IN USA IL TENNIS MONDIALE PARLA RUSSO: DANIIL MEDVEDEV TRIONFA A CINCINNATI

Il tennista russo batte in finale il belga David Goffin e trionfa al Western & Southern Open  conquistando il primo Master 1000 in carriera. Nel tabellone femminile finale raggiunta per una spettacolare Svetlana Kuznetsova.

Cincinnati – (USA) La stagione sull’erba si era conclusa con più di qualche rammarico per Daniil Medvedev, consapevole di aver probabilmente lasciato qualcosa per strada. La rimonta subita dal francese Simon durante la semifinale ai Queen’s Club Championships e quella al terzo turno di Wimbledon, in cui si era fatto rimontare dal belga David Goffin dopo essere stato per due volte avanti di un set. Ma Daniil non si è scomposto, ha continuato a lavorare sodo e si è presentato ai nastri di partenza della stagione nordamericana in condizioni psicofisiche perfette. Due finali consecutive (il Citi Open di Washington e la Rogers Cup) e poi Cincinnati. Al Western & Southern Open, dopo il derby di semifinale in terra canadese vinto con Khachanov, si è ritrovato di nuovo un connazionale lungo il cammino: Andrey Rublev, che agli ottavi aveva compiuto l’impresa eliminando Sua Maestà Roger Federer.

Daniil si è imposto nettamente (6-3, 6-2) in poco più di un’ora di partita, ragggiungendo la semifinale che gli ha riservato il terzo incontro del 2019 contro il numero 1 al mondo, Novak Djokovic. A gennaio, negli ottavi di finale agli Australian Open, il serbo si era imposto in quattro set, ma Daniil aveva disputato un ottimo match, risultando l’unico giocatore a mettere in difficoltà Nole in tutto il torneo. Ad aprile, invece, all’inizio della stagione su terra, era stato il russo a sorprendere Djokovic superandolo in tre set ai quarti di finale del Master monegasco. Pronostici naturalmente a favore del numero uno del mondo che sembrano concretizzarsi già alla fine del primo parziale, con il serbo che vince il set senza concedere palle break e strappando il servizio a Medvedev nell’unica opportunità avuta nel corso del sesto gioco. Quando nel quinto gioco della seconda partita Daniil si trova a fronteggiare un’altra palla break, la sensazione è che possa calare il sipario, ma il russo, fino a quel momento impotente nel contrastare la risposta di Djokovic sulle seconde di servizio, decide di rischiare in battuta anche quando la prima non entra. Il risultato è che Medvedev mette in campo seconde che viaggiano a quasi 200 km/h ed il serbo non riesce più a trovare le contromisure. Anche perchè Daniil inizia a crescere in fiducia e alla fine ribalta la partita: 3-6, 6-3, 6-3. Una prestazione maiuscola del russo, sottolineata anche da Nole con le congratulazioni a fine match, che vince la partita numero 13 sulle ultime 15 disputate e raggiunge la terza finale consecutiva.

Ad attenderlo all’ultimo atto in finale, il belga David Goffin, uscito vincitore dalla semifinale con il francese Gasquet (6-3, 6-4), raggiunta senza neanche scendere in campo, in seguito al ritiro del giapponese Nishioka nei quarti di finale. Un percorso agevolato poi da una parte di tabellone (quella bassa) ritrovatasi priva dei suoi protagonisti annunciati, in seguito ai ritiri di Rafael Nadal (testa di serie numero 2),  e Dominic Thiem (testa di serie numero 4). Il belga (che vanta un best ranking come numero 7 del mondo raggiunto nel 2017) arriva anche lui in ottima forma, con 12 successi nelle ultime 15 partite giocate e qualche risultato importante: i quarti di finale raggiunti a Wimbledon e la finale raggiunta ad Halle (sconfitto da Roger Federer). Due i precedenti, tutti nel 2019, entrambi a livello slam: il successo recente del belga nel terzo turno dei Championships e quello del russo, arrivato al terzo dei turno degli Australian Open.

