Lavorare e viaggiare: ecco le crociere del 2024

2 March 2019, MSC Magnifica at Pago Pago

l 16% dei crocieristi italiani (+3,5% rispetto al 2023) è uno stacanovista del lavoro. A metterlo in evidenza è un sondaggio interno del portale Vamonos Vacanze – un tour operator italiano specializzato in vacanze di gruppo e crociere per single dal quale risulta che sempre più italiani scelgono la vacanza in crociera proprio per poter lavorare durante il viaggio.

«La crociera è la soluzione ideale per viaggiare lavorando in compagnia di nuovi amici, per stringere nuove relazioni e perfino nuove collaborazioni professionali» sottolineano i responsabili della piattaforma.

«Si tratta di un nuovo modo “ibrido” di gestire vacanza e lavoro in un mix che rende possibile lavorare ovunque nel mondo e perfino in mezzo al mare facendo networking con altri professionisti e imprenditori e tante nuove amicizie» assicurano gli esperti.

Insomma la crociera diventa un’incredibile opportunità per coniugare il lavoro con il tempo libero e con tutte quelle attività che in crociera diventano a portata di mano: dal tuffo in piscina all’allenamento in palestra, dallo spettacolo a teatro al centro benessere, dal cinema agli sport più diversi.

Dove andare? Vamonos-Vacanze.it propone ad esempio entusiasmanti Crociere MSC nelle più disparate località del mondo, dalla Grecia alla Spagna, fino ad arrivare ai Fiordi norvegesi o ai Caraibi.

In Grecia, Mykonos, Santorini e Montenegro le proposte partono da 999 euro, a bordo di una nave incredibile, dotata di ogni comfort per vivere un sogno ad occhi aperti che si rinnova ogni giorno. Si parte da Venezia per raggiungere incantevoli location dove tuffarsi in acque cristalline. La prima tappa è a Kotor sull’Adriatico, uno dei luoghi più autentici della penisola balcanica, dove le verdi montagne si tuffano nel mare e vanno a comporre baie e fiordi su cui sono sorte spettacolari città.

Poi, dopo una giornata di navigazione che permette di godere pienamente del lusso della nave, si approda a Mykonos, dove il divertimento sfrenato è assicurato: l’isola resta nel cuore per la maestosità dei suoi mulini a vento, per la bellezza dei suoi ristoranti, per l’affascinante tortuosità delle sue stradine incredibili ed uniche. Altra immancabile tappa è Santorini, una delle più grandi delle Isole Cicladi, famosa per le sue scogliere a picco, la sua spiaggia rossa e le sue case bianche che contrastano sorprendentemente con l’azzurro del Mar Egeo. Ultima tappa Ancona, per raggiungere la meravigliosa Riviera del Conero dove – tra un tuffo in acque cristalline ed un selfie con il bellissimo panorama della Spiaggia delle Due Sorelle – trascorrere momenti indimenticabili.

In Spagna, Ibiza e Francia le proposte partono da 1.199 euro con partenza da Genova oppure da Civitavecchia. Da Genova/Civitavecchia si arriva a Palermo per fare poi rotta verso Ibiza, un’isola magica che resta nel cuore di chiunque la visiti: una serie di calette naturali bagnate da un mare cristallino e una movida che non conosce rivali la rendono un gioiello unico al mondo.

Il viaggio riprende per raggiungere Valencia, una carismatica città portuale sulla costa della Spagna dove il connubio tra architettura moderna ed antica offre uno spettacolo unico. Altra tappa è poi Marsiglia —storico capoluogo della Provenza— e per ultimo Portofino, l’ex borgo di pescatori sulla Riviera Ligure caratterizzato dalle sue case color pastello, le sue boutique esclusive ed i suoi ristoranti con specialità di pesce che si affacciano sulla piazzetta acciottolata che domina il porto dove sono attraccati i megayacht.

