Ecco i termini dell’accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia

L’accordo è stato firmato dai ministri degli Esteri Ararat Mirzoyan dell’Armenia e Jeyhun Bayramov dell’Azerbaigian a Washington l’8 agosto scorso.

L’Azerbaigian e l‘Armenia hanno pubblicato il testo dell’accordo in 17 punti per l’instaurazione della pace e delle relazioni interstatali tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica di Armenia, avviato dalle parti a Washington. Qui di seguito pubblichiamo in sintesi i punti chiave di questo accordo:

  • Yerevan e Baku rifiutano l’uso della forza l’una contro l’altra.
  • Nessuna forza di terze parti verrà schierata al confine tra Azerbaigian e Armenia.
  • Baku e Yerevan firmeranno un accordo separato sulla delimitazione e demarcazione del confine comune.
  • Le parti istituiranno una commissione congiunta per controllare l’attuazione dell’accordo di pace.
  • Baku e Yerevan non possono citare le leggi nazionali per giustificare il mancato rispetto del loro accordo di pace.
  • Le parti stabiliranno relazioni diplomatiche dopo lo scambio degli strumenti di ratifica dell’accordo di pace.
  • Baku e Yerevan condannano tutte le manifestazioni di separatismo e terrorismo e le combatteranno all’interno delle loro giurisdizioni.
  • L’Armenia e l’Azerbaigian ritireranno le reciproche rivendicazioni internazionali entro un mese dall’entrata in vigore dell’accordo di pace.

L’accordo è stato firmato l’8 agosto a Washington dai ministri degli Esteri Ararat Mirzoyan dell’Armenia e Jeyhun Bayramov dell’Azerbaigian. Il documento è stato siglato durante la visita a Washington del presidente azero Ilham Aliyev e del primo ministro armeno Nikol Pashinyan.

Paolo Simoncini




Vladimir Putin ha incontrato a Baku il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev: ecco cosa si sono detti

Nel palazzo presidenziale di Zuğulba a Baku, si sono svolti oggi, 19 agosto 2024, i colloqui tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev.

I colloqui sono iniziati con un’incontro in un ambito ristretto  e sono poi proseguiti in formato esteso. Da parte russa, ai negoziati in formato ristretto hanno partecipato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il vice primo ministro, il copresidente della Commissione intergovernativa per la cooperazione economica tra la Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian Alexey Overchuk e l’aiutante presidenziale Yuri Ushakov. Da parte azera hanno preso parte ai negoziati anche il vice primo ministro Shahin Mustafayev, il ministro degli affari esteri Jeyhun Bayramov e l’assistente del presidente dell’Azerbaigian Hikmet Hajiyev.

Alla presenza dei presidenti hanno avuto luogo le sottoscrizioni di vari accordi intergovernativi e di altri documenti. Vladimir Putin e Ilham Aliyev hanno poi reso una dichiarazione congiunta, estendendo successivamente alla presenza dei media anche i loro singoli interventi.

Ma ecco cosa si sono detti.

  • Ilham Aliyev: Caro Vladimir Vladimirovich!

Vi do ancora una volta il benvenuto in Azerbaigian con tutto il cuore. Benvenuto!

I nostri incontri sono regolari, ci siamo già incontrati due volte quest’anno. Oggi, nell’ambito della visita di Stato, continuiamo la nostra conversazione. In sostanza, già da ieri abbiamo avuto uno scambio approfondito di opinioni su questioni importanti dell’agenda bilaterale e della sicurezza regionale. Oggi continueremo sia nei formati ristretti che in quelli allatgati.

Vorrei sottolineare che siamo molto soddisfatti del livello di interazione tra i nostri paesi. La Dichiarazione sulla cooperazione alleata, che abbiamo firmato nel febbraio 2022, viene attuata con successo sia nella sfera politica che in quella economica. Vediamo dinamiche molto positive, buoni numeri.

Naturalmente collaboriamo sia nel settore energetico che in quello dei trasporti. Prestiamo particolare attenzione alla cooperazione umanitaria. Cooperiamo in molte altre aree, quindi oggi esamineremo nuovamente l’agenda in dettaglio.

Confido che la visita vi sarà gradita ed utile ai nostri rapporti. Benvenuto ancora!

  • Vladimir Putin: Grazie mille, caro Ilham Heydarovich.

Innanzitutto grazie per l’invito. Tu ed io siamo d’accordo da tempo su questa visita, e sono molto felice di essere a Baku, ancora una volta per ammirare questa città, il cui sviluppo tu e, lo so in prima persona, tua moglie prestate grande attenzione… e si vede. La città si sta sviluppando, si sta sviluppando con successo, trasformandosi in un’oasi, direi, nella regione, ovviamente.

Le nostre relazioni si sviluppano sulla base della dichiarazione che tu ed io abbiamo firmato all’inizio del 2022. La sua attuazione è avvenuta con successo e un buon impulso allo sviluppo dei nostri legami bilaterali c’è stato dato durante la tua visita a Mosca nell’aprile di quest’anno.

