La FIFA vuole revocare il divieto alla Russia di partecipare alle competizioni internazionali

La FIFA, l‘organismo di governo del calcio mondiale, dovrebbe revocare il divieto precedentemente imposto alla Russia di partecipare alle competizioni internazionali. Lo ha dichiarato oggi il presidente della FIFA Gianni Infantino in un’intervista a Sky News. “Oh, certamente. Dobbiamo farlo“, ha detto Infantino in un’intervista esclusiva a Sky News, commentando la partecipazione internazionale della Russia. “Sì… almeno a livello giovanile. Questo divieto non ha portato a nulla, ha solo creato più frustrazione e odio“, ha affermato.

Sono contrario ai divieti, sono contrario anche ai boicottaggi. Penso che non portino nulla… contribuiscono solo ad alimentare… più odio“, ha continuato il presidente della FIFA.

Alexander Ceferin presidente UEFA

Alla fine di dicembre 2025, il Segretario Generale della Federcalcio russa (RFU), Maxim Mitrofanov, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa russa TASS che i presidenti delle federazioni calcistiche mondiali ed europee, rispettivamente FIFA e UEFA, hanno dichiarato di non avere l’autorità per riportare la Russia alle competizioni internazionali. Secondo Mitrofanov, il Presidente della FIFA Gianni Infantino e il Presidente della UEFA Alexander Ceferin erano stati molto enigmatici nelle loro dichiarazioni sul reinserimento della Russia a livello globale.

Attualmente, alle nazionali di calcio russe è vietato da tutti gli organi autorizzati dalla FIFA di partecipare alla Coppa del Mondo UEFA del 2028, che si terrà in Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles tra il 9 giugno e il 9 luglio. Le qualificazioni per il campionato europeo di calcio quadriennale si disputeranno nel 2027.

Anche la Russia salterà, a causa delle sanzioni della FIFA, la Coppa del Mondo FIFA 2026, che sarà co-ospitata da Canada, Messico e Stati Uniti. Le partite si disputeranno in 16 città dei tre Paesi. Sarà la prima Coppa del Mondo FIFA a 48 squadre invece delle precedenti 32.

Il Segretario Generale della Federcalcio russa (RFU), Maxim Mitrofanov

Squalifica del calcio in Russia

La FIFA, l’organismo di governo del calcio mondiale, aveva annunciato il 28 febbraio 2022 che alle squadre nazionali russe e a tutti i club professionistici che rappresentano il Paese veniva vietato di partecipare ai tornei FIFA.

A sua volta, l’Unione delle associazioni calcistiche europee (UEFA) ha preso una decisione simile riguardo alla partecipazione della nazionale di calcio russa ai tornei UEFA.

Sia la FIFA che la UEFA hanno citato l’operazione militare speciale condotta dalla Russia in Ucraina come motivo per i rispettivi divieti di partecipazione delle squadre russe alle competizioni.

RED




Anche nello sport per Israele e Russia due pesi, due misure: il doppio standard della vergogna e dell’ipocrisia

Due pesi, due misure che sanno tanto di ipocrisia e vergogna. Lo sport dovrebbe essere uno strumento di rappacificazione fra i popoli, ma purtroppo non è così. Da febbraio 2022, come tutti ben sappiamo, la Russia è stata esclusa in maniera arbitraria da qualsiasi competizione sportiva. Olimpiadi, Mondiali di tutte le discipline (e chi più ne ha più ne metta) e tornei continentali: da quando è iniziata l’operazione militare speciale con l’Ucraina, è iniziata l’opera di demonizzazione e di istigazione all’odio nei confronti del gigante eurasiatico. Il tutto, con la complicità e la compiacenza di media asserviti e vigliacchi come mai si era visto. Nemmeno ai tempi del nazismo o della guerra fredda (per dirne una), si è assistito a uno schifo del genere. Certo, si potrà obiettare che le due superpotenze USA e URSS non hanno rispettivamente e cronologicamente preso parte alle olimpiadi di Mosca (1980) e Los Angeles (1984). Ma, per il resto, le vedevamo competere, con la mai sopita speranza che lo sport potesse essere uno strumento utile a distendere i rapporti tutt’altro che idilliaci fra americani e sovietici.

