La Commissione Europea (CE) ha vietato il rilascio di nuovi visti a ingressi multipli ai cittadini russi

In un briefing a Bruxelles, il portavoce della CE, ha dichiarato che la decisione è stata presa il 6 novembre ed è entrata in vigore venerdì: la Commissione Europea (CE) ha vietato il rilascio di nuovi visti a ingressi multipli ai cittadini russi. I visti Schengen a ingressi multipli già rilasciati restano validi.

Dichiarazioni della CE

– Il 7 novembre la Commissione europea ha imposto il divieto di rilascio di nuovi visti a ingressi multipli ai cittadini russi.

– I cittadini russi dovranno richiedere un nuovo visto ogni volta che intendono visitare l’UE.

I russi già in possesso di un visto Schengen valido per ingressi multipli non sono interessati, la decisione si applica solo ai nuovi visti, ha affermato Lammert.

Eccezioni per i russi

I paesi dell’UE possono rilasciare visti a ingressi multipli ai familiari dei cittadini russi residenti nell’UE, ha affermato la Commissione europea in una nota.

– Le restrizioni non si applicheranno agli autisti di mezzi di trasporto merci, autobus e treni.

I paesi dell’UE potranno continuare a rilasciare visti Schengen a ingressi multipli ai russi la cui lealtà verso Bruxelles è “fuori dubbio”, ha affermato Lammert.

Reazione del Ministero degli Esteri russo

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha dichiarato alla TASS che a quanto pare l’UE non ha bisogno di turisti dalla Russia.

A quanto pare, il ragionamento della Commissione europea è questo: perché l’Europa occidentale ha bisogno di turisti che abbiano effettivamente soldi quando ci sono migranti illegali ed evasori fiscali ucraini che vivono di sussidi?“, ha affermato Zakharova.

Impatto sul flusso turistico

– Anche prima del divieto, i turisti russi non ricevevano praticamente visti Schengen a ingressi multipli, ha affermato l’Unione russa dell’industria turistica (PCT).

– È improbabile che il divieto di rilasciare visti Schengen a ingressi multipli ai russi influisca in modo significativo sul flusso di turisti dalla Russia all’Unione Europea, afferma Alexander Bragin, direttore dell’Associazione degli aggregatori di viaggi (ATAG).

– Della stessa opinione è l’esperto del PCT, il CEO di VCP Travel, Mikhail Abasov, il quale ha affermato che è improbabile che la nuova restrizione riduca il già insignificante flusso turistico verso l’Europa.

Davide Della Penna




L’Europa risponderà in tribunale per l’utilizzo illegittimo di beni russi sequestrati

I paesi europei risponderanno in tribunale per l’uso dei beni russi immobilizzati e alla fine dovranno restituire tutto, ha affermato Leonid Slutsky, presidente della commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato e leader del partito LDPR.

In precedenza, la Commissione Europea (CE) aveva stanziato una nuova tranche di quattro miliardi di euro per l’Ucraina, provenienti dai beni russi sequestrati. Secondo la Commissione, i fondi saranno destinati a sostenere il settore della difesa, con due miliardi di euro destinati all’acquisto di droni.

Il vertice informale di Copenaghen ha già stanziato quattro miliardi di euro, garantiti dai redditi generati da asset sovrani russi, per gli aiuti militari all’Ucraina. Due miliardi di questi saranno utilizzati per produrre droni, che attaccano quotidianamente le pacifiche città russe. I burocrati europei non sono altro che ladri che finanziano il regime terroristico di Zelensky. Risponderanno in tribunale per ogni centesimo di euro e restituiranno tutto alla Russia“, ha scritto Slutsky su Telegram.

Leonid Slutsky, presidente della commissione per gli affari internazionali della Duma

Lo stesso Slutsky ha poi affermato che questa mossa minerà la fiducia degli investitori dei paesi a maggioranza mondiale.

La fuga di capitali è già iniziata. E questo processo difficilmente potrà essere invertito nel breve termine“, ha aggiunto.

Il 10 settembre, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che la Commissione Europea non intende confiscare i beni russi congelati in Occidente, ma li utilizzerà per erogare prestiti all’Ucraina.

La maggior parte dei beni sovrani russi congelati in Europa, poco più di 200 miliardi di euro, sono bloccati sulla piattaforma Euroclear in Belgio. Il depositario si è ripetutamente opposto al loro sequestro, avvertendo che ciò potrebbe portare la Russia a confiscare beni europei o belgi in altre parti del mondo attraverso azioni legali. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scritto in un articolo per il quotidiano britannico Financial Times che il suo Paese sostiene la concessione all’Ucraina di un prestito senza interessi di quasi 140 miliardi di euro utilizzando i beni sovrani russi congelati nei paesi dell’UE.

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Le sanzioni occidentali alla Russia minano la sicurezza alimentare globale

SAMARKAND, UZBEKISTAN – SEPTEMBER 16, 2022: The 22nd Summit of the SCO Council of Heads of State

Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato dell’Occidente, del suo “egoismo economico” e delle sanzioni illegali, sottolineando gli errori sistemici commessi dalle principali economie globali.

