Nonostante l’Europarlamento abbia votato a favore del regolamento proposto da Bruxelles, l’assemblea, a maggioranza centro destra, su richiesta delle associazioni di categoria tra cui Coldiretti, ha bocciato gli articoli che riguardano la ricostituzione delle zone verdi in aree agricole.
Nello specifico, sono stati approvati gli emendamenti che annullano l’articolo 9, sulle misure a protezione degli insetti impollinatori e sugli impegni misurabili per il ripristino delle aree verdi nelle zone agricole.
Rimangono inalterati invece gli obiettivi relativi ai centri urbani, per aumentarne gli spazi verdi e quelli per la rimozione delle barriere fluviali per arrivare a 25mila km di fiumi a flusso libero entro il 2030.
Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia
Delusione per gli ambientalisti e vittoria per le associazioni che sostengono l’industria di settore tra cui Coldiretti e Copa-Cogeca, che rappresentano gli imprenditori italiani ed europei e che avevano manifestato proprio contro le “ingerenze” della normativa futura sulla gestione dei terreni agricoli.
L’amarezza degli ecologisti è percepibile nelle parole di Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia, secondo cui l’abolito articolo 9 prevedeva di istituire degli strumenti di misurazione che evidentemente creavano fastidio all’agroindustia.
Ferroni spiega alla stampa che: “Il ripristino della natura negli agroecosistemi aveva come indicatori l’andamento delle popolazioni di uccelli negli ambienti agricoli, il carbonio nel suolo e la presenza di infrastrutture verdi nelle aziende agricole, che secondo la strategia UE per la biodiversità dovrebbe essere il 10% delle aree agricole entro il 2030. Su questi indicatori Copa-Cogeca ha alzato le barricate ottenendo alla fine lo stralcio dell’articolo 9 del regolamento“.
Del tenore opposto sono invece le parole dell’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, veterinario famoso per le sue ospitate in Tv soprattutto quando c’era da saccentare in merito alle restrizioni antivirus.
L’ad di Filiera Italia, Scordamaglia
Dopo il voto di Strasburgo, questa la sua dichiarazione: “Alla fine, tramite emendamenti sono stati apportati notevoli miglioramenti sui punti più critici da noi sin dall’inizio segnalati nella proposta di regolamento per il ripristino della natura“.
Calca quindi ancora di più la mano, affermando che: “la salvaguardia del territorio e della biodiversità si fa con la lotta all’omologazione delle produzioni e non smantellando filiere produttive essenziali“.
Parole che, francamente, suonano un po’ vuote, soprattutto se pensiamo che nella fondazione da lui rappresentata trovano posto industrie sulle quali pesano sospetti di poca attenzione all’ecologia e al benessere animale, umano e ambientale, quali Aia, Montana, McDonald’s, Fileni (il cui recente scandalo mette a rischio la sua certificazione bio), oltre a colossi dell’energia quali Eni ed Enel.
Quindi, quando si parla di ecologia e rispetto per la natura, dovremmo fidarci di questi soggetti? O sarebbe meglio mandarli letteralmente a zappare la terra, naturalmente dopo aver pagato i danni?
Eva Bergamo
Gasdotto Germania-Norvegia: di cosa si tratta e cosa succederà?
Category: Oil & Gas
14 Luglio 2023
Come è ormai noto, il conflitto russo-ucraino ha generato sicuramente numerose problematiche da un punto di vista energetico essendo la Russia tra i principali paesi produttori e distributori di energia per l’Europa.
Questa situazione ha determinato la fine di diversi rapporti di fornitura con molteplici paesi europei. Laddove ciò non sia successo, si è verificata un’incrinatura negli accordi. La Germania infatti ha visto una riduzione del gas naturale russo in arrivo attraverso l’oleodotto Nordstream 1 già a luglio 2022.
Il nuovo gasdotto in programma: di cosa si tratta?
Giovedì 5 gennaio 2023 è stato stipulato un partenariato strategico tra Germania e Norvegia per la costruzione di un gasdotto ad idrogeno che verrà realizzato entro il 2030.
L’incontro tenuto dal vicecancelliere e ministro dell’Economia della Germania Robert Habeck e il primo ministro della Norvegia Jonas Haar Stere ad Oslo ha determinato diversi step per questa collaborazione a cui parteciperanno la società norvegese Equinor e la controparte tedesca RWE.
Entro il 2030, il progetto si svilupperà nel seguente modo:
Studi preliminari per la fattibilità del collegamento realizzati da Gassco;
Previa approvazione del progetto, avvio dei lavori nella primavera del 2023;
Mediante questo gasdotto, durante una prima fase la Germina riceverà del gas naturale in particolare idrogeno blu;
Successivamente, ci sarà il trasporto di idrogeno realizzato con energia rinnovabile (idrogeno verde).
Il governo tedesco è disposto ad investire anche più di 10 miliardi di euro per il piano sull’energia green che ha realizzato. Con questo accordo, la Norvegia sarà tra i partner più importanti per la Germania e di conseguenza per l’Europa in generale.