Oppure con un budget di 1.999 euro si possono raggiungere in crociera i Fiordi norvegesi. Si parte da Kiel, uno dei porti più importanti della Germania e la prima tappa è Copenaghen con i suoi scorci romantici, i suoi caratteristici canali solcati dai tradizionali barconi, i suoi grandiosi palazzi reali e soprattutto le sue coloratissime case seicentesche. Poi si va ad Hallesylt, forgiata dalla natura come un esperto orefice che realizza il suo miglior gioiello: gli elementi naturali hanno modellato la città insieme all’ambiente circostante, creando un’assoluta unicità.

Altra immancabile tappa è Alesund, una meraviglia naturale: passeggiando per le sue vie è impossibile non fermarsi davanti ad alcuni edifici per osservarne le linee architettoniche essenziali, ma allo stesso tempo eleganti. E si approda infine a Flam, una cittadina posizionata proprio sulla punta di un fiordo, nella parte più interna dell’Aurlandsfjord, circondato da montagne, cascate e strette vallate.

Ma per un viaggio ancora più entusiasmante, con un budget di 2.999 euro si può optare per la Crociera a Miami, Caraibi ed Antille. Si arriva in aereo a Miami dove ci si trattiene due giorni per scoprire la città prima di salpare – il terzo giorno – ed entrare nel vivo di questa fantastica esperienza. Il quarto giorno è dedicato alla Ocean Cay MSC Marine Reserve, dove vivere un’esperienza unica immersi in un’autentica riserva marina dei Caraibi, per connettersi con il mondo naturale e sentire il calore dello spirito delle Bahamas in un ambiente ecologico.

Il quinto giorno ci si concede una giornata di navigazione per godere pienamente della bellezza e delle mille attrazioni presenti in nave; il sesto giorno si approda a Ocho Rios che —in spagnolo— significa “otto fiumi” e proprio i suoi corsi d’acqua, ma anche il suo mare cristallino, sono le sue caratteristiche principali, che non lasciano deluse le aspettative di chi vuole godersi le bellezze della Giamaica; il settimo giorno si sbarca nel tranquillo porto di George Town, nelle bellissime Isole Cayman.

L’ottavo giorno è dedicato alla scoperta di Cozumel, in Messico, dove vagabondare per le vie della città ha un certo fascino così come avventurarsi nella giungla alla ricerca di rovine Maya e di uccelli esotici (i Maya chiamavano l’isola Cuzamil, “terra delle rondini”). Poi, il nono giorno, si riparte verso la Florida ed il decimo si trascorrono a Miami gli ultimi momenti prima del rientro in Italia.

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In Serbia aperte 9.000 nuove società russe

Secondo l’Agenzia serba dei registri delle imprese (APR), entro la fine del 2023 i cittadini russi hanno registrato in Serbia circa 9.000 nuove società, un numero che dovrebbe aumentare nel 2024. Lo riferisce l’indipendente “Moscow Times”.

I dati riflettono l’interesse della comunità russa nel mettere radici a lungo termine quasi due anni dopo il conflitto con l’Ucraina, che ha innescato l’arrivo di circa 370.000 russi nel Paese balcanico. Nei primi mesi dopo l’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina, i nuovi arrivati ​​russi aprirono soprattutto ristoranti, bar e saloni di bellezza che soddisfacevano i gusti russi. Secondo un sondaggio del Centro per le Politiche Europee (CEP), alcune di queste erano società ombra create dai migranti per ottenere un permesso di soggiorno temporaneo in Serbia.
Ma alla fine del 2023, i russi a Belgrado e Novi Sad avranno maggiori probabilità di aprire asili nido, negozi online, impianti di produzione, società immobiliari e spazi di coworking. A guidare la crescita sono anche gli specialisti IT, gli sviluppatori di software, i consulenti legali e commerciali, che beneficiano dei vantaggi che offrono loro le autorità serbe.