Primo set – Si parte con il russo al servizio che nei primi due turni di battuta è semplicemente perfetto e non concede neanche un punto al belga in risposta. Poi, nel quarto game, Medvedev ottiene il break che confema mantendendo il servizio nel game successivo: 4 ad 1 e set che sembra indirizzato. Goffin sembra subire il colpo, ma nel settimo gioco reagisce e, complice un doppio fallo del russo, si conquista due palle break consecutive strappando con il servizio a Daniil e riaprendo il set. Nel game successivo un errore del belga consegna al russo la possibilità dell’immediato contro break, ma Daniil spreca l’opportunità spedendo il dritto in corridoio; altro errore di Goffin, stavolta con il rovescio ed altra possibilità del controbreak per il russo che però manda in rete il tentativo di variazione con il dritto in lungolinea.  Scampato il pericolo il belga non sbaglia più ed aggancia Medvedev sul 4 pari. Entrambi sentono la pressione della posta in palio ed il gioco fatica a decollare. Al servizio nessuno dei due concede più nulla e si va spediti al tie break. I primi quattro punti avvengono contro il servizio. Daniil è il primo ad invertire la tendenza: 3 a 2. Goffin fatica a tenere lo scambio e prova ad uscirne  ostinatamente con la smorzata, ma il russo è attento e vince il duello a rete: 4 a 2. Il belga prova allora con il serve and volley ma Medvedev trova il passante vincente: 5 a 2 e due servizi a disposizione per chiudere il parziale; un diagonale di rovescio vale quattro set point consecutivi. Goffin annulla il primo con un passante, ma poi spreca tutto con un doppio fallo che regala il set al russo.

Secondo set – Goffin fatica a trovare la prima e le conseguenze non tardano a manifestarsi: un rovescio out del belga consegna al russo tre palle break consecutive; annulla la prima con una palla corta ma poi spedisce in rete il dritto e consente a Medvedev di strappargli il servizio in apertura. Con un set ed un break di vantaggio Daniil cresce in convinzione e diventa implacabile nei propri turni in battuta. Nei primi quattro turni al servizio del secondo parziale Daniil vince tutti (venti) i punti giocati. Goffin cresce in battuta, ma praticamente si gioca solo sui suoi turni. Nel decimo e decisivo game Medvedev serve per il match. Goffin cerca il tutto per tutto e con coraggio va a rete a prendersi i primi due punti in risposta di tutto il set: 0-30; ace del russo: 15-30; Daniil prova una palla corta, ma il belga ci arriva e si conquista due palle break consecutive: 15-40; Medvdev sbaglia la prima di servizio e si ritrova a fronteggiare la prima delle due palle break con una seconda che decide di forzare cercando la traiettoria esterna: 30-40; C’ ancora una palla break da fronteggiare, ma Daniil si affida al suo colpo migliore: infila tre ace consecutivi e chiude il match 7-6 (3), 6-4 in un’ora e quarantuno minuti di gioco, conquistando il quinto titolo in carriera, il primo di categoria Master 1000.

Un successo che certifica una crescita esponenziale del russo che da un anno a questa parte, come un treno in corsa, ha iniziato una scalata ai vertici silenziosa, senza dar troppo nell’occhio, senza acuti, ma costante ed inarrestabile. Fra una settimana, a New York (dove arriverà con il suo best ranking, la quinta posizione mondiale) nell’ultimo slam stagionale, bisognerà fare i conti anche con lui.

Nota di grandissimo merito per una spettacolare Svetlana Kuznetsova che solo in finale è stata battuta da Madison Keys , dopo aver compiuto l’impresa di superare in semifinale l’australiana Ashleigh Barty, numero uno del tabellone, numero uno della race e trionfatrice quest’anno al Roland Garros.

