Open 13 Provence: Daniil Medvedev supera il francese Herbert e trionfa a Marsiglia

Marsiglia – È la Provenza, ma è praticamente come se fosse una seconda casa. Perchè Daniil Medvedev, nato a Mosca l’11 febbraio del 1996 e residente a Montecarlo, si allena ormai da anni in Francia (Paese di cui parla perfettamente la lingua) all’Elite Tennis Center, nei pressi della celebre località di Cannes, dove è nato il suo coach, il 40enne Gilles Cervara. Per questo il russo, reduce da un finale di 2020 da protagonista assoluto con i trionfi al Rolex Masters di Parigi-Bercy ed alle Nitto ATP Finals di Londra, nonchè da uno strepitoso inizio di stagione in cui, assieme al connazionale Andrey Rublev, ha trascinato la Russia al successo in ATP Cup per poi raggiungere la finale del primo major dell’anno (Australian Open), ci teneva particolarmente a ben figurare a Marsiglia. Arrivato in Francia da numero 3 del mondo e da testa di serie numero 1 del tabellone, Daniil ha raggiunto la finale dell’Open 13 Provence senza perdere un solo set: con un doppio 6-2, 6-4 ha superato agli ottavi di finale il bielorusso Egor Gerasimov e successivamente il talento italiano di Jannick Sinner ai quarti, prima della semifinale, interrotta sul punteggio di 6-4, 3-0 in suo favore, quando un infortunio ha costretto al ritiro l’australiano Matthew Ebden. Ultimo ostacolo sul suo cammino il francese Pierre-Hugues Herbert (eccellente doppista con 19 successi in carriera, di cui 4 slam), approdato alla sua quarta finale in singolare nel circuito ATP ed alla ricerca del primo titolo dopo aver eliminato Kei Nishikori (6-1, 6-4) e Cameron Norrie (6-3, 6-4), rimontato il detentore delle ultime due edizioni (2019, 2020) del torneo Stefanos Tsitsipas (6-7, 6-4, 6-2) ed aver vinto il derby in semifinale con il connazionale Ugo Humbert (6-3, 6-2).

Primo set. Dominio dei servizi nei primi quattro game, con appena tre punti lasciati complessivamente in risposta. Poi, improvisamente, nel quinto gioco il francese cala il rendimento in battuta: apre con un doppio fallo e con un errore di dritto (0-40) regala tre palle break consecutive al russo. Salva la prima con un servizio esterno, poi cerca il serve and volley ma sbaglia la volée. Herbert ha però il merito di reagire subito, guadagnandosi due opportunità (15-40) consecutive per il contro break. Aggressivo in risposta, al secondo tentativo costringe Medvedev all’errore di rovescio: 3 a 3. Nel settimo game, due ottime risposte portano Medvedev a nuova palla break (30-40): il francese sbaglia la prima di servizio ma si salva con un’efficace seconda. Ai vantaggi, però, Daniil si costruisce un’altra opportunità che stavolta concretizza con un passante di dritto incrociato. Altro break che stavolta il russo conferma tenendo la battuta nel game successivo, involandosi sul 5 a 3 e garantendosi quindi la possibilità di servire per il set. Appuntamento che Medvedev non fallisce chiudendo il set con uno splendido vincente di rovescio: 6 a 4 in 38 minuti.

Secondo set. Secondo parziale che si apre con un gran passante di dritto del russo, seguito da un’eccellente risposta vincente di rovescio (0-30). Momento delicato per Herbert che risale, ai vantaggi concede una palla break dopo un doppio fallo (che Medvedev spreca spedendo in corridoio il dritto dopo aver dominato lo scambio) e riesce, seppur con fatica, a tenere la battuta. Il pericolo scampato regala nuova linfa al francese, che con il serve and volley cerca di evitare di scambiare troppo da fondo con il russo e cresce in fiducia. Nel quarto game Herbert si conquista la prima palla break del parziale, annullata però da Daniil con la prima di servizio. Il transalpino si guadagna una seconda opportunità venendosi a prendere il punto a rete, ma sbaglia il dritto al termine del durissimo, successivo scambio. La terza palla break per Herbert arriva nel sesto gioco, ma spreca l’occasione sparando il dritto in rete. Medvedev non perdona ed infila due ace consecutivi: 3 a 3. Senza più opportunità di strappare il servizio si viaggia spediti verso il tie break. Herbert va sotto 4 a 2, vede il baratro ma non si scompone: reagisce, infila cinque punti consecutivi (7-4) e pareggia i conti: 7 a 6 in 63 minuti.

