L’ambasciatore dell’Abcasia Grittani: il Donbass ha il diritto di decidere in libertà

Il conflitto russo-ucraino ha riacceso anche le antiche contese legate alle aspirazioni dei territori che nell’area della ex Unione Sovietica rivendicano la propria autonomia. Esempio e motivo principale dell’attuale azione militare russa è il Donbass, territorio dove nel marzo 2014, iniziarono nell’est dell’Ucraina azioni di protesta contro il nuovo governo insediatosi a Kiev. Questa storia arriva ai giorni nostri con l’attuale azione militare della Federazione Russa, decisa a mettere fine ai soprusi perpretati per anni dai battaglioni nazisti ucraini che tanto sangue hanno portato in questo territorio. Secondo una proposta del partito Russia Unita, il 4 novembre prossimo in occasione della Giornata dell’unità nazionale, dovrebbe tenersi il referendum per l’adesione del Donbass alla Federazione Russia.

Tra le Repubbliche indipendenti in continua lotta nell’area del Caucaso, c’è quella dell’Abcasia (Абха́зия), della cui millenaria storia si trova traccia già in antichi di insediamenti umani trovati proprio nel Caucaso occidentale e che risalgono a un periodo compreso tra il 4000 e il 3000 a.C.

La storia recente racconta che il consiglio militare che governava la Georgia, il 21 febbraio 1992 dopo le dimissioni di Zviad Gamsakhurdia annunciò l’abolizione della costituzione dell’era sovietica e la restaurazione della costituzione del 1921 della Repubblica Democratica di Georgia. Molti abcasi interpretarono questo come un’abolizione del loro status autonomo. In risposta, il 23 luglio 1992, il governo dell’Abcasia dichiarò a tutti gli effetti l’indipendenza, riconosciuta ad oggi da 7 Stati membri dell’ONU (tra cui la Russia) e da 2 Stati a loro volta non riconosciuti.

Fino a qui la storia “ufficiale”, ma abbiamo voluto porre alcune domande all’attuale ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso, Vito Grittani. Ecco cosa ci ha detto.

il presidente della Repubblica del Donetsk Denis Pushilin con l’ambasciatore Vito Grittani
  • Anzitutto devo sottolineare che i motivi che hanno portato alla guerra sono tanti e devo sottolineare, che non è una storia iniziata nel periodo del crollo dell’Unione Sovietica, o ancora peggio nel 2008, come molti giornali scrivono, il conflitto inizia molto prima. Il governo sovietico georgiano, appoggiato completamente da Stalin e Beria, in modo sistematico violava i diritti degli abcasi partendo dal 1931 con il cambio dei nomi delle città (p.e. la capitale abcasa Sukhum che tra l’altro ha 2500 anni quasi come Roma, e’ diventata Sukhumi con la i alla fine a modo georgiano), continuando con la chiusura delle scuole abcase, proibizione della lingua abcasa, il passaggio all’usanza dell’alfabeto georgiano per la lingua abcasa, l’assenza degli abcasi nelle posizioni principali del governo di Abcasia, la deportazione o meglio le repressioni dell’intelligenza abcasa in Siberia praticamente a morire e così via.
    Ovviamente tutto questo si manifestava attraverso una forte e prolungata protesta da parte degli abcasi che iniziarono ad organizzare le manifestazioni per chiedere il rispetto dei propri diritti. Piano piano le proteste si trasformarono in un conflitto armato perché l’allora presidente Shevardnadze, appoggiato da Eltsin, decise di mandare le truppe armate per risolvere la questione usando la forza militare.
    Così il 14 agosto del 1992 iniziò la guerra georgiano-abcasa e durò un anno fino al 30 settembre del 1993. La guerra ha portato la devastazione dell’Abcasia, all’economia, all’infrastruttura ma soprattutto ha portato via la vita a decine di migliaia di persone. Il 4% degli abcasi sono stati uccisi durante la guerra, è praticamente un genocidio accaduto in Europa nella storia recente. Con l’aiuto volontario di altri popoli del Nord Caucaso e della regione in generale, così come gli abazini, i circassi, i ceceni, gli ingusci, i cosacchi, i russi, i dagestani, gli armeni e ovviamente tutti gli abcasi da 18 a 65 anni e non solo quelli che vivevano in Abcasia ma arrivati dalla Turchia, Giordania, Siria, Egitto ecc. (abbiamo enorme comunita’ in quei paesi) e tanti altri, l’Abcasia riesce a liberarsi dall’aggressore georgiano e guadagnarsi la sovranita’ e l’indipendenza, voluta da generazioni degli abcasi, per poter decidere il proprio futuro ma soprattutto per la possibilita’ di preservare la nazione, l’antica e difficilissima lingua (per dire abbiamo 64 lettere nel alfabeto) e la cultura abcasa.