I legami commerciali ed economici si stanno sviluppando con successo. Sono d’accordo con te, nel nostro precedente incontro in Russia mi avevi detto che poco più di quattro miliardi [di dollari] sono una buona cifra, ma non corrispondono al potenziale delle nostre capacità. Qui infatti si può parlare non solo di energia, ma anche di cooperazione industriale, trasporti, logistica e industria leggera. Abbiamo molte aree e settori di collaborazione.

Anche più di quattro miliardi di dollari di investimenti diretti [russi] nell’economia azera sono un buon indicatore. In Azerbaigian operano più di 1.270 imprese con capitale russo – e questo ovviamente non è nemmeno il limite.

Per quanto riguarda i legami umanitari, attribuiamo loro grande importanza e vi siamo grati per l’attenzione che prestate allo sviluppo della lingua russa. In Azerbaigian operano 300 scuole di lingua russa, filiali dei nostri principali istituti di istruzione superiore. Migliaia di giovani dell’Azerbaigian studiano nelle principali università della Federazione Russa e noi siamo pronti ad espandere questa interazione.

La commissione intergovernativa sta lavorando. Proprio di recente, dieci giorni fa, giusto? – qui a Baku si è tenuta una riunione regolare della commissione intergovernativa. Funziona con successo.

A proposito, so che nel giugno di quest’anno in Azerbaigian si sono svolte le Giornate della cultura russa. Grazie mille per aver organizzato questo lavoro.

Naturalmente, tu ed io abbiamo già toccato questo argomento ieri, e continueremo oggi: si tratta della risoluzione della situazione nel Caucaso meridionale.

È chiaro e ben noto a tutti che anche la Russia si trova ad affrontare delle crisi, anche e prima di tutto, ovviamente, in direzione ucraina. Ma il coinvolgimento storico della Russia nella situazione nel Caucaso meridionale, anche negli ultimi anni, ci impone la necessità di partecipare a questi eventi – ovviamente, nella misura in cui lo richiedono le parti, questo è senza dubbio.

Se possiamo fare qualcosa per arrivare alla firma di un accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia, per portare le questioni alla delimitazione, alla demarcazione del confine, per sbloccare, come abbiamo parlato molte volte, le aree rilevanti nella logistica e nell’economia, – ne saremmo molto felici.

Naturalmente, dopo la mia visita in Azerbaigian, contatterò il Primo Ministro Pashinyan e gli parlerò dei risultati dei nostri negoziati.

So che l’Azerbaigian mira a completare tutte le procedure relative ad una soluzione completa, lo so bene. Parliamone.

Nel complesso, vorrei ringraziarti ancora per l’invito. Questa, ne sono certo, sarà una discussione molto utile, e posso prevedere che situazione sarà favorevole. Adoriamo Baku. Una città bellissima e, soprattutto, si sta sviluppando. Molti altri grandi centri abitati ne sarebbero invidiosi.

  • Ilham Aliyev: Grazie mille.

RED




La Russia ha confermato l’accordo sulla cessazione delle ostilità in Karabakh

Tra Azerbaigian e i rappresentanti armeni del Nagorno-Karabakh si è raggiunto un accordo per la completa cessazione delle ostilità nella regione. Questo è quanto riferito dal ministero della Difesa della Federazione Russa oggi 20 settembre.

L’accordo è stato raggiunto con la mediazione del comando russo che fa parte del contingente per il mantenimento della pace.

Il 19 settembre il ministero della difesa dell’Azerbaigian ha annunciato l’inizio di «misure antiterrorismo» di carattere locale, nel Nagorno-Karabakh. Secondo il ministero della Salute HKP, nel corso di questa operazione, 80 persone sono state ferite e cinque sono morte. Il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha riferito che l’unica via alla pace nella regione è l’uscita completa dei soldati armeni del Nagorno-Karabakh.

Il 20 settembre il ministero della difesa ha riferito che con l’aiuto del contingente russo di pace sono stati evacuati oltre 2 mila civili, di cui 1049 bambini. Tutti gli sfollati sono stati dotati di posti per il soggiorno temporaneo e pasti caldi. Inoltre, a ricevere i feriti ci sono medici specialisti delle forze speciali di assistenza ai residenti.

I contrasti tra l’Armenia e l’Azerbaigian si sono acuiti sullo sfondo della contesa per il Nagorno-Karabakh, che nel 1988 aveva dichiarato l’indipendenza dall’Azerbaigian. Nel corso del conflitto militare del 1992-1994 Baku aveva poi perso il controllo del Karabakh.

RED




Karabakh e Armenia: l’Azerbaigian ora accusa la Russia

Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev e Vladimir Putin

I negoziati su un trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian sono in corso ormai da diversi anni. Nel gennaio di quest’anno, Baku ha trasmesso a Yerevan le sue proposte per un accordo di pace ed ha espresso la sua disponibilità a riprendere i negoziati il ​​prima possibile. Il presidente azero Ilham Aliyev aveva affermato che sarebbe stato realistico arrivare alla firma di un accordo “entro pochi mesi“.