Terzo set. Parziale decisivo che si apre con Medvedev al servizio ed i primi 9 giochi che scorrono via velocissimi: la ritrovata efficacia ed incisività dei rispettivi servizi concede appena sette punti in risposta. Quando tutto farebbe pensare ad un altro tie break, ecco che nel decimo game arriva la svolta: sul 5 a 4 in favore del russo, Herbert si appresta a servire per restare in partita. Il francese, sotto pressione, non controlla a rete un passante di Medvedev (15-30) e subisce poi la risposta del russo: 15-40 e due match point consecutivi per il moscovita. Un’altra ottima risposta di Daniil mette in crisi il francese che si arrende 6-4, 6-7, 6-4 dopo 2 ore e 12 minuti di vera e propria battaglia sportiva.

Medvedev, arrivato al decimo titolo in carriera, diventa così il terzo russo a trionfare a Marsiglia, dopo i successi di Yevgeny Kafelnikov nel 2001 (7-6, 6-2 al francese Sébastien Grosjean) e di Karen Khachanov nel 2018 (7-5, 3-6, 7-5 al francese Lucas Pouille). Un trionfo che vale anche il nuovo best ranking: ora è il numero 2 del mondo. Davanti a lui, per ora, c’è solo Novak Djokovic.

Stefano Tardi




Andrey Rublev supera Fucsovics e conquista l’ATP 500 di Rotterdam

Rotterdam – Dopo un entusiasmante 2020 che – nonostante una stagione travagliata a causa della pandemia – lo aveva visto trionfare in 5 tornei (di cui ben tre di categoria 500), ed un ottimo avvio di stagione (trionfo in ATP Cup con la Russia e quarti di finale raggiunti agli Australian Open), il numero 8 del mondo Andrey Rublev si è presentato in Olanda con l’intenzione di diventare il terzo russo ad iscrivere il proprio nome nel prestigioso albo d’oro dell’ABN Amro World Tennis Tournament, dopo i trionfi di Yevgeny Kafelnikov nel 1999 (6-2, 7-6 al britannico Tim Henman) e di Mikhail Youzhny nel 2007 (6-2, 6-4 al croato Ivan Ljubicic). Il moscovita classe 1997 è sceso in campo sul cemento verde di Rotterdam come testa di serie numero 4 del tabellone e, dopo aver eliminato il greco Stefanos Tsitsipas in semifinale per 6-3, 7-6 (7-2) è approdato all’ultimo atto da favorito. Ad attenderlo l’ungherese (classe 1992) Marton Fucsovics, numero 59 del ranking ed arrivato a giocarsi la finale (la terza in carriera, la prima in un ATP 500) dopo essere partito dalle qualificazioni.

Primo set. Parte male il russo al servizio (0-40) concedendo subito tre palle break consecutive al magiaro, ma è lucido poi nel recuperare e chiudere il game con un ace. Situazione analoga, a parti invertite, nel secondo gioco, con Andrey che prova a scappare (15-40) procurandosi due opprtunità per strappare la battuta all’avversario e Marton che rimonta pareggiando i conti: 1 a 1. Dopo i primi due game sale esponenzialmente il livello di Rublev al servizio, che concede sempre meno punti in risposta, mentre Fucsovics, spesso tradito dalla prima, deve faticare per tenere la battuta tirando fuori il meglio (ed anche qualcosa in più) dal suo repertorio. Una lieve supremazia che, però, non si traduce in palle break almeno fino al dodicesimo game (sul 6-5) quando, ai vantaggi, Andrey conquista un set point sul servizio dell’ungherese con un vincente di dritto in lungo linea; Marton si salva con lo schema servizio e dritto portando il set al tie break. Il primo mini break è di Rublev –rovescio in contropiede (2 a 1) – che si conquista poi tre set point consecutivi (6-3) con un’ottima prima esterna di servizio. Fucsovics annulla il primo, poi spedisce fuori il dritto e cede per 7 punti a 4 dopo 64 minuti.

