Il voto pilatesco del Parlamento Europeo

Nonostante l’Europarlamento abbia votato a favore del regolamento proposto da Bruxelles, l’assemblea, a maggioranza centro destra, su richiesta delle associazioni di categoria tra cui Coldiretti, ha bocciato gli articoli che riguardano la ricostituzione delle zone verdi in aree agricole.

Nello specifico, sono stati approvati gli emendamenti che annullano l’articolo 9, sulle misure a protezione degli insetti impollinatori e sugli impegni misurabili per il ripristino delle aree verdi nelle zone agricole.

Rimangono inalterati invece gli obiettivi relativi ai centri urbani, per aumentarne gli spazi verdi e quelli per la rimozione delle barriere fluviali per arrivare a 25mila km di fiumi a flusso libero entro il 2030.

Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia

Delusione per gli ambientalisti e vittoria per le associazioni che sostengono l’industria di settore tra cui Coldiretti e Copa-Cogeca, che rappresentano gli imprenditori italiani ed europei e che avevano manifestato proprio contro le “ingerenze” della normativa futura sulla gestione dei terreni agricoli.

L’amarezza degli ecologisti è percepibile nelle parole di Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia, secondo cui l’abolito articolo 9 prevedeva di istituire degli strumenti di misurazione che evidentemente creavano fastidio all’agroindustia.

Ferroni spiega alla stampa che: “Il ripristino della natura negli agroecosistemi aveva come indicatori l’andamento delle popolazioni di uccelli negli ambienti agricoli, il carbonio nel suolo e la presenza di infrastrutture verdi nelle aziende agricole, che secondo la strategia UE per la biodiversità dovrebbe essere il 10% delle aree agricole entro il 2030. Su questi indicatori Copa-Cogeca ha alzato le barricate ottenendo alla fine lo stralcio dell’articolo 9 del regolamento“.

Del tenore opposto sono invece le parole dell’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, veterinario famoso per le sue ospitate in Tv soprattutto quando c’era da saccentare in merito alle restrizioni antivirus.

L’ad di Filiera Italia, Scordamaglia

Dopo il voto di Strasburgo, questa la sua dichiarazione: “Alla fine, tramite emendamenti sono stati apportati notevoli miglioramenti sui punti più critici da noi sin dall’inizio segnalati nella proposta di regolamento per il ripristino della natura“.

Calca quindi ancora di più la mano, affermando che: “la salvaguardia del territorio e della biodiversità si fa con la lotta all’omologazione delle produzioni e non smantellando filiere produttive essenziali“.

Parole che, francamente, suonano un po’ vuote, soprattutto se pensiamo che nella fondazione da lui rappresentata trovano posto industrie sulle quali pesano sospetti di poca attenzione all’ecologia e al benessere animale, umano e ambientale, quali Aia, Montana, McDonald’s, Fileni (il cui recente scandalo mette a rischio la sua certificazione bio), oltre a colossi dell’energia quali Eni ed Enel.

Quindi, quando si parla di ecologia e rispetto per la natura, dovremmo fidarci di questi soggetti? O sarebbe meglio mandarli letteralmente a zappare la terra, naturalmente dopo aver pagato i danni?

Eva Bergamo




TUTTOFOOD E HOSTMILANO: IL FOOD & L’OSPITALITÀ PROFESSIONALE DA OGGI INSIEME A FIERA MILANO

TUTTOFOOD, la fiera agroalimentare aperta da oggi 22 e fino al 26 ottobre a Fiera Milano, con l’offerta merceologica più completa in Italia, che abbraccia tutte le filiere del Food & Beverage, insieme a HostMilano, già leader indiscussa, rappresentano un appuntamento unico e irrinunciabile per tutti gli addetti ai lavori, una forte piattaforma di networking di caratura internazionale a disposizione dei protagonisti delle filiere.

