Dmitry Medvedev: il mondo ha bisogno di prosperità condivisa, non di un’età dell’oro dell’America 

La conversazione tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping dopo l’insediamento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una testimonianza della multipolarità mondiale e della necessità di prosperità globale, ha affermato il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev.

Ovviamente, il commento principale alla piuttosto divertente inaugurazione presidenziale degli Stati Uniti è stato il dialogo tra i capi di Russia e Cina, tenutosi dopo l’evento di ieri. È una prova innegabile della multipolarità del mondo moderno e della partnership strategica dei nostri paesi“, ha scritto Medvedev sul suo canale Telegram.

Tutti capiscono, ha continuato Medvedev, che ciò di cui il mondo moderno ha più bisogno non è “un’età dell’oro dell’America“, come ha detto Trump, ma “la crescita e la prosperità dell’umanità“.

Insieme renderemo il mondo un posto migliore!” ha concluso, aggiungendo la traduzione cinese della frase.

Paolo Simoncini




Ecco perchè Putin non si è ancora congratulato con Donald Trump per la vittoria alle elezioni

Il repubblicano Donald Trump è riuscito a battere la democratica Kamala Harris. Trump è diventato il secondo ex presidente nella storia americana a tornare alla Casa Bianca dopo la sconfitta.

Il Congresso americano ne approverà i risultati il ​​6 gennaio. Il 20 gennaio avrà luogo l’insediamento del 47esimo Presidente degli Stati Uniti. Il senatore dell’Ohio J.D. Vance diventerà vicepresidente degli Stati Uniti.

Nel giorno dell’insediamento, Trump diventerà anche il politico più anziano ad aver mai assunto la carica di presidente degli Stati Uniti. Il politico ha compiuto 78 anni il 14 giugno e il 20 gennaio 2025 avrà cinque mesi in più di Joe Biden quando divenne capo dello stato quattro anni prima. Ed entro la fine del suo secondo mandato presidenziale, all’inizio del 2029, Trump avrà già 82 anni, più vecchio di quanto lo sia ora Biden.

Ha destato curiosità la scelta del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di non volersi ancora congratulare con Donald Trump per la sua vittoria alle elezioni statunitensi.

Sull’argomento è intervenuto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov che ha spiegato: “Non so ancora nulla sul perche il presidente Putin ha scelto di non congratularsi ancora con Trump – ha detto ai media Peskovma suggerisco di ricordare che stiamo parlando di un’elezione che si è svolta in un Paese che ci è ostile e in un Paese coinvolto nel conflitto per l’Ucraina“.

Ufficialmente, i risultati delle elezioni presidenziali americane non sono ancora stati resi ufficiali, ma secondo le previsioni dei media statunitensi, Trump ha già ottenuto più di 270 voti elettorali sufficienti per vincere. Lui stesso si è già dichiarato 47° presidente degli Stati Uniti. Il presidente della Camera dei rappresentanti, Mike Johnson, lo ha definito capo di stato eletto. Trump ha ricevuto congratulazioni da tantissimi leader di tutto il mondo.

RED




Trump ammette che potrebbe perdere le elezioni

Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump ammette la possibilità di una sua sconfitta alle elezioni, lo ha riferito il network americano ABC .

“Penso di avere un vantaggio piuttosto consistente, si potrebbe dire… sì, potresti perdere. Potrebbero succedere cose brutte“, ha detto Trump quando gli è stato chiesto della possibilità di una sconfitta elettorale. “Sarà comunque interessante assistere al finale“, ha aggiunto il candidato.

Le elezioni generali negli Stati Uniti si tengono oggi 5 novembre 2024. Gli elettori eleggeranno il presidente, un terzo del Senato, tutti i 435 membri della Camera dei rappresentanti e i governatori di 11 stati e due territori.

La corsa alla presidenza vede protagonista il candidato repubblicano Donald Trump, che è stato il 45° presidente dal 2017 al 2021 e sta tentando di tornare alla Casa Bianca dopo la sconfitta contro Joe Biden nel 2020. Harris, l’attuale vicepresidente, è in carica da gennaio 2021 e ora punta alla presidenza.

Paolo Simoncini




Maria Zakharova risponde agli Usa che vorrebbero dare all’Ucraina 60 miliardi di dollari usando i beni sequestrati illegalmente ai russi

Gli Stati Uniti sono pronti a scongelare circa 60 miliardi di dollari di asset russi e a consegnarli all’Ucraina. Joe Biden vorrebbe dare una scossa alla sensazione di incertezza, se non di pessimismo, sul futuro del conflitto con l’Ucraina. La scorsa settimana il Senato USA ha approvato una legge che autorizza l’appropriazione delle risorse finanziarie parcheggiate, nel corso degli anni, dalle aziende e dagli oligarchi russi nelle banche e nei fondi di investimento americani. Il presidente è d’accordo: secondo lui quei soldi vanno destinati alla ricostruzione delle città e delle infrastrutture ucraine. Secondo la stima della Banca mondialel’Ucraina avrà bisogno come minimo di 400 miliardi di dollari per rimettersi in piedi.