  • Il dopoguerra per l’Abcasia non è stato facile. Nel ‘94 si è tenuto il primo referendum, dove il 98% ha votato per accettare la costituzione di uno stato sovrano, indipendente, democratico e di diritto. Questa azione ha avuto come effetto il blocco economico internazionale da tutti i paesi del mondo, compresa la Russia di Eltsin che allora stava politicamente da parte georgiana. In queste condizioni difficili la dirigenza politica abcasa cercava di parlare al mondo e di esprimere la propria opinione tramite negoziazioni tra l’Abcasia e la Georgia con il ruolo mediatico principale della Russia e con la partecipazione delle nazioni unite. Fino a settembre del 99 si discuteva della possibilita’ di creazione di una nuova entita’ internazionale, una confederazione abcaso-georgiana, pero’ le parti non sono mai riuscite a trovare i punti d’accordo soprattutto per la posizione distruttiva del presidente georgiano, che non accettava l’idea dell’uguaglianza dei poteri e dei diritti fra gli abcasi e i georgiani.
    Così, dopo l’ultimo tentativo di trovare una via per la convivenza pacifica che è fallito, il primo presidente abcaso Vladislav Ardzinba propone di fare un’altro referendum per chiedere alla popolazione se vuole continuare a lottare per il riconoscimento internazionale o no, se si’ allora accettare l’atto di indipendenza. La stramaggioranza il 96% ha votato per il si’, e quindi da quel momento lo status politico di Abcasia non si e’ mai più discusso.
  • Nel 2000 al potere in Russia è stato eletto Vladimir Putin, che ha iniziato una nuova politica verso il conflitto georgiano-abcaso. E’ stato molto piu’ pragmatico e come risultato, dopo una lunga strada di negoziazioni trilaterali e le violazioni continue da parte della Georgia di accordi presi tra le parti nelle margini di queste negoziati si arriva all’8 agosto del 2008, quando l’attenzione del tutto il mondo era fissata sulle Olimpiadi e l’allora presidente georgiano Saakashvili inizia un’altra guerra nel Caucaso del Sud, questa volta contro l’Ossezia del Sud. La Guerra durava da 5 giorni e la Russia dovette intervenire, praticamente per salvare la nazione, visto che la maggior parte degli ossezi ha anche la cittadinanza russa, così come gli abcasi. Dopo la Guerra in Ossezia del Sud Il 26 agosto del 2008 l’allora presidente russo Dmitri Medvedev ha firmato il decreto del riconoscimento dell’indipendenza e sovranità di Abcasia e di Ossezia del Sud e ha seguito il decreto dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche e lo scambio degli ambasciatori.
    Da quel momento la Georgia ha cambiato la propria strategia verso l’Abcasia, cioè se prima considerava l’Abcasia come una parte nel conflitto dopo il riconoscimento russo la retorica e’ cambiata. L’Abcasia non si considerava più parte del conflitto, ma il cosiddetto territorio occupato dalla Russia secondo la legge adottata in Georgia, ed il conflitto non era più con l’Abcasia ma con la Russia. Dal punto di vista della Georgia che si posiziona nel ruolo della vittima potrebbe essere anche una bella strategia, pero’ non corrisponde alla realtà.
Il Ministro degli Affari Esteri delle PMR Vitaly Ignatiev con Vito Grittani
  • Sapete bene, che l’occupazione presuppone l’amministrazione esterna del paese, l’assenza di elezioni democratiche, coprifuoco, posti militari nelle città e altre restrizioni ai diritti e alle libertà dei residenti. In Abcasia non c’è nessuno di questi segni, intanto vi invito a visitare lo stato per avere le conferme, e inoltre, teniamo costantemente elezioni del Parlamento a proposito le prossime si svolgeranno il 12 marzo e elezioni presidenziali, che si distinguono per una maggiore trasparenza e possono anche essere un esempio di elezioni trasparenti per le democrazie avanzate.
