Lithuania wants Russia’s agriculture watchdog to inspect its dairy factories

MOSCOW. Director of Lithuania’s national food and veterinary service Jonas Milus has asked the head of Russia’s veterinary inspection service Rosselkhoznadzor, Sergey Dankvert, to carry out an extraordinary inspection of Lithuanian dairy enterprises interested in supplying products to Russia and other countries of the Customs Union between Russia, Belarus and Kazakhstan, a spokesman for Rosselkhoznadzor said on Friday.

Lithuania’s agency explained its request by “the lack of any official information about the reasons for the restrictions on Lithuanian dairy product exports to Russia, imposed earlier by Rospotrebnadzor (Russia’s Federal Consumer Rights Protection and Human Health Control Service)”, a statement says.

Rosselkhoznadzor said the inspection might take place in early 2014.

Russia imposed a ban on the import of Lithuanian dairy products starting from October 7, 2013, due to non-compliance with quality requirements. Rospotrebnadzor said the examination of dairy products from Lithuania exposed numerous violations of consumer protection laws and sanitary regulations, such as microbiological, chemical, and organoleptic parameters. Following the ban, the Lithuanian side requested Rospotrebnadzor to hold negotiations on the issue.

Russia’s consumer rights watchdog has been tightening control over the quality and safety of dairy products imported from Lithuania into Russia since September 2013, when certain samples failed to meet the standards effective inside the Customs Union.

Russia imposed a previous ban on the import of dairy products from some Lithuanian enterprises in 2009. Large batches of the goods supplied – butter, sour cream, curds and milk – contained traces of antibiotics tetracycline and doxycycline.

Russia is one of the key export markets for Lithuanian dairy products and accounts for almost 85 percent of all products leaving the country. In 2012, the country exported to Russia 370,000 tonnes of dairy products worth $193 million. According to the national dairy producers union Soyuzmoloko, Lithuanian exports to Russia are mostly cheese, at 39,400 tonnes worth $181 million in 2012, 1,550 tonnes of yogurts worth nearly $4 million, and 267 tonnes of butter valued at $1.3 million.

November 22,  /ITAR-TASS/ (photo Vladimir Smirnov)




Università Bocconi: LA RUSSIA DI PUTIN E’ LA NAZIONE IDEALE DOVE INVESTIRE E PRODURRE

Milano – Che il baricentro dell’economia mondiale si stesse spostando sempre più ad Est lo ha detto anche l’illustre economista statunitense Nial Ferguson, posizionando il centro del Pil globale “poco più a Nord del Kazakistan”, ovvero in territorio russo, ma con gli occhi ben puntati sull’Asia. Proprio sulla Russia e sulle opportunità che offre alle imprese italiane era centrato il convegno “III Forum Investire nella nuova Russia” organizzato ieri in Bocconi a Milano, alla presenza di autorità dell’ex Paese sovietico e di diversi capitani d’azienda italiani.

“Statistiche alla mano – è stato detto quasi all’unisono – Mosca non è più da considerare un Paese in via di sviluppo. E’ un mercato ormai maturo, così come lo sono i suoi consumatori”. Quasi 150 milioni di appetibili clienti per le aziende nostrane di cui, oltre ai soliti ricchissimi, si annoverano sempre meno poveri (nel 2012 sono 17 milioni, il 12% della popolazione, minimo da 20 anni) e soprattutto sempre più membri della middle class. “Dopo la caduta del Muro – spiega Vittorio Volpi di Mikro Capital Sarl, società di asset management – erano appena il 4%, adesso secondo molti economisti americani alla classe media appartiene il 20% dei russi”. Senza contare il Pil in costante crescita e il tasso di disoccupazione sotto il 6%, con punte dello 0,6% nella capitale Mosca.

