La Georgia continua ad andare in giro a chiedere di entrare in Europa
Category: Ossezia del Sud
9 Giugno 2024
La Presidente della Georgia, Salome’ Zourabichvili fortemente filoeuropeista
Dire che la Presidente della Georgia, Salome’ Zourabichvili in visita in Italia non siala benvenuta, corrisponde ad un diffuso sentire da parte di ampi settori del nostroPaese.
Questo non perchè l’Italia non ami in astratto la Georgia, quanto perche’ sicomprende bene il ruolo dei politici georgiani negli ultimi 20 anni e,in particolare, si ricorda bene la brutale e tragica,per numero di morti e feriti tra la popolazioneOsseta, aggressione del 8 agosto 2008. L’Ossezia del sud non appartiene, non e’ maiappartenuta alla Georgia dalla quale si differenzia per lingua e storia. Gli errori dellavecchia Urss nella definizione degli spazi interni e la sua stessa fine,avevanosturato sentimenti sciovinisti e revanscisti da parte georgiana. Nonostante ipronunciamenti chiari e fermi del popolo Ossetino, contrari ad una sottomissione aigeorgiani,costoro continuavano le provocazioni ed aggressioni. Non solo il 1991 matutti gli anni che porteranno al 8 agosto 2008 vengono caratterizzati da provocazioniGeorgiani e morti Ossetini.
Oggi, la Georgia sta ripercorrendo questa strada. I Colloqui di pace che si svolgonoa Ginevra, piu’ o meno regolarmente, con Usa, Europa , Russia Ossezia del sud edAbkhazia sono inconcludenti poiche’ la Georgia si rifiuta di sottoscrivere unaccordo di pace.Oggi,che la Georgia va in giro a chiedere d’entrare in Europa,si dimostra il verovolto di costoro. Tentativi di un Maidan Georgiano, provocazioni giornaliere aiconfini Osseti, via libera al revanscismo territoriale su Ossezia ed Abkhazia.
Comprendiamo bene che l’obiettivo sia la Federazione Russa e che la Nato soffi sulfuoco per l’apertura di un altro fronte dopo quello Ukraino ma,si badi bene che tuttocio’ non potra’ avvenire poiche’ l’Ossezia del Sud, con l’aiuto della federazioneRussa ( cosi come nel 2008) respingera’ questo disegno avventurista. Fermatevi efirmate l’accordo di pace che stabilizzi le frontiere,non date ascolto alle sirene usa enato.Viviamo in pace,ognuno nel proprio Paese.
Dott. Mauro Murgia
RAPPRESENTANZA DELLA REPUBBLICA DELL’OSSEZIA DEL SUD IN ITALIA
Nasce a Venezia il primo giornale italiano dedicato alla Repubblica di Abcasia
Category: Abcasia
9 Giugno 2024
Sukhum, capitale della Repubblica di Abcasia
Una repubblica indipendente e un popolo, quello abcaso, che ha scelto la strada di costruire uno stato sovrano dopo la vittoria. Una guerra, quella georgiano-abcasa del 1992-1993 e il cammino del moderno stato abcaso che da questo conflitto sono stati colpiti L’Abcasia (Abkhazia) ha tenuto due referendum nel 1994 e nel 1999, durante i quali proprio il popolo ha determinato inequivocabilmente l’ulteriore destino del paese: la creazione di uno stato sovrano, democratico e legittimo.
Questa in brevissima sintesi la storia recente di questo straordinario paese, dalle enormi potenzialità di sviluppo economico e turistico, che confina con la Russia e la Georgia e si affaccia sul Mar Nero con la sua capitale Sukhum.
Uno stato amico della Russia e di cui abbiamo spesso parlato, anche recentemente in occasione della degli accordi bilaterali sottoscritti tra il presidente abcaso Aslan Bzhania e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.
Queste sono state le principali premesse che hanno fatto convergere la decisione del nostro editore (Italeurasia Promonetwork di Venezia), di sostenere l’Abcasia, allargargando la diffusione e la conoscenza di questo paese anche in Italia e in Europa, con un nuovo progetto editoriale che si aggiunge a Russia News ( che proprio quest’anno ha compiuto i suoi 10 anni di vita) ed Eurasia News, che funge da portale giornalistico di informazione per l’area eurasiatica. Da pochi giorni è infatti attivo online Abcasia News ( www.abcasianews.eu ), “testata giornalistica dedicata all’informazione relativa alla Repubblica dell’Abcasia“.
