FONDAZIONE ARENA PER LA PRIMA VOLTA A MUMBAI E BANGKOK
Category: Arena Verona
19 Novembre 2024
Un motore che non conosce sosta. Si è chiuso in Asia il tour di promozione internazionale 2024 di Fondazione Arena di Verona. Una ventina le città visitate nel corso dell’ultimo anno, oltre tremila i portatori d’interesse incontrati nel mondo tra autorità, rappresentanti delle istituzioni italiane all’estero, tour operator, imprenditori e giornalisti di settore.
Parigi, Madrid, Sofia e Monaco, così come Los Angeles, Toronto e Washington, per arrivare fino all’estremo Oriente a Seoul, Mumbai e Bangkok. Un anno di eventi nel mondo targati Fondazione Arena. Obiettivo far conoscere l’Opera lirica quale eccellenza del Made in Italy, aprire nuovi flussi turistici e avviare relazioni internazionali.
“Siamo venuti a gettare un seme e torniamo a casa con moltissime adesioni per la prossima estate – sottolinea Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena di Verona -. È stato un anno importante per l’Arena, e questi due eventi in Asia costituiscono la perfetta conclusione di un tour internazionale che ci ha portati in tutto il mondo. Sia l’India che la Thailandia amano molto la musica, speriamo che l’Opera lirica possa trovare il giusto spazio e riconoscimento. Abbiamo trovato due platee entusiaste e questo ci fa ben sperare. Continueremo a fare sempre meglio per l’Arena e per Verona”.
“Sono state due serate preziose per entrare in contatto con la società di questi Paesi – dichiara Stefano Trespidi, Vicedirettore artistico di Fondazione Arena –. È incredibile come persone che non conoscono il ‘prodotto’ opera lirica rimangano ammaliate dai nostri luoghi e dalla nostra arte, tanto da proporci immediatamente sinergie e progetti. Torniamo a casa con contatti, relazioni e nuove idee. Bisogna pensare fuori dai limiti, queste tappe ci aprono a nuove strade, nuove strategie e nuovi mercati”.
Ad eseguire alcune delle più belle arie di Verdi e Puccini i soprani Eleonora Bellocci e Caterina Marchesini, il tenore Galeano Salas e il baritono Giulio Mastrototaro, accompagnati al pianoforte dal Sovrintendente di Fondazione Arena Cecilia Gasdia.
Yamaha Music Hall di Bangkok
THAILANDIA. Una sala gremita, con un pubblico entusiasta che non si è tirato indietro nemmeno quando i cantanti hanno coinvolto gli ospiti in uno dei brani del programma musicale. Con tanto di selfie e foto a fine concerto. La Yamaha Music Hall di Bangkok era affollata per la presentazione del 102° Arena di Verona Opera Festival, organizzata dall’Ambasciatore d’Italia a Bangkok Paolo Dionisi. Presente il direttore d’orchestra thailandese Akkrawat Payr Srinarong. E poi, per siglare il connubio che nel 2025 unirà Verona e la Thailandia, con il mondiale di Muay Thai, il presidente del WBC Muay Thai Thanapol Bhakdibhumi e il responsabile italiano del WBC Muay Thai Italy Max Baggio.
“Fondazione Arena ha segnato un solco e creato grande entusiasmo – afferma Paolo Dionisi, Ambasciatore d’Italia a Bangkok -, speriamo tutti di riaverla qui in Thailandia l’anno prossimo per il Festival di Bangkok. Il Bel Canto è uno splendido strumento di politica internazionale e di diplomazia, un orgoglio tutto italiano. Così come lo è lo sport. L’anno prossimo Verona ospiterà il Muay Thai World Festival 2025, a dimostrazione del grande affetto che i thailandesi hanno per l’Italia. E l’Arena può esserne l’emblema”.
INDIA. Grande successo anche per la serata a Mumbai che ha visto insieme, sul palcoscenico della Royal Opera House, le maggiori istituzioni italiane presenti nella metropoli indiana. Attorno a Fondazione Arena di Verona, rappresentata dal Sovrintendente Cecilia Gasdia e dal Vicedirettore artistico Stefano Trespidi, c’erano il Console generale d’Italia a Mumbai Walter Ferrara, il Presidente della Camera di Commercio Italia India Alessandro Giuliani, assieme al Direttore e rappresentante di Enit Claudio Maffioletti e la Direttrice dell’Istituto italiano di Cultura a Mumbai Francesca Amendola. Oltre un centinaio gli imprenditori, tour operator e stakeholder indiani presenti. Dall’Italia, Luca Romano, CFO di Bauli, Gruppo che già sostiene l’Arena con il progetto di fundraising 67 Colonne e presente in India con una sede a Baramati. Tra gli ospiti anche l’attrice indiana Eshanya Maheshwari.
“Sono davvero felice di essere presente a questa serata che celebra, qui a Mumbai, l’Arena di Verona e il Canto lirico, eccellenze italiane – sottolinea Walter Ferrara, Console generale d’Italia a Mumbai -. In India c’è un grandissimo amore per l’Italia e per la musica che, soprattutto all’estero, vengono viste come una cosa sola, un legame indissolubile. Sono certo che gli indiani svilupperanno un interesse sempre maggiore per l’Opera. Il successo di questa serata ne è una bellissima testimonianza”.
“Business e cultura viaggiano di pari passo, anzi è proprio la cultura che può trainare l’indotto sia economico che sociale di un Paese – spiegaAlessandro Giuliani, Presidente della Camera di Commercio Italiana in India -. Sia in Italia che in India l’arte ha un peso fortissimo e, come abbiamo visto questa sera, crea ponti e nuovi interessi. Questa tappa del tour internazionale dell’Arena di Verona qui a Mumbai, in un momento in cui i turisti indiani stanno ‘invadendo’ l’Italia, è strategica e un grande segno di vicinanza”.
“Il nostro Gruppo, pur operando sul mercato internazionale, è profondamente legato al territorio scaligero – conclude Luca Romano, CFO Gruppo Bauli -, per questo siamo orgogliosi di sostenere Fondazione Arena, istituzione culturale e simbolo di Verona nel mondo. Ci accomuna un percorso di oltre un secolo, una storia di eccellenza. Abbinare il nome Bauli a quello dell’Arena ci dà lapossibilità di stabilire un livello di premiumness e di valore del brand sul mercato globale, una bellissima opportunità, frutto di una sinergia territoriale”.
