Il tennista russo Medvedev scatenato a Wimbledon: batte l’americano Eubanks e vola in semifinale

La stella del tennis russo Daniil Medvedev ha battuto l’americano Christopher Eubanks nei quarti di finale del torneo di tennis di Wimbledon 2023

Medvedev (testa di serie n. 3 al torneo) ha prevalso in cinque set, 6-4, 1-6, 4-6, 7-6 (7-4), 6-1, su Eubanks.

Il tennista russo approda per la prima volta in carriera alle semifinali di Wimbledon, giunto al quarto turno nel 2021. In semifinale, Medvedev se la vedrà con il vincitore del match tra lo spagnolo Carlos Alcaraz (testa di serie n. 1) e il danese Runa Holger (seme n. 6).

Medvedev, 27 anni, è attualmente terzo nella classifica ATP. Nel 2022, Medvedev è stato il tennista numero uno al mondo per 16 settimane. È il campione degli US Open 2021 e ha 20 titoli di tornei ATP al suo attivo. Quest’anno ha vinto cinque di quei 20 titoli. Inoltre, nel 2021, ha vinto la Coppa Davis per la nazionale russa e la Coppa ATP.

Il terzo torneo di tennis del Grande Slam di questa stagione, Wimbledon, è iniziato il 3 luglio e, a differenza dell’evento dello scorso anno, ai giocatori russi è stato permesso di competere, ma a determinate condizioni.

Il torneo di Wimbledon, il più prestigioso dei quattro tornei del Grande Slam, si tiene ogni anno a Londra dal 1877. Wimbledon di quest’anno si svolge tra il 3 e il 16 luglio e mette in palio un montepremi di 56,3 milioni di dollari.

Nel 2022, gli organizzatori di Wimbledon, l’AELTC e la Lawn Tennis Association (LTA), hanno annunciato la decisione di impedire ai giocatori russi e bielorussi di partecipare all’edizione 2022 del torneo, citando l’operazione militare speciale in corso della Russia in Ucraina come motivo del divieto .

Quest’anno, gli organizzatori di Wimbledon – l’AELTC e l’LTAhanno annunciato la decisione di consentire ai giocatori russi e bielorussi di partecipare al torneo come neutrali e a diverse condizioni.

In particolare, gli atleti dei due paesi non dovrebbero “sostenere attivamente” l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, devono competere sotto uno status neutrale e non devono essere finanziati dai governi di Russia o Bielorussia, o da società statali di entrambi i paesi.

Il percorso di Daniil Medvedev a Wimbledon 2034, notare l’assenza della bandiera russa accanto al suo nome.

In seguito all’esclusione delle giocatrici russe e bielorusse da Wimbledon lo scorso anno, l’Association of Tennis Professionals (ATP) e la Women’s Tennis Association (WTA) hanno annunciato la decisione di privare Wimbledon dei punti in classifica a causa della sua decisione di vietare alle atlete russe e bielorusse di competere a il torneo del Grande Slam del 2022 a Londra, in quanto violava i principi fondamentali secondo cui i giocatori di qualsiasi nazionalità possono partecipare ai tornei in base ai loro meriti e senza alcun tipo di discriminazione. Anche il presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO) Thomas Bach ha criticato all’epoca la decisione degli organizzatori di Wimbledon di escludere i giocatori dalla Russia e dalla Bielorussia.

RED




Medvedev supera Rublev nella finale di Dubai e conquista il suo terzo titolo ATP in tre settimane

 Il russo Daniil Medvedev ha abbattuto sabato il connazionale Andrey Rublev nella finale dell’ATP Dubai Tennis Championships 2023.

Medvedev (testa di serie n. 3 al torneo) ha battuto Rublev (testa di serie n. 2) 6-2, 6-2.

Medvedev ha vinto il suo terzo titolo ATP in tre settimane dopo aver vinto i trofei di Rotterdam e Doha.

La stella del tennis russa di 27 anni è il numero 7 del mondo nella classifica ATP, sebbene sia stato il numero 1 del mondo nel 2022 per 16 settimane. Medvedev è ora il vincitore di 18 tornei ATP, inoltre è il campione degli US Open 2021. Mentre gareggiava per la nazionale russa, ha vinto la Coppa ATP e la Coppa Davis.

Andrey Rublev, 25 anni, è attualmente il numero 6 del mondo nella classifica ATP ed è il vincitore di 12 tornei ATP. È anche apparso in numerosi tornei del Grande Slam, non andando mai oltre i quarti di finale. Mentre giocava per la nazionale russa, ha portato a casa l’oro alle Olimpiadi estive del 2020 a Tokyo nel doppio misto (con la compagna di squadra Anastasia Pavlyuchenkova) e ha vinto anche la Coppa Davis del 2021.

Il Dubai Duty Free Tennis Championships è un torneo di tennis ATP 500 su campi in cemento all’aperto, che offre oltre 2,8 $ milioni, di premi in denaro.