“In questo momento è necessario agire in modo sinergico e trasversale anche nel settore fieristico – afferma Carlo Bonomi, Presidente di Fiera Milanole manifestazioni professionali devono rimanere al fianco delle imprese, aiutandole ad essere sempre più competitive in un mercato dove l’innovazione e l’internazionalizzazione oggi, più che mai, rappresentano elementi fondamentali per la ripresa dei settori economici oltre che per l’intero sistema-Paese”. “Consapevoli della centralità delle nostre manifestazioni vogliamo trasformare le incertezze di questo momento in opportunità – afferma Luca Palermo, Amministratore Delegato di Fiera Milano – la contemporaneità delle due manifestazioni, fortemente connesse, consentirà l’arricchimento dell’intero sistema del Food e dell’Hospitality e Milano si confermerà, ancora una volta, hub internazionale di interscambio e facilitatore di occasioni di incontro e di opportunità di business tra le filiere”.

Un valore complessivo di 575 miliardi di euro quello registrato nel 2021 dal fatturato del mercato agroalimentare italiano con un incremento del 7% rispetto al 2020 che porta il cibo a diventare, di fatto la prima ricchezza del nostro Paese. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti diffusa proprio in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood. Coldiretti e Filiera Italia sono presenti in uno spazio innovativo nel Padiglione 18 – L01-L25 dove è stata allestita la prima esposizione delle invenzioni destinate a rivoluzionare l’alimentazione degli italiani, con una decisa svolta verso la sostenibilità nei più diversi ambiti, dal clima all’ambiente, dalla salute alla tecnologia. Nel secondo anno del Covid la filiera agroalimentare tricolore ha dimostrato una elevata capacità di resilienza, con un incremento del fatturato che accomuna agricoltura, industria e grande distribuzione, mentre la ristorazione ricomincia crescere dopo un 2020 disastroso. Internazionalizzazione, sarà la parola d’ordine per la ripresa che farà da “motore” alle rassegne Host, Tuttofood e Meat-Tech (evento dedicato alle tecnologie per la lavorazione delle carni e i piatti pronti), che si svolgeranno in contemporanea (il motto sarà, infatti, “better together”).

Il calendario di eventi proporrà per 4 giornate il connubio tra mozzarella Dop, pasta di Gragnano Igp e piatti di ogni parte del mondo. Si comincerà oggi con una specialità africana, tipica delle Mauritius: la pasta gragnanese sarà inserita nel tradizionale sugo di Dhal Puri con mazzancolle, curry e melanzane. Il 23 ottobre si vola in Argentina con delle empanadas rivisitate con mozzarella campana, pancetta e friarielli. Ancora il 24 ottobre si passa in Armenia, nel continente asiatico, con un piatto che esalta una tecnica di cottura del posto, il pilaf, solitamente abbinata al riso, ma che stavolta sarà proposta con pasta di Gragnano e mozzarella di bufala. Infine il 25 ottobre si torna in Europa, in Albania, dove il tradizionale “Pastiçe” sarà realizzato con pasta di Gragnano e Bufala Dop.

L’omaggio internazionale al World Pasta Day si celebrerà anche di ricette della più gustosa tradizione mediterranea, come gli “Ziti mezzani alla Genovese e crema di ricotta di bufala Campana DOP” e i “Maccheroncini con polpettine di vitello, mozzarella di bufala Campana DOP e sugo di pomodoro” preparati live dallo chef Giuseppe Daddio nella MozzaMobile.

RED




Il Ministero della Salute italiano sottoscrive l’appello dell’Europa al “Nutriscore”: incompetenza o malafede?

Walter Ricciardi, il non-virologo consulente del Ministero della Salute, tifoso sfegatato dei lockdown a lungo termine, conosciuto soprattutto per la smentita dell’OMS verso il suo millantato impiego presso l’Ente stesso, stavolta l’ha fatta veramente fuori dal vasino, spendendosi a favore del “Nutriscore“, il sistema di etichettatura degli alimenti che prevede le colorazioni “a semaforo” proposto dalla Francia e supportato, manco a dirlo, da Bruxelles ma fortemente osteggiato da alcuni paesi, Italia in primis.

