Il Presidente Putin arriva in Italia ed anche il Papa deve attendere

Un corteo di 50 automobili, cinque aerei e 11 ministri. Dopo sette anni, il Presidente russo Vladimir Putin torna in veste ufficiale in Italia per due giorni di incontri che vanno da quello in Vaticano con Papa Francesco a quello di Palazzo Grazioli con l’amico Silvio Berlusconi.

Ed è proprio in Vaticano che Papa Francesco ha atteso Putin quasi un’ora oltre l’orario previsto.  Percorsa via della Conciliazione e attraversata piazza San Pietro, il corteo presidenziale è infatti entrato in Vaticano dall’Arco delle Campane.  L’incontro è durato un’ora e mezza.

A seguire un incontro di circa 40 minuti con Romano Prodi, di cui Ushakov ha ricordato le vesti di emissario Onu per il Sahel, e infine l’incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Quirinale.

Un’agenda  fittissima, ma Vladimir Putin non poteva certo rinunciare a un rendez-vous con il vecchio amico Silvio Berlusconi. E così, il leader russo si è diretto verso  Palazzo Grazioli, nella settimana più difficile del Cavaliere che, a sole 48 ore dal voto del Senato sulla sua decadenza, potrà così trovare il conforto di un amico dal quale non è mai stato abbandonato. Il Cavaliere potrebbe trovare ben più di una spalla su cui sfogarsi. Putin, secondo i retroscena più estremi emersi su alcuni quotidiani nei giorni scorsi, potrebbe addirittura consegnare a Berlusconi un passaporto diplomatico russo per fornirgli una via di fuga dalle toghe. Fantapolitica? Può darsi, ma di certo la Costituzione russa dà al presidente questa prerogativa. E in gennaio lo stesso Putin accordò con un decreto all’attore francese Gerard Depardieu – in cerca di una nuova residenza per sfuggire alla tassa sui super ricchi di Hollande – la cittadinanza russa.  “È un’ipotesi che non ho mai considerato, desidero che la mia innocenza venga fuori a tutto tondo, io sono italiano al cento per cento e non prevedo scappatoie straniere», ha tagliato però corto il leader di Forza Italia rispondendo alla stampa in una suo intervento odierno.

Anche Il premier Enrico Letta è convinto che la cooperazione tra Italia e Russia, «già ai massimi livelli», crescerà ulteriormente e sarà «particolarmente proficua» il prossimo anno, quando Roma avrà la presidenza di turno della Ue e Mosca quella del G8. “Dobbiamo superare luoghi comuni e timori che gettano un’ombra sui nostri rapporti. Lo vediamo oggi nei problemi del cosiddetto partnenariato orientale della Ue, nei rapporti con Ucraina e altri paesi”, ha osservato in un’intervista all’agenzia Itar-Tass, al quotidiano governativo Rossiskaya Gazeta e alla tv statale Rossia 24. “Con la nostra presidenza Ue vogliamo lavorare per superare queste divergenze e pregiudizi perché siamo sicuri che è nell’interesse sia della Ue che della Russia la cooperazione nei campi politico, economico ed energetico“, ha proseguito. Letta ha sottolineato che la necessità di trovare un accordo con la Russia per risolvere molte questioni internazionali, dalla Libia (dove il «caos è diventato un fattore di instabilità per l’Italia») all’Africa del nord, dalla crisi siriana al Medio Oriente, a partire dal processo di pace israeliano-palestinese.

Pmi, agroalimentare e turismo: sono alcuni dei settori dove sfruttare un potenziale non ancora realizzato pienamente, ha sottolineato Letta. Il vertice di Trieste apre “enormi possibilità” in una città di “importante significato geopolitico” perché “ponte tra Italia ed Europa orientale“, ha spiegato. Per il capo del governo quello energetico resta il “settore chiave”, ma la cooperazione deve crescere in molti settori, tra cui quello metallurgico e aerospaziale. Sul piano economico Letta vorrebbe fosse fatto “un grande passo” verso lo sviluppo delle Pmi, “motore del nostro sistema economico“, per aiutarle ad entrare in un mercato che rappresenta una “grande opportunità”. Idem per il settore agroalimentare e turistico, anche in vista dell’Expo 2015 (che avrà come tema ‘Nutrire il pianeta’). Cultura e arte, osserva il premier, sono il nostro “petrolio“, beni che “noi vogliamo mantenere e tutelare”, anche in chiave di prospettive occupazionali. Sul piano turistico, Letta ha ricordato l’idea di voler proclamare ogni anno una città italiana capitale culturale per promuovere il Belpaese anche al di fuori degli itinerari tradizionali perché l’italia non è solo Roma, Venezia e Firenze.

