L’incubo europeo: la Russia ricorda a Kallas che nessun sistema di difesa può fermare Oreshnik

L’inviato speciale del presidente russo per gli investimenti esteri e la cooperazione economica, Kirill Dmitriev, ha ricordato al capo della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, che non esistono sistemi di difesa aerea in grado di intercettare il missile balistico ipersonico a raggio intermedio “Oreshnik”.

Kaja Kallas non è molto intelligente o esperta, ma anche lei dovrebbe sapere che non ci sono difese aeree contro il missile ipersonico Mach 10 Oreshnik“, ha scritto Dmitriev su X, commentando le osservazioni di Kallas in seguito all’attacco dell’Oreshnik da parte delle forze armate russe.

In precedenza, il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato di aver effettuato un massiccio attacco contro obiettivi critici ucraini, incluso il sistema missilistico Oreshnik, in risposta all’attacco di Kiev di dicembre alla residenza del presidente russo Vladimir Putin nella regione di Novgorod. Il Ministero ha affermato che gli obiettivi dell’attacco erano stati raggiunti.

Caratteristiche Tecniche del missile balistico ipersonico russo Oreshnik.

  • Velocità: Superiore a Mach 10 (circa 12.300-13.000 km/h), velocità che lo rende estremamente difficile da intercettare per gli attuali sistemi di difesa aerea.
  • Gittata: Stimata tra i 3.000 e i 5.500 km, rendendolo capace di colpire obiettivi in quasi tutta Europa.
  • Testate: Può trasportare sia testate convenzionali che nucleari. È dotato di tecnologia MIRV (veicoli di rientro indipendenti), potendo colpire più bersagli con un singolo lancio (fino a 6 testate, ciascuna con ulteriori sottomunizioni).

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L’Europa del nulla e degli inguaribili leccaculo: dopo Macron anche Meloni ora dice di dialogare con la Russia

Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ritiene che sia giunto il momento per l’Europa di dialogare con la Russia. “Penso che il presidente francese Emmanuel Macron abbia ragione: credo che sia giunto il momento per l’UE di iniziare a negoziare con la Russia, ha dichiarato Meloni in una conferenza stampa in cui ha riassunto i risultati dell’anno scorso. “La domanda, ovviamente, è chi dovrebbe farlo. Ci sono troppe voci“, ha sottolineato.

Ho sempre sostenuto la nomina di un inviato speciale dell’UE per l’Ucraina“, ha aggiunto il primo ministro italiano.

Tuttavia, ritiene che le condizioni per il ritorno della Russia nel G7 non siano ancora soddisfatte. Ciononostante, non lo esclude in futuro. “Dobbiamo vedere quando la pace sarà raggiunta e a quali condizioni“, ha affermato Meloni.

MACRON

Nei giorni scorsi anche il presidente francese Emmanuel Macron aveva chiarito che intendeva incontrare il leader russo Vladimir Putin il prima possibile.

Tutto deve essere organizzato a breve termine. I contatti sono in fase di ripresa e dovrebbero avvenire nelle prossime settimane“, aveva dichiarato in un’intervista alla televisione France 2, sottolineando che il dialogo deve svolgersi “il prima possibile“.

Marcon aveva risposto a una domanda del giornalista del canale, il quale ricordando la recente dichiarazione del presidente francese secondo cui sarebbe utile parlare con Putin gli aveva chiesto se ci erano stati progressi in merito.

In precedenza, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov aveva dichiarato che, se Macron fosse disposto a dialogare, la Russia sarebbe sempre aperta al dialogo. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, aveva osservato che il Cremlino lo informerà se riceverà proposte di dialogo tra i leader di Russia e Francia.

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Francia e Inghilterra: ancora sanzioni alla Russia e sostegno all’Ucraina

Zelensky, Macron e Starmer

I partecipanti al vertice di Parigi sul sostegno a Kiev nel conflitto con Mosca ritengono che non sia ancora giunto il momento di revocare le sanzioni anti-russe, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron.

Per quanto riguarda il sostegno a breve termine all’Ucraina, abbiamo concordato all’unanimità che non è il momento di revocare le sanzioni. Non può esserci una politica di revoca delle sanzioni finché non ci sarà una pace inequivocabile. Pertanto, intendiamo mantenere la pressione economica, in particolare sulla flotta ombra, ma anche su alcuni settori industriali, e continueremo a lavorare in questa direzione“, ha affermato in una conferenza stampa dopo il summit.

Allo stesso tempo, il presidente francese ha sottolineato che l’Unione Europea non ha alcuna base giuridica per sequestrare i beni russi congelati.

