José Antonio Kast vince le elezioni presidenziali cilene

Il politico conservatore dell’opposizione cilena José Antonio Kast ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali del Paese, ha annunciato la Commissione elettorale cilena.

Secondo la Commissione elettorale, Kast ha ottenuto il 58,61% dei voti, mentre la sua principale avversaria Jeannette Jara ha ottenuto il 41,39% dei voti dopo lo spoglio dei voti basato sui risultati forniti dall’83,43% dei seggi elettorali.

Domenica si sono tenute le elezioni presidenziali e parlamentari in Cile.

Durante la sua campagna elettorale presidenziale, Kast ha sostenuto una riduzione dell’intervento pubblico nell’economia e misure più severe per combattere la criminalità e l’immigrazione clandestina. Ha inoltre promesso di abbassare l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società, tagliare la spesa pubblica e costruire barriere al confine con la Bolivia.

Kast, 59 anni, sarà il primo politico ultraconservatore a ricoprire la carica di presidente del Cile dai tempi del regime militare del generale Augusto Pinochet. È un fermo oppositore dell’eutanasia, dell’aborto, del divorzio e del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Il neoeletto presidente del Cile presterà giuramento l’11 marzo 2026 per un mandato di quattro anni.

Paolo Simoncini




TTG TRAVEL EXPERIENCE ALLA FIERA DI RIMINI DAL 9 ALL’11 OTTOBRE: GLI ATTORI ITALIANI ED ESTERI DEL BUSINESS TURISTICO

Rimini – Centotrenta destinazioni straniere, con l’area europea in crescita, un’ampia rappresentanza delle Americhe e dell’Asia e la conferma, dopo il positivo debutto lo scorso anno, dell’African Village, danno la dimensione dell’impronta internazionale di TTG Travel Experience, la manifestazione IEG  (Italian Exhibition Group) dedicata alla Travel Industry che alla Fiera di Rimini, dal 9 all’11 ottobre, chiama a raccolta gli attori del business turistico sia italiani che esteri.

Alla cerimonia di inaugurazione, mercoledì 9 ottobre alle 11.30 alla Main Arena (Hall Sud, ingresso da via Emilia), interverranno l’On. Lorenza Bonaccorsi (Sottosegretario di Stato ai Beni e alle Attività Culturali), Andrea Corsini (Assessore al Turismo e Commercio Regione Emilia-Romagna), Andrea Gnassi (Sindaco di Rimini) e Lorenzo Cagnoni (Presidente Italian Exhibition Group).

A TTG Travel Experience quattro padiglioni del quartiere fieristico (da C1 a C4) saranno occupati dagli espositori della sezione The World, letteralmente un giro del mondo tra le proposte vacanziere dei cinque continenti.

Ricco il panel di appuntamenti dedicati alle destinazioni internazionali che si svolgeranno principalmente nella World Arena, parte integrante del programma di Think Future.

TURISMO ATTIVO IN TURCHIA

Meta internazionale dal fascino irresistibile è anche la Turchia, che sarà al centro di un incontro nell’ambito del progetto speciale che TTG Travel Experience dedica quest’anno al turismo attivo. La BeActive Arenamercoledì 9 ottobre (ore 15,45) ospiterà un approfondimento sulla Turchia meno nota, quella tra montagna, sci e siti archeologici, con gli interventi di Omer Faruk Sonmez, vice direttore commerciale, Europa Meridionale di Turkish Airlines, Serra Aytun Roncaglia, direttrice dell’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di TurchiaFrancesco Comotti, consulente strategico DMO Skisilkroad – Dap.

FOCUS SULLA CINA

Denso il programma di appuntamenti dedicati alla Cina, dove IEG co-organizza, attraverso la joint venture EAGLE (Europe Asia Global Link Exhibitions) la Shanghai World Travel Fair (SWTF), tra le principali fiere dell’industria turistica della Cina orientale. Mercoledì 9 ottobre il COTRI (China Outbound Tourism Research Institute) sarà protagonista di un incontro dedicato al mercato del turismo outbound cinese, in continua crescita ma con esigenze e aspettative sempre più specifiche. Nella stessa giornata si parlerà anche degli strumenti on line più efficaci per intercettare il turista cinese grazie a un workshop presentato da Dragon Trail Interactive, agenzia di marketing digitale focalizzata sul turismo cinese. Del Futuro del mercato turistico outbound cinese: il trend della personalizzazione come leva per il mercato europeo si parlerà anche giovedì 10 con un evento nella Main Arena (Hall Sud, ore 10,30) organizzato in cooperazione con Aeroporti di Roma.

I BUYERS

Sono il segnale dell’interesse dei Paesi esteri nei confronti dell’offerta turistica italiana: i buyers arriveranno anche quest’anno in folto numero per partecipare a TTG Travel Experience. Il 95% delle delegazioni, del resto, sono di provenienza internazionale e provengono da 85 diversi Paesi: il 65% circa dall’Europa, il resto da un po’ tutti i Continenti, dalle Americhe, all’Asia, al Medio Oriente, al Sud est asiatico, dall’Africa all’Australia, ai Paesi dell’ex Unione Sovietica. Le delegazioni più numerose si confermano quelle da Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Germania, ma anche dalla Cina che dopo il boom dello scorso anno sarà presente con una delegazione ancora più numerosa. Per la prima volta, saranno a TTG buyers provenienti da Cile, Perù, Kuwait, Quatar. In prevalenza (82%) sono interessati al segmento leisure, il 10% al MICE, l’8% circa all’Exclusive Travel.