Stefano Tardi




Ad Amburgo torna a brillare la stella di Andrey Rublev

Amburgo – Ci sono tornei che possono segnare la svolta di una stagione, e la speranza di Andrey Rublev è che quello disputato ad Amburgo sia l’inizio di un finale di 2019 in cui andarsi a prendere quelle soddisfazioni che i primi mesi dell’anno non hanno regalato al moscovita classe ’97. Di sicuro il russo ha ritrovato il suo tennis e, soprattutto, una condizione capace di farlo esprimere ad un livello di gioco ampiamente alla portata dei suoi mezzi tecnici. Troppo spesso Andrey, figlio di un ex pugile titolare di una catena di ristoranti a Mosca,  è stato fermo per infortuni più o meno lunghi che ne hanno rallentato l’ascesa ai vertici del tennis, nonostante un talento da predestinato che già negli esordi aveva abbagliato gli addetti ai lavori, consentendogli, neanche ventenne, di vincere il primo titolo sulla terra rossa di Umago e di raggiungere, sempre nel 2017, i quarti di finale agli US Open (suo miglior risultato di sempre in un major) e terminare la stagione raggiungendo la finale delle Next Gen ATP Finals di Milano, concludendo l’anno tra i primi 40 giocatori della classifica mondiale. Anche il successivo 2018 era iniziato sotto i migliori auspici, con la finale raggiunta in gennaio a Doha ed il best ranking agguantato un mese dopo (al numero 31 della classifica ATP), prima che un infortunio alla schiena gli facesse saltare quattro mesi di stagione e perdere quaranta posizioni in classifica. Un rientro difficile, in cui il giovane russo ha faticato a ritrovare la continuità e che ha avuto i suoi migliori momenti nella semifinale del Citi Open di Washington e nel terzo posto conquistato a Milano, ancora alle Next Gen ATP Finals. Quindi il 2019, dove, dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open in gennaio, si è ritrovato un mese dopo, ad anno esatto di distanza dal best ranking, precipitato al numero 115 della classifica mondiale. Dopo due terzi turni raggiunti in marzo sul cemento americano, tra Indian Wells (da lucky loser) e Miami, alla fine di aprile un infortunio al polso destro lo ha tenuto lontano dal circuito per oltre un mese e mezzo, permettendogli di rientrare solo dopo il Roland Garros. Un secondo turno a Wimbledon ed Umago, poi Amburgo.  Qui Rublev ha ritrovato la condizione, il gioco, i risultati e la fiducia nei propri mezzi. Nel primo turno ha avuto la meglio del cileno Garin, uno dei migliori interpreti stagionali sulla terra rossa, 6-4, 7-6 (5) e, successivamente, agli ottavi di finale ha rimontato il norvegese Ruud (3-6, 7-5, 6-3). Ai quarti ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la testa di serie numero 1 (nonchè recente finalista dello slam parigino) Dominic Thiem in due set ed altrettanti tie break 7-6 (3), 7-6 (5): un capolavoro di lucidità e freddezza nei momenti chiave del match che gli sono valsi la prima vittoria in carriera contro un top 5. In semifinale ha piegato alla distanza la resistenza del regolarista Pablo Carreno-Busta, battuto in rimonta 4-6, 7-5, 6-1, regalandosi così la terza finale in carriera in un torneo ATP, la prima in uno di categoria 500. Avversario in finale il numero 16 della classfica mondiale (e testa di serie numero 4 del tabellone) Nikoloz Basilashvili, detentore del titolo ed approdato all’ultimo atto dopo aver estromesso in semifinale l’idolo locale Alexander Zverev. Ci si aspettava un match spettacolare, tra due giocatori che prediligono il dominio dello scambio e le accelerazioni da fondo senza star troppo ad aspettare l’errore dell’avversario; ed in parte così è stato, tra scambi durissimi sulle diagonali (sia strette che profonde, sia di dritto che di rovescio) e coraggiose variazioni da entrambe le parti. Nel primo set è stato il russo il primo ad allungare, grazie ad una variazione di rovescio in lungolinea che gli ha consentito di strappare il servizio a Basilashvili, prima di essere raggiunto nel sesto gioco quando, dopo aver salvato tre palle break, al quarto tentativo il georgiano ha trovato il vincente di diritto in lungo linea all’incrocio delle righe, per poi chiudere il set nel dodicesimo gioco, al quarto set point, grazie all’ennesima prodigiosa risposta (migliore e decisivo colpo di giornata) non controllata dal russo. Nel secondo set Rublev ha variato schema al servizio, cercando soluzioni al corpo dell’avversario per evitarne le traiettorie in diagonale. Strategia riuscita, che ha consentito al russo di non concedere palle break e di portarsi a casa il set, strappando il servizio al georgiano nel settimo e decisivo gioco. Nel terzo set, complice anche la stanchezza, Rublev (entrato in campo appena 17 ore dopo la semifinale disputata sabato) ha perso incisività in batutta (mettendo dentro solo il 67% di prime in campo, contro il 78% del secondo set) e, dopo tre break consecutivi tra il secondo ed il quarto gioco, il match è scivolato via, senza ulteriori sussulti, in favore di Basilashvili, che ha conquistato meritatamente il titolo, vincendo la finale 7-5, 4-6, 6-3 dopo oltre due ore di battaglia. Conclusa la stagione su terra rossa, si volerà ora sul cemento nordamericano, con vista sugli US Open, ultimo slam stagionale. Con un Rublev ritrovato che, condizioni fisiche permettendo, potrà tornare d’ora in avanti a scalare la classifica per poi dare il suo contributo alla Russia, con Khachanov e Medvedev, nella fase finale della nuova Coppa Davis.

