbene stia cercando di fortificare il suo sistema produttivo e attirare nuovi investitori dimostra come, lo sviluppo economico sia lontano dall’essere completato. Per cercare di correggere le proprie criticità, l’Armenia è divisa tra le prospettive di sviluppo offerte sia dall’Ue sia dalla Russia. Erevan volge lo sguardo tanto allo spazio post-moderno dell’Unione Europea e dunque alla possibilità di essere incorporata nel mondo occidentale, quanto alla prospettiva pre-moderna dello spazio post-sovietico cercando di comprendere se sia o meno vantaggioso far parte del progetto  avanzato dalla Russia.

Durante il discorso inaugurale della Country Presentation il Ministro degli Esteri italiano Alfano e il Ministro degli Esteri armeno Nalbandian hanno discusso delle relazioni esistenti tra i due paesi e di possibili scenari di cooperazione economica; si sono in seguito dimostrati disponibili ad accogliere le domande del pubblico che hanno riguardato soprattutto i temi del terrorismo internazionale e del conflitto irrisolto del Nagorno-Karabakh.

Relativamente al tema del terrorismo Alfano ha ribadito la necessità di lavorare con tutti gli alleati a un strategia di lungo respiro che preveda accanto a una strategia securitaria, una strategia volta a favorire sia il dialogo politico che quello interreligioso.

In una domanda al Ministro degli Esteri armeno Nalbandian è stato evidenziato come ad oggi non solo la regione del Nagorno-Karabakh, ma anche sette distretti azerbaigiani adiacenti restino occupati illegalmente dalle truppe dell’Armenia, e i co-presidenti del gruppo di Minsk abbiano più volte dichiarato inaccettabile tale situazione. Gli è stato dunque chiesto quando l’Armenia pianifica di ritirare le sue truppe armate, come previsto da vari documenti internazionali. Lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha emanato nel 1993 quattro risoluzioni (nn. 822 , 853, 874 e 884) per intimare il ritiro delle truppe di occupazione. Il Ministro degli Esteri armeno ha criticato l’atteggiamento dell’Azerbaigian definendolo non disponibile a favorire il processo negoziale e non in linea con i provvedimenti emanati dai co-chairs dell’OSCE Minsk Group. L’opinione del ministro Nalbandian sembra però non coincidere con una visione largamente diffusa a livello internazionale secondo cui, l’Azerbaigian fin dall’inizio dello scoppio delle ostilità ha assunto un comportamento pacifico nonostante l’occupazione illegale del 20% del suo territorio da parte di truppe di occupazione armena e mostrato il suo impegno a risolvere pacificamente il conflitto senza ricorrere all’uso della forza. Il governo azero continua a incrementare gli sforzi nel senso di una risoluzione pacifica del conflitto che possa porre fine alle sofferenze umane ed economiche di ambo le parti.

Il tema del conflitto del Nagorno-Karabakh è stato al centro anche del secondo evento della giornata che ha avuto luogo presso la sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) e che è stato inaugurato dal discorso di apertura del Presidente della SIOI Franco Frattini.

Quanto emerso rivela come la soluzione del conflitto sia minacciata prima di tutto dall’ignoranza pressoché totale dell’opinione pubblica mondiale relativamente ai fondamenti storici dello stesso che la rende vulnerabile agli sforzi di storici e ai propagandisti armeni di giustificare le pretese politiche e storiche del proprio Paese verso territori che storicamente non hanno mai fatto parte dell’Armenia. Per risolvere il conflitto bisognerebbe coniugare la realtà storica del conflitto con gli strumenti forniti dal diritto internazionale. Se ci si serve degli strumenti di diritto internazionale è possibile trovare alcune debolezze nelle rivendicazioni dell’Armenia. L’idea secondo cui l’Azerbaigian non avrebbe alcun diritto di avanzare pretese sui confini dell’epoca sovietica in considerazione della sua rinuncia alla successione statale risultata dal periodo sovietico, può essere risolta con il principio dell’ “uti possidetis juris” secondo il quale, al momento della conquista dell’indipendenza da parte dell’Azerbaigian valgono i confini amministrativi precedenti quali confini internazionali protetti dal diritto internazionale.

Particolarmente interessante è stata la domanda relativa al fatto che i richiami al principio di autodeterminazione dell’Armenia ricordino l’annessione della regione Sud Orientale della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista nel 1938. L’Azerbaigian ha più volte specificato ad alti livelli che è pronto a riconoscere uno status di repubblica autonoma alla regione all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti e riconosce anche il diritto all’autodeterminazione della comunità armena all’interno di questa autonomia. Nel quesito al ministro si domandava l’opinione armena sulla possibilità di utilizzare il modello autonomistico del Trentino Alto-Adige per risolvere il conflitto del Nagorno-Karabakh.

