Cina: “un attacco nucleare contro l’Iran significherebbe la fine dell’esistenza stessa di Israele”
Category: Cina
30 Luglio 2026
La Cina ha appena lanciato il suo avvertimento più diretto finora, dicendo a Israele che un attacco nucleare contro l’Iran significherebbe la fine dell’esistenza stessa di Israele. L’avvertimento è arrivato tramite il portavoce cinese Victor Gao, e non si è fermato qui. La leadership militare iraniana ha affermato che la prosecuzione degli attacchi potrebbe coinvolgere Russia, Cina, Taiwan ed Europa, e si starebbero discutendo, a porte chiuse, di scenari nucleari, qualcosa di impensabile solo pochi mesi fa.
RED
La Cina spinge per lo yuan come valuta di riserva globale
Category: Cina
30 Luglio 2026
Il leader cinese Xi Jinping in una intervista rilasciata al Qiushi Journal, ha dichiarato che allo yuan verrà conferito lo status di valuta di riserva globale. Secondo lui, lo Stato cinese avrebbe bisogno di una “valuta potente” per il commercio e gli investimenti internazionali. Con questo obiettivo, Xiha sfidato l’egemonia del dollaro statunitense, hanno dichiarato gli economisti del giornale russo, Rossiyskaya Gazeta.
Per raggiungere questo obiettivo, la Cina avrebbe bisogno di una “banca centrale potente” e di istituzioni finanziarie competitive, capaci di attrarre capitali stranieri e di influenzare i prezzi sui mercati globali, ha dichiarato il presidente cinese XiJinping.
Sebbene assegnare di per sé lo status di valuta di riserva globale non aiuterà lo yuan a sostituire il dollaro statunitense, Washington potrebbe prendere sul serio i cambiamenti nel sistema finanziario globale, poiché gli Stati Uniti avranno un’influenza minore sul commercio globale se esistesse una seria alternativa al dollaro.
In pratica, lo yuan è già la seconda valuta più importante al mondo per il commercio globale dopo il dollaro, ma ha una quota limitata nelle riserve valutarie. Il motivo principale è che lo yuan non è una valuta liberamente convertibile a causa delle specificità della regolamentazione nazionale cinese.
Russia e Cina hanno già adottato quasi al 99% accordi in yuan e rublo negli scambi bilaterali, e la valuta cinese detiene una quota significativa delle riserve valutarie russe. Tuttavia, il dollaro sembra preferibile a molti altri Paesi che non intrattengono relazioni commerciali così strette con la Cina.
La dichiarazione di Xi è arrivata mentre gli Stati Uniti pubblicavano un nuovo rapporto sulla politica valutaria, in cui gli americani invitavano nuovamente la Cina a rafforzare “il suo tasso di cambio sostanzialmente sottovalutato”, ha dichiarato al quotidiano l’economista Yegor Susin. Un tasso di cambio debole dello yuan conferisce alla Cina un vantaggio nel commercio globale, il che irrita gli Stati Uniti.
Sebbene la Cina abbia già gettato le basi necessarie affinché lo yuan diventi una valuta di riserva globale, rendendo la sua economia una delle più grandi al mondo, questo non sarà sufficiente, ha dichiarato a Rossiyskaya Gazeta Pavel Seleznyov, capo del Dipartimento di Relazioni Economiche Internazionali presso l’Università Finanziaria del governo russo. “Affinché una valuta a corso legale diventi una valuta di riserva, il paese emittente non deve solo essere un partecipante attivo nel commercio internazionale, ma anche svolgere un ruolo importante nei mercati degli investimenti e dei cambi. Attualmente, quasi tutti i prezzi a livello globale sono sostenuti dal dollaro, e questo conferisce agli Stati Uniti un vantaggio chiave. La situazione potrebbe cambiare, ad esempio, nei BRICS o nella SCO, che cercano un’alternativa al dollaro come contrappeso strategico all’influenza statunitense“, ha spiegato Seleznyov.