Saranno coinvolti in tour organizzati sia pre che post evento fieristico. In Lombardia e Veneto nel primo caso, in Liguria, Marche, ad Amalfi e in un tour dedicato al wedding ad Urbino e Como nel secondo.

LE 8 METE SUGGERITE DA NATIONAL GEOGRAPHIC

In collaborazione con National Geographic, durante i tre giorni della manifestazione esperti di NT, insieme al direttore di National Geographic Italia, Marco Cattaneo, racconteranno otto destinazioni turistiche emergenti. Mercoledì 9 ottobre (ore 10,30), Farian Sabahi, giornalista e docente universitaria, esperta di Asia Centrale e Medio Oriente, racconterà l’Uzbekistan. Alle ore 13,30 sarà la volta della Colombia, Porta del Sud America, con una straordinaria varietà di paesaggi, dalle montagne alle spiagge, dalla foresta amazzonica alle città coloniali. Sarà raccontata da Anna Masperto, esperta dei Paesi dell’America Latina e scrittrice, e da Pascual Martinez Munarriz, rappresentante Pro Colombia Italia. Il “tour” della prima giornata si chiude (ore 16,30) con un viaggio ai piedi del Caucaso, in Georgia, insieme a Giacomo Iachia, programmatore ed esperto del Vicino Oriente.

Giovedì 10 ottobre (ore 10,30) il primo racconto riguarderà invece l’Africa sostenibile, ovvero il Botswana. Ne parlerà Francesca Serafin, tour leader, programmatrice ed esperta della destinazione Africa, che a seguire, (ore 13,30) interverrà anche sul Costa Rica (ore 13,30), buen retiro dell’Occidente. Risparmiata dalla guerra civile jugoslava degli anni Novanta, laRepubblica della Macedonia del Nord, paese tutto da scoprire, sarà al centro dell’incontro successivo (ore 16,30) con Paolo Brovelli, programmatore ed esperto di Vicino Oriente e America Latina. Venerdì 11, infine, focus sul Giappone (ore 10,30) che va verso le Olimpiadi del 2020, con Marco Restelli, giornalista, blogger e Orientalista, che alle 13,30 racconterà invece Kerala e Tamil Nadu, ovvero l’altra India.

RED

 




Roma: dal 6 al 19 maggio la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia

Roma – Con le prequalificazioni che scatteranno il 6 maggio si aprirà ufficialmente la 76esima edizione degli Internazionali BNL d’Italia, che entrerà nel vivo a partire dal 12 (ultimo turno delle qualificazioni e primi incontri del tabellone maschile), per poi concludersi domenica 19 (giorno delle finali). Dal 2011 il torneo vede svolgersi contemporaneamente sia l’evento maschile (categoria Master 1000 del circuito ATP) che quello femminile (categoria Premier 5 del circuito WTA), e rappresenta l’ultimo grande evento su terra rossa prima del Roland Garros. Un torneo che è ormai uno degli appuntamenti più importanti della stagione tennistica, in crescita costante, ed apprezzato da tutti (addetti ai lavori e spettatori), con tanto di riconoscimenti ufficiali: l’edizione femminile è stata infatti premiata dalla WTA (ovvero dai voti delle giocatrici), per tre anni consecutivi (2016, 2017, 2018), come il miglior torneo di categoria Premier 5. La bellezza del Foro Italico, in cui spicca la spettacolarità dello Stadio della Pallacorda (intitolato poi nel 2006 a Nicola Pietrangeli – leggenda del tennis italiano, due volte trionfatore nello slam parigino ed altrettante agli Internazionali d’Italia), con i suoi gradoni di marmo bianco e le statue che lo circondano, crea un’atmosfera unica. Un’ambiente che, unitamente all’efficienza organizzativa ed alla passione del pubblico ha contribuito a fare degli Internazionali uno degli eventi più attesi dell’anno, nella capitale e non solo. L’edizione del 2019, poi, cade in un momento particolarmente felice del tennis italiano, galvanizzato dal trionfo di Fabio Fognini al Master 1000 di Montecarlo (primo giocatore italiano a trionfare in un torneo di questa categoria) e dalla attribuzione, alla città di Torino, delle ATP FINALS per il quinquiennio 2021-2025. Fattori che, oltre ad un appeal in costante ascesa che lo rende un evento sempre più partecipato, fanno sperare gli organizzatori di veder superare il record di 204.000 presenze registrate nel 2016 e quello degli incassi, risalente al 2017. Del resto, come già annunciato dal Presidente della FIT (Federazione Italiana Tennis) Angelo Binaghi, sono già state superate le prevendite registrate nel 2018, quando l’affluenza complessiva fu di 203.758 spettatori e l’incasso di 11.629.011 euro.