Obiettivi della collaborazione tedesca-norvegese
Il primario interesse della Germania è quello di stoccare più energia possibile in modo alternativo rispetto al passato dove la Russia risultava essere tra i principali fornitori di materie prime nel campo dell’energia.
Sia la Germania che la Norvegia sono al lavoro per ridurre le emissioni di CO2. Nello specifico, la prima ha come obiettivo la riduzione del 65% entro il 2030 volendo ottenere la neutralità climatica prima del 2045.
Allo stesso modo, la parte norvegese della penisola scandinava, avendo obiettivi simili, sta investendo nell’eolico offshore, nell’elettrificazione delle piattaforme petrolifere e del gas nonché nello stoccaggio dell’anidride carbonica.
Il 2038 sarà la deadline di un altro obiettivo ossia lo stop con il carbone anche per le aree ad Est del territorio tedesco.
Ma in Italia? Nel 2023, ENIPlenitude ha investito in parchi eolici offshore galleggianti alleandosi con il gruppo irlandese Simply Blue al fine di realizzare una pipeline di pale eoliche a circa 30 chilometri dalla costa di Otranto.
Attuale situazione sull’energia green in Europa
Secondo uno studio di BP Statistical Review of World Energy del 2022 (Statista), la Germania è al primo posto sia per consumo che per produzione di energia rinnovabile. Dall’altra parte l’Italia si posiziona al quarto posto per entrambi gli aspetti. Inoltre, si nota come ci sia stata una crescita in termini di consumo di energia rinnovabile dal 2015 ad al 2021.
Consumo di energia rinnovabile in Europa 2015-2021
Dati espressi in exajoules
2015
2021
Germania
1.83
2.28
Regno Unito
0.84
1.24
Spagna
0.72
0.97
Italia
0.70
0.76
Francia
0.50
0.74
Turchia
0.17
0.61
Svezia
0.33
0.49
Olanda
0.16
0.43
Polonia
0.24
0.32
Danimarca
0.20
0.27
Belgio
0.16
0.25
Finlandia
0.17
0.25
Portogallo
0.17
0.20
Grecia
0.09
0.16
Austria
0.14
0.15
Norvegia
0.03
0.13
Irlanda
0.07
0.11
Ucraina
0.02
0.11
Romania
0.10
0.10
Repubblica Ceca
0.09
0.10
Di seguito una tabella sulla produzione di energia rinnovabile in Europa nel 2020 e nel 2021. Anche in questo caso la Germania occupa la prima posizione:
Produzione di energia rinnovabile in Europa 2020-2021 per i primi paesi
L’Algeria vuole aumentare i prezzi del gas: beffa per l’Italia
Category: Oil & Gas
14 Luglio 2023
Nella guerra del gas, provocata principalmente dalle sanzioni suicide imposte dalla UE alla Federazione Russa, è ancora una volta soprattutto l’Italia a rimetterci.
Ricordiamo ancora gli elogi della stampa di regime e le infantili autocelebrazioni dei nostri rappresentanti, Luigi Di Maio in primis, evidentemente più bravo a twittare che a governare, quando l’Esecutivo ha siglato l’accordo con Algeri per la distribuzione di metano al nostro Paese; una fornitura non sufficiente ai fabbisogni energetici dell’Italia, ma utile a soddisfare l’ego smisurato del Ministro nella sua ottica, sbandierata ai quattro venti, mirata ad “affondare l’economia russa“. Per inciso, dall’inizio dell’operazione speciale in Donbass la Russia guadagna dalle esportazioni circa 1 miliardo di euro al giorno.
Ma la sbruffoneria del Giggino nazionale si scontra oggi con una realtà oggettiva che rischia di creare ulteriori danni al Paese: a neanche tre mesi da quel primo accordo, l’Algeria, che già ha visto aumentare di un +70% i propri introiti dalla vendita di petrolio e gas, ha annunciato di voler alzare il prezzo di quest’ultimo.
All’inizio della settimana la società energetica statale Sonatrach, tramite l’Amministratore Delegato Toufik Hakkar, ha annunciato che rivedrà i prezzi del gas nei confronti di tutti i partner commerciali e che si aspetta di avere ricavi fino a 50 miliardi di dollari soltanto dalla vendita di greggio.
Non sono però previsti aumenti sul barile, essendo la vendita di petrolio gestita soprattutto a livello di aziende private e legata alle quotazioni internazionali di mercato; mentre il commercio del gas è normalmente amministrato da accordi tra governi, prevede contratti a lungo termine ed è quindi più facilmente manipolabile a livello di costi e ricavi.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la Sonatrach sarebbe intenzionata a indicizzare le forniture alle quotazioni del TTF di Amsterdam, il mercato di riferimento europeo, per massimizzare i ricavi derivanti dall’esportazione di metano; modifica già accordata con alcuni Stati europei, mentre per quanto riguarda l’Italia non è ancora noto se le nuove condizioni vengano accettate da Eni.
In ogni caso, sarà l’ennesima beffa per gli italiani e l’ennesima figuraccia di un Governo inetto, debole, immaturo, che nessuno ha eletto e che sicuramente non ci meritiamo.