RED
Pechino risponde ai dazi di Washington e la Russia potrebbe guadagnarci
Category: Cina
30 Luglio 2026
Pechino ha emanato un pacchetto di misure commerciali di ritorsione contro Washington quasi immediatamente dopo l’entrata in vigore delle tariffe aggiuntive del 10% sui beni cinesi imposte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le tariffe cinesi dovrebbero entrare in vigore il 10 febbraio, ma prima di allora Trump terrà una telefonata con il presidente cinese Xi Jinping, ha affermato la Casa Bianca, il che probabilmente porterà a una tregua nella guerra commerciale.
Il mercato si aspettava che scoppiasse una guerra di tariffe, ma le tariffe del 10% sulle importazioni cinesi sono attualmente viste come uno scenario relativamente mite, ha affermato Boris Krasnozhyonov, responsabile dell’analisi del mercato dei titoli presso Alfa-Bank. La mossa della Cina di imporre una tariffa del 15% sulle importazioni di carbone dagli Stati Unitipotrebbe aumentare la domanda di carbone da coke russo, ha osservato l’esperto. Resta da capire fino a che punto la guerra di tariffe potrebbe intensificarsi, ha aggiunto.
Gli Stati Uniti hanno maggiori probabilità di sopportare il peso del nuovo round di guerra commerciale rispetto alla Cina, ha detto a IzvestiaNatalya Milchakova, analista leader di Freedom Finance . La Cina ha una posizione dominante nella produzione di componenti e materie prime per veicoli elettrici, smartphone e impianti di energia solare. L’economia statunitense subirà anche battute d’arresto dalle misure di ritorsione che aumenteranno il prezzo dei beni importati, ritiene Olga Belenkaya, responsabile dell’analisi macroeconomica presso Finam. Nel frattempo, la Cina potrebbe interrompere le importazioni di GNL dagli Stati Uniti, aumentando le forniture dalla Russia, quindi Mosca non farebbe altro che guadagnare da questo cambiamento, ha sottolineato Milchakova.
“Il modello dell’economia globale, che in realtà si basa sul predominio del dollaro USA dalla metà del XX secolo, era destinato a cambiare prima o poi, e questo sta già accadendo. È molto probabile che la globalizzazione venga soppiantata dalla regionalizzazione a lungo termine, con il commercio globale e l’attività di investimento incentrati su diversi hub economici e finanziari“, ha spiegato Milchakova.
La frammentazione economica è già iniziata. E sebbene Belenkaya affermi che è improbabile che il commercio globale venga diviso in due poli immediatamente, il processo accelererà se la guerra commerciale si intensificherà.
Paolo Simoncini
Le contromisure cinesi
Category: Cina
30 Luglio 2026
Mentre noi ci balocchiamo con due guerre disastrose, una in Ucraina e l’altra in Medio Oriente, il resto del mondo ci guarda come se fossimo dei marziani. Non riusciamo a vendere una narrativa convincente di ciò che ci sta succedendo in casa, senza far emergere i nostri doppi e tripli standards. I valori di democrazia, libertà, tolleranza, rispetto del valore della vita, si infrangono ogni giorno con una realtà che noi stessi contribuiamo a fabbricare, con menzogne, omissioni, chiudendo tutti e due gli occhi e dando patenti false di democrazia a chi meriterebbe invece di essere rinchiuso in galera. E come se non bastasse ci prefiggiamo obiettivi economici e militari basati su analisi irrealistiche e fuori bersaglio. La nostra arroganza ci impone, poi, di sanzionare chiunque non si allinei con i nostri desiderata. Ad oggi alcuni dei Paesi sotto sanzione americana ed europea a vario titolo sono: Cina, Russia, Venezuela, Iran, Afghanistan, Bielorussia, Burundi, Mali, Myanmar, Nicaragua, Niger, Zimbabwe, Bosnia, Congo, Guatemala, Guinea, Haiti, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Yemen, Nord Corea, Cuba. La lista non è completa e non copre i divieti imposti verso le esportazioni o importazioni di particolari beni. Come noto, oltre 300 miliardi di dollari sono stati confiscati alla Russia ed al momento non è ancora chiaro come verranno gestiti Questo stato di cose sta determinando una lenta ma costante serie di contromisure da parte degli Stati sanzionati e di quelli che seppure non lo siano, oggi potrebbero esserlo domani. Prendiamo ad esempio la produzione e la vendita del petrolio.
