Putin riceve a Mosca il presidente ad interim della Siria, Ahmed al-Sharaa

I rapporti tra Mosca e Damasco sono sempre stati amichevoli, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin al presidente siriano per il periodo di transizione Ahmed al-Sharaa.

Putin ha osservato che nei suoi rapporti con Damasco, Mosca è sempre stata guidata dagli interessi del popolo siriano. Qui di seguito le principali dichiarazioni del capo dello Stato.

Relazioni tra Russia e Siria

Russia e Siria hanno sempre avuto relazioni amichevoli e solide: “I nostri Paesi hanno sviluppato relazioni speciali nel corso di molti decenni. Abbiamo mantenuto relazioni diplomatiche per oltre 80 anni, e sono state stabilite durante il periodo più difficile per Russia e Unione Sovietica, nel 1944. Durante questo periodo, le relazioni tra Siria e Russia sono sempre state eccezionalmente amichevoli“.

Mosca è sempre stata guidata dagli interessi del popolo siriano nelle sue relazioni con Damasco: “Noi in Russia non abbiamo mai permesso che le nostre relazioni con la Siria fossero influenzate dalla nostra situazione politica o da interessi particolari. In tutti questi decenni, siamo sempre stati guidati da una cosa: gli interessi del popolo siriano“.

I siriani che studiano in Russia contribuiranno allo sviluppo dello Stato siriano: “Attualmente, oltre 4.000 giovani in Siria studiano presso istituti di istruzione superiore nella Federazione Russa. Spero sinceramente che possano dare un contributo significativo allo sviluppo e al rafforzamento dello Stato siriano in futuro“.

La Russia ha legami davvero profondi con il popolo siriano, “basti dire che centinaia, forse migliaia, di persone sono legate da matrimoni e amicizie“.

Sulla situazione in Siria

La Siria sta attraversando un periodo difficile, ma le elezioni parlamentari rafforzeranno la cooperazione tra tutte le forze politiche: “Sebbene la Siria stia attraversando un periodo difficile, ciononostante queste elezioni parlamentari rafforzeranno i legami e l’interazione tra tutte le forze politiche in Siria“.

La vittoria delle forze filo-presidenziali in Siria è un grande successo e un passo avanti verso il consolidamento della società: “Penso che questo sia il vostro grande successo, perché porta al consolidamento della società“.

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Il presidente siriano Bashar al-Assad ha lasciato Damasco: la situazione attuale e i possibili scenari futuri

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, l’aereo di Bashar al-Assad è partito per una destinazione sconosciuta, dopo l’offensiva lanciata contro le forze governative da militanti di gruppi terroristici. Il primo ministro siriano Mohammad Ghazi al-Jalali ha dichiarato di non essere a conoscenza della posizione del presidente e del ministro della difesa. Detto questo, la maggior parte dei ministri siriani rimane a Damasco, con il governo che ha ricevuto garanzie di sicurezza dai militanti.

Secondo testimoni oculari intervistati dall’agenzia di stampa russa TASS, a Damasco si sentono intensi spari, mentre formazioni armate avanzano verso il centro della città. Gli aeroporti internazionali di Damasco e Aleppo hanno smesso di ricevere e far partire voli.

Al-Jalali ha dichiarato di aver parlato con Assad la scorsa sera del 7 dicembre e di averlo informato della situazione. Lo stesso primo ministro però, contemporaneamente sta interagendo con la leadership di Hayat Tahrir al-Sham, un movimento dichiarato fuorilegge in Russia, i cui membri hanno preso il controllo di Damasco; lui e alcuni ministri sono rimasti nel Paese. Al-Jalali ha dichiarato di essere pronto a collaborare con qualsiasi leadership che sostenga il popolo e ha esortato a preservare le istituzioni statali “destinate a tutti”.

Non si sa al momento se il Ministero della Difesa della repubblica, responsabile delle forze governative, sia ancora operativo. Sempre il primo ministro siriano ha affermato che la questione della presenza militare della Russia in Siria non rientra nelle sue competenze e sarà risolta in seguito dalle nuove autorità. Intanto proprio da parte russa, si fa sapere che la situazione nei pressi della base aerea russa di Hmeymim in Siria è calma, come hanno riferito alla TASS alcuni testimoni. “I nostri militari sono alla base. La situazione è calma. Non ci sono state sparatorie con i militanti“, ha comunicato un testimone al telefono. Secondo i precedenti resoconti, l’opposizione armata siriana avrebbe preso il controllo della città di Jebla, proprio nei pressi della base aerea russa.

Secondo il quotidiano filogovernativo turco, Sabah, il cambio di potere in Siria potrebbe essere seguito dall’attuazione di diversi scenari, tra cui una scissione e una disgregazione del paese arabo.