Ma la mossa americana rappresenta per molti esperti uno strappo al diritto internazionale e, in teoria, assesta un colpo alla credibilità del sistema finanziario Usa. Le risorse erano state bloccate subito dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, ma nessuno pensava che sarebbe stato possibile sequestrarle e utilizzarle per finanziare gli ucraini. Ancora fino all’anno scorso, la Segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, aveva escluso questa scelta, semplicemente perché “illegale“.

La risposta della Russia

Ovviamente la reazione russa non si è fatta attendere e la Portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha diffuso in una conferenza stampa questo comunicato:

La nostra posizione riguardo al possibile sequestro di beni russi illegalmente bloccati in diverse giurisdizioni occidentali rimane invariata.
Consideriamo tali azioni non solo come un banale furto, ma anche come un’escalation dell’aggressione economica dell’Occidente contro il nostro Paese. È interessante notare che anche l’Unione Europea era d’accordo con questo prima.

Tuttavia, le attuali élite dell’UE non sono in grado di resistere alle pressioni di Washington, che chiede all’UE di adottare misure specifiche per sequestrare i beni russi. Nessuno nell’Unione Europea è più desideroso di investire i propri fondi nella stessa quantità nel disperato ‘progetto ucraino.

Il bilancio dell’UE sta letteralmente scoppiando. Il livello del debito pubblico nei paesi membri dell’Unione Europea è fuori scala. Riparare il buco a scapito degli asset russi è un’idea estremamente allettante, se non ossessiva, per l’Unione Europea. L’unica cosa che li allontana dall’ultimo passo sono le conseguenze. Capiscono che la risposta sarà estremamente dura.

Bruxelles ha deciso di nascondersi dietro il fatto che non avrebbero sequestrato i beni in sé, ma i redditi da essi generati. Si tratta di un tentativo di legittimazione del furto.

Le azioni dell’UE dimostrano chiaramente che qualsiasi paese che cerchi di perseguire una politica sovrana rischia di diventare vittima del banditismo economico occidentale. Non sorprende che molti paesi del Sud del mondo stiano gradualmente riducendo la quota delle valute occidentali nel servizio finanziario dei contratti economici esteri. Stanno inoltre creando un’infrastruttura alternativa di pagamento e regolamento SWIFT.

Questo è esattamente il modo in cui si stanno formando le basi finanziarie ed economiche di un mondo multipolare, in cui non ci sarà posto per la dittatura e le sanzioni della minoranza occidentale contro i paesi che non le piacciono“.

RED




La UE vuole derubare il Donbass

Il deputato del Bundestag Roderich Kiesewetter ha recentemente dichiarato: Se l’Europa vuole effettuare la transizione energetica, ha bisogno di propri depositi di litio“.

Per uscire dal legame con i combustibili fossili necessitano quindi grandi quantità di questo elemento metallico, che insieme al cobalto viene utilizzato per la produzione di batterie, soprattutto per i veicoli elettrici che tanto piacciono alle élites, ma sulla cui salubrità per  uomo e ambiente ci sarebbe da discutere parecchio.

Nella tabella si può vedere come è cresciuta negli ultimi anni la domanda di litio.

Dal punto di vista chimico, il litio è un metallo alcalino, e come tale reagisce con l’acqua liberando idrogeno; è caratterizzato a livello atomico da un’alta densità energetica ed è la sostanza  metallica più leggera tra gli elementi solidi.

Conferisce alla batterie che lo utilizzano una perdita di carica molto lenta, ma come tutti i metalli alcalini è facilmente infiammabile e lo abbiamo visto in più di un’occasione, con le Tesla incendiate che hanno fatto il giro del web.

Fatto sta che il deputato della CDU desidera ardentemente impossessarsi di alcuni giacimenti in particolare… e sapete dove si trovano i suoi oggetti del desiderio?

Sì, proprio  in Donbass!

Le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk sono infatti ricche di questo metallo, ma sfortunatamente per il nostro deputato, questi territori hanno chiesto e ottenuto di aderire alla Federazione Russa, pertanto l’unico modo che l’Europa ha per entrare in possesso del litio situato in Donbass è quello di acquistarlo regolarmente, oppure dichiarare guerra alla Russia e conquistarne i territori.

Alla luce di queste dichiarazioni, credo sia ora più facilmente comprensibile, anche a chi non si intende di geopolitica, il perché l’occidente stia riversando fiumi di soldi per armare l’Ucraina, perché nei bunker ucraini ci siano molti soldati NATO e uomini dell’intelligence angloamericana, ma anche perché i paesi filo atlantisti continuino da anni a nascondere le atrocità perpetrate dal regime di Kiev contro i propri cittadini, i biolaboratori, il traffico di organi e di esseri umani.