RED




Medvedev e Rublev: due russi alle Nitto ATP Finals 2022 di Torino riservate ai migliori otto giocatori mondiali della stagione

Le Nitto ATP Finals 2022 tornano a Torino dopo la prima edizione dello scorso anno. Si tratta del più importante torneo di fine stagione nel tennis maschile che ogni anno vede partecipare i migliori otto giocatori e le migliori otto coppie di doppio. Durante tutto l’anno i giocatori competono per conquistare i punti FedEx ATP Rankings nel tentativo di guadagnare uno degli otto ambitissimi posti e dunque la possibilità di vincere il titolo più prestigioso a livello indoor.

Daniil Medvedev e Andrey Rublev

Un torneo dalla grande storia iniziata oltre 40 anni fa, precisamente nel 1970, quando a Tokyo si svolse il primo “Masters”. Dal 2000 l’evento è stato ospitato in varie città (Lisbona, Sydney e Shanghai). Dal 2009 al 2020 si è invece svolto a Londra per poi approdare lo scorso anno a Torino dove rimarrà per altri quattro anni.

Tra i finalisti di quest’anno a Torino ci saranno  Felix Auger-Aliassime dal Canada, Daniil Medvedev e Andrey Rublev dalla Russia, Rafael Nadal e Carlos Alcaraz dalla Spagna, Casper Ruud dalla Norvegia, Stefanos Tsitsipas dalla Grecia e Novak Djokovic dalla Serbia.

Le ATP Finals Torino 2022 si svolgeranno al Pala Alpitour dal 13 al 20 novembre 2022.

RED

https://www.nittoatpfinals.com/it/video?videoId=6283085152001



Il Tennis contro le discriminazioni: lo schiaffo di ATP e WTA a Wimbledon

La possibilità per i giocatori di qualsiasi nazionalità di partecipare ai tornei in base al merito e senza discriminazioni è fondamentale per il nostro Tour. La decisione di Wimbledon di vietare ai giocatori russi e bielorussi di gareggiare nel Regno Unito quest’estate mina questo principio e l’integrità del sistema del ranking ATP. Non è inoltre coerente con il nostro regolamento sulle classifiche. In assenza di un cambiamento delle circostanze, è con grande rammarico e riluttanza che non vediamo altra opzione che rimuovere i punti del Ranking ATP da Wimbledon per il 2022. Le nostre regole e accordi esistono per proteggere i diritti dei giocatori nel loro insieme. Decisioni unilaterali di questa natura, se non affrontate, stabiliscono un precedente dannoso per il resto del Tour. La discriminazione da parte dei singoli tornei semplicemente non è praticabile in un Tour che opera in più di 30 Paesi”.

Con questo comunicato diffuso nell’immediata vigilia dell’avvio del secondo major stagionale (il Roland Garros), l’Association of Tennis Professionals presieduta da Andrea Gaudenzi ha ufficializzato quanto, informalmente, era già stato anticipato. Del resto, quando circa un mese fa gli organizzatori dello slam più antico del mondo dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club avevano annunciato la decisione di escludere gli atleti russi e bielorussi dall’evento, sia il circuito femminile (WTA) che quello maschile (ATP) avevano immediatamente manifestato la loro contrarietà riservandosi il diritto di intraprendere iniziative in merito. Una solidarietà arrivata anche dai colleghi: il primo a parlare di ingiustizia era stato Novak Djokovic, più recentemente si erano aggiunte anche le voci di Rafael Nadal, Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas. E così è stato. Dopo una serie di colloqui avviati con i giocatori e le giocatrici che hanno dato riscontro positivo, le due organizzazioni del circuito di tennis professionistico sono arrivate alla conclusione che l’unica possibilità di evitare discriminazioni e salvaguardare la regolarità e la corretezza dei rispettivi ranking fosse quella di escludere dal punteggio i risultati ottenuti a Wimbledon quest’anno.

Victoria Azarenka (BLR)

Un principio, quello della non discriminazione e del rispetto delle regole, messo nero su bianco anche dalla Women’s Tennis Association presieduta da Steve Simon: “Quasi 50 anni fa, la WTA è stata fondata sul principio fondamentale che tutte le giocatrici hanno pari opportunità di competere in base al merito e senza discriminazioni. La WTA ritiene che le singole atlete che partecipano a uno sport individuale non dovrebbero essere penalizzate o impossibilitate a competere esclusivamente a causa della loro nazionalità…Le recenti decisioni prese dall’All England Lawn Tennis Club di vietare alle atlete di gareggiare violano quel principio fondamentale. A causa della posizione dell’AELTC che non onorerà il suo obbligo di utilizzare le classifiche WTA per l’ingresso a Wimbledon e procedere con un criterio parziale non basato sul merito, la WTA ha preso la difficile decisione di non assegnare punti per quest’anno ai Championships di Wimbledon…La posizione che stiamo assumendo riguarda la protezione delle pari opportunità che le giocatrici della WTA dovrebbero avere per competere come individue. Se non prendessimo questa posizione, abbandoneremmo il nostro principio fondamentale e permetteremmo di sostenere la discriminazione basata sulla nazionalità in altri eventi ed in altre regioni del mondo”. Una decisione, quella del governo mondiale del Tennis, che riduce l’edizione 2022 di Wimbledon ad una mera esibizione di lusso, che non avrà effetti sulle classifiche e, di conseguenza, sulla qualificazione alle ATP Finals ed alle WTA Finals.