Un primo scenario di possibili sviluppi in Siria suggerisce la creazione, dopo il rovesciamento dell’amministrazione del presidente Bashar al-Assad, della Repubblica Democratica Siriana, di una alleanza dell’opposizione con varie fazioni e differenze ideologiche. Sebbene tale opzione possa difficilmente essere realizzata, sarebbe supportata da Turchia, Russia, Stati Uniti, paesi europei in quanto consentirà di mantenere l’integrità della Siria, come ritiene l’osservatore dello stesso giornale turco Sabah, Bercan Tutar.

Un secondo scenario (sempre secondo il giornale turco Sabah) implicherebbe la creazione della Repubblica islamica di Siria, con rappresentanti di Hayat Tahrir al-Sham (l’organizzazione terroristica su citata e messa al bando in Russia, che in precedenza era chiamata Jabhat al-Nusra) che costituiscono la spina dorsale del nuovo potere. In questo caso la Siria sarà governata da rappresentanti del Salafi (un movimento dell’Islam sunnita), “che non prova animosità verso Israele o gli Stati Uniti“.

Un terzo scenario, potrebbe essere quello di “uno stato anti-sciita controllato da Israelefondato in Siria con un focus anti-Iran, con il blocco del movimento sciita Hezbollah con base in Libano e la privazione della logistica e del supporto militare di Teheran sulla base della sua concezione.

Un quarto scenario suggerirebbe la creazione di una Repubblica federativa della Siria guidata dagli americani, che l’autore turco dell’articolo suggerisce “sarà balcanizzata attraverso la divisione in piccoli stati fantoccio“.

Infine il quinto scenario implicherebbe la divisione e la disintegrazione della Siria, secondo Tutar. “Se l’opposizione e i paesi che la sostengono non riescono a raggiungere un accordo se tale scenario viene implementato, la guerra civile in Siria si intensificherà di nuovo, il che alla fine porterà alla sua completa disgregazione“.

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Putin offre assistenza alla Turchia e alla Siria a seguito del potente terremoto

Un terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha colpito la provincia di Kahramanmaras, nel sud-est della Turchia, nelle prime ore di oggi.

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso lunedì le sue condoglianze ai suoi omologhi turco e siriano, rispettivamente Recep Tayyip Erdogan e Bashar Assad, a seguito di un violento terremoto che ha provocato centinaia di morti.

Il leader russo ha anche affermato che Mosca è pronta a fornire tutta l’assistenza necessaria sia ad Ankara che a Damasco.

Caro signor presidente, per favore accetti le mie profonde condoglianze per le numerose vittime umane e la diffusa distruzione causata dal potente terremoto nel suo paese“, ha detto lunedì il leader russo in un telegramma a Erdogan pubblicato sul sito web del Cremlino.

Putin ha chiesto a Erdogan di trasmettere le sue più sentite condoglianze e sostegno alle famiglie e agli amici delle vittime e ha augurato una pronta guarigione a tutte le persone colpite dal disastro. “Siamo pronti a fornire l’assistenza necessaria a seguito del terremoto“, ha assicurato il presidente russo.

Nel suo telegramma di condoglianze al leader siriano, Putin ha anche offerto le sue più sincere condoglianze a coloro che hanno perso i propri cari e ha promesso assistenza in seguito all’incidente mortale.

Un terremoto di magnitudo 7,8 della scala Richter ha colpito la provincia di Kahramanmaras, nel sud-est della Turchia, nelle prime ore di lunedì. L’ultimo rapporto afferma che 284 persone sono state uccise nel paese, mentre il numero di morti nella vicina Siria ha raggiunto quota 237. I sismologi turchi affermano che il terremoto potrebbe essere uno dei più devastanti mai registrati nella regione.

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La Russia condanna i continui attacchi israeliani alla Siria

Mosca ha denunciato come inammissibili i continui attacchi israeliani alla Siria che potrebbero portare a un’escalation militare su larga scala, ha affermato venerdì la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova in un commento.

Riteniamo assolutamente inammissibili simili mosse irresponsabili di Israele. Le condanniamo risolutamente“, ha sottolineato Zakharova.

Secondo il diplomatico russo, gli attacchi israeliani violano gravemente la sovranità siriana e le norme fondamentali del diritto internazionale. “Riteniamo che una pratica così viziosa non contribuisca in alcun modo a ridurre i rischi per la sicurezza per Israele stesso. Al contrario, atti di forza destabilizzanti possono provocare mosse di rappresaglia e portare a un’escalation militare su larga scala. Esortiamo Israele a fermare il suo esercito armato e le continue provocazioni contro la vicina Siria e di astenersi da qualsiasi mossa che metta l’intera area a rischio di pericolose conseguenze“, si legge nel commento di Zakharova.