Gianfranco Vestuto
“Abbiamo già fatto una operazione simile qualche anno fa con “Azerbaijan News” – ha dichiarato il direttore responsabile ed editoriale di Russia News, Gianfranco Vestuto– è nostro chiaro intento quello di far conoscere in Italia e in Europa, storie e territori dei paesi che pur avendo percorsi antichi hanno iniziato nuovi progetti di democrazia dopo la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica. La Federazione Russa, a nostro avviso , resta il punto di riferimento su cui ruota la costruzione di nuove autonomie e indipendenze di questa vastissima area, che cercano nuovi schemi di cooperazione e di convivenza pacifica attraverso progetti federativi o di indipendenza ed in questo bisogna riconoscere il grandissimo lavoro del presidente russo Vladimir Putin che ha sempre lavorato avendo davanti a se questi obiettivi“. “Abcasia News – ha poi concluso il direttore Vestuto nella sua presentazione – va in questa direzione e vuole creare una sinergia comunicativa bilaterale unitamente con gli stessi operatori dell’informazione abcasi, perchè ciò aiuterà la reciproca conoscenza, elemento necessario per ciò che conta realmente per lo sviluppo di tutti i territori: l’amicizia tra i popoli e la cooperazione“.
Vito Grittani
Positive ed entusiastiche anche le parole dell’ambasciatore a.d. della Repubblica di Abcasia, Vito Grittani, che nelle dichiarazioni rilasciate al nostro giornale, esprime il suo plauso all’iniziativa editoriale, rigraziando il direttore Vestuto con cui si è incontrato pochi giorni fa a Bari e con cui ha disegnato una “road map” collaborativa per questo progetto, unico e primo in assoluto in Italia e in Europa. “Per noi è fondamentale avere uno strumento di comunicazione che faccia conoscere in tutte le sue caratteristiche l’Abcasia al di fuori dei nostri confini ed ancora di più in Italia che è comunque ritenuto un paese storicamente crocevia dell’Europa e del Mediterraneo. Dopo vari referendum noi ci poniamo – ha proseguito Grittani – come stato autonomo e proprio quest’anno ci accingiamo a festeggiare il 30° anniversario della nostra indipendenza.
Kan Taniya e Sergey Lavrov
Sulla stessa lunghezza d’onda di Grittiani , le dichiarazioni di Kan Taniya, ex viceministro degli Esteri del governo della Repubblica dell’Abcasia e attuale ambasciatore a.d. : “Sono veramente contento di questa iniziativa e già da mesi proprio con il direttore Vestuto, abbiamo iniziato un lavoro di consultazione reciproca per delineare il progetto di “Abcasia News” che noi riteniamo molto importante per il nostro Paese, ma che può costituire un esempio anche per altre realtà territoriali dell’immensa area eurasiatica, ancora troppo coinvolta in conflitti interregionali che ci auguriamo si risolvano soprattutto con l’utilizzo del buon senso comune. Abbiamo programmato una serie di briefing periodi per tarare e mettere a punto al meglio il cammino di questa importantissima iniziativa e già stiamo pensando di affiancare il giornale con dei nostri corrispondenti dall’Abcasia. Ho avuto modo di conoscere il direttore Vestuto in più occasioni e personalmente lo ritengo attualmente il giornalista più autorevole per sviluppare un progetto del genere per l’area russofona ed eurasiatica“.
Abcasia News è giò presente sui social. Qui di seguito vi indichiamo i relativi link:
1. La dichiarazione di Zurabishvili sul ritorno pacifico dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud alla Georgia sembra una semplice serie di parole che riflettono la tipica retorica della stragrande maggioranza dei politici georgiani. Non tengono conto di realtà fondamentali e consolidate: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud sono Stati sovrani. La storia ricorda bene i fatti: aggressione militare contro l’Abcasia (guerra del 1992-1993) e azioni provocatorie sistematiche sul territorio dell’Abcasia (un attacco al distretto di Gal nel 1998, un elicottero della missione ONU abbattuto nell’ottobre 2001, l’invasione della gola di Codor nello stesso anno).
La Repubblica di Abcasia nutre quindi giustificate preoccupazioni circa le garanzie di sicurezza del Paese.
2. Ancora una volta la signora Zurabishvili ha confuso la situazione in Ucraina con la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993, sostituendo apertamente i fatti nella sua frase: “Abbiamo avuto guerre, come ho detto, ci sono state tre aggressioni russe”.
Ma i fatti parlano chiaro: tre aggressioni militari sono state compiute dalla Georgia, con una popolazione di milioni di persone, contro i due piccoli popoli dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.
3. Alla domanda sulle prospettive di integrazione della Georgia nella NATO e nell’UE, la Presidente Zurabishvili ha espresso la sua fiducia nella possibile adesione della Georgia a queste organizzazioni.
Il desiderio della Georgia di risolvere pacificamente le questioni con gli abcasi e gli osseti del sud, da un lato, e il desiderio sfrenato di entrare nella NATO, dall’altro, contraddicono completamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. L’aggressore manipola la verità mascherandosi da vittima.