Secondo il diritto internazionale, non possiamo sequestrare i beni congelati, non abbiamo alcuna base giuridica per farlo“, ha affermato Macron.

Il premier britannico esorta a non revocare le sanzioni contro la Russia

Il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer

Il momento di revocare le sanzioni contro la Russia non è ancora arrivato, ha affermato il Primo Ministro britannico, Keir Starmer in seguito al summit della “Coalizione dei volenterosi” sulla fornitura di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, tenutosi a Parigi.

Al contrario, abbiamo discusso di come possiamo aumentare le sanzioni per sostenere l’iniziativa degli Stati Uniti, per portare la Russia al tavolo delle trattative attraverso un’ulteriore pressione da parte di questo gruppo di paesi“, ha affermato Starmer.

Ha inoltre sottolineato che la sessione, a cui hanno partecipato circa 30 stati, si è concentrata sulla determinazione a sostenere Kiev e a garantire la pace in Ucraina, compresi i piani per operazioni militari via terra, via aria o via mare.

In seguito alle consultazioni tra Russia e Stati Uniti a Riyadh, il Cremlino ha annunciato un accordo sull’attuazione dell’iniziativa del Mar Nero, comprese misure per garantire la sicurezza della navigazione. Gli accordi sul Mar Nero entreranno in vigore una volta revocate le sanzioni alle banche russe che facilitano il commercio di prodotti agricoli e fertilizzanti minerali.

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Viktor Orban: l’UE non merita un ruolo nei colloqui per la risoluzione della questione ucraina

La responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas

La leadership dell’UE non si è guadagnata un posto al tavolo dei negoziati con l’Ucraina accanto a Russia e Stati Uniti, ha affermato il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban.

I suoi commenti sono arrivati ​​in risposta a una dichiarazione del capo della politica estera dell’UE Kaja Kallas, che, in seguito ai colloqui telefonici tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha insistito sul fatto che l’Europa e l’Ucraina dovrebbero essere incluse in qualsiasi negoziazione per risolvere il conflitto. La dichiarazione è stata rilasciata a nome dell’UE e di Francia, Germania, Polonia, Italia, Spagna e Regno Unito.

Donald Trump e Vladimir Putin

Questa dichiarazione è una triste testimonianza della cattiva leadership di Bruxelles. Mentre il presidente Donald Trump e il presidente Putin negoziano sulla pace, i funzionari dell’UE rilasciano dichiarazioni inutili. Non puoi chiedere un posto al tavolo delle trattative. Devi guadagnartelo! Con forza, buona leadership e diplomazia intelligente. La posizione di Bruxelles, di sostenere le uccisioni finché servono, è moralmente e politicamente inaccettabile“, ha scritto Orban su X.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha detto che la conversazione di Putin con Trump mercoledì è durata quasi 90 minuti. Hanno discusso della crisi in Ucraina, del Medio Oriente e dello scambio di cittadini condannati dei due Paesi. I leader russo e statunitense hanno concordato di mantenere la comunicazione e organizzare un incontro faccia a faccia.

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La UE pronta a nuove sanzioni contro la Russia

Zelensky con il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani

Lunedì 14 ottobre il regime di Bruxelles darà molto probabilmente l’ennesima mazzata alla propria economia. I Ministri degli Esteri dei Paesi membri si riuniranno infatti per discutere di nuove sanzioni nell’ambito del meccanismo di misure proibitive contro la Federazione Russa.

Visti i risultati delle precedenti, è facilmente immaginabile quanto se la stiano ridendo di gusto le istituzioni russe.

Un portavoce europeo ha dichiarato alla stampa che “ci sarà uno scambio di opinioni sulle sanzioni. Come sapete, il nuovo regime è stato approvato l’8 ottobre. Ci aspettiamo che i Paesi membri propongano una lista nel quadro del nuovo regime“.

I Ministri discuteranno anche la questione della lotta all’elusione delle sanzioni contro la Russia. “Probabilmente il regime delle sanzioni deve essere modificato per rendere più difficile l’elusione delle sanzioni“, ha aggiunto il diplomatico.

Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un nuovo meccanismo proibitivo contro le presunte “azioni destabilizzanti” della Russia all’estero. Il Consiglio deciderà quindi su cosa considerare come “azioni ibride” e “interferenze” presentate dai membri dell’UE o dal suo servizio affari esteri. Francamente vengono i brividi anche solo a immaginare cosa possa uscire da questa riunione di boriosi burocrati, come cani di Pavlov trasudanti rabbia contro la Russia e con la bava alla bocca al solo pensiero di sanzionare Putin, senza alcun motivo, se non quello della loro realtà travisata; ecco il perfetto esempio di istituzioni dannose.