Il 31 agosto, l’aviazione israeliana ha condotto un attacco missilistico all’aeroporto internazionale vicino alla città siriana di Aleppo. Più tardi quel giorno, le difese aeree siriane hanno respinto un attacco israeliano nei cieli sopra Damasco, abbattendo diversi missili. A seguito degli scontri sono stati segnalati danni materiali, ma senza vittime.

Il maggiore generale Oleg Yegorov, vice capo del Centro di riconciliazione russo in Siria, ha specificato in un briefing giovedì che i jet da combattimento israeliani avevano lanciato attacchi contro le strutture degli aeroporti siriani di Neyrab (Aleppo) e Duvali (Damasco), provocando il ferimento di cinque persone e l’abbattimento dell’antenna di un sistema missilistico siriano S-125 oltre a due strutture di stoccaggio per attrezzature tecnico-militari danneggiate.

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L’IRA RUSSA PER L’ATTACCO DI ISRAELE IN SIRIA: RISCHIO ESCALATION

Mosca – L’attacco condotto nella notte di martedì contro obiettivi militari a breve distanza da Damasco ha riacceso le tensioni fra Israele, da un lato, e Siria, Iran e Libano dall’altro.

L’operazione ha inoltre sollevato la reazione adirata di Mosca, secondo cui sei caccia israeliani hanno operato dallo spazio aereo libanese mettendo in pericolo due voli civili in atterraggio in quel momento negli aeroporti di Beirut e di Damasco. “Un attacco provocatorio” ha denunciato il ministero della difesa di Mosca, che in una nota diffusa dal portavoce Igor Konashenkov, ha detto che i raid israeliani hanno messo in serio pericolo due aerei commerciali russi. Questo ha di fatto  irrigidito ancora una volta l’atteggiamento della Russia verso le ripetute incursioni israeliane in Siria. Ad accrescere ulteriormente le tensioni sono sopraggiunti anche il lancio verso Israele, nella notte di martedì, di un missile siriano che ha obbligato l’antiaerea israeliana ad entrare in azione, e la scoperta al confine israelo-libanese di un quinto tunnel offensivo degli Hezbollah che oggi è stato fatto saltare.

Il premier e ministro della Difesa Benyamin Netanyahu ha intanto ribadito che Israele non intende in alcun modo desistere dai propri sforzi di impedire all’Iran di gettare in Siria le basi per futuri attacchi contro lo Stato ebraico. Malgrado la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dalla Siria, Israele persevererà dunque – secondo il premier – nel proprio impegno volto ad impedire che siano oltrepassate alcune “linee rosse”. Oltre la costruzione di basi e di impianti militari iraniani in Siria esse riguardano anche il trasferimento di armi e di tecnologie militari sofisticate agli Hezbollah, e la dislocazione lungo le linee del Golan di forze alleate dell’Iran.

Sugli obiettivi colpiti ieri presso Damasco sono giunte notizie contrastanti, mentre Israele ha mantenuto in merito un riserbo totale. Secondo la versione russa, l’antiaerea siriana ha intercettato 14 dei 16 missili israeliani, lasciando così intendere che quell’attacco non ha avuto il successo sperato. La televisione statale israeliana ha invece affermato che “sono stati completamente distrutti tre obiettivi iraniani“.

Pare comunque confermato che durante il raid due voli civili (della Cham Wings e dalla Iraqi Airways) si siano trovati in difficoltà: il primo ha rinunciato ad atterrare a Damasco ed ha proseguito a Nord per Latakya. Non ha invece trovato conferma – nè in Libano nè in Israele – una notizia diffusa da Newsweek secondo cui Israele avrebbe tentato di colpire dirigenti Hezbollah che si apprestavano a decollare da Damasco per l’Iran. “Israele non colpisce dirigenti di Hebzollah” ha affermato Amos Yadlin, ex capo dell’intelligence militare che dirige ora un Istituto di studi strategici. In definitiva, ha aggiunto, al di là degli obiettivi colpiti ieri a Damasco, con questa operazione Israele ha voluto chiarire sia agli Usa sia alla Russia che intende mantenere una piena libertà di azione in Siria. Nel settembre scorso l’abbattimento accidentale di un aereo russo a Latakya (da parte della contraerea siriana, in seguito ad un raid israeliano) provocò forti tensioni fra Israele e Russia. In seguito, varie delegazioni hanno cercato di ridurre le frizioni e anche ieri – secondo i media locali – Israele ha dato alla Russia un breve preavviso dell’attacco. Ma a quanto pare questo canale di comunicazione non ha funzionato a dovere e ancora una volta il malumore di Mosca non ha tardato a manifestarsi con la massima chiarezza.

