G-20 Russia: dopo il Summit di San Pietroburgo

L’Istituto in Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) organizza una conferenza per mercoledì 16 ottobre 2013, alle ore 9.30, presso il Centro Russo di Scienza e Cultura, in Piazza Benedetto Cairoli 6, a Roma.
Tra gli ospiti previsti, S.E. l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergej Razov e l’ex Ministro degli Esteri Amb. Giulio Maria Terzi di Sant’Agata.
L’evento, organizzato assieme a Diplomacy, rientra nell’ambito dell’annuale Festival della Diplomazia ed è convocato in occasione della recentissima uscita del secondo Quaderno di Geopolitica, intitolato “Russia G-20: come tornare alla crescita”.
Oltre all’Amb. Sergej Razov e all’Amb. G. Terzi di Sant’Agata, interverranno anche Michail Bajdakov (Presidente di Banca Millennium), Come Carpentier de Gourdon (Direttore di “World Affairs”), Dario Citati (Direttore del Programma “Eurasia” dell’IsAG), Tiberio Graziani (presidente dell’IsAG e direttore di “Geopolitica”), Jurij Gromyko (Direttore dell’Istituto “E.L. Shiffers” di Mosca) e Paolo Raimondi (economista).
Ampi servizi sull’evento curati dal nostro giornale Russia News




Primo Forum: L’Azerbaijan come possibile meta per gli investimenti di qualità – Il Video

Forum con le imprese e l’Ambasciatore dell’Azerbaijan, Vaquif Sadiqov, organizzato dall’Associazione Italeurasia Promonetwork, presso l’ Auditorium della Provincia di Venezia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Primo Forum: L’Azerbaijan come possibile meta per gli investimenti di qualità

E’ questo il messaggio emerso durante il primo forum  dedicato alle opportunità economiche nel paese ex sovietico. Si è infatti tenuto ieri pomeriggio all’Auditorium della Provincia di Venezia, un incontro con l’ambasciatore dell’Azerbaijan in Italia Vaqif Sadiqov, rivolto a quelle imprese alla ricerca di nuove opportunità di business in mercati emergenti come quello azero.

Organizzato dalla nostra Associazione Italeurasia Promonetwork, il forum ha visto la partecipazione di molti operatori, interessati alle enormi opportunità economiche che presenta questo paese ricco di risorse naturali (sopratutto petrolio e gas di cui e’ uno dei maggiori produttori mondiali), e che e’ alla ricerca di produzioni con elevati standard qualitativi, e che sta cercando di sviluppare ulteriormente il settore turistico.

E non poteva essere altrimenti, considerando i parametri economici di un paese, quello azero, che lo vedono in prepotente ascesa sullo scenario internazionale: i dati macroeconomici del 2012 parlano fra l’altro di un PIL pari a 65 miliardi di dollari, tasso di crescita del PIL non da petrolio del 9,7%, investimenti totali di capitale di 120 miliardi di dollari (di cui 22 nell’ultimo anno), scambi commerciali con l’estero nel 2011 arrivati a 27,9 miliardi di dollari, ed inflazione all’1,1%. Tra il 2006 ed il 2008, questo paese ha vissuto il proprio boom economico, con una crescita del PIL che ha oscillato fra il 20% ed il 34% che ha permesso la riduzione del tasso di povertà ed il miglioramento delle condizioni di vita della propria popolazione, nonostante la pesante crisi internazionale.

Ma l’Azerbaijan non e’ solo ricco di petrolio: anche il settore edilizio, l’agricoltura ed il turismo hanno avuto una crescita significativa. Risultati che hanno contribuito a far si’ che anche le agenzie di rating come Standard & Poor’s gli attribuissero un punteggio positivo.Inoltre, dallo scorso anno l’Azerbaijan ha acquisito anche le pompe di benzina della compagnia petrolifera Esso in Svizzera, e la burocrazia risulta essere molto leggera in materia di investimenti delle imprese straniere. Così come confermano le garanzie legislative contro la nazionalizzazione e la confisca dei loro beni.

