Ma ora l’Ucraina decide anche la “cultura” da praticare in Italia? Il caso della Biennale Arte di Venezia 2026 - Russia News / Новости России

Cultura

Pubblicato il Aprile 25th, 2026 | Da Redazione Russia News

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Ma ora l’Ucraina decide anche la “cultura” da praticare in Italia? Il caso della Biennale Arte di Venezia 2026

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L’ingresso del Padiglione Centrale, ai Giardini della Biennale

La partecipazione della Russia alla Biennale Arte di Venezia 2026 ha riacceso una controversia che va ben oltre i confini della cultura. La decisione della Fondazione di consentire la riapertura del padiglione russo ha provocato una netta protesta ufficiale da parte dell’Ucraina, che aveva definito la scelta “inaccettabile” mentre continua il conflitto con Mosca. In un comunicato congiunto pubblicato a Kiev, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha e la ministra della Cultura Tetiana Berezhna avevano invitato gli organizzatori della Biennale a “rivedere la loro decisione e mantenere la posizione di principio dimostrata nel 2022 e nel 2024” compatibile con la condanna della presunta aggressione russa.

Secondo il governo ucraino, ammettere artisti russi in una delle kermesse culturali più prestigiose del mondo mentre prosegue il conflitto, rischiava di inviare “un segnale pericoloso di tolleranza verso l’aggressione, normalizzazione della politica genocida dei russi e supporto indiretto ai crimini di guerra”. Il ritorno di Mosca nel circuito biennale è un passo che secondo Kiev sottolinea come la cultura russa sia indissolubilmente legata al regime militare di Mosca”.

Sin qui il “diktat” di Kiev per l’Italia e la Biennale, ma come se non bastasse, a rincarare la dose ci ha pensato l’alta rappresentante (si fa per dire) Ue, Kaja Kallas: “Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere: il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è moralmente sbagliato e l’Ue intende tagliare i suoi finanziamenti, pari a due milioni di euro”.

La presenza della Russia, proprietaria del Padiglione che la rappresenta, violerebbe secondo Kallas e soci, i principi e le regole previste dalle sanzioni che l’Europa ha comminato alla Russia come conseguenza del conflitto in atto con l’Ucraina. Regole che vietano di dare spazio a ogni manifestazione o atto che possa configurarsi come propaganda a sostegno del regime (quale?). Gli artisti che si esibiranno nello spazio espositivo ai Giardini, progettato nel 1914 dall’architetto Alexey Shchusev, saranno portati dalla società di cui è comproprietaria, insieme alla commissaria Anastasia Karneeva, proprio la figlia del potente ministro Sergey Lavrov, Ekaterina. Su tutto vigila il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha sempre difeso il diritto degli artisti ad esprimersi, sostenendo che nessuna norma sia mai stata violata e di aver organizzato spazi per dare voce anche agli artisti dissidenti russi.

La decisione a sorpresa della giuria

Con una decisione senza precedenti destinata a far discutere, la giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha annunciato che si asterrà dal considerare per i massimi premi il Leone d’Oro e il Leone d’Argentoquei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale (CPI). Il provvedimento colpisce direttamente Russia e Israele, coinvolti rispettivamente nei mandati di arresto internazionali per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.

La commissione tutta al femminile, presieduta da Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, ha rivendicato la propria responsabilità nel collegare l’arte alle “urgenze del nostro tempo”. In una nota ufficiale, le giurate hanno sottolineato come la rappresentanza dello Stato-nazione leghi indissolubilmente il lavoro degli artisti alle azioni dei governi che rappresentano, decidendo di agire in difesa dei diritti umani e in linea con lo spirito del progetto della mostra principale “In Minor Keys”. 

Già nelle settimane scorse, diversi artisti e curatori avevano pubblicato una lettera aperta chiedendo misure ancora  più drastiche. Lapidario il commento sull’accaduto della portavoce del Ministero degli Esteri Russo, Maria Zakharova:  “La revoca dei finanziamenti alla Biennale è una ricaduta nell’anticultura. Un’anticultura che si è riaccesa in Occidente negli ultimi anni. Non si riprenderanno, diventeranno per sempre incivili”.

Alessandra Costantino

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