Secondo set. Subito palla break per il russo (30-40) in avvio di seconda frazione; non trova la prima di servizio il magiaro che, al termine di uno scambio estenuante sulla diagonale di rovescio, si difende come può dalla variazione in lungo linea di dritto di Rublev, ma non può nulla sulla successiva volée. E’ solo il primo game, ma è quello che spacca la partita, aprendo un divario che il tennista ungherese non riuscirà più a colmare. Con un set ed un break di vantaggio Andrey prova a sfruttare l’inerzia del match, tiene la battuta e s’invola sul 2 a 0. Il russo tenta poi l’allungo decisivo nel settimo game procurandosi altre due palle break consecutive (15-40), ma Fucsovics respinge l’assalto affidandosi al servizio e resta aggrappato alla partita (3 a 4). Andrey è però pressoché perfetto sui propri turni in battuta e non concede possibilità all’avversario di rientrare, presentandosi così nel decimo gioco a servire per il match. Rublev apre con un passante lungo linea di rovescio (15-0) e chiude con lo sventaglio di dritto: finisce 7-6, 6-4 dopo 110 minuti di partita.

Per il russo, sempre più protagonista nel circuito maschile, è la vittoria numero 13 sulle 14 partite giocate dall’inizio dell’anno, il primo titolo in singolare del 2021, l’ottavo in carriera (il quarto di categoria 500), l’ennesima conferma di una crescita costante sia dal punto di vista tecnico che mentale.

Stefano Tardi




Gli incendi non fermano l’Australian Open:16 russi ai nastri di partenza

Melbourne – Gli incendi che hanno devastato l’Australia (per una superficie ben superiore a quella che colpì lo scorso anno Siberia ed Amazzonia messe insieme) e le cui immagini hanno scosso il mondo,  hanno messo a rischio anche lo svolgimento del primo slam stagionale. Che però, alla fine, si giocherà. Nonostante le difficoltà riscontrate durante le qualificazioni, di cui si ricordano le immagini di Dalila Jakupovic, caduta in ginocchio dopo un colpo di tosse (mentre si trovava in vantaggio nell’incontro che stava disputando contro Stefanie Voegele) e la notizia di un raccattapalle letteralmente collassato durante la partita tra Kavcic e Clarke. Motivo l’aria irrespirabile, che non ha risparmiato nemmeno il match di esibizione in programma tra Maria Sharapova e Laura Siegemund, costringendo la siberiana ad abbandonare il campo. Una situazione che ha suggerito a molti big di allenarsi al coperto. Eppure, i medici hanno dichiarato che, a Melbourne, non è a rischio la salute degli atleti, quindi si giocherà. Intanto, il mondo del tennis si è già mobilitato per dare il suo sostegno alle vittime degli incendi.

Già nel corso dell’Atp Cup, l’australiano Nick Kyrgios aveva comunicato la volontà di donare di 200 dollari per ogni ace che avrebbe messo a segno, seguito poi da altri colleghi. Il 5 gennaio Maria Sharapova (tramite twitter) aveva annunciato una donazione di 25.000 dollari, trovando l’adesione del campione serbo Novak Djokovic, chiamato in causa nell’iniziativa direttamente dalla tennista russa. L’ITF e gli altri tre slam (Roland Garros, Wimbledon, Us Open) sono scesi in campo con 400.000 mila dollari (cento mila a testa). Serena Williams ha donato l’intera vincita conquistata in seguito al successo nel torneo di Auckland. Roger Federer e Rafael Nadal hanno annunciato una donazione congiunta di 250.000 dollari. Il 15 gennaio, alla Rod Laver Arena di Melbourne, molti dei migliori giocatori del circuito (Roger Federer, Serena Williams, Rafael Nadal, Naomi Osaka, Novak Djokovic, Petra Kvitova, Alxander Zverev, Caroline Wozniacki ed altri ancora) si sono esibiti nell’evento “Rally for Relief”, organizzato per devolverne l’incasso in beneficenza.