L’Azerbaigian ha approfondito infatti vari modelli di autonomia nel mondo, inclusa la realtà del Trentino Alto-Adige e il suo particolare assetto autonomistico come valido aiuto nella risoluzione delle ostilità con l’Armenia. Purtroppo il ministro non è entrato nel merito della domanda, rilasciando dichiarazioni solo sul processo di negoziato.

Relativamente al principio di autodeterminazione dei popoli rivendicato dall’Armenia e il presunto diritto di procedere all’annessione del territorio del Nagorno-Karabakh all’Armenia bisogna chiarire che, dal punto di vista del diritto internazionale la totalità degli armeni che vivono nel Nagorno-Karabakh non costituiscono né una nazione né un popolo. La comunità internazionale si è pronunciata a favore dell’autodeterminazione della comunità armena del Nagorno-Karabakh all’interno di uno Stato azerbaigiano unitario. Dal punto di vista del diritto internazionale il Nagorno-Karabakh è senza dubbio parte integrante della Repubblica azerbaigiana. Nessuno stato ha riconosciuto la separazione del Nagorno-Karabakh dall’Azerbaigian né la sua annessione all’Armenia. Per quanto detto si evince come, la comunità armena del Nagorno-Karabakh dovrebbe dimostrarsi disposta a riconoscere lo status autonomo del Nagorno-Karabakh sotto forma di Repubblica autonoma all’interno dell’Azerbaijan risolvendo così pacificamente il conflitto. L’Armenia dovrebbe inoltre provvedere allo sgombero delle regioni occupate azerbaigiane promettendo, sia di non rivendicare ulteriori pretese territoriali sia impegnandosi a risarcire alla Repubblica dell’Azerbaigian i danni materiali ad essa arrecati.

Durante la seconda parte della giornata di lavori Franco Frattini ha parlato anche delle ultime elezioni in Armenia la cui regolarità è stata per molti compromessa dalla compra-vendita di voti e da pressioni su dipendenti privati e pubblici. La conferenza è stata un’importante piattaforma di confronto con il pubblico presente, che ha avuto la possibilità di fare alcune domande.

Le dichiarazioni rilasciate dal Ministro armeno nella giornata del 7 giugno a Roma, così come la mancanza di risposte concrete alle domande relative al conflitto, confermano la non volontà dell’Armenia nel cambiare lo status quo ed approdare ad una soluzione pacifica del conflitto stesso.

Giorgia Pilar Giorgi*

 




IL RINNOVO DELLE SANZIONI ALLA RUSSIA CONTINUA A DANNEGGIARE L’ITALIA, MA LA SOLUZIONE E’ DIETRO L’ANGOLO

Il Consiglio Europeo ha esteso al 31 luglio del 2017 le restrizioni economiche nei confronti di Mosca. Una scelta che va soprattutto contro gli interessi del nostro Paese.lue-decide-il-rinnovo-delle-sanzioni-alla-russia

La speranza che la prossima scadenza delle sanzioni alla Federazione Russa fissata al 31 gennaio 2017 potesse rappresentare la data per la normalizzazione dei rapporti con l’Unione Europea, è rimasta vana. Il meccanismo sanzionatorio è stato infatti rinnovato fino al 31 luglio 2017 durante il Consiglio Europeo del 21 dicembre scorso. Per l’Italia si prospettano dunque altri sette mesi di difficoltà. È indubbio come le vendite del “Made in Italy” in Russia abbiano subito un forte ridimensionamento nell’ultimo triennio, passando dai 10 miliardi di euro del 2013 ai 7 miliardi di euro dello scorso anno. Le previsioni per la chiusura del 2016 dicono che la caduta dell’export italiano non si è arrestata e, a fine sanzioni-alla-russia-producono-danni-per-miliardi-di-dollarianno, il valore dovrebbe attestarsi sui 6,5 miliardi di euro, con un ulteriore ribasso dell’8% rispetto al 2015. La posizione del nostro Paese sulla Russia è chiara fin dall’inizio della crisi ucraina che ha portato alle sanzioni da parte dell’UE e alle contro-sanzioni attuate da Mosca per proteggere e promuovere le produzioni “Sdelano v Rossii”, il “Made in Russia” che il Cremlino vuole far emergere per sopperire alla possibilità di importare prodotti dai Paesi dell’UE.le-sanzioni-alla-russia-frenano-l-export