La nostra integrazione è di natura non-bloc e offriamo assistenza nella risoluzione dei problemi energetici e alimentari che emergono nel mondo, derivanti da una serie di errori sistemici nelle principali economie globali nell’area della finanza e dell’energia“, ha affermato oggi durante una riunione allargata del vertice SCO (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai). “Si spera che anche altri partecipanti alla cooperazione economica costruiscano la loro politica sugli stessi principi e smettano di usare gli strumenti del protezionismo, delle sanzioni illegali e dell’egoismo economico in modo opportunistico“, ha aggiunto il presidente russo.

SAMARKAND, UZBEKISTAN – SEPTEMBER 16, 2022: Turkey’s President Recep Tayyip Erdogan, Kyrgyzstan’s President Sadyr Zhaparov, Kazakhstan’s President Kassym-Jomart Tokayev, India’s Prime Minister Narendra Modi, China’s President Xi Jinping, Uzbekistan’s President Shavkat Mirziyoyev, Russia’s President Vladimir Putin, Tajikistan’s President Emomali Rahmon, Pakistan’s Prime Minister Shehbaz Sharif, Iran’s President Ebrahim Raisi and Belarus’ President Alexander Lukashenko (L-R) pose for a group picture as part of the 22nd Summit of the SCO Council of Heads of State at the Samarkand Tourist Centre. Sergei Bobylev/TASS

Putin ha definito la decisione della Commissione europea di revocare le sanzioni sui fertilizzanti russi come un vivido esempio di tale politica. “Sappiamo quanto siano importanti i fertilizzanti per risolvere il problema alimentare“, ha affermato. “Apprezziamo sicuramente la decisione di rimuovere queste sanzioni in sé, anche se risulta che quelle sanzioni, come spiegato dalla Commissione europea il 10 settembre di quest’anno, sono state rimosse solo per gli Stati membri dell’UE. Si scopre che solo loro possono acquistare i nostri fertilizzanti! Cosa sulle [economie] emergenti? E per i paesi più poveri del mondo?”  ha sottolineato Putin .

Il presidente russo si è rivolto alla Segreteria dell’Onu tramite il sottosegretario generale Rosemary Di Carlo, presente all’incontro, chiedendo di influenzare la decisione della Commissione europea e “non a parole, ma nei fatti per chiedere la revoca di quelle restrizioni discriminatorie nei confronti dei Paesi in via di sviluppo“. Il presidente russo ha aggiunto di aver discusso della questione anche con il capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, al quale ha annunciato che 300.000 tonnellate di fertilizzanti russi si sono accumulate nei porti marittimi dell’UE. “Siamo pronti a distribuirli gratuitamente ai paesi in via di sviluppo“, ha annunciato Putin.

NEW YORK CITY, USA – Russia’s Permanent Representative to the UN Vasily Nebenzya

Da registrare anche le dichiarazioni di giovedi scorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del rappresentante permanente russo, Vasily Nebenzya che ha ribadito: “le sanzioni impediscono alla Russia di contribuire al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e all’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO)” .

Sempre parlando davanti al Consiglio, il diplomatico russo ha sottolineato che “le sanzioni occidentali minano la sicurezza alimentare globale“.

A causa di interruzioni nelle transazioni bancarie, la Russia non è stata in grado di versare i suoi contributi volontari al WFP per diversi mesi. Si tratta di circa decine di milioni di dollari, che, tra l’altro, potrebbero essere diretti ad aiutare i paesi a rischio di diffusione carestia“, ha dichiarato Nebenzya. “La situazione con UNIDO è simile, poiché i progetti a sostegno dell’industria alimentare nei paesi bisognosi, inclusa la Siria, vengono interrotti”, ha continuato il diplomatico russo. “La Russia, da parte sua, continua a cercare opportunità per sostenere la sicurezza alimentare globale“.

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Il parlamento della Lettonia dichiara la Russia stato “sponsor del terrorismo” e l’Estonia chiude il confine ai visti Schengen russi

Il parlamento della Lettonia (il Saeima) ha dichiarato la Russia uno stato “sponsor del terrorismo“, ha affermato il parlamento in una dichiarazione pubblicata giovedì sul suo sito ufficiale.

L’11 agosto, il Saeima ha approvato una dichiarazione, che riconosce le attività delle truppe russe in Ucraina come terrorismo e dichiara “la Russia come uno stato sponsor del terrorismo“.

La dichiarazione del Saeima invita i paesi dell’UE a sospendere immediatamente il rilascio dei visti turistici e di ingresso ai cittadini russi e bielorussi“, si legge nella nota.

I membri del parlamento lettone affermano che la Russiaha sostenuto e finanziato per molti anni regimi e organizzazioni terroristiche in vari modi, direttamente e indirettamente“.

Nella dichiarazione si legge inoltre che:

i parlamentari condannano fermamente l’aggressione militare e l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa con il sostegno e il coinvolgimento del regime bielorusso e invitano la comunità euro-atlantica e i suoi partner a intensificare con urgenza e ad attuare ulteriori sanzioni contro la Russia“.

L’Estonia chiude il confine ai russi con i visti Schengen

Le autorità estoni hanno deciso di vietare ai cittadini russi con visti Schengen rilasciati dall’Estonia di entrare nel proprio territorio. Questo quanto dichiarato oggi il ministro degli Esteri, Urmas Reinsalu in una conferenza stampa del governo.