Qualche giorno fa, l’igienista più famoso della tivvù, ha ben pensato di siglare, insieme ad alcuni scienziati europei, un appello all’utilizzo del Nutriscore che piace tanto ai mangialumache d’oltralpe, ma di fatto bolla le eccellenze agroalimentari italiane come “cibi nocivi per la salute”, creando forti danni economici, oltre che d’immagine, e mettendo in pericolo le esportazioni dei prodotti tipici del belpaese.

Ciò che non è chiaro è se il tapino abbia effettivamente capito ciò che andava a firmare, e sarebbe molto grave, o se invece ne fosse stato all’oscuro, credendo magari di rilasciare un semplice autografo a qualche suo (improbabile) fan; e ciò sarebbe ancora peggio, visto il ruolo che occupa.

Il sistema informativo ideato dall’Università di Parigi avrebbe (ma non ha) lo scopo di tutelare il consumatore, aiutandolo a scegliere alimenti più salutari tramite bollini colorati stampati sulla confezione di ogni prodotto. In pratica l’etichetta a semaforo indica i singoli valori nutrizionali per 100 g di alimento, con una scala di cinque colori che vanno dal rosso al verde e a cui corrispondono le prime cinque lettere dell’alfabeto, in cui la A di colore verde scuro è la scelta migliore e la E rossa la peggiore, passando per la B, C e D.

Le associazioni di categoria sono insorte contro la “bravata” di Ricciardi, chiedendo al Governo Draghi la doverosa chiarezza sulla posizione assunta dall’Italia visto che il tema è particolarmente delicato, soprattutto in questo difficile periodo in cui le chiusure hanno purtroppo decretato la fine di molte attività.

Secondo Coldiretti questo sistema penalizza fortemente la dieta mediterranea e la maggior parte dei prodotti Made in Italy a denominazione di origine (Doc/Igp),  come ad esempio l’olio di oliva, in favore di prodotti con ingredienti di sintesi e a basso costo, spacciati ingannevolmente per più salutari.

Così si esprimono i rappresentanti dell’associazione: “È inaccettabile considerare per tutela del consumatore un sistema fuorviante, discriminatorio ed incompleto che invece di informarlo cerca di orientarlo verso cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero, sfavorendo elisir di lunga vita da secoli presenti sulle nostre tavole. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza, estendendo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti, e combattere così la concorrenza sleale alle produzioni d’eccellenza dei nostri territori“. Parole assolutamente condivisibili, tanto più che teoricamente la tanto esaltata Unione Europea dovrebbe tutelare senza indugi i prodotti della terra, ricchi di nutrienti naturali e sani, che il clima italiano permette di coltivare ed offrire al mondo intero. 

Lo stesso Ministro dell’Agricoltura italiano, Stefano Patuanelli, è fortemente schierato contro il sistema Nutriscore da lui definito come “assolutamente inconcepibile, immotivato e ingiustificabile“, dichiarando qualche giorno fa che non possiamo permetterci che un sistema di etichettatura che si limita a mettere un bollino su un alimento senza far capire l’importanza di scelte alimentari equilibrate distrugga il sistema alimentare italiano“. Per il Ministro la questione è puramente politica e la sua intenzione è di dare battaglia in Consiglio Europeo per ribadire la posizione italiana, assolutamente contraria all’etichetta a semaforo. “La cruda realtà – insiste Patuanelliè che le esportazioni italiane coprono mercati che fanno gola ad altri e vuol essere utilizzato il sistema Nutriscore per portare via quella parte di grande capacità del nostro paese di esportare prodotti con alto valore aggiunto a favore di chi invece non ha accesso a quei mercati. E pur di colpirle – ha concluso – si è pronti a colpire la dieta mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco“.

A rinforzare la parole del Ministro, e quindi la posizione del Governo, si aggiunge il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Francesco Battistoni, che spiega come il nostro paese sia orientato verso il “sistema a batteria”, la NutrInform Battery, che non valuta i singoli cibi, ma la loro incidenza nell’alimentazione giornaliera.

