Dmitry Medvedev: esiste il pericolo di nuovi virus non solo di origine naturale

Il vice capo del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ritiene che nel mondo potrebbero emergere nuovi virus “non solo di origine naturale ma anche artificiale“. È intervenuto all’apertura della riunione del presidium del Consiglio presidenziale per la scienza e l’istruzione.

I nuovi virus possono essere non solo di origine naturale, ma anche artificiale“, ha affermato Medvedev, sottolineando che la Russia, come molti altri paesi, segue attentamente ciò che accade in questo campo. Ha anche ricordato le preoccupazioni della Russia riguardo all’attività biomilitare statunitense nello spazio post-sovietico.

Medvedev ha sottolineato che il Pentagono ha creato dozzine di biolaboratori e centri specializzati in tutta la Russia.

Nonostante la retorica e le assicurazioni secondo cui tutta questa attività è puramente scientifica o mirata a mantenere il benessere epidemiologico della popolazione, sappiamo che questo non è del tutto vero, per usare un eufemismo. È ovvio che durante lo speciale sono state ottenute le prove dell’operazione militare di questa attività ostile“, ha detto Medvedev.

Ha invitato a prestare la massima attenzione possibile a questo tipo di minacce esterne e a garantire la preparazione tecnologica della Russia all’emergenza e alla diffusione di eventuali nuove infezioni.

Il governo ha preparato la sua versione del più importante progetto di innovazione di importanza nazionale. Dovrebbe essere il più possibile collegato all’elenco delle istruzioni presidenziali, nonché al concetto proposto dal gruppo consultivo sullo sviluppo scientifico e tecnologico Il documento dovrebbe essere il più pertinente possibile e tenere conto di tutti i possibili rischi e minacce“, ha affermato Medvedev.

Medvedev ha poi ricordato che il presidente ha dato istruzioni per sviluppare questo progetto nel 2021 e che il progetto prevede la creazione di una piattaforma tecnologica e di ricerca russa, “che dovrebbe consentire una risposta rapida all’emergere e alla diffusione di nuove infezioni“.

Si parla molto di questo. Sembra che la situazione Covid sia chiara, ma resta da vedere cosa accadrà dopo. Dobbiamo essere pronti. Pertanto, questo lavoro e la sua continuazione sono estremamente importanti per lo Stato“ha infine concluso il vice capo del Consiglio di sicurezza russo .

RED




La Russia resta il primo paese al mondo ad avere eseguito autopsie su pazienti Covid

Fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, l’OMS è stato chiaro: vietato eseguire autopsie sui cadaveri marchiati Covid.

L’Italia si è adeguata con prontezza a questo ordine calato dall’alto, assolutamente privo di fondamenti scientifici. Il Ministero della Salute ha infatti proibito agli ospedali italiani di fare autopsie, suggerendo invece di bruciare i corpi “per evitare contagi”; tra l’altro in questo modo non sarebbero più stati disponibili per un eventuale esame post mortem in tempi successivi, ma chi lo fa notare viene come al solito definito complottista.

Faccio un piccolo appunto di carattere sanitario: se la medicina moderna riesce a diagnosticare e trattare sempre più patologie, che un tempo avevano esito sfavorevole, è anche grazie all’esecuzione delle autopsie, che permettono al patologo di constatare i danni e capire l’evoluzione della malattia, in modo da poterne studiare il miglior protocollo di cura. Non serve una laurea in medicina per capirlo, quindi poteva arrivarci benissimo anche il Ministro della Salute, l’intoccabile Roberto Speranza dalla mente letargica e lo sguardo diversamente sveglio, che effettivamente medico non è, ma ci impone misure demenziali perché così gli è stato detto di fare.

Molti dottori italiani si sono ribellati a questo ordine criminale assai dannoso, ma come spesso succede nel nostro paese, non sono stati minimamente considerati, quando non addirittura zittiti e oscurati dai media.

Diametralmente opposta la situazione in Russia, dove non comandano enti finanziati da Big Pharma, ma la tutela della salute pubblica è sotto controllo statale, pertanto ben lontana da eventuali interessi di tipo privato (non a caso i prezzi dei farmaci e delle visite sono molto più bassi che da noi).

La Federazione Russa è quindi il primo paese al mondo ad eseguire l’autopsia su un cadavere Covid-19, secondo le indicazioni del Ministero della Salute russo, che ne descrive la corretta procedura in base al protocollo denominato “Sicurezza del lavoro con microrganismi dei gruppi I-II di patogenicità (pericolo)“, che prevede l’adozione di indumenti protettivi, tipo “tuta antipeste di tipo 2“, e la procedura in totale sicurezza per la raccolta di materiale, oltre al corretto smaltimento dei rifiuti.

Nel reparto patologico viene effettuato un esame istologico con lo studio di tutti gli organi principali, una descrizione dettagliata dei cambiamenti morfologici, con particolare attenzione ai cambiamenti negli organi dell’apparato respiratorio. Se necessario, si utilizzano macchinari e metodi di ricerca aggiuntivi. Tutti i cambiamenti morfologici significativi dal punto di vista diagnostico dovrebbero, se possibile, essere registrati utilizzando la ripresa tramite foto o video. I campioni di ogni organo vengono prelevati per l’esame istologico.

Spiego questo non per fare un trattato di anatomopatologia spiccia, ma per far capire come sia effettivamente possibile eseguire esami post mortem senza rischi per il personale sanitario coinvolto; i protocolli giusti esistono, basta volerlo e saperlo fare. Aggiungo a titolo di cronaca che non si segnalano patologi russi morti di Covid trasmesso da cadavere.