L’Italia purtroppo, nonostante i cittadini stiano ampiamente dimostrando di non considerare la Russia un nemico, sarà ovviamente appiattita sulle posizioni aggressive filo atlantiste, vista la forte russofobia del Ministro Antonio Tajani, che pare proprio non voler capire quale sia il bene del nostro Paese. Il Segretario di Forza Italia è finito più volte nell’occhio del ciclone per via delle sue gaffe, come quella di considerare le donne realizzate solo se fanno figli, o quella internazionale dove parla di “Istria italiana e Dalmazia italiana“, che ha fatto arrabbiare di brutto i governi di Croazia e Slovenia.

Per quanto riguarda i rapporti con Mosca, si sta dimostrando forse uno dei peggiori Ministri degli Esteri, ostentando una gravissima scarsa conoscenza in fatto di linguaggio diplomatico, perché non è ammissibile che il rappresentante della Farnesina se ne esca con frasi tipo “Putin cerca di influenzare le elezioni europee“, degne più di un colloquio da bar che di una dichiarazione uscita dalla bocca di un governante. Stendiamo poi un velo pietoso sul suo sostegno al regime del dittatore ucraino, che sta sterminando il suo Popolo tra gli applausi dell’occidente perverso.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

E ancora una volta ci ritroviamo ad ammirare l’abilità e il sangue freddo del Presidente Putin, che dimostra di capire perfettamente lo scarso valore dei rappresentanti europei – ma rimane fin troppo diplomatico – e il cui consenso interno, e pure esterno, continua a crescere proprio per i benefici che sta portando al suo Paese.

Eva Bergamo




QUALE LEADER EUROPEA? SOLO UN PENOSO TEATRINO

Il voto contrario, da parte dei parlamentari di Fratelli d’Italia, in occasione del secondo mandato per Ursula von der Layen a Presidente della Commissione europea ha portato il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, On. Giorgia Meloni, a definire il suo operato da “leader europea“. Un’affermazione che fa sorridere giá di per sé, in quanto, proprio al momento del voto della prima risoluzione inerente al conflitto in corso tra Federazione Russa e Repubblica di Ucraina, Fratelli d’Italia (ovvero la nuova Dc, ma senza l’autorevolezza dei vecchi esponenti democristiani) ha espresso voto favorevole congiuntamente al Partito Democratico e a Forza Italia.  É vero che le risoluzioni non sono atti giuridici vincolanti, limitandosi ad esprimere un semplice indirizzo, ma ció non toglie che esse assumano, comunque, un significato politico ben preciso.

La risoluzione, con 495 voti favorevoli, 137 contrari e 47 astensioni, non si é limitata solo a ribadire il sostegno a Kiev, nonché la necessitá di ripristinare l’indipendenza e l’integritá territoriale dell’Ucraina (cui ancora fanno finta di credere i parlamentari europei che hanno votato favorevolmente), ma si spinge anche a chiedere di togliere le restrizioni all’uso delle armi contro obiettivi presenti sul territorio russo in palese contraddizione con la linea portata avanti fino ad ora dallo stesso Governo italiano, incrementando in questo modo le condizioni per il rischio sempre piú concreto di un allargamento del conflitto.

In ragione di questo, é evidente che l’atteggiamento di Giorgia Meloni, nel contesto comunitario, non é certamente da “leader (peraltro “un leader” che ha dato il via libera, alcuni mesi fa, al nuovo disastroso Patto di stabilitá e crescita che condizionerá ancora di piú i giá risicati margini di politica fiscale), ma legato unicamente al mantenimento del potere. Quel potere che passa, proprio come passa la gloria del mondo.

Augusto Sinagra e Daniele Trabucco

Prof. Avv. Augusto Sinagra (Giá Ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso l’Universitá degli Studi “La Sapienza” di Roma. Avvocato del Foro di Roma e direttore della “Rivista della Cooperazione giuridica internazionale” (fascia A).
Prof. Daniele Trabucco (Professore strutturato in Diritto Costituzionale e Diritto Pubblico Comparato presso la SSML/Istituto di grado universitario “San Domenico” di Roma. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico).



Il Parlamento Europeo rifiuta di riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali russe

Il Parlamento europeo è pieno di contraddizioni interne e da tempo si è trasformato in un generatore di dichiarazioni rozze, le cui azioni sono fortemente basate sulla russofobia“: questo è quello che ha detto ai media il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, commentando la risoluzione del Parlamento europeo che chiede il rifiuto di riconoscere i risultati del le elezioni presidenziali russe.