Chiarita la posizione ufficiale del paese, alcuni parlamentari in Commissione Agricoltura alla Camera, hanno chiesto di fare immediatamente chiarezza sulla posizione di Ricciardi e in caso fosse confermata la sua firma sul documento francese, che fosse o meno nel pieno delle proprie facoltà mentali, le sue dimissioni. Nel malaugurato caso non fosse consapevole di ciò che fatto, ci permettiamo di aggiungere che sarebbe opportuno un suo lockdown personale a lungo termine, onde evitare che causi ulteriori complicazioni al paese.

Eva Bergamo




IN LIGURIA: TEAM BUILDING ART-FOOD-WINE CON TURISTI RUSSI

Ranzo (IM) – Gli straordinari vigneti di Ranzo e le aziende di Campagna Amica conquistano i turisti italiani e stranieri e li  trasformano in promoter “dell’altra Liguria”.

La filosofia prodotti a Km zero, da sempre promossa da Coldiretti, sommata all’esperienza unica di vivere l’emozione della vigna e della vita a contatto con i produttori e le loro eccellenze, ha fatto scaturire nei partecipanti al Team building l’effetto wikibrand e le loro pagine social si sono riempite di immagini e contenuti taggati #Art&Wine.

Un effetto engagement frutto di un progetto pilota di social media marketing realizzato da Franco Laureri e da Egidio Mantellassi incentrato sulla relazione e l’interazione tra azienda e cliente.

Villeggianti russi hanno lasciato lettino ed ombrellone per scoprire i tesori al di là del mare, grazie al nuovo format di team building ideato dal Centro Studi sul Turismo dell’Alberghiero F.M. Giancardi in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, le aziende Coldiretti, Massimo Alessandri, La Fattoria di Ranzo e Le Roveri di Albenga, e finalizzato a promuovere il segmento esperienziale legato all’enogastronomia.

La sfida verso un turismo emozionale, fatto di esperienze uniche, come “fare e stare insieme” in contesti ludico-didattici, è stata vinta, a testimonianza che c’è bisogno dell’entroterra e delle produzioni di eccellenza per innovare l’offerta climatico-balneare ormai matura se non in fase di declino.

Nella vigna dell’azienda Massimo Alessandri i partecipanti ai giochi di squadra si sono cimentati nell’arte dei bouquet di verdura, nella realizzazione di salse al mortaio, nella sommellerie e, supportati dal maestro Luciano Conteduca, nella tecnica dell’acquarello.

Tutte le prove dovevano essere fotografate, filmate e commentate sul profilo face book di ciascuno con l’obiettivo di conquistare più“like” degli altri concorrenti, una sfida che si è conclusa con la prova di cooking team building consistente nella preparazione di una merenda a km Zero accompagnata dal Pigato della Cantina Alessandri Massimo.

Il progetto ha coagulato intorno al principio “fare squadra per vincere” una delle più prestigiose strutture ricettive della “Città del Muretto”, il residence Le Terrazze, gli straordinari vigneti dell’azienda Massimo Alessandri di Ranzo, Coldiretti, il punto vendita di Campagna Amica dell’azienda agricola Le Roveri di Alassio, il Panificio Cacciò di Gavenola, l’agriturismo La Fattoria di Costa BacelegaRanzo e il Centro Studi dell’Alberghiero F. M. Giancardi. Le attività in vigna sono coordinate da Franco Laureri, Massimo Sabatino, Augusto Manfredi, Flavia Mallamaci, Maria Elisabetta Corradi, Monica Barbera, Ania Gai, Stefano Pezzini, Patrizia Durante, Agnese Vinai e dai soci Coldiretti Sandra Plando, Marisa Plando, Carla Simondo e Luciano Alessandri.

RED

 




Coldiretti: l’embargo verso la Russia dell’agroalimentare “made in Italy” è costato oltre un miliardo

Roma – Le esportazioni agroalimentari Made in Italy hanno perso oltre un miliardo dall’inizio dell’embargo russo per una importante lista di prodotti agroalimentari e il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia.