Stefano Tardi




Roland Garros: Khachanov supera anche Del Potro e stacca il pass per i quarti di finale dello slam parigino

Parigi – Dopo tre turni complessivamente agevoli e superati in scioltezza , Karen Khachanov si è trovato per la prima volta nel torneo ad affrontare il match da sfavorito, almeno secondo le quote dei bookmakers, al cospetto dell’argentino Juan Martin Del Potro, testa di serie numero 8 del torneo, semifinalista nella passata edizione del Roland Garros; un big del cricuito dal curriculum importante: uno Us Open conquistato nel 2009, il Master 1000 di Indian Wells dello scorso anno, l’argento olimpico conquistato a Rio nel 2016 ed una storica Coppa Davis, sempre nel 2016, vinta da protagonista assoluto contro la Croazia a Zagabria.  Un giocatore amato dalle folle e capace di portare sempre il tifo dalla sua parte, e non solo quello degli argentini che lo seguono in tutto il mondo. “DelPo”, come è soprannominato, con quel suo dritto spettacolare da molti indicato come il più devastante del circuito.

Il gigante di Tandill (198 cm di altezza, come Khachanov), classe 1988, all’inizio fa valere tutta la sua potenza, serve una altissima percentuale di prime palle impedendo al giovane moscovita di essere pericoloso in risposta. Per inverso l’argentino riesce a farsi minaccioso sul servizio del russo tanto da procurarsi ben cinque palle break (tre nel quinto, due nell’undicesimo gioco) senza però riuscire a concretizzare. Merito anche di Karen, che nei momenti importanti trova il massimo dalla battuta e non consente a Del Potro la possibilità di giocarsi le chance di break. Poi, quando il tie break sembra essere l’epilogo più scontato, arriva la zampata del russo. Dopo cinque turni al servizio praticamente perfetti l’argentino cala il rendimento in battuta e Khachanov è concentrato nel cogliere al volo l’opportunità. Si procura l’unica palla break grazie ad un dritto in avanzamento dal centro del campo e chiude il set grazie ad un errore dell’argentino che manda in rete un tentativo di variazione di rovescio in lungolinea: 7 a 5 dopo 56 minuti. Il successo nel primo parziale dà sicurezza al russo che gioca un secondo set praticamente perfetto.

Comanda lo scambio con regolarità, varia il gioco con qualche smorzata e scende a rete con buona efficacia. Nel secondo gioco trova il break a zero e, grazie ad un ottimo rendimento in battuta, non concede nulla sui propri turni a DelPo, aggiudicandosi il secondo parziale per 6 giochi a 3. Sotto due a zero, nel terzo parziale l’argentino reagisce d’orgoglio. Strappa la battuta a Khachanov nel secondo gioco ma il russo non si scompone, resta lucido, e nel game successivo conquista l’immediato contro break grazie ad un vincente di dritto in lungolinea. L’inerzia del match sembra essere ormai dalla parte del russo che però, nel sesto gioco, incappa in un pessimo turno di servizio consentendo a Del Potro un altro, stavolta decisivo, break. Khachanov prova a pareggiare i conti ma l’argentino ritrova l’efficacia della battuta e, soprattutto, trova nel rovescio, fin li poco efficace (come di consueto suo punto debole), un insperato alleato e porta a casa il parziale: 2 a 1 e match riaperto.