Tra una settimana verrà applicata la sanzione ai visti Schengen rilasciati dall’Estonia. I titolari di visto dalla Russia saranno soggetti a restrizioni. Gli verrà negato l’ingresso in Estonia“, ha affermato.

NARVA, ESTONIA – People walk past the border crossing from Estonia into Russia over the Narva River

Reinsalu ha aggiunto che sarebbero state apportate alcune eccezioni a questa regola. In particolare, saranno esentati dal divieto il personale degli uffici diplomatici in Estonia e le loro famiglie, nonché le persone impegnate nel trasporto internazionale o aventi diritto alla libera circolazione ai sensi delle leggi dell’UE. Inoltre, le restrizioni non si applicheranno alle persone il cui ingresso in Estonia è necessario per motivi umanitari e ai parenti stretti dei cittadini del paese o ai titolari di un permesso di soggiorno permanente dell’Estonia.

Reinsalu ha affermato che l’Estonia dispone di dati su oltre 50.000 visti Schengen validi rilasciati a cittadini russi.

In precedenza, il primo ministro estone, Kaja Kallas ha affermato di ritenere necessario vietare il rilascio di visti turistici dell’UE ai cittadini russi. Successivamente, il portavoce del governo tedesco, Steffen Hebestreit , come abbiamo già scritto, ha affermato che una proposta in tal senso è stata presentata per la riunione che si terrà per fine agosto all’UE. Un rappresentante della Commissione europea, commentando la possibilità di tali restrizioni, ha detto ai media che i paesi dell’UE devono rispettare i loro obblighi internazionali e garantire il rilascio di visti ai membri delle famiglie dei cittadini dell’UE, agli operatori umanitari, ai giornalisti e residenti. Il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov ha detto, in risposta alla proposta della Kallas, che un certo numero di paesi che Mosca aveva già dichiarato ostili, hanno mostrato strane amnesie nelle loro ostilità.

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La Repubblica di San Marino più veloce dell’Italia: acquista il vaccino russo Sputnik e le prime dosi sono già arrivate

Ad annunciare la notizia è la stessa Ambasciata della Federazione Russa in Italia, che in una nota scrive: “Il 23 febbraio nella Repubblica di San Marino è arrivata la prima parte della consegna del vaccino anti COVID russo Sputnik V. L’accordo tra il governo della Repubblica di San Marino e il Russian Direct Investment Fund è diventato un’altra testimonianza della cooperazione tradizionalmente solida e costruttiva tra i due Paesi. La Repubblica di San Marino è diventato il 30° Paese nel mondo che ha riconosciuto l’efficacia del medicinale russo per la profilassi della infezione da coronavirus.

Come recita il comunicato, con la Repubblica di San Marino salgono a 30 i Paesi ad aver approvato – con procedura di autorizzazione all’uso di emergenza – il vaccino anti-Covid Sputnik V. Ad affermarlo il Russian Direct Investment Fund. Il vaccino è stato approvato in Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, UAE, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Bosnia Herzegovina, Libano, Myanmar, Pakistan, Mongolia, Bahrain, Montenegro, Saint Vincent e Grenadines, Kazakhstan, Uzbekistan e Gabon.

Il Fondo Sovrano Russo (RDIF) presenta poi una lista di vantaggi dello Sputnik, tra cui l’efficacia del 91,6% “come confermato – si legge nella nota (vedi allegato) – dai dati pubblicati in Lancet”, la maggiore durata dell’immunità, la mancanza di effetti negativi a lungo termine, la temperatura di conservazione – che va dai 2 agli 8°C – e il costo di 10 dollari a dose.

La Repubblica di San Marino aveva deciso nei giorni scorsi, di ricorrere al vaccino russo Sputnik V per cominciare la vaccinazione di massa che ancora sul Titano non era partita nemmeno per gli operatori sanitari e aveva deciso di farlo senza attendere l’autorizzazione della Commissione europea.  “Al momento è impossibile trovare nel mercato ufficiale vaccini che siano già approvati dall’Ema, al di fuori del canale con la Commissione europea. Quindi abbiamo deciso di percorrere anche la strada dello Sputnik per un quantitativo limitato, il 15% del fabbisogno sammarinese”. Così a margine di una conferenza stampa il segretario di Stato per la Salute della Repubblica di San Marino, Roberto Ciavatta, aveva giustificato il ricorso al siero russo. Il Titano non aveva inteso pertanto, aspettare l’approvazione dell’Ema sullo Sputnik V. “Abbiamo la necessità di partire con la vaccinazione essendo di due mesi in ritardo rispetto agli altri Paesi europei”, aveva aggiunto Ciavatta.

Dall’Italia non sono ancora arrivate le dosi previste dall’accordo con l’Unione europea. Il Congresso di Stato sammarinese aveva insistito anche sugli “ottimi rapporti” con Roma e Bruxelles. Alla domanda se il governo si sentiva di fare comunque un appello all’Italia affinché invii nel più breve tempo possibile le dosi previste, il segretario per gli Affari Esteri di San MarinoLuca Beccari, risponde: “Non ritengo necessario fare questo appello”, perché “abbiamo appreso che gli ultimi passaggi amministrativi dovrebbero essere completati, quindi credo che dalle prossime settimane avremo anche i vaccini del canale italiano”.

