Confindustria Lombardia: crisi demografica e carenza di competenze

Si è svolto lunedi 1 dicembre a Milano l’evento Internazionalizzazione e capitale umano la Lombardia e la sua filiera tecnico professionale protagonisti nel mondo, organizzato da Confindustria Lombardia, con il patrocinio di Regione Lombardia e in collaborazione con Assolombarda e Confindustria Bergamo.

L’incontro ha approfondito gli impatti che la crisi demografica e la carenza di competenze avranno sulla società e in particolare sul sistema produttivo lombardo, delineando possibili soluzioni in linea con il modello di sviluppo regionale e all’interno di un quadro nazionale ed europeo, rappresentato dalla cornice del Piano Mattei.

Solamente per il periodo 2025-2029 si stima un fabbisogno per i settori privati di circa 617mila lavoratori stranieri, e l’industria con 245mila unità rappresenterà il 40% della domanda complessiva. La Lombardia è la regione dove si prevede la necessità di oltre 146mila lavoratori, il 24% del totale nazionale[1].

Partendo da questi presupposti che rimodelleranno il mercato del lavoro regionale, durante l’incontro sono state messe in luce buone pratiche di integrazione dei lavoratori stranieri nella filiera tecnico-professionale e il ruolo centrale delle imprese e delle istituzioni nella creazione di percorsi formativi e opportunità.

Le dinamiche demografiche e la carenza di competenze rischiano di mettere in crisi il nostro modello competitivo. La chiave per far fronte a questa sfida è la collaborazione tra imprese, istituzioni regionali e enti di formazione come gli ITS finalizzata alla creazione di un contesto ottimale, dal punto di vista lavorativo, di housing e integrazione. Inoltre, per Confindustria Lombardia, la cornice fornita dal Piano Mattei e la sua declinazione regionale, con la costruzione di rapporti bilaterali con Paesi strategici e la collaborazione con le istituzioni, rappresenta un’opportunità che le imprese lombarde sono già pronte a cogliere” ha affermato il presidente di Confindustria LombardiaGiuseppe Pasini nel suo intervento. 

Intervenendo nella tavola rotonda, la presidente di Confindustria Bergamo, Giovanna Ricuperati, ha dichiarato che “anche la nostra provincia è pesantemente investita da una prospettiva di declino demografico che sta mettendo a rischio il futuro del nostro territorio e del suo tessuto produttivo, radicato nell’innovazione e integrato nelle filiere globali, la cui competitività è strettamente connessa alle competenze tecniche e professionali delle persone. Di qui il nostro impegno per metterci in sintonia con le giovani generazioni, contribuire al rafforzamento della filiera formativa e aiutare le imprese ad essere più attrattive. In questo quadro – prosegue Giovanna Ricuperati – è diventato pressante immaginare anche progetti internazionali per facilitare l’arrivo qualificato di giovani, come il percorso ITS Tecnologie per la Vita di Bergamo, diventato un modello per il bando nazionale del Piano Mattei, che ha portato sul nostro territorio 70 studenti etiopi ed egiziani, prossimamente coinvolti in percorsi di stage nelle nostre aziende. Elemento strategico è inoltre il progetto “Live in Bergamo” a cui sta lavorando la nostra Associazione, attraverso la creazione di un fondo immobiliare, con l’obiettivo di coniugare rigenerazione urbana, risposte ai fabbisogni delle imprese e promozione di una reale integrazione sociale. Una qualità abitativa adeguata, infatti, è condizione imprescindibile per accogliere chi cerca nel nostro territorio nuove opportunità di lavoro e, più in generale, di vita”.

Sempre nel corso della tavola rotonda, Giulia Castoldi, vicepresidente vicaria di Assolombarda, ha sottolineato che “gli scenari demografici, caratterizzati da un invecchiamento della popolazione e da tassi di natalità in calo, impongono serie riflessioni legate al mercato del lavoro e alla competitività dei nostri territori – ha dichiarato la vicepresidente vicaria di Assolombarda, Giulia Castoldi -. Già oggi, le imprese avvertono l’elevato mismatch tra competenze necessarie e profili professionali ma, in prospettiva, la riduzione della forza lavoro necessita di nuove strategie per sostenere la crescita economica. Attrarre giovani e lavoratori, anche stranieri, attraverso politiche di formazione e inclusione, per colmare i gap occupazionali e favorire la diversità, diventa quindi una priorità. Come Assolombarda, siamo impegnati per sostenere questa epoca di transizione. Promuoviamo, con forza, lo sviluppo degli ITS Academy, oltre che la sempre più stretta collaborazione tra istituzioni formative e imprese, potendo anche contare sull’attenzione e sul sostegno delle politiche promosse da Regione Lombardia: una sinergia funzionale ad attrarre e realizzare investimenti trasformativi e a rafforzare le leve locali di sviluppo”.