Tabellone maschile. Nel tabellone maschile, guidato dai soliti tre, Rafael Nadal (1), Novak Djokovic (2) e Roger Federer (3), la testa di serie numero 4 sarà rappresentata da Daniil Medvedev, attualmente il primo dei terrestri, inserito (come tutti gli altri russi) nella parte alta del main draw, ovvero quella presieduta da Nadal, vincitore dell’ultimo slam del 2019 (gli US Open), conquistato dopo una battaglia di cinque set proprio contro il russo. Al primo turno, Daniil dovrà fronteggiare lo statunitense Frances Tiafoe. Andrey Rublev (testa di serie numero 17), reduce dai due trionfi di Doha e Adelaide, è atteso dal confronto con l’australiano Christopher O’Connell. Karen Khachanov (testa di serie numero 16) sfiderà invece al primo turno il qualificato spagnolo Mario Martinez Vilella. Per Evgeny Donskoy, proveniente dalle qualificazioni, il confronto sarà con l’esperto spagnolo Fernando Verdasco.

Tabellone femminile. Nutrita la presenza di tenniste russe nel tabellone degli Australian Open. Direttamente in main draw Maria Sharapova (grazie ad una wild card), che al primo turno dovrà fronteggiare la croata (numero 19 del tabellone) Donna Vekic. Uniche teste di serie, la numero 25 Ekaterina Alexandrova (reduce dal primo trionfo in carriera sul cemento di Shenzen), opposta alla svizzera Jil Belen Teichmann, e la numero 30 Anastasia Pavlyuchenkova, che affronterà al primo turno la serba Nina Stojanovic. Ammesse direttamente al tabellone principale anche Daria Kasatkina (che sfiderà la statunitense Madison Keys – testa  di serie numero 10), Svetlana Kuznetsova (opposta alla talentuosa ceca Marketa Vondrousova – testa di serie numero 15), Veronika Kudermetova (attesa dalla spagnola Sara Sorribes Tormo),  Anna Blinkova (che se la vedrà con l’italiana Jasmine Paolini), Vitalia Diatchenko (che si troverà di fronte la statunitense Danielle Collins), Margarita Gasparyan (opposta alla greca Maria Sakkari – testa di serie numero 22) ed Anastasia Potapova, che troverà sulla sua strada Serena Williams, testa di serie numero 8 e, soprattutto, una della grandi favorite del primo slam stagionale. Hanno raggiunto il tabellone principale partendo dalle qualificazioni Anna Kalinskaia (attesa al primo turno dalla cinese Saisai Zheng) e Liudmila Samsonova, che sfiderà al primo turno la slovena Jelena Ostapenko.

Stefano Tardi




A Doha Andrey Rublev conquista il primo titolo del circuito Atp 2020 mentre a Shenzen arriva il primo trionfo in carriera per Ekaterina Alexandrova

Doha – Con la maggior parte dei protagonisti del circus impegnata in Australia per l’Atp Cup (dove la Russia è giunta fino alla semifinale e si è arresa solo al cospetto della Serbia di Djokovic, che in finale affronterà la Spagna di Nadal), si è disputato a Doha, in Qatar, il primo torneo stagionale: l’Atp 250 ExxonMobil Open dal montepremi di 1.465.260 dollari (votato dai giocatori come il migliore della categoria nel 2019). Un torneo, quello qatariota, nato nel 1993 e che nel suo albo d’oro vanta nomi del calibro di Roger Federer (primatista con tre successi), Novak Djokovic, Rafael Nadal, Andy Murray, Boris Becker e Stefan Edberg. In un tabellone guidato dalla testa serie numero uno Stan Wawrinka (il campione svizzero numero 15 del mondo, già vincitore di tre titoli slam in carriera), il russo Andrey Rublev (numero 23 del ranking Atp) è entrato nel main draw da numero due. Il moscovita (classe ’97), sulla scia dell’ottima seconda parte del 2019 (finale ad Amburgo, ottavi di finale allo Us Open, il successo nel torneo di Mosca e le ottime prestazioni in Coppa Davis con cui ha trascinato la nazionale russa fino alla semifinale), ha rispettato i pronostici della vigilia arrivando fino in fondo. Dopo aver usufruito di un bye al primo turno, nella parte bassa del tabellone Rublev ha letteralmente spazzato via in serie il kazako Mikhail Kukushkin (6-4, 6-2 agli ottavi di finale), il francese Pierre-Hughes Herbert (6-4, 6-3 ai quarti di finale), ed il giovane serbo Miomir Kecmanovic, travolto 6-3, 6-1 in una semifinale durata appena 54 minuti. Nella parte alta del tabellone, invece, la corsa di Wawrinka si è arrestata in semifinale, dove il campione svizzero ha dovuto lasciare strada alla vera e propria rivelazione del torneo, il francese Corentin Moutet. Il ventenne parigino, numero 81 al mondo ed entrato in tabellone dopo aver superato le qualificazioni, è stato capace di imporsi in rimonta sullo svizzero 3-6, 7-5, 6-3 dopo aver superato poche ore prima il veterano Fernando Verdasco (6-4, 4-6, 6-4), in un venerdì che (causa il maltempo) ha visto disputarsi contemporaneamente quasi tutti i quarti di finale, oltre alle semifinali. Prima finale in assoluto per il francese nel circuito maggiore, la sesta per Rublev (la seconda in Qatar dopo quella persa nel 2018 da Monfils).