Sempre più potenziali acquirenti dunque, anche in virtù della loro storica passione per il made in Italy e, alla faccia dei pregiudizi della “linea Maginot dell’opinione pubblica” evocata più volte da André Glucksmann nei confronti dell’ex mondo sovietico, sempre più alla ricerca del prodotto di alta qualità. Come ricordato in Bocconi da Guido Damiani, attuale presidente e nipote del fondatore della maison di gioielleria Damiani Group, “la Russia è il secondo mercato di sbocco del lusso italiano e anche nel nostro Paese turisti, viaggiatori e investitori russi sono comunque di gran lunga i primi acquirenti: comprano beni di lusso in Italia quasi cinque volte più degli americani, che pure sono i primi acquirenti nel settore a livello mondiale”.

Nello Stivale infatti il 29% degli acquisti extra-Ue arriva da clienti russi, davanti ai cinesi e agli americani terzi con il 6%, mentre a livello europeo comandano sempre gli ex sovietici ma solo con il 20% della quota di mercato. Una freccia in più al nostro arco, dunque, così come quella del settore bancario, dove Unicredit è la prima banca straniera in Russia e l’ottava tra tutti gli istituti di credito. “Abbiamo 20 miliardi di euro di total asset in Russia“, ha spiegato Alessandro Decio di Unicredit, ricordando anche come “quello russo sarà il principale mercato auto per i prossimi dieci anni, ed è il motivo della nostra joint venture con Renault Nissan a Mosca”.

Mercato automobilistico nel quale però l’Italia potrebbe fare di più, come ricordato dal vicepresidente di Altagamma Armando Branchini: “La Russia ha il 5-6% di quota di mercato globale per i prodotti di altagamma nei quali l’Italia è leader, tranne che nel settore auto: sfondiamo invece nei beni domestici, food&beverage e cura della persona. L’opportunità comunque è ancora tutta da sfruttare: l’economia di Mosca e dintorni crescerà per almeno altri 6-7 anni”.

Periodo durante il quale chi non ha ancora scommesso sulla Russia, come Amplifon, avrà tutto il tempo di farlo: “Siamo presenti in 20 Paesi nel mondo – spiega l’ad Franco Moscetti – e già leader del mercato in Usa, Australia e Nuova Zelanda, ma in Russia ancora no: cerchiamo un partner locale per entrarci. Al momento gli ostacoli sono l’età media troppo giovane, bassa per il nostro target, e un sistema sanitario che seppur di eccellenza è ancora ‘ospedalocentrico’ e non favorisce business come il nostro”.

Poi, per tutti gli intervenuti al convegno in Bocconi, c’è il grande ostacolo dei dazi doganali, ancora troppo alti al 20% e che scenderanno solo nel 2017 secondo gli accordi presi con l’entrata in vigore di Mosca nel Wto. “Altre due pericolose patologie – dice Branchini di Altagamma – sono quella della crescita del mercato parallelo e della diffusione della contraffazione, a causa del confine doganale unico con Bielorussia e Kazakistan, il che apre le porte ai prodotti cinesi”.

Dunque Kazakistan come nuovo baricentro ma anche come potenziale pericolo per l’economia russa? Se da un lato l’espansione del mercato parallelo sarebbe una sciagura per il made in Italy, c’è però chi la pensa come Ferguson: “Il pendolo dell’economia mondiale si sta spostando sempre più ad Est – sostiene Volpi di Mikro Capital -: è normale che la Russia rivolga il suo potenziale verso l’Asia, che cresce del 6,6%, piuttosto che verso l’Europa, ferma allo 0,7%. Del resto gli scambi Russia-Cina toccano ormai gli 80 miliardi di dollari, superando di gran lunga quelli con la Germania, mentre il commercio con la Corea del Sud è quintuplicato negli ultimi tre anni. E questo non fa altro che accrescere le potenzialità di un Paese che occupa anche geograficamente una posizione strategica”. E questo, di riflesso, è un gran bene anche per l’Italia.