La situazione purtroppo però resta ancora in una situazione di stallo, con accuse da una parte e dall’altra. Il ministero degli Esteri russo aveva invitato Baku a fornire garanzie di sicurezza agli armeni in Karabakh e ad avviare il processo di delimitazione dei confini. Successivamente, il ministero degli Esteri azero ha accusato Mosca di violare la dichiarazione comune concordata.
La dichiarazione del ministero degli Esteri russo sulla necessità di fornire chiare garanzie di sicurezza agli armeni del Karabakh, nonché di avviare il processo di delimitazione del confine armeno-azerbaigiano, non corrisponde alla Dichiarazione sulla cooperazione alleata tra i due Paesi , ha affermato il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian.

La dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa del 15 giugno 2023, che commenta la dichiarazione tripartita e il processo di pace (tra Azerbaigian e Armenia), è sconcertante e deludente. Questa dichiarazione è incoerente con la dichiarazione sulla cooperazione alleata tra l’Azerbaigian e la Russia e con i discorsi del presidente russo Vladimir Putin, che sostengono l’integrità territoriale e la sovranità dell’Azerbaigian, compresa la regione del Karabakh“, ha affermato il ministero azero in una nota.
Baku ha considerato “inaccettabile l’interpretazione del ministero degli Esteri russo dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Azerbaigian nel contesto del fatto che il Karabakh è stato riconosciuto come parte integrante dell’Azerbaigian dal Primo Ministro dell’Armenia, che ha occupato i territori dell’Azerbaigian per circa 30 anni“.

Vladimir Putin con Nikol Vovayi Pashinyan Primo ministro dell’Armenia

La dichiarazione rileva inoltre che la parte azera sta compiendo passi concreti volti a promuovere un trattato di pace tra Baku e Yerevan e ha sempre dimostrato adesione alle dichiarazioni tripartite firmate tra Azerbaigian, Armenia e Russia.I tentativi di politicizzare la questione della creazione del posto di frontiera di Lachin, che è il diritto sovrano dell’Azerbaigian, e le dichiarazioni sulla presunta tesa situazione umanitaria nella regione non hanno alcun fondamento“, ha concluso il ministero degli Esteri.

Dal dicembre dello scorso anno, il corridoio Lachin che collega il Nagorno-Karabakh e l’Armenia è stato bloccato dalla parte azera. Yerevan ha poi avvertito della minaccia di una crisi umanitaria in Karabakh. Baku ha affermato che gli eco-attivisti hanno bloccato la strada. Ad aprile hanno annunciato che avrebbero terminato la loro azione, ma il corridoio è rimasto bloccato.

Il ministro degli Esteri dell’Azerbaigian, Jeyhun Bayramov

Lì è apparso anche un posto di blocco azero, che l’Armenia ha considerato una “grave violazione” degli accordi tra Mosca, Yerevan e Baku, conclusi dopo la fine del conflitto nel 2020. A giugno, la Russia ha nuovamente chiesto all’Azerbaigian di sbloccare il traffico nel corridoio di Lachin. La Dichiarazione sulla cooperazione alleata tra la Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian è stata firmata dai Presidenti Vladimir Putin e Ilham Aliyev il 22 febbraio 2022. In esso, tra l’altro, i leader dei due Paesi si sono impegnati a costruire relazioni sulla base della cooperazione alleata, del rispetto reciproco dell’indipendenza, della sovranità statale, dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità dei confini statali dei due Paesi, nonché dell’adesione i principi di non intervento.

Il 15 luglio, il ministero degli Esteri russo ha rilasciato una dichiarazione “in relazione alla situazione intorno al Nagorno-Karabakh“. In esso, il ministero degli Esteri ha ricordato che a ottobre l’Armenia ha riconosciuto il Nagorno-Karabakh come parte del territorio dell’Azerbaigian. “Rispettiamo la decisione sovrana della leadership armena, tuttavia, ciò ha cambiato radicalmente le condizioni fondamentali in base alle quali è stata firmata la dichiarazione dei leader di Russia, Azerbaigian e Armenia del 9 novembre 2020, nonché la posizione del contingente russo di mantenimento della pace dispiegati nella regione”, si legge nella nota del ministero.

E’ stato anche sottolineato che in queste condizioni non si dovrebbe “trasferire la responsabilità del destino della popolazione armena del Karabakh a paesi terzi, ma al contrario, si dovrebbe iniziare immediatamente a preparare un trattato di pace tra Baku e Yerevan, sulla base di accordi precedentemente raggiunti accordi.