RED
Territori Contesi: un dibattito televisivo sui conflitti tra vecchie e nuove patrie dell’Eurasia
Category: TV
9 Giugno 2024
Due ore di diretta televisiva su un argomento di scottante attualità quale è quello dei “Territori Contesi” nell’area Eurasiatica e quelli dell’ex Unione Sovietica. Questo è quanto andato in onda venerdi sera 19 maggio 2023 su Canale Italia, nell’ambito del programma “Notizie Oggi Lineasera“, condotto dal giornalista Vito Monaco. Ospiti della trasmissione in studio: Nicola Marzaro – Osservatore internazionale in Donbass, l’avv. Marco Pata, l’ambasciatore abcaso Vito Grittani e Giorgio Descovich Deschi. Collegati in remoto, il diplomatico abcaso Kan Taniya, Gianfranco Vestuto, giornalista e direttore responsabile di Russia News e Ennio Bordato, presidente dell’Associazione Aiutiamo i bambini del Donbass.
Tra gli argomenti principali del programma c’era l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina e un’analisi comparativa con altri conflitti nello spazio post-sovietico nel suo complesso. In particolare, la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993 e il cammino del moderno stato abcaso che da questo conflitto sono stati colpiti. I diplomatici abcasi Kan Tania e Vito Grittani hanno posto l’accento sulle differenze tra la guerra georgiano-abcasa e l’operazione militare speciale, ma anche sul perché la Georgia ha iniziato questa guerra e perché il popolo abcaso ha scelto la strada di costruire uno stato sovrano dopo la vittoria. “l’Abcasia (Abkhazia) ha tenuto due referendum nel 1994 e nel 1999, durante i quali il popolo ha determinato inequivocabilmente l’ulteriore destino del paese – la creazione di uno stato sovrano, democratico e legittimo“, ha dichiarato Khan Tania.
Inoltre, i diplomatici hanno raccontato anche perchè dal 2014, i volontari abcasi della Brigata Pyatnashka, creata da Ahra Avidzba, stanno continuando a difendere il Donbass.
“I volontari abcasi sono andati a proteggere il popolo del Donbass perché non potevano rimanere indifferenti alla sistematica discriminazione etnica da parte delle autorità di Kiev. Questa è la stessa mancanza di rispetto per la lingua, la cultura e le tradizioni native che i georgiani nel loro tempo hanno mostrato agli abcasi“, ha detto Kan Tania.
Vito Grittani ha invece raccontato le sfide che i cittadini della Repubblica dell’Abcasia devono affrontare nei paesi dell’UE: “al momento, i diplomi di istruzione superiore, passaporti e altri documenti rilasciati nella Repubblica dell’Abcasia non sono riconosciuti dai paesi dell’Unione Europea. “A questo proposito, abbiamo preparato, insieme ad avvocati competenti, un appello e lo abbiamo inviato al ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani chiedendo a un gruppo di lavoro di sviluppare un meccanismo che consenta ai cittadini abcasi di realizzare i diritti umani fondamentali per accedere all’istruzione e alla medicina“.
Il direttore di Russia News, Gianfranco Vestuto, ha posto l’accento sul ruolo dell’informazione che dopo l’inizio dell’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, è divenuta spudoratamente fuorviante e menzognera, impedendo persino il dovuto contraddittorio giornalistico. Ciò, ha detto Vestuto, “ha impedito all’opinione pubblica italiana, ma anche europea, di avere una visione realistica della situazione sia nei territori contesi tra Russia e Ucraina, ma anche negli altri focolai conflittuali che esistono e che sono ignorati“. “Tutto ciò – ha proseguito il direttore di Russia News – senza contare i danni che le sanzioni della Unione Europeacontro la Russia, hanno provocato proprio in Italia, per gli interrotti scambi commerciali che in alcuni settori rappresentavano volumi decisamente rilevanti“.
Su questo argomento dei danni commerciali provocati dal regime sanzionatorio dell’UE, è intervenuto anche Nicola Marzaro, imprenditore veneto e osservatore internazionale durante i referendum nel Donbass, che ha ricordato come proprio la sua regione aveva negli anni passati un enorme volume di affari con la Russia, improvvisamente interrotti con danno irreparabile per aziende e lavoratori.
L’avvocato Marco Pata, anch’egli osservatore internazionale durante i referendum nel Donbass, ha illustrato invece la situazione di tensione che esiste in Moldavia, con l’area dichiaratasi indipendente della Transnistria e il dissenso politico interno che pone l’attuale presidente, Maia Sandu, in condizioni di instabilità governativa.
Infine, le parole toccanti di Ennio Bordato, che ha spiegato come in questi conflitti, i più colpiti siano i bambini, sottoposti spesso a sofferenze indicibili e ingiuste, nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale, ma soprattutto di un Occidente che è sempre più pronto a stanziare soldi per rinpinguare gli armamenti, invece di destinarli al futuro delle nuove generazioni e al loro diritto alla vita.