Le linee guida del Ministero della Salute russo evidenziano anche l’importanza , quando si formula una diagnosi patologica, di differenziare la morte del soggetto “per covid” da quella “con covid“, cosa che in Italia, anche dopo più di un anno, pare non voglia proprio entrare nelle teste corredate di cervello mononeuronico dei politicanti e pseudo virologi da salotto, che non arretrano neanche di fronte all’evidenza dei tanti morti che si potevano (e dovevano) salvare, e continuano imperterriti a terrorizzare la gente dall’alto dei loro scranni televisivi, snocciolando numeri relativi a positivi, decessi e contagi palesemente assurdi e oramai poco credibili.

Dopo approfondite indagini, è stato quindi scoperto che nei pazienti deceduti la causa non era polmonite, ma coagulazione sistemica. I vasi sanguigni erano infatti dilatati e pieni di coaguli, che impedivano il flusso sanguigno e riducevano anche il flusso di ossigeno fino a portare alla morte. In contrasto con le linee guida dell’OMS, gli esperti russi hanno quindi cambiato i protocolli di trattamento, iniziando a somministrare ai pazienti Covid l’acido acetilsalicilico (la classica Aspirina) dagli effetti anticoagulanti, assieme a farmaci antibiotici ed anti-infiammatori.

Di conseguenza, le persone hanno iniziato a guarire e gli ospedali a vuotarsi, dimostrando al mondo che la malattia da Covid-19 si può curare; alcuni scienziati russi affermano inoltre che i ventilatori e un’unità di terapia intensiva non sono mai stati necessari“. Mi sento di dar loro ragione, visto che i molti, troppi morti italiani, sono stati spesso uccisi non dal patogeno chiamato Covid ma dalle cure sbagliate, in particolare la ventilazione che ha creato danni irreversibili al tessuto polmonare, bruciando letteralmente gli alveoli. Ciò che va curato è innanzitutto l’infiammazione, e abbiamo visto che i farmaci ci sono.

Il Ministero della Salute russo dichiara quindi che: “Il Covid-19 non esiste come virus, ma piuttosto come un batterio che è stato esposto alle radiazioni e causa la morte umana per coagulazione nel sangue“. Una affermazione che fa riflettere, da parte di una fonte autorevolissima, e che trova ulteriore riscontro nell’utilizzo efficace degli antibiotici nel nuovo registro di cura.

L’omologo Ministero italiano continua invece a prescrivere “Tachipirina e vigile attesa“, arrivando addirittura a proibire le cure domiciliari, minacciando provvedimenti verso quei medici coscienziosi che non si allineano al Nuovo Ordine Sanitario. L’atteggiamento del Ministro Speranza e dei suoi lacché appare molto pericoloso nella sua ostinata perseveranza verso un protocollo sbagliato, che ha ucciso e rischia di uccidere ancora… tutto ciò, dopo oltre un anno, non è più ammissibile.

Eva Bergamo

 




La Repubblica di San Marino più veloce dell’Italia: acquista il vaccino russo Sputnik e le prime dosi sono già arrivate

Ad annunciare la notizia è la stessa Ambasciata della Federazione Russa in Italia, che in una nota scrive: “Il 23 febbraio nella Repubblica di San Marino è arrivata la prima parte della consegna del vaccino anti COVID russo Sputnik V. L’accordo tra il governo della Repubblica di San Marino e il Russian Direct Investment Fund è diventato un’altra testimonianza della cooperazione tradizionalmente solida e costruttiva tra i due Paesi. La Repubblica di San Marino è diventato il 30° Paese nel mondo che ha riconosciuto l’efficacia del medicinale russo per la profilassi della infezione da coronavirus.

Come recita il comunicato, con la Repubblica di San Marino salgono a 30 i Paesi ad aver approvato – con procedura di autorizzazione all’uso di emergenza – il vaccino anti-Covid Sputnik V. Ad affermarlo il Russian Direct Investment Fund. Il vaccino è stato approvato in Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, UAE, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Bosnia Herzegovina, Libano, Myanmar, Pakistan, Mongolia, Bahrain, Montenegro, Saint Vincent e Grenadines, Kazakhstan, Uzbekistan e Gabon.

Il Fondo Sovrano Russo (RDIF) presenta poi una lista di vantaggi dello Sputnik, tra cui l’efficacia del 91,6% “come confermato – si legge nella nota (vedi allegato) – dai dati pubblicati in Lancet”, la maggiore durata dell’immunità, la mancanza di effetti negativi a lungo termine, la temperatura di conservazione – che va dai 2 agli 8°C – e il costo di 10 dollari a dose.

La Repubblica di San Marino aveva deciso nei giorni scorsi, di ricorrere al vaccino russo Sputnik V per cominciare la vaccinazione di massa che ancora sul Titano non era partita nemmeno per gli operatori sanitari e aveva deciso di farlo senza attendere l’autorizzazione della Commissione europea.  “Al momento è impossibile trovare nel mercato ufficiale vaccini che siano già approvati dall’Ema, al di fuori del canale con la Commissione europea. Quindi abbiamo deciso di percorrere anche la strada dello Sputnik per un quantitativo limitato, il 15% del fabbisogno sammarinese”. Così a margine di una conferenza stampa il segretario di Stato per la Salute della Repubblica di San Marino, Roberto Ciavatta, aveva giustificato il ricorso al siero russo. Il Titano non aveva inteso pertanto, aspettare l’approvazione dell’Ema sullo Sputnik V. “Abbiamo la necessità di partire con la vaccinazione essendo di due mesi in ritardo rispetto agli altri Paesi europei”, aveva aggiunto Ciavatta.