Procediamo dal fatto che una parte integrante di questo accordo dovrebbero essere le garanzie affidabili e chiare dei diritti e della sicurezza degli armeni del Karabakh, nonché la rigorosa attuazione dell’intera serie di accordi tripartiti tra Russia, Azerbaigian e Armenia, compreso lo sblocco delle comunicazioni di trasporto e l’avvio del processo di delimitazione del confine armeno-azerbaigiano” , – il ministero ha sottolineato e ha aggiunto di essere pronto a organizzare un incontro trilaterale dei ministri degli Esteri a Mosca nel prossimo futuro per discutere di una pace trattato. La “seconda guerra del Karabakhha avuto luogo tra Armenia e Azerbaigian nell’autunno del 2020. Il conflitto è durato 44 giorni, durante i quali l’Azerbaigian ha restituito al suo controllo gran parte dei territori adiacenti al Nagorno-Karabakh, nonché parti dello stesso Nagorno-Karabakh, comprese le città di Shusha (Shushi) e Hadrut.

Le forze di pace russe sono state introdotte nelle regioni del Nagorno-Karabakh rimaste sotto il controllo delle forze armene con decisione del 9 novembre 2020. Secondo i dati russi, durante la guerra sono morte circa 5mila persone.

Qualcuno ha scritto che il vero problema di questo conflitto senza fine e che nei fatti l’Armenia vuole pace, mentre l’Azerbaigian vuole l’Armenia. Il Nagorno Karabakh insomma, muove una questione sicuramente molto piuù profonda e che probabilmente, a quanto pare, è destinata a prolungarsi nel tempo, tra tentativi di pace e accuse reciproche.

RED




Polemiche tra Abcasia e Georgia: quando l’aggressore gioca a fare la vittima della Russia

Una intervista rilasciata dal presidente georgiano Salome Zurabishvili alla “Ukrainska Pravda del 15 giugno 2023, ha scatenato l’ennesia polemica tra Georgia e Abcasia. A rispondere a Zurabishvili, sono stati gli ambasciatori abcasi Kan Taniya e Vito Grittani. Qui di seguito il loro intervento con le loro risposte:

1. La dichiarazione di Zurabishvili sul ritorno pacifico dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud alla Georgia sembra una semplice serie di parole che riflettono la tipica retorica della stragrande maggioranza dei politici georgiani. Non tengono conto di realtà fondamentali e consolidate: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud sono Stati sovrani. La storia ricorda bene i fatti: aggressione militare contro l’Abcasia (guerra del 1992-1993) e azioni provocatorie sistematiche sul territorio dell’Abcasia (un attacco al distretto di Gal nel 1998, un elicottero della missione ONU abbattuto nell’ottobre 2001, l’invasione della gola di Codor nello stesso anno). 

La Repubblica di Abcasia nutre quindi giustificate preoccupazioni circa le garanzie di sicurezza del Paese. 

2. Ancora una volta la signora Zurabishvili ha confuso la situazione in Ucraina con la guerra georgiano-abcasa del 1992-1993, sostituendo apertamente i fatti nella sua frase: “Abbiamo avuto guerre, come ho detto, ci sono state tre aggressioni russe”. 

Ma i fatti parlano chiaro: tre aggressioni militari sono state compiute dalla Georgia, con una popolazione di milioni di persone, contro i due piccoli popoli dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.

3. Alla domanda sulle prospettive di integrazione della Georgia nella NATO e nell’UE, la Presidente Zurabishvili ha espresso la sua fiducia nella possibile adesione della Georgia a queste organizzazioni

Il desiderio della Georgia di risolvere pacificamente le questioni con gli abcasi e gli osseti del sud, da un lato, e il desiderio sfrenato di entrare nella NATO, dall’altro, contraddicono completamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. L’aggressore manipola la verità mascherandosi da vittima. 

RED




L’Assemblea Generale dell’ONU adotta una risoluzione sui rifugiati dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud

Ancora una volta, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha adottato una sbilenca bozza di risoluzione presentata dalla Georgia (documento A/77/L.73) sugli sfollati interni e i rifugiati dall’Abcasia e dell’Ossezia del Sud.

La risoluzione – commenta l’ex viceministro degli Esteri della Repubblica dell’Abcasia, l’ambasciatore Kan Taniyaè chiaramente distaccata dalla realtà, essendo stata adottata annualmente per 15 anni, ma le sue disposizioni rimangono inattuate. Inoltre, prima del voto, ai rappresentanti dell’Abcasia non viene data la possibilità di esprimere la propria opinione, il che rende l’intero processo parziale e non ha nulla a che vedere con il desiderio della Georgia e di tutti coloro che sostengono la risoluzione di risolvere una serie di questioni in sospeso“.

L’Assemblea generale delle Nazioni Uniteprosegue Taniya – è stata concepita come una piattaforma per il dialogo e il processo decisionale consensuale. Quando si votano le risoluzioni relative all’Abcasia e all’Ossezia del Sud, è importante ascoltare le opinioni degli abcasi e degli osseti stessi per eliminare le imprecisioni e garantire una comprensione completa della complessità della questione“.