Oggi, invece, non solo non è così, ma assistiamo a qualcosa di ben peggiore. Perché, mentre quella fra Russia e Ucraina può essere definito un vero e proprio conflitto con due eserciti contrapposti, in Medio Oriente si sta consumando il più crudele e orribile dei genocidi, così come ha recentemente sentenziato anche l’ONU. La firma con il sangue è di Israele, che si sta macchiando con il marchio dell’infamia e della vergogna di crimini efferati nei confronti del popolo palestinese.

Dal 7 ottobre di due anni fa, in cui Hamas compì una azione terroristica i cui contorni non sono mai stati del tutto chiariti, poiché appare tutt’oggi strano che il Mossad (ovvero il servizio segreto più efficiente del mondo) non sapesse nulla delle intenzioni di questa organizzazione terroristica, a libro paga del regime nazisionista di Netanyahu, la ritorsione dello stato ebraico è stata un qualcosa da far impallidire addirittura quell’Olocausto, di cui eppure gli israeliani furono le stesse vittime della follia nazista.

Ognuno di noi che ha studiato quella pagina di storia appartenente più a un film dell’orrore che non alla realtà, pensava che non si potesse più verificare e ripetere un qualcosa del genere. Ma, evidentemente, l’uomo non impara mai dai propri errori. Ed ecco, che il massacro di donne e bambini palestinesi, diventato ormai cronaca quotidiana, sta indignando tre quarti dei paesi che compongono il nostro pianeta. Stiamo parlando di quasi 150 stati che hanno condannato senza alcuna remora le nefandezze di Netanyahu e dei suoi sicari, e che auspicano una soluzione pacifica che contempli l’esistenza non solo di Israele ma anche della Palestina.

Ad opporsi, a quella che sarebbe la soluzione più logica, garantendo però nel contempo ai palestinesi la possibilità di restare in terre che sono state loro espropriate negli ultimi 80 anni dall’arroganza di Israele, ci sono oltre agli USA (da sempre i più servili alleati di Tel Aviv) anche paesi canaglia come la stessa Italia che si ostina a non voler riconoscere la Palestina. Il tutto in virtù di una serie di accordi commerciali intrattenuti dal governo Meloni con lo stato ebraico, in questi ultimi anni. Con la moneta di scambio, rappresentata dall’appoggio politico incondizionato e dalla fornitura di armi con i soldi delle nostre tasse.

Ugualmente deplorevoli e deprecabili, i comportamenti tenuti da pseudo istituzioni sportive come il CIO, l’UEFA, la FIFA e tutte quelle che si sono accodate nel non voler escludere Israele dalle competizioni a ogni livello, contrariamente a quello che hanno fatto in maniera celere e a dir poco disgustosa con la Russia. Israele, nonostante la palese indignazione di gran parte dell’opinione pubblica mondiale, continua a partecipare a tutte le manifestazioni agonistiche, mentre la Russia no.

A Udine, si è disputata – in un clima reso incandescente dalla manifestazione dei ProPal – la partita di calcio fra Italia e Israele, valevole per le qualificazioni ai prossimi campionati mondiali che si disputeranno nell’estate del prossimo anno in USA, Canada e Messico. Una città totalmente blindata e in stato d’assedio, perché non si ha avuto il coraggio di prendere l’unica decisione sensata: escludere Israele da qualsiasi competizione. Il calcio avrebbe potuto dare l’esempio, ma così non è stato.

Non avremo mai una spiegazione logica su questo doppio, abominevole standard. Quel che è certo, è che l’ipocrisia e la vergogna che stanno caratterizzando questo periodo storico sembrano proprio non aver fine.