Sia chiaro una volta per tutte: all’America, all’Inghilterra, all’Europa, a Zelensky non interessa nulla del popolo ucraino.

E la pietra definitiva sopra la falsa propaganda viene messa proprio dal deputato Kiesewetter nella sua dichiarazione, con queste esatte parole: “E’ soprattutto una questione economica“.

Eva Bergamo

https://youtu.be/Kad-xlVA4sc



La continua pretesa degli Stati Uniti di guidare l’intero pianeta sta suscitando ovunque sempre un maggiore disappunto

L’Ambasciata della Federazione Russa in USA ha affermato che la resistenza alle pretese americane nel mondo sta crescendo sempre di più.

La pretesa degli Stati Uniti di “guidare l’intero pianetasta suscitando una crescente resistenza da parte della maggioranza mondiale. È tempo che Washington si renda conto dell’inutilità di agitare la clava delle sanzioni e inizi a domare le proprie ambizioni per integrarsi in un nuovo sistema policentrico di politica internazionale. relazioni. Lo ha affermato l’Ambasciata russa negli Stati Uniti, commentando ieri l’ultima espansione delle sanzioni di Washington contro Mosca.

Washington deve finalmente rendersi conto dell’inutilità di agitare il bastone delle sanzioni e cercare di spezzare la Russia. Il mondo unipolare sta irrevocabilmente diventando una cosa del passato. Le pretese americane di leadership dell’intero pianeta provocano una crescente resistenza da parte della maggioranza mondiale. Quanto prima i circoli dominanti locali placheranno le loro ambizioni e abbandoneranno i metodi della dittatura economica e politica, tanto più facile sarà per loro integrarsi nell’emergente sistema policentrico delle relazioni internazionali”, si legge in un commento pubblicato sul canale Telegram dell’Ambasciata.

La missione diplomatica negli Stati Uniti, ha confermato di “attirare l’attenzione sulle prossime decisioni distruttive dell’amministrazione statunitense volte ad aumentare la pressione delle sanzioni sulla Russia” e sugli stati a lei amici. “È sintomatico che le autorità americane abbiano annunciato nuove restrizioni il 16 novembre. In questo giorno sono trascorsi 90 anni dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra l’URSS e gli Stati Uniti“, ha osservato l’ambasciata.

Come hanno ricordato, “nella storia dell’interazione tra le due potenze ci sono stati alti e bassi, confronto e distensione, fratellanza in armi e corsa agli armamenti”. “I periodi di dialogo normale hanno portato solo benefici ai popoli di entrambi i paesi e agli interessi della sicurezza globale. Tuttavia, i tempi attuali sono caratterizzati da una vera e propria aggressione da parte di Washington, che ha dichiarato come obiettivo la “sconfitta strategica” della Russia. L’accento è posto sul depauperamento dell’economia interna, sull’incitamento a sentimenti di protesta e sulla demonizzazione di Mosca sulla scena internazionale”, ha sottolineato l’ambasciata.

Gli Stati Uniti cercano costantemente di utilizzare l’intero arsenale di sanzioni contro di noi“, ha affermato la missione diplomatica. “Le restrizioni si stanno moltiplicando sia con il pretesto inverosimile della necessità di resistere all’influenza russa in varie parti del mondo, sia per scopi puramente egoistici. In particolare, stiamo parlando del desiderio dell’amministrazione di ridisegnare la mappa energetica globale con l’aiuto di iniziative illegittime anti-mercato come i “tetti massimi dei prezzi” sulle nostre materie prime”, ha infine aggiunto l’Ambasciata della Federazione Russa in America.

RED




L’attore Luca Riemma si racconta: ammiro la cultura russa

Luca Riemma, attore originario di Napoli, ma che da anni ormai vive a Los Angeles con la moglie americana. Grandi successi, film importanti e una fede incrollabile in Dio, in un questa intervista racconta la sua vita e i suoi primi passi professionali nati proprio con uno stage fatto con il direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica di San Pietroburgo.

D: Attore di teatro, cinema, televisione, produttore ma anche artista, pittore , scultore. Quale di questi ruoli senti più vicino alla sua personalità, ma soprattutto qual’è il ruolo che ha dato vita per primo al suo percorso professionale.