RED
L’ambasciatore dell’Abcasia Grittani: il Donbass ha il diritto di decidere in libertà
Category: Abcasia
9 Giugno 2024
Il conflitto russo-ucraino ha riacceso anche le antiche contese legate alle aspirazioni dei territori che nell’area della ex Unione Sovietica rivendicano la propria autonomia. Esempio e motivo principale dell’attuale azione militare russa è il Donbass, territorio dove nel marzo 2014, iniziarono nell’est dell’Ucraina azioni di protesta contro il nuovo governo insediatosi a Kiev. Questa storia arriva ai giorni nostri con l’attuale azione militare della Federazione Russa, decisa a mettere fine ai soprusi perpretati per anni dai battaglioni nazisti ucraini che tanto sangue hanno portato in questo territorio. Secondo una proposta del partito Russia Unita, il 4 novembre prossimo in occasione della Giornata dell’unità nazionale, dovrebbe tenersi il referendum per l’adesione del Donbass alla Federazione Russia.
Tra le Repubbliche indipendenti in continua lotta nell’area del Caucaso, c’è quella dell’Abcasia (Абха́зия), della cui millenaria storia si trova traccia già in antichi di insediamenti umani trovati proprio nel Caucaso occidentale e che risalgono a un periodo compreso tra il 4000 e il 3000 a.C.
La storia recente racconta che il consiglio militare che governava la Georgia, il 21 febbraio 1992 dopo le dimissioni di Zviad Gamsakhurdia annunciò l’abolizione della costituzione dell’era sovietica e la restaurazione della costituzione del 1921 della Repubblica Democratica di Georgia. Molti abcasi interpretarono questo come un’abolizione del loro status autonomo. In risposta, il 23 luglio 1992, il governo dell’Abcasia dichiarò a tutti gli effetti l’indipendenza, riconosciuta ad oggi da 7 Stati membri dell’ONU (tra cui la Russia) e da 2 Stati a loro volta non riconosciuti.
Fino a qui la storia “ufficiale”, ma abbiamo voluto porre alcune domande all’attuale ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso, Vito Grittani. Ecco cosa ci ha detto.
il presidente della Repubblica del Donetsk Denis Pushilin con l’ambasciatore Vito Grittani
Anzitutto devo sottolineare che i motivi che hanno portato alla guerra sono tanti e devo sottolineare, che non è una storia iniziata nel periodo del crollo dell’Unione Sovietica, o ancora peggio nel 2008, come molti giornali scrivono, il conflitto inizia molto prima. Il governo sovietico georgiano, appoggiato completamente da Stalin e Beria, in modo sistematico violava i diritti degli abcasi partendo dal 1931 con il cambio dei nomi delle città (p.e. la capitale abcasa Sukhum che tra l’altro ha 2500 anni quasi come Roma, e’ diventata Sukhumi con la i alla fine a modo georgiano), continuando con la chiusura delle scuole abcase, proibizione della lingua abcasa, il passaggio all’usanza dell’alfabeto georgiano per la lingua abcasa, l’assenza degli abcasi nelle posizioni principali del governo di Abcasia, la deportazione o meglio le repressioni dell’intelligenza abcasa in Siberia praticamente a morire e così via. Ovviamente tutto questo si manifestava attraverso una forte e prolungata protesta da parte degli abcasiche iniziarono ad organizzare le manifestazioni per chiedere il rispetto dei propri diritti. Piano piano le proteste si trasformarono in un conflitto armato perché l’allora presidente Shevardnadze, appoggiato da Eltsin, decise di mandare le truppe armate per risolvere la questione usando la forza militare. Così il 14 agosto del 1992 iniziò la guerra georgiano-abcasa e durò un anno fino al 30 settembre del 1993. La guerra ha portato la devastazione dell’Abcasia, all’economia, all’infrastruttura ma soprattutto ha portato via la vita a decine di migliaia di persone. Il 4% degli abcasi sono stati uccisi durante la guerra, è praticamente un genocidio accaduto in Europa nella storia recente. Con l’aiuto volontario di altri popoli delNord Caucaso e della regione in generale, così come gli abazini, i circassi, i ceceni, gli ingusci, i cosacchi, i russi, i dagestani, gli armeni e ovviamente tutti gli abcasi da 18 a 65 anni e non solo quelli che vivevano in Abcasia ma arrivati dalla Turchia, Giordania, Siria, Egitto ecc. (abbiamo enorme comunita’ in quei paesi) e tanti altri, l’Abcasiariesce a liberarsi dall’aggressore georgiano e guadagnarsi la sovranita’ e l’indipendenza, voluta da generazioni degli abcasi, per poter decidere il proprio futuro ma soprattutto per la possibilita’ di preservare la nazione, l’antica e difficilissima lingua (per dire abbiamo 64 lettere nel alfabeto) e la cultura abcasa.