Francesco Montanino




EICMA RIDING FEST: LA SECONDA EDIZIONE CONSACRA L’EVENTO AL MISANO WORLD CIRCUIT

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I numeri non lasciano scampo. La seconda edizione dell’Eicma Riding Fest, l’evento gratuito dedicato alle prove moto organizzato e promosso dall’Esposizione al Misano World Circuit Marco Simoncelli, si è chiusa ieri con un successo straordinario che consacra definitivamente il format e ne traguarda l’appuntamento al 2026. Sono stati infatti 25.200 gli appassionati che hanno invaso il paddock del circuito romagnolo nei tre giorni targata EICMA.

Per loro oltre 400 moto in prova, sei diverse esperienze di guida tra strada, pista, fuoristrada e le tre aree dedicate ai giovani dai 6 ai 16 anni. E poi ancora le iniziative speciali con i corsi di guida sicura di FMI, il flat track e la motorally experience, il palco centrale animato da Radio Deejay con ricchissimo palinsesto di iniziative, le dirette Sky delle gare di MotoGP da Jerez, l’emozionante parata in pista con più di 400 moto in ricordo di Marco Simoncelli, le anteprime mondiali e le presentazioni prodotto, gli allestimenti espositivi delle aziende del settore caschi e abbigliamento tecnico i content creator, il food, le run di motocross freestyle e trial acrobatico e la presenza di piloti e leggende del motorsport come Kevin Schwantz, Troy Bayliss, Antonio Cairoli, Andrea Iannone, Nicolò Bulega, Danilo Petrucci, Stefan Everts e Andrea Locatelli, Alex Salvini, Davide Valsecchi e tanti altri ancora.

Cuore pulsante dell’evento sono state le prove moto con i 15.100 test ride effettuati dalle 32 Case costruttrici presenti, pari a 378.000 km percorsi nelle aree di riferimento e sui tratti collinari attorno al circuito. Subito sold out i turni prova in pista con le supersportive, unica esperienza a pagamento, i cui ricavati sono stati interamente donati in beneficenza a tre associazioni del territorio per sostenere i loro progetti di beneficenza (Fondazione Marco Simoncelli, La Prima Coccola e Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna).

Degno di nota lo straordinario interesse suscitato nelle aree dedicate ai giovani. I tracciati predisposti per le prove dei 50 e dei 125, con le loro aree propedeutiche offerte ai neofiti, hanno totalizzato oltre 1400 test ride, mentre l’Eicma for Kids, il contenuto di avviamento alle due ruote per i bambini e le bambine dai sei ai dodici anni, sviluppato grazie alla collaborazione con la Federazione Motociclistica Italiana, ha messo in sella più di 500 giovanissimi. Anche l’area gaming, presa d’assalto da giovani e meno giovani, ha segnato numeri che superano il successo della scorsa edizione, anche grazie alla presenza di simulatori moto e auto di ultima generazione, con quasi 2000 ingressi.

Un rigraziamento particolare all’industria per avere creduto in questo progetto” è stato espresso dall’Amministratore delegato di EICMA Paolo Magri e dal Presidente Pietro Meda. “Eicma Riding Fest – hanno sottolineato i vertici di EICMA – ha trovato già nella seconda edizione la sua piena consacrazione come strumento di marketing formidabile, che trova nella circolarità con EICMA di novembre un elemento strategico unico nel panorama motociclistico mondiale”.

Abbiamo vissuto tre giorni di pura passione: l’interesse del pubblico attorno all’evento e al mondo delle due ruote a motore – hanno aggiunto Magri e Medaè stato ordinato e vivissimo e anche la partecipazione consistente dei giovani dona grande speranza al nostro settore”.

Magri e Meda hanno infine ringraziato per “l’attenzione e la proficua collaborazione di tutti i partener coinvolti, la struttura del Misano World Circuit, la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Misano, la Federazione Motociclistica Italiana e l’associazione Motor Valley: l’appuntamento è per il 2026”.