Dall’Italia non sono ancora arrivate le dosi previste dall’accordo con l’Unione europea. Il Congresso di Stato sammarinese aveva insistito anche sugli “ottimi rapporti” con Roma e Bruxelles. Alla domanda se il governo si sentiva di fare comunque un appello all’Italia affinché invii nel più breve tempo possibile le dosi previste, il segretario per gli Affari Esteri di San MarinoLuca Beccari, risponde: “Non ritengo necessario fare questo appello”, perché “abbiamo appreso che gli ultimi passaggi amministrativi dovrebbero essere completati, quindi credo che dalle prossime settimane avremo anche i vaccini del canale italiano”.

Tra le note, va registrato il timore di alcuni regioni italiane limitrofe, che temono un “esodo” verso San Marino, a tal punto che l’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia RomagnaRaffaele Donini, si è sentito “in dovere” di avvertire i suoi cittadini, sottolineando: “Ricordo che per ora il vaccino russo non ha ottenuto alcuna validazione da Aifa – l’ente regolatorio italiano – e quindi per noi, in questa fase, non può rappresentare un vaccino somministrabile”. 

La replica di San Marino non si è fatta ovviamente attendere: “non essendoci a San Marino un ente regolatorio per la distribuzione dei farmaci, lo stesso segretario di Stato per la Salute della Repubblica di San Marino, Roberto Ciavatta, ha replicato all’altolà di Donini, spiegando che “San Marino da tempo usa farmaci privi dell’autorizzazione di Aifa. Ci affidiamo ai dati scientifici, che sono molto buoni per lo Sputnik. Non parliamo un vaccino ‘non autorizzato’ da Ema, ma che non ha ancora chiesto l’autorizzazione a Ema“.

“RED

 




Anche la Merkel apre alla diffusione in Europa del vaccino russo Sputnik V

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, rispondendo ad una domanda sullo Sputnik V, il vaccino russo anticovid, ha dichiarato nei giorni scorsi:  “Se il vaccino sarà approvato dall’Ema, potremo parlare di accordi sulla produzione e anche dell’uso”. Merkel ha sottolineato di aver offerto attraverso il Paul Ehrlich Institut la Russia, supporto nello sviluppo del vaccino. “Al di là delle differenze politiche che sono ampie, possiamo certamente lavorare insieme in una pandemia, in un settore umanitario”, ha spiegato la cancelliera.

Il vaccino “Sputnik V sarà presto uno dei vaccini più diffusi e accettati del mondo: la prossima settimana una prestigiosa rivista ‘peer-reviewed’ europea pubblicherà i risultati della fase 3 e sarà chiaro a tutti la bontà del lavoro svolto”. Lo ha detto l’amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (RDIF), Kirill Dmitriev, in un incontro con la stampa. “Molti Paesi europei sono interessati e, come sapete, stiamo discutendo con la Germania l’opportunità di produrre il vaccino localmente”.

Un gran numero di persone che hanno cercato di mettere lo Sputnik V in luce negativa sono in realtà a corto di argomenti. Credetemi, sarà l’ultimo argomento quando apparirà la pubblicazione nella rivista medica già la prossima settimana”, ha aggiunto Dmitriev. Secondo il capo del fondo sovrano, la decisione dell’Ungheria di approvare lo Sputnik è «molto importante» ma per certi versi lo è ancor di più quella degli Emirati Arabi Uniti, giunta sempre oggi. “Gli Emirati hanno uno dei sistemi sanitari migliori al mondo e per di più hanno condotto degli studi clinici sullo Sputnik in loco, coinvolgendo persone da 26 nazioni». Per quanto riguarda l’Ue, Dmitriev ha precisato che «stiamo lavorando molto con le ambasciate europee, dato che ne abbiamo vaccinate molte, e abbiamo un buon dialogo con gli ambasciatori europei, e loro capiscono che lo Sputnik è sicuro ed efficiente”.

Anche Belgrado ha avviato trattative con la parte russa per la produzione in Serbia del vaccino Sputnik V. Lo ha detto il ministro serbo per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico Nenad Popovic, che oggi in Russia, nella regione di Vladimir ha visitato uno dei principali impianti produttivi del vaccino Sputnik V. Accompagnato da ricercatori e responsabili del ministero della sanità, il ministro – come riferito dai media a Belgrado – ha avuto incontri con la dirigenza del gruppo ‘Generium’, che si è detta disponibile a consentire l’avvio della produzione del vaccino russo in Serbia. Popovic ha detto che ad oggi lo Sputnik V, fuori dalla Russia, si produce solo in Kazakhstan. Quello russo è uno dei tre vaccini che vengono somministrati in Serbia, con il Pfizer-BioNTech e Sinopharm.

RED




Il commissario italiano Domenico Arcuri: “non è sbagliato comprare i vaccini dalla Russia”

Milano – Il super commissario italiano CovidDomenico Arcuri, nei giorni scorsi, si è collegato con la trasmissione condotta dal giornalista Paolo Del Debbio, Dritto e rovescio su Rete 4, dopo aver annunciato l’intenzione di querelare proprio il padrone di casa. L’uomo scelto dal premier italiano Giuseppe Conte cerca di approfittare della vetrina televisiva per discolparsi dalle accuse che gli stanno piovendo sulla testa sui vaccini.