Questo quanto si rileva in una nota dell’agenzia di stampa AdnKronos, che riporta quanto affermato dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo alla vigilia dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il leader russo, Vladimir Putin, nella relazione all’Assemblea nazionale dove ha stilato un bilancio a quattro anni dall’entrata in vigore dell’embargo con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, più volte rinnovato, come ritorsione alle sanzioni europee. Il risultato, sottolinea Moncalvo, è l’azzeramento della spedizione di prodotti agroalimentari Made in Italy in Russia che per molto tempo è stata un mercato importante per l’Italia.
Alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni, continua la Coldiretti, si sommano poi quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy.
Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo” conclude il presidente della Coldiretti nel sottolineare che “ancora una volta il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”.

RED




Il grano italiano in forte ascesa, perde terreno quello canadese

Nonostante le piogge che in questi mesi hanno danneggiato le colture nel nostro Paese, gli agricoltori possono comunque essere soddisfatti, perché il grano duro italiano guadagna consensi a vista d’occhio.

Le coltivazioni infatti sono fortemente aumentate nel 2018, grazie alla richiesta crescente di materia prima rigorosamente italiana per produrre pasta di prima qualità, che i consumatori scelgono senza indugio quando la trovano sugli scaffali del supermercato.

In particolare si registra un aumento delle superfici coltivate a grani antichi; la qualità Senatore Cappelli ad esempio ha addirittura quintuplicato le aree di produzione; secondo le autorità di settore (Coldiretti, Società Italiana Sementi, Consorzi Agrari d’Italia) si prospetta un raddoppio di superfici dedicate alla semina già dalla prossima stagione.

Si registra invece un forte calo delle importazioni del famigerato “grano canadese al glifosato“, i cui costi per i nostri produttori di pasta sono sicuramente inferiori, ma i cui effetti dannosi per la salute sono ormai noti anche al cliente meno attento. Complice di questa riduzione drastica anche il fatto che l’erbicida viene utilizzato in pre-raccolta, con modalità non permesse dalla normativa italiana, per cui nel primo trimestre di quest’anno le importazioni sono state di soli 200mila chili rispetto ai 181 milioni di chili sbarcate sul suolo italiano nel medesimo periodo del 2017 (Fonte Coldiretti).

Altro dato positivo per gli agricoltori nostrani è dato dalla nascita della filiera. Tramite un accordo siglato in questi giorni tra Assosementi, Associazione Nazionale dell’Industria Sementiera, e Compag (Federazione Nazionale Commercianti di Prodotti per l’Agricoltura), vede finalmente la luce un protocollo d’intesa tra i maggiori operatori del settore agroindustriale, con lo scopo di “aumentare la disponibilità di grano duro italiano, sostenere gli agricoltori e rafforzare la competitività della pasta italiana“. Sul tavolo, 61 milioni di euro destinati interamente al progetto.

Attualmente, il Belpaese è leader mondiale per produzione (con oltre 3 milioni di tonnellate annue) ed export di pasta (2 milioni di tonnellate); ma per il futuro va tenuto conto della forte concorrenza di Egitto e Turchia, che offrono la materia prima a costi più bassi. Ovviamente la qualità dei cereali esteri è nettamente inferiore, ma grazie anche al sostegno attivo dei loro governi, questi grani riescono comunque a strappare quote del mercato ai nostri prodotti.

Senza dubbio la creazione della filiera si rivela fondamentale per meglio valorizzare le eccellenti proprietà della pasta 100% Made in Italy, un alimento buono e sano, apprezzato in tantissimi paesi, e di cui ci auguriamo una sempre maggiore espansione a livello mondiale.

Eva Bergamo




Made in Italy nuovamente bastonato dalla UE

Bruxelles – E’ stato siglato l’accordo tra Unione Europea e Messico per la rimozione dei dazi su quasi tutte le merci destinate all’import-export.

A tal proposito, il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che “Con questa intesa il Messico si aggiunge a Canada, Giappone e Singapore nella lista dei Paesi che vogliono lavorare con l’UE per difendere un commercio equo e aperto”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico (attualmente ancora in carica) Carlo Calenda, si unisce all’esaltazione positiva dell’accordo, con queste parole: “Potremo beneficiare di una liberalizzazione daziaria al 99%, di cui 98% all’entrata in vigore, oltre che dell’abolizione dei dazi sul formaggio (ora fino al 20%) pasta (20%) carne di maiale (45%), della protezione di numerose indicazioni geografiche, e di una forte riduzione delle formalità per l’esportazione dei beni industriali sia a livello regolamentare che doganale“.