Ogni giorno che passa la strategia italiana per liberarsi dal gas russo diventa più onerosa e contorta… si ha l’impressione di affondare sempre più nelle sabbie mobili in cui siamo stati trascinati, contro la volontà popolare, da un Esecutivo incompetente e da un Ministro degli Esteri che dimostra sempre più la sua inadeguatezza, generata da una abissale ignoranza e soprattutto dall’incapacità assoluta di trattare a livello diplomatico.
Eva Bergamo
LA DOMANDA GLOBALE DI PLASTICHE ASSORBIRA’ DA SOLA CIRCA UN TERZO DEL CONSUMO TOTALE DI PETROLIO AL 2030
Category: Industria
14 Luglio 2023
Milano – L’aumento del benessere della popolazione mondiale farà sì che al 2030 il petrolio sarà utilizzato principalmente per la produzione di petrolchimica (plastiche e derivati), più che per carburanti da trasporto. Infatti, l’incremento totale della domanda di petrolio 2017-2030, pari a circa 9,6 milioni di barili al giorno, sarà costituito per 3,2 milioni di barili al giorno dalla petrolchimica. Questa tendenza da un lato conferma la crescita di un uso degli idrocarburi per produrre materiali plastici durevoli in processi con limitate emissioni di anidride carbonica; dall’altro, pone la sfida della decarbonizzazione anche nel campo delle materie plastiche, dati gli squilibri ambientali causati dall’eccesso di anidride carbonica nell’atmosfera.
Una strategia efficace in questo senso passa, quindi, dallo sviluppo di sistemi produttivi nuovi basati sul riuso e sul riciclo dei materiali in ottica circolare, nonché nel settore dei biopolimeri. In questo scenario l’ingegneria chimica italiana può svolgere un ruolo chiave nel guidare la transizione. Se ne è parlato a Roma nel convegno“La società sostenibile del futuro: il ruolo dell’ingegneria chimica”, organizzato dall’Associazione Italiana di Ingegneria Chimica (AIDIC) in collaborazione con Maire Tecnimont, ENIe Cargill, per approfondire le tendenze più recenti e avanzate nei settori dell’Energia, della Chimica Verde, della Bioraffineria e della Mobilità, con la partecipazione di alcuni dei massimi esperti internazionali.
È stato, inoltre, discusso il concetto di sostenibilità attraverso l’applicazione di nuovi e differenti approcci verso le risorse e verso l’ambiente. Al centro del confronto, inoltre, l’evoluzione verso un sistema di energia sostenibile e le sfide per un suo utilizzo più efficiente e consapevole.
La partecipazione di Maire Tecnimont al forum s’inquadra proprio in quest’ottica, ovvero nell’ambito del progetto di Green Accelerationrecentemente presentato dal Gruppo, attraverso il lancio di NextChem, la società dedicata alle nuove tecnologie per accompagnare la transizione energetica in atto, attraverso tre direttrici: tecnologie per la riduzionedella Carbon Footprint, Economia Circolare e nuovi prodotti e materie prime green per industrializzare la produzione di bioplastiche. Il Gruppo Maire Tecnimont ha già investito negli ultimi 5 anni circa 50 milioni di euro in oltre 70 progetti di innovazione, anche attraverso investimenti mirati in start-up e partnership, per la creazione di un portafoglio di tecnologie volto a soddisfare le nuove esigenze imposte dalla rivoluzione in corso nell’industria dell’energia e della chimica. NextChem sta gestendo 19 iniziative tecnologiche nel campo della chimica verde e della transizione energetica per rispondere al meglio alle nuove dinamiche di mercato.
RED
DOPO LA GERMANIA L’ITALIA E’ IL SECONDO IMPORTATORE DI GAS DALLA RUSSIA
Category: Oil & Gas
14 Luglio 2023
Mosca – L’Italia torna a essere il secondo mercato della Russia, scavalcando la Turchia e questo darà ragione a chi sostiene da tempo che il Belpaese ha un problema di diversificazione delle fonti. A cominciare dall’amministrazione Usa, la quale da anni insiste sia con Roma – ma anche con Bruxelles – affinché si aprano rotte commerciali diverse da quelle che collegano l’Europa occidentale con Gazprom, il leader mondiale del gas nonché società direttamente controllata dal governo di Mosca. In questo momento,
la Russia copre il 40% del fabbisogno nazionale, l’Algeria il 25% e la Libia al 6%. mentre dal Qatar arriva la stragrande maggioranza del gas naturale liquido, lavorato al rigassificatore di Rovigo.
Secondo l’agenzia economica Blooomberg, che ha citato dati della stessa Gazprom, nei primi nove mesi del 2018 l’Italia ha comprato dal colosso russo qualcosa come 18,3 miliardi di metri cubi di gas contro i 17,9 della Turchia. Anche se l’Italia ha recuperato qualcosa, rimanse sempre lontanissimo il record della Germania: con 42,7 miliardi di metri cubi acquistati nello stesso periodo resta sempre il principale mercato per l’export di gas russo. Va, però, ricordato, che la Germania si rifornisce direttamente dalla Russia, grazie al Nord Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico e che collega i due paesi, senza più “l’intermediazione” di Polonia, Bielorussia e repubbliche baltiche.
