Gli F-16 non diventeranno la “pillola magica” dell’esercito ucraino

Il presidente ucraino Zelenskyy, un pilota di caccia e il primo ministro olandese Mark Rutte posano davanti a un F-16 a Eindhoven, nei Paesi Bassi

Le possibili forniture di caccia F-16 all’Ucraina non diventeranno una panacea per le forze armate ucraine, perché saranno sistematicamente distrutte e non influenzeranno in modo significativo il corso del conflitto, ha affermato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov.

“Non esiste una ‘pillola magica’ qui. Non esiste una panacea. Le forze armate del regime di Kiev non otterranno un rimedio universale. Dovrebbero esserne consapevoli. Se questi aerei dovessero apparire, il loro numero diminuirebbe gradualmente. Verrebbero abbattuti e distrutti. Queste forniture non saranno in grado di avere alcun impatto significativo sugli sviluppi in prima linea“, ha affermato Peskov.

Il portavoce del Cremlino ha specificato che le ricompense ai militari russi per la distruzione degli F-16 “sono già state offerte“. Gli eventuali F-16 forniti all’Ucraina dovranno affrontare temibili sistemi missilistici antiaerei russi s-300 e s-400 mobili , che possono anche colpire molti aerei contemporaneamente in volo. Il caccia russo Su-35 sarà una delle più grandi minacce per gli F-16. È dotato di un radar a lungo raggio, che gli permette di tenere traccia e di colpire fino a otto obiettivi contemporaneamente sul territorio.

Alcune fonti riferiscono che il primo lotto di caccia F-16 forniti dai membri della NATO è arrivato in Ucraina. Secondo l’agenzia di stampa Blomberg, “il numero di jet è però esiguo” e non è chiaro se i piloti ucraini, addestrati in Occidente negli ultimi mesi, “utilizzeranno immediatamente gli aerei da guerra o se il processo richiederà più tempo”.

Anche il ministero degli Esteri russo ha ripetutamente sottolineato che gli Stati Uniti e il loro paesi satelliti della NATO, creano i rischi di conflitto armato diretto con Mosca e ciò rischia di avere conseguenze catastrofiche. L’eventuale comparsa di Kiev con i caccia F-16, in grado di trasportare armi nucleari, sarà considerata la Russia come una minaccia da parte dell’Occidente nel settore nucleare.

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NATO: al vertice dei dispensatori di morte l’Occidente decide di fornire all’Ucraina aerei caccia F-16 e gli USA bombe a Israele

Il vertice della Nato decide di blindare il sostegno all’Ucraina. E lo fa mentre il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden avverte che la Russia è “sul piede di guerra” con l’aiuto di Cina, Corea del Nord. Che sostengono lo sforzo bellico di Mosca foraggiando la sua industria degli armamenti. 

I paesi occidentali hanno in programma di fornire all’Ucraina interi squadroni di F-16, secondo una dichiarazione congiunta dei leader di Danimarca, Paesi Bassi e Stati Uniti, fornita dal servizio stampa della Casa Bianca.

“Ci impegniamo a potenziare ulteriormente le capacità aeree dell’Ucraina, che includeranno squadroni di moderni velivoli multiruolo F-16 di quarta generazione“, si legge nel documento.

Ha sottolineato che la coalizione occidentale intende sostenere il mantenimento e l’armamento degli aerei, “nonché l’ulteriore addestramento associato per i piloti, al fine di migliorare l’efficacia operativa“.

Gli Stati Uniti forniranno bombe a Israele

L’amministrazione di Washington invierà presto a Israele le bombe che aveva precedentemente sospeso, ha riferito il Wall Street Journal (WSJ), citando funzionari statunitensi.

Secondo loro, gli Stati Uniti inizieranno a spedire bombe del peso di 500 libbre (circa 227 kg) ciascuna. Il progetto è stato sospeso a maggio, quando Israele ha lanciato la sua operazione militare a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale.

Le armi “sono in fase di spedizione“, ha detto il giornale. Si prevede che arriveranno in Israele nelle prossime settimane, ha aggiunto.