Il dopoguerra per l’Abcasia non è stato facile. Nel ‘94 si è tenuto il primo referendum, dove il 98% ha votato per accettare la costituzione di uno stato sovrano, indipendente, democratico e di diritto. Questa azione ha avuto come effetto il blocco economico internazionale da tutti i paesi del mondo, compresa la Russia di Eltsin che allora stava politicamente da parte georgiana. In queste condizioni difficili la dirigenza politica abcasa cercava di parlare al mondo e di esprimere la propria opinione tramite negoziazioni tra l’Abcasia e la Georgia con il ruolo mediatico principale della Russia e con la partecipazione delle nazioni unite. Fino a settembre del 99 si discuteva della possibilita’ di creazione di una nuova entita’ internazionale, una confederazione abcaso-georgiana, pero’ le parti non sono mai riuscite a trovare i punti d’accordo soprattutto per la posizione distruttiva del presidente georgiano, che non accettava l’idea dell’uguaglianza dei poteri e dei diritti fra gli abcasi e i georgiani. Così, dopo l’ultimo tentativo di trovare una via per la convivenza pacifica che è fallito, il primo presidente abcaso Vladislav Ardzinba propone di fare un’altro referendum per chiedere alla popolazione se vuole continuare a lottare per il riconoscimento internazionale o no, se si’ allora accettare l’atto di indipendenza. La stramaggioranza il 96% ha votato per il si’, e quindi da quel momento lo status politico di Abcasia non si e’ mai più discusso.
Nel 2000 al potere in Russia è stato eletto Vladimir Putin, che ha iniziato una nuova politica verso il conflitto georgiano-abcaso. E’ stato molto piu’ pragmatico e come risultato, dopo una lunga strada di negoziazioni trilaterali e le violazioni continue da parte della Georgia di accordi presi tra le parti nelle margini di queste negoziati si arriva all’8 agosto del 2008, quando l’attenzione del tutto il mondo era fissata sulle Olimpiadi e l’allora presidente georgiano Saakashvili inizia un’altra guerra nel Caucaso del Sud, questa volta contro l’Ossezia del Sud. La Guerra durava da 5 giorni e la Russia dovette intervenire, praticamente per salvare la nazione, visto che la maggior parte degli ossezi ha anche la cittadinanza russa, così come gli abcasi. Dopo la Guerra in Ossezia del Sud Il 26 agosto del 2008 l’allora presidente russo Dmitri Medvedev ha firmato il decreto del riconoscimento dell’indipendenza e sovranità di Abcasia e di Ossezia del Sud e ha seguito il decreto dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche e lo scambio degli ambasciatori. Da quel momento la Georgia ha cambiato la propria strategia verso l’Abcasia, cioè se prima considerava l’Abcasia come una parte nel conflitto dopo il riconoscimento russo la retorica e’ cambiata. L’Abcasia non si considerava più parte del conflitto, ma il cosiddetto territorio occupato dalla Russia secondo la legge adottata in Georgia, ed il conflitto non era più con l’Abcasia ma con la Russia. Dal punto di vista della Georgia che si posiziona nel ruolo della vittima potrebbe essere anche una bella strategia, pero’ non corrisponde alla realtà.
Il Ministro degli Affari Esteri delle PMR Vitaly Ignatiev con Vito Grittani
Sapete bene, che l’occupazione presuppone l’amministrazione esterna del paese, l’assenza di elezioni democratiche, coprifuoco, posti militari nelle città e altre restrizioni ai diritti e alle libertà dei residenti. In Abcasia non c’è nessuno di questi segni, intanto vi invito a visitare lo stato per avere le conferme, e inoltre, teniamo costantemente elezioni del Parlamento a proposito le prossime si svolgeranno il 12 marzo e elezioni presidenziali, che si distinguono per una maggiore trasparenza e possono anche essere un esempio di elezioni trasparenti per le democrazie avanzate.
Poi spesso l’Abcasia viene chiamata parzialmente riconosciuta ma dal punto di vista del diritto internazionale, dal momento in cui la Russia ha riconosciuto lo stato abcaso, l’Abcasia e’ passata da un paese non riconosciuto da nessun ente di diritto internazionale ad uno stato riconosciuto dal paese piu’ grande del mondo, membro del consiglio di sicurezza dell’onu, una delle potenze mondiali ecc. A noi piace spiegare il diritto internazionale che riguarda il riconoscimento in un modo piu’ semplice cioe’ – Cosi’ come non esistono gli stati parzialmente riconosciuti, non esistono le donne parzialmente incinte.
La differenza sta nel numero dei paesi che riconoscono la sovranità e anche nei doppi standard della geopolitica, cioe’ chi sta dalla parte di USA gode piu’ possibilita’ di essere rappresentati nelle organizzazioni internazionali e chi sta con la Russia deve essere sottoposto alle ridicole sanzioni. Io con il mio passaporto abcaso non posso andare nei paesi che non riconoscono l’Abcasia, e soffro della violazione del mio diritto di base – libero movimento, La stessa cosa vale per i diplomi di laurea, certificati di nascita ecc. Invece un cittadino kosovaro, con tutto il rispetto ho tanti amici kosovari ma solo per fare un esempio, può girare il mondo ed entrare nei paesi che non riconoscono Kosovo come lo stato sovrano.