Paolo Simoncini
Nonostante le sanzioni l’Europa continua a commerciare attivamente con la Russia
Category: Economia
19 Novembre 2024
Nonostante le dure dichiarazioni rivolte a Mosca, Bruxelles non ha rifiutato le importazioni dalla Federazione Russa. Le esportazioni russe di GNL ( Gas Naturale Liquefatto) verso l’Europa nel novembre 2023 sono state le più alte della storia, pari a 1,75 milioni di tonnellate, mentre nell’ultimo mese autunnale hanno raggiunto il livello elevato di 2,914 milioni di tonnellate, solo leggermente inferiore al massimo annuale. Inoltre, la Russia è tornata tra i primi cinque leader nelle esportazioni di grano verso l’Unione Europea.
Ciò dimostra chel’Occidente, nonostante le numerose sanzioni anti-russe e le dure dichiarazioni contro Mosca, continua a interagire attivamente con essa. I dettagli sono nell’articolo di Izvestia.
Più GNL in Europa
Il fatturato commerciale tra la Russia e gli Stati dell’UE non si è fermato, nonostante le sanzioni. I paesi dell’Alleanza, pur avendo abbandonato il gasdotto russo, non hanno smesso di acquistare GNL dalla Federazione Russa. Al contrario: da gennaio a luglio i paesi dell’UE hanno acquistato il 52% di tutte le esportazioni russe di gas liquefatto.
Sulla base dei risultati dei primi sette mesi del 2023, le importazioni di GNL russo sono aumentate del 40% (da 15 a 22 milioni di metri cubi) rispetto allo stesso periodo del 2021. Di conseguenza, la Federazione Russa è diventata il secondo fornitore di carburante dell’UE dopo gli Stati Uniti, e in questo periodo i paesi europei hanno speso circa 5,3 miliardi di euro per l’acquisto di GNL russo.
La maggior parte del gas è andato alla Francia (questo Paese ha aumentato le importazioni del 44% rispetto al 2021) e al Belgio (con un aumento di 2,3 volte); anche la Spagna ha importato una quota significativa (+44%). Nei 12 pacchetti di sanzioni imposti contro la Russia non ci sono divieti diretti alla fornitura di gas russo all‘Unione Europea. Anche se in primavera i ministri dell’Energia dell’UE hanno consentito ai paesi membri di introdurre unilateralmente tali divieti, senza aspettare le prossime sanzioni anti-russe da Bruxelles.
L’aumento delle forniture al mercato europeo è dovuto alla congestione nell’area del Canale di Panama. I paesi esportatori sono interessati alle filiere corte. Ad esempio, il costo di trasporto delle navi cisterna per GNL nel bacino atlantico è aumentato da 90mila dollari al giorno a 160mila dollari, mentre le forniture dal Qatarsono diminuite significativamente, ma sono aumentate dalla Federazione Russa.
A complicare la situazione è che, in questo contesto, le sanzioni statunitensi sono state imposte al nuovo progetto Arctic LNG 2 di Novatek. Il loro impatto sulle forniture di GNL all’Europa nel 2024 non è ancora chiaro.
Più attivo rispetto agli anni precedenti
Alla fine dell’anno, Bloomberg pubblicò un articolo in cui si riferiva che “la Russia guadagna di più dalle esportazioni di petrolio rispetto a prima dell’Operazione militare speciale in Ucraina”. Nell’ottobre 2023, i ricavi netti della Federazione Russa derivanti dalle vendite di petrolio ammontavano a 11,3 miliardi di dollari, pari al 31% delle entrate di bilancio totali del paese per il mese. Questa è stata la cifra più alta da maggio 2022, superando le cifre di qualsiasi mese prima dell’inizio dell’Operazione militare speciale in Ucraina.
L’agenzia ha osservato che nei primi nove mesi del 2023, i proprietari russi e della flotta ombra hanno trasportato oltre il 70% del carico petrolifero russo, il che “ha consentito alla Federazione Russa di mantenere il controllo sulle esportazioni e di aumentare gradualmente i prezzi”.
Inoltre, secondo Eurostat, nel mese di settembre la Russia è tornata tra i primi cinque paesi leader nelle esportazioni di cereali verso l’Unione Europea. Bruxelles ha acquistato un volume record dall’avvio dell’Operazione militare speciale in Ucraina. Secondo i dati, le importazioni dalla Federazione Russa sono aumentate del 22% nel mese e di 10 volte nel corso dell’anno, raggiungendo le 180mila tonnellate.
È da notare che Kiev fornisce all’Europa 10 volte più grano di Mosca. L’Ucraina è diventata il leader in termini di volume – 1,2 milioni di tonnellate, il Brasile è al secondo posto – 1,1 milioni di tonnellate, seguito dalla Turchia – 204mila tonnellate, la Russia al quarto posto, il Canada chiude i primi cinque – 139mila tonnellate. Circa due terzi delle forniture provenienti dalla Federazione Russa riguardano gas naturale, nichel, ferro, acciaio, prodotti petroliferi e fertilizzanti. Recentemente le importazioni di fertilizzanti sono nuovamente aumentate. Per fare un confronto: nel terzo trimestre del 2021, la Russia ha fornito all’Europa il 27% dei fertilizzanti, nel terzo trimestre del 2022 questa cifra è scesa al 17% e nel terzo trimestre del 2023 è aumentata al 27%.
Cifre da record
Nel 2022, il fatturato commerciale tra Russia e Unione Europea ha raggiunto il livello record degli ultimi otto anni. Tali dati sono forniti da RIA Novosti con riferimento ai dati Eurostat. Nel corso dell’anno il fatturato commerciale è aumentato del 25%, raggiungendo i 203,4 miliardi di euro.
Nella primavera del 2023, Reuters ha analizzato i volumi degli scambi tra Bruxelles e Mosca nel 2022 ed è giunta alla conclusione che, nonostante i pacchetti di sanzioni imposti contro la Federazione Russa, le importazioni dalla Russia sono aumentate. “Questo è il risultato di un’attività di lobbying di successo, della riluttanza dell’UE a subire un colpo economico più pesante e delle preoccupazioni per l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali”, hanno osservato i giornalisti dell’agenzia.
