Il voto pilatesco del Parlamento Europeo

Nonostante l’Europarlamento abbia votato a favore del regolamento proposto da Bruxelles, l’assemblea, a maggioranza centro destra, su richiesta delle associazioni di categoria tra cui Coldiretti, ha bocciato gli articoli che riguardano la ricostituzione delle zone verdi in aree agricole.

Nello specifico, sono stati approvati gli emendamenti che annullano l’articolo 9, sulle misure a protezione degli insetti impollinatori e sugli impegni misurabili per il ripristino delle aree verdi nelle zone agricole.

Rimangono inalterati invece gli obiettivi relativi ai centri urbani, per aumentarne gli spazi verdi e quelli per la rimozione delle barriere fluviali per arrivare a 25mila km di fiumi a flusso libero entro il 2030.

Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia

Delusione per gli ambientalisti e vittoria per le associazioni che sostengono l’industria di settore tra cui Coldiretti e Copa-Cogeca, che rappresentano gli imprenditori italiani ed europei e che avevano manifestato proprio contro le “ingerenze” della normativa futura sulla gestione dei terreni agricoli.

L’amarezza degli ecologisti è percepibile nelle parole di Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia, secondo cui l’abolito articolo 9 prevedeva di istituire degli strumenti di misurazione che evidentemente creavano fastidio all’agroindustia.

Ferroni spiega alla stampa che: “Il ripristino della natura negli agroecosistemi aveva come indicatori l’andamento delle popolazioni di uccelli negli ambienti agricoli, il carbonio nel suolo e la presenza di infrastrutture verdi nelle aziende agricole, che secondo la strategia UE per la biodiversità dovrebbe essere il 10% delle aree agricole entro il 2030. Su questi indicatori Copa-Cogeca ha alzato le barricate ottenendo alla fine lo stralcio dell’articolo 9 del regolamento“.

Del tenore opposto sono invece le parole dell’amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, veterinario famoso per le sue ospitate in Tv soprattutto quando c’era da saccentare in merito alle restrizioni antivirus.

L’ad di Filiera Italia, Scordamaglia

Dopo il voto di Strasburgo, questa la sua dichiarazione: “Alla fine, tramite emendamenti sono stati apportati notevoli miglioramenti sui punti più critici da noi sin dall’inizio segnalati nella proposta di regolamento per il ripristino della natura“.

Calca quindi ancora di più la mano, affermando che: “la salvaguardia del territorio e della biodiversità si fa con la lotta all’omologazione delle produzioni e non smantellando filiere produttive essenziali“.

Parole che, francamente, suonano un po’ vuote, soprattutto se pensiamo che nella fondazione da lui rappresentata trovano posto industrie sulle quali pesano sospetti di poca attenzione all’ecologia e al benessere animale, umano e ambientale, quali Aia, Montana, McDonald’s, Fileni (il cui recente scandalo mette a rischio la sua certificazione bio), oltre a colossi dell’energia quali Eni ed Enel.

Quindi, quando si parla di ecologia e rispetto per la natura, dovremmo fidarci di questi soggetti? O sarebbe meglio mandarli letteralmente a zappare la terra, naturalmente dopo aver pagato i danni?

Eva Bergamo




Ucraina: prove tecniche di terrorismo di stato

Pare che il dittatore dello stato libero dell’Ucraina, Zelensky, abbia il dono delle premonizioni: predisse un attentato al Nord Stream 1, che poi si avverò ma che, a differenza della sua tesi, a provocarlo furono i suoi stessi alleati: NATO.

Successivamente, predisse l’attentato da parte russa, ovviamente, alla diga di Kakhova, area sotto controllo della Russia, e, quando si dice il caso, avvenne pochi giorni dopo il crollo dello sbarramento, centrato da almeno due missili. Sedicenti esperti e servi che si fregiano del titolo di giornalisti, hanno sin da subito colpevolizzato Mosca per tale attacco, non riflettendo, o meglio nascondendo, che l’innalzamento della acque del Dnepr hanno reso inservibili le linee di difesa russe.

Ci sarebbe da chiedersi perchè mai la NATO debba inviare uomini e armi in Ucraina per combattere i russi visto che quest’ultimi si bombardano da soli.

Pochi giorni fa, sempre da Kiev è stato lanciato l’allarme per un possibile attentato di matrice russa alla centrale nucleare di Zaporozhye che ricade sempre in una zona conquistata e controllata dalle Forze Armate russe, quindi abbiamo ancora soldati russi che si bombardano da soli. Comprendo che il padrone dell’Ucraina soffra di demenza senile e non risieda a Kiev, ma pensare che la popolazione mondiale tutta abbia gli stessi problemi di salute mi pare un po’ azzardato. Non vorrei che con l’esportazione di democrazia, si tenti di esportare ignoranza, pensiero unico e demenza senile.

Che i primi due attentati siano stati di matrice NATO-Ucraina non vi è alcun dubbio, il terzo,al momento, grazie all’FSB (Servizio Federale per la Sicurezza della Russia – Федеральная служба безопасности Российской Федерации) , non si è concretizzato lasciando l’amaro in bocca a Biden ed a Sunak.

Il 22 giugno scorso, il Servizio di sicurezza federale della Federazione Russa ha interrotto le attività di un gruppo di sabotaggio del Servizio di sicurezza dell’Ucraina, con sede nella città di Melitopol per commettere atti terroristici nel territorio della regione di Zaporozhye.