Un rapporto stretto al punto che a presiedere la società che gestisce il Nord Stream è stato anche Gerard Schröder: l’ex cancelliere socialdemocratico me ha assunto la carica subido dopo aver lasciato gli incarichi di governo ed essere stato uno dei fautori della joint venture nel Nord Stream. Non per nulla i russi vorrebbero raddoppiare il gasdotto del Baltico, aumentando così la quantità di gas da vendere in Europa occidentale facendo ancor più della Germania il loro alleato principale. Un progetto duramente osteggiato dall’amministrazione Trump, la quale sta facendo grandi pressioni sul governo di Angela Merkel perchè non ceda al corteggiamento di Valdimir Putin.
Allo stesso modo, la Ue ha ostacolato la realizzazione di un altro progetto di Gazprom in cui – in questo caso – era coinvolta l’Italia: si tratta della costruzione di un gasdotto sotto il Mar Nero, per portare il metano dalla Russia direttamente in Europa centrale: denominato South Stream, il cantiere è stato fermato quando erano già stati assegnati i lavori al gruppo italiano Saipem, quando era ancora controllato da Eni. Dopo una pausa di un paio di anni, dall’inizio del 2018, i russi hanno ripreso le opere cambiando il percorso e approdando non più in Bulgaria, ma in Turchia. L’idea di fondo è sempre la stessa: portare ancora più gas in Europa nel corridoio sud senza dove più passare – e pagare i relativi diritti di transito – dall’Ucraina. Ma anche stringendo contratti commerciali di fornitura di lungo periodo.
Perché nonostante le pressioni americane e nonostante il mercato del gas naturale liquido trasportato via mare sia in crescita, dai tubi che partono dalla Russia coprono il 35% del fabbisogno di tutta la Ue. Una copertura che nelle ex repubbliche socialiste arriva in qualche caso anche al 90 per cento.
Ma il tema della dipendenza energetica è stato toccato anche dal direttore delle relazioni internazionali di Eni, Lapo Pistelli in audizione alla commissione Esteri del Senato: “Il nostro sistema energetico dipende quasi completamente dall’estero per il fabbisogno di gas naturale: la produzione nazionale è solo dell’8% e importiamo il 92% dall’estero. Ci sarebbe un potenziale in Italia di maggior sfruttamento ma le scelte fatte dal Paese e dagli enti locali non hanno permesso di sfruttarlo appieno. Nel 2017 abbiamo importato 66 miliardi di metri cubi e questa quota è destinata sensibilmente ad aumentare“.
RED
ANCHE UNA DELEGAZIONE RUSSA AL 43° FORUM DI THE EUROPEAN HOUSE AMBROSETTI A CERNOBBIO
Category: Economia
14 Luglio 2023
Ampia delegazione russa a Cernobbio, al Forum The European House – Ambrosetti. Nella prima giornata dei lavori, c’è stato l’intervento del vicepremier russo Arkadij Dvorkovič e, in serata, dopo i lavori del Forum, un incontro bilaterale Italia-Russia, presieduto da Dvorkovič e Angelino Alfano.
Il fatto più curioso del Forum The European House – Ambrosetti, sono i sondaggi dei partecipanti. Proprio durante il primo giorno infatti, ne hanno proposti diversi e uno dei più “geopolitici” è stato questo: “Come giudica la politica estera del governo degli Stati Uniti, della Russia, della Cina e dell’Italia?” . I partecipanti del Forum, pensando per un paio di secondi, hanno risposto così: “Meglio di tutti risulta il governo italiano“, con un 51,4% “positivo” o “molto positivo” (e solo un 10,2% negativo o molto negativo), poi i cinesi, con il 24% di voti positivi (e 32 % negativi), al terzo posto la Russia, con il 19,3% di voti positivi ( negativi 59,3 %). Praticamente bocciato il governo americano, con appena l’ 11,9% di voti positivi (negativi 61,4%). Dopo tale sondaggio, è stata proposta la domanda “Qual è la probabilità di caduta del governo Trump?” Qui i partecipanti del Forum hanno salvato l’attuale presidente americano. Più di tre quarti hanno dato una risposta negativa.
Comunque in sala e sul tavolo dei relatori erano presenti i rappresentanti di tutti i 4 paesi oggetto dei sondaggi. Il ministro degli esteri Angelino Alfano, il vicepremier russo Arkadij Dvorkovič, la Presidente della Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento cineseFu Ying e il senatore americano Lindsey Graham ( e, seduto in terza fila, John McCain).