Stefano Tardi




Tennis: ATP e WTA contro la decisione di escludere gli atleti russi da Wimbledon

È nostra intenzione rifiutare le iscrizioni di giocatori russi e bielorussi ai Championships 2022”. Il comunicato dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club ufficializza quanto i media di tutto il mondo hanno già diffuso, riprendendo l’indiscrezione di Christopher Clarey (firma del New York Times) che aveva dichiarato di aver appreso la notizia da “un alto funzionario internazionale del tennis rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare a nome dell’All England Club”. La decisione degli organizzatori del torneo di Wimbledon è stata condivisa anche dalla Lawn Tennis Association, la Federazione Britannica di Tennis, che impedirà agli atleti russi e bielorussi la partecipazione a tutti i tornei che avranno luogo questa estate in terra inglese. Una presa di posizione isolata a livello internazionale, che non ha mancato di suscitare le reazioni contrariate del governo mondiale del Tennis.

L’ATP (che organizza il circuito maschile) presieduta da Andrea Gaudenzi ha così espresso il suo disappunto: “Il nostro sport è orgoglioso di operare secondo i principi fondamentali del merito e dell’equità, in cui i giocatori competono individualmente per guadagnarsi un posto nei tornei basati sulle classifiche ATP. Riteniamo che la decisione unilaterale odierna di Wimbledon e della LTA di escludere i giocatori di Russia e Bielorussia dallo swing britannico di quest’anno sull’erba sia ingiusta e abbia il potenziale per creare un precedente dannoso”. Dello stesso tono la reazione della WTA (che organizza il circuito femminile) guidata da Steve Simon: “Siamo molto delusi dall’annuncio odierno dell’AELTC e dell’LTA di vietare ai singoli atleti provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia di competere nei prossimi eventi sull’erba del Regno Unito. Un principio fondamentale della WTA è che i singoli atleti possano partecipare agli eventi del tennis professionistico in base al merito e senza alcuna forma di discriminazione. Tale principio è espressamente stabilito nelle nostre regole ed è stato concordato sia da AELTC che da LTA. 

I divieti contro la discriminazione sono chiaramente espressi anche nei regolamenti. Come la WTA ha costantemente affermato, i singoli atleti non dovrebbero essere penalizzati o impossibilitati a gareggiare a causa della loro provenienza. La discriminazione e la decisione di concentrare tale discriminazione contro gli atleti che gareggiano come individui non è né giusta né giustificata. La WTA continuerà ad applicare le sue regole per rifiutare la discriminazione e garantire che tutti gli atleti siano in grado di competere ai nostri eventi del Tour se si qualificano per farlo, una posizione che fino all’annuncio di oggi è stata condivisa dal tennis professionistico. La WTA valuterà i prossimi passi e quali azioni potranno essere intraprese in merito a queste decisioni”. Dopo aver appreso la notizia, il presidente della Federazione Russa di Tennis (RTF) Shamil Tarpischev ha annunciato ricorso contro la decisione: “Ho dato indicazione di lavorare legalmente sulla questione. Dobbiamo essere pronti e tra pochi giorni invieremo un appello a tutte le organizzazioni possibili. Dal nostro punto di vista, questa è una violazione dell’etica e dei diritti umani”. Un pensiero condiviso anche dai protagonisti del circuito. Il numero uno del mondo Novak Djokovic non ha usato mezzi termini: “non posso sostenere la decisione di Wimbledon, penso sia folle. Quando la politica interferisce con lo sport, il risultato non è mai buono”.

A risultare esclusi sarebbero (solo per citarne alcuni) Daniil Medvedev (numero 2 della classifica ATP), Andrey Rublev (n. 8), Karen Khachanov (n. 26), Aslan Karatsev (n. 30), Anastasia Pavlyuchenkova (n. 15 della classifica WTA), Daria Kasatkina (n. 26), Veronika Kudermetova (n. 29) ed Ekaterina Alexandrova (n. 39) per la Russia; Aryna Sabalenka (n. 3), Victoria Azarenka (n. 18) ed Ilya Ivashka (n. 44) per la Bielorussia. E mentre i ricordi vanno all’estate del 2004, a Maria Sharapova che scavalca le tribune dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club per andare abbracciare il papà dopo aver trionfato sul Centre Court, un velo di tristezza alberga nel cuore al pensiero delle parole, oggi forse dimenticate, che un giorno pronunciò Nelson Mandela: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare e unire le persone in una maniera che pochi di noi possono fare. Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono. Lo sport ha il potere di creare speranza dove dilaga la disperazione. È più potente dei governi nel rompere le barriere razziali, è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni”.

Stefano Tardi




ATP Finals, Londra parla ancora russo: Daniil Medvedev è il “Maestro” del 2020

Londra. Daniil Medvedev lo aveva detto alla vigilia, che sarebbe stato bello concludere l’esperienza londinese delle Nitto Atp Finals (che dal 2021 andranno in scena a Torino) allo stesso modo in cui erano iniziate dopo il trasferimento da Shanghai: ovvero con il successo di un giocatore russo. Perchè nel 2009, quando il torneo aveva lasciato l’Oriente per essere disputato sulla riva del Tamigi, a trionfare era stato Nikolay Davydenko (6-3, 6-4 sull’argentino Juan Martin Del Potro), primo russo ad alzare al cielo l’ambito trofeo (dopo la finale persa l’anno prima per mano di Novak Djokovic ed il precedente tentativo andato a vuoto del connazionale Yevgeny Kafelnikov, stoppato in finale da Pete Sampras nel 1997).