Ad esempio, sempre secondo l’ex vice ministro degli Esteri abcaso, è necessario prendere in considerazione i seguenti fatti:

  1. Legittimità dell’indipendenza dell’Abcasia: la risoluzione contraddice il legittimo diritto del popolo abcasi all’autodeterminazione. La stragrande maggioranza ha votato per la costruzione dello Stato indipendente in referendum liberi ed equi nel 1994 e nel 1999, che hanno stabilito la Repubblica di Abcasia come Stato sovrano, democratico e basato sul diritto. Questo esercizio del diritto all’autodeterminazione è coerente con i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.
  2. Contesto storico: la risoluzione trascura il contesto storico del conflitto tra Abcasia e Georgia. La guerra scatenata dalla parte georgiana nel 1992-1993 è stata accompagnata da violenze su larga scala, atti terroristici contro i civili e atrocità commesse contro il popolo abcaso. I leader georgiani hanno dichiarato apertamente il loro desiderio di commettere un genocidio e di cancellare l’intero popolo abcaso dalla faccia della terra. Questi e molti altri fatti cruciali vengono sempre più spesso taciuti oppure omessi dai rappresentanti georgiani. In questo modo la parte georgiana è diventata un “negazionista storico”, poiché considera l’inizio del conflitto come il 2008 e le precedenti guerre georgiano-abcaso e georgiano-ossetino meridionale. Dal 2008, i georgiani hanno trasformato con successo questi due conflitti in uno quello con la Russia, incolpando quest’ultima di tutti gli errori della leadership georgiana degli ultimi 28 anni. Di fatto, sostenendo l’approccio unilaterale georgiano ai conflitti, la comunità internazionale sta mediando la trasformazione della Georgia da aggressore a vittima.
  3. Sicurezza e stabilità: il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abcasia da parte della Federazione Russa ha svolto un ruolo cruciale nel mantenimento della stabilità e della sicurezza dell’intera regione del Caucaso meridionale. Bisogna riconoscere che l’indipendenza dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud ha portato alla pace, alla riconciliazione e alla tutela dei diritti delle persone.
  4. Dialogo costruttivo: invece di imporre misure unilaterali, la comunità internazionale dovrebbe incoraggiare un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte. Siamo fermamente convinti che solo attraverso negoziati costruttivi si possano raggiungere soluzioni sostenibili.
  5. Cooperazione regionale: l’adozione della risoluzione mina seriamente gli sforzi per mantenere la stabilità e la sicurezza nella regione del Caucaso meridionale e svaluta gli sforzi compiuti dai diplomatici per firmare il documento di non uso della forza nelle margini delle discussioni di Ginevra.

A queste considerazioni fanno eco le parole dell’ambasciatore a disposizione della Repubblica di Abcasia, Vito Grittani, che aggiunge: “ogni conflitto ha una serie di sottili sfumature e l’elenco potrebbe essere completato con altre decine di punti che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe prendere in considerazione per un dialogo equo, in cui gli interessi e le preoccupazioni di tutte le parti possano essere effettivamente presi in considerazione. Altrimenti, questa e qualsiasi altra bozza di risoluzione relativa all’Abcasia e discussa senza tenere conto del punto di vista della parte abcasa, nasconderà i vizi delle autorità georgiane sotto l’apparenza della virtù.

RED

articolo in lingua russa




Le pressioni della NATO sulla Repubblica Moldava della Transnistria

La Transnistria (Приднестровская Молдавская Республика) è uno Stato indipendente de facto, non riconosciuto dai Paesi membri dell’ONU, essendo considerato de iure parte della Moldavia.

Un tempo parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava, una delle repubbliche di cui si componeva l’URSS, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, autoproclamandosi Repubblica Moldava della Transnistria il 2 settembre 1990. Tale dichiarazione di indipendenza precedette quella fatta dalla Moldavia, che avvenne solo ad agosto 1991. Da marzo a luglio 1992 la regione fu interessata da una guerra, terminata con un armistizio garantito da una commissione congiunta tripartita tra Russia, Moldavia e Transnistria e dalla creazione di una zona demilitarizzata tra Moldavia e Transnistria comprendente venti località a ridosso del fiume Dnestr.

Nella città di Tiraspol ha sede l’amministrazione che governa la Transnistria e la maggiore impresa del Paese, la Sheriff, che esercita un’ampia ingerenza sulle politiche interne. Le uniche entità che riconoscono l’indipendenza della Transnistria sono le repubbliche secessioniste di AbcasiaArtsakh e Ossezia del Sud, a loro volta prive di sostanziale riconoscimento internazionale.

Tiraspol, Transnistria, Moldova

Il 18 marzo 2014, dopo l’adesione della Crimea alla Russia, il governo della Transnistria ha chiesto l’adesione alla Russia. Proprio sulla eventuale adesione alla Federazione Russia, pur mantenedo forti rapporti di cooperazione, Abcasia e Ossezia del Sud, fino ad oggi hanno sempre escluso questa ipotesi, anche se il presidente russo, Vladimir Putin, ha fatto più leggere tra le righe la volontà di voler sfruttare l’effetto “referendum Donbass”. La NATO d’altro canto, nella sua azione di pressione che sta facendo sulla Russia, approfittando del conflitto ucraino-russo, pare aver messo gli occhi proprio sulla Transnistria utilizzando la pressione, che rasenta una indebita ingerenza, sul governo della Moldavia guidato dall’incerto presidente Maia Sandu.