Sono ormai quasi le 21, quando inizia il quarto set, e la sensazione è che, comunque vada, sia l’ultimo di giornata: in caso di vittoria del parziale da parte dell’argentino e conseguente aggancio sul due pari, il rinvio del quinto set al giorno dopo appare scontato. Del Potro prova a sfruttare l’onda lunga del set appena conquistato e si procura due palle break consecutive senza però riuscire a trasformarle. L’occasione non sfruttata pesa sulla testa dell’argentino, così come fisicamente, ormai da un po’, pesano sulle gambe gli scambi lunghi. Nel game successivo, con un doppio fallo regala due opportunità a Khachanov a cui basta la prima, che arriva grazie ad una risposta profonda non controllata da Del Potro, per ottenere il break decisivo. Dà li in avanti, come nel secondo parziale, il russo è impeccabile. Detta lo scambio provando a muovere e l’argentino, sempre più in difficoltà negli spostamenti, per  decidere poi il momento in cui accelerare, e quando l’argentino prova a sfondare col dritto Khachanov si difende efficaciemente, riuscendo spesso a ribaltare le sorti dello scambio. Nel sesto gioco si procura altre due palle break, una delle quali grazie ad una splendida demi-volée, ma Del Potro si salva con un vincente di dritto. Fino al nono gioco, quando Khachanov serve per il set. Un rovescio out dell’argentino vale il match point che il giovane russo trasforma con un imprendibile ace al centro: finisce 7-5, 6-3, 3-6, 6-3 dopo tre ore e dodici minuti di battaglia. Un successo che significa la top ten nel ranking ATP ed i quarti di finale, il miglior risultato di sempre per il ventitreenne moscovita in un torneo del grande slam. Prossimo avversario uno specialista della terra, l’austriaco Dominic Thiem.

Stefano Tardi




A Barcellona Thiem e la spalla fermano Medvedev, ma il russo continua la sua ascesa al vertice

Barcellona – Che Daniil Medvedev avesse imboccato la strada giusta lo si era capito già ad inizio stagione, quando aveva confermato i progressi della seconda metà del 2018. Con la finale a Brisbane (persa con Nishikori al terzo set), gli ottavi di finale all’Australian Open (sconfitto dal futuro vincitore Djokovic), la vittoria a Sofia , la semifinale a Rotterdam (con eliminazione per mano del vincitore del torneo Monfils) ed il terzo turno a Miami (in cui si è arreso solo a Sua Maestà Roger Federer, vincitore poi del Master), Daniil aveva archiviato la prima parte di stagione sul cemento con ottime sensazioni e la serenità di poter cominciare quella su terra rossa senza particolari pressioni (non avendo di fatto punti da difendere in classifica). Arrivato al Rolex Master 1000 di Montecarlo il ventiduenne russo ha sorpreso tutti, dimostrando di essere ormai un giocatore completo, capace di sfidare i migliori del circuito non solo sul veloce. Dopo due turni agevoli (6-1, 6-1 a Joao Sousa e 6-1, 6-2 a Radu Albot), agli ottavi di finale, ha sconfitto Stefanos Tsitsipas (numero 8 del mondo) 6-2, 1-6, 6-4; poi, ai quarti di finale, il capolavoro contro il numero uno Novak Djokovic, sconfitto 6-3, 4-6, 6-2 prima di cedere in semifinale ad un altro serbo, Dusan Lajovic (7-5, 6-1). Con il prestigioso risultato ottenuto in terra monegasca, Medvedev è arrivato a Barcellona con il quinto posto nella race come biglietto da visita. Accreditato di un bye, in quanto testa di serie numero 7, il russo ha iniziato la sua avventura spagnola al secondo turno contro lo spagnolo Albert Ramos-Vinolas (battuto 6-3, 2-6, 6-1); ha quindi superato lo statunitense Mckanzie McDonald (6-3, 6-2) ed il cileno Nicolas Jarry (6-3, 6-4), prima di incrociare in semifinale le racchette con il nipponico Kei Nishikori (numero 7 del mondo), unico giocatore in grado di spezzare il dominio dei tennisti spagnoli che nel torneo catalano trionfavano ininterottamente dal 2003, imponedosi in ben due occasioni (2014 e 2015). Quarto confronto tra i due, con il giapponese avanti (2 a 1) nei precedenti e vicitore dell’unico confronto tra i due su terra rossa (a Montecarlo, nel 2018).