Maria, che ha lavorato come fiorista a Mosca prima di lasciare il Paese nel marzo 2022, ha fondato qualche mese fa un servizio di consegna fiori, ciao.flowers, a Belgrado. Ha detto di essere motivata da un sentimento condiviso da molti russi urbani: “non trovavano la qualità del servizio a cui erano abituati”. “Ho deciso di avviare un’attività in proprio quando mi sono resa conto che non riuscivo a trovare un negozio di fiori a Belgrado dove avrei voluto comprare fiori“, ha detto al Moscow Times. “Volevo qualcosa di moderno, trendy, con belle composizioni e buon gusto.” Per prima cosa ha testato se i tanti russi che lavorano nel grande ufficio Yandex di Belgrado, dove lavora anche suo marito, volessero un abbonamento floreale. La richiesta era così grande che un mese dopo offrirono il servizio completo. “Se parliamo di come gli stranieri possono avviare un’impresa qui, è molto più semplice che, ad esempio, in Turchia“, ha affermato. “E conveniente. E quando siamo arrivati, avevamo già molti amici che avevano avviato un’attività, quindi non è stato difficile per noi.”

Dmitrij, che ha lasciato la Russia nel settembre 2022 e ha fondato una società di noleggio di attrezzatura per escursionismo e alpinismo chiamata Veterok ma crede che la Serbia potrebbe essere più favorevole alle piccole imprese. “Come imprenditore individuale, sei obbligato a pagare almeno 350 euro ogni mese“, ha detto Dmitrij. “Per coprire questi costi e realizzare un profitto è necessario un fatturato elevato, cosa impossibile all’inizio del progetto. Ecco perché molte persone ricorrono al lavoro nero”.

Quando nel 2022 è arrivata la prima ondata di russi, molti hanno avviato frettolosamente attività commerciali per ottenere un permesso di soggiorno che può portare, dopo tre anni, al passaporto serbo. Secondo l’APR, il numero di aziende di proprietà russa è salito a 6.000 quest’anno, rispetto alle 2.000 del 2021. L’aumento delle aziende di proprietà di emigranti è favorito dai crescenti legami economici tra Russia e Serbia. A differenza dei paesi occidentali che rendono difficile ai russi fare affari, per non parlare di attraversare i propri confini, la Serbia ha resistito alle pressioni per aderire alle sanzioni contro Mosca e tagliare i suoi legami amichevoli di lunga data con il paese. Air Serbia offre voli giornalieri tra Belgrado, Mosca e San Pietroburgo, consentendo agli imprenditori opportunisti di viaggiare avanti e indietro. Le aziende serbe sono state addirittura sanzionate dal Regno Unito e dall’UE per aver esportato prodotti a duplice uso in Russia.

In cambio, le catene di approvvigionamento russe in Serbia sono aumentate. Le più evidenti sono le file di cioccolato Aljonka con l’iconica faccia da bambino e altri prodotti russi che ora si trovano sugli scaffali dei supermercati serbi. Allo stesso tempo, i rapporti dalla Russia mostrano che il tradizionale brandy serbo, la rakia, appare sempre più sugli scaffali di Mosca. Aziende russe come saloni di bellezza o la catena di caffè Koffilin, a fronte di carenze di materiali, scelgono di importare materiali russi più costosi invece di acquistarli da fornitori locali o dalla Cina, rafforzando ulteriormente le catene di approvvigionamento russo-serbe.

Anche la Serbia dipende fortemente dal gas russo. Secondo un rapporto di dicembre dell’APR, la compagnia petrolifera di proprietà russa Nafta Industrija Srbije (NIS) è stata la compagnia più redditizia in Serbia nel 2022. Il gigante russo del gas Gazprom ha acquisito una quota di maggioranza (51%) della società nel 2008. Gazprom sostiene anche la principale squadra di calcio di Belgrado, la Stella Rossa.
Mentre Bruxelles e Londra esprimono preoccupazione per il rafforzamento dei legami tra Russia e Serbia – il ministro degli Esteri britannico David Cameron ha definito la Serbia un “procuratore russo – la Serbia sembra essere positiva riguardo all’afflusso. Il primo ministro Ana Brnabic ha dato il benvenuto alle migliaia di professionisti russi e ha affermato che i nuovi arrivati ​​potrebbero contribuire a trasformare la Serbia in un polo tecnologico.

