La Corte di Appello di Roma conferma: il tentativo di arresto a Mattarella del generale Pappalardo non fu vilipendio - Russia News / Новости России

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Pubblicato il Aprile 30th, 2026 | Da Redazione Russia News

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La Corte di Appello di Roma conferma: il tentativo di arresto a Mattarella del generale Pappalardo non fu vilipendio

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Tutto era nato da una iniziativa che aveva avuto forte eco per i toni e per il significato politico del gesto, rimasto nella storia della Repubblica Italiana: il generale Antonio Pappalardo, nel dicembre 2017 affiancato da alcuni esponenti del movimento Liberazione Italiasi era presentato ai cancelli del Quirinale con un documento definito “verbale di arresto nei confronti del presidente Sergio Mattarella, accusato pubblicamente di aver “usurpato poteri politici. Un gesto che aveva fatto rumore, tanto per la provocazione simbolica quanto per la carica politica del messaggio.

La magistratura aveva aperto un fascicolo e la Procura generale aveva spinto fino alla fine per una condanna, chiedendo un anno di reclusione. 

La Corte di Appellodi Roma, tuttavia, confermando l’assoluzione pronunciata alla fine del 2024, ha respinto la richiesta, confermando che i fatti contestati non integrano gli estremi del reato.

Pubblichiamo qui di seguito, in forma integrale ed in esclusiva per il nostro giornale, le memorie difensive del generale Pappalardo scritte per raccontare la vicenda e per rendere noto ai nostri lettori le sue motivazioni e la copia del verbale di arresto dell’epoca.


LE RAGIONI DEL GENERALE PAPPALARDO

Premetto che farò la mia dichiarazione nel rispetto dell’art. 111 della Costituzione, novellato nel 1997, anche con il mio contributo, per cui conosco bene il percorso che ha fatto il riformatore costituzionale per giungere alla nuova norma:

“Ogni processo (compreso quello in appello) si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore”.

Negli atti parlamentari della suddetta novella, si legge testualmente, e ciò costituisce interpretazione autentica:

  • “Si è consolidata la volontà del Parlamento di inserire in Costituzione i principi del giusto processo e le garanzie assicurate alla persona nella citata Convenzione europea”;
    • “Nella nostra Costituzione esisteva una lacuna che attiene al processo. E ciò perché i Costituenti avevano in mente il modello di processo inquisitorio, espressione di uno Stato di tipo autoritario”;
    • “Nel processo inquisitorio lo Stato-Amministrazione sovrasta la persona, mentre la Costituzione è di tipo personalistico”;
    • “Con la riforma del 1997 è stato ripristinato il principio che caratterizza il rito accusatorio e, cioè, la formazione della prova nel contraddittorio delle parti, di fronte ad un giudice terzo”;
    • “Il novellato art. 111 è stato posto al fine di evitare che il processo si svolga secondo regole contrarie ai principi di cui all’art. 6 della Convenzione europea, privando l’accusato del diritto al contraddittorio sulla prova”;
    • “L’espressione “giusto processo regolato dalla legge” intende stabilire come regola generale quella secondo cui l’intero procedimento deve essere tassativamente previsto in una norma di legge”;
    • “Il secondo comma dell’art. 111 concerne tutti i processi, contraddittorio delle parti, condizione di parità fra le parti, terzietà e imparzialità del giudice, principi in riferimento ai quali è difficile ipotizzare una qualche forma di dissenso”;
    • “La disposizione costituzionale sul giusto processo è una delle norme cardini dell’intero processo di riforma del sistema della giustizia in grado di far evolvere positivamente il rapporto problematico fra cittadini e giustizia e, più in generale, fra cittadino e istituzioni”.

Signora Presidente, Signori Giudici, oggi voi vi trovate ad affrontare uno dei più gravi vulnus istituzionali della storia della Repubblica democratica. E il Collegio non può, a suo discrimine, imporre regole per il contraddittorio diverse da quelle stabilite dall’art. 111 della Costituzione novellato. Nel momento in cui vi sono cittadini che, dopo aver rilevato gravi vulnus istituzionali e costituzionali, li denunciano e attendono fiduciosi gli accertamenti da parte della magistratura, vengono, invece, aggrediti e accusati addirittura di vilipendio.

Grazie al cielo, ben tre giudici mi hanno assolto dalle gravi accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Roma, che omette di verificare quanto denunciato dagli esponenti del Movimento politico Liberazione Italia.

Io ho affrontato l’accusa, rivolta solo a me, con dignità e da buon Carabiniere ho chiesto di essere rinviato a giudizio per un delitto, che non ho commesso, di vilipendio al Capo dello Stato, per la salvaguardia delle libere e democratiche Istituzioni della Repubblica.

Va subito detto che sono state 10 le persone che sono andate ad arrestare Mattarella, (io le ho solo accompagnate, non facendo parte del Movimento Liberazione Italia che ha deliberato di arrestare Mattarella).

Ma perché il Movimento ha deciso di arrestare Mattarella?

Bisogna procedere con ordine riferendo nel dettaglio quanto accaduto

Va premesso che qui non si discute la sentenza del 2014 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale “Porcellum”, ma il fatto che il 31 gennaio del 2015 Mattarella è stato eletto da Deputati non convalidati, in palese violazione dell’art. 66 della Costituzione.

Qui non ci sono interpretazioni: il fatto è inconfutabile: Mattarella è stato eletto da 630 deputati che non si erano ancora convalidati.

Pertanto, Mattarella non è tutt’oggi il Capo dello Stato, per cui il reato di vilipendio non esiste.

Esiste, invece, quello di usurpazione di potere politico.

Ecco, perché ho chiesto di essere rinviato a giudizio perché ero certo che ci sarebbe stato un Tribunale della Repubblica che avrebbe rilevato il reato e dichiarato illegittimi tutti questi parlamentari, che oggi continuano a devastare la Repubblica democratica.

Nei due video, mostrati dal PM nell’udienza dell’11 marzo 2026, prodotti dalla DIGOS della Questura di Roma, si vedono immagini in cui chiarisco al dirigente della Polizia di Stato, che nemmeno si è qualificato, che una delegazione del Movimento politico Liberazione Italia, aveva proceduto all’arresto di Sergio Mattarella per usurpazione di potere politico, essendo stato eletto il 31 gennaio 2015 da Deputati non convalidati, che nemmeno si potevano convalidare, come è emerso chiaramente nella seduta della Giunta per le Elezioni della Camera dei Deputati del 25 giugno 2015.

Mattarella, non essendo il Capo dello Stato, poteva essere arrestato!

Oggi si dovrà discutere non del mio vilipendio, che è stato dichiarato inesistente dal giudice di primo grado perché ho esercitato un mio diritto politico, per un arresto fatto da 10 esponenti del Movimento Liberazione Italia e non da me, come risulta dal verbale di arresto, ma di un grave vulnus istituzionale: Mattarella, Governo e Parlamento sono tutti illegittimi e continuano a governare dal 2014 il Paese, devastando la democrazia e i principi costituzionali.

Prima di procedere oltre, chiedo che sia fatto vedere il video, da noi realizzato, da cui si vede che una delegazione del Movimento Liberazione Italia, e non solo Antonio Pappalardo, si è recata al Quirinale per notificare un verbale di arresto, preannunciato sia alla Questura che alla Procura della Repubblica, che avrebbe presentato qualsiasi cittadino quando si rilevano fatti di natura penale, da chiunque commessi, perché nessuno si pone al di sopra della legge, nel rispetto delle norme del codice di procedura penale.   

Ma andiamo con ordine, narrando come si sono svolti i fatti.

Nel 2016 l’avvocato Besostri, del foro di Milano, mi telefona e mi dice che Sergio Mattarella non è stato eletto regolarmente Presidente della Repubblica.

Nella mia veste di Presidente del Comitato dei Saggi (Regolamento in allegato 1 ter, in cui è scritto, articolo 8, comma 3 “Il Comitato dei Saggi esprime altresì valutazioni sui provvedimenti a carico dei soci del Movimento, sia amministrativi che giudiziari, giungendo ad emettere la censura a carico di quei soggetti che adottano i loro atti sotto il condizionamento politico o altri interessi, che nulla hanno a che vedere con la giustizia), chiamo l’avv. Carlo Priolo, del foro di Roma, membro del Comitato dei Saggi, di cui sono Presidente, e gli chiedo di redigere una relazione dettagliata sulla vicenda.

Carlo Priolo mi presenta un esposto-diffida, in cui rileva il grave vulnus istituzionale che si era prodotto, che invio al Presidente del Movimento Liberazione Italia, commissario della Polizia di Stato, Giuseppe Pino (atto in allegato 1 bis), e in particolare che:

  • la Corte Costituzionale, dopo aver dichiarato nel 2014 incostituzionale parte della legge elettorale “Porcellum”, aveva rilevato che 148 parlamentari, eletti con il premio di maggioranza, erano illegittimi. Ciononostante li aveva invitati a permanere nello svolgimento delle loro funzioni, di fatto convalidandoli, potere che in Italia spetta solo alle due Camere (art. 66 della Costituzione), commettendo il reato di usurpazione di potere politico;
  • il 31 gennaio del 2015 Sergio Mattarella, membro della Corte Costituzionale che aveva convalidato i 148 parlamentari, commettendo anch’egli il delitto di usurpazione di potere politico, viene eletto Presidente della Repubblica da parte di 315 Senatori, che si erano già convalidati, e da 630 Deputati che non si erano convalidati (si sono convalidati il 1° luglio 2015, ben 5 mesi dopo), per cui non erano ancora pienamente nell’esercizio delle loro funzioni e per eleggere la suprema carica dello Stato occorre essere pienamente parlamentari (non dimentichiamo che nel 1883 il Governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, sebbene senatore, è stato arrestato e condotto in carcere in quanto non ancora convalidato. Il Tribunale dell’Aquila, in relazione al ricorso del M5S contro il Presidente dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che, eletto senatore della Repubblica, doveva dimettersi dalla carica regionale, ha sentenziato nel 2018 che “la convalida di un eletto è un passaggio fondamentale del processo democratico, per cui la validazione dell’elezione è sub iudice fino al pronunciamento della Camera di competenza”. Per cui, sino alla convalida, Luciano d’Alfonso, non era un senatore, per cui poteva rimanere Presidente della Regione);
  • i 630 Deputati, come è stato ben indicato nella riunione della Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati del 25 giugno 2105 non si potevano nemmeno più convalidare in quanto non esisteva più la legge “Porcellum”, ormai eliminata dal panorama giuridico con la sentenza della Corte Costituzionale del 2014. I Deputati su quale legge si sono convalidati? Diversi Procuratori della Repubblica, in primis quello di Catania, dott. Zuccaro, mi disse che se i deputati si fossero convalidati avrebbero commesso il reato di abuso d’ufficio. Ma la Procura della Repubblica di Roma non ha battuto ciglio.

Il Movimento Liberazione Italia, ricevuto il parere del Comitato dei Saggi ha deliberato di inviare a tutte le Procure della Repubblica d’Italia l’atto in allegato 1, in cui si denuncia che Sergio Mattarella, parlamentari e governanti sono illegittimi e, quindi usurpatori di potere politico, per cui i cittadini, avvalendosi dell’art. 383 cpp li potevano arrestare.

Il Presidente del Movimento Liberazione Italia, da me accompagnato, si è presentato dal Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, sollecitandolo a indagare sul grave vulnus in atto. Il Procuratore ha promesso ogni verifica. Ma non ha fatto nulla.