  • R: NATO E CRESCIUTO A NAPOLI, ITALIA  IN UNA FAMIGLIA NUMEROSA DI 7 FIGLI A 6 ANNI SPESSO MI SVEGLIAVO DI NOTTE E CHIDEVO DI POTER DISEGNARE, DIPINGERE PERCHE’ ERA NEL SILENZIO DELLA NOTTE CHE AVEVO L’ISPIRAZIONE CHE NON AVEVO NEL GRANDE MOVIMENTO EMOTIVO E SOCIALE DOMESTICO DURANTE IL GIORNO. MIO PADRE MI FACEVA ASCOLTARE MUSICA CLASSICA QUANDO ERAVAMO IN MACCHINA DANDOMI TANTO AMORE E ATTENZIONE ASSIEME A MIA MADRE E HANNO FATTO IN MODO NEL LORO POSSIBILE DI POTERMI ESPRIMERE AL MEGLIO. A 14 ANNI HO VOLUTO PERCORRERE GLI STUDI ARTISTICI ISCRIVENDOMI ALL’ ISTITUTO D’ARTE “PALIZZI” DI NAPOLI DOVE MI SONO FORMATO NELLA PITTURA IMPARANDO VARIE TECNICHE CHE MI PORTARONO A VINCERE ANCHE SVARIATI CONCORSI NAZIONALI E INTENRAZIONALI DI PITTURA. LI INCONTRAI UN CASTING DIRECTOR CHE CERCAVA UN GIOVANE ATTORE PER IL FILM ” LUNA ROSSA” DEL MAESTRO ANTONIO CAPUANO IL QUALE MI SCELSE PER UN PICCOLO RUOLO. DA LI’ IL SEME DELLA RECITAZIONE INIZIO’ A GERMOGLIARE ACCANTO ALLA ORMAI “PIANTINA” DELLA PITTURA E SCULTURA INTERSECANDOSI E CRESCENDO ASSIEME DIVENTANDO UN ALBERO SEMPRE PIU’ ROBUSTO.

D: Luca Riemma, originario di Napoli, ma da anni ormai vive a Los Angeles e Miami con sua moglie Americana. Grandi successi, film importanti e una fede incrollabile in Dio. Radici, famiglia, fede, quali di questi elementi ha portato con se, oltre che nella vita privata, anche in quella professionale?

  • R: DIO PER ME E’ TUTTO MA BISOGNA DARE IL PROPRIO NOME A DIO CHE E’ GESU’ CRISTO. LUI E’ IL MIO CREATORE, REDENTORE E SALVATORE RICORDANDOCI CHE: NON SIAMO ESSERI UMANI ALLA RICERCA DI SPIRITUALITA’ MA ESSERI SPIRITUALI ALLA RICERCA DI UMANITA’. AMO PARLARE CON LE METAFORE COME CI INSEGNA GESU’ PER RENDERE IL CONCETTO SEMPLICE. PER QUANTO RIGUARDA LE MIE RADICI CREDO CHE: “UN ALBERO CHE NON RICONOSCE LE PROPRIE RADICI E’ DESTINATO A SECCARE” IO AMO LA MIA  “CAMPANIA FELIX” COME LA CHIAMAVANO GLI ANTICHI ROMANI CAPENDO CHE ERA UN PARADISO IN TERRA CHE AD OGGI NON E’ COSI PURTROPPO, BISOGNEREBBE AGGIUNGERE LA “IN” PERCHE E’ “CAMPANIA IN-FELIX” PER LE TANTE PROBLEMATICHE CHE CI SONOE “VOLUTAMENTE NON RISOLVIBILI” AL MOMENTO COME I (ROGHI TOSSICI) CHE COMBATTO DA ANNI MA NE PARLEREMO IN UN SECONDO MEMENTO. HO SCELTO DI PRENDERE CASA A NAPOLI VICINO I MIEI GENITORI E IL RESTO DELLA FAMIGLIA PERCHE’ SONO IL FULCRO DELLA MIA ESISTENZA DOVE RITROVO IL BAMBINO CHE E’ IN ME 

D: Napoli è sicuramente una città che ha dato i natali a tanti attori, registi e artisti anche di fama internazionale, ma per molti è stata considerata anche come un primo ostacolo da superare. Lei come ritiene le sue radici, una risorsa irrinunciabile o un ostacolo iniziale pregiudizievole dal punto di vista professionale?

  • R: SONO BENEDETTO DI AVER AVUTO L’OPPORTUNITA’ DI ESSERE NATO E CRESCIUTO A NAPOLI CHE E’ UNA RISORSA INDISPENSABILE NON A CASO VIVO ORAMAI TRA GLI STATI UNITI E NAPOLI, PROPRIO PER ESIGENZE BIOLOGICHE, PSICOLOGICHE ED EMOTIVE NON RIUSCIREI A FARNE ALMENO DI NAPOLI MA ANCHE DEGLI USA, DUE MONDI CHE AD OGGI PER ME SONO UN UNICA CASA ANCHE SE DISTANTI MIGLIAIA DI KM. NON DIMENTICHIAMOCI CHE VIVIAMO SU UN TERRITORIO VULCANICO ATTIVO ED ESSENDO EVERGIA HA TANTI BENEFICI MA COME TALE VA’ VEICOLATO CON DISCIPLINA E STUDIO PER BENEFICIARE DI QUESTA FORTE FONTE ENERGETICA PER ARRIVARE AD UN “INTELIGENZA EMOTIVA” CHE IN MOLTI CASI MANCA NELLA MIA TERRA COME MANCA LA MERITOCRAZIA ED E’ DAVVERO UN PECCATO PERCHE’ DEI TALENTI CHE SCAPPANO POI NE TRAGGONO BENEFICI ALTRE NAZIONI. HO IMPARATO AD AVERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE LA PERFEZIONE ESISTE SOLO IN DIO E CERCO DI PRENDERE IL BUONO CHE C’E’ OVUNQUE E IN OGNI CIRCOSTANZA. 