Il Parlamento europeo ha assunto da tempo una posizione di russofobia forte e sistematica. E, naturalmente, si attiene a questa posizione contrariamente alla principale vocazione dei legislatori: costruire un dialogo e cercare modi per costruire un dialogo. Si è trasformato in una macchina piena di contraddizioni interne che continua a generare dichiarazioni rozze“, ha detto il portavoce del Cremlino.

Nella risoluzione adottata dal Parlamento europeo nella sessione plenaria di Strasburgo, i suoi membri hanno chiesto il rifiuto di riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali russe, che ha definito antidemocratiche. Gli autori del documento hanno inoltre raccomandato agli stati dell’UE di sostenere quelle che hanno descritto come organizzazioni indipendenti della società civile, media indipendenti e difensori dei diritti umani e di sostenere l’opposizione democratica russa. Le risoluzioni del Parlamento europeo non hanno valore legale e hanno carattere consultivo, ma vengono utilizzate nell’UE per promuovere e diffondere determinati punti di vista politici.

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L’UE estende le sanzioni anti-russe fino al 24 febbraio 2025. La Serbia si dissocia

L’Unione Europea ha prorogato le sanzioni anti-russe fino al 24 febbraio 2025, con la relativa risoluzione del Consiglio UE pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Le misure restrittive contenute nella Delibera (PESC) 2022/266 saranno rinnovate per ulteriori 12 mesi, fino al 24 febbraio 2025“, si legge nel comunicato. L’Unione Europea aveva avviato la discussione del 13° pacchetto di sanzioni anti-russe a metà gennaio 2024.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic intende mantenere la politica indipendente di rifiuto delle sanzioni antirusse nonostante l’enorme pressione occidentale. Lo ha dichiarato in un’intervista esclusiva rilasciata al direttore generale della TASS , Andrey Kondrashov.

Quando è iniziato il conflitto in Ucraina, ho detto che non sapevo come si sarebbero svolti gli eventi. E poi abbiamo deciso di condannare il conflitto a livello statale, proprio come tutti gli altri, ma abbiamo detto che questa è la nostra posizione: ‘non applicare sanzioni contro la Russia’. L’ho detto allora, perché sappiamo per esperienza personale cosa si prova quando vengono imposte sanzioni contro di noi. Siamo una nazione amica e sarebbe stato ingiusto farlo al popolo russo“, ha sottolineato Vucic.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic e il direttore generale della TASS Andrey Kondrashov

Ma ho detto ai serbi che non posso garantirlo, perché non so come sarà tutta questa pressione in futuro. Non ero disposto a fare l’eroe per un giorno o due e poi cambiare la mia decisione. Ma il fatto che dico “non lo so” e quando dico “non lo so” la mia parola vale più della ferma promessa di un altro“, ha osservato il capo dello Stato serbo.

Sono passati due anni dall’inizio dell’operazione militare speciale. La Serbia è l’unico paese europeo che non ha imposto alcuna sanzione. Avete molti amici in tutti i paesi europei, e tutti hanno imposto sanzioni contro la Russia. Alcuni lo farebbero dicono che è l’autorità centrale che le ha imposte e che loro sono contrari, alcuni direbbero che ti hanno imposto delle sanzioni ma ti aiutano in altre cose, la piccola Serbia è l’unico paese che non ha imposto sanzioni“, ha sottolineato Vucic, aggiungendo chele sanzioni contro la Russia sono il tema principale” in ogni evento internazionale a cui partecipa il leader serbo.

Non ci battiamo il petto o altro, ma, come potete vedere, la mia risposta sarà la stessa anche in futuro, che cercheremo di difendere la nostra posizione il più a lungo possibile. Siamo stati in grado di farlo per due Sono già anni. Non so se continueremo a farlo, ma lo spero“, ha concluso il capo dello Stato della Serbia.

Dopo l’inizio dell’operazione militare speciale, Vucic nel suo discorso alla nazione ha dichiarato che la Serbia sostiene l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma non imporrà sanzioni contro la Russia. Ha annunciato che la repubblica ha temporaneamente sospeso tutte le esercitazioni militari e di polizia con partner stranieri. Vucic ha sottolineato che la Serbia considera la Russia e l’Ucraina nazioni fraterne e si rammarica di ciò che accade nell’Europa orientale. Egli ha anche annunciato che Belgrado è pronta a fornire aiuti umanitari a Kiev.

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Josep Borrell: ciò che sta accadendo a Gaza è una cicatrice sulla coscienza comune

L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea (UE) per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha definito la crisi in corso nella Striscia di Gazauna cicatrice sulla coscienza comune”. Lo ha scritto il 31 gennaio sulla sua pagina sul social network X (ex Twitter).