Fonte: firstonline.info

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La Russia ancora di salvezza per l’economia europea

La Russia 20131016_100549ancora di salvezza per l’economia europea ed in particolare per quella italiana. Questa e’ stata la riflessione alla quale si e’ giunti al termine dell’incontro che si è svolto oggi a Roma sul “G-20 Russia: dopo il Summit di S.Pietroburgo” organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e dal Diplomacy – Festival della Diplomazia. Nel tentativo di superare la crisi attuale dalle parole del ministro-consigliere dell’Ambasciata russa in Italia, Dimitry Shtodin, si deduce che la strada da percorrere sembra essere quella di intraprendere e consolidare le relazioni tra il nostro Paese e la Federazione Russa anche in vista di un consolidamento nel quadro della stabilità geopolitica. La Russia cerca attraverso partnership con l’Italia di creare collaborazioni che si fondino su interscambi che vedono investimenti in cambio del nostro know how. Tra questi sono già previsti importanti investimenti da parte della Russia riguardanti il settore trasporti attraverso accordi di cooperazione che consentano di cogliere tutte le opportunità che si presenteranno con particolare attenzione al campo dell’alta velocità. Per Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e direttore di Geopolitica, le priorità della nuova presidenza di Vladimir Putin saranno la modernizzazione delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica e la riforma dello Stato e tutto questo dovrebbe indurci a vedere la Russia come un  partner formidabile anche in ragione della nascente Unione Eurasiatica, rappresentando un forte collegamento con l’Asia Centrale. In particolare con il Kazakistan che è un paese con forte crescita e in cerca di tecnologie. Il partenariato italo-russo potrebbe quindi aiutarci a penetrare un nuovo interessante mercato: quello centrasiatico. Il problema attuale dell’Italia, secondo il Presidente IsAG, sembra essere quello che attualmente il nostro Paese non avendo mai stipulato forti rapporti bilaterali in ambito internazionale, non è’ attualmente in grado di avere un adeguato potere negoziabile. Tra le pecche del nostro Paese sembra anche emergere una incompetenza tra i nostri ministri in particolare quelli degli Esteri tant’è che, come ci ha spiegato Graziani, vi è’ stato un caso recente, nel quale si è parlato a sproposito di un Trattato di Pace proponendo il suo congelamento non sapendo che questo e’ assolutamente impossibile.. Che la soluzione alla crisi arrivi anche attraverso la diplomazia e la geopolitica sembra ormai fuor di dubbio. Speriamo che ad accorgersene siano anche i nostri governanti prendendo magari qualche lezione dal Presidente Graziani sul funzionamento della politica estera ed evitandoci così parecchie figuracce all’estero…

Giulia Macchi (Roma)




Il Sistema Fiscale Russo

Redatto da dott. Mauro Emanuele Buongiovanni

Per il Consolato Onorario Russo di Bolzano
Sono sempre più numerosi gli imprenditori
italiani che hanno l’esigenza oppure
l’opportunità di rivolgersi al mercato russo, le
cui potenzialità sono a tutti note
(estremamente apprezzata è la stabilità
economico politica, e l’ imperterrita crescita del
livello dei bisogni dei consumatori consentita
dalla progressiva disponibilità finanziaria di
quest’ultimi) e quindi tale breve articolo è
destinato a fornire un generale quadro
introduttivo per un successivo
approfondimento delle tematiche trattate.

Gli strumenti societari russi
Tra i possibili strumenti messi a disposizione
dell’investitore straniero per lo svolgimento in
loco della sua attività, vi è quello della
costituzione di una società di diritto russo. In
tal caso, nella valutazione dello strumento
organizzativo più idoneo, non si potrà
prescindere da un’attenta analisi delle
peculiarità del sistema giuridico in cui ci si
appresta ad operare, onde pervenire ad una
scelta il più possibile aderente alle necessità
operative, ed alla responsabilità in capo ai soci.
In tale ambito è possibile individuare società
dotate di personalità giuridica e responsabilità
illimitata come le Spa aperte (OAO), presenti
anche in Italia, ma con capitale sociale minimo
di ammontare non inferiore a 1000 volte il
salario mensile minimo legale e compagine
sociale illimitata, denotando un taglio
privatistico; oppure possiamo ritrovare società
di tipo Spa chiuse (ZAO), ma differenziate
dall’ammontare minimo richiesto per il capitale
sociale, non inferiore a 100 volte il salario
minimo legale e compagine sociale di massimo
50 soci, relegandole ad avere così un taglio
pubblicistico; oppure sono previste Srl, (le
cosidette OOO) con gli stessi limiti di
ammontare di capitale sociale e compagine
sociale, richiesti per le Spa chiuse.