Numeri alla portata, perchè, oltre alla speranza di vedere un italiano protagonista ad oltre quarant’anni di distanza dall’ultimo successo azzurro al Foro Italico (quello di Adriano Panatta nell’indimenticabile annata del 1976, in cui trionfo’ anche al Roland Garros e fu protagonista della nazionale che vinse la Coppa Davis in Cile), il 2019 vedrà il ritorno a Roma del fuoriclasse elvetico Roger Federer (assente nelle due ultime due edizioni in seguito alla rinuncia a giocare la stagione su terra), quattro volte finalista agli Ibi e molto amato dal pubblico della Capitale, oltrechè, naturalmente, dagli appassionati di tutto il mondo. Senza contare tutti gli altri protagonisti del circuito mondiale. Dallo spagnolo Rafael Nadal (che con 8 affermazioni vanta il record di successi a Roma), chiamato a difendere il titolo conquistato lo scorso anno per confermarsi principe del Foro Italico, a Novak Djokovic (il serbo, numero uno al mondo, otto volte finalista a Roma e trionfatore in ben 4 edizioni), al tedesco (di genitori russi) Alexander Zverev, massimo rappresentante della nuova generazione, finalista nel 2018 e che qui, nel 2017, ha conquistato il suo primo Master 1000 in carriera. Solo per citarne alcuni.

In ambito femminile, invece, l’ucraina Elina Svitolina (la cui partecipazione non è scontata, a cusa di problemi al ginocchio) difende i due titoli conquistati consecutivamente nelle ultime due edizioni. Un torneo, quello femminile, particolarmente aperto e senza una favorita della vigilia. Basti pensare che i primi 22 tornei disputati in stagione hanno visto trionfare ben 21 diverse giocatrici, con la sola Petra Kvitova in grado di conquistare 2 titoli. Come in campo maschile, anche  in quello femminile si avrà un grande ritorno, quello di Serena Williams (regina del Foro Italico quattro volte: 2002, 2013, 2014, 2016).

Tra le assenze spicca quella di Maria Sharapova. La siberiana (regina del Foro Italico in ben tre occasioni: 2011, 2012, 2015), ancora convalescente dopo l’operazione conseguente all’infortunio alla spalla destra, ha dovuto dare forfait, e non potrà difendere la semifinale conquistata nella passata edizione.  In campo femminile, pertanto, le speranze russe saranno riposte su Daria Kasatkina ed Anastasia Pavlyuchenkova, cui potrebbero aggiungersi altre connazionali provenienti dalle qualificazioni. Oltre ai successi di Masha, il Foro Italico ha visto anche altre protagoniste russe. La prima ad imporsi nella Capitale fu infatti, nel 2009, Dinara Safina, che s’impose 6-3, 6-2 nella finale tutta russa sulla connazionale Svetlana Kuznetsova. Una stagione particolarmente fortunata, il 2009, per le giocatrici russe su terra. Nelle stesso anno, infatti, Sveta e Dinara furono protagoniste di altre due finali sulla stessa superficie, a Stoccarda ed al Roland Garros, che segnarano altrettanti successi per la Kuznetsova.

In campo maschile, invece, saranno Karen Khachanov e Daniil Medvedev a rappresentare la Russia nel main draw del Master 1000 di Roma. Karen, dopo un difficile avvio di stagione, è chiamato al riscatto, seppur sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche; Daniil che pure, come il connazionale, prediligie le superficie veloci, proverà invece a dare continuità agli ottimi risultati che in questa stagione sono arrivati anche su terra rossa. Non ci sarà invece Andrey Rublev, che ha affidato ad un tweet la sua delusione per aver dovuto interrompere la stagione su terra a causa di un infortunio al posto destro.

Stefano Tardi

 

 

 

 




Olio di oliva: l’oro giallo in Russia

L’olio d’oliva è un prodotto che per millenni è rimasto quasi esclusivamente legato al bacino mediterraneo, sia nella produzione che nel consumo.
Gli affreschi di Pompei, i vasi greci, gli oliveti attorno a Cartagine fino ai film del neorealismo italiano sul Sud Italia, l’iconografia antica e contemporanea riconduceva la diffusione del consumo dell’oro giallo attorno al mare che lambisce i tre continenti.

Solamente nella seconda metà del novecento, la presenza dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea, a partire dal celebre “Seven Countries Study” del Prof. Keys, ha attirato l’attenzione dei nutrizionisti. Da quel momento anche la medicina han iniziato a considerare l’olio non solo come prodotto tipico di una regione, legato a gusti e culture risalenti all’epoca classica, ma anche un fattore positivo nella bilancio alimentare dei suoi consumatori.
Rimanendo un componente fondamentale della dieta di una fascia che attraversa la penisola iberica, l’Italia fino a lambire il Vicino Oriente, il consumo dell’olio di oliva si è affacciato a fasce di consumatori nei mercati non tradizionali, fino a salire nel Nord Europa all’esplosione inarrestabile del Nord America.

Le caratteristiche nutrizionali e la diffusione della cucina mediterranea oltre ai paesi storici e alle comunità di immigrazione dal Sud Europa hanno contribuito all’incremento globale dei consumi. Questa espansione del mercato ha dato fondamenta economiche allo sviluppo della coltivazione e commercializzazione dell’olio, in quasi tutti i paesi a clima temperato, dall’Australia al Cile, dal Sudafrica, alla California.
Anche gli storici produttori del Nord Africa e del Medio Oriente, Egitto, Giordania, Libano, Tunisia hanno recuperato le antiche tradizioni, contemporanee a quelle della sponda nord del Mediterraneo.