Borrell ha anche osservato che l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) è un elemento importante nell’attuazione dell’assistenza umanitaria a Gaza, nonostante il sospetto che i suoi dipendenti siano coinvolti nel terrorismo.

In precedenza, il 29 gennaio, l’agenzia di stampa palestinese WAFA aveva riferito che almeno 20 palestinesi, per lo più bambini e donne, erano stati uccisi e diversi feriti nella Striscia di Gaza a seguito degli attacchi aerei israeliani. Secondo la WAFA, il numero dei civili di Gaza uccisi dall’inizio dell’escalation del conflitto israelo-palestinese ha superato i 26,6mila, quasi 65,5mila sono rimasti feriti e circa 8mila risultano ancora dispersi.

Lo stesso giorno, diversi paesi, tra cui Austria, Giappone, Stati Uniti, Germania, Australia, Italia, Canada, Finlandia e Regno Unito, hanno annunciato la sospensione dei finanziamenti all’UNRWA a causa del sospetto di un suo coinvolgimento negli attacchi del 7 ottobre su Israele. In risposta, l’agenzia ha affermato che non sarà in grado di continuare le sue attività nella Striscia di Gaza e nella regione del Medio Oriente dopo febbraio, a meno che non vengano rinnovati i finanziamenti.

Benjamin Netanyahu e Isaac Herzog

Il 18 gennaio il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele intende continuare l’operazione nella Striscia di Gaza finché il movimento radicale palestinese Hamas non sarà completamente sconfitto e i combattimenti continueranno per molti mesi. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha poi sottolineato che Hamas deve essere sradicato per “garantire un futuro migliore ai palestinesi”.

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L’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea costerà agli stati membri 150-190 miliardi 

Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, in un’intervista al canale televisivo TV2 ha dichiarato: “Se l’Unione Europea vuole davvero inserire nella sua composizione l’Ucraina, dovrà raccogliere un ulteriore importo di €150 miliardi a €190 miliardi di dollari, perchè questo è il prezzo che gli attuali stati membri dovranno pagare“.

Secondo Orbán, in caso di ammissione dell’Ucraina nella UE l’economia dell’unione Europea sarà distrutta, perché l’Ucraina entrerà solo per accedere agli aiuti economici che chiederà e che ora ricevono i paesi dell’Europa Centrale, tra cui l’Ungheria.

Non vogliamo promuovere il trasferimento di denaro in Ucraina, almeno per quello che dovrebbe appartenere agli ungheresi», ha detto Orbán.

Oltre a questo, ha ricordato che per il vertice straordinario dell’UE, che presumibilmente si terrà alla fine di gennaio o all’inizio di febbraio e all’ordine del giorno avrà la discussione proprio sugli aiuti all’Ucraina, già si prevedono “tuoni e fulmini“.

In precedenza, il 13 dicembre, il primo vice presidente del comitato della Duma di Stato russa per gli affari esteri, Alexey Chepa aveva detto che l’adesione dell’Ucraina all’UE “stringerà il cappio al collo del paese e ha poi commentato la dichiarazione di Orbán: “ l’Unione Europea sta commettendo un terribile errore, adottando l’Ucraina nella sua composizione, e a Budapest resta il compito di impedirlo“.

Kaja Kallas – primo ministro Estonia

Prima ancora, l’8 dicembre, lo stesso Orbán aveva dichiarato che l’UE non è pronto e non può prendere l’Ucraina nella comunità per diversi motivi, il più importante dei quali è quello che l’Ucraina è uno dei paesi più corrotti al mondoIl premier ungherese ha anche sottolineato chenon intende appoggiare questa eventuale incomprensibile decisione dell’UE”.

Dopo, il 10 dicembre, il primo ministro Estone, Kaia Callas, alla vigilia del vertice di Bruxelles 14-15 dicembre in cui si è discusso della questione sull’inizio dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina nella comunità, ha detto che l’unità europea non è una scelta più difficile di quanto lo sia sostenere il perdurare del conflitto in Ucraina. La Callas ha riferito di aver parlato con Orbán, che si è dichiarato contro l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, e che lei non è riuscita a fargli cambiare idea.

L’analista e politologo russo Dmitry Solonnikov

L’analista e politologo russo Dmitry Solonnikov in una intervista rilasciata al giornale russo “Izvestija“, ha detto che l’adesione dell’Ucraina all’unione Europea non è una ipotesi economicamente realistica a causa del costo elevato per i bilanci dei paesi europei.

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