Franco Mannino, uno tra i più grandi musicisti del ‘900
Franco Mannino, protagonista della scena musicale internazionale, fu artista geniale e completo: pianista, direttore e compositore; fu inoltre anche scrittore, organizzatore, didatta, direttore artistico e molto altro.
La formazione e la carriera concertistica
Franco Mannino nasce a Palermo il 25 aprile 1924; si trasferisce poi a Roma diventando allievo di Renzo Silvestri per il pianoforte e di Virgilio Mortari per la composizione, diplomandosi a Santa Cecilia in entrambe le materie. Debutta ufficialmente come pianista a 16 anni ed inizia quindi giovanissimo la carriera concertistica, affermandosi subito come straordinario pianista. Fu un grande virtuoso, ma essendo prima di tutto un musicista completo, il virtuosimo era al servizio dell’intelligenza musicale. Fu interprete di un vasto repertorio dal barocco al ‘900. Questa sua attività pianistica nel corso degli anni in parte diminuira’ per dedicarsi soprattutto alla direzione ed alla composizione. Negli anni ‘40 Mannino inizia a collaborare con l‘EIAR a Roma ed in quel periodo nasce anche la sua amicizia artistica con il leggendario direttore d’orchestra Franco Ferrara. Nel 1946 Mannino effettua una serie di concerti in America (fu il primo pianista italiano invitato li’ dopo la guerra) entrando in contatto con i più grandi musicisti del momento che vivevano in America, come Toscanini, Horowitz, Stravinsky e molti altri di questo livello.
Tornato in Italia conosce il grande maestro Tullio Serafin che lo incoraggia a cimentarsi con la direzione d’orchestra, volendolo come suo assistente per la preparazione di varie opere liriche. Successivamente nei primi anni ’50 , Mannino inizia quindi la sua attività come direttore d’orchestra. Fu un grande direttore, (tra l’altro solitamente dirigeva e concertava tutto a memoria) con un vasto repertorio ma con una preferenza per il repertorio novecentesco e operistico. La sua carriera direttoriale lo porterà ad esibirsi in tutto il mondo nei principali teatri e con le principali orchestre, ma ricordiamo in particolare il suo legame con la Russia, dove registrò anche vari dischi con l’Orchestra filarmonica di Leningrado, essendo molto stimato dal leggendario direttore Evgenij Mravinskij che lo invitò più volte a dirigere la sua orchestra. Mannino è stato inoltre il primo direttore d’orchestra italiano invitato in Cina a dirigere le orchestre di Pechino e Shanghai. Dal 1982 al 1986 fu direttore stabile dell’orchestra di Ottawa in Canada, dove venne poi anche fondato un “Festival Mannino” in suo onore e dove tenne dei corsi di direzione d’orchestra. Dal 2000 al 2002 è stato direttore dei “Solisti Aquilani”. Molti grandi interpreti del secolo scorso hanno collaborato in opere e concerti da lui diretti o eseguito sue composizioni; in particolare ricordiamo la sua collaborazione e amicizia col grande violinista Leonid Kogan. Sarebbe impossibile riassumere i tanti eventi importanti della lunga attività concertistica del maestro, ma ricordiamo qualche momento significativo dei suoi ultimi anni di carriera: Nel 1997 diresse il concerto di apertura del ricostruito Teatro Massimo di Palermo, nel 2000 in occasione del Giubileo, diresse al Colosseo la sua “Missa Solemnis” con l’orchestra e coro del Teatro dell’opera di Roma. Attivo fino a poco prima di morire, il suo ultimo concerto fu a Caserta nel dicembre 2004. Il maestro muore a Roma il 1 febbraio 2005.
il compositore
Mannino fu un talento precoce, come si può notare anche in quella che fu la sua prima composizione ufficiale, la Toccata op.1 per pianoforte, scritta nel 1932; in questo pezzo c’è forse qualche ingenuità, ma certamente è una composizione notevole per un bambino di otto anni, in particolare per l’impegnativa scrittura pianistica; é un breve brano nel tipico carattere brillante delle toccate, con richiami a Debussy e Prokofiev. Nel 1956 viene rappresentato alla Scala il suo balletto “Mario e il mago” (da un racconto di T.Mann) con la regia di Luchino Visconti, che ebbe un grande successo e fu premiato in Francia con il premio Diaghilev. Seguirà’ poi la sua prima opera lirica “Vivì” che fu composta nel 1957 e divenne in breve uno dei suoi pezzi più rappresentati; e’ un’ opera gradevole con riferimenti al jazz, alla tradizione Pucciniana ed altri. Come operista Mannino può essere in parte accostato ad un altro suo celebre contemporaneo autore di opere liriche, Gian Carlo Menotti. La prima esecuzione ebbe luogo nel 1957 al Teatro San Carlo, con la direzione di Serafin. Per quest’opera la regia fu curata dal giovane Franco Zeffirelli. Nel 1991 Mannino diede le dimissioni da tutti i suoi incarichi ufficiali, in modo da avere più tempo da dedicare e alla composizione, continuando a scrivere fino alla fine della sua vita.