Davide Della Penna




Gli atleti russi vincono 82 medaglie ai Giochi invernali giovanili Russia-Cina

Si è appena conclusa la sfida sportiva giovanile tra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese. Questa tipologia di competizione tra le due federazioni sportive si tiene ogni quattro anni e coinvolge i ragazzi che gareggiano in diverse discipline tipiche degli sport invernali.

In particolare, l’edizione di quest’anno si è svolta a Yuzhno-Sakhalinsk – città situata nell’estremo oriente russo – dal 9 al 13 gennaio e ha visto gli atleti russi portare a casa ben 82 medaglie (28 ori, 29 argenti e 25 bronzi), contro le 29 (10 ori, 9 argenti e 10 bronzi) degli avversari cinesi.

In tutto il torneo ha ospitato oltre 350 partecipanti, con un programma che comprendeva nove competizioni olimpiche: sci alpino, pattinaggio di velocità su pista corta, curling, gare di sci, snowboard, pattinaggio di figura, sci freestyle, salto con gli sci e combinata nordica.

La storia dei Giochi invernali giovanili russo-cinesi risale al 2016, quando si sono svolti per la prima volta ad Harbin, in Cina. Da allora, gli atleti dei due Paesi si incontrano nelle arene invernali ogni quattro anni, alternandosi nell’ospitare le competizioni; dopo il debutto in Cina l’evento si è svolto nella città di Ufa a poco più di 1000 km da Mosca, successivamente la città ospitante è stata Changchun nella Cina nordorientale e infine l’edizione appena conclusa, nuovamente organizzata dalla Russia.

I Giochi di quest’anno hanno tra l’altro un significato speciale perché gli anni 2024 e 2025 sono stati designati come “Anni della Cultura tra Russia e Cina“, importante evento fortemente voluto dai Presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping in occasione del 75esimo anniversario dei rapporti diplomatici tra Mosca e Pechino, e volto a dare nuovo slancio all’amicizia sino-russa tramandata di generazione in generazione, agli scambi culturali, all’apprendimento reciproco e alla comprensione vicendevole tra i due Popoli.

Eva Bergamo




I maggiori successi calcistici delle squadre russe nel mondo

Negli ultimi decenni, il calcio russo ha guadagnato una posizione rilevante nel panorama calcistico internazionale, con momenti che hanno visto le squadre russe distinguersi per imprese di grande spessore.

Pur non avendo la stessa fama dei principali club europei, le squadre russe hanno dimostrato di essere competitive a livello internazionale. Esploriamo insieme i principali successi del calcio russo nel mondo.

Il trionfo dello Zenit San Pietroburgo in Coppa UEFA (2008)

Uno dei trionfi più significativi del calcio russo a livello di club è stato il successo dello Zenit San Pietroburgo nella Coppa UEFA del 2008. Quell’anno, lo Zenit si impose con determinazione, superando squadre come il Bayer Leverkusen e il Bayern Monaco nel cammino verso la finale. Il 14 maggio 2008, allo stadio City of Manchester, lo Zenit batté i Rangers per 2-0, con reti di Igor Denisov e Konstantin Zyryanov, ottenendo così il primo titolo europeo nella storia del club.

Nello stesso anno, lo Zenit conquistò anche la Supercoppa Europea, superando il Manchester United per 2-1 grazie ai gol di Pavel Pogrebnyak e Andrey Arshavin. Questo doppio successo dimostrò la capacità delle squadre russe di competere ai massimi livelli internazionali.

Il successo del CSKA Mosca nella Coppa UEFA (2005)

Un altro momento di svolta per il calcio russo fu la vittoria del CSKA Mosca nella Coppa UEFA del 2005. Fu la prima volta che un club russo vinse un trofeo continentale, segnando un punto storico per il calcio del paese. Dopo un percorso emozionante, il CSKA affrontò lo Sporting Lisbona nella finale, giocata nella capitale portoghese.