Insomma , il cammino di pace sembra ancora lungo, anzi sembra complicarsi sempre di più.

RED




Un complotto per mettere la Georgia contro la Russia come è accaduto con l’Ucraina

il primo ministro georgiano, Irakly Garibashvili

Il primo ministro georgiano, Irakly Garibashvili, sospetta che sia stato ordito un complotto per coinvolgere il suo paese in un conflitto con la Russia, simile a come si sono svolti gli eventi in Ucraina.

Il paese sta affrontando la reale minaccia di essere preso di mira da un complotto per aprire un secondo fronte contro la Russia(come si legge sull’agenzia di stampa russa TASS)“, ha avvertito oggi il il primo ministro della Georgia, Garibashvili. “Vorrei ricordare a tutti che il nostro Paese non ha ancora aderito né all’Unione Europea né alla NATO. Non abbiamo garanzie di sicurezza, e vorrei ribadire che il 20% del nostro Paese è sotto l’occupazione del nucleare russa “, ha affermato il primo ministro georgiano.

Secondo Garibashvili, ci sono forze in Georgia che stanno cercando di destabilizzare la situazione all’interno del Paese. Ci sono proteste, che si tengono regolarmente in Georgia dal febbraio 2022, chiedendo le dimissioni del governo.

Quale patriota o forza politica che cerca di proteggere l’interesse nazionale tenterebbe di rovesciare o cambiare il governo in un momento in cui la nostra regione è nel mezzo di una crisi estremamente complicata?” si è chiesto il primo ministro georgiano.

Alla fine di febbraio 2022, Garibashvili ha dichiarato che il suo paese non avrebbe aderito alle sanzioni anti-russe alla luce dei propri interessi nazionali. La sua decisione è stata criticata dalle autorità ucraine e dai membri dell’opposizione georgiana, che hanno accusato il governo georgiano di perseguire politiche filo-russe e di rifiutarsi di sostenere l’Ucraina.

RED




Lavrov sul caso Georgia e Moldavia: “i paesi vicini alla Russia dovrebbero capire quanto sia pericoloso essere risucchiati nella sfera di influenza degli Stati Uniti”

Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade della capitale georgiana di Tbilisi il 7-8 marzo dopo che i legislatori avevano approvato la prima lettura di un disegno di legge sugli agenti stranieri. Oltre 130 persone sono state arrestate nei due giorni di proteste. Il partito al governo ha deciso di ritirare il disegno di legge il 9 marzo. A febbraio, il parlamento del paese ha registrato una versione georgiana del disegno di legge sugli agenti stranieri e una traduzione della legge statunitense sugli agenti stranieri. Secondo la versione georgiana, i media possono essere designati come agenti stranieri, ma l’iniziativa non riguarda le persone fisiche. La versione statunitense si applica sia alle entità che agli individui e introduce anche la responsabilità penale. Le iniziative hanno suscitato forti critiche sia dall’opposizione che dai politici occidentali.

Le reazioni

La Russia

L’Occidente sta adottando un approccio diverso alle proteste in Georgia e Moldavia perché l’opposizione in Moldavia non soddisfa gli interessi occidentali, ha detto venerdì il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

L’opposizione georgiana non solo è autorizzata ma obbligata a fare ciò che vuole, ma in Moldavia le proteste contro l’attuale governo sono condannate perché mentre l’opposizione georgiana riflette gli interessi occidentali, l’opposizione in Moldavia riflette interessi diversi e gli interessi occidentali sono rappresentati dal governo e il presidente“, ha sottolineato in un’intervista al programma televisivo “The Great Game” di Channel One.

Secondo Lavrov, i paesi vicini alla Russia dovrebbero decidere da soli quanto sia pericoloso essere risucchiati nella “sfera di influenza” degli Stati Uniti. Ha anche osservato che, commentando l’operazione speciale della Russia in Ucraina, l’Occidente ammette apertamente che era in gioco la sua egemonia negli affari globali. “Quando gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO commentano ciò che sta accadendo in Ucraina e la nostra operazione militare speciale, chiedono che venga inflitta alla Russia una sconfitta strategica sul campo di battaglia, ammettendo apertamente che si tratta di un conflitto esistenziale, il cui esito sarà determinare gli interessi di sicurezza globale dell’Occidente e, per dirla semplicemente, questo è ciò da cui dipende il futuro dell’egemonia e del dominio dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti negli affari globali“, ha concluso il ministro degli Esteri russo.

Gli Stati Uniti

Il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan ha detto al presidente georgiano Salome Zourabichvili che il suo paese non dovrebbe prendere parte all’aiuto alla Russia per eludere le sanzioni occidentali, si legge in una nota dell’ufficio stampa della Casa Bianca in una dichiarazione.