Allo stesso modo, la costruzione di nuove infrastrutture rendono l’Azerbaijan una meta a dir poco appetitosa per le imprese che stanno cercando nuove opportunità per allargare il proprio business. Cifre che parlano da sole, dunque, e che spiegano perché nelle scorse settimane, si è scomodato persino il premier Letta nel rafforzare i legami commerciali fra l’Italia e l’Azerbaijan, così come evidenziano i dati relativi alle esportazioni di petrolio (l’Azerbaijan infatti è il quarto fornitore di petrolio dell’Italia, nda). “Stiamo allargando la nostra sfera di influenza economica – ha confermato Sadiqov – e ci rivolgiamo a quelle realtà che offrono produzioni di alta qualità. Siamo interessati ad investimenti non energetici, e vorremmo anche che l’Italia apra delle produzioni che non sono rivolte solo al mercato interno, ma anche per la Russia del Sud, la Georgia, l’Iran, il Kazakhistan ed altri. Ci sono già molte imprese francesi, tedesche e di altri paesi europei e l’Italia e’ in ritardo, nonostante rapporti esistenti da molto tempo. Come Ambasciata, vogliamo creare ulteriori contatti, sopratutto con il Veneto.  I rapporti fra i nostri paesi sono molto profondi e non sono legati solo alle innovazioni tecnologiche. Abbiamo molta fiducia nell’Italia e crediamo tantissimo nelle opportunità di rafforzamento di scambi economici con il vostro paese“.Sulle strutture esistenti per incentivare i contatti con le imprese, l’ambasciatore ha manifestato la massima disponibilità del governo azero nel valutare i progetti di investimento delle realtà italiane, comprese quelle che operano nell’ambito della promozione turistica.”A metà novembre – ha annunciato alla fine del proprio intervento, l’ambasciatore Sadiqov – abbiamo organizzato un altro incontro con le imprese italiane, che si terra’ questa volta a Roma“.

Gli Assessori provinciali al Lavoro e formazione Paolino D’Anna e alla Cultura Raffaele Speranzon che hanno incontrato l’ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaijan in Italia, Vaqif Sadiqov, in occasione del forum “Gli imprenditori della Provincia di Venezia e le opportunità economiche in Azerbaijan” organizzato dalla nostra Associazione.




L’astronautica russa sulla strada del rinnovamento

La complessa riforma del settore non si limiterà a un pacchetto di proposte da presentare al governo.

All’inizio della seconda decade di settembre 2013 il razzo vettore russo Rokot, derivato dal vettore militare SS-19, ha portato con successo in orbita i tre satelliti per comunicazioni Gonets che, a detta del direttore generale dell’Azienda di telecomunicazioni satellitari Gonets, Dmitri Bakanov, “consentiranno di ridurre i tempi di collegamento su tutto il territorio russo”. Di recente il razzo vettore Zenit aveva portato in orbita il satellite israeliano per le comunicazioni civili Amos-4.