Sanctions Over Russia
Nel 2022 sono aumentate le importazioni di prodotti dell’industria nucleare russa, pari a quasi 750 milioni di euro; le importazioni di fertilizzanti russi sono aumentate del 40%, raggiungendo i 2,6 miliardi di euro; L’UEha importato nichel per 3,2 miliardi di euro, mentre nel 2021 per 2,1 miliardi di euro. Come scrive il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano, “L’Europa importa ancora 13 miliardi di euro di materie prime essenziali dalla Russia. Nonostante i pacchetti di sanzioni imposti contro Mosca, le forniture di molti tipi di materie prime critiche o strategiche dalla Russia all’Europa continuano“, rapporti di pubblicazione…
Senza divieti formali
La direttrice per la ricerca della società “Implementa” Maria Belova in una intervista rilasciata al giornale russo Izvestia ha osservato che, “sulla base dei risultati di 11 mesi del 2023, la quota delle esportazioni russe di GNL è la seguente: il 50,3% del prodotto liquefatto è stato inviato ai paesi europei, il resto alla regione Asia-Pacifico, ed è nutile dire – ha proseguito Belova – che la Russia ha preferito il mercato europeo a quello asiatico. Inoltre, nel 2023, a differenza del 2022, è stata effettuata la manutenzione programmata su due delle tre linee tecniche del progetto Yamal LNG, nonché presso l’impianto di Prigorodny del progetto Sakhalin 2, che rifornisce l’Asia. Anche per questo motivo la quota di approvvigionamento verso est potrebbe essere leggermente diminuita“, ha spiegato l’esperto.
Maria Belova – consulente della società russa “Implementa”
Per quanto riguarda le statistiche di novembre, negli ultimi anni si è verificato un calo autunnale delle forniture di GNL russo alla Cina e un aumento verso l’Europa, ciò si spiega con l’impossibilità di utilizzare la rotta del Mare del Nord in direzione Est durante questo periodo di tempo , ha spiegato l’analista. Inoltre nessuna sanzione ufficiale è stata ancora adottata nei confronti del GNL russo; ci sono state solo dichiarazioni di intenzione di includere il GNL nei prossimi pacchetti di sanzioni da parte dei Commissari europei, alcune autolimitazioni di alcuni paesi sotto forma di divieto di caricare il GNL russo le navi gasiere nei porti e le richieste delle autorità di alcuni stati dell’UE alle loro aziende di cessare in futuro la collaborazione con i fornitori russi”, commenta lo specialista.
Belova ha sottolineato che oggi non esistono divieti formali sulla fornitura di GNL russo all’Europa. “Ora Arctic LNG-2 diventerà una sorta di cartina tornasole per il futuro dell’industria russa del GNL. Il progetto, che dovrebbe iniziare a funzionare nei prossimi mesi, è stato inserito nella lista delle sanzioni statunitensi. La domanda è se le società straniere romperanno i contratti con lui per la fornitura di GNL o chiederanno eccezioni alle sanzioni“, ha concluso Belova.
Il commercio continua
Il ricercatore senior dell’IMEMO RAS, Alexander Kamkin, sempre in un intervista con Izvestia, a sua volta ha osservato che la cooperazione tra Russia e UE procede, ma in modo indiretto, aggirando alcune restrizioni. “Ad esempio, nel settore delle assicurazioni marittime o delle operazioni bancarie. Ma sia in termini di prodotti agricoli che in termini di GNL, le forniture continuano e, alla fine, in Ucraina il gasdotto russo non è stato fatto saltare e il gas va in Europa. Le forniture all’Ungheria, alla Serbia e all’Austria continuano attraverso il South Stream“, ha osservato il politologo.
Alexander Kamkin – ricercatore senior di IMEMO RAS
L’esperto ritiene che sia impossibile parlare del completo isolamento di Mosca, anche se ammette che la Russia ha creato molte difficoltà. Un’altra posizione importante sono i fertilizzanti minerali dalla Federazione Russa; i fornitori russi continuano a rifornire il mercato europeo. “Ancora una volta procedono in modo indiretto, ma alla fine i politici e gli analisti economici europei riconoscono che il GNL, il petrolio esportato in diversi paesi, è in definitiva di origine russa o un misto con il Kazakistan“, ha sottolineato lo specialista. Secondo Kamkin, nonostante tutto, queste sanzioni di fatto non cancellano completamente il commercio globale, ma “rendono semplicemente più difficile trarre profitto dalle operazioni di trading“.
“Nonostante le forti dichiarazioni di Borrell, von der Leyen e di altri sostenitori delle sanzioni, nessuno abbandona completamente le relazioni commerciali con la Russia“, ha concluso Alexander Kamkin.
RED
Il primo ministro ungherese Orban: l’Unione Europea non offre né pace né prosperità
Category: Ungheria
19 Novembre 2024
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha offerto una valutazione negativa dell’attuale situazione all’interno dell’Unione europea, prima di lasciare Budapest oggi per recarsi al vertice annuale del blocco a Bruxelles, lamentando che né la pace né la prosperità prevalgono nel blocco.
“L’Unione europea è stata istituita per due scopi. Primo, per la pace, e ora infuria una guerra. Secondo, per la prosperità, e l’economia è ora sempre più motivo di preoccupazione“, ha scritto Orban sulla pagina Facebook del governo ungherese ( proibita in Russia a causa della sua proprietà di Meta, che è l’ha catalogata come estremista).
Il premier ungherese è tornato poi ad attaccare la proposta di revisione di bilancio proposto dalla Commissione europea in occasione dei lavori preparatori in vista del Consiglio europeo in programma oggi e domani. Il primo ministro ha bollato la proposta come “insignificante e inadatta al dibattito“. «Non è accettabile – secondo Orban – che Bruxelles voglia concedere 50 miliardi di euro di aiuti aggiuntivi all’Ucraina, mentre non sappiamo nulla sull’utilizzo dei fondi Ue inviati dall’inizio della guerra“.