La nascita del mercato dell’olio d’oliva nei paesi dell’ex Unione Sovietica, è antecedente al crollo del muro di Berlino, con quantitativi molto limitati e destinati a una élite di consumatori che potevano avere accesso ai beni occidentali. Arrivava il Festival di Sanremo a Mosca e sulle note dei cantanti popolari italiani, il paese si apre a nuovi prodotti.
La tipologia di olio più utilizzata nella cucina russa è l’olio di girasole, di cui il paese è diventato uno dei principali produttori a livello mondiale, mentre nel caso dell’olio d’oliva dipende interamente dalle importazioni. L’olio d’oliva è percepito dal consumatore russo come un prodotto di fascia alta e l’ostacolo principale dell’acquirente, in particolare dell’olio italiano, è il prezzo, in media è otto volte più costoso di un litro di olio di girasole.

La crisi economica russa perdurata fino all’inizio degli anni 2000 ha prosciugato la domanda, che si è orientata esclusivamente sui prodotti nazionali e per ricreare una piccola nicchia di mercato si è dovuto attendere la ripresa economica, trascinata dall’incremento del prezzo del greggio. Dal 2001 le importazioni di olio d’oliva sono cresciute di dieci volte, raggiungendo le 35.000 tonnellate, con
due players a contendersi la quasi totalità del mercato: Spagna con il 56% e l’Italia con il 30% , un restante 10% proviene dalla Grecia e poi altri produttori minori completano il panorama.

Le nuove disponibilità monetarie di una borghesia professionale emergente hanno generato consistenti flussi turistici in ingresso nei paesi mediterranei, la cui cultura culinaria è diventata una consuetudine per una fascia sempre crescente di popolazione. Un fattore, di medio periodo dello sviluppo del mercato locale, tra il ceto benestante delle città, soprattutto le capitali Mosca e San Pietroburgo, è dovuto alla crescente competenza e attenzione di consumatori, che associano l’olio al paesaggio italiano e al processo produttivo tradizionale.

Il benessere ha però portato a un notevole incremento dei prezzi, che in pochi anni è schizzato verso l’alto. Per rispondere a questa tendenza i distributori hanno iniziato ad immettere sul mercato oli misti “europei”, che spesso presentano una concentrazione di olio di oliva molto bassa.
Pur rimanendo molto lontani dal costituire una vero e proprio segmento sociologico, anche nelle capitali del paese, sta emergendo una fascia di consumatori “foodies”, attenta sia alla componente del gusto che della salubrità dei prodotti, con buone disponibilità economiche. Questi acquirenti conoscono perfettamente i vantaggi di questo prodotto ed hanno a disposizione una grande quantità di marche e tipi presso le catene GDO locali di alta qualità.

Le varietà di extravergine sono, alla pari del vino di qualità, un segno distintivo per questa fascia di popolazione di ceto medio – alto, e le denominazioni DOP – IGP svolgono un ruolo di garanzia agli occhi del consumatore. Per i consumatori di olio certificato, fattori come il design, l’origine e la qualità prevalgono sul prezzo, dunque il prodotto italiano può vantare un notevole vantaggio competitivo.

L’oro giallo italiano di qualità si può comprare attraverso vari canali ma prevalentemente presso i negozi gourmet specializzati di prodotti europei, destinati a una nicchia molto ristretta di consumatori, ma con alta capacità di spesa oppure, per la classe media delle grandi metropoli, nella grande distribuzione organizzata.

Supermercati, ipermercati, centri commerciali, pur essendo un’acquisizione piuttosto recente nel panorama commerciale russo, presentano una scelta vastissima di prodotti di importazione. Le annate negative come il 2016 sono principalmente causate dalla scarsità della produzione in Italia più che da condizioni di mercato negative in Russia, dato che l’olio d’oliva gradualmente viene conosciuto e
utilizzato da fasce sempre più ampie della popolazione, penetrando nei centri minori, assieme ai gusti tipici del Mediterraneo.
A fronte di una ripresa economica della Federazione, con la stabilizzazione dei prezzi petroliferi e le prospettive per l’olio d’oliva italiano sono rosee per un mercato che va maturando e assomigliando a quelli occidentali.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo.

GruppoBPC International




CONCLUSA LA CONFEDERATIONS CUP IN RUSSIA: LA PRIMA VOLTA DELLA GERMANIA

San Pietroburgo – La Germania si aggiudica la decima edizione della Confederations Cup. Nella finalissima disputata nell’avveniristico impianto di una “San Pietroburgo Arena” gremita ed in cui erano, fra gli altri presenti in tribuna vip Ronaldo e Maradona (che hanno premiato i giocatori in campo prima della cerimonia di chiusura), gli uomini di Joachim Low hanno regolato il Cile con il minimo scarto (1-0).

I tedeschi si dimostrano, in questo periodo, autentici “cannibali” dal momento che, anche con una formazione decisamente giovane e sperimentale riescono a prevalere, e ad andare fino in fondo nelle competizioni in cui partecipano. Non sfugge a questa regola neppure la Confederations Cup che sinora non aveva mai visto la Germania collocarsi sul gradino più alto del podio.

Dopo aver trionfato solo pochissimi giorni fa nel Campionato Europeo Under 21 disputato in Polonia, i teutonici hanno primeggiato anche in quella che viene considerata dagli addetti ai lavori, come l’anteprima dei Mondiali di Calcio. Lanciata dunque la sfida per bissare il successo iridato di Brasile 2014, potendo anche contare su un ricambio generazionale che promette molto bene. E che rappresenta una garanzia per un Low, che si è così potuto togliere anche alcuni sassolini dalle scarpe, pensando alle critiche ricevute in patria, in sede di convocazioni, per aver gettato nella mischia giocatori che non avevano mai disputato tornei di questo tipo.