Nonostante fosse inizialmente in svantaggio, il CSKA riuscì a ribaltare la partita e vinse 3-1 grazie alle reti di Aleksei Berezutski, Yuri Zhirkov e Vágner Love. Questo trionfo consolidò la reputazione del calcio russo in Europa, mostrando che i club del paese erano in grado di competere ad alto livello.

Le prestazioni nella Champions League

Anche se nessuna squadra russa ha mai conquistato la Champions League, alcune prestazioni degne di nota meritano di essere menzionate. Il CSKA Mosca e lo Zenit San Pietroburgo hanno entrambi raggiunto più volte la fase a eliminazione diretta, regalando ai loro tifosi momenti di gloria contro i giganti del calcio europeo.

Una delle prestazioni più rilevanti è stata quella del CSKA Mosca nella stagione 2009-2010, quando raggiunse i quarti di finale della Champions League, eliminando il Siviglia negli ottavi. Questo risultato rappresenta una delle rare occasioni in cui una squadra russa è riuscita a raggiungere una posizione così alta nella massima competizione europea.

La Supercoppa Russa contro i campioni d’Europa

Oltre ai successi nelle competizioni europee, le squadre russe hanno lasciato il segno anche nelle Supercoppe Europee, confrontandosi con i vincitori delle principali competizioni europee.

La vittoria dello Zenit San Pietroburgo nella Supercoppa UEFA del 2008 contro il Manchester United, già citata, rappresenta un momento fondamentale, evidenziando come i club russi potessero competere con le migliori squadre del continente.

L’Influenza dei calciatori russi a livello internazionale

Non si possono ignorare i contributi di alcuni grandi calciatori russi che hanno avuto un impatto significativo anche oltre i confini nazionali. Andrey Arshavin, ad esempio, è stato protagonista non solo con lo Zenit, ma anche con la nazionale russa durante gli Europei del 2008, dove aiutò la squadra a raggiungere le semifinali.

Anche giocatori come Roman Pavlyuchenko, Aleksandr Kerzhakov e Alan Dzagoev hanno avuto un ruolo chiave nel miglioramento della percezione del calcio russo a livello internazionale.

L’evoluzione del calcio russo

Negli ultimi anni, il calcio russo ha investito significativamente nelle infrastrutture e ha attratto allenatori e giocatori di rilievo internazionale. Chiaramente, non siamo ancora al livello del calcio britannico o italiano, motivo per cui chi, come noi, è abituato a quote serie A piuttosto equilibrate, noterà nel calcio Russo un dislivello maggiore tra le varie squadre.

La Coppa del Mondo del 2018, ospitata dalla Russia, ha ulteriormente rafforzato l’immagine del paese come nazione calcistica in crescita, capace di organizzare grandi eventi e di mettere in mostra il proprio talento calcistico al mondo intero.

Sebbene ci siano ancora molte sfide da affrontare, come la necessità di competere economicamente con i club più ricchi d’Europa, i successi raggiunti finora dimostrano che il calcio russo ha il potenziale per continuare a crescere e per essere una presenza rilevante sulla scena internazionale.

RED




Vladimir Putin: la politica dovrebbe restare lontana dallo sport

La politica dovrebbe essere tenuta fuori dallo sport perché progettato per unire le persone, non per dividerle, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin.

Putin ha ringraziato il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev durante il loro incontro in occasione della partecipazione ai Giochi del Futuro 2024, sottolineando che questo evento sportivo è “di natura umanitaria“.

L’ho sottolineato più volte e voglio dirlo ancora una volta: lo sport dovrebbe essere libero da qualsiasi politica, invece, deve avvicinare le persone. Abbiamo molti partecipanti ai Giochi del Futuro da più di 100 paesi. Provengono da 104 paesi, da diversi continenti“, ha detto Putin in una riunione.