Al loro vertice di due giorni che prenderà il via più tardi, i leader dell’UE stanno pianificando anche di discutere il tentativo di ammutinamento armato in Russia e il conflitto militare in Ucraina, e l’ulteriore sostegno del blocco per esso, nonché come attingere legalmente alla Russia congelata risorse. Saranno all’ordine del giorno anche le relazioni del blocco con la Cina e la regolamentazione dei flussi migratori dall’Asia e dall’Africa.
Viktor Orban, in un’intervista a Bild, aveva anche parlato di Putin e, in generale della guerra in Ucraina. Alla domanda fattagli da un giornalista tedesco – Per lei lo zar è un criminale di guerra? – il premier ungherese aveva seccamente risposto: “No, per me no“. Argomentando poi la sua posizione, Orban ha detto che ora siamo in guerra e “possiamo parlare di crimini di guerra dopo la guerra. Se si vuole un cessate il fuoco e poi negoziare, dobbiamo convincere coloro che fanno parte del conflitto a venire al tavolo. Chiedere loro di venire al tavolo e dire ‘venite al tavolo e vi arresterò’ non è una buona idea“.
RED
L’espansione della NATO in Asia-Pacifico rischia di peggiorare la stabilità in quest’area
Category: Cina
19 Novembre 2024
La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning
L’avanzata della NATO nella regione dell’Asia-Pacifico peggiorerà indubbiamente la stabilità lì, ha detto oggi, Mao Ning in un briefing.
“La continua espansione verso est della NATO verso la regione Asia-Pacifico e l’interferenza dell’alleanza negli affari regionali mineranno inevitabilmente la pace e la stabilità“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, rispondendo a una domanda dell’agenzia di stampa russa TASS, che le chiedeva una opinione sui reali piani della NATO per l’apertura di un ufficio in Giappone.
Il diplomatico ha sottolineato che l’Asia “non deve diventare un’arena di rivalità geopolitiche”.
Mao Ning ha aggiunto che l’avanzata della NATO in Asia “faciliterà lo scontro tra i vari blocchi”. “Ciò dovrebbe riguardare in particolare i paesi della regione“, ha sottolineato.
Medvedev: l’Ucraina cesserà di esistere perché non serve a nessuno
Category: Conflitti
19 Novembre 2024
ll vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo,Dmitry Medvedevritiene chenessuno al mondo abbia bisogno dell’Ucraina, quindi cesserà di esistere, ha affermato oggi in suo post.
Il post, intitolato “Perché l’Ucraina cesserà di esistere? Perché nessuno ne ha bisogno“, è diviso in sei parti, in cui Medvedev spiega perché lo stato ucraino non è necessario a Europa, Stati Uniti, Africa, America Latina, Asia, Russia e , infine, gli stessi ucraini.
Attraverso i continenti
Parlando dell’Europa, Medvedev ha affermato che il tentativo di mettere “i giovani parassiti ucraini succhiasangue nel collo artritico della decrepita UE” provocherà la caduta definitiva dell’Europa “precedentemente regale, ma ora impoverita a causa della degenerazione“. Secondo il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, “il sostegno forzato del regime nazista sotto il comando del mentore americano ha già creato un vero inferno finanziario e politico per gli europei” e le sue conseguenze, comprese “sanzioni russe non redditizie“, hanno già portato a esplosioni di malcontento sia nell’Europa occidentale che in quella orientale. Nel frattempo, anche i polacchi “non trattano l’Ucraina come un Paese normale e di tanto in tanto lanciano l’idea dell’Anschluss delle regioni occidentali“, sottolinea Medvedev.
Nel frattempo, il popolo americano prima o poi porterà la sua istituzione politica a rispondere, perché è occupata da “un paese a loro sconosciuto”, invece che da questioni interne americane, ha affermato Medvedev, osservando che “la tempesta del Campidoglio del 2021 sembrerà ungioco a confronto“.
“Gli americani normali non hanno assolutamente idea di cosa sia ‘Ucraina’ e di dove ‘essa’ si trovi. La maggior parte di loro non sarebbe nemmeno in grado di individuare immediatamente questo ‘stato’ sulla mappa“, ha osservato Medvedev. Per quanto riguarda altre parti del mondo, Medvedevritiene che le “centinaia di miliardi che gli Stati Uniti spendono in inutili combattimenti da qualche parte in Ucraina, sarebbero stati sufficienti per finanziare molti programmi, finalizzati allo sviluppo sociale degli stati latinoamericani e africani“.
L’Ucraina “non è nemmeno necessaria per l’Asia“, dal momento che gli stati asiatici vedono sull’esempio della Russia “come le tecnologie vengono affinate per abbattere i più grandi stati concorrenti” e “capire quale destino ha l’Occidente collettivo, guidato dall’America, ha preparato per loro in caso di disobbedienza:” “Aiutaci a fronteggiare la Russia, e poi verremo presto da te“.
Inoltre, continua Medvedev, i giganteschi stati asiatici hanno già abbastanza problemi a ricostruire l’economia dopo la pandemia, quindi si rifiutano di sostenere ciecamente l’Ucraina e di isolare la Russia, “un Paese geopoliticamente molto più vicino alle potenze asiatiche e che storicamente si è dimostrato un paese affidabile partner strategico.”
In Russia e Ucraina
Medvedev ha definito l’attuale stato ucraino “un’idea sbagliata, creata dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica“. “Milioni di nostri compatrioti che sono stati vessati per anni dal regime nazista di Kiev vivono qui. Sono loro che proteggiamo con l’operazione militare speciale, eliminando spietatamente il nemico“, ha osservato il funzionario. “Ed è per questo che questa sub-Ucraina non è necessaria per noi. Abbiamo bisogno di una Grande Grande Russia“, ha detto Dmitry Medvedev.
Per quanto riguarda gli stessi ucraini, Medvedev ha valutato che ne sono rimasti solo poco più di 20 milioni su 45 milioni ancora nel Paese, e i restanti ucraini “sono costretti a vivere in costante ansia e paura” e “sono disposti ad andare ovunque .”
“Questo tipo di Ucraina non è necessario a nessuno. Ed è per questo che cesserà di esistere“, conclude il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo.