La Cina, come si vede dal grafico, acquista dall’Iran oltre 1,7 milioni di barili al giorno con un enorme incremento rispetto agli anni precedenti. Eppure, l’Iran è sotto pesanti sanzioni e automaticamente vengono sanzionati coloro che operano transazioni con l’Iran. In questi anni Pechino e Teran hanno imparato a non coinvolgere le banche occidentali ed usano metodi di trasporto alternativi. Ad esempio, per i pagamenti viene usata la divisa cinese ed una flotta di petroliere “ombra” effettuano il trasporto, con il risultato che sempre meno sappiamo quello che succede in questi mercati. Ed ecco perché alcune previsioni sul prezzo del petrolio sono state clamorosamente smentite: semplicemente perché si basavano su dati incompleti. La Russia si è subito accodata, ed anch’essa opera attivamente con queste modalità eludendo le sanzioni occidentali. Quando il carico di petrolio arriva in Cina viene ridenominato come proveniente da Malesia o Medio Oriente e la sua raffinazione viene affidata a una ragnatela di piccole raffinerie denominate “teapots” che non hanno problemi anche se dovessero incorrere in sanzioni visto che la loro esistenza è legata esclusivamente a questo tipo di operazioni “interne”. Le grandi raffinerie Cinesi che operano in tutto il mondo avrebbero grossi problemi nel caso fossero sanzionate. Ma in questo modo il lavoro “sporco” è delegato solo ad alcune piccole entità. Stesso discorso vale per le Banche. Molte di queste operazioni che eludono completamente il sistema SWIFT, vengono condotte da piccole banche che, anche se colpite da sanzioni non subirebbero molti traumi visto che la loro operatività è legata solo a questo tipo di transazioni.
Di tutto questo, dunque, il sistema bancario di New York, Londra, Francoforte non sa nulla e nulla guadagna da queste operazioni sulle quali invece lucrava in precedenza. Bloccare arbitrariamente i 300 miliardi di beni russi è stato un poderoso segnale al Sud Globale per moltiplicare gli sforzi al fine di trovare vie alternative all’attuale sistema. E seppure a gran fatica il sistema comincia a funzionare. Facciamo un altro esempio: il settore dei semiconduttori. Gli Stati Uniti e di riflesso anche l’UE è molto attiva nell’imporre divieti di esportazione di componenti elettroniche e di macchinari atti alla produzione di semiconduttori, i così detti “chips”. Questo ha costretto la Cina a correre ai ripari e intensificare lo sviluppo indigeno di questi manufatti. Ma questa è solo una parte della storia. L’altra parte che non sempre viene raccontata chiaramente è che la Cina è la depositaria delle più grandi riserve di materiali che servono per queste produzioni, senza le quali si fermerebbe la produzione mondiale. Si prenda ad esempio il silicio (Polysilicon), che è l’elemento base per la produzione dei “wafer” con i quali si costruiscono i chips; ebbene come si vede dal grafico la Cina è il più grande detentore di tale materiale.
Nel casoPechinovolesse ridurre le forniture di silicio in maniera selettiva potrebbe mettere in ginocchio numerose produzioni industriali in giro per il mondo. Inoltre, le 5 più grandi fabbriche che producono i “Wafer” sono cinesi. Ciò che serve alla Cina per migliorare la sua produzione di chips sono macchinari specifici che riescono a ridurre le dimensioni a 3 nano metri. Ma questi macchinari sono sotto embargo. Gli olandesi di ASML sono i più grandi produttori di macchinari per la litografia utilizzate per la produzione più avanzata di semiconduttori. Ebbene gli Stati Uniti hanno imposto a ASML di non esportare i suoi prodotti verso la Cina, che è il suo mercato principale.