Denis Pushilin Capo della Repubblica Popolare di Donetsk
Oggi l’Abcasia sta sviluppando le relazioni diplomatiche con diversi paesi. Soprattutto con la Russia: per esempio ci sono due accordi interstatali al livello di partenariato strategico ed alleanza ed in più sono siglati più di 200 accordi in tutte le aree di cooperazione. La Russia aiuta anche economicamente, esiste un programma annuale di sostegno socio-economico, diversi accordi militari, che comprendono raggruppamento unito di forze militari abcaso-russe nel caso di aggressione contro l’Abcasia. Il popolo abcaso e’ molto grato alla Russia per tanti motivi e rafforzeremo di sicuro la nostra cooperazione anche in futuro. Abbiamo Ambasciate aperte in Russia, a Mosca, nel Venezuela, Siria, Ossezia del Sud, e un paio di mesi fa il presidente ha firmato il decreto dell’apertura di un’Ambasciata in Nicaragua, abbiamo alcuni consoli onorari. Poi abbiamo diverse rappresentanze così come la rappresentanza diplomatica per l’Italia e paesi dell’UE tra cui quella mia come Ambasciatore a disposizione del ministero degli affari esteri abcaso. Praticamente faccio funzione di un‘Ambasciata vera e propria ma senza l’immunità diplomatica visto che per ora non sono stabiliti le relazioni diplomatiche tra l’Abcasia e l’Italia.
Per quanto riguarda i referendum nel Donbass – il popolodal 2014 vive in guerra e sotto i bombardamenti dell’Ucraina, ora sta lottando per la propria volontà di essere liberi di scegliere il proprio destino. Il Donbass vive proprio il periodo che l’Abcasia ha vissuto nel 1992-1993. Il popolo ha il diritto di decidere se associarsi con la Russia o rimanere sovrano come l’ha fatto l’Abcasia. L’Abcasia ha deciso di costruire uno stato indipendente e sovrano con due referendum tenuti nel 1994 e nel 1999 con il 98% dei voti. Noi come Abcasia appoggeremo qualsiasi decisione del popolo fratello delle Repubbliche del Donbass.
lungomare di Sukhum capitale della Repubblica di Abcasia
L’Abcasia è anche una Repubblica con tante potenzialitànel settore agricolo perche’ l’Abcasia esporta quasi 30 milioni di bottiglie di vino in Russia, in piu’ circa 20 mila tonnellate di clementini, fragola. In più è una zona principalmente turistica molto importante per la Russia. Con quasi 300 mila abitanti ogni anno vengono piu’ di 1,5 milioni di turisti maggiormente dalla Russia. Per gli investitori è stato creato un ente governativo – l’agenzia degli investimenti sotto il ministero dell’economia, che può curare i progetti di potenziali investitori. Si possono creare anche enti giuridici con il 100% capitale straniero, e per chi investe più di un milione ci sono le cosi dette “vacanze di tasse” (esenzione n.d.r.) per 3 anni.
RED
Aleksej Puškov: tra Russia ed Europa una contrapposizione priva di senso
Category: Cultura
9 Giugno 2024
Roma – Alla vigilia della visita di stato del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in Italia, ha avuto luogo a Roma, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura, il dibattito intitolato “Russia ed Europa, tensione senza ragione”. Nella veste di ospite e relatore il senatore russo Aleksej Puškov, attuale Presidente della Commissione del Consiglio Federale sulla politica dell’informazione e già presidente, tra il 2011 ed il 2016, della Commissione Affari esteri della Duma di Stato. In qualità di politico, intellettuale, esperto di politica estera e di informazione (è infatti autore e presentatore del seguitissimo programma “P.S.”, in onda da oltre 21 anni sul canale TV Center) Puškov, nella sua relazione, ha cercato di ricostruire le cause che sono state alla base dell’incrinamento dei rapporti tra Russia ed Europa. Restando agli episodi più recenti della politica internazionale, il senatore russo ha trovato nella questione georgiana una prima causa di scontro. Nell’estate del 2008, infatti, in seguito alla richiesta di indipendenza dell’Ossezia del Sud, la Georgia presieduta da Saakashvili fece irruzione in territorio osseto. Un attacco, quello georgiano, che provocò migliaia di morti, specialmente tra la popolazione civile. La Russia, allora, rifacendosi al precedente del Kosovo (in cui le forze occidentali ne sostennero la volontà di indipendenza dalla Serbia), intervenne in favore dell’Ossezia respingendo l’avanzata georgiana, nonostante il parere contrario degli Stati Uniti schierati in favore di Tblisi, contro le spinte (a loro dire) secessioniste di Ossezia ed Abkhazia. Una tensione che non si esaurì, nonostante l’intervento mediatore dell’Unione Europea, allora a guida francese. Un secondo momento di frizione, a partire dalla fine del 2010, si verificò in seguito