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LA RUSSIA, ROSNEFT E IL PETROLIO VENEZUELANO

Caracas – Mentre il presidente Nicolás Maduro continua a ripetere che “sono gli Stati Uniti che montano il caos in Venezuela in modo da impadronirsi del suo petrolio”, sul greggio venezuelano sta invece mettendo sempre più le mani la Russia di Vladimir Putin. E’ stata la stessa Rosneft a rivelare che dal 2006 ha prestato al regime di Caracas almeno 6 miliardi di dollari – ma se si conta tutto quello che è arrivato dalla Russia, prima a Chávez e poi a Maduro, si arriva a 17 miliardi, circa il triplo.

Il petrolio era conosciuto ed usato in Venezuela ancora prima che gli europei conquistassero le Americhe: i nativi lo usavano per impermeabilizzare le proprie canoe, per farsi luce e per trattare certi tipi di ferite. Tuttavia, la produzione petrolifera nel Paese sudamericano iniziò soltanto nel 1875, ovvero sedici anni dopo l’apertura del primo pozzo commerciale di petrolio al mondo. Da allora, il Venezuela ha fatto grandi passi: è uno dei membri fondatori dell’OPEC, dove oggi siede come unico Paese del continente americano insieme all’Ecuador; è stato uno dei principali esportatori di greggio verso gli Stati Uniti e nel 2014 ha riconfermato la propria posizione di dodicesimo maggior produttore di petrolio del globo.

Veniamo però ora al feeling particolare tra Russia e Venezuela. Tutto iniziò quando lo stesso Hugo Chávez si rivolse a Vladimir Putin per ottenere forniture militari, dopo che Washington gli aveva rifiutato i pezzi di ricambio per gli F-16 dell’aviazione militare venezuelana. Ne venne un accordo da 4 miliardi con cui si rifornì di aerei da combattimento Sukhoi, elicotteri, carri armati e cannoni. Ma il pagamento fu fatto in petrolio, e l’incasso fu affidato a Rosneft, che iniziò a stabilire così contatti intensi con la società petrolifera di stato Pdvsa e a introdursi negli affari del Venezuela. L’ultimissima elargizione di cui si è saputo è stata una tranche da un miliardo di dollari che Mosca ha dato a Maduro in aprile: un versamento di cui le esangui casse del governo di Caracas avevano un bisogno disperato. Secondo quanto trapelato da un funzionario di Pdvsa, in almeno un paio di recenti occasioni è stato proprio questo denaro russo a salvare il Venezuela dal default con i creditori. Non solo paesi e imprese occidentali, anche la Cina è ormai sempre più riluttante a buttare soldi nel pozzo senza fondo venezuelano.

Ma quali sono i reali  interessi di Mosca per il petrolio venezuelano?

La Russia di Putin, però, agisce in base a considerazioni non economiche, ma geostrategiche. In cambio di questi versamenti – è un’altra indiscrezione – alla Rofsnet sarebbero state offerte partecipazioni in almeno nove importanti progetti petroliferi. Cinque di questi sarebbero nella Faja dell’Orinoco: sede di una riserva scoperta di recente che è tra le più importanti del pianeta, anche se ha l’handicap di essere composta da petroli pesanti di difficile lavorazione. Altri tre sarebbero nel Lago di Maracaibo, e l’ultimo nel Golfo del Paria. In cambio di un prestito da 1,5 miliardi la Rofsnet ha anche ottenuto dalla Pdvsa il 49,9 per cento della proprietà della Citgo: sussidiaria negli Stati Uniti che si occupa di raffinazione e distribuzione. Dalla Citgo è arrivato un contributo da mezzo milione di dollari per la festa d’insediamento di Donald Trump, alimentando così la polemica se il “dono” arrivasse da Maduro o da Putin. Ma adesso la Rosneft starebbe cercando di scambiare questa quota con altri asset.