Il Movimento Liberazione Italia ha allora emesso un Ordine di Cattura popolare (atto in allegato 2) inviato a tutti gli Italiani, nei confronti di Sergio Mattarella, Parlamentari e Governanti, che veniva consegnato da molti cittadini a 300 comandi dell’Arma e Uffici di Polizia,

Comandi dell’Arma e Uffici di polizia, allarmati, invece di analizzare il contenuto dell’ordine, hanno reagito minacciando i cittadini di rappresaglie, se avessero continuato a presentare ulteriori ordini, e hanno inopinatamente denunciato i cittadini che stavano svolgendo il loro dovere: segnalare alle Autorità competenti, anche con la provocazione, che parlamentari e governanti erano tutti abusivi.

Lo scrivente è stato denunciato dalla DIGOS e da alcuni comandi dell’Arma per istigazione a disobbedire alle leggi alla Procura della Repubblica di Roma, che non ci ha pensato un solo istante a chiedere il mio rinvio a giudizio.

Il 12 settembre 2017, lo scrivente, trovandosi a Piazza Montecitorio in Roma per una manifestazione, con un migliaio di persone che chiedevano l’arresto dei parlamentari abusivi, ha consegnato al Vice Questore Filiberto Mastropasqua, responsabile dell’ordine pubblico, una delibera del Movimento Liberazione Italia per procedere al loro arresto, a lui personalmente indirizzata.

Il suddetto funzionario di polizia, allarmatosi dato che nell’atto figurava il suo nome, chiedeva allo scrivente di prendere un caffè con lui.

Il sottoscritto lo accompagnava, insieme ad alcuni esponenti del Movimento, al caffè Giolitti, posto di fronte alla porta secondaria della Camera dei Deputati. Quivi giunti, il dott. Mastropasqua pregava lo scrivente di cancellare il suo nome dalla delibera perché “aveva famiglia”, con ciò facendo chiaramente intendere che i parlamentari fossero illegittimi e che lui non intendeva essere un giorno accusato di omissione di atti d’ufficio. Lo scrivente chiedeva, allora a chi doveva indirizzare la delibera. Risposta del Mastropasqua: “Genericamente alla Questura”. Ciò che è stato fatto, ma la Questura non si è mossa;

Atteso il silenzio assoluto della Questura di Roma e della Procura della Repubblica di Roma, il Consiglio Direttivo del Movimento “Liberazione”, di cui io non faccio parte, si è riunito il 13 dicembre 2017 e ha deciso, per la salvaguardia delle Istituzioni della Repubblica di procedere il 21 dicembre 2017, giorno del solstizio d’inverno, all’arresto dell’usurpatore, a mezzo di una delegazione (verbale in allegato 3), che doveva però preventivamente informare le Autorità.

Alcuni giorni dopo, il commissario, Giuseppe Pino, accompagnato da me, si è presentato dal Capo di Gabinetto della Questura di Roma, notificando che il 21 dicembre una delegazione del Movimento si sarebbe recata al Quirinale per arrestare Mattarella (atto in allegato 4). Nessuna obiezione. La Questura ha concesso al Movimento la piazza SS Apostoli, a poche centinaia di metri dal Quirinale, pur sapendo che una delegazione dello stesso Movimento si sarebbe recata al Quirinale ad arrestare Mattarella.

Analoga comunicazione è stata inviata il 15 dicembre 2021 alla Procura della Repubblica di Roma (atto in allegato 5), con questa conclusione:

Codesta Procura della Repubblica di Roma è pregata di voler dare tempestivamente il giusto conforto giuridico all’operazione di ripristino della legalità nelle massime Istituzioni della Repubblica, indicando, con provvedimento motivato, a ritenere nulla la convalida dei parlamentari del 1° luglio del 2017, come più volte ribadito in esposti/denunce inviati a codesta Autorità Giudiziaria a più riprese contro parlamentari che stanno commettendo il delitto di usurpazione del potere politico, insieme al Capo dello Stato, al Capo del Governo, ai Ministri e Sottosegretari.

Nonostante la dichiarazione inequivocabile, Pignatone e Colaiocco non hanno obiettato alcunché, per cui gli esponenti del Movimento Liberazione Italia hanno ritenuto di essere nel giusto nell’assicurare alla giustizia evidenti usurpatori del potere politico.

Il 21 dicembre 2017, alle ore 11, una delegazione di 10 persone del Movimento “Liberazione Italia”, da me accompagnati, ritenendo – si ripete – di operare nel giusto avendo preavvisato le autorità competenti di ciò che avrebbero compiuto, si è recata al Quirinale per consegnare il verbale di arresto sulla base dell’art. 383 del Codice di procedura penale, convinte, peraltro di procedere con l’assenso delle autorità, che si sono ben guardate dallo svolgere qualsiasi azione di contrasto dei procedenti.

Infatti, nessuno, delle forze di polizia, vi era, dinanzi al Quirinale a impedire l’azione dei delegati in tal modo avallandosi implicitamente il loro operato!

All’ingresso del Quirinale, lato via XX Settembre, i delegati sono stati ricevuti da due funzionari in abito civile: uno di essi non si è voluto qualificare, l’altro ha detto di essere il Tenente Colonnello Sabeddu dei Carabinieri.

Si è chiesto ai due di far scendere Sergio Mattarella in quanto gli si doveva consegnare un verbale di arresto nei suoi confronti. I due hanno risposto che Mattarella non era disponibile.

Sorprendente! L’ufficiale dei Carabinieri, invece di procedere all’arresto dei delegati per vilipendio al Capo dello Stato, e far intervenire prontamente le forze di polizia, giustificava l’assenza del Presidente con una scusa banale: “Non è disponibile!”.

Insomma, il Presidente si era dichiarato non disponibile per evitare l’arresto, ben conscio di essere stato eletto illegittimamente.

Diversamente non si spiegherebbe il comportamento, davvero anomalo, del Tenente Colonnello dei Carabinieri, Sabeddu, ufficiale di polizia giudiziaria, che sa bene quali sono i suoi doveri: in presenza di un reato perseguibile d’ufficio, qual è il vilipendio al Capo dello Stato, egli deve procedere all’arresto dei responsabili. Ma Mattarella medesimo glielo ha impedito, imponendogli di dire che non era disponibile, in quanto se i delegati fossero stati arrestati, sarebbe esploso il caso in tutta la sua gravità e la stampa si sarebbe occupata della vicenda.

E ciò non doveva assolutamente accadere!

I delegati, a questo punto, hanno consegnato il verbale di arresto al Tenente Colonnello Sabeddu, che lo ha preso senza procedere, così configurandosi il reato di omissione di atti d’ufficio.

 I delegati sono andati via ritenendo di aver svolto il mandato conferito loro dal Consiglio Direttivo del Movimento.

Giunti in un giardino pubblico, dinanzi al Quirinale, si sono posti sotto la statua dei Carabinieri in tempesta, per fare alcune fotografie per ricordare l’evento epocale.

In quel momento sono sopraggiunte alcune persone sconosciute, che hanno chiuso i cancelli della villa, chiedendo ai delegati di lasciarsi identificare.

Ho chiesto a queste persone chi fossero e perché volevano identificarci.

Hanno risposto di essere della DIGOS della Questura di Roma.

Ho chiesto più volte il motivo della loro richiesta di farci identificare, dato che non stavamo facendo nulla di irregolare.

Di fronte al mutismo di colui che ritenevo il Capo della DIGOS, gli ho detto testualmente: “Forse lei è venuto a identificarci perché poco fa i delegati hanno consegnato un verbale di arresto di Mattarella”.

Mi ha risposto con voce alterata: “Non vi sto identificando per il vostro arresto di Mattarella, ma perché state svolgendo una manifestazione senza averci preavvisato”.

Incredibile! Dieci cittadini arrestano colui che è il Capo dello Stato, o meglio ritenuto tale, ma la DIGOS, intervenuta, invece di arrestarli essendo flagrante il reato di vilipendio al Presidente della Repubblica, contesta loro una semplice contravvenzione.

Insomma, un uomo commette un omicidio e la polizia, invece di arrestarlo, gli contesta il parcheggio della sua autovettura in sosta vietata.

Al Tenente Colonnello Sabeddu e ai funzionari della DIGOS è stato imposto di non procedere a carico di coloro che avevano poco prima arrestato il Capo dello Stato o il presunto tale.

Chi ha dato loro un simile ordine?

La ragione era ben chiara: si doveva in ogni modo nascondere una grave realtà: Mattarella non era il Capo dello Stato e nessuno lo doveva sapere e nessuno doveva diffondere questa notizia. E i funzionari della Questura di Roma, ben sapendo ciò, non hanno inteso contestare alcun reato ai procedenti, lasciandoli ancor di più nella loro convinzione che essi avevano svolto un’azione più che meritoria per sanare un grave vulnus istituzionale, dato che veniva addebitato loro – fatto incredibile – un reato contravvenzionale, peraltro inesistente.

Ho visto, al di fuori dei cancelli, chiusi dai poliziotti, che stavano commettendo il reato di sequestro di persona, il Luogotenente dei Carabinieri, Comandante della Stazione Roma/Quirinale.

L’ho invitato a entrare e a procedere contro i sequestratori.

Il Luogotenente è entrato e ha invitato i funzionari di polizia ad allontanarsi.

Quindi ci ha pregato di seguirlo in caserma.

Lì, abbiamo stilato e firmato un verbale di arresto di Sergio Mattarella, in tre pagine (atto in allegato 6), da cui si rileva:

  • che Pino Giuseppe, Salvatore Rainò, Antonello Secchi, da me accompagnati, del Movimento Liberazione Italia, hanno proceduto all’arresto di Mattarella, in quanto usurpatore di potere politico, in esecuzione della delibera del Movimento Politico. Fra i procedenti non figura il mio nome, dato che non avevo deliberato il suo arresto;
  • il grave vulnus in atto con parlamentari illegittimi che hanno approvato leggi anticostituzionali, come la legge 119/2107 dell’obbligo vaccinale, eleggendo pure il Capo dello Stato. Un grave vulnus istituzionale e costituzionale, che fa comprendere sino a che punto giunge l’arroganza di alcuni funzionari di polizia e di alcuni magistrati.

Il Luogotenente ha definito il verbale di arresto “epocale” in quanto cittadini coraggiosi si erano finalmente mossi contro evidenti gravi irregolarità, commessi da parlamentari che da anni non rispettano più la Costituzione.

Ma quei cittadini dovevano essere silenziati e solo Antonio Pappalardo perseguito. Una manovra da basso impero.

La DIGOS, che ha depositato i due video, che abbiamo visto, come mai non ha esibito anche quello del mio breve comizio che ho fatto subito dopo in Piazza Santissimi Apostoli, dove ho spiegato ad alcuni cittadini la rilevanza del nostro atto?

Chiedo che questo video sia fatto subito vedere al Collegio, in quanto sono ben spiegate le ragioni per le quali esponenti di un Movimento politico hanno inteso arrestare Mattarella per usurpazione di potere politico.

Ma ciò doveva essere occultato. Del grave vulnus istituzionale non si doveva parlare in alcun modo!

Va ricordato che di recente il Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, ha dichiarato nella riunione straordinaria a Palazzo della Consulta quanto segue:

  • “Si assiste oggi a una preoccupante preminenza dell’uso della forza rispetto ai canali della diplomazia. Vi sono conflitti irrisolti, emergono nuove guerre, vi è una prolungata situazione di instabilità e le istituzioni internazionali e il sistema di multilateralismo globale, nato nel dopoguerra, attraversano una profonda crisi strutturale”:
  • “La Corte, in linea di continuità con la propria giurisprudenza, ha ribadito l’esistenza di principi ‘fondamentali’ o ‘supremi’ della nostra Costituzione, che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali”.