Alla O2 Arena, Daniil Medvedev è arrivato con ritrovata fiducia dopo il trionfo al Master 1000 di Parigi-Bercy, conquistato in rimonta su Alexander Zverev. E proprio il tedesco (superato senza affanno 6-3, 6-4) è stato il primo avversario nel round robin. Nella seconda gara della Pool “A” il russo ha compiuto il suo capolavoro battendo (6-3, 6-3) il serbo e numero al mondo Novak Djokovic, guadagnandosi con un turno di anticipo il passaggio alle semifinali, prima di vincere anche la terza partita del raggruppamento contro l’argentino Diego Schwartzman (6-3, 6-3). In semifinale il 24enne moscovita ha dovuto fronteggiare la classe di Rafael Nadal, desideroso quanto mai di conquistare l’unico grande titolo mancante nella sua formidabile carriera. Avanti di un set, il tennista nativo di Manacor si è ritrovato nel secondo parziale a servire per il set ma, dopo aver subito il break a zero proprio quando stava assaporando la vittoria, ha dovuto lasciare strada (3-6, 7-6, 6-3) al lanciatissimo russo, che ha così raggiunto in finale Dominic Thiem (vittorioso su Djokovic 7-5, 6-7, 7-6 dopo essere stato sotto 4 a 0 nel decisivo tie break del terzo set).

I precedenti dicono 3 a 1 per l’austriaco, l’ultimo (e più importante) dei quali la semifinale giocata a settembre a New York in occasione degli Us Open: quella che aprì a Thiem le porte verso il primo trionfo slam in carriera. Solido alla battuta e capace di comandare il gioco anche in risposta, il russo (che si conquista anche due palle break non sfruttate nel secondo game) sembra partire meglio. L’austriaco prova ad uscire dalla ragnatela di Medvedev variando gli schemi del suo gioco e, aumentando l’incidenza del back di rovescio, riesce a mettere in difficoltà l’avversario che paga dazio nel quinto game subendo il break che, di fatto, decide il primo parziale: 6 a 4 per Thiem dopo 49 minuti. Nessuno dei due contendenti perde la battuta nel secondo set: al tie break l’austriaco si porta avanti 2 a 0, prima di subire 7 punti consecutivi di Medvedev che pareggia così i conti. Nel terzo e decisivo parziale, un Thiem sfiancato sia fisicamente che mentalmente salva tre palle break consecutive nel terzo gioco, prima di cedere nel quinto game. Dopo l’ennesima discesa a rete il russo chiude in volée il punto che dopo 2 ore e 23 minuti di partita gli regala il primo (dopo 8 tentativi mancati) break dell’incontro. E’ quello decisivo, perchè non ci saranno per nessuno più occasioni di strappare il turno di battuta. E così, dopo 2 ore e 44 minuti, Daniil può scagliare il servizio vincente che mette il sigillo al 4-6, 7-6 (2), 6-4 che gli consegna il trofeo delle Atp Finals.

Medvedev si è così laureato “Maestro” del 2020, iscrivendo il proprio nome nel prestigioso albo d’oro ed entrando così nella ristretta cerchia di giocatori capaci di fregiarsi del titolo. Dalla prima edizione del 1970, giocata a Tokyo e che vide il successo dello statunitense Stan Smith (proprio quello a cui l’Adidas ha intitolato le celebri sneakers diffuse ed indossate da milioni di persone di ogni età in tutto il mondo), solo per citarne alcuni, 6 volte (record) si è laureato campione Roger Federer, 5 volte lo sono stati Novak Djokovic, Pete Sampras ed Ivan Lendl, 4 volte Boris Becker ed Ilie Nastase. Per Daniil, che ha chiuso la stagione con due titoli (raggiungendo complessivamente quota nove in carriera) e dieci vittorie consecutive, anche la soddisfazione di aver compiuto l’impresa di vincere un torneo battendo i primi tre (Djokovic, Nadal, Thiem) della classifica mondiale.

Stefano Tardi




European Open: ad Amburgo Andrey Rublev supera Tsitsipas e vince il terzo titolo in stagione