Tra le note, va registrato il timore di alcuni regioni italiane limitrofe, che temono un “esodo” verso San Marino, a tal punto che l’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia RomagnaRaffaele Donini, si è sentito “in dovere” di avvertire i suoi cittadini, sottolineando: “Ricordo che per ora il vaccino russo non ha ottenuto alcuna validazione da Aifa – l’ente regolatorio italiano – e quindi per noi, in questa fase, non può rappresentare un vaccino somministrabile”. 

La replica di San Marino non si è fatta ovviamente attendere: “non essendoci a San Marino un ente regolatorio per la distribuzione dei farmaci, lo stesso segretario di Stato per la Salute della Repubblica di San Marino, Roberto Ciavatta, ha replicato all’altolà di Donini, spiegando che “San Marino da tempo usa farmaci privi dell’autorizzazione di Aifa. Ci affidiamo ai dati scientifici, che sono molto buoni per lo Sputnik. Non parliamo un vaccino ‘non autorizzato’ da Ema, ma che non ha ancora chiesto l’autorizzazione a Ema“.

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NUMERI DA RECORD PER LA VII EDIZIONE DEL WORLD MANUFACTURING FORUM 2018

Prima giornata del World Manufacturing Forum 2018, l’evento internazionale sul manifatturiero che da quest’anno si tiene stabilmente a Cernobbio. Numeri record per questa settima edizione: 30 gli speaker internazionali (sui 45 totali) che si alternano sul palco di Villa Erba e circa 900 partecipanti provenienti da oltre 40 Paesi. Numeri più che confortanti per la neonata World Manufacturing Foundation (fondata da Confindustria Lombardia, Intelligent Manufacturing System e Politecnico di Milano) che certificano la dimensione globale ormai raggiunta dal World Manufacturing Forum.
Il Presidente della World Manufacturing Foundation, Alberto Ribolla, intervenendo in apertura del WMF, nel comunicare alla platea vision e mission della fondazione oltre alle tre attività strategiche della stessa, (la produzione del WMF Report, l’organizzazione del WMF con cadenza annuale e l’organizzazione di Regional events di disseminazione), ha posto l’accento sull’approdo naturale che “il WMF ha trovato sbarcando stabilmente a Cernobbio, a causa della secolare vocazione manifatturiera dell’Italia e in particolare della Lombardia, uno dei quattro motori d’Europa“. Ringraziando i soci fondatori della WMFoundation, i partner e i supporter del WMF, Ribolla ha ricordato che “la manifattura dà benessere alle persone, un benessere sociale ed economico, per questo motivo rappresenta il miglior investimento in termini di risorse, idee e sinergie che si possa fare per garantire un futuro sostenibile e equo alle popolazioni. Per questo occorre generare e disseminare cultura d’impresa a livello globale, scopo principe della WMFoundation“. Ribolla ha infine ringraziato Regione Lombardia, partner strategico della prima ora, e la Commissione Europea per il supporto che hanno garantito e garantiranno alla Fondazione.
Tra le novità introdotte nell’edizione 2018 la più attesa era la presentazione del primo WMF Report sul manifatturiero ‘2018 World Manufacturing Forum Report – Recommendations for the Future of Manufacturing’, documento al quale hanno lavorato 30 esperti mondiali e per il quale sono stati consultati più di 150 documenti di policy e che avrà un ruolo centrale nelle attività della Fondazione.
Nel report, presentato in apertura di forum da Marco Taisch, WMF Scientific Chairman, il manifatturiero viene definito come un architetto per la prosperità sociale che può aiutare i Paesi a sviluppare altri importanti settori della loro economia e creare una crescita economica positiva. Ma, mentre il manifatturiero gioca un ruolo vitale nella comunità globale, vi sono numerose sfide future da affrontare. Tra queste i mutamenti dei megatrend sociali, l’esigenza di skill specifiche, la digitalizzazione di tutta la filiera, la necessità di creare dei nuovi ecosistemi manifatturieri urbani, la iper-personalizzazione del manifatturiero, i cambiamenti demografici e climatici, e tanti altri.

E sono sfide che il WMF Report propone di affrontare attraverso una serie di azioni specifiche:

– Coltivare una percezione positiva della produzione
– Promuovere l’educazione e lo sviluppo delle competenze per il benessere della società
– Sviluppare politiche efficaci per sostenere iniziative imprenditoriali globali
– Rafforzare ed espandere le infrastrutture per consentire la produzione orientata al futuro
– Incoraggiare gli ecosistemi per l’innovazione manifatturiera nel mondo
– Creare ambienti di lavoro attraenti per tutti
– Progettare e produrre prodotti orientati socialmente
– Assistere le PMI con la trasformazione digitale
– Esplorare il valore reale della produzione cognitiva basata sui dati
– Promuovere l’efficienza delle risorse e le politiche ambientali specifiche per paese.