RED
A Parigi Macron e Mirziyoyev inaugurano due splendide mostre sull’Uzbekistan
Category: Eurasia
19 Novembre 2024
Il 21 e il 22 novembre 2022, durante la visita ufficiale del Presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, in Francia, su invito del Presidente francese, Emmanuel Macron, i capi dei due Stati hanno inaugurato due grandi mostre: “Gli splendori delle oasi dell’Uzbekistan. Al crocevia delle rotte carovaniere” al Louvre e “La strada per Samarcanda. Miracoli di Seta e Oro” presso l’Istituto del mondo arabo.
Entrambe le mostre sono dedicate alla storia e alla cultura dell’Uzbekistan. La mostra al Louvre copre i secoli V e VI a.C. fino al regno dei Timuridi, all’Istituto del mondo arabo sono presenti reperti della metà del XIX e del XX secolo, nonché dipinti dell’avanguardia del Turkestan dalla collezione dei musei statali dell’Uzbekistan.
Tutto ha avuto inizio nell’ottobre 2018 quando il presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev ha effettuato per la prima volta una visita ufficiale in Francia. Nell’ambito del programma culturale si è svolta una visita al Louvre. A quel tempo, l’idea di tenere una mostra su larga scala nel museo, dedicata al ricco patrimonio storico e culturale dell’Uzbekistan, stava già prendendo forma e il Capo dello Stato Mirziyoyev l’aveva sostenuta con molto entusiasmo. Precedentemente ci sono stati importanti avvenimenti che hanno portato all’apertura delle mostre a Parigi: nel 2009, l’archeologo e ricercatore Rocco Rante ha condotto una missione archeologica a Bukhara in collaborazione con il team dell’Istituto di archeologia di Samarcanda dell’Accademia delle scienze della Repubblica dell’Uzbekistan guidato da Jamal Mirzaakhmedov e successivamente da Abdisabur Raimkulov. Nel 2011, Rante ha invitato Henri Loyrette, l’ex direttore del Louvre, in Uzbekistan. Dopo aver valutato il materiale storico disponibile, si decise di iniziare a progettare una possibile mostra, l’idea si è concretizzata nel 2017. Qualche tempo dopo, nella regione di Samarcanda, durante altri scavi, condotti anche in collaborazione con specialisti francesi, ci fu una grande scoperta mondiale, un pannello intagliato zoroastriano unico. Si presume che nel sito degli scavi si trovasse il palazzo di campagna dei sovrani dell’epoca preislamica (fino all’VIII secolo) e, secondo gli scienziati, il pannello adornava la grande sala dell’edificio dove il sovrano sedeva sul trono. In seguito, sono state fatte altre scoperte mondiali, reperti unici e molto preziosi dal punto di vista storico e culturale.
La Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan, rappresentata dal direttore esecutivo Gayane Umerova, e il Museo del Louvre hanno firmato un accordo di partenariato e sono iniziati i lavori preparatori, guidati dal vicepresidente del Consiglio della Fondazione Saida Mirziyoyeva. La mostra al Louvre doveva tenersi nel 2020-2021, ma per via del COVID-19 è stata rinviata al 2022. Durante questo periodo, si è pensato che sarebbe stato più logico presentare un’escursione non solo nella storia antica dell’Uzbekistan, che termina con il XV secolo, ma anche raccontare i periodi successivi fino ai tempi moderni, per una rappresentazione più completa. Sulla base di ciò, si è deciso di tenere due mostre: una al Louvre e la seconda all’Istituto del mondo arabo.
Un lungo percorso di quattro anni nel quale è stata creata una commissione speciale per preparare entrambe le mostre guidata dal Primo Ministro della Repubblica dell’Uzbekistan, formata dal Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Accademia delle Scienze della Repubblica dell’Uzbekistan e il consulente del progetto Shokir Pidayev, dal Direttore del Centro per la Civiltà Islamica, Shoazim Minovarov, da ministri , scienziati, archeologi, nonché direttori e curatori di musei che potevano fornire opere storiche importanti. Sono seguiti i lavori di restauro di più di 70 oggetti da parte di un team composto da più di 40 restauratori di carta, legno, metallo, scultura, vetro e pittura murale dalla Francia e dall’Uzbekistan, tra cui Marina Reutova, Kamoliddin Mahkamov, Shukhrat Pulatov, Christine Parisel, Olivier Tavoso, Delphine Lefebvre, Geraldine Frey, Axel Delau, Anne Liege e molti altri.
Particolarmente difficile e interessante è stato il restauro e la conservazione delle pagine del Corano Kattalangar dell’VIII secolo. Questo Corano ha un enorme significato religioso per l’Islam e i musulmani ed è uno dei valori che costituiscono il patrimonio culturale e storico di tutta l’umanità.
I lavori di restauro sono durati tre anni e sono stati resi possibili in gran parte grazie al supporto personale di Saida Mirziyoyeva, che allora ricopriva la carica di vicedirettore dell’Agenzia per l’informazione e le comunicazioni di massa. Inizialmente, si prevedeva di ripristinare solo 2 pagine, ed è stata Saida Shavkatovna a insistere per ripristinare tutte le 13 pagine. La Biblioteca nazionale dell’Uzbekistan intitolata ad Alisher Navoi, la Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura del Ministero della cultura della Repubblica dell’Uzbekistan e il Consiglio musulmano dell’Uzbekistan sono stati coinvolti nel restauro di questo documento unico. I lavori sono stati eseguiti dai restauratori del Museo del Louvre Axel Delau e Aurelia Streri.
La mostra “Gli splendori delle oasi dell’Uzbekistan. Al crocevia delle rotte carovaniere” copre il periodo che va dal V-VI secolo a.C. all’era dei Timuridi, raccontando la storia della Grande Via della Seta, che attraversava la parte meridionale dell’attuale Uzbekistan. Presenta oggetti di arte monumentale, dipinti murali, dettagli scolpiti di palazzi, oggetti di arti e mestieri e molto altro. Comprende 169 reperti museali, in particolare 138 oggetti provenienti da 16 musei della Repubblica dell’Uzbekistan, nonché 31 reperti provenienti dai principali musei del mondo. Tra questi ci sono il Museo del Louvre, la Biblioteca Nazionale di Francia, il British Museum e la British Library, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Gabinetto delle Medaglie di Parigi, il Museo Guimet e la Biblioteca Universitaria di Lingue e Civiltà di Parigi (BULAC) e la Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona. I curatori della mostra sono Yannick Lintz e Rocco Rante.