Questo gruppo di terroristi ucraini hanno attentato alle strutture statali della regione di Zaporozhye utilizzando ordigni esplosivi improvvisati, a seguito dei quali diverse persone sono rimaste ferite ed una persona è morta.

Nel corso delle indagini su questi crimini, sono state ottenute informazioni sul previsto attentato terroristico alla rete ferroviaria. Il sabotaggio sarebbe stato preparato con l’uso di un ordigno esplosivo improvvisato, ricevuto dai membri del gruppo criminale dai rappresentanti del Consiglio di sicurezza dell’Ucraina.

A seguito dell’implementazione delle informazioni, i terroristi sono stati arrestati al momento della rimozione di un ordigno esplosivo dal nascondiglio prima che fosse posato sui binari della ferrovia.

Detto così, potrebbe sembrare un semplice atto di sabotaggio di un gruppo di patrioti, ma è ciò che è avvenuto il giorno successivo che lascia pensare, infatti il 23 giugno, sempre l’FSB, arresta un gruppo coordinato da un membro dei servizi segreti ucraini, durante la compravendita di 1 kg di cesio-137 per 3,5 milioni di dollari al fine di usare la sostanza radioattiva a scapito della Russia e della popolazione ucraina facendo passare l’SVO per un’azione terroristica al fine di condurre una campagna di informazione e propaganda per screditare la Russia sulla scena internazionale e poter, in seguito, giustificare l’entrata in guerra della NATO.

Stati Uniti e i suoi vassalli alleati della NATO, stanno conducendo una vera e propria campagna terroristica e di propaganda senza contraddittorio al fine di entrare ufficialmente in guerra con la Russia. In questo caso i vostri figli e nipoti saranno chiamati a combattere in prima linea ma anche chi starà sul divano non potrà sentirsi sicuro.

Pertanto, al fine di proteggere gli interessi nazionali, le nostre vite e la vita dei nostri figli e nipoti, non in stile grande ammucchiata politica, Destra e Sinistra non esistono e ne abbiamo la prova con la continuità governativa di questi ultimi anni, esorto i lettori a firmare per il referendum abrogativo dell’invio di armi e l’abrogazione parziale della lettera A del sesto comma della legge 185 del 9 Luglio 1990 di cui si allega il collegamento: https://generazionifuture.org/il-significato-del-referendum-contro-la-guerra-e-a-favore-della-sanita-pubblica/firma-i-referendum-online/

Gian Giacomo William Faillace




Ma Zelensky viaggia a “scrocco”?

Il presidente ucraino ormai viaggia sugli aerei presidenziali degli stati che lo finanziano e che lo vanno a prendere anche a casa.

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky è a Hiroshima per prendere parte in presenza ai lavori del summit del G7 in Giappone. Zelensky avrà una serie di incontri con partner e amici dell’Ucraina che lo sostengono. “Sicurezza e cooperazione rafforzata per la nostra vittoria. La pace diventerà più vicina oggi’‘, ha scritto ha scritto l’ex attore comico ucraino su Twiiter dopo l’atterraggio.

Come per il viaggio a Gedda, in Arabia Saudita, il leader della “resistenza” ucraina ha viaggiato a bordo di un aereo del governo francese, con il cui presidente Emmanuel Macron, tra l’altro, avrà un incontro bilaterale proprio a Hiroshima.

La prassi degli aerei presidenziali di altri stati che lo vanno a prendere e lo scarrozzano a spese dei contribuenti dei rispettivi paesi, sembra però una prassi che si va consolidando. Stessa prassi infatti era stata adottata dall’Italia lo scorso 13 maggio in occasione della sua visita a Roma, allorchè a prelevarlo era stato un aereo dell’Aeronautica militare italiana appartenente al 31mo stormo, di stanza presso l’aeroporto militare di Ciampino, che garantisce i voli di Stato al governo e alle altre alte personalità istituzionali. Persino gli USA, lo scorso 22 dicembre, avevano inviato uno stormo top-secret di aerei spia e jet della Nato a prelevare e scortare Volodymyr Zelensky nel suo viaggio fino a Washington, a bordo di un Boeing C-40 Clipper dell’aeronautica americana.

Eppure l’Ucraina, sempre a “scrocco“, un ottimo aereo lo aveva anche ricevuto in “dono“. Il gigante dei cieli, l’aereo An-124 confiscato ai russi dal Canada, era stato consegnato infatti all’Ucraina. Il gesto contro l’impresa russa Volga-Dnepr, rientrava in uno dei tanti pacchetti di sanzioni varate dal Canada nei confronti della Federazione Russa. L’annuncio era stato dato dal premier ucraino Denys Shmyhal di ritorno dalla visita in Canada dove aveva incontrato il primo ministro Justin Trudeau e il suo vice Chrystia Freeland.

Insomma, in attesa che Volodymyr Zelensky si trovi un nuovo lavoro, la gara di solidarietà degli stati euro-atlantici, continua con l’ivio di soldi, armi e beni di ogni genere verso la famiglia Zelesky che ora può godere anche di un “bonus trasporti” a 5 stelle.

GV




Deportazione o salvataggio? L’Ucraina un vero supermercato di bambini di cui nessuno parla

Nei giorni scorsi, la Corte Internazionale dell’Aja ha spiccato un mandato di cattura nei confronti del Presidente della Russia, Vladimir Putin, con l’accusa di aver deportato bambini dall’Ucraina alla CSI.

Del giudice che ha proceduto in tal senso parleremo successivamente ma una domanda sorge spontanea: si tratta realmente di una deportazione o è stato un gesto di salvataggio di migliaia di vite innocenti?

