Un aereo precipita nella regione russa di Tver: a bordo anche il capo della Wagner Prigozhin

L’Agenzia federale russa per il trasporto aereo ha avviato un’indagine sull’incidente del jet privato Embraer Legacy avvenuto ieri nella regione di Tver, riferendo che tra i passeggeri c’era Yevgeny Prigozhin.

Secondo la compagnia aerea, a bordo dell’Embraer-135 (EBM-135BJ) c’erano i seguenti passeggeri:

  • Propustin Sergej,
  • Makaryan Evgenij,
  • Totmin Alessandro,
  • Chekalov Valeriy,
  • Utkin Dmitrij,
  • Matuseev Nikolaj,
  • Prigozhin Evgeniy.

Membri dell’equipaggio: Levshin Aleksei, comandante, Karimov Rustam, copilota, Raspopova Kristina, assistente di volo.

L’agenzia ha sottolineato che il volo è stato effettuato sulla base di un permesso per l’uso dello spazio aereo, rilasciato secondo le modalità prescritte. Stamattina, il Ministero degli Stati di emergenza ha riferito che un aereo Embraer Legacy si è schiantato vicino al villaggio di Kuzhenkino nella regione di Tver. A bordo c’erano dieci persone, tra cui tre membri dell’equipaggio. Sono morti tutti.

L’Agenzia federale del trasporto aereo ha chiarito che l’elenco dei passeggeri comprende il nome e cognome di Prigozhin. Come sottolineato nel dipartimento, l’aereo precipitato apparteneva alla MNT-Aero LLC, specializzata nel trasporto aziendale.

Il governatore della regione di Tver, Igor Rudenya, ha preso il controllo della situazione con lo schianto dell’aereo.

Più tardi, un rappresentante dei servizi di emergenza ha riferito che sul luogo dell’incidente sono stati trovati i corpi di otto persone. Proseguono le attività di ricerca e salvataggio.

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Anastasiia Zuevich, russa di San Pietroburgo si tuffa nel fiume Brembo e salva un 26enne

Anastasiia Zuevich

Nel momento in cui si è accorta che un uomo era in difficoltà nel fiume Brembo, nel tratto che scorre sotto il ponte vecchio di via Roma a Ponte San PietroAnastasiia Zuevich non ha esitato e dalla sua casa di via Garibaldi, con affaccio sul fiume, dove vive, si è buttata e a grandi bracciate l’ha raggiunto e salvato.

Anastasiia, russa di San Pietroburgo, non appena ha visto il ragazzo nel fiume in forte difficoltà si è tuffata e lo ha salvato. Erano le 16.50 di lunedì 5 settembre quando nel paesino delle Bergamasca la ragazza, che passeggiava a Ponte San Pietro, in via Roma sulle rive del Brembo si è accorta di un giovane di 26 anni caduto in acqua e che faceva fatica a restare a galla. La ragazza non ha aspettato l’arrivo dei soccorsi: si è tuffata in acqua e lo ha salvato.

Successivamente altri passanti hanno immediatamente lanciato l’allarme e chiesto l’intervento del 112. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco del distaccamento di Dalmine e la squadra Saf della centrale di Bergamo. I soccorritori una volta arrivati hanno trovato ancora i due in acqua. Si sono immediatamente precipitati a raggiungerli con il gommone e portarli in salvo. Il 26enne è stato affidato alle cure mediche del 118. Grazie alla donna si è salvato. Anastasiia Zuevich ha dichiarato di non sentirsi un’eroina specificando: “ho sentito le grida e ho fatto quello che dovevo fare”.

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Dugin: gli assassini di Darya non raggiungeranno mai i loro obiettivi

Aleksandr Dugin

Il popolo russo non potrà mai essere distrutto, quindi gli assassini di Darya Dugina non raggiungeranno i loro obiettivi. Questa la dichiarazione di Aleksandr Dugin, pubblicata ieri da Konstantin Malofeyev, famoso uomo d’affari russo, sul suo canale Telegram.

Dugin ha sottolineato che sua figlia era “una patriota, una corrispondente di guerra, un’esperta di canali centrali e una filosofa, che non ha mai invocato la violenza e la guerra“.

Dugin ha poi aggiunto che “i nemici della Russia l’hanno uccisa in modo codardo e subdolo“. “Eppure non è possibile spezzare il Popolo Russo, anche con colpi così insopportabili. Volevano sopprimere la nostra forza di volontà con sanguinoso terrore contro i migliori e i più vulnerabili tra noi. Eppure falliranno“, ha sottolineato il filosofo russo. “I nostri cuori bramano non solo vendetta o punizione. Questo sarebbe troppo basso e non è il modo di agire russo. Abbiamo bisogno solo della nostra vittoria… Quindi, per favore, vinciamo!” ha dichiarato infine Dugin.

La sera del 20 agosto, una bomba piazzata su un Toyota Land Cruiser Prado è esplosa e ha preso fuoco vicino a Bolshiye Vyazemy nella regione di Mosca. È stato accertato che un ordigno esplosivo è stato posizionato sotto il veicolo sul lato del conducente. Darya Dugina che era al volante è stata uccisa sul colpo.

il 22 agosto, il Centro per le pubbliche relazioni dell’FSB ha dichiarato alla agenzia di stampa russa TASS che per l’omicidio di Darya Dugina sono stati individuati mandanti e gli esecutori. Secondo l’agenzia di stampa, l’attentato mortale è stato ideato dai servizi segreti ucraini e portato a termine dalla cittadina ucraina Natalya Vovk, fuggita poi in Estonia dopo aver commesso il crimine. Le forze dell’ordine hanno detto alla TASS che la Vovk sarebbe stata inserita nella lista dei ricercati per la sua estradizione in Russia.