Primo set. Si parte con il russo al servizio che vince un lungo scambio, aggiudicandosi il primo punto e tendendo la battuta. Il vento che soffia forte sul centrale di Doha non favorisce il gioco di variazioni del francese che, forse complice anche un po’ d’emozione, paga subito dazio. Nel secondo game, con Moutet al servizio, sul 15-30 Rublev trova l’accelerazione decisiva con il diritto e si guadagna due palle break consecutive (15-40): il francese prova a difendersi con il serve and volley, ma viene sorpreso dalla risposta del russo e non tiene in campo la volée. Il break in apertura facilita il lavoro a Rublev, che cresce d’incisività con la prima di servizio e mette costantemente sotto pressione da fondo campo il giovane parigino, che fatica a trovare adeguate contro misure. Avanti 3 a 0, Rublev si conquista nel quarto gioco altre due (non consecutive) palle break, ma il francese si salva in entrambi i casi, prima con lo schema servizio e dritto, poi con un’efficace discesa a rete. Ma sui turni di servizio del russo praticamente non si gioca. Nell’ottavo gioco, con Andrey avanti 5 a 2, Moutet si ritrova a servire per restare nel set. Un dritto in contropiede in avanzamento eseguito dal russo, successivo ad un’ottima accelerazione in diagonale di rovescio, vale tre set point consecutivi (0-40); il francese salva il primo con un vincente di diritto in lungo linea, ma sul secondo viene messo all’angolo da una serie indifendibile di diritti inside out di Rublev, che si aggiudica così il primo parziale 6 giochi a 2 in appena 32 minuti. 

Secondo set. Dopo aver chiamato medical time out al termine della prima partita per un problma al pollice della mano destra, Rublev ricomincia dal servizio lasciando un solo punto in risposta al suo avversario. Come nel primo parziale, il break arriva subito. Moutet commette quattro gratuiti ed il russo si ritrova così sul 2 a 0. Con un set ed un break di vantaggio i giochi sembrano ormai chiusi, ma il francese, forgiato dalle battaglie con Verdasco e Wawrinka, non vuol saperne di arrendersi. Così, in maniera del tutto inaspettata, nel settimo game arriva il contro break. Il parigino è abile a sfruttare una seconda non incisiva di Rublev per mettere a segno una risposta vincente di diritto che vale due palle break consecutive (15-40): il russo salva la prima grazie al servizio, ma poi, dopo l’ennesima strenua difesa del francese, mette in rete lo smash. Moutet adesso ci crede, tiene la battuta nel game successivo ed aggancia Rublev sul 4 pari. Il russo, dopo il passo falso, torna a non concedere nulla sui propri turni, ma non riesce più ad incidere in risposta. Si arriva così al tie break. Andrey è il primo a servire ed inizia al meglio conquistando il punto con un servizio e dritto perfettamente esguito. Il giovane parigino, invece, manda in rete due diritti consecutivi e subisce poi lo smash del russo che s’invola sul 4 a 0. Un’accelerazione di rovescio in lungo linea conduce al 6 a 1 che significa cinque match point consecutivi per Rublev: Moutet si salva due volte ma poi si arrende ad una, l’ennesima, accelerazione di dritto scagliata dal russo dal centro del campo che chiude il tie break 7 punti a 3. Era dal 2010 che un russo non vinceva a Doha, quando ad imporsi fu Nikolaj Davydenko (0-6, 7-6, 6-4 su Rafael Nadal). Per il moscovita si tratta del terzo titolo in carriera. Un successo che gli consentirà, per la prima volta, di entrare tra i primi venti giocatori al mondo: lunedì, sarà al numero 19 del ranking Atp. 

