Arrivi a San Marino per una visita di un paio di giorni. La capitale della Serenissima si erge maestosa nonostante le sue ridotte dimensioni. L’intera Repubblica ha un’estensione totale di
Poi, capita di imbattersi in una statua di bronzo. E’ un bambino, nudo, con un paio di slip. Può sembrare un bambino arrabbiato, uno dei nostri figli che mette in scena il capriccio supremo. Poi ci si avvicina, e si scopre che la statua, del 2005, opera di Renzo Jarno Vandi e facente parte del Museo all’Aria Aperta, ha un nome che evoca tragedia: Il Bambino di Beslan.
Il centro storico della città di San Marino è, insieme al Titano, tra i patrimoni dell’umanità del’Unesco, in quanto “testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal 13mo secolo”. Una repubblica coraggiosa, e il cui coraggio si esplica anche oggi, nell’esporre, pubblicamente, tra le mete del turismo di diletto, il simbolo di una delle pagine più tristi della storia degli ultimi anni.
Non ci sarà un solo turista che, passando di fronte all’opera, non ricordi le immagini che tutto il mondo ha visto tra il 1 e il 3 settembre 2004, quando, nella cittadina dell’Ossezia del Nord, Repubblica della Federazione Russa situata nel Caucaso del Nord, circa 1200 persone furono sequestrate da un commando di separatisti islamici ceceni all’interno della scuola Numero 1. Ci furono spari, esplosioni, rilasci, fino al tragico epilogo dello scontro a fuoco con i militari russi e il conto delle vittime: 331, tra cui 186 bambini, piccoli studenti, a volte piccolissimi.
Il legame tra San Marino e Beslan non è terminato con l’esposizione della toccante scultura, il 12 settembre 2014, ad esempio, è stata opitata una
Barbara Cassani