Disciplinate dal codice civile russo, sono inoltre
le Società di persone di I° tipo, cioè quelle
beneficiarie della limitata responsabilità per le
obbligazioni contratte. Invero, previste dallo
stesso ordinamento giuridico russo, sono le
tipologie di società gravate invece della
responsabilità illimitata per le obbligazioni
societarie, quali le Società di persone di II° tipo.
Interessante è oltretutto l’ampia flessibilità che
il sistema russo offre agli investitori esteri che
non desiderano costituire una società, i quali
potranno scegliere tra due opzioni dalla
gradevole snellezza burocratica, individuabili
sia nella creazione di un Ufficio di
Rappresentanza Commerciale, luogo di attività
promozionale e pubblicitario, di ricerca e di
sviluppo, senza esercitare alcun profilo
commerciale, sia nella “edificazione” di una
Stabile Organizzazione, luogo abituale degli
affari russi del soggetto estero, dotato o meno
di personalità giuridica collegabile alla casa
madre, ed esercitabile l’attività imprenditoriale.
Il sistema fiscale nella Federazione Russa
I profili fiscali hanno un ruolo preminente nella
scelta di business delocalization, organicamente
correlati alle agevolazioni di cui le imprese
possono beneficiare, con particolare attenzione
ai riflessi sulla posizione dei soggetti esteri che
ne siano compartecipi.

Senza soffermarsi molto sull’aspetto
riguardante la tassazione delle persone fisiche,
ricordo che l‘Amministrazione fiscale russa
prevede una disarticolazione del tributo in
discrimine del possesso o meno della residenza
fiscale, con un’aliquota del 13% per i soggetti
residenti ed al 30% per i non residenti, tranne
che per i dividenti societari tassati al 15%.
Residenza fiscale che al pari del nostro art.2 del
Tuir, si riconosce ai soggetti che hanno abituale
e volontaria dimora nella Federazione Russa,
per un periodo superiore a 183 giorni in un
anno. Ulteriore punto a favore della fiscalità
russa, risulta essere la inesistenza di un tanto
inadeguato tributo, quale la tassa di
successione.
Soffermandoci invece ad analizzare la
tassazione delle entità giuridiche, si può
verificare che esiste una flat tax al 20%
(caratteristica ormai comune dei paesi dell’ex
Urss , assieme agli stati baltici) – assimilabile
alla nostra IRES- che a sua volta viene suddivisa
in tributo di competenza regionale e federale.
Lungimirante, ed assai apprezzata dai nostri
contribuenti, è la mancanza di una sorta di
IRAP, a riprova che tale tributo nel nostro paese
è stato uno schizzo d’inchiostro fuoriuscito
malamente dalla penna del legislatore, il quale
sarebbe stato bene fosse rimasto nel tappo.

Le altre imposte presenti nel sistema fiscale
russo, constano in un imposizione di tipo
patrimoniale, in un tributo incidente il diritto di
proprietà, ed una tassa sul trasporto,
eguagliabile alla nostra tassa di circolazione.
Altresì esistenti, ma tipicamente introdotte in
una logica world wide welfare, sono le imposte
basate sul presupposto ecologico e sulle risorse
idriche. L’ordinaria imposta indiretta sui
consumi, invece, si livella al 18%.
L’appesantimento burocratico di cui si faceva
rapido riferimento, è subordinato
all’architettura di norme e scadenze di cui il
sistema fiscale è formato: differentemente
dall’Italia, il periodo d’imposta russo è
trimestrale, quindi conseguentemente i
soggetti d’imposta devono redigere ogni 3 mesi
la dichiarazione IVA, la dichiarazione IRES, il
bilancio d’esercizio ed una serie di markers
indicativi, mentre se avranno lavoratori
subordinati o occasionali, dovranno redigere la
dichiarazione ai fondi pensione e la
dichiarazione ai fondi assicurativi, in quanto
assoggettati all’onere di sostituti d’imposta.
Classicamente, la base imponibile è formata
dalla somma algebrica di elementi positivi e
negativi, aumentata dalle riprese fiscali per
indeducibilità dei costi. Le dichiarazioni fiscali
così formate, sono redatte autonomamente e