Come ha dichiarato Saida Mirziyoyeva: “l’Uzbekistan è sempre stato un luogo di scambio culturale e commerciale, e la Grande Via della Seta è diventata, in un certo senso, il primo progetto economico globale. Coprendo circa duemila anni, la mostra al Louvre fornirà una visione sfaccettata della cultura di varie civiltà che esistevano sul territorio dell’attuale Uzbekistan, oltre a mostrare il patrimonio unico del Paese nel contesto culturale globale, che è uno dei nostri compiti principali”.
A sua volta, Rocco Rante ha osservato che la mostra ha due obiettivi principali, in primo luogo è mostrare la civiltà e la cultura dell’Asia centrale in Europa e Parigi è il posto migliore perché qui si trova uno dei principali musei del mondo: il Louvre. Il secondo obiettivo è mostrare lo stretto legame storico tra l’Asia centrale e l’Europa che hanno molti momenti storici comuni. Inoltre, la mostra ha un significato educativo per le società europee e francesi per conoscere meglio l’Asia centrale. Dopotutto, la sua cultura occupa un posto importante nella civiltà umana ed è ricca di personaggi storici significativi. Rante ha anche aggiunto che la mostra al Louvre non avrà eguali per i prossimi 30-40 anni.
Oltre al Katta Langar Quran, reperti particolarmente unici includono un pannello di legno carbonizzato proveniente dall’insediamento di Kafir-Kala, una statua del Buddha “Portatore di ghirlande” (I secolo a.C. – I secolo d.C.), la testa di un principe Kushan durante l’insediamento di Dalverzin-Tepe (I-II secolo), il famoso dipinto murale del VII secolo, raffigurante una scena di caccia, del periodo di Varakhsha nella regione di Bukhara, una copia del libro di Marco Polo del XIV secolo sui suoi viaggi in Asia. Negli ultimi tre anni sono state effettuate altre scoperte archeologiche, nonché importanti lavori di restauro; quindi, parte dell’esposizione sarà mostrata al pubblico per la prima volta.
La mostra “La strada per Samarcanda. Miracoli di Seta e Oro” è composta da oltre 300 reperti provenienti da 9 musei della Repubblica dell’Uzbekistan, comprende oggetti di arte applicata, che sono elementi importanti dell’identità e della diversità uzbeka. I visitatori possono ammirare campioni di tessuti nazionali, costumi, cappelli, gioielli del XIX e metà del XX secolo, chapan ricamati in oro dell’era dell’Emirato di Bukhara, i tobelik, copricapo tradizionale da donna del Karakalpak dei secoli XVII-XVIII a forma cilindrica, assemblato da lastre d’argento con inserti di corallo e turchese. Si ritiene che servisse come decorazione aggiuntiva, una specie di corona, che veniva indossata su un saukele, un copricapo da sposa. I Kimeshek, copricapo nazionale femminile che copre completamente la testa, mentre il volto rimane scoperto, sembra un cappuccio. Le donne sposate indossavano kimeshek di colori specifici, sottolineando così il loro status. Tappeti e molto altro, realizzati con varie tecniche.
L’attenzione dei visitatori sarà attratta dagli arebek, piccoli anelli d’oro indossati sull’ala destra del naso dalle giovani donne Karakalpak, decorati con riccioli a spirale, piccole perle di turchese e corallo. Queste decorazioni non si trovano da nessun’altra parte del territorio dell’Uzbekistan. Possono essere riconosciuti come un analogo del piercing moderno.
La mostra presenta anche 23 dipinti, tra cui opere dell’avanguardia del Turkestan dalla collezione del Museo statale delle arti della Repubblica del Karakalpakstan intitolato a I. V. Savitsky a Nukus. Tra il 1917 e il 1932, il Turkestan era una destinazione geografica particolarmente popolare tra gli artisti d’avanguardia russi. All’epoca in cui Matisse stava scoprendo il Marocco, gli artisti d’avanguardia alla ricerca del “colore locale” trovarono una fonte di ispirazione unica nella ricchezza dei paesaggi, forme e volti dell’Asia centrale. Tra i dipinti selezionati ci sono dipinti di Ural Tansikbayev, Victor Ufimtsev, Nadejda Kashina, Alexander Volkov, Alexei Isupov e molti altri. Tutti i dipinti sono ispirati e uniti da un tema: l’Oriente e il suo colore. Quindi, dopo aver visto, ad esempio, l’opera di Nikolai Karakhan “Casa da tè vicino alla casa sotto gli olmi”, lo spettatore può immediatamente capire come si vestivano le persone di quel tempo e come si riposavano, il loro modo di vivere e la natura circostante. Un dipinto molto interessante è quello di Victor Ufimtsev “Motivo orientale”, l’artista originario della Siberia, man mano che conobbe l’Asia centrale imparò gradualmente l’arte tradizionale dell’Islam. Quest’opera è una libera stilizzazione modernista di una miniatura musulmana, che riproduce la classica scena del banchetto. Il dipinto raffigura due donne in riposo, verso le quali si sta muovendo un uomo con un vaso, lo spettatore occidentale, guardando questa tela, può apprezzare quanto alto sia sempre stato il rispetto per le donne in Oriente.
L’intera collezione nel suo insieme, presentata dal Museo Savitsky, ha lo scopo di rivelare tutta la diversità, l’originalità e il fascino della cultura orientale e dell’Uzbekistan in particolare. Ed è molto simbolico che è presentata dall’Istituto del mondo arabo, situato nella famosa capitale europea. Ciò dimostra ancora una volta che l’Occidente e l’Oriente possono perfettamente coesistere e arricchirsi a vicenda.
Saida Mirziyoyeva
Uno dei curatori della mostra, il capo della casa editrice francese Assouline Publishing, Yaffa Assouline, e il fotografo Laziz Hamani, hanno fornito un grande aiuto nella creazione dell’esposizione. Per tre anni hanno viaggiato nello Stato per cercare e raccogliere pubblicazioni sull’Uzbekistan.
La maggior parte dei reperti non sono presenti nella mostra, ma si potranno contemplare sotto una nuova luce e prospettiva, in 3D, e questa è un’esperienza senza precedenti.