Medvedev vs. Nishikori. Un match caratterizzato subito da grande intensità e scambi duri in cui il nipponico, quando lo scambio si allunga, sembra essere, come da pronostico, più a suo agio. Ma il russo, che nei precedenti incontri ha imparato a conoscerlo, ha il merito di tenere e la pazienza di saper aspettare l’occasione che puntualmente si presenta. Nel quinto gioco (sul 2 a 2), con uno splendido passante di dritto incrociato da fuori campo si porta sul 15-40 conquistando due palle break; il giapponese sbaglia e regala il vantaggio al russo. E’ lo strappo decisivo del set, visto che nessuno dei due perderà più la battuta nel parziale. Nel decimo gioco Nishikori si procura una palla break, ma Daniil è bravo ad annullarla di rovescio e poi a ribaltare la situazione con due ace, il primo con uno slice esterno da sinistra, il secondo trovando la riga al centro per chiudere 6 giochi a 4 la prima frazione. In apertuta del secondo parziale Medvedev prova a sfruttare la scia del set appena concluso e si procura una palla break che però il nipponico annulla con coraggio, tenendo il servizio. Seguono sei giochi di fila senza palle break prima del game decisivo, quando Daniil concede al giapponese due opportunità consecutive; annulla la prima con il servizio ma sulla seconda, nel tentativo di uscire dallo scambio, prova una palla corta letta da Nishikori che ci arriva, il russo cerca il lob che risulta però corto e consente al nipponico lo smash che lo porta a condurre 5 a 3 per chiudere poi il parziale nel successivo di turno di servizio con una bella smorzata. Il terzo set si apre con Medvedev in battuta; il russo concede subito palla break che il nipponico sfrutta con un pizzico di fortuna: una stecca di dritto si trasforma in un diagonale stretto su cui Daniil arriva in leggero ritardo consegnando il break in apertuta all’avversario. Il russo sfoga tutta la sua frustrazione sulla racchetta. Sembrerebbe la svolta del match, anche perchè Nishikori sembra sempre più in fiducia; tiene la battuta agevolmente e poi, nel turno successivo di risposta si porta avanti 15-30. Medvedev ha però il merito di non cedere, si aggrappa al servizio ed ottiene il game. Poi, quasi inaspettato, arriva il passaggio a vuoto del giapponese, che, con due errori gratuiti di fila, regala il controbreak al russo: 2 a 2. Dopo 7 turni consecutivi senza perdere il servizio il tiebreak sembrerebbe l’epilogo scontato; invece, nel dodicesimo gioco, con Medvedev avanti 6 a 5, il russo prima trova la parità con un rovescio in diagonale, poi si costruisce il match point a conclusione di uno scambio perfetto in cui chiude di rovescio lungolinea, dopo essersi aperto meravigliosamente il campo dopo una diagonale stretta; nel punto decisivo Nishikori spara in rete il dritto lungolinea, fissando il punteggio sul 6-4, 3-6, 7-5 e regalando a Medvedev la prima finale in carriera su terra rossa. Un russo torna così in finale a Barcellona sedici anni dopo quella persa da Marat Safin contro Moya nel 2003; lo stesso Safin che nel 2000 aveva iscritto il suo nome nell’albo d’oro del torneo sconfiggendo Juan Carlo Ferrero in una finale epica (4-6, 7-5, 6-3, 3-6, 7-5).