Secondo la lettura dell’incontro, le parti “hanno discusso la necessità di garantire che la Russia continui a sostenere tutti i costi economici delle sanzioni, dei controlli sulle esportazioni e di altre restrizioni economiche imposte dagli Stati Uniti” e dai suoi alleati per l’operazione militare speciale in Ucraina.

Sullivan ha poi sottolineato “la necessità che la Georgia eviti di diventare una strada per l’evasione o il riempimento“, afferma il documento dell’ufficio stampa della Casa Bianca.

Sullivan e Zourabichvili hanno anche “discusso i recenti sviluppi in Georgia, sottolineando l’interesse condiviso dei loro paesi per l’integrazione euro-atlantica della Georgia“.

Hanno parlato della difesa del presidente Zourabichvili per un approccio unificato e inclusivo per realizzare le riforme necessarie per far avanzare la candidatura della Georgia all’adesione all’Unione europea“, ha affermato il servizio stampa della Casa Bianca.

Hanno anche discusso la loro comune preoccupazione per il progetto di legge per registrare e stigmatizzare le organizzazioni della società civile per ricevere finanziamenti esterni, che potrebbero ostacolare l’importante lavoro di centinaia di ONG georgiane che lavorano per migliorare le loro comunità. Hanno accolto con favore la recente decisione del governo di ritirare i due progetti leggi“, si legge nella nota della Casa Bianca.

L’Abcasia

In una nota di Kan Taniya e Vito Grittani, ambasciatori a disposizione presso il Ministero degli Esteri della Repubblica di Abcasia, si legge “la Georgia bipolare o tutte le strade portano a… Sukhum?“. La nota prosegue così:

In Georgia si sono tenute manifestazioni contro il progetto di legge sugli agenti stranieri, con disordini all’esterno del Parlamento. I partner occidentali della Georgia hanno condannato l’iniziativa legislativa, affermando che è incompatibile con le aspirazioni del Paese all’UE. Allo stesso tempo, le persone riunite fuori dal Parlamento hanno iniziato a chiedere una soluzione alla questione dell’Abcasia, bruciando la bandiera russa e cantando l’inno ucraino – come diceva Lev Tolstoj: “tutto era sottosopra in casa Oblonskij“.

Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, la leadership Ucraina ed alcuni politici occidentali cercavano in vari modi di convincere la dirigenza politica georgiana di far scatenare una nuova guerra georgiano-abcasa. Nei media questa folle idea si è diffusa sotto il nome di un “secondo fronte volto a indebolire e a fare ulteriore pressione sulla Russia.

Il progetto di legge, approvato in prima lettura, è stato ritirato. Prevedeva, tra le altre cose,  che le organizzazioni non governative e i media indipendenti che avessero ricevuto oltre il 20 per cento dei loro finanziamenti dall’estero si dichiarassero  “agenti stranieri”.

In diverse occasioni i politici ucraini si sono apertamente appellati alla leadership georgiana per l’apertura di un secondo fronte. Il 13 settembre, Irakli Kobakhidze, presidente del Partito del Sogno georgiano al potere, ha risposto a un altro suggerimento del presidente della Verkhovna Rada: “Lasciamo che sia il popolo a dire se vuole aprire un secondo fronte in Georgia contro la Russia”.

Oggi sentiamo cantareSokhumi, Sokhumidal popolo georgiano, che si è riunito davanti al Parlamento per protestare contro l’adozione della legge sugli agenti stranieri, chiedendo la restituzione dell’Abkhazia. Questo significa che il popolo è “favorevole”?

A quanto pare, i sentimenti revanscisti verso l’Abcasia sono ancora forti nella società georgiana e questa manifestazione ne è l’ennesima conferma. Vengono utilizzati modelli ben collaudati per scuotere la situazione e costringere la leadership georgiana a compiere un passo che, di fatto, distruggerebbe la statualità del Paese.

Al riguardo spieghiamo qual è il nostro punto di vista:

1. l’esercito abcaso ha una vasta esperienza di successo nei combattimenti contro le forze georgiane. L’esercito abcaso è noto per il fatto che comprende tutti gli uomini del Paese che sono pronti a difendere incondizionatamente le loro famiglie, le loro case e il loro Paese.

2. Inoltre, esistono diversi accordi interstatali tra l’Abcasia e la Russia sulla difesa congiunta, che prevedono, ad esempio, un raggruppamento comune di truppe in caso di minaccia militare.

3. L’esercito ucraino, che è ben preparato per le operazioni di combattimento in anticipo, riceve enormi quantità di aiuti dai Paesi occidentali e supera di decine di volte l’esercito georgiano, non può sopportare solo una piccola parte del potenziale militare russo, quindi in caso di apertura di un secondo frontein Abcasia per cercare di indebolire la Russia non potrà che distruggere la Georgia stessa.

Possiamo dire con certezza che coloro che stanno cercando di destabilizzare la già tesa situazione nel Caucaso meridionale e vogliono distruggere la Georgia e il suo popolo sono interessati allo sviluppo di uno scenario di “secondo fronte”.