Una squadra quadrata, ben messa in campo, che sa soffrire e che gioca un calcio propositivo: con questo mix vincente, i tedeschi hanno avuto la meglio di un avversario che ci ha provato fino all’ultimo ed a cui va comunque reso l’onore delle armi.

Il Cile, dal canto suo, ci ha messo il cuore, disputando una partita dignitosa e gagliarda ma alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte alla forza ed alla concretezza evidenziati da una Germania che, dopo aver sofferto per i primi 20’ la verve e l’intraprendenza dei sudamericani (pericolosi con due conclusioni ravvicinate di Vidal), l’ha poi colpito alla prima occasione utile. Era infatti il 21’ quando, dopo un’ottima occasione fallita da Alexis Sanchez, sull’immediato capovolgimento di fronte Marcelo Diaz sbagliava clamorosamente il disimpegno e permetteva a Werner di regalare il più comodo degli assist che Stindl (già a segno contro i cileni nella fase a gironi) non doveva far altro che sospingere in rete. La roja provava a reagire con alcune conclusioni da fuori area di Vidal, ma Ter Stegen si limitava solo ad interventi di ordinaria amministrazione dopo gli spaventi di inizio gara.

Anzi, erano i campioni del mondo a fallire con Goretzka e Draxler (premiato come miglior giocatore della competizione) in diverse occasioni il 2-0, sempre approfittando delle incertezze manifestate dalla retroguardia cilena.

In particolare Goretzka, quasi allo scadere della frazione di gioco, si faceva letteralmente ipnotizzare da Bravo che teneva fede al suo cognome sventando un altro pericolo nato da una palla persa in maniera maldestra in fase di disimpegno.

Nella ripresa, non cambiava il canovaccio dell’incontro con il Cile che provava a spingersi in avanti ed una Germania che non solo riusciva a difendere con ordine ma in maniera sorniona, con un monumentale Draxler, trovava sempre il modo di rendersi minacciosa  dalle parti di Bravo.

Al 64’ altra svolta del match: l’arbitro serbo Mazic  (autore sin lì di un’ottima prova) fermava il gioco ricorrendo alla VAR per sanzionare solo con un giallo una brutta gomitata di Jara su Kimmich. Un intervento apparso a tutti da rosso diretto, ma non per il direttore di gara che non ha voluto assumersi la responsabilità di applicare soltanto ciò che la moviola aveva invece evidenziato in maniera lapalissiana. La discrezionalità degli arbitri resta sicuramente un problema da superare urgentemente dal Board della FIFA nelle sue prossime riunioni, perché altrimenti la moviola in campo è destinata purtroppo a fallire. L’ausilio tecnologico supera la prova a pieni voti, ma gli arbitri con le loro manie di protagonismo hanno comunque trovato il modo di rovinare tutto.

Il direttore di gara teneva dunque in gioco i sudamericani che continuavano a non lesinare interventi duri ed al limite del regolamento, provando ad innervosire gli avversari che dal canto loro gestivano con impressionante tranquillità la situazione. Come logica conseguenza, la gara diventava più brutta perché spezzettata dalle continue interruzioni, ma ancora aperta perché l’1-0 lasciava tutto in bilico.

Al 71’, Vargas e Sanchez provavano a scardinare il muro difensivo predisposto dai tedeschi, ma con scarsa fortuna.

Due minuti dopo, era ancora l’ex calciatore del Napoli a liberarsi in piena area tedesca ma la sua conclusione era fiacca e facilmente bloccata da Ter Stegen. Il Cile continuava  generosamente a premere ed al 75’ chiedeva il rigore per un intervento, in realtà assolutamente pulito, su Vargas che reclamava e rimediava l’ammonizione. La successiva conclusione di Vidal veniva deviata in corner, nella disperazione del centrocampista in forza al Bayern Monaco. La panchina cilena protestava vibratamente e ne faceva le spese il ct Pizzi, allontanato dal campo dal direttore di gara.

All’80 una velenosa conclusione di Aranguiz era smanacciata in angolo da Ter Stegen. Pizzi da bordo campo richiamava in panchina Vargas ed Aranguiz, inserendo Puch e Sagal. Ed erano proprio i nuovi entrati all’84’ a confezionare una ghiotta palla-gol, anche approfittando di un’incertezza di Ter Stegen. La conclusione di Sagal a porta vuota era però incredibilmente alta.

La Germania si limitava a controllare, senza però riuscire ad affondare il colpo quando nelle battute finali si aprivano invitanti spazi in una retroguardia cilena che si sguarniva, nel disperato tentativo di raggiungere il pareggio. Nel quarto dei 5’ di recupero, Ter Stegen era bravo a disinnescare una pericolosa punizione dai 20 metri di Sanchez, e regalava così il successo ai suoi.

Nella finalina per il terzo posto, a Mosca il Portogallo nel pomeriggio ha superato, non senza soffrire, ai supplementari (2-1) il Messico al termine di una gara gradevole e ricca di colpi di scena. Orfani di Cristiano Ronaldo che non è stato della partita per motivi personali, i lusitani nella prima frazione di gioco avevano la possibilità di portarsi in vantaggio dal dischetto con Andrè Silva, dopo ricorso alla VAR. La conclusione del neo-milanista era però lenta e prevedibile e così Ochoa aveva buon gioco, rifugiandosi in angolo.