liquidate a mezzo bonifico bancario presso
speciali conti correnti amministrativi, non oltre
il 31 marzo (per le società) ed il 30 Aprile (per le
persone fisiche); gli acconti verranno versati
anticipatamente e trimestralmente.
L’allettante regime semplificato russo
Se si dovesse scegliere una sfaccettatura del
sistema tributario russo, che agli occhi dei
nostri imprenditori potrebbe riscuotere
assoluto interesse, non appare difficile scelta la
descrizione del regime fiscale semplificato, che
tutto sommato ricalca il nostro regime dei
minimi, e di cui sommariamente si tratteranno i
profili.
Il sistema semplificato è regolato dagli articoli
346.11 e.s, il quale circoscrive il termine
“semplificato” al valore dei proventi di gestione
inferiore all’ammontare di 60mio di Rubli (circa
1,5 mio Euro) ed al numero di dipendenti
inferiore a 100. Sostanzialmente, tale sistema
prevede l’esclusione del regime IVA e la
semplificazione negli adempimenti contabili e
dichiarativi, e ci si adegua su base volontaria
tramite richiesta all’ Amministrazione
Finanziaria (A.F.) nell’ anno fiscale precedente
alla scelta. I tratti salienti sono la scelta tra
l’aliquota di tassazione del 6% se si opta per la
tassazione dei soli ricavi, oppure del 15% se si
opta per la tassazione dei ricavi meno i costi.

Sorprendente per un cittadino italiano, appare
inoltre il totale disinteressamento della base
imponibile da parte dell’IRPEF , dell’imposta
sulla proprietà e dell’ IVA, con l’esclusione per i
beni importati all’interno del territorio della
Federazione Russa ( abbr. FR), per il quale è
previsto il presupposto territoriale d’imposta.
Tale regime però non è adottabile da società
operanti nel settore bancario, assicurativo, di
gestione di patrimoni collettivi ed individuali,
ed in tutte le fattispecie in cui la società si
avvalga di una sua unità all’ estero. Volendo
scongiurare un uso spregiudicato di tale forma
di beneficio, l’A.F. esclude l’utilizzo del regime
dei minimi quando la società è partecipata da
un’entità economica estera non registrata nella
FR, oppure se partecipata oltre il 25% da
società russa. Le principali deduzioni attuabili
non differiscono da quelle riconosciute nel
nostro paese.
Differentemente da quanto attuato in Italia, il
sistema tributario russo è informato al principio
di cassa, il quale consente di tassare i ricavi
solamente se effettivamente incassati e
dedurre i costi se effettivamente sostenuti con
riprova di questo, mediante atto di
accettazione dei servizi prestati. Unico aspetto
che non consente l’asseverazione della
perfezione a tale regime, è la tassazione

minima dell’1% sull’ammontare dei ricavi, nel
caso in cui il soggetto giuridico riporti un’
imponibile negativo.
Per questo regime, non ne è consigliata
l’adozione quando il proprio business comporta
sostenuta importazione di merci, la quale
comporterebbe alti costi doganali non
detraibili; non a caso le entità estere che
utilizzano il semplificato, si inquadrano nei
settori dei servizi e della trasformazione di
materie prime da esportare verso collegate o
controllate nei paesi di origine.
Quest’anno il PIL Russo crescerà ad un tasso
del 3,6% , contro una media dell’area Euro
intorno allo 0 %, e questo sicuramente è il
riflesso di uno dei sistemi fiscali meglio
congeniati sulla scia di un’intelligente ed
oculata politica di richiamo degli investimenti
esteri.