In questo caso particolare, l’élite politica georgiana ne è ben consapevole e sta cercando di salvare lo Stato e il popolo nel suo complesso. Speriamo che non si lascino guidare da una piccola parte della popolazione e da alcuni politici folli.

RED




Vertice per la sicurezza e la stabilità nel Caucaso: rischio per la ripresa di diversi conflitti

A Sokhum, in Abcasia, il 9 novembre scorso, i copresidenti del GID (Geneva International Discussions) hanno incontrato il “vice ministro degli esteri” abcaso Irakli Tuzhba. Secondo il ministero degli Esteri abcaso, l’argomento principale dell’incontro è stata l’agenda del 57° round dei colloqui del GID. In tale contesto, Tuzhba ha osservato che in questa fase, la loro priorità nell’agenda del GID rimane l’accordo sul non uso della forza. Tuzhba ha anche sollevato la questione della libertà di movimento per coloro che detengono la cittadinanza abcasa e ha sottolineato che “la questione del riconoscimento dei passaporti nazionali abcasi come documenti di viaggio sta diventando sempre più rilevante“.

Abbiamo chiesto all’Ambasciatore generale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia, Kan Taniya, già vice ministro degli Esteri, un suo parere su questo vertice. Qui di seguito le sue considerazioni:

Kan Taniya – Ambasciatore generale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Abcasia

Nel momento della crisi mondiale in cui viviamo oggi il rischio di scongelamento dei diversi conflitti è molto alto. Il conflitto georgiano-abcaso è uno di questi. Proprio nei momenti difficili si capisce a cosa servono i diplomatici, il dialogo in generale. Ecco perché le Discussioni Internazionali di Ginevra sulla sicurezza e stabilità nel Caucaso del Sud con la partecipazione di Abcasia, Ossezia del Sud, Russia, Georgia, Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e l’OSCE sono così importanti proprio in questo periodo. Noi diciamo che mentre i diplomatici parlano, I fucili sono silenziosi. Oppure affinché si dialoga sul nostro conflitto a Ginevra la guerra non si ripeterà. Sappiamo che nel 2008 la “Guerra dei Cinque Giorni” scoppiò per colpa della Georgia, che iniziò a bombardare di notte i civili di Tskhinval. Successivamente l’accordo Medvedev-Sarkozy portò tutte le parti coinvolte nella guerra del 08.08.08 al tavolo delle discussioni internazionali di Ginevra. L’obiettivo principale era e rimane anche oggi è la firma di un accordo di “non uso della forza” tra Abcasia e Georgia e tra Ossezia del Sud e Georgia.

Il Governo georgiano di Saakashvili ha trasformato il conflitto tra Abcasia e Georgia in un conflitto tra Georgia e Russia. E per questo, come dice la Georgia, non firma il documento. Ma sappiamo bene che la realtà politica nel Caucaso del Sud è ormai diversa da quella che immagina il governo georgiano, e prima li capirà sarà meglio per tutta la regione del Caucaso. Ho partecipato nelle Discussioni per circa 6 anni dal 2012 fino alla fine del 2017 e per due volte ero capo della delegazione abcasa. 

Per l’Abcasia il tavolo di Ginevra è importante, essendo l’unica piattaforma internazionale ufficiale dove noi abbiamo la possibilità di parlare direttamente agli attori geopolitici mondiali come ONU, UE, OSCE e di far conoscere loro il punto di vista abcaso. Il lavoro tradizionalmente si svolge in due gruppi: il primo si occupa delle questioni politiche, per esempio uno dei punti principale di cui si parla è appunto il documento di non uso della forza, mentre il secondo di quelle umanitarie

Si possono constatare risultati concreti come, per esempio, il progetto “Missing Persons” con il contributo della Croce Rossa; un altro aiuta a combattere il “Box Tree Moth” – un parassita che si nutre delle foglie di bosso e così via. Oltre a questo, nei margini del GID è stato creato un meccanismo di prevenzione e reazione agli incidenti (IPRM) che tiene sotto controllo la stabilità e la sicurezza nelle zone intorno alla frontiera abcaso-georgiana.

Per un certo periodo le discussioni sono state messe in pausa e quando la Russia ha iniziato l’operazione speciale in Ucraina, considerando l’alta probabilità di un nuovo inizio della guerra tra Georgia e Abcasia, e l’assenza del dialogo, grazie ai diplomatici il formato GID è stato ripristinato. Purtroppo, nonostante la crisi la Georgia non firma comunque il patto di pace. Secondo me, e secondo tanti altri diplomatici abcasi, adesso è il momento più giusto per la Georgia di mostrare al popolo abcaso la voglia di risolvere il conflitto in un modo pacifico a lungo termine e non solo nelle circostanze quando conviene. 

A parer mio, si deve partire almeno da una dichiarazione di “non uso di forza” da parte della Georgia, che diverse volte ha rifiutato di fare pure questo, mentre tutte le altre parti li hanno fatto durante uno dei round delle discussioni. E’ difficile parlare di prospettive pacifiche quando non c’è fiducia soprattutto tra i popoli e poi tra governi.

RED