Geopolitica

Pubblicato il Agosto 28th, 2025 | Da Redazione Russia News

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IL NORD STREAM E L’EUROPA SOGGIOGATA

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di Paolo Di Mizio

Paolo Di Mizio

Il 21 agosto scorso il cittadino ucraino Serhii Kuznetsov, 49 anni, inseguito da un mandato di cattura europeo emesso dalla Germania, è stato arrestato nei pressi di Rimini, dove era in vacanza con la sua famiglia. L’uomo, secondo il mandato, sarebbe un colonnello delle Forze Armate e dei servizi segreti ucraini. È accusato di essere il coordinatore del commando che il 26 settembre 2022 eseguì il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2. La Germania ne chiede l’estradizione. L’uomo si oppone (preferisce restare in un carcere italiano), e durante l’udienza di convalida ha affermato di non sapere nulla del sabotaggio degli oleodotti. Mentre scriviamo, non sappiamo se sarà estradato in Germania o meno.

 Amnesia surreale

Al di là dell’estradizione la vicenda di Serhii Kuznezov porta violentemente in primo piano una contraddizione logica che mette alla frusta tutta la credibilità – e con essa le basi giuridiche, politiche e morali – dell’Europa e dell’Occidente globale. La questione si riassume in poche parole: se Berlino ritiene che i Nord Stream, di proprietà congiunta russo-tedesca, siano stati sabotati da agenti ucraini, tanto che ha emesso mandati di cattura contro ufficiali di Kiev, significa che la Germania è stata militarmente aggredita dall’Ucraina. E allora perché Berlino non invoca l’art. 5 della Nato per difendersi dall’Ucraina? Perché, al contrario, continua ad armare e finanziare Kiev? Tutti i grandi giornali, in Italia come in Europa, evitano di porre questa domanda, che è di una logica elementare. Continuano a scrivere che il pericolo è la Russia, ma non c’è alcuna evidenza che la Russia abbia mai pensato o sia neppure in grado di attaccare l’Europa, mentre i fatti concreti dimostrano come l’unico paese che a oggi abbia aggredito un membro dell’Europa e della Nato sia l’Ucraina.

L’arresto dell’ucraino Serhii Kuznetsov

Il terrore tedesco

Perché la Germania non agisce a tutela dei suoi interessi nazionali? Per una serie di motivi. Innanzitutto per non sconfessare la posizione antirussa assunta fin dal 2022. In secondo luogo per non interrompere la grande operazione industriale in atto, che – grazie all’iniezione di centinaia di miliardi di euro da qui al 2030, grazie inoltre al piano ReArm-Ue della von der Leyen e grazie infine alla richiesta di Trump di devolvere il 5% del Pil nazionale alle spese per la difesa – mira a trasformare l’ansimante settore meccanico e automobilistico tedesco in una florida industria bellica.

All’apparenza sembra che nessuno in Europa si sia accorto che delle due l’una: o a sabotare i Nord Stream non sono stati gli ucraini o, se sono stati gli ucraini, l’attacco ostile viene da Kiev e quindi la percezione del nemico comune deve necessariamente essere cambiata. A questo punto può sembrare che la Germania e l’Europa siano vittime di una mancanza di logica, chiamiamola un’amnesia, per quanto un’amnesia tanto gigantesca sia surreale. Ma la verità è che c’è un motivo molto profondo dietro il comportamento della Germania e tale motivo è di natura geopolitica. È il terrore di contrastare l’America.

Il segreto di Pulcinella

Per capire, bisogna conoscere alcuni antecedenti. È noto che il sabotaggio dei due gasdotti russo-tedeschi è opera degli americani, non degli ucraini. Pochi minuti dopo le esplosioni, il ministro della Difesa polacco pubblicava sul social X queste parole: “Thank you, America!” Un’ora o due dopo, accortosi di aver svelato un segreto di Pulcinella che tutti conoscevano ma che doveva rimanere nascosto alle opinioni pubbliche, cancellava il post.

Seymour Hersch

Del resto, sulla matrice e sull’esecuzione esclusivamente americana (con un piccolo intervento finale della marina militare norvegese) non possono esserci dubbi dopo il lungo articolo con cui Seymour Hersch, più volte vincitore del Premio Pulitzer, citando fonti dei servizi americani dettagliò punto per punto tutto l’iter della preparazione e dell’esecuzione del sabotaggio. Il suo articolo contiene perfino le date e gli indirizzi delle riunioni, i reparti della CIA interessati, le astuzie giuridiche per aggirare la legge americana (che richiede l’approvazione del Congresso alle azioni di carattere militare non urgenti, ragione per cui la missione fu affidata a specialisti “civili” della CIA anziché a specialisti militari), e infine gli ordini e contrordini di Biden, il quale, quando le cariche esplosive erano state già piazzate, chiese d’urgenza di sostituire gli inneschi a orologeria con inneschi telecomandabili da remoto, per poter scegliere il momento esatto delle esplosione ed evitare che avvenissero in un momento politicamente sfavorevole. Questo costrinse la CIA a una seconda operazione sottomarina per rimuovere gli inneschi già inseriti e sostituirli con quelli a telecomando.