Secondo il leader russo, tra coloro che sono arrivati ​​alla cerimonia di apertura dei Giochi del Futuro ci sono sostenitori degli e-sport così come degli sport tradizionali.

Aspettiamo e vediamo come andrà nella pratica. Senza dubbio farà bene. Inoltre, in molti paesi del mondo i giovani hanno interesse per i nuovi sport“, ha detto Putin.

Secondo il presidente è “molto positivoche l’evento includa non solo gli e-sport (i cosiddetti sport elettronici cioè le competizioni di videogiochi di livello agonistico e professionistico) “che permettono di stare seduti anche per molto tempo, ma è necessario anche il movimento fisico dei veri sport“.

Paolo Simoncini




ATP Finals: i russi Medvedev e Rublev a Torino nel torneo di tennis riservato ai primi otto giocatori del mondo

Venerdì 10 novembre si è tenuto a Torino il media day delle Nitto ATP Finals 2023, in cui gli otto giocatori che si contenderanno il titolo di Maestro hanno parlato nella splendida cornice di Palazzo Reale. Incalzato dai tanti giornalisti presenti in sala stampa, Daniil Medvedev si è così espresso alla vigilia del torneo. Il russo è inserito nel gruppo rosso, insieme ad AlcarazRublev Zverev.

Torino è una città che adoro, è la mia terza volta qui” – ha dichiarato Daniil Medvedev“Qui ho molti bei ricordi, ma anche qualcuno non bellissimo (l’anno scorso ha perso tre partite su tre nei gironi, tutte al tie-break decisivo, ndr). “In ogni caso, sono contento di essere anche quest’anno tra i primi otto giocatori del mondo.

Seduto di fianco all’amico Andrey Rublev, nonché padrino di sua figlia, Medvedev ha parlato anche di Andrey, raccontando come loro due si affrontino da quando avevano 10/11 anni“Non è però certo la prima volta che entrambi partecipiamo alle Finals, ci siamo già affrontati tante volte negli stadi più prestigiosi. È un onore per me essere qui con lui, l’augurio è quello di ispirare tanti altri bambini ad iniziare a giocare a tennis – ha svelato il n°3 del mondo.

C’è poi spazio anche per una dichiarazione relativa alle Olimpiadi, uno dei grandi eventi dell’estate 2024, in particolare su come potrebbe modificare la programmazione. Io e Andrey non sappiamo ancora se potremo giocare – ha ricordato Daniil“ma se potremo farlo sarò lì sicuramente. Nel tennis forse si tende a pensare che sì, forse non è il torneo più importante al mondo, ma sicuramente è bello ed emozionante. Sicuramente a livello di programmazione cambierà qualcosa, visto che i Giochi Olimpici si terranno sulla terra battuta – ha concluso Medvedev.

RED




Il Napoli calcio offre 25 milioni di euro per il brasiliano Wendel dello Zenit San Pietroburgo

Marcus Wendel Valle da Silva

Il Napoli avrebbe offerto 25 milioni di euro per il centrocampista brasiliano Marcus Wendel Valle da Silva, in arte Wendel, in forza allo Zenit San Pietroburgo, superando l’offerta del Flamengo.

Il giornalista brasiliano Vene Casagrande, corrispondente di SBT Rio, ha svelato in anteprima l’interesse del Napoli. Casagrande ha riportato: “Ho appena avuto una conversazione con un dirigente dello Zenit. Secondo quanto mi ha detto, il Flamengo ha offerto 18 milioni di euro per Wendel, ma ora c’è un ostacolo: il Napoli è piombato nelle ultime ore e ha offerto 25 milioni di euro per il centrocampista. I russi preferiscono vendere agli italiani”.