Naturalmente Arkadij Dvorkovič ha difeso l’operato della Russia su tutti i fronti, dall’Ucraina alla politica economica e fino alle sanzioni. Lindsey Graham ha attaccato la posizione russa, Fu Ying si è mantenuta su una posizione neutrale, mentre Angelino Alfano ne ha parlato in modo molto positivo: “Dove passano le merci, non passano gli eserciti. E la strada della pace è spesso alimentata da buoni affari”. Ha poi citato un esempio storico, risalente agli anni più duri della guerra fredda, quando l’Italia, seppur membro della Nato, decise di approvvigionarsi del gas sovietico, iniziando così le relazioni tra due partner commerciali affidabili. “Noi oggi stiamo pagando un conto alle sanzioni alla Russia, e molti imprenditori si stanno lamentando. Ma anche in questo periodo i nostri rapporti con gli amici russi sono stati straordinari. Un mese e mezzo fa una grande azienda italiana ha avuto una commessa di quasi 4 miliardi di euro proprio dai russi. Questo è stato un anno molto positivo per l’export italiano con un +24% e +16% di import”.
Fuori dal palco, sul prato di villa D’Este si sono susseguite anche tante altre dichiarazioni. Francesco Starace, Ceo di Enel ha detto: “Per noi la Russia è un paese importante, siamo stati tra i primi investitori nel settore dell’energia tradizionale e adesso stiamo entrando nel mercato delle rinnovabili, in particolare abbiamo vinto una gara eolica aggiudicandoci due impianti per un totale di 291 MW. E speriamo di diventare un player importante in Russia anche in questo campo che sta vivendo un rapido sviluppo nel paese”. Anche Emma Marcegaglia, presidente dell’Eni, ha confermato che “i rapporti con la Russia sono solidi e buoni. Non siamo stati colpiti dalle ultime sanzioni americane, quindi il business è rimasto solido e intatto. E oggi andiamo da Dvorkovič per dare la nostra opinione”. A partecipare al meeting bilaterale c’era anche Renato Mazzoncini, AD e DG di Ferrovie dello Stato Italiane, che ha tante proposte interessanti per la Russia.
Oltre Alfano, al meeting bilaterale italo-russo iniziato alle 19 hanno preso parte gli amministratori delegati Francesco Starace, Alessandro Profumo di Leonardo, Renato Mazzoncini, Stefano Cao di Saipem, Marco Alveràdi Snam, Alessandro Zunino di Edison Energia, Aimone di Savoia Aosta di Pirelli Tyre Russia, nonchè il presidente di Eni, Emma Marcegaglia e Gianluca Aliotta di Saipem.
Numerosa anche la delegazione russa preseduta da Dvorkovič, con il vice ministro dell’agricoltura Sergej Levin, i rappresentanti del ministero dello sviluppo economico, e i manager di importanti società come Rosseti, Sibur, Eviva, Avelar Energy, Ferrovie Russe, Avdotor, Skolkovo.
“Positivo“: così Angelino Alfano ha definito al termine questo incontro: “Importanti players hanno avuto modo di confrontarsi con il vicepremier russo. Noi siamo un Paese che è stato molto leale nell’applicazione delle sanzioni, ma allo stesso tempo non abbiamo interrotto le relazioni o i rapporti”. “Importanti commesse ci sono state affidate – ha aggiunto – e al tempo stesso abbiamo ribadito la nostra fedeltà ai principi a cui l’Italia è sempre stata legata ed è questo il motivo della nostra lealtà alle sanzioni“.
RED
Ora l’UE ora teme che nuove sanzioni USA alla Russia possano danneggiare le imprese europee
Category: UE
14 Luglio 2023
Bruxelles – Washington è pronta a nuove sanzioni contro Mosca, che rischiano di coinvolgere Eni, a causa del giacimento egiziano Zohr partecipato anche da Rosneft, e la Germania per il Nord Stream 2.
L’Unione Europea è preoccupata per il possibile irrigidimento delle sanzioni Usa verso la Russia soprattutto per via “degli interessi sulla sicurezza energetica”.
Il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, ha infatti così dichiarato: “Stiamo attivando tutti i canali diplomatici per indirizzare queste preoccupazioni agli Usa – ha aggiunto -. Per noi l’unità del G7 riguardo le sanzioni è di importanza cruciale così come l’attuazione dell’accordo di Minsk”. Il presidente Jean-Claude Juncker, secondo una dichiarazione rilasciata al Finacial Times, vorrebbe una risposta urgente nel caso che le società energetiche europee o di altri settori siano colpite dalle sanzioni attualmente in discussione al Congresso. La Ue dovrebbe essere pronta ad agire nel giro di pochi giorni se le misure restrittive saranno adottate senza tenere in considerazione le preoccupazioni europee.
Come si diceva in apertura, ad essere colpito dalle sanzioni Usa dovrebbe essere in particolare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, che collega Russia e Germania e dovrebbe entrare in funzione nel 2019. Un altro progetto che rischiano di essere sanzionato è il giacimento di gas naturale Zohr, al largo delle coste egiziane, la cui maggioranza è detenuta da Eni . Zohr è nel mirino di Washington perché vi partecipa anche la compagnia russa Rosneft.
Il Congresso Usa, dal canto suo, ha raggiunto un paio di giorni fa un accordo bipartisan su un pacchetto di nuove sanzioni nei confronti della Russia da adottare come punizione per le presunte interferenze nelle elezioni americane del 2016 e per le sue sempre presunte aggressioni militari in Ucraina e Siria.