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Sergej Lavrov: “l’Unione europea è il nostro più grande partner commerciale ed economico, ma si concentri sulle reali minacce”

Mosca – Il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov ha incontrato a Mosca l’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini. Nel corso dell’incontro, Lavrov ha avuto modo di sottolineare: “Noi siamo ancora impegnati nella ripresa della cooperazione piena con l’Unione europea, che è il nostro più grande partner commerciale ed economico e con paesi che con i quali abbiamo molto in comune in termini di storia, cultura e valori“. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha fatto però anche un appello alla stessa Unione europea : “Abbiamo bisogno – ha spiegato proprio all’inizio dei colloqui a Mosca con Federica Mogherini di concentrarci sulle nostre comuni minacce reali, non su rischi immaginari”.

Alle parole del ministro degli Esteri russo, hanno fatto eco quelle della Mogherini che dal canto suo, ha dichiarato: “Russia e Unione europea possono cooperare nella lotta al terrorismo, ma anche sulla Siria e sulla Libia, nonostante i diversi punti di vista sul conflitto ucraino e sulla Crimea“.

Intanto, fonti dell’esercito siriano hanno riferito al giornale “Al-Quds Al-Arabi”, che  Russia e Iran sarebbero pronti a dispiegare truppe di terra in Siria, spiegando che Mosca ha inviato una richiesta formale al presidente siriano Bashar al-Assad per chiedere la possibilità dell’invio di propri soldati in Siria. Secondo le stesse fonti, il ministero della Difesa russo ha spiegato di essere pronto a dispiegare le forze speciali nei luoghi dove potrebbero fare pressione sui ribelli. “Al-Quds Al-Arabi” scrive poi che le stesse fonti hanno spiegato che anche l’Iran si sta preparando ad aumentare la sua partecipazione alla guerra in Siria, anche con l’invio di forze di terra.

A queste notizie fanno però di contraltare altre, che parlano della concentrazione di truppe e materiali USA nel Sud della Giordania. Mentre infatti la 3a Divisione Corazzata giordanaRe Abdullah” con le sue unità carri e artiglieria manovra a nord di Amman, la base aerea di Mafraq (30 km dal confine siriano e 50 da Dar’a) è un via vai di mezzi USA. Stessa attività viene segnalata nell’unico porto giordano di Aqaba. Ufficialmente si parla di meno di 2000 soldati USA presenti sul territorio giordano. Fonti d’intelligence iraniane, arrivano a contarne più di 10.000 che si andrebbero a sommare alle 6000 unità già presenti in Siria sul fronte di Raqqa.

Insomma mentre la coalizione a guida USA preme su Raqqa, cercando di impedire che l’esercito di Damasco prenda il sopravvento nell’area di Deir Ezzor, un progetto per il futuro smembramento e spartizione della Siria, con un cuscinetto turco a nord e una buffer zone giordano-americana a a sud, sembra di fatto essere in atto con tanto di prove generali.

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Vladimir Safronkov: ecco la verità sull’aggressione americana in Siria

Una caratteristica che accomuna molti politici russi è la sicurezza e l’autorevolezza che trasmettono quando parlano.

Infatti, fra tanta mediocrità in sede Onu, spicca particolarmente la lucida ed esplicativa analisi che ha fatto il vice rappresentate della Russia, Vladimir Safronkov, in merito ai drammatici accadimenti siriani degli ultimi giorni.

Senza la minima incertezza, ha detto fuori dai denti ciò che appare chiaro a qualsiasi persona di buon senso, ma soprattutto l’ha fatto in modo semplice e pulito, senza usare parole “di circostanza”.

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, convocata dopo l’attacco degli Usa all’aviazione siriana, il diplomatico russo si è così espresso: “L’aggressione degli Stati Uniti contro la Siria favorisce solo il terrorismo. Sono stati colpiti un’infrastruttura delle forze armate siriane ed i suoi aerei da combattimento, ovvero è stato un attacco contro quelli che in tutti questi anni conducono una lotta senza tregua contro i terroristi“; aggiungendo quindi che appare quantomeno ipocrita l’appello, successivo al bombardamento, per trovare una soluzione “politica” al conflitto.

Ha ragione, soprattutto per il fatto che l’azione avventata di Donald Trump (e/o dei suoi consiglieri) vanifica gli enormi sforzi diplomatici compiuti finora, i quali stavano portando ottimi risultati, soprattutto grazie al contributo della delegazione russa, che è riuscita dove gli altri avevano fallito, cioè placare le ostilità.