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Secondo quanto è stato reso noto dal direttore dell’Agenzia spaziale russa Roskosmos, nel corso di una lunga conferenza stampa che si è svolta al Centro russo di controllo dei voli spaziali vicino a Mosca, riprenderanno i lanci del vettore pesante Proton, interrotti dopo il clamoroso incidente d’inizio estate 2013, quando andarono distrutti di colpo tre satelliti dell’ambizioso progetto di navigazione satellitare Glonass.
La conclusione che se ne ricava è che si stia procedendo lungo una linea di massiccia riforma del settore. Così, le aziende aerospaziali militari, che, secondo l’iniziativa promossa dal vice primo ministro Dmitri Rogozin, responsabile del complesso militare-industriale russo e in generale del settore aerospaziale, da principio non dovevano essere incluse nella neonata corporation industriale aerospaziale Rsc Energia (Orkk), ora, invece, ne faranno parte, al pari di tutte le aziende del settore spaziale satellitare, comprese quelle della difesa. Secondo i programmi di Roskosmos, il processo di ristrutturazione del settore aerospaziale dovrebbe concludersi entro il 2013.
Stando alle dichiarazioni rilasciate, la corporation industriale aerospaziale Rsc Energia dovrebbe essere costituita da otto strutture integrate che includeranno 33 organizzazioni di cui 16 aziende, sette aziende unitarie statali e nove Spa aperte.
Secondo le stime ufficiali di Roskosmos sarebbero presenti in Russia almeno 100 aziende direttamente collegate al settore aerospaziale, distinte in due gruppi con pari numero di aderenti, tra aziende coordinate da Roskosmos e società per azioni, e il risultato è che un gran numero di imprese resterebbe comunque escluso dalla nuova corporation. E anche separando la componente militare, o meglio, parcellizzando le aziende unitarie che partecipano ai programmi militari non si otterrebbe altro che un guazzabuglio industriale aerospaziale.
Il nostro speciale sullo Spazio Il nostro speciale sullo Spazio
L’eccesso del numero di aziende del settore aerospaziale è evidente a tutti. Ne è un esempio la Spa Glavkosmos, descritta nel sito ufficiale di Roskosmos come un’“azienda che si trova sotto la giurisdizione dell’Agenzia spaziale russa e che gestisce un complesso di attività sussidiarie che garantiscono il coordinamento delle attività economiche commerciali all’estero di Roskosmos per l’adempimento di contratti internazionali, che prevedono la fornitura di impiantistica di bordo e di terra”.

Le foto dal Salone aerospaziale
Maks 2013
Ma a occuparsi praticamente dell’attività economica all’estero del settore aerospaziale e a garantire i lanci e lo sviluppo tecnologico, oltre che l’amministrazione stessa dell’Agenzia spaziale russa, è un gran numero di strutture. Si potrebbe dire che il marketing dei servizi di avviamento e messa in orbita e la produzione del vettore spaziale russo più famoso, il Proton, sono gestiti dalla Ils International Launch Services Inc, una joint venture russo-americana costituita nel 1993, che ha assunto questo nome a partire dal 1995.
Lo sfruttamento del razzo vettore Rokot è gestito dalla società russo-europea Eurockot Launch Services GmbH, di cui fanno parte il Centro spaziale M.V. Khrunichev e il Gruppo europeo della difesa aeronautica e spaziale Eads Astrium. E a metà settembre 2013 il più importante centro russo per lo sviluppo e la produzione di collegamenti satelittari, la Società di sistemi di informazione satellitare M.F. Reshetnev, e l’europea Thales Alenia Space hanno dichiarato che costituiranno una joint venture, specializzata nello sviluppo e nella produzione di ripetitori per le comunicazioni per veicoli spaziali.
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“A mio avviso – spiega Jury Karash, membro dell’Accademia russa di Astronautica Tsiulkovsky – la radice di tutti nostri guai risiede nel fatto che la nostra industria spaziale non crea nulla di nuovo. Si sente parlare della necessità di costruire un nuovo cosmodromo (il progetto di Vostochnyj, ndr) e di commercializzare il settore aerospaziale, ma la domanda che mi pongo è la seguente: Come si fa a commercializzare questo settore, se le tecnologie disponibili sono ancora quelle dell’epoca di Korolev? Oltre tutto, in un momento in cui la concorrenza ti calpesta e già orbitano in lungo e in largo nello spazio il razzo vettore cinese “Lunga marcia”, il giapponese N-2 e l’indiano Gslv. Per non parlare poi degli americani Falcon, Antares, Ariane. Il mondo è invaso da nuovi “taxi spaziali”. Non serve potenziare per la millesima volta Proton o Soyuz, bisogna creare qualcosa di nuovo e sono certo che in Russia esistono ancora cervelli in grado di farlo”.