Quindi la UE e l’attuale Governo italiano stanno cercando di far passare tale provvedimento come una positiva rimozione degli ostacoli allo scambio di merci tra i Paesi coinvolti; ma a mostrare il rovescio della medaglia ci pensa la Coldiretti, che definisce invece la firma dell’accordo come una “scelta autolesionista della Commissione Europea“, che colpisce soprattutto il Made in Italy e le sue apprezzate tipicità.

Ancora una volta, il Belpaese subisce le decisioni di un organismo sovranazionale non voluto dal Popolo, le cui conseguenze rischiano di mettere ancor più in ginocchio la nostra, già sofferente, economia.

Perché se da un lato le esportazioni di prodotti italiani potranno risultare facilitate, dall’altra parte si apriranno invece le porte all’invasione di imitazioni dei nostri alimenti, tra cui Parmesano, salamini italiani, vino Dolcetto, tutto Made in Messico, dove potranno essere prodotti e venduti senza limiti oltre il 90% degli 817 prodotti a denominazione di origine nazionali riconosciuti in Italia e nell’Unione Europea (293 prodotti alimentari e 523 vini)“; dati forniti dalla stessa Associazione degli agricoltori.

Il danno non sarebbe meramente di marchio, ma anche finanziario, in quanto le produzioni più tipiche subiranno un vero e proprio “furto di identità“, che non verrebbe certo compensato dalla riduzione delle barriere tariffarie, dato che le esportazioni agroalimentari italiane sono già ampiamente superiori alle importazioni dal Messico, soprattutto per il settore vinicolo, che già gode di politica “dazio zero” in base ad un accordo del 2000.

La priorità dell’UE, e anche del Governo italiano, dovrebbe pertanto essere la “tutela delle denominazioni” e non la loro svendita, con gravi danni all’agricoltura, alla salute dei cittadini e all’economia italiana, che simili politiche scellerate stanno invece concretizzando.

Coldiretti fa comunque capire che intende dare battaglia contro questa ed altre decisioni assurde prese a Bruxelles: “Dall’intesa con il Canada (Ceta) a quella siglata con il Giappone e Singapore, da quella con il Messico fino alla trattativa in corso con i Paesi del Sudamerica (Mercosur), si assiste al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano a livello internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi”.

Difendere gli interessi nazionali o piegarsi ancora alla volontà dell’Europa dei burocrati? Vediamo in quale direzione sceglierà di muoversi il nuovo Governo, sempre che si riesca ad averne uno…

Eva Bergamo




Dal 2018 nei paesi UE gli italiani potranno mangiare anche gli insetti.

Dal primo gennaio 2018 si applicherà il nuovo regolamento della UE che riguarda i cosiddetti novel food”.

Al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio che si tiene dal 20 al 22 ottobre, la Coldiretti rende noto il contenuto di questo provvedimento, che permette di riconoscere gli insetti interi sia come nuovi alimenti che come prodotti tradizionali da paesi terzi, aprendo di fatto alla loro produzione e vendita anche in Italia.

Entro il primo gennaio 2018 – comunica l’associazione degli agricoltori – la Commissione Europea istituirà un elenco dei “novel food” autorizzati per la commercializzazione nella Ue, nel quale saranno inizialmente inseriti gli alimenti a norma del vecchio regolamento, che poi verrà aggiornato con le nuove autorizzazioni.

La stessa Coldiretti, rifacendosi ad un sondaggio svolto assieme all’Istituto Ixè, sottolinea il fatto che tale novità vede contrari il 54% degli italiani, che li considerano estranei alla cultura alimentare nazionale; sono invece indifferenti il 24%, favorevoli il 16% e non risponde il 6%.