  • Poi spesso l’Abcasia viene chiamata parzialmente riconosciuta ma dal punto di vista del diritto internazionale, dal momento in cui la Russia ha riconosciuto lo stato abcaso, l’Abcasia e’ passata da un paese non riconosciuto da nessun ente di diritto internazionale ad uno stato riconosciuto dal paese piu’ grande del mondo, membro del consiglio di sicurezza dell’onu, una delle potenze mondiali ecc. A noi piace spiegare il diritto internazionale che riguarda il riconoscimento in un modo piu’ semplice cioe’ – Cosi’ come non esistono gli stati parzialmente riconosciuti, non esistono le donne parzialmente incinte.
  • La differenza sta nel numero dei paesi che riconoscono la sovranità e anche nei doppi standard della geopolitica, cioe’ chi sta dalla parte di USA gode piu’ possibilita’ di essere rappresentati nelle organizzazioni internazionali e chi sta con la Russia deve essere sottoposto alle ridicole sanzioni. Io con il mio passaporto abcaso non posso andare nei paesi che non riconoscono l’Abcasia, e soffro della violazione del mio diritto di base – libero movimento, La stessa cosa vale per i diplomi di laurea, certificati di nascita ecc. Invece un cittadino kosovaro, con tutto il rispetto ho tanti amici kosovari ma solo per fare un esempio, può girare il mondo ed entrare nei paesi che non riconoscono Kosovo come lo stato sovrano.
Denis Pushilin Capo della Repubblica Popolare di Donetsk
  • Oggi l’Abcasia sta sviluppando le relazioni diplomatiche con diversi paesi.
    Soprattutto con la Russia: per esempio ci sono due accordi interstatali al livello di partenariato strategico ed alleanza ed in più sono siglati più di 200 accordi in tutte le aree di cooperazione. La Russia aiuta anche economicamente, esiste un programma annuale di sostegno socio-economico, diversi accordi militari, che comprendono raggruppamento unito di forze militari abcaso-russe nel caso di aggressione contro l’Abcasia. Il popolo abcaso e’ molto grato alla Russia per tanti motivi e rafforzeremo di sicuro la nostra cooperazione anche in futuro.
    Abbiamo Ambasciate aperte in Russia, a Mosca, nel Venezuela, Siria, Ossezia del Sud, e un paio di mesi fa il presidente ha firmato il decreto dell’apertura di un’Ambasciata in Nicaragua, abbiamo alcuni consoli onorari. Poi abbiamo diverse rappresentanze così come la rappresentanza diplomatica per l’Italia e paesi dell’UE tra cui quella mia come Ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso. Praticamente faccio funzione di un‘Ambasciata vera e propria ma senza l’immunità diplomatica visto che per ora non sono stabiliti le relazioni diplomatiche tra l’Abcasia e l’Italia.
  • Per quanto riguarda i referendum nel Donbass – il popolo dal 2014 vive in guerra e sotto i bombardamenti dell’Ucraina, ora sta lottando per la propria volontà di essere liberi di scegliere il proprio destino. Il Donbass vive proprio il periodo che l’Abcasia ha vissuto nel 1992-1993. Il popolo ha il diritto di decidere se associarsi con la Russia o rimanere sovrano come l’ha fatto l’Abcasia. L’Abcasia ha deciso di costruire uno stato indipendente e sovrano con due referendum tenuti nel 1994 e nel 1999 con il 98% dei voti. Noi come Abcasia appoggeremo qualsiasi decisione del popolo fratello delle Repubbliche del Donbass.
lungomare di Sukhum capitale della Repubblica di Abcasia
  • L’Abcasia è anche una Repubblica con tante potenzialità nel settore agricolo perche’ l’Abcasia esporta quasi 30 milioni di bottiglie di vino in Russia, in piu’ circa 20 mila tonnellate di clementini, fragola. In più è una zona principalmente turistica molto importante per la Russia. Con quasi 300 mila abitanti ogni anno vengono piu’ di 1,5 milioni di turisti maggiormente dalla Russia.