Un fatto incredibile: la massima magistratura dello Stato si sostituisce al potere politico, ritenuto ormai non più espressione del popolo sovrano, denunciando gravi omissioni e inadempienze in ordine a fatti interni e internazionali.

I principi, richiamati dal Presidente della Consulta, sono soprattutto i diritti politici dei cittadini, che non possono essere messi in discussione nemmeno dal Parlamento, come già sentenziato nel 1988 dalla Corte Costituzionale, e questi principi danno loro la facoltà di denunciare gravi vulnus istituzionali senza subire rappresaglie, tipiche dei sistemi del passato fascismo.

Ma la Procura della Repubblica di Roma procede impavida, ben protetta ad alto livello politico, ignorando il solenne pronunciamento del Presidente Amoroso.

Tali principi sono stati, peraltro, ribaditi con il secco NO del Popolo sovrano nel recente referendum ad una classe dirigente politica che, ritenuta incapace e priva di ogni senso morale di rispetto delle Istituzioni dello Stato, non può riformare la Carta Costituzionale, redatta da illustri costituzionalisti nel momento più grave del transito del Paese dal fascismo alla Repubblica democratica.

In merito all’invito del Presidente Amoroso sulle questioni internazionali, ho composto, operando in senso diametralmente opposto all’attuale governo della Meloni, che viene costantemente contestata con manifestazioni di piazza in cui si invoca la pace fra i popoli, ben 14 sinfonie, dedicate ai Popoli di ciascun Paese, per la pace del Mondo: “Iran Simphony”, “American Simphony” “Morocco Simphony”, “Turkish Simphony”, “Chinese Simphony”, “Russian Ukraine Simphony”, “French Simphony”, “Burkina Faso Simphony”, “Venezuela Simphony”, “Italian Simphony”, “Argentinien Simphony”, “Carthago Simphony”, “Palestinien Simphony”, “Qatar Symphony”.

Già sono stato ricevuto da alcuni ambasciatori e ho riferito loro che dovrebbero essere lanciate sinfonie e non bombe.

Domani terrò una conferenza stampa nell’Ambasciata dell’Iran, in Roma, per presentare la mia opera “Iran Symphony”, in omaggio al popolo iraniano e soprattutto ai circa 2000 morti sotto le bombe democratiche degli Usa e di Israele.

Ieri, 7 aprile 2026, ho presentato una petizione popolare alla Camera dei Deputati, indirizzata anche al Congresso degli Stati Uniti e al Popolo di Israele, per chiedere che una commissione di medici internazionali sottoponga a vista psichiatrica Donald Trump e Benjamin Netanyahu, per accertare se gli stessi siano in possesso delle loro piene capacità psichiche nel momento in cui stanno portando guerra e devastazioni in molti paesi, ignorando le norme di diritto internazionale (atto in allegato 6 bis).

Il reato di vilipendio previsto dall’art. 278 del codice penale, prescrive: “Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La norma provvede a tutelare l’onore ed il prestigio del Presidente della Repubblica.
Per quanto riguarda l’onore, esso rappresenta un bene che attiene strettamente alla sfera morale del Presidente inteso come individuo, mentre il prestigio riguarda il particolare decoro riferito all’intangibilità della sua posizione istituzionale.

V’è da chiedersi: “Nella circostanza il decoro della carica di Presidente della Repubblica è stato menomato dal Movimento Liberazione Italia, con la sua denuncia, che in uno stato democratico è più che legittima, perché tutti sono eguali davanti alla legge, e comunque un dolo, seppur generico, vi deve pur sussistere? Nella fattispecie, però, l’intento dei denuncianti era quello di salvaguardare il prestigio della carica di Presidente della Repubblica e non certo di offenderlo.

Oppure tale decoro è stato menomato da Sergio Mattarella? Egli, infatti:

  • ha accettato i voti dei 148 parlamentari da lui giudicati illegittimi da Consigliere della Consulta, così facendo intendere di non possedere alcun senso morale e di rispetto nei confronti della massima istituzione della Repubblica;
  • ha convalidato, da Consigliere della Consulta, i suddetti 148 parlamentari, dichiarati illegittimi, usurpando il potere delle Camere, che sono le uniche a convalidare sulla base dell’art. 66 della Costituzione i parlamentari eletti e non certamente qualsivoglia magistratura, compresa la Corte Costituzionale;
  • ha accettato i voti dei 630 Deputati, che il 31 gennaio del 2015, all’atto della sua elezione non si erano ancora convalidati. Si sono convalidati, commettendo un abuso il 1° luglio 2015, in quanto non si potevano convalidare dato che la legge “Porcellum” era stata eliminata dal panorama giuridico italiano nel 2014. Su quale legge si sono convalidati? Ma la Procura della Repubblica di Roma non intende tutt’ora compiere i suoi doveri costituzionali. Non dimentichiamo che nel 1883 il Governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, sebbene senatore, è stato arrestato e condotto in carcere in quanto non ancora convalidato;
  • ha promulgato la nuova legge elettorale “Rosatellum”, pur non essendo il Capo dello Stato, facendosi nuovamente eleggere Presidente della Repubblica da parlamentari illegittimi;
  • ha dichiarato criminali coloro che, basandosi sull’art. 32 della Costituzione, non intendevano farsi vaccinare, così alimentando una campagna di odio e di disprezzo, che la polizia politica della DIGOS ha messo in atto, svolgendo un controllo serrato nei confronti dei NOVAX, adottando misure repressive non ammesse in una società democratica;
  • ha ammesso, sotto interrogatorio, di aver accettato nel 1992, durante una campagna elettorale, denaro da un notissimo collettore di tangenti della mafia, Filippo Salamone, nella inchiesta Mafia/Appalti, oggi all’esame della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che ha collegato le uccisioni di Falcone e Borsellino alla distribuzione di ben 5000 miliardi di lire a politici, imprenditori e mafiosi, circostanza bene evidenziata nel noto rapporto del ROS Carabinieri del 1989, voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, poi ignobilmente archiviato dal ben noto Procuratore della Repubblica di Palermo, Giammanco. In relazione a tale inchiesta ho reso il 30 settembre 2025 ampia testimonianza alla Procura della Repubblica di Caltanissetta, in cui ho fatto emergere evidenti collusioni fra il potere politico democristiano e Cosa Nostra, con responsabilità della magistratura che continua a proteggere gli illegittimi (atto in allegato 7). Mattarella si è giustificato dicendo che non sapeva che il suddetto Salamone fosse un collettore di tangenti. Ricordo che Berlusconi ed altri politici, fra cui Bettino Craxi, sono stati condannati in quanto “non potevano non sapere”.
  • è figlio di Bernardo Mattarella – che ha costruito la carriera politica dei due figli, Piersanti e Sergio, facendo ottenere loro i voti per essere eletti, il primo, Presidente della Regione Siciliana e, il secondo, deputato – indicato negli atti della Commissione Parlamentare Antimafia e da molti giornalisti e politici, come uomo connivente con la mafia. Lo stesso Fanfani ebbe a scrivere nel suo diario (7 dicembre 1963): “Messeri accetta il commercio estero, dove così avremo ministro (Mattarella) e sottosegretario di Palermo, ambedue accusati apertamente di connivenze con esponenti mafiosi(atto in allegato 8). Quale misterioso potere occulto protegge la famiglia Mattarella, che non solo evita indagini da parte della magistratura, ma addirittura fa eleggere un suo membro Capo dello Stato? Suonano, a tal proposito, terribili le parole del Procuratore della Repubblica Gratteri, che il 25 gennaio 2018, prima delle elezioni politiche, ha fatto girare un video in cui diceva: “La situazione è veramente drammatica. Bisogna prendere posizione. Uscite dal guscio delle vostre case. Impegnatevi nel sociale. Occupate le strade e le piazze. Fate qualcosa. Ribellatevi a questo andazzo”. Che cosa intendeva dire il dott. Gratteri? A chi si riferiva quando parlava di andazzo. Il suo invito al sollevamento popolare contro una classe dirigente politica incapace, corrotta e collusa con le mafie, che la Procura della Repubblica di Roma non intende tuttora accertare, fa rabbrividire.

Nonostante questi gravi addebiti, si giunge ad un processo, dove l’imputato è solo Antonio Pappalardo – una vera ignobile rappresaglia politica, degna di un Paese del Terzo mondo – pur essendo andati in 10 ad arrestare Mattarella (come risulta dal processo verbale di arresto, consegnato ai Carabinieri della Stazione di Roma/Quirinale, la cui validità ed efficacia la Procura della Repubblica di Roma non intende a tutt’oggi in alcun modo verificare, nonostante l’ulteriore denuncia del 24 maggio 2025, nemmeno presa in considerazione, commettendo un grave reato di omissione di atti d’ufficio e di complicità, delitti che un giorno la magistratura, davvero autonoma e indipendente, dovrà accertare – atto in allegato 9).

In tutta questa vicenda emerge, sin troppo chiaramente, che la Procura della Repubblica di Roma non intende indagare sul vulnus più grave della storia della Repubblica, denunciato dal Movimento Liberazione Italia, che da circa 10 anni lotta contro un sistema perverso che sta portando allo sfacelo la democrazia nella Repubblica.

Questa inattività urta contro il contenuto dell’ordinanza della Corte di Cassazione di richiesta di illegittimità costituzionale del “Porcellum” del 2013, in cui è scritto testualmente che “il giudice naturale dei diritti fondamentali, e dei diritti politici in particolare, è il giudice ordinario”.

Tale sottrazione ai propri doveri costituzionali della Procura della Repubblica di Roma ha consentito ai Parlamentari abusivi di modificare di recente la Carta Costituzionale, con cui sono state intaccate l’assoluta imparzialità e autonomia della magistratura.

È davvero incomprensibile che, nonostante vi siano organi costituzionali a ciò adibiti, si è fatto ancora una volta ricorso il 22 e 23 marzo 2026 al Popolo per non far alterare il quadro dei poteri dello Stato, ben delineati e separati dai Padri Costituenti.

Già una volta il Popolo è intervenuto e ha bloccato analoghe modifiche costituzionali compiute da questi parlamentari abusivi, che, tutelati da un Capo dello Stato illegittimo, ritengono di avere la licenza di uccidere la Repubblica democratica.

Gli stessi parlamentari abusivi, oggi, stanno modificando la legge elettorale, ignorando le valutazioni della Corte di Cassazione del 2013 per cui, con un premio di maggioranza costruito ad arte, il governo avrà una maggioranza assoluta, che gli consentirà di compiere altre incursioni e devastazioni della Carta Costituzionale.

E tali modifiche si stanno compiendo, ignorando il contributo dell’opposizione e della dottrina, alterando in tal modo, e irrimediabilmente, l’assetto democratico della Repubblica.

Questi parlamentari abusivi, abbandonando la tradizionale linea italiana di assoluta estraneità alle competizioni belliche nel Medio Oriente, stanno trascinando il Paese in una guerra rovinosa.

Questi parlamentari abusivi hanno dato la fiducia al governo di una donna, Giorgia Meloni, che fino a ieri aveva come punti di riferimento i valori del fascismo, ed oggi è a capo dell’esecutivo della Repubblica democratica, nata dalla Resistenza e dalla Guerra di Liberazione.

Il Generale Arnaldo Ferrara, all’epoca Capo di Stato Maggiore del Comando Generale dell’Arma, capendo che i Carabinieri, non più Reali, dovevano fare riferimento esclusivamente alla Repubblica Democratica e ai suoi valori fondanti, scrisse un libro “I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione”, facendo intendere che essi dovevano trasformarsi da Carabinieri del Re custodi e della legge in Carabinieri della Repubblica democratica custodi e delle leggi.