Amburgo – Un anno fa, la terra tedesca aveva significato il rientro in campo dopo l’ennesimo infortunio della sua giovane carriera, e la finale raggiunta il punto di partenza verso la risalita tra i grandi del tennis mondiale. Andrey Rublev, che a febbraio del 2018 si era spinto a ridosso della top 30 (numero 31 al mondo il 19 febbraio), un anno dopo (nel 2019) si era ritrovato scaraventato fuori dalla top 100 (n. 115 del ranking il 18 febbraio). Il russo, però, dopo aver recuperato la condizione, ha avuto la forza di reagire, di ritrovare match dopo match il suo tennis e, dopo la finale di Amburgo, finire in crescendo il 2019, culminato con il trionfo casalingo alla Kremlin Cup, a Mosca, ovvero nella città che il 20 ottobre del 1997 gli ha dato i natali. Terminato il 2019 da numero 23 del mondo, Andrey ha iniziato il 2020 in modo entusiasmante, vincendo due tornei consecutivi: a Doha (Qatar) ed Adelaide (Australia), spingendosi fino alla posizione numero 14 del ranking ATP. Poi, sul più bello, è arrivata la pandemia. Dopo aver vinto un torneo esibizione in Austria a luglio, Rublev ha raggiunto i quarti di finale agli US Open, fermato nella sua corsa solo dal connazionale Daniil Medvedev. Un risultato importante, quello ottenuto sul cemento newyorkese, che gli ha consentito di agguantare il suo best ranking, ovvero la posizione numero 12 al mondo, ad un passo dall’obiettivo da sempre dichiarato: la top ten.

All’European Open di Amburgo, torneo di categoria ATP 500, Andrey Rublev si è presentato da testa di serie numero 5. Il giovane tennista russo al primo turno ha avuto la meglio sullo statunitense Tennys Sandgren, liquidato con un doppio 6-3 in poco più di un’ora di partita, mentre agli ottavi di finale un altro statunitense, Tommy Paul, lo ha costretto al terzo set (6-1, 3-6, 6-2). D’autorità il successo ai quarti sullo spagnolo Roberto Bautista-Agut (numero 11 del ranking e 4 del seeding), superato in due set (6-2, 7-5) e di spessore (6-2, 6-4) quello sul norvegese Casper Ruud (semifinalista a Roma e tra i più in forma sulla terra rossa) che gli ha spalancato le porte della finale. Ultimo ostacolo per la conquista del titolo il greco (di madre russa) Stefanos Tsitsipas, numero 6 al mondo e 2 del tabellone. In una finale ben giocata, a tratti spettacolare, ad avere la meglio è stato Rublev, che ha visto premiata la sua maggior regolarità, a discapito di un greco troppo discontinuo e letteralmente crollato nel finale quando, presentatosi a servire per il titolo nel terzo parziale sul 5 a 4 in suo favore, ha perso tre game di fila chiudendo il match con un doppio fallo che, dopo due ore e ventuno minuti di battaglia sportiva senza esclusione di colpi, ha sancito il 6-4, 3-6, 7-5 in favore del moscovita. Per Andrey, che ha issato la bandiera russa in Germania per la prima volta dopo il 2009 (quando ad imporsi fu Nikolay Dadydenko), è arrivato così il quinto successo in carriera nel circuito ATP, il terzo in stagione, il primo nella categoria 500.

Non ci sarà però neanche il tempo di godersi il meritato successo. Mentre si giocava la finale ad Amburgo, a Parigi si sono già aperte le danze per il terzo ed ultimo slam stagionale (a Wimbledon non si è giocato quest’anno), il Roland Garros. In Francia, Andrey (testa di serie numero 13) giocherà il primo turno contro lo statunitense Sam Querrey. Nel main draw anche i connazionali Daniil Medvedev (testa di serie numero 4), atteso dal confronto con l’ungherese Marton Fucsovics, e Karen Khachanov (testa di serie numero 15) che al primo turno sfiderà il polacco Kamil Majchrzak.

Stefano Tardi




ATP San Pietroburgo: Medvedev, Khachanov e Rublev a caccia del titolo in patria. Berrettini guida la delegazione italiana

San Pietroburgo – Conclusa la stagione nordamericana con lo slam newyorkese, il circuito si avvia, tra Asia ed Europa, verso il finale di questo 2019 che culminerà con le ATP Finals di Londra, prima della Coppa Davis. Questa settimana, fino a domenica 22 settembre, i riflettori saranno puntati sul Petersburg Sports and Concert Complex, l’impianto che è il teatro del torneo ATP 250 di San Pietroburgo (cemento indoor, montepremi da 1.248.665 dollari). Un evento che ha fatto la sua prima apparizione nel 1995 e che (con la sola eccezione del 2014 in cui non si disputò) è giunto ormai alla sua ventiquattresima edizione. Quattro i successi dei padroni di casa: Evgeny Kafelnikov (1995), Marat Safin (2000, 2001) e Mikhail Youzhny (2004).