    Per gli investitori è stato creato un ente governativo – l’agenzia degli investimenti sotto il ministero dell’economia, che può curare i progetti di potenziali investitori. Si possono creare anche enti giuridici con il 100% capitale straniero, e per chi investe più di un milione ci sono le cosi dette “vacanze di tasse” (esenzione n.d.r.) per 3 anni.

RED




LA RUSSIA CONTINUA AD ESSERE UN’OPPORTUNITA’ PER L’ITALIA ANCHE DAL PUNTO DI VISTA STORICO E CULTURALE

Pavia – Da quasi due anni, il rapporto fra i paesi occidentali e la Russia è diventato uno dei principali nodi spinosi della politica estera globale. La ritrovata grandezza vissuta dal gigante eurasiatico, unita al Russia opportunità o minaccia convegno a Paviafallimento politico di un’Unione Europea che non riesce a brillare di luce propria, hanno rimesso ormai in primissimo piano la posizione della Russia nello scacchiere mondiale.
Si è discusso non solo di questo nell’interessante convegno tenutosi stasera presso la Sala Comunale “Broletto” di Pavia dal titolo “Russia: opportunità o minaccia?”, organizzato da Olga Rozenkova, Riccardo Facchini e Antonio Sacchi,  moderato da Andrea Membretti – Sociologo dell’Università Bicocca di Milano – e che ha visto la partecipazione dello scrittore e storico Mikhail Talalay, esperto nelle relazioni fra il nostro paese e la Russia, del collega giornalista economista e politologo, Evgeny Utkin, della Professoressa di Lingua e Civiltà Russa Marica Fasolini dell’Università di Pavia, del Presidente del Consiglio Antonio Sacchi - presidente consiglio comunale PaviaComunale di Pavia Antonio Sacchi, ed infine dello storico Marco Galandra.
Il Presidente del Consiglio Comunale Antonio Sacchi ha esordito ringraziando il Circolo Culturale Russo del capoluogo pavese, testimoniando “il grande amore che mi lega a questo paese dal punto di vista culturale, considerando i viaggi che ho fatto in Russia nel 1975 e nel 1988. Avevamo già la percezione assai netta – ha proseguito – dell’illiberalità del regime dittatoriale esistente lì e lo dico da -allora-esponente del PCI che comunque apprezzava altri aspetti della società russa che poi avrebbe espresso il riformismo di Gorbaciov. La vittoria sul nazismo non è da attribuire solo all’ideologia comunista, bensì all’intero popolo russo, tant’è vero che quella di Stalingrado viene ricordata come la battaglia principale della Grande Guerra Patriottica. Sono poi tornato nel 2007, quando la Russia si è lasciata alle spalle anche il periodo immediatamente successivo al crollo del comunismo, pur senza raggiungere ancora oggi i tratti di una società autenticamente liberale e democratica. Nella mia ultima visita sono statoIl pubblico in sala durante il convegno di Pavia anche a Chernobyl, davanti al “sarcofago” e nella città fantasma di Prypiat dove chiunque vuole informarsi sulle conseguenze di un disastro atomico avrà tutti gli elementi utili per potersi fare un’idea. Se gli USA ei Paesi Alleati, più di 70 anni fa, hanno stretto un’alleanza con Stalin per abbattere il nazismo – ha poi concluso – allo stesso modo sarebbe ora che i Paesi Occidentali si decidano di fare altrettanto con la Russia di Vladimir Putin per distruggere il pericolo e la minaccia rappresentati dallo Stato Islamico”.            Ha poi preso la parola lo storico Marco Galandra citando alcuni aneddoti quasi sconosciuti sulla Russia nel periodo di Eltsin “che non esitava a cannoneggiare i propri oppositori politici” e di come “sia convinto che i rapporti fra l’Italia e la Russia possano tornare ad essere saldi, nonostante le note vicende, anche grazie alla cultura. Può essere un’opportunità valida per entrambi ed il mio auspicio è che possano tornare a prosperare, anche grazie a lodevoli iniziative come queste”.