Così anche per il Giappone. La preoccupazione di questi Paesi è che, se la Cina dovesse, come è probabile che farà, rivalersi con restrizioni similari, sull’esportazione di specifici materiali, alcune produzioni verrebbero colpite in maniera mortale. È il caso di Toyota che privatamente ha fatto sapere che, se l’accesso ad alcuni tipi di minerali, essenziali per la produzione automobilistica, fosse interdetto, ciò potrebbe avere ripercussioni irreversibili sulla produzione. In buona sostanza mentre noi occidentali siamo distratti ed immobili, gli altri si muovono con un discreto dinamismo. I vari Paesi africani hanno più convenienza a fare affari con la Cina e sempre meno con chi è più propenso a sanzionare e porre tariffe. La cartina mostra chiaramente in rosso l’aumento del commercio degli stati africani con la Cina.
In Europa siamo ad uno 0,8% di crescita di PIL. La Germania è in recessione. Investiamo poco in ricerca e sviluppo e stiamo perdendo il vantaggio tecnologico che un tempo avevamo. Il costo della nostra energia e più alto che da altre parti. Sempre guardando al “nemico” asiatico (così è ormai considerato a Washington e di riflesso nelle maggiori Cancellerie europee), ogni cittadino cinese consuma energia quanto noi europei; ma la produce ad un costo più basso in maniera più diversificata e soprattutto la trasporta in maniera più efficiente. I colore verde scuro indica costi più elevati.
Quest’ultimo punto è molto importante perché garantisce il trasporto da punti molto lontani dell’energia elettrica prodotta con il solare, eolico, idrico, carbone o petrolio. Questo sistema di trasporto di energia elettrica si chiama: UHV, “Ultra High Voltage transmission”. Un sistema non inventato da Cinesi ma che loro hanno portato ad una notevole perfezione di impiego e soprattutto hanno creato una rete che consente di trasportare energia da dove viene prodotta a dove serve. Ad esempio, se sulla costa est della Cina è già tramontato il sole, sarà ancora possibile impiegare energia solare che proviene dai parchi solari situati nei deserti dell’ovest. Una vasta rete costruita a partire dal 2006 che adesso pone la Cina al primo posto come KM di rete costruita ed in uso. Questo è un ulteriore elemento che rende la produzione cinese più competitiva e che spinge ancora oggi imprese energivore a delocalizzare ad est ed impoverire ulteriormente il tessuto industriale occidentale.
Le sanzioni in passato potevano avere effetti molto maggiori di quelli che riescono a produrre oggi. È pur vero che vi sono paesi come Cuba che sono sotto sanzioni da oltre 70 anni e pur soffrendo, non hanno cambiato di una virgola le loro posizioni e il loro modo di fare politica. Ma oggettivamente in un mondo dove gli Stati Uniti e l’Europa rappresentavano il 70% dell’economia mondiale, avevano certamente un peso determinante sulle sorti di un Paese che le subiva. Oggi non è più così e si rischia che gli effetti sia più negativi verso i Paesi che le comminano che verso quelli che le dovrebbero subire. La Cina sta imparando rapidamente e così molte altre Nazioni in tutto il mondo. Ma noi continuiamo a muoverci come se fossimo nel mondo di 30 anni fa.
Luca Anedda
PERCHÉ ISOLARE LA CINA POTREBBE NON ESSERE POSSIBILE
Category: Cina
30 Luglio 2026
Gli Stati Uniti hanno costruito la loro potenza economica dopo la Prima Guerra Mondiale ed ancora di più dopo la Seconda. Nel terrificante panorama di distruzione che la fine della guerra lasciò, l’intatta capacità produttiva americana ebbe un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’Europa e del Giappone.
Gli Usa diventarono formidabili esportatori di manufatti e la richiesta dei prodotti “made in USA” era senza fine. Le fabbriche ed i lavoratori americani non riuscivano a soddisfare le richieste di export. Il tenore di vita pro-capite crebbe in pochissimo tempo, e la “way of life” americana divenne ben presto il sogno ed il mito per molta parte dei paesi occidentali.
L’economia americana godeva i benefici di un enorme surplus commerciale: esportavano molto di più di ciò che importavano, ed il dollaro (anche grazie agli accordi di Bretton Woods) divenne la moneta di riferimento mondiale. Recentemente, nel 2010, con l’introduzione dello SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecomunication), il controllo di tutte le transazioni e del commercio è ancor più sotto l’egemonia di New York e Londra.