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Mario Adinolfi: solidarieta’ a Dugin per l’attentato che ha ucciso la figlia Darya

Mario Adinolfi

Mario Adinolfi, giornalista, co-fondatore e capolista al Senato di Alternativa per l’Italia (APLI) alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, esprime il suo cordoglio per l’uccisione a Mosca di Darya Dugin: “Solidarietà mia e di tutta Alternativa per l’Italia al flosofo e scrittore, Aleksandr Dugin, oggetto di un attentato vile che ha ucciso l’adorata figlia Darya. Ho condiviso con lui più di una battaglia nel corso di trasmissioni televisive italiane in cui è stato dileggiato per aver offerto il punto di vista di un russo colto. Ormai si pagano prezzi enormi per avere idee difformi”.

Darya Dugin, secondo quanto riportato da diversi media russi, sarebbe morta sul colpo a seguito dell’esplosione dell’auto su cui viaggiava. L’incidente sarebbe avvenuto sull’autostrada di Mozhaisk, in prossimità del villaggio di Bolshiye Vyazyomy, vicino la capitale Mosca. Darya Dugin aveva 30 anni. Secondo fonti russe, padre e figlia avrebbero dovuto viaggiare sulla stessa auto, ma all’ultimo istante Dugin avrebbe deciso di salire su un altro veicolo. Sul posto sono subito intervenuti i soccorsi e le forze dell’ordine, per i soccorsi e raccogliere elementi che possano aiutare a ricostruire la dinamica dell’incidente.

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RUSSIA: ERGASTOLO PER L’ORCO CHE AVEVA STUPRATO E UCCISO UN BIMBO DI 10 ANNI

È stato condannato all’ergastolo a San Pietroburgo il pedofilo colpevole di aver rapito, stuprato, poi ucciso e fatto a pezzi Ruslan  Korolev, un bambino di soli 10 anni.

In un video registrato da alcune telecamere di sorveglianza si riescono a vedere gli ultimi istanti di vita del piccolo, che è stato avvicinato dal suo aguzzino alla stazione ferroviaria di San Pietroburgo. L’orco è il 35enneAleksandr Georgievsky il quale, secondo quanto riportato dal “Daily Mail”, aveva già alle spalle una lunga lista di precedenti di molestie sessuali su minori.

Dopo aver intercettato il bambino alla stazione, l’uomo ha acquistato dei dolci in un emporio per attirarlo nella sua trappola. Grazie a ciò, il 35enne è riuscito infatti a persuadere il piccolo a seguirlo fino alla sua abitazione situata nella località di Ortadnoe, a qualche chilometro da San Pietroburgo.

Qui avrebbe avuto luogo l’orrenda serie di sevizie a cui è stato sottoposto il piccolo Ruslan.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il bambino avrebbe lottato col suo aggressore prima di soccombere. Dopo lo stupro, infatti, il 35enne avrebbe strangolato la sua vittima e poi fatto a pezzi il corpicino. Le parti smembrate sono poi state disseminate in vari luoghi nei dintorni di San Pietroburgo, così da rendere più difficili eventuali ricerche. Il piano ha funzionato solo in un primo momento, quando gli inquirenti avevano iniziato ad ipotizzare che il piccolo Ruslan fosse una persona scomparsa. Tuttavia il ritrovamento di alcune delle parti del corpo del piccolo, occultate di proposito, ha trasformato presto il caso in omicidio.

Dopo le indagini, gli agenti sono riusciti ad identificare il maniaco e lo hanno sbattuto dietro le sbarre. Condannato dopo due mesi di processo all’ergastolo senza alcuna possibilità di condizionale, per la legge russa Georgievsky non rivedrà mai più il mondo esterno.

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Siberia: trovate 54 mani mozzate su un’isola del fiume Amur, vicino a Khabarovsk, a circa 30 chilometri dal confine Cinese.

 Chabarovsk (Хабáровск –  Khabarovsk ) – Una borsa contenente 54 mani umane è stata trovata su un’isola del fiume Amur in Siberia, in un punto dove gli abitanti del luogo vanno spesso a pescare. La notizia è stata riportata dal “The Siberian Times”, ma è stata ripresa poi anche dal “Daily Mail” e dal “Time”. Il ritrovamento è avvenuto a Khabarovsk, nella parte orientale dalla regione russa. I resti, secondo una prima ipotesi, proverrebbero da un laboratorio di medicina legale e sono stati gettati via impropriamente. Le mani sarebbero state conservate nel laboratorio per poter identificare dalle impronte digitali eventuali assassini, e risolvere in futuro i crimini per i quali al momento non si sono trovati i colpevoli. Altre ipotesi però non mancano e di fatto non sono ancora chiari i motivi dietro a questo strano episodio di cronaca.

C’è infatti chi parla di mercato nero di organi, chi invece, di punizioni che si rifanno a vendette e rituali della mafia cinese o giapponese e chi di un clan di giustizieri che usa questa macabra pratica del taglio delle mani a chi è sorpreso a rubare. Di fatto però, una verità fino ad oggi non c’è. Gli interrogativi sono molti e i dubbi ancora tanti.

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