Ulteriore conseguenza pratica è stato, poi, l’intensificarsi delle relazioni commerciali che Mosca ha sviluppato con fornitori che, prima delle sanzioni, erano considerati di seconda fascia rispetto ai Paesi Membri dell’UE. Questo approccio, naturalmente, ha penalizzato molto il nostro Paese che rientra tra quelli che paga il prezzo maggiore in termini di mancate vendite, pur rimanendo un partner della Russia di primo piano a livello europeo e mondiale. Insomma, il doversi adeguare a un regime sanzionatorio che penalizza, e di molto, la bilancia commerciale italiana a favore della solidarietà europea e atlantica, si sta rivelando decisamente Italy's Minister for Foreign Affairs, Paolo Gentiloni (R), and Russia's Vice Premier, Arkady Vladimirovich Dvorkovich, during the "Italy-Russia Cooperation Council" at Farnesina Palace in Rome, 5 October 2016. ANSA/CLAUDIO PERIfrustrante al netto del fatto che in ogni caso il nostro Paese ha continuato a mantenere il dialogo sempre aperto con Mosca.

Il nuovo primo ministro italiano, nel suo primo intervento a Bruxelles lo scorso 15 dicembre durante il Consiglio Europeo in veste di premier, ha lanciato comunque un segnale all’Europa dicendosi contrario a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la situazione siriana e confermando il ruolo attivo dell’Italia nel sostenere la normalizzazione dei rapporti con Mosca. Anche se, come hanno fatto notare molti analisti, alla fine il nostro governo, nonostante le buone intenzioni, continua a rimanere allineato alle decisioni dell’UE.

Lo scorso 5 ottobre, invece, alla Farnesina lo stesso Gentiloni nel suo incarico precedente di ministro degli Esteri e della Cooperazione sanzioni-alla-russia-l-europa-perde-100-miliardiInternazionale, insieme al vice premier russo Arkady Vladimirovich Dvorkovich, aveva presieduto la XIV sessione del Consiglio Italo-Russo per la Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria, la cui ultima sessione si era tenuta a Mosca nel 2012, prima dell’avvio della stagione delle sanzioni. L’appuntamento è stata un’occasione interessante per fare il punto sullo stato di salute delle relazioni sulla linea Roma-Mosca con i due Paesi nuovamente seduti al tavolo dei negoziati ai massimi livelli.  La direzione da seguire è quella che mira a un rafforzamento continuo della partnership economico-commerciale e alla crescita della cooperazione e della collaborazione economica bilaterale. Un progetto che deve essere favorito da nuovi investimenti russi in Italia, dalla condivisione del nostro know how – che ci pone in posizione di partner strategico per i programmi di sviluppo russi – e dalla previsione di nuovi incentivi commerciali per il “Made in Italy” in Russia. Per fare sanzioni-alla-russia-anche-leuropeista-prodi-propone-di-ritirarlequesto è necessario individuare – come dichiarato dallo stesso vice primo ministro russo Dvorkovich – i settori più promettenti e che meritano le maggiori attenzioni come telecomunicazioni, energia, aereonautica, agricoltura e anche con la conclusione di un accordo in materia di turismo e cultura considerato che i russi che hanno visitato il nostro Paese nel 2015 sono stati 700mila.

Secondo le stime SACE, l’anno in corso dovrebbe aver rappresentato il fondo per la crisi delle esportazioni “Made in Italy” in Russia e già dal 2017 l’inversione di tendenza dovrebbe concretizzarsi con il ritorno – anche se timidamente – al segno positivo (+1,8%). Senza dimenticare che sono oltre 400 le aziende che operano con la Russia, e tra queste ben 70 hanno stabilimenti produttivi nella Federazione.mogherini-fra-le-braccia-di-john-kerry

La svolta comunque potrebbe essere dietro l’angolo, e non solo per l’Italia. Il canale statunitense Bloomberg ha condotto un sondaggio tra economisti e analisti per capire e carpire il sentiment. La maggior parte degli intervistati, ben il 55%, si dichiara possibilista nei confronti di un allentamento delle misure restrittive americane contro la Russia entro il 2017. Per questo motivo, il recente rinnovo delle sanzioni viene visto come un mantenimento dello status quo in attesa donald-trump-putindel giuramento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump il prossimo 20 gennaio, mentre solo a ottobre – prima della sua elezione – solo il 10% del campione era favorevole alla prospettiva di un disgelo economico con MoscaÈ evidente che se Washington allenterà le sanzioni, l’Unione Europea seguirà il suo esempio. Il 40% degli economisti intervistati da Bloomberg prevede che anche l’UE interverrà in tal senso nei prossimi 12 mesi.

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