Safronkov si rivolge ai colleghi degli Stati Uniti con queste parole: “In questa direzione ad Astana e Ginevra di recente ci sono stati sviluppi positivi evidenti. Quali obiettivi avevate in mente quando avete fatto saltare questo processo, tra l’altro non di vostro merito?”.

Il resto del discorso è sulla stessa linea, e mira a puntualizzare come la Russia abbia sempre dato la propria disponibilità ad una collaborazione internazionale più ampia, ma che purtroppo qualsiasi appello in tal senso è tristemente caduto nel vuoto, e sia la Ue che l’America hanno ben altri obiettivi che non difendere la popolazione.

Non manca una stoccata al pessimo lavoro delle Nazioni Unite in materia di controllo sulle armi chimiche, soprattutto dopo che l’Ambasciatore Usa Nikki Haley aveva accusato Assad di gasare il suo Popolo, mostrando all’assemblea alcune foto di bambini uccisi, a suo dire, proprio dal raid “tossico” del Governo Siriano.

Spiace notare come l’incauta Haley ignori, o finga di farlo, che l’esercito di Damasco, per colpire i depositi di armi dei terroristi, ha utilizzato dei Sukhoi Su-22, cacciabombardieri di fabbricazione russa i cui armamenti non sono in grado di contenere sostanze chimiche, per le quali servono altri tipi di velivoli (elicotteri da combattimento o bombardieri specifici).

Le prove reali dimostrano poi, senza ombra di dubbio, che il gas letale è in possesso esclusivamente dei “ribelli moderati“; ecco che appare quindi assolutamente adeguata e condivisibile l’espressione usata da Safronkov quando dice che i dati faziosi presentati da oltreoceano “non valgono un fico secco“.

Parole che non lasciano dubbi, e che ci fanno capire come la Russia non si faccia influenzare dall’opinione pubblica, sapientemente manipolata, e prosegua nei suoi intenti a fianco del Presidente Assad e del Popolo Siriano, nella lotta all’estremismo.

L’intervento esemplare di Vladimir Safronkov ci mostra pertanto un uomo con gli attributi, che non arretra e, pur in netta minoranza, difende una verità scomoda per un occidente passivamente assoggettato al “padrone americano” (chiunque esso sia), interessato esclusivamente al rovesciamento di un Presidente legittimo, anche a costo di affidarsi a fonti non affidabili e giustificando senza ragione quella che Vladimir Putin ha correttamente definito come una vera e propria aggressione ad uno Stato sovrano.

Eva Bergamo




L’ALLEATO INAFFIDABILE

Russia e Turchia più vicine o più lontane, dopo l’attentato di Ankara dove è stato assassinato Andrey Karlov ?

Secondo buona parte della stampa russa, l’uccisione di Andrej Karlov, ambasciatore russo in Turchia, assassinato lunedì sera ad Ankara dal giovane poliziotto Mevlüt Mert Altintas, MOSCOW, RUSSIA - DECEMBER 22, 2016: Russia's President Vladimir Putin (C) pays last respects to Russian Ambassador to Turkey Andrei Karlov during a farewell ceremony at the offices of the Russian Foreign Ministry. Karlov was shot dead in the Turkish capital, Ankara, on December 19, 2016. Alexei Nikolsky/Russian Presidential Press and Information Office/TASS Ðîññèÿ. Ìîñêâà. 22 äåêàáðÿ 2016. Ïðåçèäåíò ÐÔ Âëàäèìèð Ïóòèí (â öåíòðå) íà öåðåìîíèè ïðîùàíèÿ ñ ïîñëîì ÐÔ â Òóðöèè Àíäðååì Êàðëîâûì â çäàíèè ÌÈÄ ÐÔ. Àëåêñåé Íèêîëüñêèé/ïðåññ-ñëóæáà ïðåçèäåíòà ÐÔ/ÒÀÑÑsuggerisce un movente politico inequivocabile, confermato dal proclama in vendetta dell’intervento russo ad Aleppo urlato da Altintas subito dopo l’esecuzione. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu era in viaggio verso Mosca, dove insieme ai colleghi iraniano e russo doveva lavorare ad una forma di accordo sul dossier siriano. E la tesi al momento prevalente è quella d’un tentativo di minare la “normalizzazione dei rapporti fra Russia e Turchia” e destabilizzare la mediazione diplomatica sulla crisi in Siria.