@RussiaNewsD    Putin in Vaticanoauto Putin arrivo in Italia




Il Presidente russo Vladimir Putin in Italia

Mosca, 19 nov. – Potrebbe esserci tempo anche per due incontri “in forma privata” con Romano Prodi e Silvio Berlusconi nell’agenda del primo giorno di visita in Italia del presidente russo, Vladimir Putin, lunedi’ prossimo. Lo si apprende da fonti politico-diplomatiche a Mosca. Il capo del Cremlino arrivera’ il 25 novembre a Roma, dove si fermera’ per una giornata di incontri, prima di volare l’indomani a Trieste per il colloquio con il premier Enrico Letta, nell’ambito del vertice bilaterale italo-russo. Con lui a Roma, anche il Ministro degli Esteri, Serghei Lavrov. Fitta l’agenda per lunedi’, che iniziera’ con l’udienza da Papa Francesco, annunciata dalla Sala Stampa vaticana per le 17. Le stesse fonti parlano di un probabile incontro, subito dopo, tra Putin e Prodi, dopo il quale il leader russo si rechera’ al Quirinale per vedere il presidente, Giorgio Napolitano. Nella serata, sempre al Quirinale, e’ prevista una cena “in onore di Putin”.
La giornata – stando alle stesse fonti – si chiuderebbe con la visita a Palazzo Grazioli da Berlusconi. A settembre, in occasione del forum annuale di Valdai, era stato lo stesso capo del Cremlino a definire i due ex presidenti del Consiglio come suoi “due grandi amici”.     Il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, non ha smentito, ne’ confermato gli incontri con i due ex capi di governo italiani. “Non sono in grado ora di parlarne, non abbiamo ancora definito i dettagli“, ha dichiarato Peskov, “per ora siamo concentrati sulla parte ufficiale della visita, cioè sull’incontro con il presidente Napolitano e con il Papa in Vaticano“. Il Cremlino dovrebbe ufficializzare entro giovedi’ la visita in Italia e l’agenda degli incontri del presidente russo.

AGILetta PutinProdi PutinSilvio+Berlusconi

 




Belarus says EU is braking process of visa formalities simplification

MINSK, October 27 (Itar-Tass) – The European Union is braking the process of simplifying visa issuance procedures for Belarusian citizens, making it dependent on the signing of a readmission agreement, Belarusian Foreign Ministry Spokesman Andrei Savinykh said on Sunday. Visti Bielorussia

“We plan to negotiate simplification of the visa issuance procedures with the European Union,” he told the STV government television channel. “But the situation is not that easy. The thing is that they seek to make these talks dependant on the signing of the readmission agreement.”

This agreement means that “if an illegal migrant, who claims to be a Belarusian national, is detained in the European Union, we will be obliged to accept him or her, to maintain and send him or her to his or her original country,” he noted. “But it is fraught with serious expenses for the country and may give rise to problems at the social level.”

The spokesman stressed that Belarus was not a source of illegal migration, since illegal migrant use it as a transit country. That is why, in his words, before signing the readmission agreement with the European Union Belarus had to build “a system of agreements with countries that are sources of illegal migration.” “And this is a rather complicated and painstaking process,” he noted. “So, linking the simplification of visa formalities with the signing of the readmission agreement, the European Union has hampered this process.

He also dwelt on the problem of reducing the cost of Schengen visas for Belarusian citizens. He said Belarus would like the European Union to cut the visa price of 60 euro. “We understand that 60 euro is a rather high price, so we unilaterally brought it down to 35 euro for our neighbours: Poland, Latvia and Lithuania,” he said, adding that regrettably there had been no return moves. “So far, the issue stays at the level of declarations,” he noted.

MINSK, October 27 (Itar-Tass)




AZERBAIJAN. LA RIELEZIONE DI ALIEV E LE PROSSIME SFIDE DELLA “REPUBBLICA DEL GAS”

Il 9 ottobre scorso, il presidente uscente Ilham Aliev – figlio dell’uomo forte del PCUS e del KGB Heidar, suo predecessore – è stato rieletto per la terza volta consecutiva con l’85% delle preferenze, pari a 3.200.000 di voti circa (l’intera Repubblica azera conta più di 9 milioni di abitanti). Il movimento Nuovo Azerbaigian, di cui è a capo, rimane il primo partito del paese.

