Nel teatrino della politica internazionale: ma come sono nei fatti i rapporti tra Russia e Israele? - Russia News / Новости России

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Pubblicato il Agosto 13th, 2026 | Da Redazione Russia News

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Nel teatrino della politica internazionale: ma come sono nei fatti i rapporti tra Russia e Israele?

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I rapporti tra Russia e Israele sono complessi e guidati da un profondo pragmatismo geopolitico. Nonostante Israele sia uno stretto alleato degli Stati Uniti e la Russia intrattenga forti legami con l’Iran e la Siria, i due Paesi hanno storicamente mantenuto un canale di dialogo aperto e cooperativo, influenzato anche dalla presenza di oltre un milione di cittadini israeliani russofoni.

Legami culturali e demografici

  • Comunità russofona: Circa un sesto della popolazione di Israele proviene dall’ex Unione Sovietica, costituendo un ponte culturale e umano unico tra le due nazioni.
  • Doppia cittadinanza: Molti ebrei russi con legami in Israele facilitano scambi economici, sociali e contatti politici ufficiosi di alto livello.

Sicurezza e coordinamento militare

  • Spazio aereo siriano: Dal 2015, in seguito all’intervento militare russo in Siria, Israele e Russia hanno istituito un meccanismo di coordinamento militare per permettere all’aviazione israeliana di colpire obiettivi legati all’Iran in territorio siriano senza entrare in conflitto con le forze di Mosca.
  • Equilibrio regionale: La Russia ha spesso agito come un mediatore implicito o un garante di stabilità tecnica nei cieli del Medio Oriente per evitare escalations dirette.

Tensioni e scenari recenti

  • Guerra in Ucraina: Nelle fasi iniziali del conflitto ucraino, Israele ha adottato una linea di cauta neutralità per non compromettere i rapporti con Mosca, rifiutando ampie forniture militari a Kiev.
  • Asse con l’Iran e posizionamento su Gaza: Con l’inasprirsi delle crisi in Medio Oriente e il consolidamento dell’alleanza russo-iraniana, i rapporti diplomatici hanno subito freddezza e distanze crescenti, pur rimanendo vitali per la gestione dei rispettivi interessi sul campo.

La storica intesa personale tra Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu appartiene ormai al passato, logorata dai conflitti regionali. Ciononostante, entrambi i leader continuano a mantenere contatti diplomatici e telefonici per gestire i rispettivi interessi sul campo ed evitare scontri diretti. La comunità ebraica russa (sia quella residente in Russia sia quella immigrata in Israele) ha inciso in modo determinante nel preservare questo equilibrio, agendo come un vero e proprio “cuscinetto” umano e politico. Mosca critica aspramente le operazioni militari israeliane e statunitensi e si è avvicinata moltissimo a Teheran. Tuttavia, la Russia evita passi drastici e non ha tagliato i ponti con Gerusalemme, poiché ha bisogno che Israele rispetti la presenza russa in Siria. Il governo Netanyahu ha continuato a non applicare sanzioni formali contro la Russia per la guerra in Ucraina e rifiuta l’invio di armi letali a Kiev. Questa linea serve a proteggere la libertà d’azione aerea israeliana nei cieli siriani. Nonostante le forti tensioni politiche, la Russia è rimasta uno dei principali fornitori di carburante e petrolio greggio per Israele.

Il peso della comunità ebrea russa: come ha inciso?

Il milione e mezzo di cittadini israeliani di origine ex-sovietica e la comunità ebraica rimasta in Russia (stimata tra le 400.000 e le 600.000 persone) rappresentano il pilastro geopolitico più solido delle relazioni bilaterali. Questa forte componente demografica ha inciso profondamente su tre livelli:

1. Ostaggio geopolitico e tutela della sicurezza

Il Cremlino esercita un’influenza indiretta su Israele attraverso il controllo della numerosa comunità ebraica che vive ancora in Russia. Israele sa che un atteggiamento troppo ostile verso Mosca (ad esempio un sostegno militare esplicito all’Ucraina) potrebbe tradursi in ritorsioni legali, chiusure di agenzie ebraiche (come l’Agenzia Ebraica per Israele, “Sokhnut“) o restrizioni all’emigrazione per gli ebrei russi. Per Netanyahu, la sicurezza di questa comunità è una priorità assoluta di politica interna.

2. Il soft power e il legame culturale

Israele ospita la più grande percentuale di russofoni al mondo al di fuori dei confini dell‘ex URSS. Per Putin, Israele è storicamente considerato quasi un’estensione del “Russkij Mir” (il mondo russo). Questo forte legame culturale ed economico ha permesso a Netanyahu, per oltre un decennio, di presentarsi a Mosca non solo come un alleato degli Stati Uniti, ma come il leader di un Paese culturalmente vicino alla Russia, facilitando accordi commerciali e visti bilaterali.

3. Il cambio di percezione interna

L’opinione pubblica israeliana di origine russa ha però subito una profonda spaccatura interna. I sondaggi più recenti evidenziano che oltre l’80% degli israeliani esprime oggi un giudizio negativo sulla Russia, un crollo drastico rispetto al periodo precedente al 2022. La stragrande maggioranza degli immigrati russofoni in Israele (molti dei quali fuggiti dalla Russia proprio di recente o legati a parenti in Ucraina) ha assunto una posizione fortemente critica verso Putin. Questa pressione dal basso rende sempre più difficile per Netanyahu giustificare concessioni politiche a Mosca.

RED

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