All’incontro, moderati dal giornalista de Il Sole 24 ore Luca Orlando, sono intervenuti il Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio TajaniSimona Tironi, Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Regione Lombardia, Giuseppe Pasini, Presidente di Confindustria Lombardia, Giovanna Ricuperati,  Presidente di Confindustria Bergamo, Giulia Castoldi, Vicepresidente vicaria con delega alle Imprese familiari Assolombarda, Alessandro Mele, Vicepresidente, Rete ITS ITALYGiuseppe Nardiello, Presidente, ITS Nuove Tecnologie della Vita, Don Marco Perrucchini, Direttore Generale AFP Patronato San Vincenzo.

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Indagine internazionalizzazione 2025: il 65,5% delle imprese ridefinisce le strategie per motivi geopolitici

Prospetto India e Arabia Saudita nuovi Paesi; oltre 7 imprese su 10 dichiarano di aver strategia modificata in risposta ai cambiamenti geopolitici; l’export si conferma la modalità di rapporto con l’estero privilegiata.

Si è svolto oggi a Palazzo Gio Ponti a Milano l’evento di presentazione dell’ Indagine Internazionalizzazione 2025 di Confindustria Lombardia e Assolombarda, e realizzato con le altre Associazioni territoriali e in collaborazione con ISPI e SACE.

L’edizione 2025 dell’Indagine, realizzata su un campione di 1.012 di imprese manifatturiere del territorio lombardo attive sui mercati esteri, approfondisce in particolare l’impatto della geopolitica sulle decisioni strategiche e organizzative delle aziende.

In apertura di evento il Presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, ha evidenziato che “in uno scenario di caos globale dall’indagine internazionalizzazione emergono con forza che le imprese lombarde internazionalizzate sono consapevoli delle sfide e si adattano rapidamente ai cambiamenti e agli shock. Inserite nelle principali catene del valore internazionali, nel 2024 hanno esportato per 164 miliardi di euro e realizzano oltre il 44% del fatturato all’estero. In questa fase di incertezza e con un’Europa che, piuttosto che essere un valore aggiunto, è l’anello debole del tessuto produttivo, le imprese manifatturiere dimostrano di essere una delle poche certezze per un futuro ancora all’insegna della competitività e del progresso”.

Per la Vicepresidente di AssolombardaVeronica Squinzi “in uno scenario economico e politico assai complesso, le nostre imprese dimostrano, come sempre, un’elevata capacità di adattamento: investono in tecnologia e, con tenacia, sono proiettate sui mercati internazionali grazie alla loro capacità competitiva – ha dichiarato la Vicepresidente di Assolombarda con delega all’Internazionalizzazione, Veronica Squinzi -. Ma occorre fare di più per sostenerle nel tentativo di cogliere il cambiamento in atto, mentre, cioè, portare a compimento la transizione digitale ed ecologica È necessaria, in particolare, una politica industriale efficace, capace di far fronte alle nuove frontiere dell’innovazione e dell’IA. Le aziende, già vocate all’internazionalizzazione, devono, inoltre, essere accompagnate verso i nuovi mercati emergenti: necessitando di nuove rotte commerciali per puntare, con maggiore capillarità, per farlo occorrere una strategia di sistema finalizzata a promuovere, attraverso un’alleanza pubblico-privato, la competitività di lungo periodo”.

Durante il panel dedicato alle esperienze di internazionalizzazione sono state approfondite le conseguenze dei fattori geopolitici sulle strategie aziendali, attraverso il racconto delle testimonianze dirette degli imprenditorDaniele Bellante , CEO di CAMA GroupMichela Conterno , AD di LATI Industria termoplastici Spa, Claudia Persico , Vice Presidente & Rotational Director di Persico Group, Walter Pozzi , Presidente del CdA di SAIP Srl e Graziano Fumarola , COO & Procurement di Ancorotti Cosmetics Spa.