Intanto i bambini trasferiti in Russia, risiedevano nelle aree del Donbass, regione un tempo dell’Ucraina che il regime di Kiev ha costantemente bersagliato con armi di grosso calibro dal 2014, colpendo volontariamente scuole, edifici civili ed ospedali, essendo la quasi totalità della popolazione del Donbass, russofona, pertanto, secondo la democrazia ucraina, persone da eliminare.

Ma non è tutto: un famoso detto alchimista prima, e massonico poi, cita: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, in cui la pietra occulta si presta a numerose interpretazioni, tra queste, la verità a cui si deve aspirare e ricercare scavando nelle profondità della Terra o, perchè no, nel buio delle tenebre della menzogna.

Ed è proprio scavando che viene alla luce una terribile verità che, oggi, i media, stanno tenendo nascosto ma di cui sono al corrente da anni.

Il 10 maggio del 2007, l’europarlamentare tedesca Hiltrud Breyer, presentava l’interrogazione E-2644/2007 al Parlamento Europeo: eccone il testo “Secondo quanto riferito dalla BBC, in Ucraina esiste un traffico di cellule staminali e organi che vengono prelevati da neonati uccisi. Alcune madri ucraine hanno raccontato che nel 2002 in una clinica di Kharkiv si sono viste portare via, subito dopo la nascita, i loro bambini, poi dichiarati morti in base a motivazioni non attendibili. Ai genitori non è stato per altro permesso di vedere le salme. Nel 2003, per ordine delle autorità, molti corpi di neonati sepolti nel cimitero di un ospedale sono stati riesumati. È emerso che i neonati avevo subito il prelievo degli organi e presumibilmente anche delle cellule staminali. Secondo quanto afferma un’organizzazione non governativa ucraina, fra il 2001 e il 2003 per gli stessi motivi potrebbero essere stati uccisi più di 300 neonati. Nel frattempo, persino il Consiglio d’Europa sta indagando su tali casi.

1.È la Commissione a conoscenza di tali casi? Le risulta che le cellule staminali e gli organi provenienti dall’Ucraina siano stati introdotti negli Stati membri? Può la Commissione confermare che esiste un traffico di organi e cellule staminali?

2.Il Consiglio d’Europa ha assicurato all’Ucraina il proprio sostegno per far luce su quanto accaduto. Intende anche la Commissione offrire il proprio sostegno alle autorità ucraine?

3.È la Commissione a conoscenza di casi analoghi in altri Stati europei? In caso affermativo, in quali paesi?

4.È stato anche riferito di un traffico di cellule staminali in Ucraina prelevate da feti abortiti. Può la Commissione darne conferma?

5.Qualora venisse confermata l’esistenza di un traffico di cellule staminali e organi, intende la Commissione prendere provvedimenti per porre fine a tale commercio?

Quindi, già agli inizi del 2000, la BBC aveva aperto un’inchiesta giornalistica in merito a vicende oscure che avvenivano in Ucraina, e più precisamente, in merito al traffico di organi prelevati da bambini rapiti alla nascita.

Negli anni successivi, e fino al 2020, ad occuparsi di questo fenomeno sono state varie testate giornalistiche, tra cui “Repubblica” e “Linkiesta” da cui si poteva evincere che l’Ucraina era ormai un supermercato di bambini, essendo l’ex repubblica sovietica uno dei paesi in cui trattare le donne come oggetto per la produzione di esseri umani è legale ed economico.

In base ai contratti tra coppie desiderose di avere figli e la “madre” surrogata, qualora i committneti non trovassero di loro gradimento il prodotto-nascituro, quest’ultimo deve comunque essere lasciatp in orfanotrofio e la donna che lo ha partorito non può riconoscerlo.

Questi bambini diventano quindi merce e, se riguardiamo la citata interrogazione, non si esclude che possano diventare cavie da laboratorio per case farmaceutiche con l’avvallo del mondo politico ucraino.

Inutile dire che una reale indagine della CPI sarebbe necessaria per far luce su dei reati che sono stati commessi in Ucraina sulla falsa riga di un “medico”, che, a Kiev, presumo possa essere considerato un luminare: Josef Mengele.

Veniamo ora alla CPI ed al giudice Karim Khan.

il giudice Karim Khan

Il 28 febbraio 2023, il suddetto procuratore ha avuto un incontro diretto con Zelensky a Kiev, ora immaginatevi se io incontrassi un procuratore del tribunale di Milano che poi indagherà su un mio “nemico” cosa potrebbe succedere: a voi l’ardua sentenza.

Ma aldilà di questo, il procuratore della Corte penale internazionale ha emesso un provvedimento ascoltando solo una delle controparti e già questo è sintomo di mancanza di imparzialità.

In secondo luogo Karim Kahn è il fratello di Imran Ahmad Khan, ex deputato conservatore dimessosi in seguito ad un episodio dai risvolti penali che lo vede coinvolto e che è stato rilasciato il 23 febbraio da una prigione in Gran Bretagna dopo avere scontato soltanto la metà di una condanna a 18 mesi di reclusione per avere molestato un ragazzo minorenne.

“A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre” diceva uno statista italiano.

Gian Giacomo William Faillace




Oliver Stone: il conflitto in Ucraina è colpa degli USA

Il regista americano Oliver Stone, autore nel 2017 del documentario con intervista al Presidente russo Vladimir Putin, da cui è stato tratto anche un volume che ne riporta i dialoghi e alcune scene escluse dal film in fase di montaggio, torna a parlare di Russia e Ucraina.