L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) ha effettuato alcuni test di degustazione su soggetti volontari, da cui è emerso che sono molto pochi gli utenti favorevoli alla possibilità di mangiare insetti interi. Appare più apprezzato invece il consumo di prodotti che contengono insetti nel preparato, come la farina di grilli o la pasta con farina di larve.

I prodotti in arrivo sono stati mostrati in anteprima dalla Coldiretti in una tavola allestita per l’occasione: dalla pasta all’uovo artigianale ai grilli, ai millepiedi cinesi arrostiti al forno e poi affumicati, dalle tarantole arrostite del Laos ai vermi giganti della farina dalla Tailandia.

Eva Bergamo




EXPORT ITALIA-RUSSIA: BENE LA MODA, MALE L’ALIMENTARE

Le esportazioni italiane verso il mercato russo, registrano un trend positivo in diversi settori.

E’ quanto emerge dai dati relativi al primo semestre 2017, che evidenzia come i consumatori della Federazione Russa siano particolarmente affezionati ai prodotti del Belpaese.

Il Made in Italy non perde quindi il suo appeal, nonostante le difficoltà legate alle sanzioni economiche, a dimostrazione dell’importanza rivestita dalla qualità e dalla professionalità dei nostri operatori ed artigiani.

In generale, i dati Istat relativi al commercio estero fanno emergere che la Russia è il Paese extracomunitario che ha fatto registrare il maggior incremento delle esportazioni italiane nei primi mesi di quest’anno.

Molto in auge in particolare il settore tessile, che ha registrato una crescita dell’export italo russo pari a +17%; aumentano le vendite sia la moda uomo (+20%), che la moda donna (+7,5%).

Secondo i dati di Sistema Moda Italia (Federazione di Tessile e Moda), i segmenti cosiddetti best performer sono la calzetteria femminile e l’intimo mare.

Interessante anche rilevare che una delle regioni maggiormente coinvolte è la Toscana, che vede aumentare considerevolmente le esportazioni in Russia, sempre con a capo il circuito tessile, abbigliamento ed accessori, simbolo per la regione di un’artigianalità storica e sempre attuale, che non conosce flessioni.

Basti pensare che la sola Firenze, da gennaio a marzo, ha esportato verso Mosca merci per 64,7 milioni di euro.

E proprio un’azienda toscana, la rinomata The Bridge, storico luxury brand di accessori in pelle Made in Italy, ha contribuito alla crescita economica del marchio bolognese che l’ha acquisita: Piquadro S.p.A., famoso per la produzione di borse, bagagli e articoli di pelletteria dal design innovativo e con dettagli high tech che caratterizzano tutte le sue collezioni.

Nonostante lo sforzo economico sostenuto per l’acquisizione di The Bridge, la ditta ha chiuso l’esercizio 2016 con segno positivo; trend che continua anche nel 2017, grazie all’aumentata offerta di articoli portata dalla fusione dei marchi e al grande entusiasmo del mercato russo, che regala grande soddisfazione e premia il coraggio di chi decide di investire nonostante la crisi. Senza dubbio, un gran bell’esempio.

Al contrario, la regione più colpita dall’embargo è il Veneto, che per bocca dell’Assessore allo sviluppo economico Roberto Marcato, lamenta una notevole perdita di esportazioni, con conseguente calo delle produzioni, ricadute sull’occupazione con licenziamenti, difficoltà nella gestione delle aziende e nel riorientamento verso altri mercati. La Giunta veneta è intenzionata a confrontarsi con il Governo, per arrivare alla modifica radicale di queste sanzioni, che arrecano grave danno alle industrie.

Ciononostante, gli ultimi mesi hanno comunque visto un aumento delle vendite, anche qui soprattutto nel comparto moda.

Prodotti di abbigliamento, pelli, scarpe, borse e tessuti riescono a sfondare il muro  imposto dalle disposizioni UE e conquistano Mosca, grazie all’alto valore aggiunto della produzione Made in Veneto. Pensiamo ad esempio alla lavorazione della pelle nella zona della Riviera del Brenta, con gli storici calzaturifici, meta dei buyers di tutto il mondo.