Tutte le regioni dell’Uzbekistan vengono presentate ciascuna con le proprie differenze e caratteristiche nella lavorazione delle opere, dalle scuole alle tecniche per la produzione di prodotti.
Come ha spiegato Gayane Umerova: “la partnership con l’Istituto del mondo arabo permette di esplorare più a fondo il contesto culturale dell’Uzbekistan e sottolineare il significato e la ricchezza del suo patrimonio nazionale. La Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura attribuisce grande importanza alla mostra, poiché una delle sue importanti missioni è quella di aumentare la consapevolezza della storia e del patrimonio culturale dell’Uzbekistan su scala globale. Si prevede che la mostra sarà di interesse per una vasta gamma di persone che amano l’arte, l’artigianato e la storia della regione. Certamente, questo progetto, creato con successo insieme all’Istituto del mondo arabo, servirà a sviluppare ulteriormente la comprensione reciproca e la cooperazione tra le persone”.
Alla cerimonia di apertura della mostra è stato presentato lo spettacolo di balletto “Lazgi – Dance of Soul and Love” del coreografo tedesco Raimondo Rebeck. La danza Khorezmian Lazgi ha più di 3000 anni, ed è inclusa nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO.
Saida Mirziyoyeva
Il territorio della Via della Seta contiene tracce e tesori di un numero enorme di civiltà ed etnie che rappresentano un’ampia varietà di culture e modi di vivere. Questo è un luogo di intersezione di molte rotte commerciali, scambio tra Oriente e Occidente, stili di vita nomadi e sedentari, sintesi di culture di varie civiltà: iraniane, ellenistiche, turche, cinesi, indiane, arabe musulmane, mongole e altre. Le mostre presentate dall’Uzbekistan a Parigi consentiranno a milioni di persone, provenienti da tutto il mondo, di vedere con i propri occhi i manufatti di questa grande storia.
Gli esperti ritengono che queste mostre saranno molto efficaci, perché la cooperazione in una cultura fa conoscere molto rapidamente il Paese e le persone al mondo. Sessanta milioni di turisti visitano la Francia all’anno, più di dieci milioni di persone visitano il Louvre. Il fatto che l’Uzbekistan è rappresentato in una mostra così ampia farà conoscere di più questo Paese, aumenterà l’interesse per esso, per la sua cultura e la sua storia. Ne conseguirà una grande pubblicità per lo sviluppo del turismo. Le persone migliori si conoscono attraverso le mostre, la reciproca comunicazione e fiducia, e la fiducia apre le porte ad altri ambiti di cooperazione.
RED
Putin ed Erdogan ad Astana: gas e grano gli argomenti principali trattati
Category: Oil & Gas
19 Novembre 2024
La creazione di un hub del gas in Turchia, la costruzione di un’altra centrale nucleare a Sinop e il sostegno agli accordi sull’esportazione di grano dall’Ucraina attraverso il Mar Nero sono diventati gli argomenti dei negoziati tra i presidenti russo e turco Vladimir Putin e Tayyip Erdogan ad Astana.
I leader, intervenuti a margine del vertice della Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia (CICA) nella capitale del Kazakistan, hanno evidenziato l’alto livello delle relazioni tra i due paesi e hanno anche annunciato l’intenzione di ampliare la cooperazione in il settore energetico.
Putin ha affermato che le forniture di gas naturale della Russia alla Turchia vengono consegnate per intero e Ankara si è rivelata oggi il partner più affidabile per le consegne di gas naturale in Europa. “Parlando di energia da idrocarburi, dovrei dire che le consegne dei nostri idrocarburi, incluso il gas naturale, vengono consegnate a pieno volume e secondo le vostre richieste“, ha affermato il presidente russo.
Nel frattempo, l’idea di Putin dicreare un hub del gas in Turchia è stata accolta positivamente da Erdogan, le due parti hanno dato istruzioni per lavorarci. Le istruzioni sono state immediatamente impartite da entrambi i presidenti – proprio durante i negoziati – per lavorare su questo tema. Sono state persino discusse varie opzioni..
Putin ed Erdogan hanno anche discusso dell’accordo sul grano durante i colloqui, come ha detto ai giornalisti il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, che poi rispondendo alla domanda se questo argomento fosse stato trattato durante l’incontro, ha riferito alla stampa come sia stato sottolineato che “la maggior parte, la stragrande maggioranza di grano va in realtà in Europa, cioè nei paesi ricchi. E una piccolissima parte di grano va nei paesi poveri“.
È probabile che la prima unità della centrale nucleare di Akkuyu (NPP) venga messa in servizio in tempo, ha detto Putin a Erdogan. “I nostri colleghi dei governi e delle aziende che si occupano del lavoro pratico stanno implementando tutti i piani delineati. Ciò riguarda anche il processo di investimento e la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu. Il lavoro sta procedendo“, ha affermato il leader russo.
Kazakhstan. Astana. OCTOBER 13, 2022. Russia’s President Vladimir Putin (R) and Turkeys President Recep Tayyip Erdogan talk during a meeting on the sidelines of the 6th summit of the Conference on Interaction and Confidence-Building Measures in Asia (CICA) at Independence Palace in Astana. photo Vyacheslav Prokofyev/TASS
Circa 20.000 persone stanno attualmente lavorando al sito, ha detto Putin. “Stiamo andando sulla buona strada e, a quanto pare, riusciremo a onorare i nostri accordi sul lancio della prima unità di potenza entro il 100° anniversario della Repubblica di Turchia“, ha aggiunto il presidente russo.
Allo stesso tempo, i presidenti non hanno affrontato la situazione in Ucraina, come ha confermato lo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
RED
La nuova alleanza energetica: Putin e Xi Jinping inaugurano il primo gasdotto tra Russia e Cina
Category: Energia
19 Novembre 2024
Il presidente russo, Vladimir Putin, e quello cinese Xi Jinping hanno dato il via, in videoconferenza, alle consegne di gas russo alla Repubblica popolare attraverso la cosiddetta “rotta orientale“, inaugurando il gasdotto “Forza della Siberia“, il primo che collega i due Paesi. “Oggi è un giorno straordinario, un evento veramente storico non solo per il mercato globale dell’energia, ma prima di tutto per noi, Russia e Cina“, ha dichiarato Putin nel suo intervento.