Sul palco di Villa Erba, in plenaria, si sono poi alternati numerosi ospiti, rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali e del mondo dell’industria globale. Tra questi: Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia, Attilio Fontana, Presidente Regione Lombardia, Michele Geraci, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Italia, Signe Ratso, Commissione Europea – DG Ricerca e Innovazione, Mike Lackey, SAP, Julien Tognola, Ministero Economia e Finanza Francia, Marco Lavazza, Lavazza, Luc Triangle, IndustriAll Europe, Ralf Michael Wagner, Siemens, Jayson Myers, Next Generation Manufacturing Canada, Jorge Ramos, Embraer. Tanti i temi approfonditi nel corso della prima giornata del World Manufacturing Forum: ‘Le priorità dell’innovazione nel mondo dal 2030’, ‘L’industria manifatturiera come valore aggiunto per la società’, ‘Politiche internazionali per lo sviluppo del manifatturiero avanzato e la cooperazione globale’, ‘Risolvere le sfide delle competenze nel manifatturiero: creare un mercato delle competenze’. Numerosi gli interventi in programma nella giornata conclusiva del World Manufacturing Forum di venerdì 28 settembre, tra gli altri: Li Yong, UNIDO, Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, Massimo Garavaglia, viceministro all’Economia e Finanze, Pichet Durongkaveroj, Ministro dell’Economia digitale e Società della Thailandia, Ilijana Vavan, Kaspersky, Fabio Borsotti, Leonardo, Flemming Besenbacher, Carlsberg.

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Marco Bonometti (Presidente Confindustria Lombardia): “I cluster rappresentano un asset strategico per la crescita e lo sviluppo dell’industria manifatturiera”

Milano – Si è tenuto lo scorso 28 giugno presso la sala del Consiglio al Politecnico di Milano, il convegno su “MOBILITÀ IN LOMBARDIA – INDUSTRIA E INNOVAZIONE“.  L’occasione è stata utile anche per confermare le linee guida in atto e per delineare nuove prospettive.

La finalità generale del Cluster consiste nella promozione della competitività dell’industria della mobilità lombarda attraverso la ricerca e l’innovazione (sulla base della riconosciuta eccellenza tecnologica) e nell’individuazione degli ambiti più promettenti del business a livello globale (scenari e tendenze, opportunità di incontro con i player globali).
Il potenziamento delle strutture di ricerca e di trasferimento tecnologico presso le Università e i Centri dedicati rappresenta un elemento non secondario per il miglioramento dei livelli di competitività del comparto industriale.
Il perseguimento delle finalità sopra indicate è favorito dalla continua crescita del mercato globale (verso i cento milioni di veicoli prodotti all’anno nel 2018, 114 milioni nel 2022) e dall’incremento della produzione dei veicoli in Italia dovuta al successo dei prodotti recentemente immessi sul mercato e che hanno comportato il ritorno del nostro Paese tra i produttori di veicoli. Importante al riguardo la presenza in Lombardia dei due insediamenti Iveco di Brescia e Suzzara per la produzione di autocarri e furgoni leggeri (Daily) e medio- pesanti (Euro Cargo), entrambi leader di mercato: circa 90 mila unità prodotte all’anno, in larga misura destinate all’esportazione, con ricadute importanti sulla filiera.
Positive anche le prospettive per i comparti del Ferroviario, della Nautica e della Logistica. Crescita che è minacciata da scelte protezionistiche globali e da normative europee in materia di emissioni.

Al riguardo, Roberto Vavassori, Presidente CLEPA, ha osservato che:

la demonizzazione del diesel, anche di nuova generazione, favorisce le vendite delle auto a benzina, i cui livelli di emissione di C02 sono più elevati e solo parzialmente compensati dalla diffusione di veicoli a trazione alternativa;

la proposta della Commissione Europea di riduzione del 30% al 2030 è molto onerosa e l’introduzione di un target intermedio al 2025 non dà il tempo sufficiente per le modifiche tecniche necessarie;

l’estensione ai veicoli industriali leggeri dei target di riduzione non tiene conto delle specificità di tali mezzi di lavoro. Da condividere per contro l’esplicita proposta a favore del gas naturale liquefatto come alternativa al gasolio, in grado di ridurre Nox e CO2.

lo spostamento degli Stati Uniti verso politiche protezionistiche potrebbe impattare anche su:
a. l’industria automobilistica, i cui dazi sulla importazione potrebbero passare dal 2,5% al 25%, attraverso negoziati bilateriali, così come sta avvenendo con la Cina;

b. il comparto della nautica, vero fiore all’occhiello dell’industria nazionale, con preoccupazioni non dissimili.

Per quanto attiene al ruolo istituzionale del Cluster, Saverio Gaboardi, Presidente CLM ha ricordato che: “Le scelte della Regione Lombardia, che hanno determinato la nascita dei Cluster come evoluzione di precedenti forme di sostegno allo sviluppo del sistema tecnico economico lombardo, sono state lungimiranti e coerenti con il nuovo modo di competere a livello globale, in particolare per aver favorito la collaborazione tra il mondo della Ricerca e il mondo dell’Impresa e per aver sostenuto con bandi regionali l’aggregazione delle Imprese per lo sviluppo di progetti innovativi comuni”. Gaboardi sottolinea che “tale ruolo ha consentito di orientare i diversi livelli di governo verso scelte di politica industriale basate sulla innovazione di prodotto, processo e organizzativa e nella conseguente erogazione delle risorse pubbliche e di diffondere le direttrici di Ricerca e Innovazione al 2050 e al 2030 con l’indicazione delle priorità al 2020, in collaborazione con il Cluster Trasporti Nazionale. Sotto questo profilo, la recente legge “Lombardia è Ricerca e Innovazione” ha dato nuovo impulso al ruolo dei Cluster. A livello europeo, l’importanza dell’industria della mobilità è al centro di un programma di sensibilizzazione delle 4 Regioni Motori d’Europa (Lombardia, Baden-Wuerttemberg, Rhone-Alps e Catalogna), nonché della più ampia aggregazione della macroregione alpina EUSALP”.

