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Ma dove finiscono i soldi di Telethon?

Nell’ultimo servizio qui su Russia News abbiamo fatto le pulci agli assurdi privilegi dei nostri parlamentari.

Oggi andiamo ad analizzare un po’ più da vicino l’attività “benefica” della Fondazione Telethon, e lo faremo sia dal lato finanziario che da quello etico.

La maratona televisiva originale nasce negli Stati Uniti nel 1966 dall’idea dell’attore Jerry Lewis; mentre la versione italiana arriva nel 1990 per opera di Susanna Agnelli, la cui famiglia è notoriamente legata alla massoneria, ed è oggi gestita dall’imprenditore Luca Cordero di Montezemolo.

Guardando sul sito ufficiale possiamo vedere che Telethon si presenta come un’organizzazione “senza scopo di lucro”, che finanzia la ricerca per studiare e cercare una cura per le malattie genetiche rare; un fine nobile, che svolge soprattutto attraverso le donazioni.

Ma vediamo quanti soldi ha raccolto la Fondazione negli ultimi anni:

2018: 31 milioni di euro

2019: 45 milioni di euro

2020: 54 milioni di euro

2021: 54 milioni di euro

2022: 75 milioni di euro

2023: 60 milioni di euro.

Oltre 300 milioni di euro solo negli ultimi 6 anni; ma se consideriamo tutti i 34 anni di attività dal ’90 ad oggi, la cifra supera i 2 miliardi di Euro.

Di questi, quanti soldi sono stati veramente investiti nella ricerca?

Il dato è ufficiale e si trova sul loro sito: circa 600 milioni di euro… e il resto che fine ha fatto?

Semplicemente sono stati spartiti a piacimento, con voci di bilancio che vanno da “oneri campagne pubbliche“, a “retribuzioni del personale” a un sibillino “oneri da attività istituzionali“, fino allo stipendio dello stesso Montezemolo, che non presta affatto il suo nome a titolo volontario, ma prende un bel compenso che va oltre i 300 mila Euro.

Quindi, chi dona i propri soldi credendo di contribuire seriamente alla ricerca medica, si trova invece a mantenere una baracca che di scientifico ha ben poco… neanche la ricerca.

E qui arriviamo alla seconda parte del nostro servizio giornalistico.

Sì perché le sperimentazioni scientifiche condotte nel nome di Telethon vengono in larga parte ancora eseguite sulla pelle degli animali; cosa che al giorno d’oggi è oltremodo perturbante.

Può essere vero che in passato i test sulle cavie hanno portato a dei successi sanitari, citiamo ad esempio la scoperta dell’attività antibiotica della penicillina che Alexander Fleming ha analizzato grazie al suo lavoro sui topi; o a Louis Pasteur che ha verificato la teoria dei germi lavorando sulle pecore.

Ma allora non c’erano i mezzi di adesso e non c’era Telethon con i suoi finanziamenti…

Tra l’altro, nella storia della medicina ci sono anche grossi errori dovuti a sperimentazioni errate di farmaci che hanno superato la prova sugli animali ma sono poi risultati tossici sugli esseri umani: ad esempio la Talidomide, un sedativo rivelatosi teratogeno, o l’antiasmatico Isoprenalina, fino al caos del principio attivo antifame/antiobesità/antidiabetogeno Benfluorex che ha ucciso migliaia di persone e ha portato alla condanna per omicidio del suo distributore francese, il laboratorio Servier.

Aggiungiamo che anche il fumo, l’alcool, il benzene, l’amianto, l’arsenico sono praticamente innocui sugli animali, ma dannosissimi per l’uomo.

Tutto questo porta a chiederci se veramente la sperimentazione sulle cavie da laboratorio sia necessaria o se si tratti di una inutile ed evitabile crudeltà verso le povere bestiole.

La risposta è semplice, perché le alternative al giorno d’oggi esistono eccome.

Ci sono delle procedure che permettono di limitare le sofferenze degli animali, riducendone o addirittura sostituendone l’utilizzo.

Due esempi: le colture cellulari, che sono addirittura più precise in quanto derivano da materiale biologico umano, e le simulazioni al computer, con speciali programmi che permettono di capire e verificare gli effetti sull’uomo di molecole e composti.

Se la ricerca, quelle vera, proseguisse in questo senso, farebbe meno danni, porterebbe benefici per tutti e soprattutto eviterebbe di arricchire ulteriormente chi è già ricco ma non si accontenta e specula pure sui malati.

Eva Bergamo

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