Shenzen  Prima del successo di Rublev, la giornata del tennis russo era già stata impreziosita dal trionfo di Ekaterina Alexandrova allo Shenzen Open. Inserita come testa di serie numero cinque (in un tabellone che prevedeva ai nastri di partenza giocatrici del calibro di Belinda Bencic, Aryna Sabalenka, Elise Mertens, Qiang Wang e Garbine Muguruza), Ekaterina ha superato al primo turno la ceca Siniakova (6-4, 6-4), le padrone di casa Peng (7-6 , 6-1 agli ottavi di finale) e Wang (3-6, 6-4, 6-3 ai quarti di finale), prima di compiere l’impresa in semifinale contro la spagnola (due volte campionessa slam) Garbine Muguruza (6-4, 6-3). In finale, la Alexandrova ha poi avuto la meglio sulla giovane (classe ’99) e talentuosa kazaka Elena Rybakina, superata 6-2, 6-4. Per la tennista russa nata a Čeljabinsk il 15 novembre 1994, che aveva chiuso il 2019 da numero 34 del mondo, si tratta del primo titolo in carriera nel circuito WTA.   

Stefano Tardi




ATP Cup 2020: la Russia, dopo l’Italia, batte anche gli Stati Uniti

Perth – Secondo successo per la Russia in altrettanti incontri nella Atp Cup in corso di svolgimento in Australia. All’esordio nella competizione, la selezione capitanata da Marat Safin aveva superato l’Italia per 3 a 0. Nei match di singolare, Karen Khachanov si era imposto su Stefano Taravaglia (7-5, 6-3), mentre Daniil Medvedev aveva avuto la meglio su Fabio Fognini (1-6, 6-1, 6-3); poi, Khachanov e Medvedev avevano completato il successo vincendo insieme l’incontro di doppio (6-3, 6-4 alla coppia azzurra Bolelli / Lorenzi). Nella seconda giornata, dopo il successo dell’Italia sulla Norvegia (2 match ad 1), sono scese in campo la Russia e gli Stati Uniti (questi ultimi reduci dalla sconfitta nel primo turno subita dalla Norvegia per due incontri ad uno).

Khachanov – Fritz. Il primo match in programma ha visto fronteggiarsi il ventitreenne moscovita Karen Khachanov, numero 17 del mondo, ed il califoriniano Taylor Fritz (classe ’97), numero 32 della classifica Atp. Primo set. Lo statunitense vince il sorteggio e sceglie di servire per primo, tenendo la battuta. Nel secondo gioco il russo fatica ad ingranare, non è efficace in battuta e Fritz ne approfitta aggredendolo in risposta; due errori di Khachanov (uno in apertura ed un altro in chiusura di game) ed altrettanti rovesci vincenti incrociati di Fritz consegnano il break agli Stati Uniti, che si portano subito avanti 2 a 0. E’ il game che decide il parziale, perchè il californiano non conquisterà più palle break, concentrandosi sul proprio turno di servizio, senza però dare troppe possibilità a Khachanov di rientrare. Il russo, sul turno di battuta dell’avversario, arriva ai vantaggi nel settimo gioco, e trova la prima la palla break nel nono game, andando a segno con un dritto vincente in lungo linea; poi, però, non sfrutta la seconda di servizio dello statunitense mandando in rete il rovescio al termine di un lungo scambio. Fritz può così chiudere con una volèe il primo parziale sul 6-3.