Il potere ha reagito creando nel 1981 la Polizia di Stato, assegnandola al PCI, mentre la DC manteneva il controllo dei Carabinieri (comunicato stampa del Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in allegato 10).

Una operazione ignobile che fa intendere a che punto è giunto il degrado della classe politica italiana, che fa dipendere le due forze di polizia dalle segreterie dei partiti e non dalle Istituzioni dello Stato.

Nemmeno al tempo del Fascismo, Mussolini ha tentato di lottizzare l’Arma dei Carabinieri.

Nel 1991, da Presidente del COCER Carabinieri, denunciai che il Comandante Generale dell’Arma era nominato dalle segreterie dei partiti. Sono stato denunciato e condannato dai Tribunali militari, che in una Repubblica democratica non dovrebbero esistere, in quanto giudici speciali, non ammessi dall’art. 102 della Costituzione, normativa inopinatamente tuttora ignorata.

La Corte di Cassazione, dopo anni di umiliazioni, mi ha assolto del tutto riconoscendomi la qualifica di naturale controparte istituzionale dei vertici dell’Arma, inquinati dal potere politico.

Oggi i Carabinieri sono stati messi da parte, e le DIGOS della Polizia di Stato imperversano svolgendo vera e propria attività di polizia politica contro coloro che osano porsi contro l’attuale regime politico, che – come afferma il Professore Cacciari – ha introdotto in Italia una dittatura strisciante alla cinese.

Il Prof. Cacciari è andato oltre. Ha sollevato interrogativi che molti, forse, pensano in privato ma che nessuno osa pronunciare in pubblico. I punti focali della sua denuncia sono stati chiari. Ha parlato di una “condiscendenza inaccettabile” da parte del Quirinale nella gestione delle recenti crisi istituzionali. Secondo il filosofo, di fronte a decisioni che avrebbero richiesto fermezza, il Colle avrebbe mostrato una flessibilità che, a suo dire, mina la credibilità stessa delle istituzioni e, di conseguenza, la fiducia dei cittadini nel sistema. Non solo. Cacciari ha rincarato la dose, parlando di un “silenzio complice” e di una “omissione” che permetterebbe a determinate pratiche di perpetuarsi indisturbate. Nella sua analisi, questo silenzio non è una semplice mancanza, un’assenza. È un’attiva complicità, un fattore che erode lentamente ma inesorabilmente le basi stesse della nostra democrazia. E poi, la domanda che è risuonata come un tuono: “Dov’è il garante della Costituzione?”. Cacciari ha chiesto pubblicamente conto a Sergio Mattarella, sostenendo con forza che il Presidente, pur essendo il supremo garante della Carta, permetterebbe “che i principi fondamentali dello Stato vengano violati quotidianamente”. Un’affermazione di una gravità inaudita, che solleva un quesito fondamentale: chi vigila sul rispetto della Costituzione, se il suo garante è messo in discussione in modo così aperto? L’analisi di Cacciari, però, è andata ben oltre la persona del Presidente. Si è trasformata in un atto d’accusa contro un intero sistema che, secondo il filosofo, ha “smarrito la bussola”, tradendo la fiducia dei cittadini. Un sistema, ha spiegato, dove la forma ormai prevale nettamente sulla sostanza, e dove le voci critiche, quelle fuori dal coro, vengono sistematicamente messe a tacere o ridicolizzate. Ha denunciato la creazione di “emergenze costruite a tavolino”, utilizzate come strumenti per giustificare misure discutibili e, di fatto, limitare le libertà individuali e collettive. Un meccanismo pericoloso, ha avvertito, che serve a consolidare il potere di pochi a scapito dei diritti di tutti. Nel suo j’accuse è finito anche il Parlamento, descritto come “esautorato”, spogliato del suo potere e ridotto a un mero organo di ratifica. Un “passacarte” di decisioni prese altrove. Questa debolezza della rappresentanza democratica, ha sottolineato Cacciari, svuota di significato il voto dei cittadini e allontana la politica dalla vita reale delle persone. Un parlamento debole è, per definizione, una democrazia debole. Infine, l’affondo sui media, accusati di essere “piegati al potere”, di evitare le domande scomode, compromettendo così la loro funzione essenziale di “cani da guardia” e di informazione. Un vulnus grave, perché una cittadinanza non informata è una cittadinanza che non può partecipare consapevolmente.

Quello di Cacciari è stato un grido di protesta estremo contro quel “silenzio complice” che, a suo dire, soffoca il dibattito reale nel Paese.

La reazione dei principali quotidiani italiani è stata, per usare un eufemismo, “imbarazzata”. Si è tentato di minimizzare l’evento, di ridurlo a una “provocazione”, a un “eccesso di retorica” del filosofo. Una reazione che, involontariamente, sembra quasi confermare una delle tesi di Cacciari: quella di un sistema mediatico che fatica a gestire il dissenso radicale, specialmente quando tocca i vertici dello Stato.

Il Prof, Cacciari non sa, o forse non vuole sapere, che con un Presidente della Repubblica, illegittimamente eletto, queste sbavature o attentati alla Costituzione sarebbero di certo accaduti, come preventivati dalla stragrande maggioranza della dottrina, che ha lamentato che parlamentari abusivi non potevano rimanere in carica con funzioni tanto delicate, in quanto questa scellerata decisione della Corte Costituzionale avrebbe alterato gli equilibri costituzionali.

Questo malessere è stato avvertito dal Movimento Liberazione Italia nel 2016 e denunciato alla magistratura, che ha voltato la testa dall’altra parte.

Oggi questo sistema mediatico, che fatica a gestire il dissenso radicale, specialmente quando tocca i vertici dello Stato, ha confermato la sua inutilità. Seppure invitato a partecipare ad una udienza, in cui si sarebbe discusso sulla illegittimità della elezione del Capo dello Stato e dei parlamentari, ha disertato quasi totalmente (inviti a TV e stampa in allegato 11).

Cesare Parodi, all’atto in cui si è dimesso da Presidente dell’ANM, ha dichiarato: “Con la vittoria del No è entrata la luce, ma bisogna pulire la casa!”.

Tutto il sistema democratico è saltato, come peraltro previsto da cinque costituzionalisti che, durante la seduta della Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati del 25 giugno 2015, hanno esplicitamente dichiarato che se i deputati si fossero convalidati, si sarebbe inflitto “un colpo mortale all’assetto costituzionale e di giustizia costituzionale del Paese. Si tratterebbe di una scelta scellerata, assunta da quella stessa maggioranza dichiarata incostituzionale dalla Consulta, poiché formatasi grazie a un premio di maggioranza illegittimo”.

Taluni magistrati della Procura della Repubblica, omettendo di intervenire per verificare il grave vulnus istituzionale e costituzionale, si sono resi complici dell’attuale degrado del sistema politico e democratico dell’Italia.   

Solo un pazzo o un Carabiniere, come Salvo D’Acquisto, poteva accusarsi di un delitto non commesso, venendo fucilato per salvare la vita di 22 ostaggi, nelle mani dei nazisti, in tal modo salvando l’onore di una Italia, abbandonata dal suo Re, dai suoi ministri e dai suoi Generali.

In questo contesto solo un pazzo o un Carabiniere oppure un compositore musicale, che si fa trascinare dalla sua libera arte e non si fa condizionare da beceri condizionamenti politici, poteva chiedere di essere rinviato a giudizio per un delitto non commesso, il vilipendio, per conoscere da un Tribunale della Repubblica se Mattarella Sergio, peraltro Comandante Supremo delle Forze Armate, possa continuare ad espletare le funzioni di Presidente della Repubblica, atteso il grave vulnus, ancora in atto.

La vicenda processuale odierna ha origini dal lontano 2005, anno in cui è stato compiuto dal governo Berlusconi il più grave attentato alla sovranità degli elettori con la legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005, relatore il senatore Roberto Calderoli della Lega Nord, una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate, che ha disciplinato l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica nel 2006, 2008 e 2013.

Lo stesso Calderoli definì la legge una porcata, per cui da quel momento essa fu definita “Porcellum”, ma nonostante ciò, sono stati eletti deputati e senatori in ben tre tornate elettorali, che sono rimasti in carica, stravolgendo l’ordinamento costituzionale della Repubblica per oltre 12 anni.

Il 31 gennaio 2015, in questo contesto, i parlamentari, senatori e deputati, hanno eletto Sergio Mattarella, Capo dello Stato.

Nel 2014 il Presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelski, aveva scritto un saggio sulle conseguenze della sentenza della Consulta, rilevando gravi violazioni della Carta costituzionale, sottolineando che:

  • l’esito delle elezioni svoltesi in base alla legge incostituzionale ― dice la Corte ― e gli atti compiuti dal Parlamento così eletto non sono “toccati”. Varrebbe, con riguardo al passato, il limite dei “rapporti esauriti” o del “fatto concluso”. Per il futuro, varrebbe, invece, il “principio fondamentale della continuità dello Stato”, principio che riguarda tutti i suoi organi e, per quel che qui interessa, il Parlamento. Ci troveremmo nella condizione ― che la Corte non considera affatto contraddittoria ― di dover considerare validi o “validati” atti di organi i cui titolari occupano i loro posti illegalmente.
  • si è qui al cospetto d’un punto acutissimo di emergenza delle difficoltà che caratterizzano il presente momento di costituzione malferma. Pochi hanno preliminarmente obiettato che ― indipendentemente dalla fondatezza delle “evidenze” proclamate dalla Corte ― gli effetti delle dichiarazioni d’incostituzionalità non dipendono dalla sua volontà, ma dall’invalidità come è definita dalla Costituzione (art. 136) e dalla legge (art. 30 della l. n. 87). In altri termini, alla Corte spetta dichiarare l’incostituzionalità e dalla dichiarazione discendono effetti necessari, che sfuggono alle sue determinazioni: a parte il divieto di “riproduzione”, la perdita di efficacia, cioè l’inapplicabilità della legge, con il limite dei cosiddetti rapporti esauriti. Tra i pochi che hanno affrontato in questi termini la questione, ci sono Sorrentino e Capotosti, che ricordano che anche la Corte di cassazione-giudice a quo, in un passo contenuto nella sentenza 8878/14, ricorda che gli effetti della dichiarazione d’incostituzionalità devono essere tratti dal giudice ordinario e non dalla Corte.
  • secondo la Corte la salvezza dei parlamentari dichiarati illegittimi, dipenderebbe dal “supremo principio” della continuità dello Stato, principio che avrebbe la virtù di giustificare preventivamente ciò che è contrario alla legalità costituzionale. Su questo punto, la dottrina che si è espressa, con diversa intensità d’accenti e qualche “distinguo”, si schiera sul fronte opposto. Così Rescigno parla di “mostruosità” e s’indigna che la Corte abbia voluto avallare una simile idea e non si sia, quanto meno, limitata a tacere, lasciando ai politici la responsabilità di difendere la sopravvivenza d’un Parlamento illegale. Capotosti tratta, a proposito degli eletti in base alla legge incostituzionale, della loro perdita della legittimazione ad agire nell’ambito di competenza dell’organo di appartenenza, cioè di un difetto perdurante che non può occultarsi dietro l’idea del fatto compiuto. Sorrentino parla di rottura del “rapporto di rappresentanza”, che è quanto dire che il Parlamento è stato privato del titolo di rappresentante del popolo sovrano;
  • si potrebbe andare oltre e pronunciare la parola riassuntiva e definitiva: usurpazione, parola tanto più appropriata quanto maggiore è l’enfasi della denuncia, contenuta nella sentenza, circa la rottura del circuito democratico, circa l’espropriazione della sovranità degli elettori, ecc.
  • in ogni caso, c’è unanimità nel denunciare l’assenza di disagio, anzi la totale insensibilità del mondo politico e istituzionale di fronte a cotale vulnus alla democrazia rappresentativa. Suscita scandalo il fatto che questo Parlamento e il governo ch’esso sostiene con l’avallo del presidente della Repubblica, si ritengano legittimati a proseguire la corsa fino alla scadenza normale della legislatura, essendosi posti, addirittura, l’obiettivo di cambiare la Costituzione;
  • la tesi più rigida è quella di Gino Scaccia, richiamata da Sorrentino, secondo la quale le Camere avrebbero dovuto essere sciolte immediatamente e rinnovate sulla base della legge elettorale riscritta in termini proporzionalistici dalla sentenza della Corte. Come si fa, infatti, a non vedere l’assurdità di chi è stato eletto indebitamente, il quale si accinge non semplicemente a legiferare ma, addirittura, a legiferare sulle elezioni? In generale, comunque, “la dottrina”, per una volta unanime, chiede che si ritorni al più presto alle urne, con la legge elettorale che, in conformità alle indicazioni della Corte costituzionale, sia stata approvata il più tempestivamente possibile
  • tali operazioni si compiono e si concludono con la proclamazione degli eletti ― come ritiene la Corte ― o con la convalida della loro elezione? La domanda si traduce in quest’altra: la convalida deve avvenire alla stregua della legge (dichiarata) incostituzionale o alla luce della legge mondata dai vizi d’incostituzionalità?
  • per uscire da questa situazione inconcepibile in uno Stato di diritto è stata adottata la via dell’ultrattività della legge dichiarata incostituzionale. Ma, l’ultrattività è compatibile con le norme che disciplinano gli effetti delle sentenze d’accoglimento della Corte costituzionale?
  • sono riferimenti inconferenti, perché hanno a che vedere con specifiche, prevedibili e quindi, in questo senso, normali esigenze di continuità, ma certamente non riguardano (anzi, potrebbero essere interpretate esattamente a contrario) la situazione abnorme, aberrante, di Camere prive di titolo conforme alla Costituzione.
  • Il ricorso al principio di continuità dello Stato, nei termini della sentenza che si commenta, è definito “devastante” da Lanchester;
  • siamo di fronte, infatti, nientemeno che alla contraddizione del principio in base al quale possiamo dire di vivere in uno “stato costituzionale” e non, semplicemente, in uno “Stato che ha una costituzione” o sotto una “costituzione dello Stato”. 
  • si giunge al paradosso che l’esistenza d’una costituzione è soltanto un’eventualità: importante ma non essenziale. L’essenziale è lo Stato. Se tra la Costituzione e lo Stato si crea una contraddizione, allora la costituzione cede allo Stato e lo Stato può scrollarsi di dosso l’ingombro rappresentato da una legge ch’esso stesso, per tempi più tranquilli, si è data. Chi è il sovrano? È lo Stato, come dice implicitamente la Corte, o è la Costituzione (o il popolo che agisce nelle forme e nei limiti della Costituzione) come dice l’art. 1, comma 2 Cost. e come pretende la tradizione del costituzionalismo alla quale diciamo di appartenere, la quale si riconosce nella massima contraria lex facit regem?
  • quando si guarda dietro alle parole, si vede che dietro lo Stato stanno forze politiche e si può concludere con l’inquietante constatazione che la sentenza della Corte, liberandole dal vincolo della Costituzione, ne ha legittimato la nuda forza, priva di diritto, e ha de-costituzionalizzato la politica.
  • sorge la domanda: fino a quando la Costituzione, che pure ha mostrato il suo volto nella parte sostanziale della sentenza potrà essere lasciata da parte? Fino a quando? Fino a «nuove consultazioni elettorali», dice la Corte (E i parlamentari illegittimi sono rimasti in carica per tutto il mandato, addirittura eleggendo il capo dello Stato e rieleggendolo)
  • in realtà, la risposta al “fino a quando” è incerta; potrebbe essere: fino a quando piacerà a chi è al governo. Il principio di continuità dello Stato proietta la sua ombra molto lontano. Ecco dove porta il realismo di cui la Corte ha dato prova nella parte finale della sua sentenza: un realismo contro la Costituzione. Almeno, se avesse taciuto e non avesse trasfigurato un argomento fattuale in argomento di diritto costituzionale e non l’avesse trasformato in dottrina giuridica positiva, non avrebbe sollevato dalle loro responsabilità coloro che avevano — e hanno — il compito di provvedere quanto prima possibile al ripristino della normalità costituzionale.
  • la dottrina medievale e poi i padri del costituzionalismo moderno distinguevano due tipi di tirannia: ex defectu tituli e quoad exercitium. La distinzione è perenne e vale anche nel nostro caso. Nel diritto monarchico, il titulus legittimo stava nell’accertata discendenza regale; nel diritto democratico, sta nella regolare investitura elettiva. Quando l’azione dei governanti (l’exercitium) è benefica, si passa facilmente sopra la questione dell’origine del loro potere (il titulus). Ma, quando benefica non è più, è inevitabile che i cittadini si domandino il perché dell’obbligazione politica, cioè si chiedano quale ragione c’è di ubbidire a uno che, oltre che non benefico, è anche abusivo. In epoca monarchica, le controversie sulla legittima successione erano la fonte dei contrasti politici più acuti. La stessa cosa, cambiati gli addendi, non c’è motivo perché non si possa riprodurre in epoca democratica.

Le conclusioni del Presidente emerito sono devastanti.

In questo sconcertante scenario, primeggia la Procura della Repubblica di Roma, che con Pignatone e Colaiocco, citati nel ben noto libro “Il sistema”, di Luca Palamara, come soggetti che obbedivano alle regole raccapriccianti della promozione e destinazione dei loro colleghi magistrati, non ha il minimo senso del pudore pur di tutelare l’inviolabilità del Colle (atti in allegato 12).

Colaiocco, invece di rifiutare sdegnosamente il compromesso avvilente che gli veniva offerto dai “Signori” del Consiglio Superiore della Magistratura, ha accettato, svelando la sua reale natura, di uomo facile al compromesso.

Ben diversamente mi sono comportato io quando Oscar Luigi Scalfaro, all’epoca Presidente della Repubblica, mi propose di inghiottire il rospo e di accettare il suo invito a dimettermi dalla carica di Sottosegretario di Stato alle Finanze. Se avessi accettato, avrei ricevuto benefici cospicui.

Ma non di solo pane vive l’uomo e così ho rifiutato sdegnosamente l’offerta.

Oggi Colaiocco, uomo compromesso con il Sistema, appella la mia assoluzione, unicamente per compiacere un potere politico, che non intende essere in alcun modo scalzato, anche se si calpestano i principi fondamentali del diritto.    

In data In data 28 settembre 2019, in un ristorante di Santeramo in Colle (BA), durante il Consiglio Direttivo Nazionale del Movimento, il dott. Salvatore Rainò, che aveva partecipato all’arresto di Mattarella e firmato il verbale di arresto, ha raccontato un fatto sconcertante (dichiarazione di Rocco Dimita in allegato 13), ha riferito che:

  • qualche giorno dopo che ero stato rinviato a giudizio per offese al Capo dello Stato (17 settembre 2019), alla quale udienza lui aveva partecipato al mio fianco, era stato “convocato” a Roma, insieme a sua moglie;
  • lo aveva accolto un gruppo di massoni. Vi erano anche tre magistrati in servizio a Roma;
  • i presenti lo hanno fortemente criticato, giungendo persino a deriderlo, per aver lui partecipato all’udienza del GUP di Roma del 17 settembre, avendomi sostenuto;
  • i presunti magistrati hanno riferito che Antonio Pappalardo era un uomo perduto perché si stava opponendo testardamente al Capo dello Stato e che sarebbe stato quanto prima arrestato;
  • questo fatto e questo atteggiamento lo avevano alquanto prostrato, anche perché, essendo andato a Roma per ottenere alcuni finanziamenti per le sue ricerche scientifiche, in effetti il gruppo dei massoni gli aveva fatto intendere che se avesse continuato a starmi vicino non li avrebbe più ottenuti.

Chi sono questi tre magistrati, appartenenti ad una consorteria massonica, che sono stati incaricati di terrorizzare il dott. Rainò perché fossi lasciato solo? Ciò che poi è avvenuto.

Questi tre magistrati sono solo essi quelli che vogliono annientarmi, oppure nell’ambito della Procura della Repubblica di Roma, si è costituita una consorteria di magistrati, pronti a annichilirmi, su ordini “superiori”? Di chi?

Questa affermazione non è per nulla peregrina dato che appare inverosimile che tutte le denunce da me presentate alla Procura della Repubblica di Roma vengano sistematicamente archiviate, pur essendo evidenti i reati commessi in mio danno, mentre non si perde occasione nel perseguirmi per mere fantasie processuali.

Il fatto è evidente: hanno cercato vilmente di isolarmi, per giungere a chiedere solo il mio rinvio a giudizio, ignorando che il verbale di arresto è stato preparato e deliberato da oltre 200 persone del Consiglio Direttivo Nazionale del Movimento Liberazione Italia, che ha dato esplicito incarico a dieci esponenti dello stesso Movimento di consegnarlo di persona a Mattarella.

Questa non è rappresaglia politica. È associazione a delinquere per fini destabilizzanti dell’ordine democratico!

In merito all’inchiesta Mafia Appalti, mi sono recato il 30 settembre 2025 alla Procura della Repubblica di Caltanissetta per fornire la mia testimonianza, dove ho indicato gravi collusioni fra il potere politico e Cosa nostra.

In quella circostanza non ho potuto fare a meno di rilevare, dalle carte processuali, e segnalare che Sergio Mattarella ha ricevuto, per sua stessa ammissione, 3 milioni di lire da un collettore di tangenti, tale Filippo Salamone (che, in verità, ha detto che gliene aveva dati 30 di milioni, tutti facenti parte della somma di denaro, stanziati a imprenditori, politici e mafiosi, facenti parte dell’inchiesta mafia appalti), dichiarando che non sapeva che fosse collegato alla mafia.

Un costituzionalista, da me interpellato, sulla vicenda, si è così espresso: “Se un Presidente ammettesse di aver ricevuto soldi senza sapere che provenissero da ambienti mafiosi, sarebbe sicuramente una macchia che metterebbe in discussione la sua prudenza o la sua attenzione. Dal punto di vista morale, si direbbe che una figura di così alto rilievo dovrebbe essere inattaccabile anche sotto questo profilo e che una leggerezza del genere potrebbe minare la fiducia pubblica”.

Può la massima magistratura dello Stato non godere, per tale sua leggerezza, della fiducia pubblica? Rimanendo egli in carica, non avrebbe più alcun potere di controllo su chicchessia, così compromettendosi la stabilità delle Istituzioni della Repubblica.

Va, peraltro, detto che Antonio Di Pietro di recente ha affermato, dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta quanto segue: “C’è un’intervista oggi sui giornali. È proprio su quello, vorrei riferire. Gherardo Colombo dice una frase che invita alla riflessione. Dice Gherardo Colombo: “Con questa riforma ci avrebbero fermato prima”. Dice due cose: primo, che ci hanno fermato. Quindi è vero che ci hanno fermato; due, non dice chi ci ha fermato. Perché il problema di fondo, non so se Gherardo vuole o non ricordare, ma l’inchiesta Mani Pulite, che è la figlia di un’altra inchiesta, ha una madre che si chiama Mafia Appalti, che è un fatto molto delicato.  Quelle inchieste sono state fermate entrambi da magistrati, a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare, a Milano delegittimando chi se ne doveva occupare”.