Arcuri dice che le siringhe ci sono e che basta fare un pò più di fatica. Che i medici stanno esagerando con queste dichiarazioni e che dovranno semplicemente adeguarsi al materiale arrivato. Poco importa che stia parlando di un vaccino mai utilizzato e che tutti i medici suggeriscono di somministrarlo con la massima precisione. La notizia poi, è quella che gli tira fuori Del Debbio. Angela Merkel  promotrice di una Europa buona e cara si è già adoperata nel reperire le dosi di vaccino necessarie in Russia da Putin. Del Debbio pone giustamente sul tavolo la questione: “Se non abbiamo vaccini a sufficienza li compriamo anche noi dalla Russia?“.  Arcuri incalzato sembra titubare, ma risponde sibillino: “La salute degli italiani viene dapprima, non è sbagliato comprarli dalla Russia“.

RED




Anche S7 Airlines riprende ad operare voli settimanali dall’Italia per Mosca

La compagnia russa S7 Airlines ha comunicato l’inizio ad operare voli settimanali dall’Italia per Mosca (Aeroporto Domodedovo): da Roma il martedì (dal 29 dicembre) e da Milano il mercoledì (dal 30 dicembre). Questi gli orari:

S7 3622 Roma 13:55 – Mosca 19:45

S7 3621 Mosca 11:00 – Roma 12:55

S7 3634 Milano 14:15 – Mosca 19:50

S7 3633 Mosca 11:35 – Milano 13:15

I biglietti per i voli sono disponibili in tutti i canali di vendita e sul sito web www.s7.ru

E’ possibile anche trovare ulteriori informazioni più accurate sui voli, prenotare e acquistare biglietti chiamando il contact center della compagnia aerea al numero 8-800-700-07-07 (gratuito in Russia).

I voli da Mosca verso l’Europa sono consentiti ai cittadini del paese di destinazione, dei paesi dell’Unione Europea e dell’Accordo di Schengen, o con un permesso di soggiorno secondo le regole, che si possono trovare sul sito www.s7.ru nella sezione “Voli internazionali“.

I biglietti aerei per i voli dall’Europa a Mosca possono essere acquistati dai cittadini russi, così come dai cittadini stranieri che hanno il diritto di entrare nella Federazione Russa. Prima di imbarcarsi su un volo, gli stranieri devono presentare agli ufficiali di controllo un certificato di esito negativo di un test PCR per il coronavirus con un periodo di validità non superiore a 72 ore.

La S7 Airlines si riserva il diritto di non consentire il volo ai passeggeri che non soddisfano le condizioni di trasporto specificate.

RED

 

 

 

 

S7_Airlines начинает выполнять рейсы из Италии в Москву.

S7 Airlines начинает выполнять еженедельные рейсы из Италии в Москву (аэропорт Домодедово): из Рима по вторникам (с 29 декабря) и из Милана по средам (с 30 декабря)

S7 3622 Рим 13:55 – Москва 19:45
S7 3621 Москва 11:00 – Рим 12:55

S7 3634 Милан 14:15 – Москва 19:50
S7 3633 Москва 11:35 – Милан 13:15

Билеты на рейсы доступны во всех каналах продаж и на сайте www.s7.ru

Узнать точную информацию о рейсах, забронировать и купить билеты можно также по телефону контактного центра авиакомпании 8-800-700-07-07 (звонок по России бесплатный).

Перелет на рейсах из Москвы в Европу разрешен гражданам страны назначения, стран Европейского союза и Шенгенского соглашения или с видом на жительство согласно правилам, ознакомиться с которыми можно на сайте www.s7.ru в разделе «Международные перелеты».

Приобрести авиабилеты на рейсы из Европы в Москву могут граждане России, а также иностранные граждане, которые имеют право на въезд в РФ. Иностранцам до посадки на рейс необходимо предъявить сотрудникам контроля справку об отрицательном результате ПЦР-теста на коронавирус со сроком действия не более 72 часов.

S7 Airlines оставляет за собой право не допустить к перелету пассажиров, которые не удовлетворяют обозначенным условиям перевозки.




Smartland: dalla Lombardia la ripartenza per il Paese ma dal Governo italiano, solo “misure frammentarie, non risolutive e non compensative”

Fari puntati ieri 3 dicembre sulla Lombardia, con l’evento digitale “Smartland – Dalla Lombardia la ripartenza per il Paese” organizzato dal Sole 24 ORE, in partnership con Regione Lombardia, Confindustria Lombardia e Fondazione Fiera Milano.

Il convegno digitale ha fatto il punto sul territorio lombardo e sulla sua situazione economica attuale; al centro del dibattito tra istituzioni e imprese gli strumenti a sostegno delle imprese, l’export come driver strategico per ridare slancio alla crescita economica e il sistema fieristico, ulteriore asset per la ripresa economica e sociale del Paese.

Ad aprire i lavori è stato il saluto del Direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, che ha lanciato subito l’intervento di apertura del Presidente della Regione LombardiaAttilio Fontana: “Siamo chiamati, oggi, a fare scelte che incideranno sul nostro domani in maniera irreversibile. Per questo motivo serve elaborare una visione che abbia come traguardo la regione dei prossimi 30 anni, individuando quei settori strategici in cui investire risorse e programmare riforme. Noi abbiamo selezionato alcuni temi chiave: digitalizzazione della pubblica amministrazione; investimenti in ricerca e sviluppo, valorizzando il ruolo di Regione quale facilitatore d’innovazione sul territorio e presso le PMI; sostenibilità, preferendo alle politiche del bonus programmi di più ampio respiro, ad esempio sulla rigenerazione urbana; formazione, colmando quel gap tra la domanda e offerta sul mercato del lavoro soprattutto con riferimento alla formazione professionale qualificata. Con il Recovery Fund ha proseguito Fontana – l’Italia ha un’occasione preziosa per disegnare un Rinascimento economico, sociale e culturale. Ritengo tuttavia fondamentale che le Regioni siano coinvolte nella fase programmatoria per l’utilizzo dei 209 miliardi assegnati affinché sia costruita una proposta concreta per il futuro del nostro Paese. La Lombardia – ha precisato il Governatore della Lombardia – ha già elaborato un proprio progetto di utilizzo dei fondi che valorizza i seguenti settori: digitalizzazione, transizione verde, rigenerazione urbana e attrattività. Questa è la nostra direzione. Questa è l’idea di Smartland a cui guardiamo”, ha concluso Attilio Fontana.