ambasciatore-russo-ucciso-ankara-da-mevlut-mert-altintasDel resto da parte russa si fanno sentire i malumori verso Ankara. Aleksander Koz, corrispondente militare per la “Komsomolskaya Pravda”, ha rilasciato dichiarazioni critiche verso le mancanze del sistema di sicurezza turco, con accuse neanche tanto velate di connivenza. Dopo aver ucciso l’Ambasciatore Karlov con otto colpi sparati da una semiautomatica Sarsilmaz CM9, per 53 secondi Altintas ha potuto urlare davanti alle telecamere senza l’intervento di alcun operatore della sicurezza. Ciò indica, secondo l’esperto, non solo una falla nella catena di controlli per aver consentito l’ingresso MOSCOW, RUSSIA - DECEMBER 22, 2016: Russia's President Vladimir Putin (R) attends a farewell ceremony for Russian Ambassador to Turkey Andrei Karlov at the offices of the Russian Foreign Ministry. Karlov was shot dead in the Turkish capital, Ankara, on December 19, 2016. Alexander Shcherbak/TASS Ðîññèÿ. Ìîñêâà. 22 äåêàáðÿ 2016. Ïðåçèäåíò ÐÔ Âëàäèìèð Ïóòèí (ñïðàâà) íà öåðåìîíèè ïðîùàíèÿ ñ ïîñëîì ÐÔ â Òóðöèè Àíäðååì Êàðëîâûì â çäàíèè ÌÈÄ ÐÔ. Àëåêñàíäð Ùåðáàê/ÒÀÑÑall’attentatore, ma anche che al momento in cui ha aperto il fuoco la sala stessa non fosse presidiata: una mancanza che sembrerebbe forse intenzionale per consentirgli almeno di esplicitare a voce le ragioni del gesto omicida. D’altronde, nel motivare il suo gesto subito dopo l’omicidio, l’attentatore ha di fatto espresso la medesima posizione che Erdogan ha sostenuto fino al golpe dell’estate scorsa. Fino a quel momento, infatti, la Turchia lavorava contro la Russia per scalzare Assad e chiedeva costantemente che Al-Nusra fosse riconosciuta come un legittimo putin-e-erdogangruppo della resistenza al regime. Soltanto dopo il fallito golpe, complice la crisi con l’occidente, il Sultano si è riavvicinato a Vladimir Putin, trovandosi stretto fra i suoi sostenitori islamisti che vorrebbero proseguire la linea dura contro Damasco e Mosca. Secondo Nikolay Kozhanov, affiliato al Programma Russia-Eurasia di Chatham House, le ipotesi d’una pista “gulenista” da parte di Erdogan sono un tentativo maldestro di rovesciare sempre su Gulen o sui curdi le contraddizioni del fronte islamista interno. In una intervista rilasciata al giornale italiano “Il Foglio”, lo stesso Kozhanov si dice d’accordo con la tesi che l’obiettivo politico dell’attentato è indebolire la ripresa dei rapporti Mosca-Ankara, ma che questa non risulterà formalmente indebolita. “Il Cremlino cercherà di manifestazioni-dopo-labbattimento-del-su-24-russomostrare che non esiste una opposizione islamista ‘moderata’ in Siria, e di sfruttare al massimo la condanna internazionale dell’omicidio per avere carta bianca in Siria, nonché per trovare una lingua comune con l’Europa contro il terrorismo“, sostiene Kozhanov. Con la Turchia, i rapporti dovrebbero non conoscere un peggioramento formale, ma nutrirsi sotterraneamente di un accresciuto grado di diffidenza da parte di Mosca.

russian-foreign-minister-sergey-lavrov-right-and-turkeys-foreign-minister-mevlut-cavusogluSi è trattato di un attentato pianificato, volto a minare i rapporti tra Mosca e Ankara. Ma il gioco non riuscirà“, ha dichiarato ufficialmente il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. “Una provocazione, per far deragliare le relazioni russo-turche e il processo di pace in Siria“, aveva già detto Vladimir Putin subito dopo il gesto omicida e ribadito ieri durante la sua conferenza stampa annuale al Cremlino, ribadendo che Mosca farà di tutto per sviluppare i rapporti con Ankara. Il presidente della Federazione Russa ha inoltre sottolineato l’importanza della cooperazione fra Turchia, Russia e Iran per la soluzione della crisi siriana. La liberazione di Aleppo, russian-president-vladimir-putin-believes-that-russia-should-create-its-own-national-rating-agency-he-said-at-the-annual-news-conference-on-fridaysecondo le parole del presidente, è stata “l’operazione umanitaria più grande della storia, resa possibile grazie alla Russia“.