Terminato il match è andata in scena la seconda semifinale, tra l’idolo Rafael Nadal (11 volte trionfatore a Barcellona), chiamato a riscattare la sconfitta in semifinale a Montecarlo per mano di Fabio Fognini (poi vincitore del Master), e l’austriaco Dominic Thiem, solitamente indicato come il principale antagonista del campione maiorchino su terra rossa e finalista nell’ultima edizione del Roland Garros, nonchè recente vincitore, in marzo, del suo primo Master 1000 ad Indian Wells, in una spettacolare finale contro Federer. Premesse di un match che non ha deluso, tra scambi intensi e colpi spettacolari, che ha visto trionfare 6-4, 6-4 il  tennista austriaco, capace di strappare due volte il servizio allo spagnolo (una volta per set), senza mai perdere la battuta, dopo due ore di partita. Thiem, a caccia del tredicesimo titolo in carriera, si è così ritrovato in finale a Barcellona dopo quella persa due anni prima per mano di Nadal. Un precedente tra i due, sul veloce, quando nel 2018 l’austriaco si impose sul giovane moscovita al tiebreak del terzo set a San Pietroburgo.

PRIMO SET.        Thiem vince il sorteggio e sceglie di servire. Nel primo gioco si scambia poco, con Daniil che tiene agevolmente la battuta. Il secondo game è invece una battaglia; Medvedev si conquista una prima palla break con una accelerazione di dritto annullata dall’austriaco con uno smash dopo aver condotto bene lo scambio; subito dopo, però, Thiem manda largo un dritto dal centro del campo e concede una seconda chance al russo, che però spedisce in rete la risposta; altra parità e scambio lungo con Medvedev che tiene senza problemi da fondo. Ci prova allora Thiem ad uscire dallo scambio con una palla corta che però non supera la metà campo; il successivo doppio fallo consegna poi il break al russo che, tenendo la battuta subito dopo,  s’invola sul 3 a 0. Nel quarto gioco Thiem tiene per la prima volta il servizio, ma è costretto ad alzare il livello di gioco; splendida la smorzata che gli consegna il primo game del suo match. Poi la partita cambia. Medvedev inizia ad avvertire qualche fastidio alla spalla; non incide al servizio e prova ad accorciare gli scambi forzando le soluzioni: due errori consecutivi di dritto consegnano il break a zero all’austriaco, che rientra così subito in partita; tiene la battuta nel game successivo ed aggancia il russo sul 3 pari. Daniil prova a reagire, ma Thiem intuisce le difficoltà dell’avversario ed inizia a giocare il suo miglior tennis, variando in continuazione le soluzioni, alternando slice ed accelarazioni, e dettando sistematicamente lo scambio, anche perchè il russo non riesce più ad ottenere supporto dalla prima di servizio. Così, nel settimo game, l’austriaco rimonta da 0-40  ed ottiene un altro break con Medvedev che arriva sull’ennesima palla corta di Thiem ma manda out il dritto in avanzamento. Un game a testa porta i contendenti sul 5-4 per l’austriaco. Daniil chiama il medical time out per farsi curare la spalla, senza però riuscire a superare il problema. Thiem si presenta al servizio per chiudere il set e non spreca l’occasione; un dritto a sventaglio gli regala il primo parziale: 6 giochi a 4.

SECONDO SET: l’apertura della seconda frazione conferma le difficoltà del russo che prova con il serve and volley a limitare i danni senza però successo; subisce il break a zero e di, fatto, il match finisce qui. Medvedev resta in campo fino all’ultimo ma conquista solo 5 punti (dei 29 complessivi giocati) in tutto il set. Thiem chiude con una volée il match 6-4, 6-0 ed iscrive il suo nome nel prestigioso Torneo Godò, diventando il secondo tennista austriaco a riuscire nell’impresa dopo la doppietta di Thomas Muster (1995 e 1996).

Per Medvedev una settimana comunque da incorniciare, con il raggiungimento della prima finale in carriera su terra rossa e la consapevolezza, ormai, di poter esser competitivo su qualunque superficie. Nonostante la sconfitta, resta, al momento, il giocatore del circuito ad aver vinto più partite nel 2019, ben 25.

Stefano Tardi