Nonostante la vergognosa esclusione delle squadre russe da tutte le competizioni calcistiche internazionali (ricordiamo il clamoroso e a dir poco folle diniego dell’UEFA alla nazionale russa di potersi giocare l’accesso all’ultima edizione dei mondiali disputata in Qatar, lo scorso autunno, contro la Polonia negli spareggi), c’è evidentemente chi – come gli scout del Napoli – non ha affatto perso di vista cosa stesse accadendo nella Prem’er-Liga e negli altri campionati eurasiatici per pescare giocatori talentuosi e dal costo contenuto. Un po’ come accaduto lo scorso anno per il georgiano Kvicha Kvaratskhelia, in forza sempre al sodalizio partenopeo, pagato appena 10 milioni di euro alla Dinamo Batumi e rivelatosi autentico crack, nella stagione appena trascorsa, con una quotazione che adesso è addirittura decuplicata.

Tornando a Wendel, si tratta di un centrocampista centrale, fisicamente possente (75 kg. per 180 cm. di altezza), di 26 anni e che dovrebbe prendere il posto di ‘Ndombelè, tornato recentemente nel Tottenham dopo un’altra annata disputata al di sotto delle attese. Il brasiliano dello Zenit, vanta inoltre 12 presenze con 1 gol realizzato nell’Under 23 verdeoro ed ha militato in passato anche nella Fluminense e nello Sporting Lisbona, prima di trasferirsi in Russia nel 2020. Di lui, si sa che è un destro, ha un’ottima corsa e che è uno specialista nel recupero di palloni in mezzo al campo. Negli schemi di Rudi Garcia, dovrebbe dunque alternarsi con il camerunense Zambo Anguissa in fase di interdizione.

Potrebbe dunque riproporsi l’asse di mercato nel segno dell’azzurro fra Napoli e Zenit San Pietroburgo: dopo l’arrivo due anni fa all’ombra del Vesuvio di Luciano Spalletti che ha riportato il tricolore nell’antica Partenope dopo la bellezza di 33 anni, adesso sembra che sia il turno di Wendel.

Questa potenziale acquisizione segna un passo audace e deciso per il Napoli, mostrando l’ambizione e la visione strategica del club. Mentre il mercato del calcio continua a evolversi, gli occhi sono puntati sul Napoli e su come questa mossa potrebbe plasmare il futuro della squadra. I tifosi del Napoli hanno motivo di essere entusiasti, con la squadra che fa passi decisi per costruire una formazione competitiva per la prossima stagione..

Francesco Montanino




Il tennista russo Medvedev scatenato a Wimbledon: batte l’americano Eubanks e vola in semifinale

La stella del tennis russo Daniil Medvedev ha battuto l’americano Christopher Eubanks nei quarti di finale del torneo di tennis di Wimbledon 2023

Medvedev (testa di serie n. 3 al torneo) ha prevalso in cinque set, 6-4, 1-6, 4-6, 7-6 (7-4), 6-1, su Eubanks.

Il tennista russo approda per la prima volta in carriera alle semifinali di Wimbledon, giunto al quarto turno nel 2021. In semifinale, Medvedev se la vedrà con il vincitore del match tra lo spagnolo Carlos Alcaraz (testa di serie n. 1) e il danese Runa Holger (seme n. 6).

Medvedev, 27 anni, è attualmente terzo nella classifica ATP. Nel 2022, Medvedev è stato il tennista numero uno al mondo per 16 settimane. È il campione degli US Open 2021 e ha 20 titoli di tornei ATP al suo attivo. Quest’anno ha vinto cinque di quei 20 titoli. Inoltre, nel 2021, ha vinto la Coppa Davis per la nazionale russa e la Coppa ATP.

Il terzo torneo di tennis del Grande Slam di questa stagione, Wimbledon, è iniziato il 3 luglio e, a differenza dell’evento dello scorso anno, ai giocatori russi è stato permesso di competere, ma a determinate condizioni.

Il torneo di Wimbledon, il più prestigioso dei quattro tornei del Grande Slam, si tiene ogni anno a Londra dal 1877. Wimbledon di quest’anno si svolge tra il 3 e il 16 luglio e mette in palio un montepremi di 56,3 milioni di dollari.