Per missione e per tecnologie sviluppate, CLM opera in collegamento con i cluster dell’aerospazio, delle smart cities & communities (soprattutto per il trasporto pubblico locale), della fabbrica intelligente e dell’energia, a livello regionale, nazionale e comunitario.                La compagine attuale del Cluster consta di 65 associati di cui 20 grandi imprese, 33 medie piccole micro imprese, 3 Università (6 Dipartimenti), 3 Centri di Ricerca e 6 associazioni territoriali. Un nucleo di operatori iniziale- ben rappresentativo dell’identità delle sub-filiere – che, per numero di aziende, fatturato, valore aggiunto, esportazione ed attivo di bilancio commerciale, occupazione qualificata, investimenti in impianti e progetti innovativi, presenta grandezze che le statistiche ufficiali sottostimano e che fanno della Mobilità Sostenibile un asset essenziale della Regione Lombardia.

La diffusione del concetto di identità di filiera, il senso di appartenenza alla stessa e il conseguente nuovo modo di stare sui mercati, anche grazie al prezioso lavoro di business development realizzato con le due precedenti edizioni dell’Osservatorio Lombardo della Mobilità, i numerosi incontri, le visite ad aziende eccellenti, la gestione dei progetti innovativi, hanno:
– migliorato la consapevolezza dei trend globali dell’economia, dei mercati e dei prodotti;
– favorito nelle aziende associate nuove riflessioni strategiche per un diverso posizionamento competitivo.
Ha sintetizzato Gaboardi: “nel Cluster c’è posto per tutti: per le grandi aziende alle quale è affidato, come già detto, il compito di guida della filiera, grazie al loro aggancio all’innovazione del mezzo sin dalla fase del concept dello stesso, e per le imprese di minore dimensione, la cui presenza è essenziale per coprire l’insieme delle tecnologie richieste e per rispondere con competenza e flessibilità alle mutevoli esigenze dei clienti”.

Gianpiero Mastinu, Segretario Generale del Cluster, ha sottolineato: “L’adesione al Cluster, inteso come filiera di industrie (grandi e PMI), Centri di ricerca e Università, per la condivisione di esperienze comuni e progetti innovativi, è un passaggio indispensabile per creare la massa critica richiesta dalla sfida dei mercati e dai cambiamenti indotti dall’avvento dei veicoli autonomi e connessi”. Prosegue MastinuUndici sono i principali progetti in corso, promossi o patrocinati dal Cluster con l’obiettivo di favorire l’aggregazione degli operatori e l’accesso ai bandi di finanziamento regionali, nazionali e comunitari di cui cinque sviluppati con il Politecnico di Milano e con l’Università di Brescia, finanziati dalla Regione Lombardia. Altri quattro sono in corso di verifica di fattibilità per la successiva formalizzazione. Per il progetto “Veicolo come sensore”, è stato siglato un protocollo d’intesa con la Provincia di Brescia per lo sviluppo di un sistema intelligente per il monitoraggio del trasporto e delle condizioni della rete stradale”.

A conclusione dell’incontro, l’intervento del Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti:
La forza dell’industria italiana è da sempre rappresentata dalla filiera, e adesso dai cluster. Sin dalle sue origini ho supportato, come azienda associata, il Cluster Lombardo della Mobilità nella sua crescita ed evoluzione. Oggi, come Confindustria Lombardia, attraverso il Progetto Cluster abbiamo uno sguardo a 360° su tutti i 9 Cluster lombardi con la possibilità di contribuire a livello regionale alla loro crescita e consolidamento. In Lombardia abbiamo un grado di diffusione dei cluster più avanzato rispetto a altre regioni italiane, ma è necessario indirizzare sforzi e risorse nella direzione giusta affinchè i cluster si affermino con sempre maggior forza a livello europeo interagendo sempre più con le reti dei cluster internazionali. Per questo – prosegue BonomettiConfindustria Lombardia concentrerà la propria attività nei confronti di Regione per far sì che venga avviata una programmazione certa che consenta ai cluster una crescita sostenibile e di lungo periodo, che si rafforzi il collegamento con le politiche di sviluppo regionali, si favorisca la partecipazione dei cluster alle iniziative europee, e venga attivato un costante confronto fra Regione e cluster per far emergere necessità e sfide delle filiere di riferimento, con l’obiettivo di incrementare l’impatto dei Cluster sul territorio. I cluster rappresentano un asset strategico per la crescita e lo sviluppo dell’industria manifatturiera: senza il supporto alle filiere l’industria italiana non può competere sui mercati globali”.

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WMF, nasce la World Manufacturing Forum Foundation

Milano – Presentata , il 21 maggio scorso, presso l’Aula Magna del Politecnico di Milano, la Fondazione World Manufacturing Forum, ente i cui fondatori promotori sono Confindustria Lombardia, Politecnico di Milano e Intelligent Manufacturing System (con il supporto e cofinanziamento della Commissione Europea e di Regione Lombardia).