La pipeline “Forza della Siberia” (della lunghezza di tremila chilometri) porterà gas dai centri di produzione di Irkutsk a Yakutsk ai consumatori russi nelle zone più a est della Federazione e poi alla Cina, attraverso la cosiddetta ‘rotta orientale’. Nel maggio 2014, Gazprom aveva firmato un contratto di 30 anni con la società cinese Cnpc per fornire ogni anno 38 miliardi di metri cubi di gas. La pipeline sarà lunga 4 mila chilometri con una capacità di trasporti di 61 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno, la metà dei quali destinati alla Cina.
L’evento viene definito come “storico” non solo dai due leader ma anche da diversi analisti. Segna infatti un nuovo step nella collaborazione sempre più stretta a livello diplomatico e commerciale tra Mosca e Pechino, dando anche la possibilità alla Russia di diversificare le fonti di entrata sul gas e affrancarsi dal mercato europeo col quale negli scorsi anni ci sono stati diversi problemi e polemiche, per esempio legate al gasdotto North Stream 2. Allo stesso tempo forniscono alla Cina un’importante risorsa energetica, dando tra l’altro a Pechino anche un’altra leva nel rapporto con Mosca che, non a caso, starebbe cercando di ampliare il progetto sia verso il centro dell’Asia sia verso la sua parte più orientale.
RED
Il mercato delle calzature in Russia
Category: Industry Report
19 Novembre 2024
L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.
L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.
Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.
Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità. All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.
L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti: (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.
L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.
Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.
In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza in valore.
I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca,
Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).
IL MERCATO DELLE CALZATURE NELLA FEDERAZIONE RUSSA
Category: Export
19 Novembre 2024
L’ultimo decennio ha visto una esplosione della domanda di calzature in termini di volume (+25%) e di valore (+78%), la domanda di calzature a livello globale ha continuato ad aumentare, per l’espansione demografica nei paesi emergenti correlata a una maggiore distribuzione della ricchezza. I maggiori esposratori sono l’Italia e la Cina, anche se negli ultimi anni e’ cresciuto notevolmente il ruolo del Vietnam. Difatti, la crescita del costo della manodopera in Cina ha spinto le industrie manifatturiere locali e internazionali a spostare la produzione impianti in altre regioni, principalmente Asia sud-orientale e Asia meridionale.
L’Asia complessivamente nel 2017 detiene l’87% del mercato mondiale della produzione in questo settore merceologico ma negli ultimi anni si è verificata una significativa tendenza al re-shoring dei manufatti di qualità, di cui ha beneficiato l’Europa, che vede raggiungere il picco decennale in termini di quantità della produzione (13,8%), accompagnato da una quota sul valore del 36%.
Gli Stati Uniti rimangono il mercato di riferimento per le importazioni, dato che la produzione interna è molto lontana per coprire la domanda.
Per quanto riguarda il settore della calzatura Italiana nell’est Europa, nel corso del 2018 si e’ partito con una flessione generale delle esportazioni italiane verso l’area dell’ex CSI del -7% in valore e -2% in quantità. All’interno di questo dato negativo, riconducibile a un crollo (-22,5%) per le calzature da donna, alla contrazione del segmeno pantofole (-50%) e sandali (-18.6%). Si riscontrano piccoli segnali in incoraggianti in sottosettori specifici: degli stivali (+35,5%), delle calzature sportive (+11,1%), coi come le calzature con tomaia “unisex” (+17,4%), le calzature di sicurezza (+85,6%), che però ancora hanno volumi molto marginali.
L’andamento dei prezzi medi ha visto dinamiche annuali incoraggianti: (+9,7%) nelle calzature sportive, (+267,7%) sul tomaio gomma, (+10,8%) sul tomaio sintetico, (+11,3%) sulle pantofole, (+13,3%) sul tomaio tessuto, il che ha attenuato l’impatto della riduzione dell’export registrato nei volumi.
L’export delle calzature italiane in Russia è trainato da prodotti in pelle e cuoio (64,2%), seguiti dal tessuto (15,6%) e dal sintetico (19,3%) ma con una differente performance che mostra variazioni significative.
Anche la composizione delle aree di produzione calzaturiera il cui export è orientato verso la Russia sta mutando. Nell’ambito di un calo complessivo, le Marche detengono ancora un primato con il 36,9% ma in drastico calo rispetto all’anno precedente (-23,6%). L’Emilia Romagna, al secondo posto, è in flessione (-8,8%) mentre la terza e la quarta posizione, Lombardia (+5,2%) e Veneto (+5,9%) registrano interessanti segni di ripresa.
In realtà, nel quadriennio 2013-2017 la tendenza negativa è diffusa e costante per tutte le regioni, tranne piccole nicchie in Umbria (+434%) e Lazio (+14%); nel distretto di Perugia, la Russia è passata dal diciottesimo all’ottavo posto come cliente per importanza in valore.
I principali canali di vendita sono rappresentati dagli ipermercati, negozi specializzati (outlet retail localizzati prevalentemente in periferia e generalmente nei grandi centri commerciali), department Stores, Catene Monomarca, Showroom (spesso concetrate in “shopping streets” o in “aree ex-industriali” riqualificate, dei grandi centri urbani dove il cliente può visionare direttamente il prodotto, il campionario e avere una completa panoramica del brand) e gli e-commerce (anche se in questo caso comprano da piattfaforme logistiche locali, e dunque il produttore di scarpe si deve organizzare in questo senso).
Il calendario degli appuntamenti di Assocalzaturifici nel mondo pervede altre importanti tappe fieristiche: 5-7 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy Tokyo inGiappone; 10-11 febbraio, Moda Italia & Shoes From Italy a Seul in Corea del Sud(da confermare); 18-21 marzo a Mosca; 23-25 marzo 2014, Moda Made in Italy Exhibition Centre a Monaco in Germania; 24-26 marzo 2014, the MICAM Shanghai in Cina; 2-4 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy ad Almaty in Kazakistan; 7-8 aprile, Moda Italia & Shoes From Italy a Kiev in Ucraina.
Il presente articolo è tratto da un’analisi di mercato effettuato da GruppoBPC International (www.gruppobpc.com) durante le sue attività di monitoraggio dei trend di consumo. Potete scaricare l’intero Report dal sito diGruppoBPC International.