Oggi tutto questo è profondamente cambiato; gli Usa non sono più i grandi creditori del pianeta e la loro bilancia commerciale registra in molti settori un enorme passivo, tanto che il loro deficit ha raggiunto la sbalorditiva cifra di 3 Trilioni di dollari. Il dollaro americano è ancora la moneta di riferimento mondiale, ma questo potrebbe, in un futuro non lontano, essere un limite più che un vantaggio.
La Cina è il cambiamento epocale di questi ultimi 40 anni. Si è sostituita in molti settori agli Usa come fabbrica per il mondo. E questo sta creando l’allarme americano e la paura che l’indiscussa egemonia cinese nel settore economico possa scalzare quella americana. Ed è per questo che da qualche anno nei corridoi di Washington rimbombano le parole: Decoupling, Derisking, Friendshoring.
Che si traducono poi in ordini operativi per le cancellerie europee, giapponesi e australiane. Ed in questi mesi abbiamo assistito a proclami dei nostri politici che annunciavano misure protezionistiche contro i prodotti cinesi, che per l’Italia ha anche significato l’abbandono degli accordi della via della seta stipulati da Giuseppe Conte.
Ma sono tutti d’accordo su questa politica della “conventio ad excludendum? In massima parte no ed a buon diritto.
L’interconnettività con l’industria cinese è ormai così profonda che separarsi da essa avrebbe delle ripercussioni economiche notevoli. Ed ecco perché molto spesso le imprese semplicemente ignorano questi proclami politici che rimangono in alcuni casi lettera morta. Questo infastidisce non poco gli Americani che ormai hanno abbandonato la “soft power” di un tempo per convincere con le buone gli “alleati” e senza troppi complimenti usano il pugno di ferro per assicurarsi l’obbedienza.
L’amministrazione Biden ha affermato di voler sanzionare compagnie come la Tokyo Electron Ltd o la ASML olandese se continueranno ad avere scambi con la Cina nel settore strategico dei semiconduttori. Secondo la legge americana se un prodotto contiene anche una minima parte costruita in America, ne può essere proibita la vendita.
Solo che, se si osserva il giro di affari della ASML ci si rende immediatamente conto della perdita enorme che tale compagnia dovrebbe sopportare se tali imposizioni fossero seguite alla lettera. Inoltre, questa dura regola potrebbe spingere le imprese europee a non utilizzare in alcun modo parti prodotte negli Usa con il risultato di aggravare ancora di più la produzione statunitense e deprimere ulteriormente il mercato del lavoro.
Anche negli Usa stessi piovono richieste da parte delle industrie di deroghe alle limitazioni che il governo americano ha imposto sul commercio con la Cina, ed è curioso notare che la capofila tra queste è il Ministero difesa americano, che per mandare avanti la sua poderosa macchina bellica necessita senza alcuna interruzione di componentistica costruita in Cina.
In sostanza in America e tra gli alleati queste restrizioni sono percepite come non giuste e che in ultimo, penalizzino di più le industrie e i consumatori che non i cinesi stessi contro cui queste sanzioni dovrebbero avere effetti.
La Cina dal canto suo sta procedendo a ritmi di crescita ancora molto sostenuti ed in alcuni settori è il leader mondiale.
Ad esempio, come costruttrice di navi: il 53,58% della produzione di nuove navi è cinese, seguita dalla Corea del sud con il 28,38% ed il Giappone in terza posizione con l’11,55%. Altri Paesi insieme formano il 6,38% ed infine gli USA con lo 0,11%. Cioè, gli Stati Uniti hanno perso completamente questo cruciale settore produttivo. Desertificato.
Dobbiamo tener presente, come ci ricorda Richard Wolf, Professore di economia e compagno di banco a Yale con Janet Yellen durante il loro PhD, che le tariffe applicate ai prodotti cinesi altro non sono che tasse sui contribuenti che acquisteranno il bene ad un prezzo più alto. E se i dazi dovessero chiudere completamente il mercato non sarebbe detto che gli esclusi siano proprio i cinesi.