Dopo le fatiche nordamericane (4 finali su 4 tornei, tra cui quella epica degli US Open conclusa al quinto set dopo quasi cinque ore di battaglia sportiva con Rafael Nadal), Daniil Medvedev non sembra intenzionato ad arrestare la sua corsa. Il giovane moscovita (classe ’96), dopo il Master 1000 conquistato a Cincinnati e la finale di New York, si è issato fino alla quarta posizione del ranking mondiale, alle spalle solo delle tre leggende viventi che rispondono ai nomi di Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer. Daniil (finito anche sull’ultimo numero di Vogue Russia), che a San Pietroburgo è la testa di serie numero 1 (e già al secondo turno grazie ad un bye, dove potrebbe trovare sulla sua strada il connazionale Evgeny Donskoy entrato nel main draw grazie ad una wild card), proverà a conquistare il titolo per la gioia dei sostenitori, che da 15 anni non vedono un russo imporsi sul cemento amico. Ma non sarà l’unico. Dall’altro lato, nella parte bassa del tabellone, Karen Khachanov (testa di serie numero 2 e pertanto anche lui già al secondo turno in attesa di sfidare il vincente del match tra il portoghese Joao Sousa e lo slovacco Jozef Lovalik), proverà a riscattare una stagione fin qui piuttosto deludente. Karen è chiamato a dare una sterzata decisa ad una situazione che rischia di complicarsi ulteriormente nei prossimi mesi. Sebbene occupi ancora la nona posizione mondiale, nella race il russo è il numero 19 della classifica e, da qui a fine anno, avrà due cambiali pesantissime da riscattare, la Kremlin Cup e, sopratutto, il Master 1000 di Parigi-Bercy, conquistati in un 2018 che fu, invece, da incorniciare. Situazione diversa per Andrey Rublev (testa di serie numero 5, atteso al primo turno dal qualificato bielorusso Ivashka), che dal rientro dopo l’infortunio ha inanellato una serie di buoni risultati, trovando una continuità che gli sta permettendo di risalire rapidamente la classifica, dove attualmente ricopre la posizione numero 38 (ma è già 31 nella race). Inserito nella stessa parte di tabellone del connazionale Medvedev, Andrey è atteso da un probabile derby nei quarti di finale. Partendo dalle qualificazioni è entrato nel tabellone principale Alexey Vatutin, opposto al primo turno all’ungherese Marton Fucsovics.

Tra i protagonisti annunciati del torneo spicca la testa di serie numero 3 del tabellone, Matteo Berrettini, che, al pari di Medvedev, può essere considerato la vera rivelazione di questo 2019. Nato a Roma il 12 aprile 1996, Matteo, dopo aver conquistato il primo titolo in carriera a Gstaad nel luglio dello scorso anno, aveva chiuso il 2018 alla posizione numero 54 della classifica ATP.  Quest’anno, dopo aver confermato la sua competitività su terra rossa vincendo l’Hungarian Open, ha sfruttatto le sue qualità fisiche (196 cm di altezza) e tecniche (un servizio devastante) per imporsi anche sulle superfici veloci. Dopo una spettacolare stagione sull’erba, impreziosita dal successo di Stoccarda nella Mercedes Cup (6-4, 7-6 all’astro nascente canadese Félix Augier-Aliassime), cui è seguita la semifinale di Halle e l’ottavo di finale conquistato a Wimbledon (dove si è inchinato solo a Sua Maestà Roger Federer), Berrettini, dopo un infortunio che lo ha costretto a saltare parte della stagione nordamericana, si è confermato ai massimi livelli raggiungendo la semifinale degli US Open. Per l’azzurro, adesso, il sogno è raggiungere le ATP Finals di Londra. Un obiettivo tutt’altro che impossibile per il tennista romano, che attualmente occupa la posizione numero 13 (ma che è nono nella race) e che da qui a fine anno ha pochi punti da difendere. Una rincorsa che partirà da San Pietroburgo, di cui Matteo conserva ottimi ricordi. Nella scorsa edizione infatti, insieme al connazionale Fabio Fognini, ha conquistato il titolo in doppio. A completare la nutrita spedizione italiana ci saranno anche il lucky loser Matteo Viola (che se la vedrà al primo turno con il padrone di casa Donskoy), Thomas Fabbiano e Salvatore Caruso (attesi da un derby nel primo turno). Eliminati invece in apertura di torneo la giovane promessa Jannik Sinner, classe 2001 e già numero 127 del mondo (in tabellone grazie ad una wild card), sconfitto 6-3, 7-6 (4) dal kazako Mikhail Kukushin (numero 6 del seed) e Stefano Travaglia, superato 7-5, 6-2 dal francese Adrian Mannarino. Tra i favoriti della vigilia, il croato Borna Coric (numero 4 del tabellone) rappresenta una delle novità più significative del circuito maschile (è coetaneo di Medvedev e Berrettini) ed attualmente ricopre la quindicesima posizione del ranking ATP.

Stefano Tardi




Montreal: Khachanov supera Zverev e raggiunge Medvedev nella semifinale della Rogers Cup

Montreal – Archiviata la stagione su terra rossa, il circuito si è traferito in nordamerica per tornare a dare spettacolo sul cemento. Prima dello US Open, ultimo slam di stagione che aprirà i battenti il prossimo 26 agosto a New York, due gli eventi principali (categoria Master 1000) in programma: la Rogers Cup (quest’anno a Montreal) e, a seguire, il Western&Southern Open di Cincinnati. In Canada, il numero 8 della classifica ATP e numero 6 del tabellone Karen Khachanov, dopo il bye al primo turno, è sceso in campo con il campione svizzero Stan Wawrinka, sconfitto 6-4, 6-7 (3), 6-2, prima di imbattersi nel beniamino di casa Felix Augier-Aliassime. Qui il russo ha dato prova di grande carattere, recuperando un match che sembrava compromesso, quando, dopo aver perso il primo set, era andato sotto di un break in apertura del secondo parziale, prima di rimontare e vincere una maratona durata quasi tre ore 6-7 (9), 7-5, 6-3, conquistando così i quarti di finale. Ad attenderlo ha trovato il tedesco (di genitori russi) Alexander “Sasha” Zverev, passato dalla conquista delle ATP Finals del 2018 ad un periodo di crisi a cui neanche la collaborazione con Ivan Lendl, da poco interrotta, ha saputo porre rimedio. Eppure un avversario da non sottovalutare, perchè capace, ad appena ventidue anni, di aver già messo in bacheca ben 11 titoli in cui, oltre alle Finals, spiccano ben 3 Masters 1000 (tra qesti anche la Rogers Cup, conquistata nel 2017 in finale contro Roger Federer).