Lo fa attraverso una intervista al quotidiano serbo Politika, in cui non risparmia critiche all’amministrazione di Washington, sottolineando che “il conflitto in Ucraina è stato innescato da azioni deliberate di Washington che hanno portato Kiev a perdere il suo status neutrale nei confronti della Russia“.

Il regista stigmatizza l’atteggiamento occidentale secondo cui “i russi stanno attaccando”, invitando le persone a chiedersi chi sia il vero responsabile di questo scenario, a partire da otto anni fa. Stone infatti dichiara: “Cosa è successo lì nel Donbass dal 2014 e quante persone sono state sfollate lì perché gli Stati Uniti stavano armando pesantemente l’esercito ucraino. L’Ucraina non è stata più neutrale, era contro i russi. Ed è questo che ha sconvolto l’equilibrio dell’equipaggiamento militare ed è da lì che nasce la guerra. Come ogni cosa, ogni guerra ha una causa ed un effetto, ma non ci prestiamo ancora attenzione“.

Già direttore di film coraggiosi, quali JFK e Platoon, il cineasta dimostra ancora una volta di essere un professionista senza pregiudizi e attacca fortemente il proprio Paese in quanto pronto ad  condannare qualsiasi altro Stato che “oltrepassa la linea dell’ordine internazionale” mentre “gli Stati Uniti violano le regole quando vogliono“.

A tal proposito afferma che gli si chiede spesso del “caso Khashoggi” in cui era coinvolto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (recentemente graziato da un giudice americano – N.d.A.), ma che a suo parere  il “caso Assange” sia molto più grave, dal momento che rischia, nella “democratica” America, una condanna fino a 175 anni di carcere solo per aver dimostrato, con prove inconfutabili, il vero volto dell’atlantismo.

“Allora chi siamo noi per puntare il dito?” – chiede in merito Stone.

Forti anche le accuse a Joe Biden, considerato troppo belligerante e vicino all’establishment, che liquida con queste parole: “Il nonno si è rivelato molto pericoloso e ora sta gridando: ‘Uccidiamo i russi, ora è la nostra occasione’“, mettendone in mostra tutta l’inadeguatezza a ricoprire il ruolo di uomo più potente al mondo.

Julian Assange

Infine, alla domanda su quale speranza ci possa essere per gli Stati Uniti, il regista dichiara che per lui l’unica sarebbe l’emergere di un terzo partito, visto che sia i Repubblicani che i Democratici “lavorano e funzionano allo stesso modo e investono gli stessi soldi nell’industria militare“.

Senza timori e senza contraddizioni, il regista 76enne dimostra ancora una volta la sua indipendenza e la voglia di far emergere la verità, per quanto scomoda e rischiosa possa essere.

Difficile trovare un professionista così equilibrato in occidente.

Eva Bergamo




Veneti al fianco della Russia: con i referendum del Donbass Putin ha tracciato la via per tutti i Popoli che vogliono essere liberi

A un mese dal referendum che ha decretato la volontà delle Repubbliche indipendenti del Donbass di aderire alla Federazione Russa non si spengono le polemiche nel paesi filo atlantisti, che condannano il voto rifiutandosi di accettare la volontà del Popolo sovrano russofono, che ha scelto in tutta libertà di non voler più sottostare al regime di Kiev.

L’Italia purtroppo segue pedissequamente la linea dettata da Washington e il nuovo Governo capitanato da Fratelli d’Italia calca ancora di più la mano sul sentimento russofobo, prostrandosi al dittatore ucraino in maniera vergognosa.

Ma il Popolo italiano, anzi i Popoli che abitano la penisola italica, non sembrano essere d’accordo con questo atteggiamento servile verso un paese che ancora esalta gli “eroi” nazisti, mette al bando i partiti di opposizione, chiude i giornali non allineati, e massacra i propri cittadini cercando di far ricadere la colpa sulla Russia.

Una voce autorevole che si sta facendo sentire a favore del martoriato Popolo del Donbass e della scelta di tornare con la madre Russia è quella del Veneto Serenissimo Governo (VSG), che ha condannato il regime ucraino, legato allo stato profondo atlantista, e difeso il diritto all’autodeterminazione dei cittadini russofoni.

Andrea Viviani – Veneto Serenissimo Governo

Abbiamo intervistato il Vice Presidente di VSG, Andrea Viviani.

D1. Parliamo del referendum nel Donbass. I media occidentali lo hanno ridicolizzato, senza alcun rispetto per quello che hanno subito queste persone negli ultimi otto anni, mentre esaltano la cosiddetta “resistenza ucraina” contro il fantomatico “invasore russo”. Due pesi e due misure?

R1. Certo che ci sono 2 pesi e 2 misure, lo abbiamo già visto altre volte in altre situazioni nel mondo, molti paesi sono nati da lotte indipendentiste che però facevano comodo al mondo occidentale capitanato da USA e NATO, per ultimo abbiamo visto cosa è successo in Kosovo dove la NATO (dichiaratasi sempre come un’alleanza difensiva) non ha esitato a bombardare un paese sovrano (Serbia) per dare l’indipendenza al Kosovo nonostante non ci sia mai stata una consultazione popolare che chiedesse ai Kosovari cosa volessero fare del proprio futuro.

Al contrario in Catalogna (solo per fare un esempio) USA, NATO ed UE hanno ignorato il risultato del referendum e hanno taciuto sulle violenze e prevaricazioni della Spagna.