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55° VINITALY: IN FIERA HA DEBUTTATO OPEN BALKAN, LA COLLETTIVA CON I VINI DA SERBIA, ALBANIA E MACEDONIA DEL NORD

Vinitaly riunisce in questi giorni a Verona oltre 4.000 aziende del vino, in rappresentanza di una filiera che in Italia che fattura oltre 31 miliardi di euro, è la prima voce attiva della bilancia commerciale nazionale e nel 2022 ha totalizzato quasi 8 miliardi di export.

A dare maggiore spessore internazionale a questa edizione 2023 (aperta dal 2 al 5 aprile), anche gli oltre 150 vini da Serbia, Albania e Macedonia del Nord, per la prima volta si presentano (e degustano) uniti sotto la bandiera di Open Balkan, al 55° Vinitaly. Perché non solo il business, ma anche la diplomazia e la collaborazione internazionale passano attraverso l’assaggio di un calice di vino.

Nell’International Wine Hall (padiglione D) del salone internazionale dei vini e dei distillati, in corso fino al 5 aprile a Veronafiere, i produttori dei tre paesi dei Balcani presentano una selezione delle migliori etichette dai diversi vigneti dell’area, tra identità e potenzialità di un panorama enologico che negli ultimi anni ha attirato sempre più l’attenzione di critici e consumatori di tutto il mondo.

La collettiva ha ricevuto ieri la visita ufficiale a Vinitaly del presidente della Repubblica Serba, Aleksandar Vučić, del primo ministro dell’Albania, Edi Rama, e del primo ministro della Macedonia del Nord, Dimitar Kovačevski, accompagnati dal ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani.

«Vinitaly ha avuto la grande capacità di aprirsi a paesi amici – ha detto Tajani –. Avere qui i Balcani con i loro prodotti significa avere una visione più ampia e scoprire nuovi mercati, con l’obiettivo di far crescere il nostro settore vitivinicolo».

«Serbia, Albania e Macedonia del Nord possono essere ancora più presenti qui in fiera e in Italia in generale – ha commentato il presidente serbo Vučić –. Sono convinto che collaborazioni di sistema come la collettiva di Open Balkan siano in grado di portare benefici anche in altri campi, attraendo più businessmen e portando l’industria italiana a essere più presente nelle nostre regioni. Siamo molto contenti di essere qui a Vinitaly, anche perché abbiamo la possibilità di imparare molto su questo settore».

Tra gli appuntamenti in calendario a Open Balkan, “Indegenous varieties of Balkan – taste the difference”, la masterclass condotta dal pluripremiato critico enologico e sommelier Luca Gardini e dallo chef stellato Tomaz Kavćić, alla scoperta delle varietà autoctone dei Balcani con nove etichette in degustazione.

La compagine balcanica arriva a Vinitaly dopo il successo della prima edizione di Wine Vision by Open Balkan, la fiera dedicata all’enogastronomia e al turismo di Belgrado che ha visto lo scorso anno la partecipazione di oltre 350 espositori provenienti da oltre 20 Paesi, diventando di fatto la manifestazione internazionale di riferimento nel sud-est Europa e stabilendo nuovi ed elevati standard per la diffusione e la promozione del vino dei Balcani occidentali.