RED
GENTILONI A SOCHI DA PUTIN IN VISTA DEL PROSSIMO G7 DI TAORMINA
Category: Esteri
14 Luglio 2023
Sochi – Un’ora e mezza di colloquio, almeno 30 minuti più del previsto, per ribadire il rapporto che lega Italia e Russia ma anche per arrivare al G7 con un quadro preciso delle posizioni sulle principali partite a livello internazionale e rilanciare il dialogo con l’Ue. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni è arrivato stamani nella dacia di Sochi, sul mar Nero, per l’incontro con il presidente russo Vladimir Putin. Sul tavolo molti temi, a partire dalle relazioni economiche che legano i due Paesi. E su questo i due leader hanno espresso reciproca soddisfazione.”Avevamo visto un certo declino nell’interscambio italo-russo – ha detto Putin – ma da quando è diventato primo ministro l’interscambio ha cominciato a crescere, nei primi mesi è cresciuto del 28%“. “Non so – ha replicato Gentiloni – se sia merito del nostro consiglio di cooperazione, ma il fatto che ci sia una ripresa negli scambi è molto incoraggiante”. L’obiettivo è intensificare questi scambi e creare opportunità di collaborazione. In quest’ottica, a margine della visita, sono stati firmati vari accordi, a partire da uno tra Eni e Rosneft e un secondo che vede il coninvolgimento di Anas nella gestione di tratti autostradali.In tutto le aziende italiane che operano in Russia sono 600, con un “rinnovato interesse” che sarà confermato dalla partecipazione al Forum di San Pietroburgo. Ma sul tavolo, oltre all’economia, c’erano i grandi temi internazionali, a cominciare dalla lotta al terrorismo, nella quale, ha detto il leader russo, bisogna “unire gli sforzi”. E anche in Libia, ha assicurato Gentiloni, con la Russia “continueremo a lavorare insieme“. Ma per Gentiloni l’incontro di oggi, come quello di ieri a Pechino con il presidente Xi Jinping, è stato importante anche per parlare del G7 che si apre tra 10 giorni a Taormina. G7 in cui la Russia, dopo l’esclusione del 2014, sarà il “convitato di pietra” ma che delle posizioni di Mosca non può non tenere conto. Anzi è “un dovere”, ha detto il premier. “Il punto di vista della Russia – ha aggiunto – deve essere parte della nostra discusssione. Sappiamo quali sono le cose che ci uniscono e quelle che ci dividono e sappiamo che abbiamo un interesse comune per la stabilità internazionale, nella lotta al terrorismo, nella gestione di alcune crisi. Tener conto di un attore così importante è un dovere”. “I nostri partner hanno voluto che ce ne andassimo dal G8, ma noi siamo sempre pronti ad accogliere chi vuol collaborare con la Russia“, ha assicurato Putin.Una posizione, dunque, quella della presidenza italiana del G7, tesa a valorizzare i punti in comune, senza per questo minimizzare le divergenze che ci sono e che sono anche di non poco conto. Una linea che vale anche nei confronti dell’Europa e delle sanzioni contro Mosca. Sull’eventuale rinnovo, ha assicurato il presidente del Consiglio, “nessuno pensi che l’Italia romperà in solitaria con i suoi alleati ma nessuno creda che decisioni sulle sanzioni possano essere prese con il pilota automatico e senza una vera discussione“. Certo è, secondo Putin, che le attuali relazioni russe con l’Europa “non possono essere definite normali”. Anche perchè i rapporti sono eccessivamente disturbati dalla “politica”.Grande interesse, in conferenza stampa, naturalmente anche al presidente degli UsaDonald Trump, al centro delle polemiche per aver rivelato informazioni al ministro degli Esteri russo Segey Lavrov, anche lui presente all’incontro di stamani. La Russia, ha detto Putin, è pronta “a fornire le registrazioni” del colloquio tra Trump e Lavrov (anche se poi il Cremlino ha precisato che si tratta di un resoconto stenografico e non di una registrazione) e che comunque il presidente americano “non ha condiviso con noi nessun segreto, e questo non è bene“. Piuttosto il problema è che “noi vediamo che negli Usa si sta diffondendo una schizofrenia politica”, ha concluso.Al termine dell’incontro Gentiloni è ripartito alla volta di Roma, dove lo attendono vai dossier, tra cui quello sull’obbligatorietà dei vaccini, che dovrebbe andare in consiglio dei ministri venerdì. Già domenica (o lunedì) il premier potrebbe però essere a Parigi, per il primo incontro con il presidente francese Emmanuel Macron.