Secondo set. Parte forte lo statunitense che si conquista due palle break consecutive, salvo poi sprecare tutto con due errori non forzati che salvano Khachanov in avvio di parziale. Il russo, però, cede la battuta nel quinto gioco, quando (sotto 15-40), dopo aver salvato una prima palla break con il servizio, manda in rete il tentativo di variazione di dritto in lungo linea. Avanti di un set e di un break (3-2), il match sembra nelle mani di Fritz, ma Khachanov non ci sta e reagisce subito dopo: con uno smash, seguente ad un gran dritto in avanzamento, si conquista la palla dell’immediato contro break che ottiene grazie al doppio fallo del californiano: 3 pari. E’ il game che cambia la partita. Khachanov cresce in fiducia, mentre iniziano a vacillare le certezze dell’americano. Nel dodicesimo gioco (sul 6 a 5 per il russo), Fritz non chiude la volèe dopo essersi aperto il campo e Khachanov trova il passante (15-40) che vale due set point consecutivi; lo statunitense salva il primo con il servizio, poi però il russo trova il dritto in accelerazione che chiude il secondo parziale sul 7 a 5 riaprendo la partita. Terzo set. L’inerzia del match è ormai girata. Khachanov apre il parziale tenendo la battuta a zero. Nel successivo game in risposta, l’errore di rovescio di Fritz gli consegna due palle break consecutive: al russo basta la prima, che concretizza con un dritto a sventaglio portandosi avanti due a zero. Un Khachanov praticamente perfetto al servizio non consente chance di break allo statunitense. Per inverso, un Fritz sempre più in difficoltà subisce anche nel sesto game, quando, dopo un doppio fallo, concede palla break al russo e perde il servizio dopo che il suo rovescio non supera il nastro: 5 a 1. Khachanov va a servire per il match  e chiude sul 6 a 1 portando la Russia in vantaggio.

Medvedev – Isner. Nel secondo match di singolare, Daniil Medvedev (numero 5 del mondo), è sceso in campo da favorito contro l’esperto vincitore del Miami Open 2018, John Isner, numero 19 della classifica Atp. Primo set. Partita praticamente perfetta del moscovita classe ’96 che in tutto il primo set non concede neanche una palla break al gigante statunitense. Al contrario, Daniil non sfrutta due palle break consecutive nel terzo gioco, ma riesce a strappare il servizio ad Isner nel settimo game quando, dopo un’ottima costruzione del punto con il rovescio lungo linea, chiude in diagonale e si porta avanti 4 a 3. Medvedev tiene la battuta nel game successivo e porta lo statunitense (nel nono gioco) a servire per restare nel set.  Due errori consecutivi di Isner consegnano al russo altrettanti set point consecutivi (15-40): Daniil approfitta di una seconda di servizio per aggredire con una risposta profonda e chiudere il punto con un rovescio vincente lasciato partire dal centro del campo: 6 a 3.

Secondo set. La strategia di Isner di accorciare lo scambio si rivela inefficace per la bassa percentuale di prime di servizio messe in campo e l’imprecisione nel gioco di volo. Al contrario, il russo è una macchina infallibile che nei primi due turni di servizio lascia all’avversario un solo punto in riposta. Nel quarto gioco, arriva il primo break. Un passante in diagonale colpito in corsa da Daniil vale il 15-40; nel punto successivo, un altro passante, stavolta centrale, non è difeso da Isner che non riesce ad alzare la volèe oltre la rete: 3 a 1 per il russo. Con il match ormai in pugno, Medvedev ha un attimo di esitazione e concede allo statunitense le uniche due palle break del match; il russo però si aggrappa al servizio e tiene la batutta: 4 a 1. L’occasione sfumata pesa sul morale di Isner che, infilato ancora dai passanti di rovescio del russo, cede ancora la battuta. Sul 5 a 1 Daniil va a servire per il match e chiude il game a zero, imponendosi 6-3, 6-1 in un’ora di partita. Il successo porta la Russia sul 2 a 0, regalando quindi alla selezione capitanata da Marat Safin il successo sugli Stati Uniti.

La nazionale USA si consola con la vittoria in doppio (6-3, 6-4) che rende meno pesante la sconfitta. Per effetto di questi risultati, prima dell’ultimo turno, la classifica del giorne D vede la Russia al comando con 2 successi (5 incontri vinti ed 1 solo perso), la Norvegia seconda con un successo ed una sconfitta (3 incontri vinti e 3 persi), l’Italia terza con un successo ed una sconfitta (2 incontri vinti e 4 persi), ultimi gli Stati Uniti (fin qui senza successi, con 2 incontri vinti e 4 persi). Il prossimo 7 novembre sarà decisiva la sfida tra Russia e Norvegia per il primato nel girone. 