La Fondazione, con sede in Lombardia – culla del settore manifatturiero dal 18esimo secolo – è un perfetto esempio di collaborazione tra imprese, mondo accademico, istituzioni e mondo associativo e nasce con l’intento di generare e diffondere cultura a livello globale sul settore manifatturiero, primo generatore di ricchezza ed equilibratore sociale, come mezzo di ulteriore sviluppo delle economie evolute e anche come strumento fondamentale per la crescita delle aree del mondo meno sviluppate.
Tra le molteplici attività, la Fondazione si occuperà direttamente della stesura di un Report annuale sul manifatturiero e della sua presentazione durante il Meeting Annuale, evento che a partire da quest’anno si svolgerà stabilmente in Lombardia. Altro fulcro delle attività della Fondazione saranno l’organizzazione di regional events internazionali, strumenti di diffusione di cultura manifatturiera.

A margine della conferenza stampa di presentazione della Fondazione, alla quale sono intervenuti il Professor Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia, Dan Nagy, Managing Director IMS International, il Professor Marco Taisch del Politecnico di Milano, e il vice presidente e assessore per la Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione di Regione Lombardia Fabrizio Sala, è stato firmato l’atto costitutivo della World Manufacturing Forum Foundation e nominato Alberto Ribolla Presidente della World Manufacturing Forum Foundation.

Per il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonomettiil World Manufacturing Forum qualificherà la Lombardia come cuore mondiale del manifatturiero di nuova generazione e rappresenterà un modello di diffusione di priorità industriale del nostro sistema, mettendo in rete le diverse specializzazioni produttive dei territori e le politiche di promozione industriale (Cluster, filiere, ecc). Per questi motivi – prosegue Bonometti il sistema Confindustria Lombardia ha creduto fin dall’inizio nel WMF promuovendo la nascita della fondazione e mettendo a disposizione del progetto risorse umane e finanziarie. Il nostro obiettivo è portare la Lombardia a confrontarsi stabilmente con le Regioni più dinamiche e innovative del mondo e traghettare l’industria non solo lombarda ma italiana ed europea nel manifatturiero del futuro”.

“Come centro di eccellenza mondiale per l’innovazione, la Lombardia è il luogo perfetto per lanciare questa nuova Fondazione e la sede internazionale per far avanzare la produzione per tutte le nazioniha osservato Dan Nagy, Managing Director di IMS International. “Dal nostro primo evento nel 2011, il nostro sogno era espandere la missione, la portata e le risorse del WMF. Insieme alle risorse aggiuntive dei nostri nuovi partner in Confindustria e Politecnico di Milano, realizzeremo questo sogno. Intendiamo, inoltre, raggiungere ulteriori partner regionali per creare eventi locali al fine di evidenziare e cercare soluzioni alle sfide della produzione manifatturiera locale. Grazie alla creazione di uno Steering Committee e General Assembly, ora invitiamo i leader dell’innovazione globale a unirsi a noi nel plasmare il panorama industriale “.

Il Vicepresidente e assessore per la Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione di Regione Lombardia, Fabrizio Sala sottolinea che “l’internazionalizzazione per il tessuto produttivo e industriale lombardo non è più una scelta ma una necessità: il WMF offre – in virtù dei collegamenti che può creare – l’opportunità per guardare con semplicità fuori dai confini e sviluppare le potenzialità lombarde, valorizzando le nostre piccole/medie ed efficienti realtà. Occorre sostenere e promuovere la piccola impresa e l’artigianato, a cui servono apposite misure per l’innovazione, l’aggregazione territoriale e di filiera, la digitalizzazione; servirà sfruttare la tecnologia per promuovere worldwide ciò che le mani dei lombardi creano e, nel mondo del lavoro attuale, stimolare i datori a sviluppare nuove idee e applicazioni tecnologiche e contestualmente i lavoratori ad agire con flessibilità e spirito digitale” ha concluso Sala.

Per il Rettore del Politecnico di Milanola nascita della World Manufacturing Forum Foundation rientra, a pieno titolo, tra le iniziative che segnano il passo del nostro Ateneo in un contesto di forte rinnovamento. Le sfide aperte da Industria 4.0 e dalle potenzialità del digitale nel manifatturiero avanzato sono tra le nostre priorità – commenta Resta –. Sfide che affronteremo mettendo a sistema le nostre competenze e il nostro capitale umano, inserendo la Fondazione all’interno di una progettualità ampia e condivisa, che vede l’università sempre più al centro del cambiamento, con iniziative che vanno dal Competence Center alla ridefinizione del campus Bovisa come distretto di innovazione. Progettualità condivise che chiamano a raccolta la ricerca e le imprese, gli investimenti pubblici e quelli privati, e che proiettano Milano e la Lombardia come protagonisti nel panorama internazionale”.

La World Manufacturing Forum Foundation è una piattaforma aperta che ha l’obiettivo di stimolare e diffondere la cultura industriale nel mondo, come mezzo per assicurare equità economica e sviluppo sostenibile. Il WMF punta a stimolare la consapevolezza e a delineare soluzioni cooperative relativamente alle sfide manifatturiere globali, attraverso il dialogo e con la condivisione delle migliori prassi tra i maggiori esponenti dei governi, delle industrie e dell’innovazione.

Il World Manufacturing Forum si terrà a Cernobbio (Como), presso Villa Erba, il 27 e 28 settembre 2018.