Per quel che riguarda il silenzio in merito a ciò che è accaduto nel corso degli ultimi otto anni di violenze degli Ucraini nei confronti delle popolazione del Donbass, vale sempre la logica dei due pesi e due misure. Per l’élite occidentale ci sono popoli inventati che vanno tutelati, difesi ed aiutati, mentre i veri popoli devono essere lasciati al loro destino per soddisfare gli interessi economici e quindi vengono sacrificati nelle lotte geopolitiche per il controllo del mondo.

Per il nostro pensiero sui referendum del Donbass può leggere in questo articolo la nostra posizione: https://lavocedeipopolisovrani.blogspot.com/2022/10/viva-il-referendum-la-guerra-tra-russia.html

Per il nostro pensiero “su l’invasore Russo” può leggere un nostro comunicato ufficiale pubblicato.

dove sottolineiamo la necessità di un rapporto di amicizia tra il Veneto e la Federazione Russa, ovviamente da allargare il più possibile ai Popoli e Stati che desiderano scrollarsi di dosso la politica del partito democratico statunitense, per dare inizio ad un’epoca di pace e fratellanza tra Popoli veramente indipendenti e sovrani.

D2. Questo referendum ha una forte valenza non solo per le Regioni russofone coinvolte, ma anche per tutti i Popoli indipendentisti in Europa e in Italia. La Scozia intanto chiede di poter andare alle urne per scegliere se rendersi indipendente dal Regno Unito. Che speranza abbiamo noi Europei di poter cambiare il nostro destino, visto come purtroppo stanno andando le cose in Corsica e in Catalogna?

R2. Ovviamente noi siamo per il diritto all’autodeterminazione di tutti i Popoli che desiderano scegliere il loro futuro, e il risultato del referendum svoltosi nel Donbass ci deve spronare affinché chiunque lo voglia possa seguire questo esempio per chiedere la propria libertà, certo è che se aspettiamo che questa Europa vada incontro al volere dei propri cittadini resteremo molto delusi e con un pugno di mosche in mano. I movimenti che aspirano alla libertà devono portare avanti le loro rivendicazioni senza aspettare aiuto dall’UE, cercando invece di obbligare le istituzioni mondiali ad ascoltare la voce libera dei popoli. E’ evidente che pochi movimenti o popoli da soli possono far poco, dovremmo collaborare per contare di più, fermo restando alcuni punti saldi: rifiuto incondizionato del terrorismo, abbandono di tutte quelle apologie che hanno segnato la nostra storia e una fattiva collaborazione di tutti contro ogni tipo di ingerenza.

D3. Soffermiamoci un attimo su un altro importantissimo referendum: quello del 22 ottobre 2017, in cui il Popolo Veneto ha deciso per la propria autonomia, per liberarsi progressivamente dal giogo italico. Ad oggi è ancora lettera morta. Che fine ha fatto la tanto decantata “democrazia” occidentale?

R3. Per il Veneto Serenissimo Governo il referendum del 2017 è stata una pietra fondamentale nel processo di autodeterminazione del Veneto, dagli anni ‘80 del secolo scorso, portiamo avanti l’idea di rifare il referendum farsa del 1866 che sancì l’illegale annessione del Veneto al regno d’Italia in violazione del diritto internazionale e degli accordi di pace precedentemente sottoscritti.

Pensiamo che la tanto decantata “democrazia” occidentale non sia mai esistita, lo dimostra il fatto che oggi a 5 anni da quella schiacciante vittoria referendaria del 2017 ( 98,10% dei votanti per il SI, 1,9% per il NO) nessuno dei politici Veneti o italiani abbia veramente preso in considerazione quel risultato se non per meri interessi elettorali, per questo motivo auspichiamo che la Federazione Russa, nel quadro di una collaborazione mondiale basata sul diritto all’autodeterminazione dei Popoli, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, porti all’attenzione dell’Assemblea generale dell’ONU il caso Veneto e il suo diritto all’autodeterminazione, sancito con il vittorioso esito del 22 ottobre 2017.

4. Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill (Cirillo I), ha recentemente definito il Presidente Putin come un “combattente contro l’Anticristo”. Quindi non solo il leader delle nazioni sovrane, libere e indipendenti, ma un vero e proprio Katehon a difesa dei valori del Bene contro il Male. Cosa ne pensate?

R4. Noi pensiamo che la lotta del Presidente Putin e del Popolo Russo contro il patto atlantico e il governo nazista di Kiev si intrecci con la lotta contro il transumanesimo del mondo occidentale e il “great reset”. Si tratta di una lotta contro chi vuole annichilire l’essere umano e renderlo solo un consumatore, contro chi vuole cancellare i più elementari sentimenti umani sostituendoli con algoritmi scientifici, contro chi vuole cancellare la nostra cultura in favore della cultura scientista, contro chi vuole eliminare il concetto di madre e di padre, contro chi vuole manipolare i nostri giovani inculcandogli false ideologie arrivando a mettere in dubbio la propria identità sessuale ed infine contro chi appoggia un’idea di suicidio assistito e legalizzato.

Quindi noi saremo sempre a favore di chiunque abbia il coraggio di difendere i valori umani in cui tutti ci possiamo identificare: la famiglia tradizionale, il rispetto per il prossimo, il rispetto per la vita sia adulta che in fase embrionale.

La posizione del Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica è chiara e ampiamente illustrata in tutti i nostri documenti: noi facciamo nostro il Decalogo che Dio consegnò a Mosè sul Sinai e consideriamo questo la costituzione che i popoli dovranno rispettare ed applicare.

Noi Veneti inoltre ci rifacciamo alla profezia del nostro Santo Protettore, San Marco, e con il suo aiuto otterremo la nostra libertà.