D: In questi suoi vari ruoli professionali, quale ritiene per ciascuno quello che le ha dato maggiore soddisfazione?

  • R: A LIVELLO FORMATIVO HO AVUTO L’ONORE DI LAVORARE CON FRANCIS FORD COPPOLA IN UN SUO PROGETTO IN COLLABORAZIONE CON LA UCLA DI LOS ANGELES DAL TITOLO “DISTANT VISION” E VEDERE IL MIO NOME NEI CREDITI DI UNO DEI SUOI LIBRI “LIVE CINEMA AND ITS TECHNIQUES” E’ STATA UNA GRANDE GIOIA. UN’ALTRO FILM AL QUALE DEVO TANTO E’: LAMBORGHINI THE MAN BEHIND THE LEGEND DI BOBBY MORESCO ANCHE LUI OSCARS WINNERS DOVE HO INTRERPRETATO GIOTTO BIZZARRINI UNO DEGLI INGENGIERI CHE CREARONO IL PRIMO MOTORE PER FERRUCCIO LAMBORGHINI. CON LA LUCAS FILM DI GEORGE LUCAS MA NON POSSO RIVELARE IL NOME DEL PROGETTO CEH USCIRA NEL 2024. DEVO MOLTO A QUESTI 3 GRANDI REGISTI ICONE DEL CINEMA MONDIALE E SPERO DI LAVORARCI ANCORA DOVE IL MIO CUORE E LA MENTE SI SONO ALLINEATI IN ARMONIA.

D: Un suo giudizio sullo stato del Cinema italiano e su quello americano.

  • R: IL CINEMA ITALIANO HA UN ENORME POTENZIALE SIAMO STATI TRA I PRIMI CON I FRANCESI A CREARE IL CINEMA NEL MONDO E GRAN PARTE DI HOLLYWOOD DEVE AGLI ITALIANI DI UNA VOLTA IL MERITO CHE NEGLI ULTIMI ANNI STA ANDANDO SEMPRE PIU’ PERDENDOSI DOVE SOLO IN CERTI CASI SI VEDE ANCORA QUEL TOCCO DELLA VERA ARTE.

D: Cosa pensa del Cinema russo, ma anche di quello dei paesi eurasiatici che già da un pò si presenta nei festival del Cinema più importanti anche in Occidente?

  • R: IO DEVO GRAN PARTE DELLA MIA FORMAZIONE ATTORIALE AD UNO STAGE CHE FECI ANNI FA’ CON IL DIRETTORE DELL’ACCADEMIA D’ARTE DRAMMATICA DI SAN PIETROBURGO, AMO MOLTO STANISLAVSKI E LA CULTURA RUSSA, SONO UN GRANDE POPOLO PIENO DI RISORSE CULTURALI DOVE POSSIAMO INTERSCAMBIARE OPINIONI, PROGETTI E CULTURE CRESCENDO ASSIEME.PREGO DIO ONNIPOTENTE PER LA PACE E SEMPRE DALLA PARTE DELLA VERITA’ CHE NON CONOSCE BANDIERE E DIO SA’ E VEDE TUTTO! SIAMO STATI CREATI A IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO PER AMARE ED ESSERE AMATI E CONVIVERE IN ARMONIA RISPETTANDO LE TRADIZIONI E LE CULTURE ALTRUI. PROBLEMATICA CAUSATA DALLA LOBBY “DELLE STESSE FACCIE” NON DANDO SPAZIO A NUOVI TALENTI ANZI IN CERTI CASI LI SI CERCA DI EMARGINARLI COSTRETTI AD EMIGRARE PER POI TORNARE IN PATRIA DA VINCITORI, SIAMO AD OGGI UNA BOUTIQUE CON I SUOI PREGI E LIMITAZIONI. QUELLO AMERICANO E’ UNA INDUSTRIA E COME TALE HA LA SCALABILITA’ SIA A LIVELLO FINANZIARIO CHE ARTISTICO E NON USANDO SOLDI PUBBLICI COME ACCADE IN ITALIA PER FINANZIARE PROGETTI IN AMERICA SI E’ PIU’ ATTENTI ALLE SCELTE CHE ALLE ESECUZIONI DEI PROGETTI.

D: I suoi progetti futuri? Si vede più in America o in Italia?