Critico nei confronti del Governo e delle misure per gli indennizzi alle imprese il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che nel suo intervento a Smartland sottolinea come “solo adesso il Governo sembra rendersi veramente conto di dover indennizzare le imprese; lo sta facendo con misure frammentarie e non risolutive e non compensative della voragine che si è aperta nei bilanci del 2020. Mentre era necessario farlo dall’inizio” ha continuato il Presidente di Confindustria: “Sarebbe bastato chiedere alle imprese quali fossero i problemi da risolvere per scoprire che è mancata la copertura dei costi fissi rispetto alle minori entrate generate dalle restrizioni amministrative. E la soluzione non è ricorrere al debito“. Grande capacità di resilienza hanno dimostrato di avere le imprese lombarde di fronte a una crisi senza precedenti. Lo ha confermato Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia, che ha sottolineato come la Lombardia nel 2020 abbia dovuto fronteggiare “non solo lo tsunami Covid ma anche il rischio di compromettere la sua forte propensione manifatturiera, la libertà economica, la collaborazione pubblico-privato e le radici fortemente radicate sui territori ma aperte al mondo e all’internazionalizzazione. La Lombardia ha però resistito prima e reagito dopo – ha affermato Bonometti – mostrato resilienza e capacità di ripensarsi, grazie anche a dimostrazioni concrete di responsabilità sociale da parte delle imprese. Proprio dall’input dell’industria lombarda si è avviato un confronto con sindacati e governo per la creazione del primo protocollo anti-Covid sui luoghi di lavoro per tutelare l’occupazione e la sopravvivenza delle fabbriche; la disponibilità immediata del comparto sanitario privato ad affiancare il sistema sanitario regionale ha consentito di alleggerire il peso dell’emergenza sul settore pubblico. Questi esempi concreti, – ma potrei anche citare la riconversione delle produzioni, i gesti di solidarietà di cui si sono rese protagoniste le aziende e il contributo che il manifatturiero sta dando per tenere economicamente in vita l’Italia -, sono le fondamenta sulle quali costruire la Lombardia del futuro post-Covid”, ha concluso Bonometti.

Smartland è poi entrato nel vivo del convegno con un momento di confronto sugli strumenti messi a disposizione delle imprese da parte di istituzioni e istituti bancari per uscire dalla crisi e ripartire nel 2021. Ne hanno discusso insieme a Bonometti, Ambrogio Carzaniga, Socio e Vicepresidente di Fimer S.p.A e Tito Nocentini, Direttore Regionale Lombardia di Intesa Sanpaolo, che nel 2020 ha sostenuto famiglie e imprese con finanziamenti fino a 30 mila euro per un volume complessivo di 600 milioni, mentre i finanziamenti oltre i 30 mila euro valgono circa 4 miliardi. Complessivamente, il sostegno finanziario alla Lombardia da parte di Intesa Sanpaolo è ammontato a circa 7 miliardi di euro. Altro settore affrontato è stato quello del sistema fieristico. Sulla ripresa del comparto Enrico Pazzali, Presidente di Fondazione Fiera Milano, ha dichiarato che le fiere del prossimo futuro “potranno essere diverse da quelle cui eravamo abituati; dovremo integrare le manifestazioni “fisiche” con le tecnologie digitali che ci hanno supportati in questi mesi; diventerà indispensabile la partnership tra virtuale e reale. Di certo la fiera “in presenza” continuerà a costituire un elemento imprescindibile del nostro settore. Ne abbiamo avuta conferma anche durante un recente incontro dell’UFI, Unione delle Fiere Internazionali, dal quale è emerso che tutti i principali attori mondiali del nostro settore aspettano con ansia il momento di tornare a organizzare manifestazioni nei padiglioni con le presenze degli espositori e dei visitatori. “Fiera Milano – ha ricordato Pazzaliin realtà, era già ripartita a settembre con mostre in presenza. I numeri ci stavano confortando. Poi gli eventi hanno costretto Fiera Milano SpA a fermarsi ancora e a tornare anche al virtuale; ma dai primi mesi del 2021 Fiera Milano ricomincerà con la filiera del fashion system; per settembre sono state già fissate le date del Salone del Mobile 2021. E’ dunque un grande segnale di ottimismo quello che viene da Fiera Milano – ha fatto sapere il Presidente – che ogni anno fa convergere sull’intero sistema economico di Milano e della Regione Lombardia ricadute valutate intorno agli 8 miliardi di euro. Con la capacità collaudata di fare sistema tra privati e istituzioni messa in campo proficuamente in questi primi cento anni di storia della Fiera di Milano, forniremo il migliore contributo come sistema fieristico milanese alla ricostruzione e rigenerazione dell’economia del nostro Paese e delle imprese.