G-20 Russia: dopo il Summit di San Pietroburgo

L’Istituto in Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) organizza una conferenza per mercoledì 16 ottobre 2013, alle ore 9.30, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura, in Piazza Benedetto Cairoli 6, a Roma.
Tra gli ospiti previsti, S.E. l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergej Razov e l’ex Ministro degli Esteri Amb. Giulio Maria Terzi di Sant’Agata.
L’evento, organizzato assieme a Diplomacy, rientra nell’ambito dell’annuale Festival della Diplomazia ed è convocato in occasione della recentissima uscita del secondo Quaderno di Geopolitica, intitolato “Russia G-20: come tornare alla crescita”.
Oltre all’Amb. Sergej Razov e all’Amb. G. Terzi di Sant’Agata, interverranno anche Michail Bajdakov (Presidente di Banca Millennium), Come Carpentier de Gourdon (Direttore di “World Affairs”), Dario Citati (Direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG), Tiberio Graziani (presidente dell’IsAG e direttore di “Geopolitica”), Jurij Gromyko (Direttore dell’Istituto “E.L. Shiffers” di Mosca) e Paolo Raimondi (economista).
Ampi servizi sull’evento curati dal nostro giornale Russia News




Primo Forum: L’Azerbaijan come possibile meta per gli investimenti di qualità – Il Video

Forum con le imprese e l’Ambasciatore dell’Azerbaijan, Vaquif Sadiqov, organizzato dall’Associazione Italeurasia Promonetwork, presso l’ Auditorium della Provincia di Venezia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Primo Forum: L’Azerbaijan come possibile meta per gli investimenti di qualità

E’ questo il messaggio emerso durante il primo forum  dedicato alle opportunità economiche nel paese ex sovietico. Si è infatti tenuto ieri pomeriggio all’Auditorium della Provincia di Venezia, un incontro con l’ambasciatore dell’Azerbaijan in Italia Vaqif Sadiqov, rivolto a quelle imprese alla ricerca di nuove opportunità di business in mercati emergenti come quello azero.

Organizzato dalla nostra Associazione Italeurasia Promonetwork, il forum ha visto la partecipazione di molti operatori, interessati alle enormi opportunità economiche che presenta questo paese ricco di risorse naturali (sopratutto petrolio e gas di cui e’ uno dei maggiori produttori mondiali), e che e’ alla ricerca di produzioni con elevati standard qualitativi, e che sta cercando di sviluppare ulteriormente il settore turistico.

E non poteva essere altrimenti, considerando i parametri economici di un paese, quello azero, che lo vedono in prepotente ascesa sullo scenario internazionale: i dati macroeconomici del 2012 parlano fra l’altro di un PIL pari a 65 miliardi di dollari, tasso di crescita del PIL non da petrolio del 9,7%, investimenti totali di capitale di 120 miliardi di dollari (di cui 22 nell’ultimo anno), scambi commerciali con l’estero nel 2011 arrivati a 27,9 miliardi di dollari, ed inflazione all’1,1%. Tra il 2006 ed il 2008, questo paese ha vissuto il proprio boom economico, con una crescita del PIL che ha oscillato fra il 20% ed il 34% che ha permesso la riduzione del tasso di povertà ed il miglioramento delle condizioni di vita della propria popolazione, nonostante la pesante crisi internazionale.

Ma l’Azerbaijan non e’ solo ricco di petrolio: anche il settore edilizio, l’agricoltura ed il turismo hanno avuto una crescita significativa. Risultati che hanno contribuito a far si’ che anche le agenzie di rating come Standard & Poor’s gli attribuissero un punteggio positivo.Inoltre, dallo scorso anno l’Azerbaijan ha acquisito anche le pompe di benzina della compagnia petrolifera Esso in Svizzera, e la burocrazia risulta essere molto leggera in materia di investimenti delle imprese straniere. Così come confermano le garanzie legislative contro la nazionalizzazione e la confisca dei loro beni.