Le affermazioni di Di Pietro evidenziano che i due magistrati, Falcone e Borsellino, sono stati ammazzati per l’inchiesta Mafia/Appalti, in cui sono coinvolti personaggi di rilievo, fra cui Sergio Mattarella.

Antonio Di Pietro deve chiarire maggiormente il suo pensiero perché i fatti narrati nascondono terribili verità, in relazione ai quali ho reso ampia testimonianza dinanzi alla Procura della Repubblica di Caltanissetta, che attende anche l’esito di questo processo per rilevare complicità ad ogni livello.

La domanda che ci si pone è la seguente: “Mattarella, con questi gravi precedenti, rappresenta davvero l’unità nazionale?”.

Dopo alcuni mesi è partita una rappresaglia, chiaramente politica, solo contro la mia persona, per cui:

  • la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto solo il mio rinvio a giudizio per vilipendio contro Mattarella;
  • il Comando Generale dell’Arma ha avviato una inchiesta formale per sospendermi dal grado di Generale di Brigata.

Nell’udienza, che è seguita, ho chiesto al Gip del Tribunale di Roma di essere rinviato a giudizio, per tale delitto, contro il parere del mio legale, essendo mio intendimento – in linea con i principi che mi sono stati inculcati nei 42 anni di servizio che ho svolto nell’Arma dei Carabinieri – anteporre gli interessi della legalità e del Popolo Italiano a quelli miei personali, non potendo la Repubblica avere Mattarella come Capo dello Stato, illegittimamente eletto.  

Sono stato rinviato a giudizio. Era quello che volevo. Nell’Arma dei Carabinieri sono stato abituato a mettere in secondo piano le mie esigenze personali di fronte al più rilevante bene dello Stato.

Hanno cercato di isolarmi. Ma non ci sono riusciti. Oggi sono qui a difendermi i Fondatori del Gruppo Politico Organizzato “Azzurri-Alternativa Nazionale”, che dopo avermi nominato responsabile delle relazioni internazionali, hanno emesso il seguente comunicato stampa:

“Il 14 gennaio 2026 presso la Corte di Appello di Roma, si svolgerà la prima udienza a carico di Antonio Pappalardo, già Generale dei Carabinieri e già Sottosegretario di Stato, attualmente Responsabile degli Affari Internazionali del Gruppo Politico “Azzurri-Alternativa Nazionale”, per vilipendio nei confronti di Sergio Mattarella.

In data 11 dicembre 2024 Antonio Pappalardo è stato assolto dal vilipendio per aver esercitato un diritto politico nell’aver sostenuto la denuncia a carico di Mattarella di usurpatore di potere politico, consegnata a mano da 10 esponenti del Movimento “Liberazione Italia” ad un Ufficiale dei Carabinieri, in servizio al Quirinale, il 21 dicembre 2017.

Viene addebitato a Sergio Mattarella il fatto che il 31 gennaio 2015 è stato eletto Presidente della Repubblica da Deputati (630) che non si erano ancora convalidati, sulla base dell’art. 66 della Costituzione, e che nemmeno si potevano convalidare in quanto da circa un anno era stata cassata la legge elettorale “Porcellum” dalla Corte Costituzionale, che l’aveva dichiarata incostituzionale. La domanda è d’obbligo: su quale legge elettorale si sono convalidati i Deputati?

Va ricordato che, all’epoca, faceva addirittura parte della Corte Costituzionale Mattarella, che ha accettato i voti dei parlamentari che lui stesso aveva dichiarato illegittimi.

Il Consiglio Direttivo Nazionale del Gruppo Politico “Azzurri – Alternativa Nazionale” rileva il fatto aberrante che un cittadino che sostiene la denuncia, presentata da altri, per un grave vulnus istituzionale ancora in atto, segnalato da molti esponenti politici, soprattutto del Movimento 5 Stelle, debba subire, da solo, una vera e propria rappresaglia politica, con l’umiliazione di un processo, in cui si dovrebbe verificare, in ultima analisi, se Sergio Mattarella sia stato eletto legittimamente Capo dello Stato, prima di procedere a qualsiasi addebito a carico di Antonio Pappalardo, che – non dimentichiamolo –  per 42 anni ha servito l’Arma, il cui art. 2 del Regolamento Organico impone che i Carabinieri curino l’osservanza delle leggi, nei confronti di chiunque, in quanto la legge è uguale per tutti, nessuno escluso, nemmeno il Presidente della Repubblica o il presunto tale.

Sconcerta il fatto che la Procura della Repubblica di Roma, mentre nulla ha verificato sul grave vulnus denunciato, ha appellato la sentenza per aver Pappalardo definito Mattarella un usurpatore, ignorando che lo stesso Presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo, Zagrebelski, ha scritto nella sua relazione di critica alla sentenza della Corte Costituzionale del 1° gennaio 2014, che la parola “usurpazione è tanto più appropriata quanto maggiore è l’enfasi della denuncia, contenuta nella sentenza, circa la rottura del circuito democratico, circa l’espropriazione della sovranità degli elettori”.

La persecuzione nei miei confronti era orchestrata:

  • dalla Procura della Repubblica di Roma, nelle mani del Quirinale, nello stesso stile, come indicato da Luca Palamara nel suo libro;
  • dai vertici dell’Arma dei Carabinieri (fatto che non deve sorprendere nel momento in cui Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, con il comunicato stampa del 30 marzo 2000, ha dichiarato che DC e PCI si erano divise le due forze di polizia: L’Arma dei Carabinieri alla DC; la Polizia di Stato al PCI);
  • dal Consiglio di Stato – giudice speciale, che non dovrebbe più esistere, essendo stato nel 1948 tollerato dai Padri Costituenti, che lo hanno definito organismo con funzioni politico-giudiziarie (una bestemmia in uno Stato di diritto), con una motivazione che ha tutto un carattere di provvisorietà – che viene usato per far tacere avversari politici scomodi.

Per mia fortuna i Giudici del Tribunale di Roma mi hanno sempre assolto dalle assurde denunce contro la mia persona, solo per aver esercitato i miei diritti politici:

  • GIP del Tribunale di Roma, che con sentenza del 3 maggio 2021 (in allegato 14), mi ha pienamente assolto dal delitto di istigazione a delinquere rivolta a Carabinieri e Poliziotti, nel momento in cui li invitavo ad arrestare i parlamentari illegittimi;
  • Giudice Tribunale di Roma, che con sentenza dell’11 dicembre 2024 (in allegato 15), mi ha assolto dal reato di vilipendio nei confronti di Sergio Mattarella perché stavo esercitando un mio diritto politico;
  • Giudice del Tribunale di Roma, che con sentenza del (in allegato 16), mi ha assolto dal reato di diffamazione nei confronti di Beatrice Lorenzin, perché stavo esercitando un mio diritto politico.

Nel momento in cui il GIP del Tribunale di Roma mi assolve dal reato di istigazione a delinquere per avere invitato i carabinieri ad arrestare i parlamentari, si ammette implicitamente che essi non sono stati legittimamente eletti, perché non si possono arrestare parlamentari regolarmente eletti. Si commette un grave delitto.

Le relative denunce contro la mia persona sono stato puntualmente presentate dalla DIGOS, e da alcuni reparti investigativi dell’Arma, “aizzati” dai vertici dell’Istituzione.

Come mai i Carabinieri, un tempo solo forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza, al servizio solo dello Stato ordinamento, stanno precipitando nel baratro svolgendo attività di polizia politica?

Di recente sta emergendo in tutta la sua drammaticità che Carabinieri “sotto copertura” hanno “favorito” l’ingresso nello stabile della CGIL dei manifestanti e poi denunciarli e farli condannare per il reato di devastazione in una concertazione orchestrata da un governo che agisce secondo metodi che richiamano alla mente il passato regime fascista.

Dalla istanza consegnata dagli avvocati difensori dei manifestanti accusati di aver devastato la sede della CGIL (atto in allegato 16 bis, pagg. 3 e 4), emerge un quadro fosco in cui appaiono “carabinieri che operano sotto copertura”, quando ciò non è ammesso dai severi regolamenti dell’Arma dei Carabinieri.

Chi ha politicizzato l’Arma dei Carabinieri e per quali fini?

L’Arma, ricordiamolo è una forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza e fa parte delle Forze Armate Italiane, che, in rispetto dell’art. 52 della Costituzione, informano i loro ordinamenti allo spirito democratico della Repubblica.

Esse sono l’essenza democratica della Repubblica e non possono essere impiegate per svolgere attività di polizia politica.

Il governo Meloni ha commesso un grave abuso che va censurato in tutte le sedi!

Come controparte Istituzionale di questi vertici politicizzati dell’Arma, accuso questo governo di aver ridotto anche i Carabinieri a svolgere azioni tipiche di una polizia politica, vilipendendo una Istituzione che da 200 anni serve solo lo Stato e il suo ordinamento.

Per tale motivo, ho approntato e depositato una petizione popolare per l’Istituzione dei Carabinieri della Repubblica, al fine di bloccare qualsiasi ulteriore tentativo di politicizzare i Carabinieri (atto in allegato 17). 

 In questo scenario di rappresaglia politica si è distinto il Consiglio di Stato che, a seguito di due inchieste avviate dai vertici dell’Arma e sostenute dal Ministero della Difesa e dal suo Ministro Guido Crosetto, con due sentenze sorprendenti:

  • mi ha sospeso dal grado per anni uno perché “ho dato l’impressione, seppur non veritiera, che l’Arma dei Carabinieri fosse coinvolta in competizioni politiche”;
  • mi ha addirittura rimosso dal grado di generale, conquistato in 42 anni di servizio, concluso con la qualifica di “eccellente con vivissimo compiacimento”, “per aver ingenerato il convincimento nell’opinione pubblica che l’Arma dei Carabinieri fosse coinvolta in competizioni politiche”.

Due motivazioni che non si leggono nemmeno fra quelle della Santa Inquisizione, che condannava al rogo i cosiddetti eretici.

Due sentenze, inconcepibili in uno Stato di diritto, emesse da giudici speciali, che godono di un potere illimitato, emettendo provvedimenti giudiziari e nel contempo esprimendo pareri al governo, da cui dipendono, accettando di transitare con disinvoltura a ricoprire incarichi di giudici e di capi di gabinetto di vari ministri.

Giudici speciali che incredibilmente svolgono funzioni miste politico-giudiziarie, come sentenziato dai Padri Costituenti. Che fine ha fatto l’articolo 111 della Costituzione, novellato che impone il rito accusatorio, con un giudice assolutamente imparziale?

Già in passato con il rigetto della mia istanza sul fatto che erano stati attribuiti punti zero alla mia carica di Sottosegretario di Stato nella valutazione per la mia promozione a Generale, sono accaduti fatti incredibili: vi sono stati interventi diretti dei vertici dell’Arma presso alcuni giudici del TAR Lazio e del Consiglio di Stato perché il mio ricorso venisse rigettato. I fatti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Perugia (atto in allegato 18).

I fatti narrati erano gravissimi: silenzio assoluto, che esalta il motto popolare “cane non morde cane”!

Questo accade in una Repubblica, in cui si è perso ogni senso dello Stato da parte di taluni dirigenti dello Stato e magistrati.

Va riferito che è già stata depositata all’Alta Corte di Giustizia Europea una denuncia nei confronti di Sergio Mattarella, Governanti e Parlamentari per usurpazione di potere politico (atto in allegato 19), che di certo si pronuncerà su questo grave vulnus istituzionale, rilevando responsabilità ad ogni livello!