RED
(fonte: askanews)
IMPORTANTI PIANI DI SOSTEGNO PER LE IMPRESE ITALIANE CHE INTERNAZIONALIZZANO IN RUSSIA
Category: Economia
14 Luglio 2023
Milano – Dibattito vivo e pieno di dati e spunti interessanti, quello tenutosi ieri al V seminario “Italia-Russia, l’arte dell’innovazione”, organizzato dal Consolato Generale della Federazione Russa a Milano, Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum Economico internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e Pavia & Ansaldo Studio legale.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri: Roberto Maroni, presidente Regione Lombardia; Sergey Razov, Ambasciatore Federazione Russa in Italia; Gaetano Miccichè, presidente Banca IMI; Giancarlo Giorgetti, deputato; Raffaele Cattaneo, presidente Consiglio Regione Lombardia; Marinella Loddo, direttore ICE -Milano; Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia e presidente Associazione Conoscere Eurasia; Emerson Milenski, advisor di Rosneft; Aimone Di Savoia, responsabile Pirelli Tyre Russia; Konstantin Simonov, General Director National Energy Security Fund; Valeriy Vaisberg, responsabile Ricerche GK Region; Alberto Ribolla, vicepresidente Siirtec Nigi Spa; Gianluca Gaias, Security Risk & Compliance Director YOOX Net-A-Porter Group; Sergei Komlev, direzione strutturazione contratti e formazione dei prezzi, Gazprom export; Nikolay Katorzhnov, fondatore Verona Asset Management; Vittorio Loi, Partner Studio Legale Pavia e Ansaldo.
Secondo gli ultimi rilevamenti Istat elaborati da Conoscere Eurasia, nel 2016 le esportazioni italiane verso la Russia hanno subito una diminuzione (-5,3%) meno drastica rispetto al biennio precedente, grazie anche all’inversione di tendenza a fine anno, con dicembre che ha segnato un incoraggiante +9,2%, rispetto allo stesso mese del 2015. L’interscambio dovrebbe assestarsi attorno ai 17mld di euro con il dato a ottobre fermo a -22,6%. Nei primi 3 trimestri l’export lombardo registra una contrazione del 6,8% e un valore – nei 9 mesi – di circa 1,35mld di euro, con un interscambio di 2,5mld di euro. Tra i settori che hanno ripreso la corsa verso Mosca, quelli dell’abbigliamento e del tessile in crescita dell’8,6% (234mln, gen-set) e della farmaceutica (+16,2%), nonostante il calo generale dei prodotti manifatturieri che hanno perso il 6,7%. In negativo, elettronica, oltre a macchinari e apparecchiature varie (339mln di euro), che perdono entrambi circa il 20% e i prodotti raffinati (-40,5%).
Su questo scenario significativo è stato l’intervento del presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico: “Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una tensione geopolitica che ha avuto conseguenze rovinose sui rapporti economico-commerciali tra l’Italia e la Russia. Oggi sembra di assistere a un nuovo inizio, anche se lo shock di questo triennio non è stato archiviato: si riparte con circa 5mld di euro di esportazioni italiane in meno rispetto al 2013 e un interscambio crollato di quasi il 45%”. Lo stesso Fallico, ha poi proseguito dicendo che a suo avviso “anche potendo contare su un possibile disgelo geopolitico su certi comparti sarà difficile tornare ai livelli pre-crisi. Ma le opportunità di business, che sono rimaste latenti in questi anni, a breve si potranno con buona probabilità manifestare in tutte le loro potenzialità, a partire dai settori innovativi dell’industria italiana, della meccanica di precisione e della ricerca tecnologica”. “Il modello della cooperazione tra Mosca, Milano e Roma – ha infine concluso Fallico – si sta trasformando e sta sollecitando un cambiamento importante che noi per primi abbiamo rilevato anni fa, ossia il passaggio dal “made in” al “made with” attraverso progetti di internazionalizzazione di imprese italiane in Russia, su cui insistono importanti piani di sostegno”.
Vittorio Loi, partner dello Studio Legale Pavia e Ansaldo, responsabile per gli uffici a Mosca e San Pietroburgo, durante il suo intervento ha commentato: “Dal nostro osservatorio, sicuramente parziale ma comunque significativo considerata la presenza ventennale dello Studio in Russia al fianco delle imprese italiane, non possiamo che confermare i segnali di rinnovato interesse dell’industria nazionale verso un Paese e un’intera area eurasiatica che, per potenzialità di mercato, cultura tecnologica, apertura all’innovazione e molti altri fattori, restano tra i più promettenti in assoluto per le nostre imprese. La “stagione delle sanzioni”, del resto, ha avuto come effetto anche quello di accelerare un processo di riforme interne volte ad agevolare e vitalizzare la localizzazione della produzione, riducendo la dipendenza dall’importazione di prodotti finiti. La svalutazione e successiva stabilizzazione del corso del rublo, infine, rappresenta oggi un ulteriore fattore di incentivazione all’investimento diretto in Russia da parte di imprese straniere.”