Prendiamo ad esempio il colosso americano dei macchinari agricoli, John Deere, che occupa una grossa fetta del mercato americano ed europeo, mercato nel quale i macchinari cinesi non hanno accesso a causa delle forti restrizioni; ebbene Deere sta perdendo enormi fette di mercato a favore dei macchinari cinesi che stanno dilagando nel resto del mercato mondiale, grazie alla loro affidabilità ed economicità. E dunque tutto dipende dalla grandezza del mercato ed in quale noi ci confiniamo. Potremmo avere la brutta sorpresa di essere nella fetta più piccola.
A volte le analisi anche di rispettabili e importanti società si rivelano fallaci e possono trarre in inganno una politica non attenta e facilona ad appassionarsi a slogan poco rispondenti alle esigenze domestiche.
Kevin Walmsley di “Inside China Business”, riporta la storia della produzione di magneti in Cina; componente essenziale in molti settori ma soprattutto in quello dei veicoli elettrici. Ebbene un rapporto di quattro anni fa certificava che la Cina si sarebbe trovata ad una strettoia produttiva di tali materiali, cosa che oggi si è registrato non essere vero grazie alla pianificazione ed alle sinergie tra governo ed enti periferici.
Lo stesso avviene per la produzione di chips, i semiconduttori che sono ormai diventati il nuovo oro nero. Il piano lanciato nel 2015 ha l’obiettivo di produrre entro il 2025 il 70% dei chips che il mercato cinese richiede. Da allora il governo cinese ha investito oltre 150 miliardi nel settore. Ed i risultati si cominciano a vedere.
Torniamo dunque al dollaro. Chi afferma che il dollaro perderà l’egemonia sul mercato mondiale è fuori dalla realtà. Ma chi dice che la Cina e molti altri Paesi stanno usando monete diverse per il loro commercio dice il vero. Non vi è solo l’Arabia Saudita che ha deciso di vendere il suo petrolio alla Cina in RMB (renminbi, la divisa cinese), molto pubblicizzata anche dalla stampa occidentale ma categorizzato questo come un fatto isolato. Al contrario non lo è.
Il Brasile, il Cile, il Venezuela, la Russia per nominarne solo alcuni, optano nei loro scambi di trattare direttamente le compravendite bypassando lo SWIFT. New York non ci guadagna, determinati scambi rimangono sottotraccia(privacy), ed il tutto avviene molto rapidamente. Ormai tonnellate di merci partono dai porti cinesi senza che vi sia un riscontro nella galassia dollaro. Ed anche l’Africa sta entrando in questa nuova holding del commercio, a cominciare dal Sud Africa.
La crescita della Cina continua, anche se a macchia di leopardo. Lo sforzo del Governo è quello di spostare attraverso piani specifici la produzione industriale dalle coste verso l’interno più povero, cercando così di bilanciare la crescita ed il reddito pro-capite. Anche regioni povere potranno aspirare a migliorare la loro condizione.
La famosa regola del 72 si applica: t= 72: r, dove T è il tempo necessario per raddoppiare l’investimento e R la crescita in percentuale. Dunque, anche una regione povera come Hainan dove il reddito annuo a persona è inferiore a 10.000 dollari avendo una crescita del 9% può aspirare a raddoppiare il suo reddito in 8 anni. Ed è per questo che chi ritorna in Cina a distanza di pochi anni vede dei cambiamenti epocali.
In buona sostanza sembra che la politica voluta fortemente dagli Stati Uniti ed imposta agli europei non sia quella più idonea agli interessi dei lavoratori, dei consumatori, della crescita industriale, del progresso tecnologico e dell’ottimizzazione delle risorse.
Ma tutto questo passa in secondo ordine quando si tratta di conservare l’egemonia mondiale.