Sventato il pericolo, il Messico si riorganizzava ma era sempre il Portogallo a costruire le migliori occasioni da gol. Si andava al riposo sullo 0-0 e la ripresa si apriva con il vantaggio dei centroamericani che andavano a segno con una sfortunata deviazione di Neto, sul cross del “chicharito” Hernandez.

I Campioni d’Europa si catapultavano in massa in attacco, ed era sempre l’estremo difensore messicano (fra i migliori in campo) ad opporsi ai tentativi dei rossoverdi. E quando i giochi sembravano fatti, ci pensava Pepe a mandare le squadre all’overtime con una conclusione di destro straordinariamente precisa.

Il Messico accusava il colpo ed i portoghesi si vedevano assegnati dal direttore di gara Al-Mirdasi il secondo penalty dell’incontro. Stavolta Adrien Silva non lasciava scampo a Ochoa e così il Portogallo non doveva far altro che gestire il vantaggio fino alla fine. Le squadre finivano in 10, per le espulsioni in pochi minuti di Nelsinho (Portogallo) e di Raul Jimenez (Messico).

Cala dunque il sipario sulla Confederations Cup ma il count-down verso i Mondiali, è ormai partito. L’organizzazione esce a pieni voti da queste due settimane di partite, come attestano gli oltre 600.000 tagliandi staccati per assistere allo spettacolo, i tanti bambini presenti sugli spalti, gli spostamenti gratuiti con i mezzi di trasporto pubblico appositamente predisposti per coprire le lunghe distanze fra una città ed un’altra e l’unanime soddisfazione degli atleti, che si sono sentiti a proprio agio per il trattamento ricevuto.

In sede di analisi squisitamente tecnica, emergono alcuni interessanti spunti di riflessione. Manca, è vero, solo un anno ma appare chiaro che questa Germania così solida e ricca di talento è l’indiziata numero uno per essere ancora una volta davanti a tutti. Se anche nei momenti in cui non sono accreditati per il successo finale i tedeschi la spuntano, più di un campanello d’allarme per i tradizionali avversari (Brasile ed Argentina in primis, seguiti da Spagna, Francia ed Italia) sarà sicuramente scattato.

Bene anche il Cile che ha confermato di essere formazione rognosa e pronta a dare filo da torcere a tutti, mentre ha deluso il Portogallo di CR7 che inizia a sentire il peso degli anni ed è l’unico a portare la croce in una compagine, afflitta da una sterilità offensiva che da sempre, del resto, è il suo principale tallone d’Achille.

Non ci si aspettava infine molto da una Russia che espone il cartello “lavori in corso” e sulla quale Cherchesov nei prossimi 12 mesi dovrà lavorare assai duramente per evitare figuracce, quando si farà sul serio e non sarà più possibile sbagliare.

REDSPORT RN




IL GRUPPO BPC INTERNATIONAL AL SERVIZIO ANCHE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

La profonda crisi economica che sta ancora attanagliando il nostro sistema imprenditoriale, pone l’esigenza sempre più marcata e sentita di cercare nuove soluzioni per mantenere la rotta in un Antonio Borello - Group BPC Internationalmondo in cui la globalizzazione sembra stia segnando il passo, dopo anni in cui aveva generato in molti la falsa aspettativa di poter facilmente entrare in una nuova e prospera “età dell’oro”.

In un contesto complesso e fortemente dinamico come quello attuale, assumono dunque crescente rilievo le strutture in grado di fornire servizi e consulenza a 360 gradi a quegli imprenditori che affidano all’internazionalizzazione la possibilità di sviluppare il proprio business. In particolare in aree come quella dei paesi dell’area russa che in questi ultimi anni hanno attratto un numero non più trascurabile di operatori economici di casa nostra, nonostante le assurde sanzioni che sono state comminate alla Russia.

Ne abbiamo parlato con Antonio Borello, director di GruppoBPC International, che opera negli USA, in Russia e Paesi CSI, oltre che nel Sud-Est Asiatico, e che è ormai diventato un punto di riferimento non solo per i grandi gruppi industriali ma anche e soprattutto – contrariamente a quello che si potrebbe essere indotti a pensare – per le PMI.

Group BPC International MI - lo staff della sede di MilanoQuali sono le attività del vostro Gruppo?

“Svolgiamo l’attività di supporto all’internazionalizzazione per le piccole e medie imprese italiane, nello sviluppo del loro business su determinati mercati esteri. Ci avvaliamo, in tal senso, della presenza del nostro team di madrelingua locali e degli uffici presenti in Russia e nei paesi ex-URSS (sede a Mosca), Stati Uniti e Canada (sede a Austin in Texas ed un’altra distaccata a Washington D.C.) ed infine Sud-Est Asiatico in particolare Malesia, Indonesia e Singapore (sede a Kuala Lumpur). Abbiamo diversificato i nostri servizi, sulla base dello stadio di internazionalizzazione dell’impresa o della strategia di espansione, dividendoli in tre macro-gruppi. Disponiamo di un’area trade di supporto all’export – che è il servizio più richiesto – che consiste nella ricerca di partner internazionali, buyer e distributori con cui i nostri clienti che esportano dall’Italia possano andare a chiudere accordi di distribuzione. Segue l‘area partnership che è ideale per le imprese che si trovano in una fase di internazionalizzazione più avanzata e che magari intendono chiudere accordi strategici con i partner internazionali, attraverso joint-venture o ricorrendo al licensing o all’outsourcing. Infine, c’è la terza area, l’investment in cui l’imprenditore può cedere o acquisire un’attività o anche ad esempio un brevetto (ad ogni modo qualsiasi cosa sia legata al proprio business), ad un investitore internazionale”.