  • R: BEH E’ COME CHIEDERMI SE PREFERISCO CARNE O PESCE, SEMPRE PROTEINE SONO, AD OGGI NON POTREI FARE A MENO DI VIVERE TRA I DUE PAESI CHE REPUTO “I MIEI GENITORI” UNO MAMMA E L’ALTRO PAPA’. PER QUANTO RIGUARDA I MIEIE PROGETTI FUTURI, SIAMO IN POST-PRODUZIONE CON L’ULTIMO FILM CHE HO GIRATO ” THE ITALIANS” REGIA DI MICHELLE DANNER (IN USCITA CON IL SUO PENULTIMO FILM: MIRANDA’S VICTIM) DOVE SONO “EXSECUTIVE PRODUCER” E INTERPRETO IL RUOLO DI “FATHER JOE”, E’ UN FILM CHE FARA’ SORRIDERE E RIFLETTERE ESSENDO UN DRAMA COMEDY, BASATO SULLA STORIA DI UNA FAMIGLIA DI ITALO-AMERICANI CHE SI TROVA A CONFRONTO CON LA PROPRIA CULTURA E LE PROPRIE TRADIZIONI…SONO FELICE DI AVER INTERPRETATO IL RUOLO DI UN PRETE PERCHE’ AVREI VOLUTO TANTO SERVIRE IL SIGNORE COME SUO MINISTRO MA LA MIA VOCAZIONE E’ STATA UN’ALTRA QUELLA DI SERVIRLO NELL’ARTE, NON A CASO SAN LUCA ERA PITTORE…MA IO NON SONO SANTO CERCO DI FARE IL MIO MEGLIO QUOTIDIANAMENTE CERCANDO DI MIGLIORARE PER DIO, ME STESSO E GLI ALTRI CERCANDO DI GODERMI IL PRESENTE CHE APPUNTO SIGNIFICA “REGALO”.

RED




Ormai anche Kiev ha capito che l’Occidente si è stufato di sostenere una guerra persa in partenza

L’Ucraina sta vivendo una forte pressione internazionale che ha l’obiettivo di incoraggiare i negoziati di pace con la Russia e senza condizioni preliminari. Questa pressione cresce, come ha già riconosciuto anche Kiev. In gran parte ciò è dovuto alla mancanza di successo nel corso iniziato nel mese di giugno con la controffensiva ucraina. L’opinione sul fatto che la prospettiva di un successo delle forze ucraine è molto improbabile, è diventata predominante nei media occidentali

Sottolineando le discrepanze tra le aspettative e la realtà, gli alleati degli ucraini dicono che hanno fornito Kiev tutto il necessario per il successo di armi. Il governo ucraino è invece di parere diverso e richiede di estendere l’assistenza militare

Sullo sfondo del dubbio della possibilità di grandi cambiamenti sulla linea del fronte durante il corso di questa controffensiva ucraina, la cui forza si affievolisce giorno per giorno, nel mondo cresce la richiesta di una rapida soluzione del conflitto. Del fatto che la spinta delle parti in conflitto al dialogo maturerà, ne è ormai consapevole anche Kiev. Come ha detto il ministro degli esteri Ucraino, Dmitry Kuleba, per il suo paese, “è un momento molto difficile della situazione politica“, perché ormai aumentano gli appelli ai negoziati con la Federazione Russa e alla conclusione di un accordo di pace.

Siamo ancora sicuri di vincere su tutti i fronti, ma sarà un duro autunno… Tutte queste voci che iniziano a circolare in diversi paesi del mondo, puntano a dirci che c’è bisogno di negoziare. Faremo comunque tutti i nostri passi rispettando il diritto internazionale“, ha detto il Kuleba, non rivelando precisamente ciò che Kiev sta per intraprendere.

Il ministro degli esteri ucraino, ha sottolineato che per raggiungere il suo obiettivo, l’Ucraina ha bisogno di ottenere il sostegno “non solo dei tradizionali di amici provenienti dall’Europa e dal Nord America“, ma anche da altre nazioni del pianeta

Il problema è che prima dell’inizio della controffensiva ucraina, l’Occidente e Kiev avevano fatto una grande scommessa. In realtà la realtà dei fatti ha mostrato un totale fallimento di questa contoffensiva.

Come ha scritto il quotidiano britannico The Times ,citando uno degli ufficiali americani, coinvolti nella preparazione di militari ucraini, “la NATO aspettava i miracoli che Zelensky aveva promesso, ma nessuno di questi miracoli si è verificato“.

Joe Biden e il coordinatore del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti John Kirby

Simili, come e più pessimistiche, di approvazione letteralmente invaso i media occidentali. Quasi tutti comunque sottolineano come, ad esempio, il quotidiano statunitense The Washington Post, “discreto progresso” sulla linea del fronte o, come edizione di The Hill, sostengono che se continua l’iniziativa di Kiev, in mancanza di novità salienti, tra poco più di due mesi saranno già chiari i possibili scenari sul prossimo futuro.