Allo stesso modo, la costruzione di nuove infrastrutture rendono l’Azerbaijan una meta a dir poco appetitosa per le imprese che stanno cercando nuove opportunità per allargare il proprio business. Cifre che parlano da sole, dunque, e che spiegano perché nelle scorse settimane, si è scomodato persino il premier Letta nel rafforzare i legami commerciali fra l’Italia e l’Azerbaijan, così come evidenziano i dati relativi alle esportazioni di petrolio (l’Azerbaijan infatti è il quarto fornitore di petrolio dell’Italia, nda). “Stiamo allargando la nostra sfera di influenza economica – ha confermato Sadiqov – e ci rivolgiamo a quelle realtà che offrono produzioni di alta qualità. Siamo interessati ad investimenti non energetici, e vorremmo anche che l’Italia apra delle produzioni che non sono rivolte solo al mercato interno, ma anche per la Russia del Sud, la Georgia, l’Iran, il Kazakhistan ed altri. Ci sono già molte imprese francesi, tedesche e di altri paesi europei e l’Italia e’ in ritardo, nonostante rapporti esistenti da molto tempo. Come Ambasciata, vogliamo creare ulteriori contatti, sopratutto con il Veneto.  I rapporti fra i nostri paesi sono molto profondi e non sono legati solo alle innovazioni tecnologiche. Abbiamo molta fiducia nell’Italia e crediamo tantissimo nelle opportunità di rafforzamento di scambi economici con il vostro paese“.Sulle strutture esistenti per incentivare i contatti con le imprese, l’ambasciatore ha manifestato la massima disponibilità del governo azero nel valutare i progetti di investimento delle realtà italiane, comprese quelle che operano nell’ambito della promozione turistica.”A metà novembre – ha annunciato alla fine del proprio intervento, l’ambasciatore Sadiqov – abbiamo organizzato un altro incontro con le imprese italiane, che si terra’ questa volta a Roma“.

Gli Assessori provinciali al Lavoro e formazione Paolino D’Anna e alla Cultura Raffaele Speranzon che hanno incontrato l’ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaijan in Italia, Vaqif Sadiqov, in occasione del forum “Gli imprenditori della Provincia di Venezia e le opportunità economiche in Azerbaijan” organizzato dalla nostra Associazione.




L’astronautica russa sulla strada del rinnovamento

La complessa riforma del settore non si limiterà a un pacchetto di proposte da presentare al governo.

All’inizio della seconda decade di settembre 2013 il razzo vettore russo Rokot, derivato dal vettore militare SS-19, ha portato con successo in orbita i tre satelliti per comunicazioni Gonets che, a detta del direttore generale dell’Azienda di telecomunicazioni satellitari Gonets, Dmitri Bakanov, “consentiranno di ridurre i tempi di collegamento su tutto il territorio russo”. Di recente il razzo vettore Zenit aveva portato in orbita il satellite israeliano per le comunicazioni civili Amos-4.

