Favole, leggende e il genere fantasy
di Daniele Salici
Il genere fantasy affonda le sue radici nelle antiche tradizioni orali e scritte, tra miti, leggende e fiabe, dove elementi soprannaturali e simbolici venivano impiegati per spiegare il mondo e trasmettere valori morali. L’egocentrica visione anglosassone colloca la nascita del fantasy come genere letterario tra il XIX e il XX secolo, classificandolo come un filone della letteratura fantastica. Personalmente, lo vedo in modo assai diverso.
Struttura e temi ricorrenti
Il fantasy eredita e rielabora motivi che attraversano secoli e culture:
- la contrapposizione tra forze del bene e del male, comune a fiabe e saghe epiche
- il viaggio dell’eroe o la ricerca iniziatica, tipici delle leggende medievali e della mitologia più antica
- creature fantastiche – draghi, folletti, spiriti – ereditate dal folclore europeo e mondiale
- prove, inganni e ostacoli, cardini delle favole di Esopo e delle antiche storie di corte
Personaggi e archetipi
Nei secoli, fiabe e leggende hanno dato vita a figure ricorrenti, poi codificate nel fantasy:
- l’eroe giovane e ingenuo, che cresce affrontando pericoli
- il mentore saggio, analogo alle divinità guida dei miti
- l’ingannatore, erede dei personaggi ambigui delle saghe nordiche e classiche
- la creatura soprannaturale, ponte tra fascino e timore
Un genere antico quanto l’uomo
Dall’antichità al XIX secolo, ogni epoca ha riletto fiabe e leggende secondo la propria sensibilità. Il fantasy, così come oggi lo intendiamo, nasce tra Otto e Novecento, attingendo sia al folklore che alla grande tradizione letteraria (dal ciclo arturiano ai romanzi gotici, fino ai viaggi immaginari).
Ma, a ben guardare, nulla è stato inventato di nuovo: cambia solo l’interpretazione in base al pubblico – bambino, adolescente, adulto. Forse questa forma narrativa è antica quanto l’uomo stesso. La fantasia è quanto di più libero e creativo alberghi nella nostra mente:
- dalla mesopotamica Epopea di Gilgamesh
- all’Iliade, all’Odissea e all’Eneide
- al Rāmāyaṇa e al Mahābhārata
- alle Edda e al Beowulf
- fino a Le mille e una notte, frutto di intrecci culturali che spaziano dall’Arabia alla Persia, dall’India all’Egitto
Raccontare e ascoltare storie è nel nostro DNA, patrimonio comune a popoli e millenni.
La via delle storie
Molti racconti hanno viaggiato lungo la più estesa rete commerciale dell’antichità: la Via della Seta.
Non un unico tracciato, ma una trama di itinerari terrestri, marittimi e fluviali che, dal 130 a.C. al 1453 d.C., collegò Cina, India, Persia, Medio Oriente e Roma. Insieme a seta, spezie e metalli preziosi, viaggiavano idee, religioni e, inevitabilmente, leggende.
Immaginate gli accampamenti notturni: attorno al fuoco, uno sciamano, un carovaniere o un cantastorie narravano di terre lontane e avventure impossibili.
Cinque città, cinque leggende
Chang’an (oggi Xi’an) – Cuore della Cina imperiale, da qui proviene la leggenda di Chang’e, dea della Luna, che vi dimora accanto al Coniglio di Giada.
Samarcanda – Crocevia di culture e moschee, resa celebre dal racconto dell’Angelo della Morte: un destino che, cercando di fuggire, si finisce per incontrare.
Baghdad – Fulcro dell’Età dell’Oro islamica e culla delle Mille e una notte, dove Sherazade cattura il tempo con la parola.
Kashgar – Oasi di mercanti e pellegrini, con il suo pozzo dei desideri, custode di miracoli per cuori puri.
Venezia – Approdo finale di sete e spezie, avvolta nella leggenda del patto col Diavolo per erigere il Ponte di Rialto. Il genio di far passare un gallo salvò l’architetto… ma il destino pretese un prezzo crudele: la vita della moglie incinta.
Un invito al lettore
Come tutte le favole, anche queste storie si chiudono. Eppure, il fantasy continua a parlarci, se lo leggiamo con occhi diversi. Al di là di draghi, eroi e magie, potremmo scoprire significati profondi che la realtà quotidiana non riesce più a esprimere.


























