Spirano pericolosissimi venti di guerra, al confine fra Siria e Turchia a poche ore dall’abbattimento del caccia russo “Sukhoi 24” da parte dell’aviazione di Ankara. Un fatto gravissimo che rischia di trascinarci su due piedi in un
Dopo l’abbattimento del mig, subito i media occidentali hanno rilanciato la notizia addossando, come al solito, la responsabilità alla Russia colpevole, a loro dire, di aver violato lo spazio aereo turco. In realtà con il passare delle ore si sta facendo strada la verità, e stanno emergendo particolari a dir poco inquietanti dal momento che non solo l’abbattimento è avvenuto in territorio siriano (satelliti russi ed americani confermano questa notizia), ma che a volerlo sia stato addirittura il primo ministro Erdogan in persona!
La Turchia, come tutti sapete, fa parte della NATO. Ovvero di quell’alleanza militare nata all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di scongiurare il pericolo, allora rappresentato, da un’eventuale invasione comunista ordita dall’Unione Sovietica. A fare da contraltare, sempre dal punto di vista bellico, c’era il Patto di Varsavia che invece comprendeva tutti i paesi dell’est europeo.
Terminata fortunatamente la guerra fredda, con la caduta del Muro di Berlino ed il crollo del comunismo, sarebbero dovuti venir meno quegli stessi presupposti sui quali era stata istituita la NATO (di cui anche l’Italia è membro). Che invece ha mantenuto le proprie posizioni sul Mediterraneo, come del resto certificano le basi militari presenti sul nostro paese che si trova in un’area strategicamente importante di ponte fra Occidente ed Oriente.
L’abbattimento insensato del “Su-24”, voluto da Ankara, rischia di fornire il pretesto – valido dal punto di vista del diritto internazionale – a Vladimir Putin per ordinare un attacco di ritorsione contro il punto da cui sono stati lanciati i missili che hanno abbattuto quell’aereo militare russo. Ma ciò rischia a sua volta di innescare la reazione della NATO, dal momento che l’attacco ad un paese facente parte dell’Alleanza Atlantica comporta automaticamente lo stato di guerra che coinvolgerebbe gli Stati Uniti con conseguenze che potrebbero essere apocalittiche! Insomma, come si sarà capito, potremmo trovarci di fronte ad un escalation pericolosissima. Anche se l’atteggiamento del governo russo, dopo l’enorme rabbia manifestata a caldo da Putin, per fortuna sembra essere improntato alla lucidità ed alla grande prudenza.
Gli interessi in ballo non sono solo limitati al controllo della regione ma anche ai rapporti a dir poco ambigui esistenti fra Ankara ed i terroristi: il presidente Putin ha nei giorni scorsi denunciato come a foraggiare i fondamentalisti ci siano anche quegli stessi paesi che compongono il G20. Ovvero quei paesi occidentali che a chiacchiere dicono di voler combattere il terrorismo. Ma che nei fatti poi non esitano a fornirgli armi, supporto logistico oltre che addestramento militare. E questo spiegherebbe il perché del salto di qualità dei terroristi nel progettare attentati in grande stile, come quelli che poco più di 10 giorni fa hanno gettato nel terrore Parigi, con tanto di caccia all’uomo che sta ancora coinvolgendo mezza Europa!
Fra questi paesi, ci sarebbe anche la Turchia che comprerebbe il petrolio “in nero” da quegli stessi miliziani che sono stati addestrati dagli USA al solo scopo di rovesciare il legittimo
Se oltre a ciò, consideriamo anche i profughi che sono nel frattempo scappati e l’atteggiamento “freddo” finora mostrato dagli americani, insieme alla compassione “interessata” (anche qui per soli scopi economici, e non certo umanitari) dell’Unione Europea, si capisce a quel punto che cosa in realtà ci sia dietro!
Il Presidente Putin, come anticipato sopra, non ha lesinato affatto parole durissime nel commentare l’increscioso accaduto. Lasciando per un attimo da parte la sua proverbiale calma il
Allo stato attuale, sembra invece in forte dubbio la visita del premier turco Erdogan a Mosca, in programma a Dicembre. Così come non sono affatto da escludere delle conseguenze di carattere economico nelle relazioni fra i due paesi, con l’inizio di un embargo decretato dalla Russia nei confronti della Turchia.
F.M.