Altra singolare iniziativa è quella che vedrà il veliero italiano conosciuto da tutte le marine militari come “la nave più bella al mondo” e la manifestazione internazionale di riferimento per il vino tricolore, il Vinitaly 2023. L’Amerigo Vespucci e Vinitaly infatti, da luglio salperanno insieme per promuovere le eccellenze del made in Italy, con un tour mondiale che farà scalo nelle principali città di tutti i continenti.

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Situazione in Kosovo estremamente pericolosa: l’Occidente vorrebbe costringere la Serbia a non sostenere la Russia

il vicepresidente del Consiglio della Federazione, Konstantin Kosachev

L’escalation della situazione in Kosovo è estremamente pericolosa per il presidente serbo, Aleksandar Vucic e per la popolazione serba, poiché la pressione occidentale non farà che aumentare, ha detto lunedì 12 dicembre il vicepresidente del Consiglio della Federazione, Konstantin Kosachev.

Domenica si è verificata un’escalation pericolosa ma non inaspettata in Kosovo, ed è stata difficile per la leadership serba. Il presidente Aleksandar Vucic ha detto: ‘Siamo inchiodati al muro’. La situazione è davvero estremamente difficile per lui personalmente e per la popolazione serba del Kosovo“, ha scritto il senatore sul suo canale Telegram.

Egli ha osservato che l’Occidente desiderava da tempo costringere la Serbia non solo a non sostenere la Russia, ma nemmeno ad assumere una posizione neutrale. “E quindi la pressione non farà che aumentare, sono possibili ulteriori provocazioni come mai prima d’ora“, ha sottolineato Kosachev. Secondo lui, Belgrado sta cercando di fare affidamento sugli accordi conclusi sotto l’egida dell’UE con gli sforzi di mediazione dell’Occidente, il che, secondolo stesso Kosachev, è inutile.

il presidente serbo, Aleksandar Vucic

Il il vicepresidente del Consiglio della Federazione Russa, ha anche sottolineato che in questa situazione Bruxelles, pur volendo evitare un’escalation delle tensioni, “di fatto, anche qui si è cacciata in una trappola simile a quella ucrainaIl sostegno incondizionato a una parte del conflitto non solo non lascia spazio alla mediazione e alla diplomazia, ma rende anche la stessa Ue ostaggio di Pristina, proprio come Kiev nel conflitto ucraino. Il Kosovo potrebbe facilmente intensificare il conflitto, provocando l’uso della forza dalla Serbia. E l’UE non avrà altra scelta che continuare a sostenere Pristina e condannare Belgrado, cosa che, tra l’altro, l’UE sta già facendo“, ha detto Kosachev.

Konstantin Kosachev ha posto l’attenzione alle osservazioni di Vucic, secondo cui non ci si dovrebbe fidare dell’Occidente dopo la dichiarazione dell’ex cancelliere tedesco Angela Merkel secondo cui gli accordi di Minsk sono stati firmati per dare all’Ucraina il tempo di rafforzarsi. “Lo abbiamo capito un po’ in ritardo, ma meglio tardi che mai“, ha concluso il senatore.

Escalation delle tensioni in Kosovo

il primo ministro del Kosovo non riconosciuto, Albin Kurti

La nuova escalation di tensioni nel nord del Kosovo è arrivata dopo l’arresto, il 10 dicembre, dell’ex poliziotto serbo Dejan Pantic. È stato arrestato dalla polizia del Kosovo presso la linea di confine amministrativa di Jarinje tra il Kosovo e Metohija e la Serbia centralePer rappresaglia, la popolazione serba ha bloccato l’autostrada in diversi punti vicino al posto di blocco con barricate e ha protestato. I serbi volevano impedire che Pantic venisse portato a Pristina. Anche l’EULEX dell’UE (Missione dell’Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo) e la NATO Kosovo Force (KFOR) hanno pattugliato le barricate.

il primo ministro serbo Ana Brnabic

Successivamente, il primo ministro del Kosovo non riconosciuto, Albin Kurti, aveva chiesto ai serbi di rimuovere le barricate entro la sera dell’11 dicembre minacciando che in caso contrario, avrebbe dato il via ad un’operazione di polizia del Kosovo per rimuovere le barricate.