Primo set – Si parte con Zverev al servizio, ed il primo game è lo specchio del difficile momento attraversato dal tennista nativo di Amburgo. Sasha inizia il match con un rovescio in rete, a cui segue un doppio fallo; un errore di dritto lo porta sotto 0-40, che significa tre opportunità per Khachanov di strappare il servizio all’avversario in apertura. Il russo non deve neanche impegnarsi: il secondo doppio fallo di Zverev gli regala il break.  Un avvio disastroso che indirizza il set, visto che poi i servizi prendono a comandare i game lasciando poche chance in risposta. Nel sesto gioco, sul servizio di Khachanov, Zverev prova a prendere l’iniziativa e conquista il primo punto del game con una efficace discesa a rete; porta il russo ai vantaggi ma non riesce a procurarsi la palla break. Sulla parità Khachanov prima conquista il vantaggio con un servizio al corpo, poi si porta a casa il gioco grazie all’ennesimo (brutto) errore del tedesco, che spedisce in rete un tentativo in back di rovescio. Nel nono e decisivo gioco un doppio fallo di Zverev regala due set point consecutivi a Khachanov. Sasha scaglia a terra la racchetta dando sfogo a tutta la sua frustrazione; non contento, infierisce sulla stessa distruggendola. Il pubblico canadese manifesta il suo disappunto ed il tedesco, per farsi perdonare, regala il cimelio ad un giovane supporter. Cambiata la racchetta Sasha annulla il primo set point grazie ad un servizio al corpo; il secondo, invece, è annullato con uno splendido dritto lungo linea che sfrutta l’efficacia del servizio esterno precedentemente scagliato per aprirsi il campo. Game interminabile con il tedesco che salva altri tre set point, prima che il russo si conquisti la sesta opportunità con un dritto in contropiede. Zverev cerca nuovamente la soluzione con servizio esterno e dritto, ma stavolta il colpo in lungo linea è out e consegna il set al russo: 6 giochi a 3 in 36 minuti.

Secondo set – Dominio dei servizi nei primi cinque giochi in cui non si concedono più di due punti in risposta. Nel sesto game, però, arriva il passaggio a vuoto di Zverev che decide il match. Due errori di rovescio ed uno splendido passante stretto del russo valgono tre opportunità consecutive di strappare il servizio al tedesco che, come nel primo game del primo set, regala il break a Khachanov con un doppio fallo. Nel nono ed ultimo game Zverev ha una reazione d’orgoglio e si procura le prime (ed uniche) due palle break del match. Khachanov ha però il merito di restare lucido ed infila quattro punti consecutivi, chiudendo l’incontro con una gran prima di servizio sul rovescio del tedesco che risponde in rete: finisce 6-3, 6-3 in un’ora e tredici minuti di partita. Ad attenderlo in semifinale il connazionale Daniil Medvedev, che in precedenza aveva liquidato in meno di un’ora con il punteggio di 6-3, 6-1 l’austriaco Dominic Thiem, numero 4 della classifica ATP e testa di serie numero 2 del torneo. Per Medvedev è la conferma di uno stato di forma eccezzionale, già palesato pochi giorni fa con la finale raggiunta a Washington. Sopratutto, la conferma di un feeling particolare con il cemento, quello nordamericano soprattutto, visto che proprio da qui, circa dodici mesi fa, con la vittoria al Winston-Salem Open (secondo titolo ATP conquistato in carriera) è iniziato un periodo di ininterrotta continuità di risultati, che lo ha portato a conquistare la top ten della classifica mondiale, a ridosso del connazionale Khachanov. I due si erano incontrati in una semifinale già lo scorso anno, durante la Kremlin Cup, a Mosca. A spuntarla in tre set, in quell’occasione, fu un Khachanov in stato di grazia che avrebbe vinto il titolo e, appena due settimane dopo, si sarebbe imposto in finale sul numero uno al mondo Novak Djokovic per conquistare il suo primo Master 1000 in carriera, quello di Parigi-Bercy. Stavolta l’esito appare più incerto; comunque vada, nella finale di domenica, ci sarà un russo a provare a conquistare la Rogers Cup 2019.