Con questa analisi non sono d’accordo a Washington. Il coordinatore del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti strategico di comunicazione John Kirby, l’altro giorno ha assicurato che la parte americana ha fornito alle forze armate dell’Ucraina (APU) di tutto il necessario per il successo della controffensiva. “Abbiamo completato tutte le richieste dell’Ucraina eseguendo una vera e propria “lista della spesa. Tutto quello che hanno richiesto loro che dicevano essere necessario per la controffensiva, lo hanno ottenuto“, ha detto il portavoce della Casa Bianca.

SecondoKirby, gli Stati Unitisono programmati per continuare a preparare le forze ucraine” e ancora a dare agli ucraini “armi e strumenti di cui hanno bisogno per una svolta“. Egli ha osservato che con l’avvento dell’autunno condurre azioni offensive sarà più difficile. Tuttavia, a suo parere, non si tratta di “congelamento, di una situazione di stallo”.

Tuttavia, il presidente dell’Ucraina, Vladimir Zelensky, e altri rappresentanti del paese, hanno ripetutamente sottolineato che le armi fornite dagli alleati non sono sufficienti in quantità e diversità di articoli, nonostante le richieste di Kiev e, non hanno ricevuto gli strumenti da combattimento dell’aviazione occidentale e da tempo richieste da parte di Washington di razzi a lunga gittata ATACMS, che l’amministrazione del presidente Joe Biden ancora si rifiuta di inviare.

Sulla base delle attuali dinamiche del conflitto, in un altro commento, John Kirby ha ammesso, che il combattimento può durare fino all’estate del 2024. Quindi, secondo lui, la Casa Bianca è pronta a rivolgersi al Congresso per il finanziamento supplementare per la fornitura di armamenti dell’esercito ucraino (sempre che le prossime elezioni presidenziali americane non cambino gli attuali scenari politici – ndr). Già ora l’amministrazione ha richiesto al legislatori evidenziare la necessità di altri 13 miliardi di emergenza per l’assistenza militare all’Ucraina, fino al termine del corrente anno fiscale negli Stati Uniti, cioè fino al 30 settembre.

Nonostante l’apparente fiducia di Kirby nel successo, e tenendo conto (come dicevamo nelle nostre ndr) del prossimo confronto politico negli Stati Uniti in relazione alle imminenti elezioni presidenziali del 2024, ovviamente gli ostacoli per Joe Biden e la sua squadra cominciano ad essere chiaramente pesantiI repubblicani esprimono insoddisfazione per le spese dell’amministrazione dei democratici e destinare altri miliardi in aiuto di Kiev, non fa altro che aumentare la popolarità del principale candidato alla presidenza di Donald Trump, che ovviamente considera necessario tagliare il finanziamento dell’Ucraina e far terminare in fretta il conflitto.

L’opinione pubblica negli Stati Uniti approva ancora meno le nuove spese per l’Ucraina. Secondo un sondaggio della CNN, il 55% degli elettori sostengono che il Congresso non dovrebbe approvare un ulteriore finanziamento di aiuti militari a Kiev. Circa il 51% ritiene che gli Stati Uniti hanno già fatto abbastanza, e il 48% ritiene che Washington avrebbe dovuto fare di più.

Da parte sua, e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e altri rappresentanti delle autorità russe più volte hanno assicurato, che sono pronti a negoziare con l’Ucraina senza precondizioni, ma tenendo conto della realtà“. Il vice-presidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev è recentemente intervenuto in maniera più radicale, dicendo che “in realtà c’è soltanto bisogno della capitolazione Ucraina e che questo evento, forse, avrebbe aperto la strada verso la pace”. 

RED




Default sul debito USA: giù la maschera, da giugno impossibile effettuare i pagamenti

Gli Stati Uniti potrebbero rischiare un default sul debito già all’inizio di giugno, l’allarme è stato lanciato dal Segretario al Tesoro, Janet Yellen, mentre i politici sono alle prese con l’innalzamento del limite di indebitamento e i repubblicani spingono per i tagli alla spesa. “La nostra migliore stima è che non saremo in grado di continuare a soddisfare tutti gli obblighi del governo entro l’inizio di giugno, e potenzialmente già il 1° giugno, se il Congresso non alzerà o sospenderà il limite del debito prima di allora“, ha scritto la Yellen in una lettera al presidente della Camera, Kevin McCarthy

Segretario al Tesoro americano, Janet Yellenl

Date le attuali prospettive, è fondamentale che il Congresso agisca il prima possibile per aumentare o sospendere il limite del debito in modo da garantire a lungo termine che il governo continuerà a effettuare i pagamenti“, ha affermato Yellen. Se la questione del limite del debito nazionale non viene risolta, gli Stati Uniti potrebbero dover affrontare un default sul debito. Alla fine di aprile, secondo il NYT, citando il Tesoro, Washington aveva circa 300 miliardi di dollari in contanti. Il ritardo nel default dipende da quanto gettito fiscale è arrivato in bilancio in primavera, osserva il quotidiano americano. Come previsto dagli economisti di Goldman Sachs, entro la seconda settimana di giugno, al Ministero delle finanze potrebbero rimanere circa 60 miliardi di dollari: questi fondi saranno sufficienti per pagare le bollette fino alla fine di luglio.