Appare comunque evidente che l’omicidio di Karlov si è consumato in un clima di tensione che mostra quanto l’ostilità anti-russa sia radicata in Turchia proprio in quelle frange che hanno costituito lo zoccolo duro del consenso dava Erdogan. Meno di una settimana prima dell’assassinio di Karlov, il 13 dicembre, i Consolati Generali di Russia e Iran a Istanbul e la stessa Ambasciata russa di Ankara sono stati quasi presi d’assalto da folle di manifestanti che issavano le bandiere dell’Esercito Libero Siriano e intonavano slogan contro Putin e Assad. Il fatto che in tale clima non si sia provveduto a un rafforzamento delle misure di sicurezza in occasione dell’uscita pubblica mosca-dice-addio-a-karlov-ma-ira-putin-tuttaltro-che-sepoltadell’Ambasciatore russo è eloquente della fragilità del sistema turco e della scarsa fiducia che Mosca gli riserverà.

Insomma tempo fa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva invitato la Russia a “non giocare con il fuoco“, ci sembra però che con “il fuoco” ora ci stia “giocando” lui e con altissime probabilità di bruciarsi politicamente, soprattutto se non riuscirà a fare chiarezza nelle posizioni internazionali assunte dal suo Paese.

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Gli interventi su alcune TV italiane del vicedirettore di Eurasia News, Evgeny Utkin, sull’assassinio di Andrej Karlov





 

 

 

 




VERTICE DI VIENNA: TORNA LA GUERRA FREDDA?

Vienna (A) – Cessazione immediata delle ostilità, accessi umanitari alle città assediate, impegno per la transizione politica: sono i punti salienti del vertice di Vienna sulla Siria, che tra mille difficoltà ha cercato di rilanciare il negoziatoSiria: iniziata a Vienna riunione 'gruppo sostegno' e di ripristinare un concreto cessate il fuoco alla luce delle numerose violazioni delle ultime settimane. “La sfida è ora tradurre in atti concreti questa intesa“, ha sottolineato il segretario di Stato Usa, John Kerry, in conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, e l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura. “Occorre ridare slancio ai negoziati siriani, questa è la crisi più drammatica degli ultimi anni“: ha incalzato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine dei lavori.

Il documento finale, dove spicca l’impegno per avviare la transizione politica e la riforma costituzionale, invita le parti a tornare al negoziato. Il monitoraggio del cessate il fuoco verrà effettuato dall’Onu con cadenza settimanale. Le violazioni finiranno sul tavolo del Consiglio di sicurezza, pronto ad ampliare le pressioni sui belligeranti. C’è poi il sostegno all’inviato Il segretario di Stato Usa, John Kerry, e il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentilonispeciale Staffan de Mistura a ragionare con Iran e l’Arabia Saudita e a riavviare i negoziati. La responsabile della politica estera dell’Ue Federica Mogherini, in questo quadro e su richiesta Onu, ha incontrato la delegazione di Damasco, il primo faccia a faccia tra l’Ue e il governo di Assad dall’inizio del conflitto.Sul fronte umanitario, le grandi potenze riunite a Vienna si sono dette d’accordo sulla ripresa dell’accesso degli aiuti umanitari nelle città assediate, strette in una morsa che per de Misturaricorda le tecniche del Medio Evo“. Ovvero privare gli assediati di acqua, cibo, medicine. Se non verrà consentito l’accesso degli aiuti, il Programma Mondiale Alimentare interromperà le forniture via terra e metterà in campo ponti aerei e aiuti paracadutati. Gli analisti sottolineano tuttavia che si tratta di una extrema ratio, perché le organizzazioni sul campo privilegiano la via terrestre, anche per controllare con maggiore efficacia i destinatari degli aiuti stessi.AUSTRIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACY

Al Vertice non sono mancate le scintille tra Stati Uniti e Russia. Il presidente siriano Bashar al Assad e i “suoi sostenitori” non saranno “mai al sicuro” se non ci sarà la pace in Siria“, ha tuonato Kerry. Se Assad pensa di non ottemperare all’impegno per la transizione politica “si mette in una situazione pericolosa“. Lavrov ha risposto ribadendo la linea di Mosca:le sanzioni decise dagli Usa e dall’Ue “hanno aggravato la crisi umanitaria“. La Russia sostiene “la lotta al terrorismo non il presidente Assad, non difendiamo nessuno personalmente“. L’accordo di Vienna ora dovrà fare i conti con i campi di battaglia, dove le fazioni in lotta sembrano sempre più schegge impazzite e il sangue continua a scorrere a fiumi.

Mogherini ha apprezzato iniziativa della Russia sul vertice di Vienna con UE, ONU e USAMa a margine del vertice di Vienna, sulla questione “sanzioni” alla Russia (del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, alle dichiarazioni di Federica Mogherinicommissario europeo per gli Affari esteri – sulla possibilità di estendere appunto le sanzioni dell’Occidente contro la Russia in connessione con il fallimento degli accordi di Minsk: “La parte russa – ha detto Peskov non discute la questione delle sanzioni. Questo non è un argomento all’ordine del giorno. La Russia non è mai stata l’iniziatore della marginalizzazione delle relazioni con i vari Paesi. Siamo sempre dispiaciuti quando Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskovosserviamo restrizioni volontarie che i Paesi impongono nei confronti di se stessi, in relazione ai rapporti con la Russia”.