Stefano Tardi




Ad Amburgo torna a brillare la stella di Andrey Rublev

Amburgo – Ci sono tornei che possono segnare la svolta di una stagione, e la speranza di Andrey Rublev è che quello disputato ad Amburgo sia l’inizio di un finale di 2019 in cui andarsi a prendere quelle soddisfazioni che i primi mesi dell’anno non hanno regalato al moscovita classe ’97. Di sicuro il russo ha ritrovato il suo tennis e, soprattutto, una condizione capace di farlo esprimere ad un livello di gioco ampiamente alla portata dei suoi mezzi tecnici. Troppo spesso Andrey, figlio di un ex pugile titolare di una catena di ristoranti a Mosca,  è stato fermo per infortuni più o meno lunghi che ne hanno rallentato l’ascesa ai vertici del tennis, nonostante un talento da predestinato che già negli esordi aveva abbagliato gli addetti ai lavori, consentendogli, neanche ventenne, di vincere il primo titolo sulla terra rossa di Umago e di raggiungere, sempre nel 2017, i quarti di finale agli US Open (suo miglior risultato di sempre in un major) e terminare la stagione raggiungendo la finale delle Next Gen ATP Finals di Milano, concludendo l’anno tra i primi 40 giocatori della classifica mondiale. Anche il successivo 2018 era iniziato sotto i migliori auspici, con la finale raggiunta in gennaio a Doha ed il best ranking agguantato un mese dopo (al numero 31 della classifica ATP), prima che un infortunio alla schiena gli facesse saltare quattro mesi di stagione e perdere quaranta posizioni in classifica. Un rientro difficile, in cui il giovane russo ha faticato a ritrovare la continuità e che ha avuto i suoi migliori momenti nella semifinale del Citi Open di Washington e nel terzo posto conquistato a Milano, ancora alle Next Gen ATP Finals. Quindi il 2019, dove, dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open in gennaio, si è ritrovato un mese dopo, ad anno esatto di distanza dal best ranking, precipitato al numero 115 della classifica mondiale. Dopo due terzi turni raggiunti in marzo sul cemento americano, tra Indian Wells (da lucky loser) e Miami, alla fine di aprile un infortunio al polso destro lo ha tenuto lontano dal circuito per oltre un mese e mezzo, permettendogli di rientrare solo dopo il Roland Garros. Un secondo turno a Wimbledon ed Umago, poi Amburgo.  Qui Rublev ha ritrovato la condizione, il gioco, i risultati e la fiducia nei propri mezzi. Nel primo turno ha avuto la meglio del cileno Garin, uno dei migliori interpreti stagionali sulla terra rossa, 6-4, 7-6 (5) e, successivamente, agli ottavi di finale ha rimontato il norvegese Ruud (3-6, 7-5, 6-3). Ai quarti ha compiuto l’impresa estromettendo dal torneo la testa di serie numero 1 (nonchè recente finalista dello slam parigino) Dominic Thiem in due set ed altrettanti tie break 7-6 (3), 7-6 (5): un capolavoro di lucidità e freddezza nei momenti chiave del match che gli sono valsi la prima vittoria in carriera contro un top 5. In semifinale ha piegato alla distanza la resistenza del regolarista Pablo Carreno-Busta, battuto in rimonta 4-6, 7-5, 6-1, regalandosi così la terza finale in carriera in un torneo ATP, la prima in uno di categoria 500. Avversario in finale il numero 16 della classfica mondiale (e testa di serie numero 4 del tabellone) Nikoloz Basilashvili, detentore del titolo ed approdato all’ultimo atto dopo aver estromesso in semifinale l’idolo locale Alexander Zverev. Ci si aspettava un match spettacolare, tra due giocatori che prediligono il dominio dello scambio e le accelerazioni da fondo senza star troppo ad aspettare l’errore dell’avversario; ed in parte così è stato, tra scambi durissimi sulle diagonali (sia strette che profonde, sia di dritto che di rovescio) e coraggiose variazioni da entrambe le parti. Nel primo set è stato il russo il primo ad allungare, grazie ad una variazione di rovescio in lungolinea che gli ha consentito di strappare il servizio a Basilashvili, prima di essere raggiunto nel sesto gioco quando, dopo aver salvato tre palle break, al quarto tentativo il georgiano ha trovato il vincente di diritto in lungo linea all’incrocio delle righe, per poi chiudere il set nel dodicesimo gioco, al quarto set point, grazie all’ennesima prodigiosa risposta (migliore e decisivo colpo di giornata) non controllata dal russo. Nel secondo set Rublev ha variato schema al servizio, cercando soluzioni al corpo dell’avversario per evitarne le traiettorie in diagonale. Strategia riuscita, che ha consentito al russo di non concedere palle break e di portarsi a casa il set, strappando il servizio al georgiano nel settimo e decisivo gioco. Nel terzo set, complice anche la stanchezza, Rublev (entrato in campo appena 17 ore dopo la semifinale disputata sabato) ha perso incisività in batutta (mettendo dentro solo il 67% di prime in campo, contro il 78% del secondo set) e, dopo tre break consecutivi tra il secondo ed il quarto gioco, il match è scivolato via, senza ulteriori sussulti, in favore di Basilashvili, che ha conquistato meritatamente il titolo, vincendo la finale 7-5, 4-6, 6-3 dopo oltre due ore di battaglia. Conclusa la stagione su terra rossa, si volerà ora sul cemento nordamericano, con vista sugli US Open, ultimo slam stagionale. Con un Rublev ritrovato che, condizioni fisiche permettendo, potrà tornare d’ora in avanti a scalare la classifica per poi dare il suo contributo alla Russia, con Khachanov e Medvedev, nella fase finale della nuova Coppa Davis.

Stefano Tardi