Luca Aneddaè nato a Cagliari il 24 Dicembre 1958. Ha conseguito la Maturità Scientifica presso la Scuola Militare Nunziatella negli anni 1973-1977. Entrato in Accademia Aeronautica con il Corso Turbine 3, ha conseguito il brevetto di pilota militare negli Stati Uniti (Columbus A.F.B. Mississippi), al termine del quale è inviato a frequentare il corso di “Fighter Lead in Training” presso la Base Aerea di Holloman in New Mexico (U.S.A.). Successivamente viene assegnato al 5to Stormo di Rimini dove consegue la “Combat Readiness” su velivolo F104 come pilota Caccia intercettore. Dopo aver frequentato la Scuola di Guerra Aerea di Firenze con il grado di Capitano, viene promosso Maggiore ed inviato come Istruttore presso la scuola di volo NATO di Sheppard A.F.B. negli Stati Uniti, dove ricopre vari incarichi di rilievo. Rientrato in Italia con il grado di Tenente Colonnello, nel 1994 ricopre prima il ruolo di Capo Ufficio Operazioni del 5to Stormo di Rimini, e successivamente quello di Comandante del 23mo Gruppo Caccia Intercettori. Nel 1996 entra in Alitalia e diventa Comandante su Velivolo MD80. In Alitalia ricopre anche il ruolo di Quality safety Auditor e svolge numerose audit presso Compagnie come Air China, Kenia Airways. Laureato in Scienze Aeronautiche, è diventato consulente presso G.E.D.A. società di aviazione e consulenza nel settore sia di ala fissa che rotante. Attualmente risiede in Inghilterra ed è Comandante esaminatore di volo presso Stobart air. Ha al suo attivo oltre 16.000 ore di volo di cui 3.000 su velivoli militari. Sposato con Tiziana, ha tre figli: Gabriella, Alessio e Isabella.
Xi Jinping: il futuro dell’umanità dipende dalle relazioni Cina-USA
Category: Cina
30 Luglio 2026
La natura delle relazioni tra Cina e Stati Uniti non influisce solo sul benessere dei popoli di entrambi i paesi, ma anche sul futuro dell’umanità, ha affermato il presidente cinese Xi Jinping durante un incontro con uomini d’affari americani tenutosi presso la Grande Sala del Popolo a Pechino.
“Il benessere dei popoli di entrambi i paesi, così come il futuro e il destino dell’umanità, dipendono dalla cooperazione tra Cina e Stati Uniti o dal confronto tra loro“, ha affermato la televisione centrale cinese .
Il presidente cinese ha sottolineato che “finché entrambe le parti si considereranno partner, rispetteranno gli interessi reciproci, coesisteranno pacificamente e coopereranno per risultati reciprocamente vantaggiosi, le relazioni bilaterali miglioreranno“.
Xi Jinping ha anche espresso la speranza per un aumento dell’intensità degli scambi tra i rappresentanti di tutti i livelli della società in entrambi i Paesi.
All’incontro ha partecipato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.
RED
Altre sanzioni dall’Europa? Attenti, ora è la Cina che minaccia l’UE di contromisure
Category: Cina
30 Luglio 2026
La Cinaproteggerà i suoi interessi in caso di sanzioni dell’UEcontro sette società tecnologiche cinesi a causa della loro fornitura di attrezzature alla Russia. Lo ha annunciato lunedì scorso, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin.
“Se le notizie dei media si rivelassero vere, tali azioni da parte europea minerebbero seriamente la fiducia reciproca e la cooperazione tra l’UE e la Cina“, ha sottolineato in un briefing Wenbin .
Quando gli è stato chiesto di commentare l’informazione secondo cui sette società cinesi potrebbero presto essere sottoposte a sanzioni dell’UE a causa della fornitura di attrezzature alla Russia, ha risposto: “La parte europea non dovrebbe commettere errori, altrimenti Pechino sarà costretta a proteggere risolutamente i propri diritti legali razionalmente giustificati diritti.”.
RED
L’espansione della NATO in Asia-Pacifico rischia di peggiorare la stabilità in quest’area
Category: Cina
30 Luglio 2026
La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning
L’avanzata della NATO nella regione dell’Asia-Pacifico peggiorerà indubbiamente la stabilità lì, ha detto oggi, Mao Ning in un briefing.