Nel 2022, gli organizzatori di Wimbledon, l’AELTC e la Lawn Tennis Association (LTA), hanno annunciato la decisione di impedire ai giocatori russi e bielorussi di partecipare all’edizione 2022 del torneo, citando l’operazione militare speciale in corso della Russia in Ucraina come motivo del divieto .

Quest’anno, gli organizzatori di Wimbledon – l’AELTC e l’LTAhanno annunciato la decisione di consentire ai giocatori russi e bielorussi di partecipare al torneo come neutrali e a diverse condizioni.

In particolare, gli atleti dei due paesi non dovrebbero “sostenere attivamente” l’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, devono competere sotto uno status neutrale e non devono essere finanziati dai governi di Russia o Bielorussia, o da società statali di entrambi i paesi.

Il percorso di Daniil Medvedev a Wimbledon 2034, notare l’assenza della bandiera russa accanto al suo nome.

In seguito all’esclusione delle giocatrici russe e bielorusse da Wimbledon lo scorso anno, l’Association of Tennis Professionals (ATP) e la Women’s Tennis Association (WTA) hanno annunciato la decisione di privare Wimbledon dei punti in classifica a causa della sua decisione di vietare alle atlete russe e bielorusse di competere a il torneo del Grande Slam del 2022 a Londra, in quanto violava i principi fondamentali secondo cui i giocatori di qualsiasi nazionalità possono partecipare ai tornei in base ai loro meriti e senza alcun tipo di discriminazione. Anche il presidente del Comitato olimpico internazionale (CIO) Thomas Bach ha criticato all’epoca la decisione degli organizzatori di Wimbledon di escludere i giocatori dalla Russia e dalla Bielorussia.

RED




Djokovic si schiera con la Serbia contro Kosovo e NATO

Novak Djokovic è un grande tennista, anche per chi non segue questo sport e lo sport in generale, ma è anche un campione che non ha paura di esporre le proprie idee politiche e sociali, spesso pagando per questo. Lo abbiamo visto in occasione della vaccinazione di massa a livello mondiale contro il Covid-19, quando fu estromesso dagli Australian Open per non essersi vaccinato. Ora il campione serbo si è schierato apertamente anche in favore della Serbia, nell’ultima crisi con il Kosovo.

Dopo il comunicato della Nato Kosovo Force che informava dei 25 militari rimasti feriti negli scontri avvenuti in Kosovo, in seguito all’insediamento di sindaci di etnia albanese nelle aree a netta maggioranza serba, Novak Djokovic, impegnato nel torneo del Roland Garros a Parigi, ha dichiarato:

Non sono un politico, né intendo entrare in dibattiti. Come serbo, mi fa male quello che sta accadendo in Kosovo. La nostra gente è stata espulsa dai comuni. Questo è il minimo che potessi fare. Come personaggio pubblico, sento l’obbligo di mostrare sostegno alla nostra gente e a tutta la Serbia. Ho sentito che ci sono state molte critiche sui social. Non so se qualcuno mi punirà o qualcosa del genere, ma lo rifarei. Sono contrario a guerre e conflitti di qualsiasi tipo. Il Kosovo è il nostro cuore, la roccaforte, il centro degli eventi più importanti, la più grande battaglia si è svolta lì, il maggior numero di monasteri. Ci sono molte ragioni per cui ho scritto questo, mio padre è nato lì“.

Le parole del serbo, che a Parigi insegue il 23esimo Slam, arrivano come detto, dopo gli episodi di tensione registrati lunedì a Zvecan, la città nel nord del Kosovo dove è cresciuto proprio il padre di Djokovic cosi come lui stessso ha dichiarato. Gli scontri hanno causato una trentina di feriti tra i soldati della Kfor, la forza di peacekeeping della NATO.

RED