D5. C’è una forte fratellanza tra il Popolo Veneto e il Popolo Russo, un sentimento che la politica aggressiva del nostro Paese difficilmente riuscirà a scalfire. Come potranno evolvere le relazioni tra questi Popoli?

R5. Certo la politica italiana verso la Federazione Russa si è fatta aggressiva dopo l’inizio dell’operazione speciale in Ucraina, ma dobbiamo distinguere i legami tra i governi da quelli che uniscono i popoli: le relazioni governative seguono interessi economici e geopolitici, i legami tra i popoli sono guidate da comune visione etica e seguono strade legate a profonda amicizia e stima.

E’ nostro obiettivo allineare i sentimenti della politica a quelli della ragione e fratellanza, e, se veramente lo vogliamo fare dobbiamo dimenticare le logiche del profitto, in favore di relazioni di scambio economico, culturale e commerciale basate sugli interessi reciproci dei nostri popoli.

Il legame tra noi e i popoli russi affonda le proprie radici nei secoli, dai tempi della Serenissima Repubblica e dell’Impero Zarista, sviluppato in molteplici settori. Tutto ciò ha avuto particolari legami di sangue nell’alleanza tra l’Armata Rossa e i nostri partigiani, antifascisti, nella Grande Guerra Patriottica, che ha determinato la sconfitta della canaglia nazifascista.

L’Anticristo farà la fine di Napoleone e Hitler.

Eva Bergamo




Ron DeSantis non convince: poco credibile e molto russofobo

Si fa un gran parlare, sia negli Stati Uniti che qui da noi, della scalata al Partito Repubblicano da parte del Governatore della Florida, Ron DeSantis.

In molti lo descrivono come il “delfino di Donald Trump“, altri addirittura lo elogiano come l’alternativa più “sana” al Presidente n. 45, ma non è proprio così.

Il suo ruolo da Governatore gli sta senza dubbio regalando una forte popolarità, grazie anche a delle politiche di tipo conservatore, che piacciono alla maggior parte degli americani e che si pongono contro le idee aperturiste e transumaniste della cricca di Davos.

Ma se andiamo a ragionare su questa tanto propagandata ascesa di DeSantis, ci possiamo rendere conto di come anche lui sia un prodotto del sistema, che apparentemente combatte, ma al quale invece piace molto.

Non a caso, l’ex marinaio di origine italiana è spesso citato dal mainstream; ultimo esempio il britannico Financial Times, che pochi giorni fa gli ha dedicato un lungo articolo dove lo descrive come “un Trump con cervello e senza scenate“. Dal momento che i personaggi davvero scomodi al sistema vengono normalmente fatti oggetto di insulti e calunnie, o più semplicemente ignorati, appare chiaro come questi riferimenti carezzevoli a DeSantis suonino quasi come un endorsement a suo favore contro la solida leadership di The Donald.

La cosa non intimorisce minimamente l’ex Presidente che, avendo capito il giochetto, evita appositamente di affrontare l’argomento e nominare DeSantis, lasciando i media a bocca asciutta, e che inoltre in tutti i sondaggi dimostra di staccare l’eventuale avversario di parecchi punti.

Fin qui nulla di nuovo, dal momento che inganni del genere li conosciamo bene, avendoli visti recentemente anche in Italia. Vorrei ricordare infatti il battage mediatico riservato ai partitini sedicenti “antisistema”, che piagnucolavano di non avere spazio sui media quando invece erano sempre seduti in qualche salotto televisivo.

Quello che invece fa pensare è la poca limpidezza di DeSantis in merito alla Russia e alla situazione in Donbass.

Il suo atteggiamento, all’inizio silente e quasi ambiguo, è poi sfociato, dopo le incalzanti richieste dei giornalisti americani, in una dichiarazione molto pesante e oltraggiosa nei confronti del Presidente Vladimir Putin.

Il Governatore ha infatti espresso il suo pensiero con questi termini lapidari riferiti al leader russo: “è un autoritario benzinaio con alcune armi nucleari in eredità“. Come se non bastasse una simile dimostrazione di scarsa diplomazia, ha poi calcato la mano elogiando la “resistenza ucraina“, senza però specificare a quale “resistenza” si riferisse… forse agli estremisti senza scrupoli di Azov e Pravyj Sector molto cari all’occidente atlantista? Ci piacerebbe saperlo.

Ad ogni modo, con poche e chiare parole da parte sua, abbiamo finalmente capito il reale pensiero russofobo di Ron DeSantis, che a ben guardare poco si distanzia da quello dei Dem.

A questo punto, visto che si commenta da solo, non c’è nulla da aggiungere, se non: comincia male…

Eva Bergamo




La Corte respinge l’appello di Navalny nel caso di frode

La Corte di Cassazione di Mosca ha respinto il ricorso del blogger Alexey Navalny contro la sua condanna per frode e oltraggio alla corte. Lo riferisce l’agenzia TASS.

Il sovversivo di origine ucraina, ha partecipato all’udienza in collegamento video dall’istituto dove sta scontando la sua pena. La difesa ha chiesto di annullare il verdetto e di assolvere l’imputato. L’accusa, a sua volta, ha chiesto alla corte di confermare il verdetto.

Il Tribunale distrettuale Lefortovsky di Mosca aveva in precedenza dichiarato Navalny colpevole di frode nella raccolta di fondi per la campagna elettorale e di oltraggio alla corte, condannandolo a nove anni in una colonia penale di massima sicurezza, a un anno e otto mesi di libertà vigilata e a una multa di 1,2 milioni di rubli (19.400 dollari).