RED




STREAMING E MOLTO ALTRO PER GLI ULTIMI APPUNTAMENTI DELLA STAGIONE ARTISTICA 2020 DEL TEATRO FILARMONICO

Verona – Si rafforza l’impegno di Fondazione Arena nella promozione della grande musica con la diffusione in streaming dei concerti chiusi al pubblico a seguito dei decreti per la gestione dell’emergenza Covid. Gli appuntamenti fino al 31 dicembre, oltre che sulla webtv arena.it/tv e sui canali social Facebook e Youtube, saranno trasmessi in chiaro sull’emittente TeleArena, a conferma dell’impegno culturale, sociale ed educativo di Fondazione Arena.

Il Teatro esiste dove c’è pubblico. Dopo un’estate in Arena costellata da “prime volte” in un clima di festa per essere tornati a fare musica dal vivo, il 16 ottobre il Teatro Filarmonico aveva nuovamente aperto le porte ai suoi spettatori. I nuovi decreti, che hanno disposto la chiusura al pubblico delle sale teatrali, non hanno però fermato l’impegno di Fondazione Arena che, prima tra le grandi Fondazioni liriche italiane, si è attivata per offrire online la sua Stagione Artistica.

L’attività streaming, nata da una situazione di contingenza, si è rivelata un’opportunità apprezzata dal pubblico, ma anche dalle maestranze e da tutti i lavoratori, che hanno tratto dalla proposta nuovo entusiasmo e motivazione. L’iniziativa, nata in collaborazione con Anfols Teatri nell’ambito del progetto #apertinonostantetutto, ha così permesso a Fondazione Arena di portare avanti tutte le attività in programma e ha evidenziato la volontà di diffondere la musica che, più di ogni altra forma d’arte, può raggiungere un pubblico quanto più numeroso possibile facendosi portavoce di valori universali.

Il successo è stato davvero inaspettato e i riscontri ricevuti sono stati particolarmente calorosi, così come le visualizzazioni che sono tutt’ora in continuo aumento. Tale operazione non ha però raggiunto una parte delle persone che hanno meno familiarità con l’uso dei mezzi tecnologici utilizzati per fruire degli spettacoli in streaming. Per questa ragione, Fondazione Arena, insieme al Gruppo Editoriale Athesis, ha deciso di utilizzare anche la televisione tradizionale. Nasce così una serie di 4 concerti che saranno trasmessi in chiaro sull’emittente TeleArena per dare la possibilità a tutti di godere di Musica e di Arte.

 “In un momento come questo ci siamo prontamente attivati per restare aperti, davvero nonostante tutto commenta il Sovrintendente e Direttore Artistico, Cecilia Gasdia. “La tutela dei lavoratori e degli Artisti che gli scorsi mesi sono stati così fortemente penalizzati ci ha motivati ad attivare forme alternative di diffusione dei nostri concerti. L’obiettivo primario resta quello di tornare a fare spettacolo quanto prima, in sicurezza, aprendo nuovamente le porte al pubblico. Fino ad allora cercheremo di farci sentire portando la bellezza del nostro lavoro nelle case e in quante più realtà possibili, affinché il potere della musica possa unirci in un messaggio di speranza e di gioia”.

I concerti, in diretta dal Teatro Filarmonico, saranno in onda su TeleArena nelle seguenti date:

  • 13° Concerto su musiche di Beethoven, Chausson, Brahms: sabato 28 novembre alle ore 16.15
  • Un Ballo in maschera (prima parte): sabato 12 dicembre alle ore 16.15
  • Un Ballo in maschera (seconda parte): domenica 13 dicembre alle ore 16.15
  • Concerto di Natale: venerdì 25 dicembre alle ore 16.15
  • Concerto di Capodanno: giovedì 31 dicembre alle ore 21.15, con replica il 1° Gennaio alle ore 10.00.

E grazie alla sensibilizzazione di realtà da sempre attente alla promozione della cultura come Fondazione Cariverona, l’AULSS 9 Scaligera del Veneto, l’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Verona e   Banco BPM, Sponsor Ufficiale della Stagione Artistica al Filarmonico da undici anni, l’iniziativa sarà diffusa capillarmente presso gli ospedali, le RSA, i centri per gli anziani, le strutture per disabili, il carcere, ma anche in scuole ed enti culturali – solo per citarne alcune – dando vita al legame emotivo tra le persone che solo la musica può creare, per affrontare tutti insieme con determinazione le sfide e i cambiamenti di questo delicato periodo storico.

SEI A CASA AL TEATRO FILARMONICO

– appuntamenti –

TELEARENA WEBTV arena.it/tv

E YOUTUBE

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13° concerto

musiche di Beethoven, Chausson, Brahms

28 novembre ore 16.15 27 novembre ore 20.00 28 novembre ore 16.15
 

 

Un Ballo in maschera

 

12 dicembre ore 16.15

(prima parte)

13 dicembre ore 16.15 (seconda parte)

 

12 dicembre ore 20.00 (integrale)

 

13 dicembre ore 20.00

(integrale)

Concerto di Natale 25 dicembre ore 16.15 25 dicembre ore 16.15 26 dicembre ore 16.15
Concerto di Capodanno 31 dicembre ore 21.15

1 gennaio 2021 ore 10.00

31 dicembre ore 21.15 1 gennaio 2021 ore 10.00

 RED




OLIMPIADI INVERNALI 2026: FONDAZIONE MILANO CORTINA, CONFINDUSTRIA LOMBARDIA E CONFINDUSTRIA VENETO SIGLANO DUE PROTOCOLLI D’INTESA

Milano-Cortina – Fare sinergia e attivare il meglio delle eccellenze industriali, creative e sportive delle due regioni che da sole producono oltre il 30% del Pil nazionale in vista delle Olimpiadi invernali del 2026: è questo l’obiettivo dei due protocolli d’intesa siglati da Fondazione Milano Cortina 2026, Confindustria Lombardia, Confindustria Veneto, Assolombarda, Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Belluno Dolomiti.