Guarda l’infografica
Secondo quanto è stato reso noto dal direttore dell’Agenzia spaziale russa Roskosmos, nel corso di una lunga conferenza stampa che si è svolta al Centro russo di controllo dei voli spaziali vicino a Mosca, riprenderanno i lanci del vettore pesante Proton, interrotti dopo il clamoroso incidente d’inizio estate 2013, quando andarono distrutti di colpo tre satelliti dell’ambizioso progetto di navigazione satellitare Glonass.
La conclusione che se ne ricava è che si stia procedendo lungo una linea di massiccia riforma del settore. Così, le aziende aerospaziali militari, che, secondo l’iniziativa promossa dal vice primo ministro Dmitri Rogozin, responsabile del complesso militare-industriale russo e in generale del settore aerospaziale, da principio non dovevano essere incluse nella neonata corporation industriale aerospaziale Rsc Energia (Orkk), ora, invece, ne faranno parte, al pari di tutte le aziende del settore spaziale satellitare, comprese quelle della difesa. Secondo i programmi di Roskosmos, il processo di ristrutturazione del settore aerospaziale dovrebbe concludersi entro il 2013.
Stando alle dichiarazioni rilasciate, la corporation industriale aerospaziale Rsc Energia dovrebbe essere costituita da otto strutture integrate che includeranno 33 organizzazioni di cui 16 aziende, sette aziende unitarie statali e nove Spa aperte.
Secondo le stime ufficiali di Roskosmos sarebbero presenti in Russia almeno 100 aziende direttamente collegate al settore aerospaziale, distinte in due gruppi con pari numero di aderenti, tra aziende coordinate da Roskosmos e società per azioni, e il risultato è che un gran numero di imprese resterebbe comunque escluso dalla nuova corporation. E anche separando la componente militare, o meglio, parcellizzando le aziende unitarie che partecipano ai programmi militari non si otterrebbe altro che un guazzabuglio industriale aerospaziale.
Il nostro speciale sullo Spazio Il nostro speciale sullo Spazio
L’eccesso del numero di aziende del settore aerospaziale è evidente a tutti. Ne è un esempio la Spa Glavkosmos, descritta nel sito ufficiale di Roskosmos come un’“azienda che si trova sotto la giurisdizione dell’Agenzia spaziale russa e che gestisce un complesso di attività sussidiarie che garantiscono il coordinamento delle attività economiche commerciali all’estero di Roskosmos per l’adempimento di contratti internazionali, che prevedono la fornitura di impiantistica di bordo e di terra”.

Le foto dal Salone aerospaziale
Maks 2013
Ma a occuparsi praticamente dell’attività economica all’estero del settore aerospaziale e a garantire i lanci e lo sviluppo tecnologico, oltre che l’amministrazione stessa dell’Agenzia spaziale russa, è un gran numero di strutture. Si potrebbe dire che il marketing dei servizi di avviamento e messa in orbita e la produzione del vettore spaziale russo più famoso, il Proton, sono gestiti dalla Ils International Launch Services Inc, una joint venture russo-americana costituita nel 1993, che ha assunto questo nome a partire dal 1995.
Lo sfruttamento del razzo vettore Rokot è gestito dalla società russo-europea Eurockot Launch Services GmbH, di cui fanno parte il Centro spaziale M.V. Khrunichev e il Gruppo europeo della difesa aeronautica e spaziale Eads Astrium. E a metà settembre 2013 il più importante centro russo per lo sviluppo e la produzione di collegamenti satelittari, la Società di sistemi di informazione satellitare M.F. Reshetnev, e l’europea Thales Alenia Space hanno dichiarato che costituiranno una joint venture, specializzata nello sviluppo e nella produzione di ripetitori per le comunicazioni per veicoli spaziali.
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“A mio avviso – spiega Jury Karash, membro dell’Accademia russa di Astronautica Tsiulkovsky – la radice di tutti nostri guai risiede nel fatto che la nostra industria spaziale non crea nulla di nuovo. Si sente parlare della necessità di costruire un nuovo cosmodromo (il progetto di Vostochnyj, ndr) e di commercializzare il settore aerospaziale, ma la domanda che mi pongo è la seguente: Come si fa a commercializzare questo settore, se le tecnologie disponibili sono ancora quelle dell’epoca di Korolev? Oltre tutto, in un momento in cui la concorrenza ti calpesta e già orbitano in lungo e in largo nello spazio il razzo vettore cinese “Lunga marcia”, il giapponese N-2 e l’indiano Gslv. Per non parlare poi degli americani Falcon, Antares, Ariane. Il mondo è invaso da nuovi “taxi spaziali”. Non serve potenziare per la millesima volta Proton o Soyuz, bisogna creare qualcosa di nuovo e sono certo che in Russia esistono ancora cervelli in grado di farlo”.