Mikhail TalalayLo storico Mikhail Talalay ha invece finalizzato il proprio intervento sulla presenza della comunità russofona nel nostro paese, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, osservando come “nel corso delle mie ricerche, abbia notato come i rapporti fra italiani e russi siano sempre stati e continuino ad essere molto felici. Ciò lo dobbiamo all’attrazione reciproca fra questi due popoli, considerando il fascino esercitato dalla musica e dalla letteratura russe verso gli italiani, e viceversa. Mi viene spontanea questa battuta: “un italiano è un russo allegro, mentre un russo è un italiano triste”, e questo lo dico a testimonianza del fatto che la simpatia reciproca ha resistito anche nonostante i momenti difficili come la guerra di Crimea, il conflitto sabaudo o soprattutto quando l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale era alleata dei nazisti. Mussolini mandò nell’ex URSS circa 230.000 militari di cui  70.000 furono imprigionati, e di questi soltanto 12.000 riuscirono a fare ritorno a casa. Il nostro poeta Mikhail Svetlov aveva descritto in maniera struggente e compassionevole l’incontro che ebbe con il cadavere di un giovane soldato di Napoli, nonostante che fosse un nemico. Le donne russe ed ucraine durante la guerra hanno prestato soccorso ai soldati italiani, al contrario di quello che accadeva con i tedeschi con i quali i rapporti non erano perAndrea Membretti niente buoni. L’anniversario della vittoria contro il nazifascismo è stato assai sentito in Russia, al contrario di quello che è successo in Occidente, perché le perdite umane nel mio paese sono state incalcolabili. Pensate che nella famiglia di mia nonna, sono stati uccisi dai nazisti tutti i maschi. La cosa più triste è che questa festa, che avrebbe dovuto unirci tutti, in realtà si è svolta in un clima di grande tensione e contrasto. L’assenza dell’Europa dalla Piazza Rossa, molti russi lo considerano un vero e proprio tradimento”.
Talalay ha poi evidenziato alcuni interessanti aspetti storici, molti dei quali praticamente ignoti all’opinione pubblica, che hanno tirato in ballo, in particolare i silenzi e le bugie dell’ex regime comunista sovietico. “In un mio libro – ha proseguito – ho deciso di provare a ricostruire quei luoghi in cui la presenza dei partigiani sovietici era notevole, incontrando quelle persone che avevano un qualche legame con la Resistenza e raccogliendo la loro incredibile testimonianza. In particolare, ho dedicato molto tempo alle vicende dei militari azerbaigiani che hanno avuto un ruolo non trascurabile. Pensate inoltre che molti dei russi bianchi che hanno aiutato i partigiani sovietici, in quel periodo, erano stati espulsi dall’URSS e non erano affatto favorevoli al comunismo.  Ma nonostante ciò, piuttosto che passare dalla parte dei nazifascisti, preferirono, sia pur mal volentieri, aiutare i soldati dell’Armata Rossa. Per questo motivo, molti di loro si trovavano in mezzo a due fuochi e nel secondo dopoguerra vennero imprigionati. Quasi tutti i fuggiaschi russi e sovietici volevano continuare la lotta armata, e solo una piccola parte di loro hanno deciso di aspettare la fine della guerra in un paese neutrale come la Svizzera. Un altro aspetto che è sempre stato sottaciuto dalla storiografia ufficiale, è stato il silenzio colpevole e complice sugli ebrei, da parte della Chiesa Cattolica in quel periodo così drammatico. La propaganda sovietica non ha mai detto nulla sull’aiuto dato da una parte del clero, soprattutto quello di origine slava, nei confronti dei partigiani impegnati sul fronte”.Russia opportunità o minaccia - 21 novembre ore 18.00 Broletto, Pavia
Sugli aspetti legati alla ancora insufficiente conoscenza della lingua e della cultura russa, si è invece incentrato l’intervento della Docente di Lingua e Cultura Russa, Marica Fasolini. “La mia esperienza di studentessa prima e docente poi – ha raccontato – mi porta oggi a sostenere che il principale motivo di interesse per approfondire la conoscenza della lingua e della cultura russa, agli inizi degli anni ’80, era legato alla contrapposizione fra chi era interessato a Dostoevskij piuttosto che di Cechov o di Tolstoj. Così come alcuni studenti erano affascinati da aspetti ovviamente di natura ideologica e politica. Il principale motivo di attrazione, almeno per me, è nella letteratura insieme alla complessità di questa lingua. Sono stata nel 1985 in viaggio con i miei professori, nell’ex Unione Sovietica, a Mosca ed a San Pietroburgo e ricordo le enormi difficoltà che esistevano all’epoca per poter visitare quel paese. In quegli anni le procedure per poter accedere in quel paese erano assai più complesse, rispetto ad oggi. In particolare, mi hanno colpito alcuni aspetti della vita quotidiana che Evgeny Utkin durante il suo interventodal nostro punto di vista mai avevamo immaginato e che oggi purtroppo non esistono più, perché sono stati cancellati dalla globalizzazione. Oggi si può accedere in questo mondo così particolare, in modo molto più facilitato grazie ad Internet ed ai social come Facebook. Consiglio in tal senso a tutti di approfondire la conoscenza e riscoprire il gusto della scoperta sulla Russia, anche perché in molti ritengono che la sua lingua possa offrire interessanti sbocchi lavorativi. Sarebbe il caso di assecondare la richiesta di chi vuole studiare questa lingua così importante per trovare una valida occupazione, perché attualmente è ancora troppo poco diffusa. In attesa di avere un segnale positivo in tal senso dalle istituzioni preposte – ha quindi concluso – rinnovo a tutti l’invito di ampliare la visione e laEvgeny Utkin con Antonio Sacchi lettura dei film e dei libri fatti in lingua russa”.