I protocolli, in vigore fino a luglio 2026, stabiliscono una collaborazione finalizzata a diffondere e promuovere le opportunità derivanti dalla partecipazione alle selezioni di prodotti, servizi e forniture indette dalla Fondazione per assicurare un efficiente ed efficace riuscita dell’evento olimpico.

«Ho sempre sostenuto che la sinergia tra i territori fosse una delle chiavi vincenti dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 – spiega Giovanni MalagòPresidente della Fondazione. – Questi protocolli d’intesa con le due Confindustrie di Lombardia e Veneto rappresentano una conferma di quanto il mondo imprenditoriale sia al fianco di questo grande progetto innovativo e sostenibile che può rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo».

«Le intese che annunciamo oggi dimostrano che i Giochi di Milano Cortina non possono aspettare il 2026 e devono cominciare subito”, dice Vincenzo NovariAmministratore Delegato della Fondazione Milano Cortina 2026. “La nostra sfida è organizzare un grande evento sportivo globale valorizzando le eccellenze locali in un quadro di sostenibilità economica, ambientale, sociale. E senza pesare sulle tasche dei cittadini. Un’occasione di sviluppo imperdibile per i territori Olimpici e una vetrina per l’intero Paese: dimostreremo che oltre alla creatività e al genio, siamo capaci di mettere in campo una solida cultura dell’innovazione e un’organizzazione impeccabile. I due protocolli non sono solo un invito rivolto alle imprese di Lombardia e Veneto perché diventino protagoniste dei Giochi come partner. Essi rappresentano una buona prassi da replicare, un modello per attivare tutte le energie economiche che, in Italia, possono dare e ricevere valore abbracciando questa meravigliosa avventura olimpica».

«Le Olimpiadi Milano Cortina possono rappresentare per la Lombardia una grande opportunità di crescita, di sviluppo, di ammodernamento tecnologico e di valorizzazione dei nostri territori, adeguando anche le infrastrutture necessarie. Le imprese lombarde sono in grado di soddisfare il fabbisogno olimpico con forniture d’eccellenza in tutti le filiere, dalle attrezzature tecniche ai beni e competenze necessari per infrastrutturare e mettere in sicurezza le competizioni olimpiche. Questo darebbe un ulteriore segnale di forza del Made in Italy nel mondo oltre a testimoniare la qualità e la variegata capacità produttiva manifatturiera della nostra regione, con effetti importanti anche in termini di ricaduta economica per tutti i nostri territori» ha dichiarato Marco BonomettiPresidente di Confindustria Lombardia.

Per Enrico CarraroPresidente di Confindustria Veneto: «Oggi iniziamo un percorso olimpico grazie al quale il nostro territorio potrà contare su investimenti reali, attivare nuove sinergie, mettere a fattor comune competenze, beneficiare di grande visibilità. Dobbiamo essere bravi a valorizzare e ottimizzare tutte le opportunità che questi grandi eventi possono innescare. La piattaforma che stiamo creando con questo protocollo ha l’obiettivo di facilitare contatti diretti tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e il sistema produttivo veneto, facendo sì che le nostre imprese siano solo semplici spettatori ma possano partecipare concretamente all’organizzazione delle olimpiadi invernali fornendo beni e servizi che abbiano un valore aggiunto».

I territori che ospiteranno le competizioni olimpiche avranno un ruolo chiave nella preparazione e nello svolgimento dell’evento olimpico e questo ruolo nel medio periodo potrà rappresentare un driver strategico di crescita e sviluppo.

«Gli inglesi lo chiamano call to action, noi lo chiamiamo invito all’azione, ma il significato non cambia. Le Olimpiadi Milano Cortina – spiega Alessandro SpadaPresidente di Assolombarda – rappresentano un volano e un motore di opportunità enorme, un acceleratore che le nostre imprese sono pronte a premere fino in fondo, una chiamata, per le nostre aziende, ad essere parte, con il loro know how, le loro eccellenze, i loro prodotti e servizi, di un evento di portata globale. È un percorso verso le Olimpiadi che ci permette di valorizzare e ulteriormente mettere a reddito l’enorme multisettorialità dei nostri territori e delle nostre eccellenze».

«L’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 ai nostri territori è stata frutto di un gioco di squadra ed è questa la strada sulla quale dobbiamo continuare in vista dell’appuntamento, dando spazio a collaborazioni e sinergie ad ampio spettro per organizzare un’Olimpiade indimenticabile e massimizzarne le ricadute. Il protocollo sottoscritto si inserisce in questa logica e sosterrà le imprese delle nostre province, non solo quelle del comparto turistico ma anche le manifatturiere e le aziende fornitrici di servizi, nell’agganciare le molte opportunità collegate alla preparazione e gestione dell’evento, trasformandolo in un acceleratore di crescita. A questo proposito, non dimentichiamo che siamo anche di fronte ad un’occasione unica per affrontare il nodo nevralgico delle infrastrutture: il loro potenziamento è un obiettivo che non solo il territorio ma il Paese non può mancare» commenta il Presidente di Confindustria Lecco e SondrioLorenzo Riva.