Stefano Tardi




ATP Cup 2020: Marat Safin sarà il capitano della Russia

Sydney  Dopo il trionfo spagnolo nella rinnovata Coppa Davis che aveva chiuso il 2019, il 2020 del tennis maschile riparte da un’altra competizione a squadre. Un nuovo format voluto dai vertici della Association of Tennis Professionals che torna così ad organizzare un torneo delle nazioni dopo la World Team Cup (che di fatto viene così sostituita), evento disputatosi tra il 1978 ed il 2012 (e che vide la Russia arrivare in finale in quattro occasioni – nel 2000, 2001, 2002 e 2008). Nella prima edizione della ATP Cup (questo il nome della nuova competizione) che si disputerà in Australia tra Brisbane, Perth e Sydney, parteciperanno 24 nazioni, qualificate sulla base del ranking Atp del loro miglior giocatore (per le prime 18 con la classifica al 9 settembre, per le restanti 6 con quella all’11 novembre). Lo scorso 16 settembre sono stati sorteggiati i 6 gironi da quattro squadre da cui si qualificheranno le 8 selezioni (le prime 6 e le 2 migliori seconde classificate) che daranno inizio alla fase ad eliminazione diretta a partire dai quarti di finale. A Brisbane saranno di scena i gironi A (Serbia, Francia, Sudafrica e Cile) ed F (Germania, Grecia, Canada ed Australia); a Perth si disputeranno i match dei gironi B (Spagna, Giappone, Georgia ed Uruguay) e D (Russia, Italia, Stati Uniti e Norvegia); infine a Sydney si daranno battaglia le nazionali dei gironi C (Belgio, Gran Bretagna, Moldavia e Bulgaria – quest’ultima in sostituzione della Svizzera che ha rinunciato alla partecipazione) ed E (Austria, Croazia, Argentina e Polonia). Così come nella Coppa Davis, i match si disputeranno al meglio delle tre partite (con due prove di singolare ed una di doppio).

La fase a gironi scatterà il 3 gennaio per concludersi il giorno 8; il 9 ed il 10 saranno dedicati ai quarti di finale; sabato 11 sono in programma le due semifinali, prima della finale di domenica 12. Il ricco montepremi sarà di 15 milioni di dollari ed il torneo metterà in palio fino a 750 punti validi per la classifica di singolare dell’Atp, 250 per il doppio (con assegnazione dei punti parametrata in relazione al turno ed al ranking dell’avversario affrontato). Non ci sarà invece la Hopman Cup (come già annunciato lo scorso marzo – conclusasi di fatto nel 2019, con il successo nell’ultima edizione andato alla Svizzera di Roger Federer e Belinda Bencic), il torneo di esibizione a squadre miste organizzato dalla ITF sin dal 1989 a Perth, nello stesso periodo precedente agli Australian Open, che nel 2007 vide il trionfo della Russia di Nadia Petrova e Dmitry Tursunov.

La Russia, inserita nel girone D con Italia, Stati Uniti e Norvegia, ritrova Daniil Medvedev (assente nella Coppa Davis che ha visto la selezione guidata in panchina da Shamil Tarpischev ed in campo da Andrey Rublev e Karen Khachanov approdare fino alle semifinali), autore di un 2019 indimenticabile in cui (tra gli altri) ha conquistato due Master 1000 (Cincinnati e Shangai) concludendo la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale. Con Daniil, ci saranno Karen Khachanov (da cui ci si attende un riscatto dopo un 2019 ben al di sotto delle aspettative), Ivan Nedelko e Konstantin Kravchuk. Capitano della spedizione sarà l’ex tennista, ex parlamentare della Duma, Hall of Fame, due volte vincitore slam (Us Open 2000, Australian Open 2005), Marat Safin. La Russia farà il suo esordio il 3 gennaio contro l’Italia (priva della punta di diamante Matteo Berrettini – assente per un infortunio agli addominali) di Fabio Fognini (battuto proprio da Daniil Medvedev lo scorso 14 dicembre in un match di esibizione in Arabia Saudita; 6-2, 6-2 il risultato in favore del moscovita) e Stefano Travaglia; due giorni dopo affronterà gli Stati Uniti di John Isner e Taylor Fritz, per concludere poi la fase a gironi il 7 gennaio contro la Norvegia

Stefano Tardi