Interessante anche quanto dichiarato da Emerson Milenski, advisor di Rosneft : “L’accordo sulla privatizzazione del 19,5% di Rosneft rappresenta un fatto storico ed è una possibilità importante per lo sviluppo globale di Rosneft. Ci saranno ancora altri progetti che riguarderanno la cooperazione con l’Italia, dove nel 2016 abbiamo esportato per un valore di 2,7mld di dollari. Nello scorso dicembre – ha concluso Milenski – abbiamo annunciato un accordo per l’acquisizione da Eni di una quota fino al 35% (per un valore di 1,125mld di dollari) nella concessione di Shorouk per lo sviluppo di Zohr, il più grande giacimento di gas nell’offshore dell’Egitto, e del 15% nel progetto di Petroshorouk, una joint venture tra Eni e Egaz. In totale l’investimento di Rosneft sul progetto nei 4 anni sarà di 4,5mld di dollari. Stiamo inoltre sviluppando la cooperazione con altri partner italiani: Enel, Leonardo Finmeccanica, Fincantieri, Pirelli, Autogrill, Pietro Barbaro, Intesa Sanpaolo e Pirelli”. A proposito di energia, Sergei Komlev ha dichiarato che malgrado le pressioni della Commissione Europea, la quota di gas venduta in Europa dalla Gazprom ha raggiunto un terzo della sua produzione totale, restando sempre un prodotto molto ricercato, per i suoi prezzi ottimi soprattutto nei segmenti medio-bassi.
L’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov, ha invece sottolineato che grazie alle sanzioni e ad una serie di congiunture negative, l’Italia ha perso due posti, dal quarto al sesto, come interscambio con la Russia, facendosi superare superare dalla Bielorussia e dagli USA, cioè proprio il paese che ha iniziato con le sanzioni contro la Russia, ma che nei fatti ha sfruttato le difficolta europee per sviluppare il suo business. Inoltre, l’ambasciatore Razov ha detto, che non avendo iniziato la Russia con le sanzioni, non chiederà neanche di eliminarle, spettando ciò ai Paesi che le hanno introdotte, se vogliono. La Russia reagirà ovviamente di conseguenza.
Infine l’intervento di Konstantin Simonov, che ha puntualizzato come Bielorussia abbia superato l’Italia nell’interscambio con la Russia, perchè ad esempio adesso sta vendendo la mozzarella e formaggi stagionati, come parmiggiano e grana padana, acquistandoli in Europa e in Italia in particolare, marcandoli e confenzionandoli con etichettatura Bielorussa: “Perdono tutti, e noi e voi” ha detto sorridendo.
RED
FORUM ECONOMICO INTERNAZIONALE DI SAN PIETROBURGO, I MANAGER ITALIANI: RUSSIA STRATEGICA, AVANTI CON IL “MADE WITH”
Category: Economia
14 Luglio 2023
San Pietroburgo – “La Russia assieme ai Paesi dell’Unione economica eurasiatica contribuiscono per il 4% alla formazione del Pil mondiale. Si tratta di un’area strategica per la nostra economia e per questo la politica deve superare le tensioni esistenti”. Così oggi Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo durante la tavola rotonda sullo sviluppo delle relazioni bilaterali tra Italia e Russia, organizzata da Conoscere Eurasia.
Dello stesso parere anche l’Ad Pirelli, Marco Tronchetti Provera: “La frattura tra il mondo asiatico e quello europeo è inimmaginabile: la Russia è strategica non solo per Italia ed Europa ma anche per la stabilità geopolitica globale. E il governo italiano con la presenza a questo Forum ha dato un segnale forte in favore del processo di normalizzazione dei rapporti”.
Per il ceo di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti: “Oggi chiudiamo con Rostec un accordo sugli Agusta Westland 189, il nostro gioiello elicotteristico. Con questo ricostruiamo un’alleanza importante e strategica sul fronte dell’alta tecnologia”.
Sul fronte del “Made with Italy” il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia è convinto che: “Il settore agroalimentare rappresenta ancor più degli altri il concetto di ‘Made with Italy’, proprio per la complementarietà delle produzioni dei due Paesi. Il ‘Made with’ non è in conflitto con il ‘Made in Italy’: ben vengano quindi le partnership legate al know-how e alla tecnologia italiana, ma allo stesso tempo auspichiamo pieno appoggio dal Governo russo in favore della tutela delle nostre denominazioni”.
Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il presidente di Conoscere Eurasia, Antonio Fallico; Sergey Chemezov, Ceo Rostec; Andrey Melnichenko, presidente Eurochem; Patrizia Grieco, presidente Enel; Guido Barilla, Ceo Barilla; Leonid Mikhelson, Ceo Novatek; Claudio Descalzi, Ceo ENI. Le conclusioni sono state affidate al Vice Primo Ministro russo, Arkady Dvorkovich e al ministro dello Sviluppo Economico italiano, Carlo Calenda.
Lo stesso ministro Carlo Calenda, ha anche sottolineato come “fino a oggi le nostre relazioni commerciali si sono concentrate tra Mosca e San Pietroburgo nel 60% dei casi. Il prossimo obiettivo è coinvolgere le altre regioni, per questo stiamo lavorando con il Governo centrale russo e con i diversi governatori su 340 proposte legate a progetti di investimento comune. Con il ‘Made with Italy’ si può fare molto di più ma un altro elemento di crescita può essere dato anche in casa nostra con il ‘Made with Russia’. Queste proposte che saranno esaminate entro l’annocon un’operatività a partire dal 2017 – ha concluso il ministro italiano dello Sviluppo Economico – possono essere una risorsa importante anche per le Pmi italiane”.