«Il protocollo siglato tra Fondazione e Confindustria è strategico per le nostre imprese: trasparenza e massimo coinvolgimento del territorio sono i punti chiave di questo accordo che mira a costruire un futuro di sviluppo integrato e sostenibile» – afferma Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. «Le Olimpiadi, per il Bellunese, non sono un fine ma il mezzo per trattenere sul territorio le migliori energie, dare certezze ai giovani e fare una seria programmazione. In tutto questo, il mondo dell’impresa – che nella nostra provincia ha sempre fatto la differenza – deve continuare ad avere voce. Non solo le nostre aziende, conoscendo bene il territorio, sanno dove, quando e come agire nel migliore dei modi con rispetto e grande senso di responsabilità sociale. Nel Tavolo istituito dal protocollo, faremo da raccordo con le nostre aziende: oggi più che mai, anche a causa della crisi innescata dal Covid, gli imprenditori non possono perdere nessuna opportunità di crescita. Coinvolgere le imprese del territorio fa bene al territorio. Solo così si può davvero crescere insieme».

Protocollo di intesa Fondazione Milano Cortina

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LE TERRAZZE DI MARCO CIAMPINI, UNA SFIDA CHE SI RINNOVA ALL’INSEGNA DELLA TRADIZIONE

Roma – Nulla è lasciato al caso, dall’acquisto dei prodotti fino al loro impiattamento. Cucina tradizionale ma con un tocco di rivisitazione che non snatura mai i piatti, Marco Ciampini è titolare ed executive Chef della Terrazza Ciampini, incastonata nella splendida cornice verde tra piazza di Spagna ed il Pincio in Piazza Trinità dei Monti, una “riservata tolda di nave sui tetti di Roma”, ma in termini semplici stiamo parlando di un ristorante, bar e lounge. La Terrazza sovrasta Roma, il panorama è mozzafiato, in lontananza spicca San Pietro con la sua illuminazione che si fa particolarmente suggestiva al calar della sera e poi è visibile tra gli altri il Vittoriano e il Pantheon che sembra quasi di poterli toccare. Mangiare qui è anche un tuffo nella storia e nelle bellezze di questa città, ma soprattutto è un richiamo costante alla tradizione, alla cortesia, alla semplicità che non passa mai di moda.

Il cognome che Marco porta è uno di quelli importanti nella ristorazione romana e questo ha un peso non indifferente per lui e per la sua famiglia; a breve faranno ingresso nella attività i suoi due figli Ilaria e Lorenzo, che però, tiene a precisare Marco, “inizieranno con le mansioni più semplici per imparare il mestiere”. Del resto è il minimo  che ci si possa aspettare da parte di chi è alla terza generazione di una delle famiglie storiche romane votate alla ristorazione, cresciuto “in mezzo ai tavoli”, come il titolare stesso ama ricordare. I nonni di Marco, Giuseppe e Francesca Ciampini, fondarono nel 1931 il “Tre Scalini” di piazza Navona e da lì in poi è stato un successo fino ad oggi con le Terrazze di Marco Ciampini, riaperte con coraggio a giugno dopo il Covid e che ospiteranno i romani fino a novembre e  che presto diventeranno tre dalle attuali due. In una c’è la ristorazione, nell’altra la pizzeria immersa in alberi da giardino e nella terza lounge bar e cocktail: prossima apertura marzo 2021. In questo modo l’offerta sarà davvero completa. Affacciarsi dal luogo dove Marco prepara con cura i suoi piatti significa perdersi tra le bellezze che solo una città come Roma è in grado di offrire. Ma il panorama certo non basta per resistere in una realtà complessa e diversificata come quella della cucina romana. Per questo Marco non lascia nulla al caso. Dalla scelta delle materie prime, alla preparazione dei piatti, al menù che si rinnova al cambio delle stagioni. Così famosi sono i tonnarelli cacio e pepe la classica carbonara, dal gusto deciso, le linguine all’astice, la crema di ceci e baccalà e poi la pizza fatta con grani di primissima scelta, infornata dal pizzaiolo…. spalla importante di Marco: c’è quella vegetariana, alla “carbonara”, ai fiori di zucca, fino alla più classica margherita.

Marco è anche  sommelier e in inverno, quando la Terrazza chiude, inizia a girare l’Italia alla ricerca di vigneti particolari e di vini che poi porta a Roma e inserisce nella sua carta. Un posto di assoluto privilegio nel menù lo ricoprono i gelati. Fatti solo ed esclusivamente di materie prime con l’aggiunta di zucchero, nella cucina sostanze chimiche e prodotti non naturali sono assolutamente banditi. E il gusto ringrazia. La nocciola sa di nocciola pura, così come la crema o il cioccolato che non hanno bisogno di altri ingredienti per esaltare l’aroma, frutto di una privilegiata materia prima. Sebbene le sorprese dello chef Marco non finiscono mai e dunque un “semplice” gelato alla crema viene arricchito di fronte al cliente con una goccia di olio extra vergine di oliva, quello al cioccolato con una spolverata di pepe.

Il mio obiettivo resta quello di mantenere la tradizione della mia produzione nel settore del mercato della ristorazione con una distribuzione puntuale e rapida – spiega Marco. La fiducia concessami dalla moltitudine di turisti ma soprattutto dei romani che hanno frequentato nel tempo le Terrazze Ciampini e prima il Tre Scalini, conferma il valore per me più importante e cioè il rapporto con il cliente che non è venuto meno neanche in tempi di Covid”.
Terrazza Ciampini è anche un luogo dove gustare aperitivi in un’atmosfera di assoluto relax che non rinuncia al gusto grazie a cocktail accompagnati dai famosi fritti, a base di supplì, crocchette, verdure in pastella, pizzette servite sempre calde. Ed è proprio al tramonto, anche quando l’estate volge al termine, che la vista su Roma sorseggiando un aperitivo in compagnia diventa uno spettacolo che solo chi ama questa città può godersi al meglio da queste Terrazze.

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