Navalny, già condannato due volte alla libertà vigilata, era stato inserito in una lista di ricercati per aver ripetutamente violato la libertà vigilata per la sospensione della pena nel caso Yves Rocher.

È stato arrestato al suo ritorno dalla Germania all’aeroporto Sheremetyevo di Mosca il 17 gennaio 2021.  Successivamente, il 2 febbraio dello stesso anno, un tribunale di Mosca lo ha condannato a una vera e propria pena detentiva invece della sospensione della pena di 3,5 anni.

Impropriamente soprannominato il Julian Assange russo da parte della stampa occidentale, il blogger è in realtà un assiduo frequentatore delle aule di Tribunale nelle  vesti di imputato. A differenza dell’eroico fondatore di WikiLeaks, che paga lo scotto di voler diffondere la verità, lui preferisce sfidare le autorità al mero scopo di arricchirsi.

 Il caso più famoso in cui è coinvolto insieme al fratello Oleg è il cosiddetto “Yves Rocher affair“, dove i Navalny, non rispettando il contratto con l’azienda francese,  hanno indebitamente intascato circa 31 milioni di rubli.

Altro noto processo per appropriazione indebita riguarda l’impresa statale di legname Kirovles; in questo caso parliamo addirittura di una frode allo Stato e ai cittadini russi, che ha fatto arrivare nelle sue tasche altri 16 milioni di rubli.

Chissà perché, in occidente tutto questo passa per comportamento valoroso.

Eva Bergamo




Fake news made in USA: il caso Seth Rich

Mentre i media occidentali sono impegnatissimi nella loro campagna russofoba, dedicando tutto lo spazio possibile ad architettare notizie ingannevoli volte alla reductio ad Hitlerum del Presidente Putin, oltreoceano avviene un fatto che i nostri pennivendoli, casualmente, dimenticano di citare.

Lo scorso settembre il giudice distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale del Texas ha ordinato all’FBI di “produrre le informazioni in suo possesso relative al laptop di Seth Rich“.

Ma l’FBI, inspiegabilmente, rifiuta.

Facciamo un passo indietro, perché questa storia inizia nel 2016, quando il 27enne Seth viene ucciso il 10 luglio a Washington, colpito da un proiettile alla schiena. La versione ufficiale parla di una rapina finita male, ma stranamente al cadavere non è stato rubato nulla.

La faccenda appare nebulosa, soprattutto se pensiamo che Seth Rich era nello staff del DNC, il Comitato Nazionale Democratico; lavorava proprio nell’organizzazione elettorale e aveva quindi accesso ai dati, anche sensibili, del partito.

In quei giorni, dopo aver creduto di poter vincere a mani basse le elezioni presidenziali, Obama e i Clinton iniziano invece a capire che lo sfidante repubblicano, Donald J. Trump, ha ottime possibilità di entrare alla Casa Bianca. Le quotazioni clintoniane sono in ribasso, anche grazie alla diffusione delle numerose email pubblicate da Wikileaks, che mostrano la poca limpidezza nel lavoro della candidata democratica e del direttore della sua campagna elettorale, John Podesta.

Ma chi ha girato queste informazioni sensibili allo staff dell’organizzazione fondata da Julian Assange? Mentre i media si affrettano a recitare il solito mantra e dare la colpa alla Russia, la realtà pare indirizzarsi proprio su Seth Rich che, da insider, sarebbe stato facilmente in grado di passare email e informazioni sulle trame ordite ai piani alti del partito democratico per coprire i vari raggiri di Obama e dei coniugi Clinton e per scalzare lo scomodo rivale di Hillary, Bernie Sanders.

L’omicidio del dipendente dei democratici andrebbe quindi ad aumentare il numero delle vittime di quello che viene chiamato “Clinton body count“, la lunga serie di strani decessi e impossibili suicidi avvenuti all’interno della cerchia dei due pericolosi coniugi.

Joel & Mary Rich with a photograph of their son, Seth, in Omaha, Neb.

Secondo il mainstream si tratterebbe di una serie di coincidenze, ma non possiamo negare il fatto che avere accesso a informazioni sul conto di questa famiglia aumenti effettivamente la statistica di morti violente. L’ultimo cadavere in ordine di tempo risale al 2021 ed è quello dello storico collaboratore di Bill Clinton, Mark Middleton, trovato appeso ad un albero con il petto trapassato da un proiettile; per quanto appaia impossibile impiccarsi e spararsi contemporaneamente, il caso è stato archiviato come “suicidio”.

Quindi, alla luce del suo probabile coinvolgimento nella soffiata a Wikileaks, che lo stesso Assange non ha negato, l’assassinio di Seth Rich assume un significato diverso e la storia della collusione con la Russia sembra essere stata creata con lo scopo di mascherare l’ennesimo omicidio politico.

La testata statunitense The Gateway Pundit riferisce che l’avvocato Ty Clevenger ha portato il Governo in tribunale e il mese scorso è stato ordinato all’FBI di consegnare i files in suo possesso; l’agenzia governativa ha inizialmente negato di possedere informazioni in merito, ma poi ha temporeggiato, chiedendo “chiarimenti” non meglio definiti.

Ovviamente la stampa di regime bolla queste notizie come frutto di complotto, ma non si può definire fantasioso il fatto che le informazioni non sono transitate da un pericoloso hacker russo, bensì da un impiegato del partito democratico che, a quanto pare, a un certo punto della sua carriera, forse dopo aver capito in che brutto posto era finito, ha deciso di far uscire la verità.