RED




Made in Italy nuovamente bastonato dalla UE

Bruxelles – E’ stato siglato l’accordo tra Unione Europea e Messico per la rimozione dei dazi su quasi tutte le merci destinate all’import-export.

A tal proposito, il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che “Con questa intesa il Messico si aggiunge a Canada, Giappone e Singapore nella lista dei Paesi che vogliono lavorare con l’UE per difendere un commercio equo e aperto”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico (attualmente ancora in carica) Carlo Calenda, si unisce all’esaltazione positiva dell’accordo, con queste parole: “Potremo beneficiare di una liberalizzazione daziaria al 99%, di cui 98% all’entrata in vigore, oltre che dell’abolizione dei dazi sul formaggio (ora fino al 20%) pasta (20%) carne di maiale (45%), della protezione di numerose indicazioni geografiche, e di una forte riduzione delle formalità per l’esportazione dei beni industriali sia a livello regolamentare che doganale“.

Quindi la UE e l’attuale Governo italiano stanno cercando di far passare tale provvedimento come una positiva rimozione degli ostacoli allo scambio di merci tra i Paesi coinvolti; ma a mostrare il rovescio della medaglia ci pensa la Coldiretti, che definisce invece la firma dell’accordo come una “scelta autolesionista della Commissione Europea“, che colpisce soprattutto il Made in Italy e le sue apprezzate tipicità.

Ancora una volta, il Belpaese subisce le decisioni di un organismo sovranazionale non voluto dal Popolo, le cui conseguenze rischiano di mettere ancor più in ginocchio la nostra, già sofferente, economia.

Perché se da un lato le esportazioni di prodotti italiani potranno risultare facilitate, dall’altra parte si apriranno invece le porte all’invasione di imitazioni dei nostri alimenti, tra cui Parmesano, salamini italiani, vino Dolcetto, tutto Made in Messico, dove potranno essere prodotti e venduti senza limiti oltre il 90% degli 817 prodotti a denominazione di origine nazionali riconosciuti in Italia e nell’Unione Europea (293 prodotti alimentari e 523 vini)“; dati forniti dalla stessa Associazione degli agricoltori.

Il danno non sarebbe meramente di marchio, ma anche finanziario, in quanto le produzioni più tipiche subiranno un vero e proprio “furto di identità“, che non verrebbe certo compensato dalla riduzione delle barriere tariffarie, dato che le esportazioni agroalimentari italiane sono già ampiamente superiori alle importazioni dal Messico, soprattutto per il settore vinicolo, che già gode di politica “dazio zero” in base ad un accordo del 2000.

La priorità dell’UE, e anche del Governo italiano, dovrebbe pertanto essere la “tutela delle denominazioni” e non la loro svendita, con gravi danni all’agricoltura, alla salute dei cittadini e all’economia italiana, che simili politiche scellerate stanno invece concretizzando.

Coldiretti fa comunque capire che intende dare battaglia contro questa ed altre decisioni assurde prese a Bruxelles: “Dall’intesa con il Canada (Ceta) a quella siglata con il Giappone e Singapore, da quella con il Messico fino alla trattativa in corso con i Paesi del Sudamerica (Mercosur), si assiste al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano a livello internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi”.

Difendere gli interessi nazionali o piegarsi ancora alla volontà dell’Europa dei burocrati? Vediamo in quale direzione sceglierà di muoversi il nuovo Governo, sempre che si riesca ad averne uno…

Eva Bergamo




EXPORT ORTOFRUTTA ITALIA-RUSSIA: “ANCHE DOPO LE SANZIONI I FLUSSI NON SARANNO MAI PIU’ COME PRIMA”

Roma – “Il nuovo quantitativo di mille tonnellate di prodotto che potranno essere ritirate dal mercato è una misura che senz’altro viene incontro alle difficoltà che stanno vivendo i nostri Davide Vernocchi - coordinatore del settore ortofrutta dell'Alleanza delle Cooperative Italianeproduttori ortofrutticoli. Va dato atto al nostro Ministero delle politiche agricole di aver lavorato proficuamente in sede comunitaria per ottenere una nuova ripartizione di aiuti per l’Italia“. Lo ha detto all’AGI il Coordinatore del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Davide Vernocchi, in riferimento alla decisione assunta dalla Commissione europea di attribuire i quantitativi non utilizzati da sette Paesi riassegnandoli ai principali Stati produttori, tra cui l’Italia.
L'ortofrutta è il settore dell'export più colpito dalle sanzioni UE contro la RussiaConfidiamo che Hogan mantenga l’impegno, annunciato ieri in conferenza, a prorogare le misure per contrastare l’embargo russo anche dopo il 30 giugno 2017“, prosegue Vernocchi. “A preoccupare è infatti molta della produzione estiva, che fa fatica ad esportare in paesi lontani per difficoltà legate alla logistica e ai trasporti“.
Sui possibili scenari futuri del post embargo, secondo Vernocchiè impossibile immaginare che una voltaIl presidente della Federazione Russa Vladimir Putin punta ad una totale autonomia produttiva terminate le misure restrittive verso la Russia, i flussi di export torneranno di colpo ai livelli precedenti all’embargo. La situazione non sarà più come prima ed è facile prevedere che i nostri produttori subiranno un danno anche in seconda battuta, poichè la Russia nel frattempo ha cominciato ad investire in know how avviando colture ortofrutticole sui propri terreni“.

RED