Secondo fonti della stessa Pdvsa, i pagamenti in petrolio a imprese cinesi e russe in cambio di prestiti arrivano ormai a 735 mila barili al giorno: il 42 per cento dell’1,75 milione di barili al giorno dell’attuale export venezuelano. La sola Rosneft in questo momento già rivende 225 mila barili di petrolio venezuelano al giorno: il 13 per cento di tutto l’export di greggio dal Venezuela. Da una parte, la Russia entra così con decisione nel “cortile di casa” degli Stati Uniti. Dall’altra, attua una strategia di diversificazione che le può anche servire per aggirare le nuove sanzioni americane sulla Crimea. Nella stessa linea va probabilmente anche inserita l’ultimissima decisione di Rosneft di nominare tra i direttori indipendenti del suo board anche Gerhard Schröder, l’ex-cancelliere socialdemocratico tedesco. Che, peraltro, già subito dopo aver lasciato nel 2005 il governo era stato nominato sempre da Rosneft presidente del consorzio Nord Stream: incaricato di costruire un gasdotto per collegare la costa russa nella regione di Vyborg alla costa tedesca nella regione di Greifswald passando per il mar Baltico.

Al fine di comprendere l’importanza dei suddetti investimenti e collaborazioni, va precisato che PDVSA, così come molte altre NOCs (le compagnie petrolifere mondiali si distinguono in nazionali – National Oil Companies o NOCs, come ad esempio PDVSA, ed internazionali – International Oil Companies o IOCs, come ad esempio Shell )  in Paesi in via di Sviluppo, non possiede ancora la capacità di raffinazione necessaria a far fronte alle sue immense riserve petrolifere, e ricorre ancora a tecniche di trivellazione poco sofisticate, le quali riducono la quantità di petrolio recuperabile dai giacimenti più complessi. Inoltre, le riserve venezuelane sono di petrolio extra heavy, ovvero petrolio che deve essere diluito con nafta o con petrolio più light per divenire utilizzabile. Ciò significa che il Venezuela si trova obbligato ad importare regolarmente grandi e costose quantità di questi due prodotti per migliorare la qualità del suo petrolio e poterlo, conseguentemente, immettere nel mercato mondiale.

Insomma, il Venezuela conta grandi riserve petrolifere, apparentemente base fertile per lo sviluppo economico e l’incremento del tenore di vita della sua popolazione, ma che invece, paradossalmente, vive un impoverimento progressivo e crescente che si sta estendendo a sempre più settori, pagando la mancanza di una crescita produttiva che interessi tutti i settori: agricoltura, industria, commercio, servizi, etc.

Nei suoi discorsi pubblici, il Presidente Maduro sembra però voler preparare il suo popolo ad un peggioramento della situazione economica: nello scenario del 2020, si staglia un Venezuela in recessione, dove l’inflazione è prevista rimanere sopra il 60%, l’instabilità politica non sparirà, l’ineguaglianza sociale e i disordini persisteranno, i blackout non cesseranno ed i cittadini saranno sottoposti a forte pressione fiscale, sanzioni per mancato pagamento ed espropriazioni. In questo scenario, l’abbraccio della Russia di Vladimir Putin, seppure ovviamente interessato, riuscirà a dare una svolta alle sorti del Paese?

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Они что, хотят поставить НАТО на службу ИГИЛ?

Владимир Путин на встрече с Королём Иордании Абдаллой II прокомментировал ситуацию со сбитым Турцией российским самолетом:

“Это событие выходит за рамки обычной борьбы с терроризмом. Мы внимательно проанализируем всё, что случилось, и сегодняшнее трагическое событие будет иметь серьёзные последствия для Sukhoi jet fighter Su-24 takes part in "Peace Mission-2009" in Taonan tactical training base of Chinese People's Liberation Armyроссийско-турецких отношений. Конечно, наши военные ведут героическую борьбу с террором, не жалея себя, не жалея своей жизни. Но сегодняшняя потеря связана с ударом, который нам нанесли в спину пособники терроризма. По другому я не могу квалифицировать то, что сегодня случилось.
Наш самолёт был сбит над территорией Сирии ракетой «воздух–воздух» с турецкого самолёта «F-16», упал на территорию Сирии в 4 километрах от границы с Турцией, находился в воздухе, когда на него была совершена атака, на высоте 6 000 метров, на удалении одного километра от турецкой территории.
В любом случае наши лётчики и наш самолёт никак не угрожали Турецкой Республике, это очевидная вещь. Они проводили операцию по борьбе с ИГИЛ в Северной Латакии, это горная часть, где сосредоточены боевики, в основном выходцы из Российской Федерации. И в этом смысле они выполняли свою прямую задачу превентивных ударов по террористам, которые в любую секунду, в любое время могли вернуться в Россию, и это, конечно, люди, которых необходимо напрямую относить к международным террористам.
Мы давно фиксировали тот факт, что на территорию Турции идёт большое количество нефти и нефтепродуктов с захваченных ИГИЛ территорий. Отсюда и Vladimir Putin in riunioneбольшая денежная подпитка бандформирований. Теперь ещё и удары нам в спину, по нашим самолётам, которые борются с терроризмом. И это при том, что мы с американским партнёрами подписали соглашение о предупреждении инцидентов воздухе, а Турция, как известно, в ряду тех, кто объявил о том, что якобы воюет с терроризмом с составе американской коалиции.
Если у ИГИЛ такие деньги (а счёт там идёт на десятки, сотни миллионов, может быть, на миллиарды долларов) за счёт торговли нефтью, плюс к этому они имеют защиту со стороны вооружённых сил целого государства, тогда понятно, почему они ведут себя так дерзко и нагло, почему они умерщвляют людей самым изуверским способом, почему они совершают террористические акты по всему миру, в том числе в сердце Европы.
У каждого государства есть свои региональные интересы, и мы всегда относимся к ним с уважением. Но мы никогда не потерпим, чтобы совершались такие преступления, как сегодня. Dimtry Peskov e Vladimir Putin
Мы, конечно, внимательно проанализируем всё, что случилось, и сегодняшнее трагическое событие будет иметь серьёзные последствия и для российско-турецких отношений.
Мы всегда относились к Турции не просто как к близкому соседу, а как к дружественному государству. Не знаю, кому было нужно то, что сделано сегодня, – во всяком случае не нам. И вместо того чтобы немедленно наладить с нами необходимые контакты, насколько нам известно, турецкая сторона обратилась к своим партнёрам по НАТО Russian President Putin arrives to speak to the media after talks with Ukrainian President Poroshenko in Minskдля обсуждения этого вопроса и этого инцидента, как будто это мы сбили турецкий самолёт, а не они – наш.
Они что, хотят поставить НАТО на службу ИГИЛ? Я понимаю, что у каждого государства есть свои региональные интересы, и мы всегда относимся к ним с уважением. Но мы никогда не потерпим, чтобы совершались такие преступления, как сегодня.  И конечно, мы рассчитываем на то, что международное сообщество всё таки найдёт в себе силы для того, чтобы сплотиться в борьбе с общим злом“.

Fonte: http://kremlin.ru    http://kremlin.ru/events/president/news/50775

 

VOGLIONO METTERE LA NATO AL SERVIZIO DELL’ISIS

Nikolay Levichev notes that for the first time after the end of the Cold War a NATO member state had deliberately downed a Russian warplaneIntervenuto a poche ore dalla tragedia che ha visto un Su-24 delle forze aeree russe abbattuto da un caccia turco F-16,  il Presidente Vladimir Putin ha definito la vicenda  “una pugnalata alle spalle”. “La tragedia di oggi avrà serie conseguenze per le relazioni tra Russia e Turchia – ha detto Putin -. I piloti e gli aerei russi non sono mai stati una minaccia per la Turchia. Non consentiremo che si ripetano simili reati come quelli di oggi”. “Questo fatto esce dai limiti di una normale lotta contro il terrorismo – ha aggiunto Putin – le nostre forze dell’ordine stanno conducendo una lotta eroica contro il terrorismo, mettendo a repentaglio sé stessi e la propria vita. La perdita di oggi non è altro che una pugnalata alle spalle inflitta da chi favoreggia il terrorismo”.

 

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