Quali sono le fasi in cui si dirama la vostra attività di supporto alle imprese?Export

“Abbiamo creato delle procedure abbastanza standardizzate che ci consentono di essere molto efficaci nell’erogazione di questi servizi, grazie all’esperienza accumulata in tanti anni di lavoro sul terreno. Si parte di solito dall’analisi dell’azienda, verificando se già esporta o meno, quali sono i suoi obiettivi, e quale valore aggiunto viene prodotto dalla sua attivita’. E questo, prima di tutto per capire le reali potenzialità di export o comunque di sviluppo internazionale in uno o più dei mercati in cui operiamo, e in caso di analisi positiva, per sviluppare successivamente la strategia migliore e più idonea da adottare. Questo perché l’imprenditore magari arriva con un’idea di crescita, ma noi capiamo che il mercato internazionale, in base alla sua conformazione, richiede una strategia di ingresso del tutto differente rispetto a quella che era nei piani aziendali”.

airliner with a globe and auto loader with boxesQuali sono i vantaggi per le piccole e medie imprese che si rivolgono a voi?

“Riteniamo che ci siano grandi vantaggi nell’offrire i nostri servizi, dal momento che funzioniamo come una sorta di ufficio export esternalizzato e ciò permette alle imprese di abbattere molti costi fissi soprattutto nella fase iniziale come l’assunzione di un export manager, o dedicando risorse all’attività quali viaggi all’estero, analisi in loco o partecipazione a fiere che sono necessari per l’avvio della prima fase di export. Agiamo dunque come “ufficio export dell’impresa”, e grazie alla nostra infrastruttura (uffici in tre grandi aree geografiche) ed alla presenza di personale madrelingua, riusciamo a fornire pacchetti di servizi “chiavi in mano” piuttosto importanti, con costi notevolmente inferiori”.

Le imprese di quali settori merceologici si sono rivolte prevalentemente a voi in questi anni?

“Devo dire, non nascondendole una piacevole sorpresa, che un giorno ci siamo fermati ad esaminarne il profilo, e abbiamo scoperto di avre gestito i esportazioniavere in portafoglio 11 settori merceologici differenti. Le principali sono quelle tipiche del Made in Italy, come il food & beverage, il design e la meccanica. Svolgiamo attività di formazione iniziale andando ad analizzare l’azienda, e cercando di massimizzarne il valore aggiunto evidenziando la qualita’ della sua proposta. Grazie a questa fase, siamo poi in grado, durante l’azione di sviluppo commerciale, di promuovere efficacemente l’impresa presso l’interlocutore estero. In una fase successiva, mettiamo quest’ultima nelle condizioni di gestire direttamente le relazioni commerciali internazionali anche se offiriamo sempre il servizio di rimanere come base di rappresentanza all’azienda sul mercato estero da noi presidiato”.

Qual è l’identikit dell’impresa che riesce ad entrare in un mercato così particolare come quello russo?

Commercio Internazionale e Nuovi Mercati“E’ una realtà che, sulla base dei nostri consigli, riesce a cogliere sin dall’inizio le specificità del mercato russo. E’ un imprenditore che ci ascolta nella fase dell’azione e che investe magari in una campagna marketing applicando una politica di prezzo aggressiva. In modo da permettere al distributore russo di apprezzare il prodotto, prima di adottarlo in modo più esteso. Poi è disposto anche a recarsi in loco, affiancando il nostro personale madrelingua russo nella visita a potenziali partner commerciali. Incontri utili non solo per ascoltare le esigenze del partner, ma anche per vedere in prima persona come altri brand sono gia’ presenti sul mercato con successo, allo scopo di replicare o ispisrarsi alla loro strategia adattandola alla peculiarità della propria attività”.

Su quali paesi operate con l’export?

“Il mercato russo è quello per noi storico, dal momento che abbiamo aperto la sede di Mosca nel 2007. Poi i paesi limitrofi di lingua russa come Uzbekistan, Kazakhstan, Bielorussia, export organizzareTajikistan, Turkmenistan sino ad arrivare all’Azerbaijan. Inoltre il mercato nordamericano, principalmente USA e Canada, anche se riusciamo a gestire richieste provenienti dal Messico, con la nostra sede di Austin. Poi Sud-Est asiatico con dei progetti aperti in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine, mentre al momento non ci occupiamo della Cina”.

Quali sono i mercati maggiormente attrattivi per le vostre imprese?

Antonio Borello - Group BPC International MI“Quello nordamericano, ha il più alto potenziale in valore assoluto perché presenta alta capaciata’ di spesa ed è quello potenzialmente più ricco in termini di volumi. Ma laddove esiste questa forte attrazione all’export, la concorrenza è assai più agguerrita perché – nonostante il nostro imprenditore, per esempio, produttore di vino, fornisca un prodotto Made in Italy che già di per se è sinonimo di qualità e garanzia – deve fare i conti anche con produttori emergenti, come ad esempio la Francia, il Cile, l’Argentina, l’Australia e la stessa produzione interna (in primis la California). La Russia, per vicinanza geografica e culturale ed anche per lo sviluppo tumultuoso che ha avuto dagli anni ’90 in poi, può essere considerata ancora “giovane” da questo punto di vista. Infatti, presenta ancora delle praterie potenziali con canali ancora vergini, se pensiamo alle numerose regioni che compongono la Federazione Russa, oltre quelle di Mosca e San Pietroburgo. Esistono infatti altre aree molto interessanti che hanno tassi di crescita superiore, con potenzialità d’acquisto tutte da sfruttare”.