“La continua espansione verso est della NATO verso la regione Asia-Pacifico e l’interferenza dell’alleanza negli affari regionali mineranno inevitabilmente la pace e la stabilità“, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, rispondendo a una domanda dell’agenzia di stampa russa TASS, che le chiedeva una opinione sui reali piani della NATO per l’apertura di un ufficio in Giappone.
Il diplomatico ha sottolineato che l’Asia “non deve diventare un’arena di rivalità geopolitiche”.
Mao Ning ha aggiunto che l’avanzata della NATO in Asia “faciliterà lo scontro tra i vari blocchi”. “Ciò dovrebbe riguardare in particolare i paesi della regione“, ha sottolineato.
Pechino: gli Stati Uniti devono smettere di provocare la Cina
Category: Cina
30 Luglio 2026
il portavoce del ministero della Difesa cinese, Tan Kefei
“L’Esercito popolare di liberazione cinese prenderà tutte le misure necessarie per proteggere la sovranità e la sicurezza nazionale e difenderà risolutamente la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale“, ha assicurato Tan Kefei.
Le forze armate statunitensi devono smetterla di provocare la Cina nel Mar Cinese Meridionale, altrimenti si assumeranno la responsabilità di eventuali incidenti, ha avvertito giovedì il portavoce del ministero della Difesa cinese,Tan Kefei.
Il commento è stato la risposta di Tan a una nave della Marina americana che avrebbe navigato vicino alle isole Paracel controllate dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale.
“Chiediamo severamente che gli Stati Uniti interrompano immediatamente tali provocazioni, altrimenti si assumeranno la piena responsabilità di tutte le gravi conseguenze della loro causa di un potenziale incidente“, ha detto il ministero della Difesa cinese su WeChat.
“L’Esercito popolare di liberazione cinese prenderà tutte le misure necessarie per proteggere la sovranità e la sicurezza nazionale e difenderà risolutamente la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale“, ha assicurato Tan.
Il cacciatorpediniere USS Milius di classe Arleigh Burke è passato vicino alle isole Paracel lo scorso venerdì. I vertici della Cina hanno affermato che la nave da guerra statunitense ha fatto ciò senza il permesso del governo cinese e ha violato la sovranità della Cina. La settima flotta statunitense ha risposto affermando in un comunicato stampa che il cacciatorpediniere statunitense aveva agito in linea con il diritto internazionale, mentre conduceva un’operazione di libertà di navigazione (FONOP).
Pechino ha contestato la giurisdizione territoriale di alcune isole del Mar Cinese Meridionale dove sono state trovate grandi riserve di idrocarburi con Brunei, Vietnam, Malesia. I territori più contesi sono le Isole Xisha, note anche come Isole Paracel, le Isole Nansha o Spratly e l’Isola Huangyan (Scarborough Reef).
RED
La Cina ha già evacuato 5.200 cittadini dall’Ucraina
Category: Cina
30 Luglio 2026
Ma Zhaoxu, Vice Minister of Foreign Affairs, EPA-EFE/WU HONG
Il governo cinese ha evacuato oltre 5.200 cittadini cinesi dall’Ucraina dall’escalation delle tensioni,
Lo aveva già annunciato giovedì il viceministro degli Esteri cinese, Ma Zhaoxu in una conferenza stampa a margine del 20° Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC) a Pechino.
“Dopo l’escalation delle tensioni in Ucraina, i nostri diplomatici, che hanno agito in conformità con le decisioni e le istruzioni del Comitato Centrale del PCC, hanno prontamente evacuato oltre 5.200 dei nostri compatrioti, sono sani e illesi“, ha detto il viceministro degli Esteri cinese .
Il 16 ottobre è iniziato a Pechino il 20° Congresso del Partito Comunista Cinese. Rinnoverà la composizione del Comitato Centrale del PCC e della Commissione Centrale del PCC per l’Ispezione Disciplinare. Devono essere apportate modifiche allo statuto del partito. Si concluderà il 22 ottobre, seguito dal primo plenum del nuovo Comitato Centrale, che eleggerà il Segretario Generale e rinnoverà il Politburo e il suo Comitato Permanente.