Ad inasprire ulteriormente il clima per niente idilliaco tra Russia e USA, ha sicuramente contribuito lo scorso 12 maggio,  l’inaugurazione da parte americana della loro nuova base missilistica a Deveselu in Romania. Il vecchio aeroporto sovietico è stato interamente ristrutturato con un investimento di 800 milioni di dollari e ora ospita il sistema di difesa missilistico Aegis Ashore, la versione terrestre del sistema antimissile navale Aegis. Il complesso, già operativo, comprende infrastrutture di sorveglianza radar e lanciatori verticali per 24 missili Standard SM-3 Block IB coordinati da una centrale operativa in grado di individuare missili balistici intercontinentali lanciati dalla Russia occidentale e diretti sugli Stati Uniti. Non si tratta solo di uno «scudo Missili Usa in Romania e Polonia a Deveseluspaziale» ma anche di un sistema di attacco: la stessa base è in grado di gestire e guidare anche missili cruise Tomahawk – eventualmente dotati di testate nucleari – che ora possono minacciare installazioni civili e militari nella Russia sudoccidentale, inclusa la Crimea. Il giorno successivo è iniziata la costruzione di un analogo sistema in territorio polacco. Si prevede che diventerà operativo entro il 2018 completando così il Complesso Europeo di Difesa Antimissili Balistici (BMD).

Entrambe le mosse americane sono giudicate ostili verso Mosca e in violazione del Trattato del 1987 sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio che proibisce esplicitamenteIl sistema di difesa antimissilistica nella base rumena di Deveselu il dispiegamento a terra di missili cruise con una tangenza operativa compresa fra 500 e 5500 km. Per questo Viktor Ozerov, capo del Comitato Nazionale sugli Armamenti nella Camera Alta del Parlamento Russo, ha ventilato la possibilità che la Russia possa abbandonare il tavolo dei negoziati per il rinnovo del Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (START).

Ma chi si aspettava proteste esclusivamente diplomatiche è già rimasto deluso: la Russia ha sparigliato le carte iniziando i lavori per la realizzazione di un sistema missilistico completamente asimmetrico ma al contempo più economico rispetto al BMD. Diventerà anch’esso operativo entro il 2019 e prende il nome da «Barguzin»: il forte vento dell’Est che soffia sopra il Lago Baikal e che porta il nome del fiume che vi sfocia.

Mosca inchioda Washington alle sue gravi responsabilitàSi tratta di un sistema di missili da combattimento montati su convogli ferroviari: un «treno nucleare» che ospita sei missili balistici intercontinentali di ultima generazione RS-24 «Yars». Ogni missile ospita quattro testate termonucleari con una potenza esplosiva totale compresa fra 0,4 e 1,2 Megaton (da 33 a 100 volte la potenza della bomba A di Hiroshima). Le versioni più avanzate possono distribuire testate termonucleari su bersagli distanti fino a 11.000 km con una precisione di 100 metri. Le testate sono in grado di manovrare per evitare i missili antimissile lanciati per abbatterle. In pratica, ogni treno del sistema Barguzin, da qualsiasi punto della Russia, sarà in grado di distruggere 60 città o installazioni militari sull’intero territorio degli Stati Il treno nucleare del sistema MolodetsUniti.

In realtà, l’idea non è completamente nuova: la Russia disponeva di 12 treni nucleari del sistema «Molodets» (in russo: «bravo ragazzo») smantellati dopo il trattato Start 2. Ma quello che rende veramente micidiali i nuovi treni nucleari è che, a differenza dei più potenti ma meno precisi e più onerosi sistemi precedenti, i treni Barguzin sono perfettamente mimetizzati da convogli merci. Anche l’emissione infrarossa è stata studiata in modo da simulare quella di un innocuo vagone frigorifero, ma dotato Top diplomats from Russia, the United States, Europe, and the Middle East will meet once again in Vienna on May 17 in an effort to salvage Syrian peacedi un sistema completamente autosufficiente per alcuni mesi studiato in modo da ingannare tanto i satelliti spia quanto gli osservatori sul terreno e percorrere fino a 1000 km al giorno all’interno degli 85.000 km di binari che compongono la rete russa.

Lo scenario può avere effetti pesanti anche per l’Italia e le ultime novità non promettono sviluppi positivi per lo sviluppo delle nostre imprese.

                                                                                                                                                                         RED