Compositore ecclettico, fu certamente tra i più prolifici compositori del ‘900, (insieme a suoi colleghi contemporanei Kreneck e Milhaud) autore di oltre 600 composizioni che spaziavano in tutti i generi: cameristici, sinfonici, operistici, corali, pezzi da concerto, brani pianistici ecc. senza contare anche un centinaio di colonne sonore e perfino delle canzoni scritte sotto pseudonimo. Ovviamente poi non sempre quantità vuol dire qualità, ma questo è un altro discorso, anche perché ad avere tanta faciltà musicale c’è il rischio di diventare dei “mestieranti” ma del resto anche nel barocco e nel classicismo ci sono stati vari compositori dal catalogo immenso (Vivaldi, Bach, Haendel) ma talvolta anche di vario livello, per esempio Telemann e successivamente anche personalità come Mozart e Haydn che oltre tanti capolavori scrissero anche però tanta musica d’occasione.
Mannino fu compositore essenzialmente legato alla tonalità, utilizzata in maniera “allargata” come tipico di tanti compositori del ‘900, spesso con influssi vari sia tardoromantici che neoclassici, ma con una sapienza tecnica che gli consentiva di scrivere anche in qualsiasi stile; rifiutò però le avanguardie estreme tipiche di molti suoi coetanei; ovviamente ora la storia sta dando ragione a questo tipo di posizione che fu scomoda all’epoca ma vincente oggi, dove finalmente gli autori “tonali” del secondo ‘900 stanno riavendo il loro posto nella storia e dove gli avanguardisti iniziano ad essere ridimensionati (tranne dai soliti fanatici e cultori del nulla che ancora oggi difendono certe “avanguardie”.)
Il cinema
Una parte importante della produzione di Mannino è quello delle musiche da film, dove (anche se non raggiunse i vertici di suoi colleghi come Rota o Morricone) fu certamente uno dei più importanti autori italiani per il cinema degli anni ’50/60/70. In particolare sono da ricordare le sue importanti collaborazioni con Luchino Visconti (del quale Mannino sposò poi la sorella). Questa fu una collaborazione ideale sia perchè il regista conosceva la musica (aveva studiato violoncello) sia perchè lasciava al compositore piena autonomia nello scrivere.
Ricordiamo alcuni dei titoli più famosi per i quali scrisse le musiche o curò gli arrangiamenti, film che hanno fatto la storia del cinema come: “Bellissima”, “Gruppo di famiglia in un interno”, “Ludwig”, “Morte a Venezia”, “L’innocente”. In particolare grazie a “Morte a Venezia”, Mannino contribuì alla diffusione della musica di Mahler, eseguendo alcuni suoi brani nel film. Invece per la colonna sonora de “l’Innocente” Mannino vinse il David di Donatello.
Altre attività
Mannino fu anche attivo come organizzatore e direttore artistico, ricordiamo alcuni momenti significativi di questa carriera: nel 1968 crea gli “Incontri Musicali Romani” dove fece esibire tanti grandi artisti del momento, spesso anche per la prima volta in Italia. Dal 1969 al 1971 fu Direttore artistico del Teatro San Carlo di Napoli. Nel 1970 viene eletto Accademico di Santa Cecilia a Roma e Presidente dell’Accademia Filarmonica di Bologna.
Mannino fu anche scrittore. In particolare ricordiamo il suo libro di carattere autobiografico, “Genii“, dove racconta i suoi vari incontri con le più grandi personalità del secolo, non solo musicisti ma anche attori, scrittori, pittori, registi, principi, politici ecc. un libro pieno di anedotti e notizie interessanti. Ha inoltre scritto libri di argomento musicale, saggi e testi di narrativa.
Il maestro ebbe numerosissimi premi e riconoscimenti durante tutta la sua lunga carriera; citarli tutti sarebbe difficile, ricordiamo in particolare diverse onorificenze ufficiali dalla Repubblica italiana.
Mannino per vari aspetti può essere visto come una specie di Leonard Bernstein italiano, per via del suo talento poliedrico che utilizzava in tutte le sue attività musicali, dal suonare al dirigere al comporre fino alla divulgazione musicale ed è per questo certamente da ricordare come uno dei principali e più completi musicisti del’900.
Keith Goodman (Pianista, direttore, compositore)

