Francesco Montanino




RUSSIA – GALLES? LO SPETTACOLO MIGLIORE DA VEDERE ERA SUGLI SPALTI…

Tolosa (FR) – Si conclude mestamente l’avventura della nazionale russa agli europei di calcio che si stanno disputando in Francia. La nazionale di Slutsky viene estromessa dalla Calcio-Aaron-Ramsey-UEFA-Euro-2016-competizione, per effetto della netta sconfitta rimediata al cospetto del Galles (0-3) al termine di un incontro che si è messo subito male (gol di Ramsey e Taylor dopo solo 20’ di gioco) e che è finito nel peggior modo possibile con il sigillo di Gareth Bale. Nella classifica finale, la Russia è fanalino di coda con 1 solo punto conquistato e l’impressione netta che a soli due anni di distanza dall’organizzazione della prossima edizione dei Mondiali, il lavoro da svolgere sia davvero tanto.

Nella partita decisiva per l’accesso agli ottavi di finale i russi hanno completamente sbagliato l’approccio mentale, subendo per ampi tratti la Leonid Slutsky ct Russia si è dimesso a fine gara con il Galles agli Europei di Franciadeterminazione di un Galles volitivo e consapevole dei propri mezzi. E che ha meritatamente conquistato il primo posto a scapito dei “cugini” inglesi, nonostante la beffarda sconfitta rimediata nel derby britannico.

Dopo l’esonero dal ruolo di commissario tecnico di Fabio Capello, era francamente difficile attendersi di più da Slutsky (dimessosi poi a fine gara, dopo aver chiesto scusa ai propri tifosi per una prestazione che ha definito – senza mezzi termini – penosa) che è comunque riuscito a portare una squadra povera di talenti nella fase finale di una manifestazione che si sta confermando essere avvincente ed assai equilibrata. Gli avversari del girone erano comunque di tutto rispetto, pensando al blasone ed alla tradizione dell’Inghilterra ed anche ai fuoriclasse di cui dispongono attualmente Slovacchia e Galles (Hamsik per i danubiani, Bale e Ramsey per i britannici).Euro2016_tifose_Russia

Resta certo la brutta impressione di una squadra in cui mancano le stelle ed un’idea di gioco valida, nonostante che Slutsky abbia provato a fare del proprio meglio puntando sul blocco di quel CSKA (di cui è anche allenatore) che buoni risultati gli ha dato nell’ultima Champions League.

Non possono affatto bastare da scusante le assenze di Dzagoev e Denisov, per spiegare una disfatta nel gioco così eclatante. Troppi spazi concessi agli avversari di turno con imbarazzante disinvoltura ed inaccettabile approssimazione, mancanza di cattiveria negli ultimi 20 metri e di un Tifoseria femminile russa a Euro 2016valido schema offensivo. Con questi requisiti non era lecito attendersi di più, considerando che l’organizzazione di gioco sta permettendo a nazionali meno quotate (come ad esempio Islanda ed Albania), di giocarsi le proprie possibilità e di non sfigurare affatto contro formazioni sulla carta più forti.Russia-Galles le tifose russe sono state la cosa più bella da vedere

Archiviata l’esperienza francese, sarà dunque necessario voltare pagina facendo tesoro dei tanti errori commessi durante queste tre partite e cercando di migliorare. Il ct che raccoglierà l’eredità di Slutsky si troverà a dover centrare un obiettivo (quello di allestire una formazione che esprima un gioco dignitoso e competitivo) tutt’altro che semplice, dovendo ripartire dalle macerie di un Europeo dove comunque si poteva fare di più e meglio. Al momento si può dire che lo spettacolo migliore offerto dalla Russia a questi Europei 2016, sono state le splendide tifose russe accese sostenitrici della loro nazionale sugli spalti.

tifosa russaIl tempo comunque c’è ed un primo riscontro – almeno a breve – dovremmo averlo già l’anno prossimo, quando di questi tempi la Russia ospiterà la Confederations Cup nella quale si sfideranno le nazionali vincitrici dell’ultima edizione dei Mondiali, dell’Europeo, della Coppa America, della Coppa d’Asia, della Coppa d’Africa, della Coppa CONCACAF e della Coppa Oceanica.

Oltre alla Russia, sono già certe del pass – per quella che è considerata dagli addetti ai lavori un po’ la prova generale dei mondiali Tifoseria russa femminile a Euro 2016 in Francia– la Germania, il Cile, il Messico, l’Australia e la Nuova Zelanda. Resta solo da stabilire chi saranno le vincitrici per l’Europa e l’Africa ed il quadro completo delle partecipanti lo sapremo solo nel prossimo febbraio quando uscirà la vincitrice della Coppa d’Africa. Le partite si disputeranno dal 17 giugno al 2 luglio 2017 negli impianti di Mosca, Kazan, San Pietroburgo e Sochi.

F.M.