In realtà, ancora una volta, la vera notizia falsa è quella che riguarda il coinvolgimento della Russia, del suo Presidente e dei sui chimerici hacker.

Eva Bergamo




La Russia, i riservisti e le verità occultate della stampa italiana

Fin dal 24 febbraio, data di inizio dell’operazione speciale della Russia per liberare il Donbass dalle violenze del regime ucraino, i media occidentali, quelli italiani in particolare, diffondono quotidianamente fake news con l’unico scopo di screditare la Federazione Russa, il suo Presidente e, cosa ancora più grave, i suoi cittadini.

Ne abbiamo parlato in molti articoli qui sul giornale, dando la possibilità ai nostri lettori di poter accedere alla verità grazie a testimonianze e video arrivateci direttamente dalle zone contese, che dimostrano senza ombra di dubbio come i nostri media utilizzino, privi di alcun imbarazzo, la subdola arma della menzogna.

Ma la loro incompetenza viene alla luce anche con le dimenticanze, volute o meno, delle nefandezze ucraine, come le esercitazioni dei battaglioni nazisti, anche armando e istruendo i bambini, le umiliazioni dei cittadini che volevano fuggire e venivano legati ai pali, o i numerosi biolaboratori finanziati dall’occidente, tanto per citarne alcune.

Vorrei ora focalizzarmi sull’ultimo periodo.

In seguito alla chiamata rivolta dal Governo russo ai riservisti per rientrare come effettivi e prestare servizio, i giornalisti filo atlantisti si stanno scatenando nel diffondere la notizia che i “ragazzi russi disperati” starebbero scappando dal Paese per non dover andare al fronte. Il tutto corredato da una serie di video, palesemente falsi.

Noi di Russia News abbiamo voluto capire la situazione reale; motivo per cui abbiamo intervistato alcuni cittadini russi e chiesto loro come effettivamente stia proseguendo la faccenda della fantomatica “chiamata alle armi di Putin” che tanto scandalizza l’occidente.

Vorrei anche ricordare il fatto che negli Stati Uniti l’amministrazione Bush ha più volte richiamato i propri riservisti per le sue guerre di conquista in Medio Oriente, ma nessun giornalista occidentale in quel caso ha aperto bocca.

Le nostre interviste in Russia confermano quello che già si sospettava, in quanto non esiste alcun fuggi-fuggi disperato dal Paese. Nessuno nega che qualcuno sia effettivamente uscito dal territorio, ma si tratta di una ristretta minoranza, perlopiù di persone dall’ampia disponibilità economica che possono permettersi il costoso viaggio, e le cui mete sono principalmente Armenia, Thailandia, Georgia. Eh no, non vanno in Finlandia…

La chiamata dei riservisti non riguarda tutti i maschi presenti nel paese, ma è stata circoscritta a solo 300.000 persone, tutti specialisti militari e non ragazzini spaventati come vorrebbero farci credere qui. Questi esperti inoltre non vengono mandati al fronte, ma rimangono nelle retrovie a svolgere servizi, soprattutto di pattugliamento, in zone controllate dalla Russia. Alcuni sono stati impiegati anche per vigilare sui recenti referendum per l’adesione delle quattro nuove Regioni alla Federazione Russa.

Altra cosa che i nostri media non ci dicono è che tra i nuovi arruolati sono presenti parecchi volontari, che hanno scelto di aiutare il proprio Paese e i propri concittadini a vivere senza la paura costante di finire sotto gli ordigni del regime di Kiev, come succede alla popolazione inerme del Donbass da otto anni a questa parte.

Smontiamo anche la falsità che il Presidente Putin sia “disperato”, senza consenso e che tra il Popolo si respiri “aria di preoccupazione”. Niente di tutto questo, anzi, il leader è ben saldo al suo posto, gode di ampio consenso e soprattutto è circondato da collaboratori validissimi e preparati.  

Ogni mossa dell’Esercito è studiata nei minimi dettagli e raggiunge gli obiettivi previsti, come i recenti lanci di missili e droni sulle infrastrutture ucraine in risposta agli attentati terroristici degli uomini di Zelensky, che hanno invece agito senza scrupoli e senza morale contro anche i propri stessi cittadini, di cui si facevano scudo.

Per quanto riguarda la paventata “minaccia nucleare”, anche qui si tratta di una invenzione della nostra stampa, come ha ribadito in una nota il Ministero degli Esteri: per la Federazione Russa si tratta di un’opzione inaccettabile.

Vogliamo sperare che questa opzione di guerra totale non salti in testa invece a qualche folle in occidente, perché in caso dovesse difendersi la Russia vanta un sistema di lancio delle testate molto più avanzato di qualunque altro Paese, grazie al sistema Avangard che può arrivare a Mach27 ed è irraggiungibile da qualsiasi sistema difensivo; mentre i missili ipersonici Usa arrivano solo a Mach 10, meno di Cina e India i cui ordigni possono raggiungere Mach20.

Insomma, al netto delle fake news, possiamo ben capire come questa situazione, che viene erroneamente chiamata “guerra” anche se nessuno ha mai fatto una dichiarazione formale in questo senso, è potenzialmente devastante soprattutto per noi occidentali, Europa e Italia in primis.

Vogliamo continuare ancora ad armare il regime di Kiev guidato da un pazzo guerrafondaio esaltato, chiaramente manovrato e probabilmente a breve abbandonato al proprio destino, in quanto ormai inutile e fuori controllo?

Eva Bergamo