Si tratta ovviamente di un successo plebiscitario per il Capo di Stato del più importante interlocutore energetico dell’Unione Europea (dopo Mosca). Gli osservatori OCSE presenti ai seggi non hanno riscontrato violazioni di alcun genere: anzi il coordinatore della missione Michel Voisin ha fatto sapere che le elezioni sono state “trasparenti, libere e corrette”. Anche la delegazione del Consiglio d’Europa ha confermato la validità della consultazione elettorale. Inoltre, a poche ore dalla pubblicazione dei primi exit-poll, sono arrivate all’indirizzo di Aliev le congratulazioni del Congresso USA e della diplomazia italiana e britannica.

Dall’altra parte il principale sfidante del presidente, Gamil Hasanli, ha denunciato “massicce violazioni” ai seggi. Tuttavia la frammentazione dei movimenti avversi ad Aliev e l’assenza di un dibattito elettorale di portata nazionale hanno reso ininfluente e inefficace la strategia delle opposizioni.Qualche giorno prima delle Presidenziali, il quotidiano turco e kemalista di lingua inglese The Hürriyet Daily News ha riportato la notizia dell’arresto di un attivista azero dei diritti umani, membro di un piccolo movimento di opposizione (Fronte popolare), Parviz Gashimly, arrestato qualche giorno fa dopo una perquisizione del suo domicilio effettuata dalla polizia governativa. Gli inquirenti hanno denunciato e prelevato Gashimly, trasferendolo in carcere e, in attesa di processarlo, lo hanno posto in custodia cautelare per detenzione illecita di armi da fuoco. Secondo il legale dell’oppositore azero, l’arresto del suo assistito “ha a che fare con il suo attivismo in difesa delle libertà fondamentali in Azerbaigian”.

Ma i temi sul tavolo di Aliev sono altri. Da un punto di vista prettamente economico, il trionfo dell’uomo forte della piccola repubblica del Caucaso meridionale significa molto sia per gli alleati atlantici (Europa e USA) sia per la vicina Russia, realtà amiche del governo di Baku. Ciò è dovuto al ruolo strategico giocato dall’Azerbaigian nello scacchiere energetico nel mar Caspio: lo attesta la presenza delle maggiori multinazionali del petrolio e del gas nel paese, su tutte BP, Statoil, Chevron, Total e Lukoil. Basti pensare che le riserve dei due maggiori consorzi energetici azeri, ossia Azeri-Chirag-Guneshli e Shah Deniz, contano risorse gassifere per 6 trilioni di metri cubi e 4 miliardi di tonnellate di oro nero.

L’obiettivo di Aliev rimane quello di continuare a incassare miliardi di dollari di ricavi, così da poter investire i proventi nell’ammodernamento del paese e nel mantenimento della repubblica del gas, che ha ormai consolidato il suo ruolo di pivot nell’Eldorado euroasiatico.

Eppure, per ciò che riguarda la politica estera, il presidente rieletto dovrà risolvere alcune questioni delicate, a partire dallo scontro militare e diplomatico con la vicina Armenia per l’annosa contesa del Nagorno-Karabakh, regione in territorio azero ma autoproclamatasi repubblica indipendente, grazie all’appoggio del governo di Erevan.

Esiste un accordo di cessate il fuoco stipulato nel 1994, che è stato violato ripetutamente dall’esercito armeno (almeno così riporta l’agenzia privata d’informazione azera Trend). La questione è attualmente monitorata dal presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) Jean-Claude Mignon, il quale ha incontrato qualche settimana fa le delegazioni dei due paesi in lotta. Gli incontri patrocinati dal Cd’E, però, rimangono interlocutori, lontani dall’essere risolutivi.

Ma, forse, quello che preoccupa di più Aliev è il ruolo della Russia, la quale tesse alleanze solide con Baku per la cooperazione energetica e allo stesso tempo strizza l’occhio all’Armenia. Il rafforzamento dell’asse economico-diplomatico Russia-Azerbaigian sarà proprio l’obiettivo principale del terzo mandato di Aliev. Sebbene Baku goda di molta stima tra i paesi dell’alleanza atlantica e soprattutto nell’Ue, il governo non può permettersi di perdere l’appoggio decisivo dell’investitore russo. I fragili confini disegnati da Putin nel mar Caspio – uno dei bacini di combustibili fossili più importanti del mondo – non possono essere compromessi e la Russia è il maggior garante di questo disegno.