Oggi in Italia si nega a cittadini che hanno servito la Repubblica, con onore e disciplina, la facoltà di denunciare e di arrestare in caso di inadempienza delle pubbliche autorità, governanti e parlamentari che dal 2005 tengono il Paese in uno stato di totale asservimento, calpestando ogni principio costituzionale.

I cittadini stanno reagendo non andando a votare (nelle ultime elezioni amministrative i non votanti hanno toccato la cifra record del 65%).

Il 21 dicembre 2017, 11 cittadini italiani si sono recati a consegnare un verbale di arresto ad una persona che usurpava la carica di Presidente della Repubblica.

Lo hanno fatto in ossequio all’art. 383 del codice di procedura penale, che consente al cittadino di arrestare chiunque sia colto in flagranza di un reato perseguibile d’ufficio.

Il contenuto di questo verbale di arresto non è stato mai contestato. La Procura della Repubblica di Roma non lo ha nemmeno letto, per cui ha chiesto il rinvio a giudizio solo della mia persona, ignorando volutamente che ad arrestare Mattarella sono andate 11 persone, tutte identificate dalla DIGOS della Questura di Roma, in quanto se lo avesse fatto avrebbero dovuto esprimersi sulla legittimità dell’elezione del Capo dello Stato, si ripete, eletto da Deputati non convalidati, che nemmeno si potevano convalidare.

Si chiede il rinvio a giudizio di un cittadino, senza nemmeno accertare se le sue lagnanze sono veritiere, false o ingannevoli.

Ma il reato di vilipendio, esiste se Mattarella è stato legittimamente eletto. Se ciò non è accaduto, non sussiste alcun reato.

Anzi, si deve procedere nei confronti di Mattarella per usurpazione di potere politico.

Il Movimento Liberazione Italia è stato confortato nella sua denuncia dal giudizio severo del Presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelski, che di fronte allo scempio dell’ordinamento istituzionale e costituzionale della Repubblica, ha sottolineato che “usurpazione è una parola tanto più appropriata quanto maggiore è l’enfasi della denuncia, contenuta nella sentenza, circa la rottura del circuito democratico, circa l’espropriazione della sovranità degli elettori.

Nella circostanza dell’arresto tutti i requisiti previsti per legge sono stati rispettati:

  • usurpazione di potere politico, delitto perseguibile d’ufficio;
  • flagranza del reato, rivestendo in quel momento Mattarella la carica di Capo dello Stato illegittimamente;
  • consegna del verbale ad un ufficiale di polizia giudiziaria per il più da praticarsi;
  • compimento dell’arresto nel territorio nazionale, senza alcun atto di violenza nei confronti di chicchessia.

I delegati del Movimento Liberazione Italia hanno proceduto, complessivamente, all’arresto degli usurpatori Sergio Mattarella, Laura Boldrin, Beatrice Lorenzin, nel pieno rispetto delle norme del codice di procedura penale, senza diffamare gli interessati e senza usare alcuna violenza.

Mentre la Procura della Repubblica di Milano non ha inteso procedere per l’arresto della Boldrin, la Procura della Repubblica di Roma, con particolare solerzia, ha chiesto solo il mio rinvio a giudizio, chiedendo l’autorizzazione a procedere solo contro di me al Ministro della Giustizia, rendendo nulli tutti gli atti che ne sono seguiti, in quanto gli attori erano 11 e non uno solo.

La Procura della Repubblica ha accumulato ben tre assoluzioni. Ma non si è arresa e, nonostante il PM dell’udienza abbia chiesto la mia assoluzione per il reato di vilipendio a Mattarella perché il fatto non sussiste, lo ha surclassato, appellandola, perché io l’ho definito usurpatore.

Appellativo che deriva dalla denuncia fatta nei suoi confronti, peraltro non da me, per usurpazione di potere politico, circostanza che non è stata rilevata dai funzionari di polizia e dai Carabinieri all’atto dell’arresto e che Zagrebelski ritiene più che doverosa dinanzi al grave vulnus istituzionale, ancora in atto.

Il 29 gennaio 2022, Giorgia Meloini scrive sulla sua posta elettronica, con il titolo “Spettacolo Indegno – E’ lora del Presidenzialismo”, quanto segue: “Sarei stupita se Mattarella accettasse di essere rieletto Presidente della Repubblica dopo aver fermamente e ripetutamente respinto questa ipotesi. Anche perché sappiamo tutti che il secondo mandato presidenziale non può diventare una prassi, forzando gli equilibri previsti dalla nostra Costituzione.

In ogni caso Fratelli d’Italia non asseconderà questa scelta che non appare fatta nell’interesse dell’Italia ma piuttosto per molto più bassi calcoli di opportunità. I partiti hanno scelto di tirare a campare, barattando di fatto sette anni di Presidenza della Repubblica in cambio di sette mesi in più di Governo e di legislatura.

Ancora una volta il Parlamento dimostra di non essere all’altezza degli italiani che dovrebbe rappresentare. Da domani Fratelli d’Italia moltiplicherà i suoi sforzi per una riforma presidenziale della nostra Repubblica e per ribadire che la sovranità appartiene al popolo, non agli intrighi di Palazzo”.

Le affermazioni della Meloni sono molto gravi e presuppongono che la riconferma di Mattarella sia stata fatta per far rimanere ulteriormente in carica i parlamentari illegittimi.

Questi parlamentari illegittimi, privi di ogni senso morale e di rispetto delle massime cariche dello Stato, non potevano che devastare la Costituzione e il sistema democratico della Repubblica, succubi di interessi che una magistratura, attenta e vigile, avrebbe dovuto indagare.

Risuonano tragicamente veri gli avvertimenti del Presidente Emerito, Gustavo Zagrebelski, che prevedeva lo sfascio della democrazia a seguito dell’assurda sentenza di far rimanere in carica parlamentari illegittimi che rimanevano aggrappati al loro incarico, per cercare di sopravvivere il più a lungo possibile, ben consci di non avere alcun sostegno da parte del popolo, che ormai in gran parte non li vota più.

Il Movimento Liberazione Italia, unitamente al Comitato dei Saggi, di cui sono ancora il Presidente, ha voluto questo processo per restituire libertà, democrazia e legalità alle massime cariche dello Stato.

Oggi il Collegio della Corte di Appello di Roma si dovrà assumere la responsabilità di decidere non se Pappalardo ha commesso il reato di vilipendio, che già il Giudice di primo grado ha ritenuto inesistente, ma se Mattarella è stato eletto legittimamente e, quindi se questi Parlamentari abusivi debbano continuare a svolgere le loro funzioni in barba a tutti i principi costituzionali.

La parte sana e cosciente del popolo italiano lo chiede anche perché teme rappresaglie!

La Meloni sta già attivamente lavorando, dopo lo sberlone ricevuto al referendum, per approvare la legge elettorale prima delle elezioni politiche dell’anno prossimo.

La sua proposta di legge elettorale è infatti un modo surrettizio, con un premio di maggioranza strabordante, di mantenersi lì.

La proposta infatti non solo regala 70 deputati e 35 senatori in più a chi arriva primo, naturalmente tutti nominati perché non ci sono le preferenze, ma consente anche di conseguire una maggioranza tale da poter eleggere anche il Presidente della Repubblica a lei gradito.

Destabilizzare il paese facendo fuori ogni organismo di controllo, il Presidente della Repubblica, la Magistratura, il Parlamento, la Corte dei Conti e via dicendo. Un disegno reazionario che trasformerà il nostro sistema democratico in un sistema autoritario, senza contrappesi e controlli, come viceversa prevede la Costituzione.

A tutto ciò si aggiunge la vicenda inquietante della presenza del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, a Dubai, nel mentre Americani e Israeliani sferravano l’attacco contro l’Iran. Il Fatto quotidiano ha rivelato retroscena con la frequentazione di personaggi, con i quali il Ministro ha relazioni che dovrebbero far sorgere legittimo il sospetto che egli non abbia cessato di avere relazioni con la Federazione delle società che producono e vendono armi (atto in allegato 20).

Egli è stato presidente dell’AIAD (Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza) dal 2014 fino a poco prima di assumere l’incarico di governo nel 2022. Questa associazione rappresenta le principali imprese del settore bellico e della difesa in Confindustria. 

Ha guidato la federazione che rappresenta la “Confindustria delle imprese militari”, ruolo che lo ha posto al centro delle dinamiche lobbistiche del settore.

Parallelamente, è stato Senior Advisor per Leonardo, il colosso italiano degli armamenti, percependo consulenze significative.

Il suo passaggio dal ruolo di rappresentante delle industrie armiere a quello di Ministro della Difesa ha sollevato dibattiti sul potenziale “conflitto di interessi” e sul fenomeno delle “porte girevoli.

Durante il suo mandato, si è confermato sostenitore dell’aumento delle spese militari.

Certo, uno come me, che è stato qualificato dalla Corte di Cassazione come naturale controparte istituzionale dei vertici dell’Arma e del Ministero della Difesa, con i suoi dinamici, e per taluni “insopportabili”, interventi contro la politicizzazione dei Carabinieri e l’uso improprio delle Forze Armate, non poteva essere ulteriormente tollerato e doveva essere scaraventato fuori dall’Arma dei Carabinieri in modo ignominioso, imputandogli il fatto che aveva organizzato il 30 maggio 2020 a Milano una manifestazione contro le vaccinazioni obbligatorie e usato toni irriguardosi nei confronti di Sergio Mattarella solo per averlo denunciato, insieme ad altri di un Movimento politico, per usurpazione di potere politico.

Una violenza inaudita contro l’esercizio dei diritti politici di un cittadino, tutelati dai principi fondamentali della Carta Costituzionale, che la Consulta ha dichiarato intoccabili!

A tutto ciò si deve aggiungere la Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per la mancata cooperazione nel caso Almasri.

L’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto non eseguendo correttamente la richiesta della Corte di arresto e consegna del signor Njeem mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando e cooperando con la Corte per risolvere le presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione.

In altri termini, la Corte Penale Internazionale ha dichiarato l’Italia uno Stato inaffidabile.

Il tutto fa intendere in quale stato di destabilizzazione vivono le Istituzioni della Repubblica che, con Capo dello Stato, governanti e parlamentari, tutti illegittimi, continuano ad operare devastando la democrazia e la legalità in Italia.

Va, inoltre, detto che l’attacco alla Magistratura di questo governo, popolato da personaggi che oggi risultano al centro di inchieste giudiziarie, è solo il primo passo. Il secondo è ora la legge elettorale.

Nonostante gli altolà di una magistratura, attenta e vigile, e del Popolo italiano, la Meloni insiste perché vuole condurre questo paese laddove i poteri oscuri e i potentati economici e finanziari le dicono di andare. È la loro testa di ariete per avere mani libere.

Ha detto bene Parodi: “Con la vittoria del NO si è fatta luce, ma occorre adesso pulire la casa!”.

E questo compito può essere svolto solo dalla magistratura, quella attenta e vigile, dalla quale il Popolo sovrano, con il suo irrevocabile NO, attende una sentenza che faccia uscire la Repubblica democratica dall’illegalità e da una grave crisi istituzionale, che sta portando il Paese, come ha sottolineato il Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, a “una preoccupante preminenza dell’uso della forza rispetto ai canali della diplomazia. Vi sono conflitti irrisolti, emergono nuove guerre, vi è una prolungata situazione di instabilità e le istituzioni internazionali, che, con un sistema di multilateralismo globale, nato nel dopoguerra, attraversano una profonda crisi strutturale”.