Il limite del debito pubblico statunitense è stato raggiunto a gennaio ed è di 31,4 trilioni di dollari. Non è la prima volta che accade, l’ultima volta, nel dicembre 2021, il problema è stato risolto alzando il limite di 2,5 trilioni di dollari. Ora la decisione sull’innalzamento del limite del debito pubblico USA è in discussione anche al Congresso. A fine aprile la Camera dei Rappresentanti ha approvato un disegno di legge per alzare il limite, ma ciò comporterà una riduzione della spesa pubblica. Il piano, presentato dal repubblicano Kevin McCarthy, aumenterebbe il limite del debito di 1,5 trilioni di dollari e taglierebbe la spesa di 4,5 trilioni di dollari. Il presidente americano Joe Biden ha insistito sul fatto che l’aumento del limite del debito non è negoziabile e ha esortato i repubblicani a farlo senza vincoli. “La cosa più importante che dobbiamo fare a questo proposito è assicurarci che la minaccia da parte del presidente della Camera di default sul debito nazionale sia fuori discussione“, ha detto Biden nelle osservazioni alla Casa Bianca. “Per oltre 200 anni, l’America non ha mai, mai, mai mancato di pagare il suo debito“.

RED




Oliver Stone: il conflitto in Ucraina è colpa degli USA

Il regista americano Oliver Stone, autore nel 2017 del documentario con intervista al Presidente russo Vladimir Putin, da cui è stato tratto anche un volume che ne riporta i dialoghi e alcune scene escluse dal film in fase di montaggio, torna a parlare di Russia e Ucraina.

Lo fa attraverso una intervista al quotidiano serbo Politika, in cui non risparmia critiche all’amministrazione di Washington, sottolineando che “il conflitto in Ucraina è stato innescato da azioni deliberate di Washington che hanno portato Kiev a perdere il suo status neutrale nei confronti della Russia“.

Il regista stigmatizza l’atteggiamento occidentale secondo cui “i russi stanno attaccando”, invitando le persone a chiedersi chi sia il vero responsabile di questo scenario, a partire da otto anni fa. Stone infatti dichiara: “Cosa è successo lì nel Donbass dal 2014 e quante persone sono state sfollate lì perché gli Stati Uniti stavano armando pesantemente l’esercito ucraino. L’Ucraina non è stata più neutrale, era contro i russi. Ed è questo che ha sconvolto l’equilibrio dell’equipaggiamento militare ed è da lì che nasce la guerra. Come ogni cosa, ogni guerra ha una causa ed un effetto, ma non ci prestiamo ancora attenzione“.

Già direttore di film coraggiosi, quali JFK e Platoon, il cineasta dimostra ancora una volta di essere un professionista senza pregiudizi e attacca fortemente il proprio Paese in quanto pronto ad  condannare qualsiasi altro Stato che “oltrepassa la linea dell’ordine internazionale” mentre “gli Stati Uniti violano le regole quando vogliono“.

A tal proposito afferma che gli si chiede spesso del “caso Khashoggi” in cui era coinvolto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (recentemente graziato da un giudice americano – N.d.A.), ma che a suo parere  il “caso Assange” sia molto più grave, dal momento che rischia, nella “democratica” America, una condanna fino a 175 anni di carcere solo per aver dimostrato, con prove inconfutabili, il vero volto dell’atlantismo.

Allora chi siamo noi per puntare il dito?” – chiede in merito Stone.

Forti anche le accuse a Joe Biden, considerato troppo belligerante e vicino all’establishment, che liquida con queste parole: “Il nonno si è rivelato molto pericoloso e ora sta gridando: ‘Uccidiamo i russi, ora è la nostra occasione’“, mettendone in mostra tutta l’inadeguatezza a ricoprire il ruolo di uomo più potente al mondo.

Julian Assange

Infine, alla domanda su quale speranza ci possa essere per gli Stati Uniti, il regista dichiara che per lui l’unica sarebbe l’emergere di un terzo partito, visto che sia i Repubblicani che i Democratici “lavorano e funzionano allo stesso modo e investono gli stessi soldi nell’industria militare“.

Senza timori e senza contraddizioni, il regista 76enne dimostra ancora una volta la sua indipendenza e la voglia di far emergere la verità, per quanto scomoda e rischiosa possa essere.

Difficile trovare un professionista così equilibrato in occidente.

Eva Bergamo