L’11 dicembre, il primo ministro serbo Ana Brnabic ha annunciato che gli accordi e le risoluzioni internazionali volti a risolvere la questione del Kosovo non avevano alcuna importanza per Kurti. Ha sottolineato che considera gli appelli per la pace e la stabilità, per un dialogo aperto e onesto, per il rispetto e la piena attuazione di tutti gli accordi raggiunti nel dialogo Belgrado-Pristina solo come una minaccia.

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FIERAGRICOLA 2020 CHIUDE CON 132MILA VISITATORI E DELEGAZIONI DA 30 NAZIONI

Verona – Oltre 132mila visitatori, dei quali il 15% esteri, 900 aziende da 20 nazioni su 67mila metri quadrati espositivi netti, delegazioni commerciali da 30 Paesi, 800 capi di bestiame e 130 convegni tecnici in calendario. Sono i numeri con cui ha chiuso oggi la 114ª Fieragricola di Verona: il salone dedicato al settore agricolo, punto di riferimento nazionale ed europeo. Protagonista nelle quattro giornate di rassegna l’intera filiera legata all’agricoltura che ha richiamato visitatori da tutta Italia, con un sensibile aumento dal sud e dal nord ovest del Paese.

Dieci i padiglioni occupati, suddivisi tra meccanizzazione, zootecnia, mangimistica, colture specializzate, energie rinnovabili, agrofarmaci, fertilizzanti e sementi, con il potenziamento delle aree per avicoltura, allevamento dei suini e zootecnia da latte.
«L’edizione di quest’anno ha ribadito la validità del format traversale – dichiara Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Merito anche dell’offerta sempre più completa, grazie a nuove importanti partnership di sistema con le associazioni di filiera, come quella avicola. Inoltre, Fieragricola si è confermata luogo di discussione internazionale dove affrontare le sfide che riguardano il futuro dell’agricoltura in Europa, sul fronte di innovazione, sostenibilità ed economia circolare».

Il nuovo Green Deal europeo con le sue ricadute sul mondo agricolo e sulla Pac è stato infatti il tema portante di Fieragricola 2020, insieme ad un approfondimento sulle opportunità di sviluppo dell’agribusiness in Africa.
Su questi argomenti si sono confrontati imprese, sindacati agricoli, associazioni e istituzioni. Un dibattito che
ha visto la partecipazione della ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova e la ministra dell’Agricoltura
della CroaziaMarija Vučković che presiede il Consiglio dei ministri agricoli dell’Unione europea nel primo
semestre 2020. Proprio la Croazia è stata il paese ospite di questa 114ª Fieragricola, che ha puntato sull’aumento dell’internazionalità.

«Quest’anno, Veronafiere ha investito molto sulle attività di incoming di buyer internazionali in collaborazione con Ice-Agenzia e Federunacoma, focalizzandosi sulla regione dell’Alpe-Adria, sui Balcani e su 17 stati africani – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Accanto al ruolo più tradizionale di fiera dell’offerta, vogliamo infatti che Fieragricola si sviluppi sempre più come piattaforma per la domanda, rappresentata da operatori stranieri attentamente selezionati dai mercati target. Allo stesso tempo ci
impegniamo per accompagnare all’estero le imprese italiane e infatti siamo già al lavoro su Fieragricola Marocco, in programma ad aprile al Siam di Meknés, dove debutterà anche la formazione per i professionisti locali con i corsi della Fieragricola Academy».

A Fieragricola 2020, infine, l’internazionalità è andata in scena anche con gli eventi e i premi zootecnici, grazie
al ritorno del Confronto europeo della razza Bruna e al 19° Dairy Open Holstein Show.
Fieragricola dà appuntamento alla prossima edizione nel 2022.

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