alla nascita di una serie di contestazioni ed agitazioni, denominate dai media “primavere arabe”, che scoppiarono tra il Nord Africa (Libia) ed il Medio Oriente (Iran, Iraq, Siria, Yemen). La Russia attribuì agli Stati Uniti l’intenzione di cavalcare tali sommosse al solo scopo di rovesciare governi ritenuti sgraditi. Con particolare riferimento alla Siria, Puškov ha espresso tutte le sue perplessità nella contrappozizione alla nazione guidata da Assad, per anni considerata dalla comunità internazionale un’avanguardia di civiltà nell’intera area mediorientale, rivendicando, invece, il successo dell’intervento russo contro l’Isis, ormai quasi debellata, quando invece, prima del soccorso di Mosca a Damasco, lo Stato Islamico era arrivato ad occupare oltre il 45 per cento del territorio siriano. Infine, la più recente questione Ucraina. Qui, Il senatore russo ha voluto sottolinare la totale inefficacia delle sanzioni, che spesso realizzano l’effetto esattamente
opposto a quello sperato, e cioè di compattare una popolazione attorno al proprio leader. Senza contare il reciproco danno economico, 240 miliardi per l’Unione Europea, 50 miliardi pe la Federazione Russa. Per questo ha auspicato che l’Unione Europea possa rimuovere gli ostacoli psicologici, e non razionali, verso la Russia, che rappresenta un mercato libero, ed un partner sempre disposto a dialogare per la controversia delle questioni di politica estera nel pieno rispetto del diritto internazionale. In tal senso ha espresso apprezzamento per la posizione dell’Italia (nelle organizzazioni in cui è presente, Unione Europea e Nato), volta ad un cambiamento delle relazioni con Mosca, asupicando che presto tale fronte possa allargarsi per poter determinare una svolta che, ad ora, non sembra vicina. In un mondo caratterizzato dal triangolo Usa (una nazione che per sostenere il proprio deficit necessita di una egemonia mondiale e che per questo guarda con timore – cercandone l’impedimento – ad un rapporto privilegiato tra UE e Russia, soprattutto un potenziale asse Mosca-Berlino), Russia e Cina (che ha una cultura unica, peculiare e che insegue il primato mondiale), l’Europa dovrebbe vedere in Mosca una sua naturale estensione, perchè europei si sentono i russi e perchè insieme costituiscono una popolazione di 650 milioni di persone. Chiudendo un intervento sentito e molto partecipato, ha espresso il desiderio di veder rimossa, negli anni a venire, una contrapposizione artificiosa, in quanto non fondata su un reale contrasto di interessi, oltrechè, numeri alla mano, per tutti dannosa.
Stefano Tardi
(photo: Evgeny Utkin)
DAL DONBASS UN GERMOGLIO DI PACE
Category: Donbass
9 Giugno 2024
Roma – Potrebbe essere una vittima della tragedia della guerra “invisibile” in corso nel cuore dell’Europa una dei candidati al Premio Nobel per la Pace 2019. Il prestigioso Premio assegnato dal Comitato norvegese prenderà in esame anche la candidatura di Anna Tuv, giovane donna di Gorlovka nel Donbass, che dal 2015, anno in cui è stata colpita direttamente dagli effetti drammatici della guerra, si batte per la Pace. Nel Donbass e nel mondo.
Era il 26 maggio del 2015 quando una bomba centrò la casa dove Anna viveva con il marito ed i loro tre figli. Ben tre razzi distrussero completamente la casa e segneranno per sempre la vita di Anna. Sotto quelle bombe dirette su una abitazione civile restarono uccisi il marito e la loro figlia primogenita di 11 anni. Gli altri due figli della coppia, rispettivamente di 2 anni il maschio e di appena 15 giorni la più piccola, rimasero gravemente feriti con conseguenze che si portano ancora dietro. Come la stessa Anna che ha dovuto subire l’ amputazione di un braccio. Forti difficoltà burocratiche hanno segnato il periodo successivo per Anna che solo dopo numerosi sforzi è riuscita ad ottenere l’ impianto di una moderna protesi che ora le permette di vivere una vita leggermente migliore insieme ai suoi bambini rimasti comunque traumatizzati per sempre.
Un fattivo aiuto, il supporto più importante, è stato dato ad Anna dall’Italia. La protesi è stata impiantata dalla Inail di Budrio grazie alla tenacia dell’ associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, una onlus italiana che opera da anni nei paesi dell’ ex CSI fornendo supporto e salvando le vite di decine di bambini vittime della guerra o che versano in condizioni economiche non floride. Donbass negli ultimi anni ed in precedenza Beslan con i giovanissimi superstiti dell’ attacco terrorista alla scuola nel 2004, i bambini che hanno vissuto la guerra in Ossezia del Sud ed Abkhazia ma anche i bambini di Arkhangelsk, Volgograd, Mosca.