Viste le premesse, secondo Confartigianato un’attenta riduzione del regime sanzionatorio verso la Russia, potrebbe rilanciare le esportazioni in modo straordinario.

Rimane negativo invece l’andamento dell’agroalimentare, che rimane il settore maggiormente colpito dall’embargo, con la conseguente presa di posizione da parte di Coldiretti, secondo cui il blocco “è costato all’agroalimentare nazionale fino ad ora quasi un miliardo di euro anche perché al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni in tutto l’agroalimentare”.

Dispiace vedere una tale situazione, soprattutto in virtù del fatto che gli alimenti tipici italiani sono di eccellente qualità e molto apprezzati in Russia, basta vedere l’aumento di ristoranti e pizzerie che propongono italian food in centro a Mosca; il giro di affari che si verrebbe a creare è potenzialmente molto ampio, il che ovviamente avrebbe influenze positive anche per l’occupazione.  Sono pertanto assolutamente condivisibili in questo senso le parole di Coldiretti quando afferma che è un “grave errore e un danno all’Italia prorogare le sanzioni UE“.

Non è un concetto difficile da capire, quello che manca è la volontà politica di risolvere finalmente la situazione, per il bene dell’intero Paese e dei lavoratori italiani.

Eva Bergamo




Per l’Italia export agroalimentare da record, anche in Russia

L’agroalimentare contribuisce a trainare il Made in Italy all’estero, segnando nel primo trimestre del 2017 un incremento annuo sui mercati stranieri dell’8% circa. Solo a marzo, rispetto allo stesso mese del 2016, l’export dei prodotti freschi dell’agricoltura cresce del 7,9% e quello dei prodotti dell’industria alimentare del 13,3%. Così la Cia-Agricoltori Italiani sui dati diffusi dall’Istat sul commercio estero, spiegando che l’andamento dei primi tre mesi sembra confermare e avvalorare il trend da record già registrato l’anno scorso dalle esportazioni di cibo e bevande.
Particolarmente brillante la performance verso la Russia: nel primo trimestre dell’anno l’export agroalimentare Made in Italy verso Mosca cresce del 45% annuo, superando i 100 milioni di euro e riavvicinandosi ai valori pre-embargo. Ciò è dovuto alla dinamicità che caratterizza le imprese agricole e alimentari, le quali non si sono scoraggiate e hanno puntato su quei prodotti esclusi dall’embargo. Ecco che le spedizioni di olio d’oliva nei primi due mesi del 2017 sono aumentate del 107% annuo, così come le vendite di vino hanno superato gli 11,5 milioni di euro, con una crescita tendenziale del 75%. Una buona notizia che arriva proprio nel giorno dell’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier Paolo Gentiloni in visita a Sochi.
Gli incrementi arrivano al 29,1% per gli alimentari italiani in Spagna e al 22,5% in Cina. Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 – sottolinea la Coldirettiinteressano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all’Asia fino all’Oceania. Sul successo del Made in Italy agroalimentare all’estero – continua la Coldirettipesano dunque in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale che potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche. Se il risultato delle elezioni francesi con la vittoria dell’ europeista Emmanuel Macron dovrebbe scongiurare scossoni, nel rapporto con la Gran Bretagna si sentono già gli effetti della Brexit mentre si attendono gli effetti degli annunci del successore di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti, il neopresidente Donald Trump, che sta per scegliere i prodotti dell’Unione Europea da colpire come risposta alla controversia generata dalla questione della mancata importazione di carne dagli Usa in Europa per la disputa sugli ormoni iniziata con il ricorso al Wto nel 1996“.

ll settore agroalimentare troppo spesso è considerato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”, ha affermato il presidente della Coldiretti nel sottolineare che l’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una più efficace tutela nei confronti della “agropirateriainternazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale“.

Tutti dati, confermati anche dal recentissimo “TuttoFood” di Milano, dove si è evidenziato però anche una grande vivacità del mercato agroalimentare russo, che ormai va considerato sicuramente tra i più potenti su base mondiale.

RED