Quando uscì l’articolo di Seymour Hersch, la CIA elaborò in tutta fretta una implausibile teoria che attribuiva l’attentato a un fantomaticogruppo della resistenza ucraina”, formazione di cui non c’era mai stata notizia prima e non c’è mai stata notizia dopo. Costoro – 8-10 persone, tra cui alcuni sub dilettanti e una donna – avrebbero noleggiato uno yacht in Polonia e con incredibile facilità (secondo la CIA) avrebbero piazzato gli esplosivi (di natura militare e ad alto potenziale) in tre diversi punti degli oleodotti, distanti molte miglia marine l’uno dall’altro, oltretutto sfuggendo a qualsiasi controllo in una sezione del Mar Baltico che è monitorata metro per metro, giorno e notte, dagli americani e dalle altre forze della Nato.

L’avvertimento americano

La Germania probabilmente sapeva tutto, come lo sapeva il ministro polacco. Oppure, se Berlino non sapeva in anticipo (si dice che il marito sia sempre l’ultimo ad avere notizia delle sue corna), capì immediatamente cosa era successo. Del resto Biden lo aveva quasi pubblicamente anticipato al Cancelliere Scholz nel febbraio 2022, alcuni giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Parlando ai giornalisti davanti al Cancelliere in vista alla Casa Bianca, il Presidente disse: “Impediremo che il Nord Stream 2 entri in funzione”. Una giornalista chiese: “Ma come è possibile? È di proprietà della Germania”. Al che Biden rispose: “Sappiamo come fare, mi creda”.

Ricordo perfettamente la scena perché notai subito che Scholz, prima ancora di quelle parole, era uscito visibilmente pallido e scosso dalla riunione con Biden nello Studio Ovale, tanto che in conferenza stampa, pur parlando in tedesco, cioè nella sua lingua natale, quasi balbettava. Ritengo quindi oltremodo probabile che l’America abbia anticipato a Scholz quanto sarebbe accaduto ai Nord Stream.

Era già chiaro a quel punto – ripeto, diversi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina – che la guerra in gestazione, a lungo preparata e provocata dagli Stati Uniti, sarebbe stata una guerra in ampia misura contro l’Europa, con lo scopo di tagliare il cordone ombelicale che univa la potenza industriale europea alle immense riserve di materie prime russe a buon mercato. Un piano strategico a lungo coltivato in America, per evitare che l’espressione Eurasia divenisse una realtà geopolitica e che l’alleanza industriale e commerciale tra Europa e Russia sfociasse un giorno in un’alleanza militare che, andando dal Portogallo all’estremo lembo orientale della Russia, avrebbe creato il più forte concorrente all’egemonia globale americana.

L’amputazione

Quel giorno del febbraio 2022 la Germania, e a seguire tutta l’Europa, accettarono l’amputazione dei gasdotti Nord Stream e quindi accettarono il piano egemonico statunitense che prevedeva di incapsulare l’Europa in un’alleanza forzata e duratura a Ovest, avendo ormai bruciato tutti i ponti a Est. Si può discutere della non lungimiranza e del non coraggio dell’Europa e della Germania (la più danneggiata dall’amputazione del gas), ma questi sono i fatti.

L’ex cancelliere federale tedesco, Olaf Scholz e l’ex presidente USA Joe Biden

Poi, quando Seymour Hersh sollevò il coperchio della pentola, mostrando a tutti cosa era accaduto, e quando la CIA in tutta fretta fornì un’inverosimile ricostruzione che gettava tutta la colpa dell’attentato su un fantomatico “gruppo di resistenza ucraina”, la Germania fece finta di credere alla ricostruzione postuma della CIA. Non poteva fare altro. O meglio, l’alternativa sarebbe stata di accusare l’America di sabotaggio e questo avrebbe comportato una serie di gravissime conseguenze, tra le quali lo scioglimento o almeno il congelamento pro tempore del patto militare che lega Berlino alla Nato. Ma per affrontare uno scenario del genere serve un grande coraggio e una forte autorevolezza politica, due qualità del tutto assenti nell’attuale classe politica tedesca ma anche europea.

Fu lì, tra Scilla e Cariddi, tra due scogli altrettanto pericolosi, che Scholz e gli altri leder europei mancarono di coraggio. Le sirene americane ebbero la meglio sui cuori esangui degli europei. Le conseguenze di quella codardia dureranno decenni.

Paolo Di Mizio

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