Proprio l’associazione AASIB, si è fatta promotrice principale della candidatura di Anna Tuv a Premio Nobel per la Pace. Anna, negli ultimi quattro anni ha girato molto l’Europa girando tra Italia, Serbia, Danimarca, Germania, San Marino, Russia raccontando la guerra e predicando la pace, partendo dalla sua tragica personale esperienza, con l’ augurio che “i bambini non debbano mai più conoscere la guerra”.
Ieri Anna è tornata in Italia, il “paese che le ha ridato la speranza” ed al quale si sente oramai particolarmente legata considerata la sempre cordiale accoglienza che riceve ovunque si sposti per la penisola. Questa volta è tornata per la presentazione della sua candidatura al Premio Nobel tramite una conferenza stampa che si è svolta nella sala stampa della Camera dei Deputati a Montecitorio a Roma con il supporto, oltre che dall’associazione promotrice della candidatura rappresentata dal suo presidente dott. Ennio Bordato, anche di alcuni deputati della Lega tramite il segretario della Commissione Affari Esteri e Comunitari on.Vito Comencini, dal sociologo dott. Mauro Murgia che da tempo si occupa dell’ area ex Urss e da numerose altre personalità del campo della solidarietà, del giornalismo e dalla società italiana.
Con l’ auspicio che come in Italia anche ad Oslo non considerino utopia la speranza che “l’ inferno in terra della guerra non venga più vissuto dai bambini di tutto il mondo”.
Luca Pingitore
La Russia: “Non permetteremo all’Europa e agli USA di prendere l’Ucraina…”
Category: Politica
9 Giugno 2024
Un funzionario del governo russo ha rivelato che la Russia sarebbe disposta a combattere una guerra per la regione della Crimea in Ucraina e proteggere la grande popolazione russa con i suoi mezzi militari . ” Se l’Ucraina rompe , si innescherà una guerra“, ha dichiarato un funzionario che preferisce rimanere nell’anonimato, al giornale Financial Times. “Loro perderanno prima la Crimea perché andremo a proteggerla, proprio come abbiamo fatto in Georgia “, ha continuato il funzionario .
Il presidente russo Vladimir Putinè stato pubblicamente trattenuto sul Ucraina e ha inviato Vladimir Lukin, un ex commissario diplomatico e dei diritti umani , a Kiev come mediatore .
Ma gli analisti hanno sottolineato la possibilità di una ripetizione della Georgia conflitto del 2008 quando le truppe e carri armati russi invasero dopo che il governo georgiano aveva lanciato un attacco contro la regione separatista dell’Ossezia del Sud . Centocinquanta persone morirono nel corso di questa azione russa .
La Russia è uno dei pochi paesi al mondo a riconoscere ufficialmente l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia , e sarebbe probabilmente pronta fare la stessa cosa con la regione della Crimea che potrebbe dividersi dall’Ucraina.
Lo speaker del parlamento Crimea, Volodymyr Konstantinov, ha suggerito che la regione a maggioranza russa potrebbe separarsi dall’Ucraina nel caso di una guerra civile. “E’ possibile, se il paese si rompe . E tutto si sta muovendo verso questa prospettiva “, ha detto all’agenzia di stampa russa Interfax .
La Regione occidentale dell’Ucraina di Lviv ha già dichiarato l’indipendenza dal governo centrale .
L’Ucraina è una nazione lacerata tra la Russia e l’Unione europea , situata nel cuore di una “area condivisa” tra i due blocchi .
Circa il 21 % della popolazione ucraina è russa e detiene profondi legami culturali e storici con la Russia moderna a causa della sua storia sovietica .
La regione della Crimea si trova sulla costa settentrionale del Mar Nero. La Massiccia Flotta del Mar Nero della Russia è di stanza a Sebastopoli e il 60 % della popolazione della regione sono di etnia russa .
L’élite russa Ucraina che fa parte della ” sfera di influenza” sovietica e vede il paese come un potenziale baluardo contro la crescita di liberalizzazione dell’UE .
“Noi non permetteremo l’Europa e agli Stati Uniti di prendere l’Ucraina. questo Stato è dell’ex Unione Sovietica , noi siamo una sola famiglia “, ha detto sempre il funzionario della politica estera al Financial Times .
“Pensano che la Russia è ancora debole come nei primi anni 1990 , ma non è così. ”
Il presidente ucraino Viktor Yanukovichha rivendicato il fatto che un accordo per risolvere la crisi politica in Ucraina è stato raggiunto con i leader dell’opposizione filo-europei dopo il giorno più sanguinoso nella storia del paese fin dall’epoca sovietica.