È venuto il momento di far rinascere la Repubblica democratica nel nostro Paese, messa in pericolo da una classe dirigente politica che non gode più della fiducia del Popolo sovrano, che continua a governare imperterrita, avendo in mano i mezzi di comunicazione, sostenuta peraltro da lobby di potere internazionali, che stanno trascinando l’Italia ad un asservimento totale, bloccando ogni tentativo di alternanza democratica con leggi elettorali che consentono ad essa di rimanere da oltre 70 anni saldamente al potere.

Chiedo esplicitamente che:

  1. siano chiamati a testimoniare, per il bene supremo della nostra Repubblica:
  2. Gustavo Zagrebelsky, che deve rispondere a queste domande:
    1. A distanza di 11 anni dalla relazione che Lei ha scritto sugli effetti nefasti della sentenza della Corte Costituzionale del 2014, ne conferma tutti i suoi contenuti?”
    1. “Lei conferma che i parlamentari, anche quelli attuali, sono usurpatori di potere politico, non essendo stati eletti in conformità ai sacri principi costituzionali?”
    1. “Lei conferma che Sergio Mattarella è stato eletto da parlamentari abusivi e che quindi anche lui è illegittimo e, pertanto, un usurpatore di potere politico?
    1. “Lei conferma che la Repubblica democratica in mano, da oltre 10 anni a parlamentari abusivi sia allo sfascio e ad un passo da una deleteria forma di dittatura?”
  3. Roberto Calderoli:
    1. “Lei durante la trasmissione “La telefonata di Belpietro su Canale 5 del 5 dicembre del 2013 ha dichiarato che: “A questo punto è illegittimo il Parlamento, il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale stessa, perché il Parlamento elegge il capo dello Stato, ed entrambi, insieme alle supreme magistrature, nominano parte dei membri della Corte Costituzionale … la toppa è peggio del buco … Se la legge è illegittima, come può essere titolato il Parlamento a fare una legge elettorale? A questo punto siamo in assenza di legge elettorale … Tutto ciò “è un anticorpo rispetto alle primarie di domenica, con Renzi che intende andare al voto con la vecchia legge elettorale, così come Berlusconi e Grillo”.
      Ci vuole spiegare cosa intendeva dire lei con queste parole, considerato che Pio, il senatore di Forza Italia, ha criticato la presenza all’interno della Consulta del giudice Sergio Mattarella, ideatore della vecchia legge (Mattarellum) con le seguenti parole: “E’ corretto che abbia partecipato al tentativo di fare rinascere la legge vecchia, cosa che non poteva fare? A me sembra una roba da centro America, da Stato di Noriega, quindi stiano attenti a delegittimare tutto”:
  4. Giorgia Meloni:
    1. “Lei nel 2022, prima che venisse rieletto Sergio Mattarella Capo dello Stato ha dichiarato pubblicamente: “La scelta non appare fatta nell’interesse dell’Italia ma piuttosto per molto più bassi calcoli di opportunità. I partiti hanno scelto di tirare a campare, barattando di fatto sette anni di Presidenza della Repubblica in cambio di sette mesi in più di Governo e di legislatura”. Che cosa intendeva dire con queste espressioni che rilevano che Mattarella è stato rieletto per bassi calcoli di opportunità, tirando a campare barattando di fatto sette anni di Presidenza della Repubblica in cambio di sette mesi in più di Governo e di legislatura?
  5. Antonio Di Pietro: Lei ha dichiarato alla Commissione Antimafia quanto segue: “C’è un’intervista oggi sui giornali. È proprio su quello, vorrei riferire. Gherardo Colombo dice una frase su cui si deve riflettere. Dice Gherardo Colombo: “Con questa riforma ci avrebbero fermato prima”. Dice due cose: primo, che ci hanno fermato. Quindi è vero che ci hanno fermato; due, non dice chi ci ha fermato. Perché il problema di fondo, non so se Gherardo vuole o non ricordare, ma l’inchiesta Mani Pulite, che è la figlia di un’altra inchiesta, ha una madre che si chiama Mafia Appalti, che è un fatto molto delicato. Quelle inchieste sono state fermate entrambi da magistrati, a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare, a Milano delegittimando chi se ne doveva occupare”. Che cosa ha inteso dire con queste parole, dalle quali traspaiono che la vera inchiesta è quella di Mafia Appalti, sulla quale sta indagando la Procura della Repubblica di Caltanissetta, in relazione alla quale sono stati uccisi Falcone e Borsellino? Chi della magistratura ha bloccato l’inchiesta al fine di evitare che si conoscesse ogni verità, sulla quale è stato sentito il collettore delle tangenti per conto della mafia, Filippo Salamone, che ha rivelato di aver consegnato 50 milioni di lire di quelle tangenti a Sergio Mattarella, fatto mai voluto verificare dalla competente magistratura?
  6. Nicola Gratteri, che ha invitato il popolo a sollevarsi contro il potere politico colluso con le mafie, perché risponda alle seguenti domande: Lei a quali uomini politici intendeva riferirsi quando ha invitato il popolo a sollevarsi al malandazzo della collusione della politica con la mafia?“Lei, quando nel 2018 ha ricevuto a Catanzaro, nel suo ufficio, una delegazione dei Gilet Arancioni, che il 21 dicembre 2017 aveva proceduto all’arresto di Sergio Mattarella, ha risposto che non era il Procuratore della Repubblica di Roma. Che cosa intendeva dire con quelle parole, che lei si sarebbe comportato diversamente, rispetto a Giuseppe Pignatone, in ordine all’arresto di Mattarella?
  7. Sergio Mattarella, che non è il Capo dello Stato, sia convocato da codesta Corte perché risponda alle seguenti domande:
  8. “Come mai, quando Pappalardo si è presentato al Quirinale il 21 dicembre 2017 per notificarle il verbale di arresto e ha chiesto di consegnarle l’atto personalmente, lei ha fatto rispondere dal funzionario del Palazzo che non era disponibile?”
  9. “Come mai non ha inteso far intervenire subito i poliziotti e carabinieri presenti per procedere nei confronti dei delegati del Movimento Liberazione Italia che hanno comunque proceduto al suo arresto?”
  10. “Se Lei fosse stato eletto regolarmente, perché non è sceso subito per rigettare l’atto di arresto nei suoi confronti e così difendere l’onorabilità della carica di Presidente della Repubblica?”
  11. “Come mai ha chiesto in seguito di fare intervenire personale della DIGOS di Roma per contestare però solo una manifestazione non autorizzata, che è una semplice contravvenzione? Chi lo ha consigliato ad agire in tal modo e per quali fini?”
  12. “Lei è stato reso edotto che la Procura della Repubblica di Roma stava procedendo per vilipendio nei suoi confronti solo contro il Generale Antonio Pappalardo, pur avendo operato il suo arresto altre dieci persone?”
  13. “Il Ministro della Giustizia ha concesso l’autorizzazione a procedere solo contro il Generale Antonio Pappalardo, nella circostanza semplice notificatore, pur essendo venuti al Quirinale 10 esponenti del Movimento Liberazione Italia per consegnarle il verbale di arresto che lo riguardava per usurpazione del potere politico. Lei sa bene che tale autorizzazione poteva essere concessa dopo il suo benestare. Ci vuole spiegare i motivi per i quali, pur sapendo che erano venuti in 10 ad arrestarla, ha concesso il suo benestare solo nei confronti di Pappalardo?”
  14. “L’autorizzazione a procedere doveva essere chiesta nei confronti di tutti, essendo comune il presunto disegno criminoso, essendo stati tutti identificati e indagati. Come mia lei ha ignorato questo punto rilevante della concessione dell’autorizzazione a procedere?”
  15. “Lei era al corrente, quando è stato eletto Capo dello Stato, che 148 parlamentari, eletti con il premio di maggioranza, e quindi da lei nella sua veste di Consigliere della Corte Costituzionale, giudicati illegittimi con la sentenza del gennaio 2014, avevano partecipato alla votazione per eleggerla Presidente della Repubblica?”
  16. “Lei era al corrente che i 630 deputati, che lo avevano eletto, non si erano ancora convalidati?”
  17. “Lei era al corrente che i suddetti deputati si sono convalidati 5 mesi dopo, e cioè il 1° luglio 2015?”
  18. “Lei era al corrente che si era violato l’art. 66 della Costituzione sulla convalida dei deputati eletti?”
  19. “Lei era al corrente che i deputati comunque non si potevano convalidare perché la legge elettorale “Porcellum” era stata dichiarata incostituzionale, e quindi non esisteva più?”
  20. “Perché Lei nulla ha fatto per regolarizzare la sua posizione, per cui ha mantenuto in piedi un così grave vulnus istituzionale e costituzionale per oltre sette anni?”
  21. “Lei è ben conscio che tutti gli atti che lei emanava potevano essere annullati, nel caso in cui un magistrato della Repubblica avesse verificato la irregolarità della sua elezione, così compromettendosi la stabilità dello Stato?”
  22. “Lei era al corrente che, se fosse stato verificato un tale vulnus costituzionale, le legge elettorale “Rosatellum”, non poteva da lei essere promulgata e che quindi anche la sua seconda elezione era comunque viziata da illegittimità?”;
  23. “Lei ha ammesso in un interrogatorio di aver ricevuto a casa sua da Filippo Salamone 3 milioni di lire in contanti durante la campagna elettorale per le politiche del 1992. Nella circostanza ha affermato che non sapeva che costui fosse un collettore di tangenti per conto di Cosa Nostra. Tale fatto è stato ribadito in un recente comunicato stampa del Quirinale. Antonio Pappalardo, a mezzo del suo Movimento Politico, le ha chiesto di inviare la documentazione delle spese che Lei ha sostenuto durante la suddetta campagna elettorale. Come mai non ha risposto a tale richiesta, che era riferita ad una indagine in corso riguardante l’inchiesta Mafia/Appalti, in relazione alla quale Pappalardo si è portato in Caltanissetta per fornire la sua versione su quella inchiesta, in cui quella Procura della Repubblica sta indagando essendo ormai ben chiaro che i magistrati Falcone e Borsellino sono stati uccisi in quanto esortavano la Procura della Repubblica di Palermo a verificare il contenuto del rapporto del ROS Carabinieri su tale scottante vicenda?

A conclusione della mia deposizione, faccio presente che, in linea con le nobili tradizioni dell’Arma Benemerita, ho chiesto di essere rinviato a giudizio per un delitto non commesso, per tutelare le massime cariche dello Stato, che da troppo tempo operano in un contesto di illegalità, producendo ulteriori illegalità, continuando a commettere il più che evidente reato di usurpazione di potere politico, di cui si rendono complici tutti coloro che cercano, con ogni pretesto, di nascondere questo grave vulnus istituzionale.

Costoro, autori e complici, risponderanno dei loro crimini in ogni sede e dinanzi al Popolo Italiano, che da tempo rifiuta in larga parte di votare questa casta politica, rigettando intollerabili riforme della Carta Costituzionale.

Sono certo, perché ancora credo nella Giustizia, che i componenti di questo Collegio non si comporteranno come quel dirigente della Polizia di Stato che ha dichiarato di “avere famiglia”, sottraendosi ignobilmente ai suoi doveri istituzionali.

Sono ben lieto di avere ancora una volta fatto il mio dovere, di uomo, di Carabiniere e di servitore dello Stato, e di aver meritato ampiamente l’elogio che mi ha fatto una donna del popolo: “Lei è una delle poche persone che lottano per la gente che non conta nulla!”.

Roma, 8 aprile 2026                                                                                          

On. Antonio Pappalardo


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