Comunque, nei mesi scorsi, Aliev ha fatto un mezzo torto a Putin: il 15 luglio di quest’anno, la compagnia energetica statale SOCAR ha acquisito gli asset dell’omologa greca DEPA (e l’operatore DESFA) per circa 1,5 miliardi di euro, a sfavore della russa Gazprom. Successivamente il consorzio energetico Shah Deniz ha scelto di puntare sul progetto del gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline), che foraggerà di gas l’Europa allentando così la sua dipendenza da Mosca. Il percorso toccherà Turchia, Grecia e Italia (via Puglia). Ad agosto, il presidente del Consiglio Enrico Letta si è recato a Baku per ringraziare personalmente Aliev.

Dunque, la prossima sfida del presidente azero non sarà quella di aumentare il proprio consenso interno, piuttosto egli dovrà convincere Ue e USA della legittimità politica del “modello Azerbaigian” per attrarre così i capitali di cui abbisogna: per la realizzazione di questo intento, l’oro blu di Aliev è la moneta di scambio ideale per sedurre le potenze economiche energivore dell’Occidente.

Fabrizio Neironi    www.eurasia-rivista.org

ilham_aliyev_080813                      Ilham Aliev e moglie 2

 




Caso Kirovles, sospesa la pena per Navalny

l blogger, esponente dell’opposizione, è stato condannato in appello ma con la condizionale non andrà in carcere. Rischiava cinque anni per appropriazione indebita.

Il tribunale regionale di Kirov ha preso in esame il ricorso del blogger, esponente dell’opposizione, Alexei Navalny, e del businessman Peter Ofitserov, decidendo di confermare la condanna in appello sul caso di appropriazione indebita ai danni dell’azienda statale Kirovles, sospendendo però la pena in via condizionale.
La sentenza del tribunale, che ha preso in esame il verdetto pronunciato il 18 luglio 2013, è arrivata il 16 ottobre 2013.
Dopo gli argomenti della difesa, Navalny ha dichiarato che alla base del verdetto non c’è altro che una motivazione politica. Simile l’opinione di Ofitserov.
Navalny e Ofitserov erano stati dichiarati colpevoli con l’accusa di appropriazione indebita ai danni dell’azienda statale Kirovles: un’accusa che era costata loro una condanna rispettivamente a cinque e quattro anni di carcere.
La prima sentenza aveva scatenato una serie di proteste di massa in tutta Mosca, e il giorno seguente i due erano stati rilasciati, in attesa dell’esito del ricorso. Navalny ha quindi preso parte alle elezioni del nuovo sindaco della capitale russa, ottenendo il 27 per cento dei voti, che hanno fatto di lui il leader informale dell’opposizione liberale.

Fonte: Russia Oggi




Putin in soccorso a Berlusconi: “Silvio, rifugiati qui in Russia”

L'ex Presidente del Consiglio italiano silvio Berlusconi con il leader russo Vladimir PutinIl presidente russo, scosso dalle sofferenze politico-giudiziarie dell’amico, gli avrebbe offerto ospitalità perché “perseguitato dalla magistratura italiana”.

Silvio Berlusconi fa rientro a Milano in mattinata. La sua missione nella capitale non ha sortito granché effetti. Era arrivato a Roma con l’obiettivo di pacificare il partito facendo sfogare, e ragionare, le fazioni in lotta. Ma alla fine Angelino Alfano e Raffaele Fitto rimangono sulle rispettive posizioni di partenza, la mediazione del Cavaliere non è stata risolutiva. «Fatti loro, io ho altro a cui pensare», scrolla le spalle l’ex presidente del Consiglio. Che torna a concentrarsi sul suo dramma personale. La perdita delle guarentigie parlamentari come conseguenza della condanna definitiva per frode fiscale. L’assalto delle procure di Milano e Napoli che «mi vogliono umiliare mettendomi in galera». L’amarezza per l’epilogo negativo di una vita fatta di successi imprenditoriali ed elettorali. Le previsioni di Vladimir Putin sulla progressiva disaffezione della gente alla causa berlusconiana. Il parallelismo con la brutta fine fatta da Yulia Timoshenko in Ucraina. Pur di non vedere l’amico soffrire, raccontano che il presidente della Federazione russa si sarebbe addirittura offerto di dare ospitalità al Cavaliere nella veste di «rifugiato politico perseguitato dalla magistratura italiana». Ma Silvio non è uno si che sottrae alla lotta, non è nella indole dell’uomo. In tutti i suoi colloqui, pur apparendo depresso e rassegnato, ha giurato di voler continuare a combattere. Non sa come, ma vuole continuare a farlo.

RED