Molto interessanti invece le considerazioni e le analisi di carattere geopolitico fatte dal collega Evgeny Utkin.   “Da russo allegro ed italiano triste – ha esordito – ho notato come ultimamente in Europa, si sia iniziato a distinguere ad esempio russi ed ucraini come etnie.  Un po’ come accadde quando si dissolse l’ex Jugoslavia. Ovviamente, mi auguro che fra Russia ed Ucraina non si arrivi mai ai livelli, che purtroppo ha toccato quel conflitto. L’Italia ha perso tantissimo in questi anni, dal punto di Russia opportunità o minaccia il convegno a Pavia nella sala comunale del Brolettovista economico. C’è chi dice che ci sono stati 200 milioni di euro di perdite, così come qualcun altro porta questa cifra addirittura a 10 miliardi. Ma non sono certo questi numeri, il problema. L’Europa rischia di perdere 200 mila posti di lavoro, e Germania ed Italia sono i mercati più colpiti. Soprattutto per l’Italia, la situazione è ancora più dolorosa perché qui la crisi si sta facendo sentire già in modo assai incisivo. Renzi continua ad avere una posizione assai ambigua, perché vorrebbe fare di più nei rapporti con la Russia, ma  in realtà  non può schierarsi in modo troppo palese. Certo, ciò che è accaduto in Francia haL'edificio del comune di Pavia che ha ospitato il convegno cambiato completamente la considerazione che l’opinione pubblica aveva in merito all’azione dei russi in Siria. Tutti fino ad appena una settimana fa li consideravano alla stregua di “invasori”. Adesso che bombardano insieme ai francesi, va tutto bene. Da un lato, l’America dichiara di fare la guerra all’ISIS, attraverso le dichiarazioni di facciata del proprio presidente Obama. Dall’altro invece, provvede a finanziare questi terroristi attraverso i soldi provenienti dalla vendita del petrolio, estratto da pozzi che la Russia sta colpendo in modo assai mirato. In molti giornali – ha quindi terminato – non a caso, l’indice di gradimento di Putin arriva anche al 96%!”
I promotori del convegnoRispondendo poi alle domande del  pubblico presente in sala, Utkin ha sottolineato come “l’alleanza energetica fra Russia e Cina, in realtà risponda, al soddisfacimento di reciproci interessi. Ma non con quell’amore che invece la Russia ha sempre avuto con l’Europa e l’Italia. Con questo voglio solo dire che, in merito ai rapporti con il vostro paese, mi auguro che non si arrivi mai al punto di non ritorno. Il problema più difficile da risolvere è che l’Europa non vuole arretrare dalle proprie posizioni di intransigenza. E questo pone la Russia in una posizione ugualmente rischiosa nella lotta contro il terrorismo islamico. Tutti abbiamo visto che, negli attentati in Francia, l’ISIS si è posto come scopo quello di incutere paura. Sicuramente sono stati commessi dei grossi errori da parte dei paesi europei, soprattutto della stessa Francia e dall’Inghilterra”.

Barbara Cassani