I principali risultati dell’Indagine Internazionalizzazione ed. 2025:

  • Il 65,5% delle imprese manifatturiere internazionalizzate considera gli scenari geopolitici come il macro-trend di maggiore influenza sulle scelte strategiche, seguiti dall’evoluzione tecnologica (26%) e l’accessibilità a materie prime critiche (18,1%);

  • Più di 7 imprese su 10 dichiarano di aver modificato la strategia in risposta ai cambiamenti geopolitici in atto: il 28,1% valuta più attentamente le controparti (28,1%), il 25% rivede con maggiore frequenza i budget e il 23,1% ha reindirizzato le esportazioni;

  • Gli scenari geopolitici impattano anche sull’organizzazione interna: il 30,5% delle aziende intervistate ha aumentato la centralità delle attività di internazionalizzazione , il 26,1% gestisce con maggiore attenzione gli approvvigionamenti e il 13,2% gli aspetti giuridico-doganali ;

  • Il 95% delle imprese lombarde intervistate effettua esposizione confermando che con gli scambi commerciali la modalità di rapporto con l’estero privilegiata, seguita dall’importazione di materiali (58,5%) e dell’acquisto di impianti e tecnologie (8,6%);

  • Il 30% delle imprese esportatrici lombarde ha attivo almeno un canale di export digitale;

  • La quota di fatturato realizzata all’estero venduto al 44,7% (44,2% nel 2023);

  • 21 i Paesi serviti , in calo rispetto ai 23 di due anni fa;

  • I mercati europei rimangono le principali destinazioni delle vendite con Germania (50,5%) e Francia (49%) seguite dagli Stati Uniti (30,3%) primo partner commerciale extra-europeo, e dalla Spagna (29,8%). Stabile la Cina all’ottavo posto (10,8%);

  • Tra i Paesi prospect, verso i quali le imprese sono più interessate ad espandersi nei prossimi 4 anni, oltre alle conferme di Stati Uniti (21,3%) e Germania (16,4%) al terzo posto viene indicata la new entry India (15%). L’altra novità è rappresentata dall’ingresso nella top 10 dell’Arabia Saudita (10%);

  • In merito alle supply chain, il 14,4% delle imprese manifatturiere lombarde ha sostituito uno o più fornitori esteri nel 2024, il 15,6% aveva cambiato fornitore prima del 2024, mentre il 6,8% sta valutando di farlo prossimamente; il 51,1% di chi ha cambiato le reti di fornitura ha sostituito un partner estero con un altro localizzato sempre in Europa, Italia o Lombardia, il 27,7% con fornitori extra Ue;

L’evento, moderato dal giornalista Armando Stella, ha visto anche gli interventi di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca di ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, con un keynote discorso sul ‘Mondo di Trump: geopolitica ed economia’ e Stefania Saini, Centro Studi Assolombarda, a cui è stata affidata la presentazione dettagliata dell’Indagine.

Paolo Simoncini




L’UE rischia di compromettere in modo permanente la competitività della sua manifattura

I dati del primo trimestre 2025 confermano stabilità per il comparto manifatturiero lombardo, con livelli produttivi in leggero miglioramento.

La produzione industriale cresce leggermente rispetto al trimestre precedente (+0,4%) e il fatturato resta stabile (+0,1%), gli ordini interni flettono ancora (-0,3%) ma sono positivi dall’estero (+0,4%). Per gli imprenditori permangono le incertezze legate al contesto economico internazionale, ai costi energetici e alla domanda ancora debole, principalmente sul mercato interno ma si intravedono opportunità legate alla possibile riduzione dei costi delle materie prime e a una ripresa dei consumi. L’occupazione torna a crescere con il saldo tra ingressi e uscite positivo dove il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese mostra un minor ricorso e presente solo in alcuni settori in difficoltà: siderurgico, tessile e abbigliamento.

I dati congiunturali dell’artigianato confermano la tenuta del comparto manifatturiero lombardo registrando variazioni minime dei livelli rispetto al trimestre precedente (-0,3% sia produzione che fatturato). Gli ordini registrano una variazione congiunturale lievemente positiva sia dall’interno che dall’estero (+0,2%).

Anche il dato tendenziale conferma la stabilità dei livelli produttivi poco sotto i valori massimi raggiunti, registrando variazioni negative su base annua del -0,4% per l’industria e -0,3% per l’artigianato. Fanno meglio gli ordinativi dell’industria, in particolare dall’estero (+3,0% dall’estero e +0,3% dall’interno). Il dato tendenziale del fatturato è positivo sia per l’industria che per l’artigianato (+0,7% entrambi). Tra i settori più performanti: alimentari (+3,7%), chimica (+2,8%), carta-stampa (+2,3%) e abbigliamento (+1,5%). Stazionaria la produzione dei minerali non metalliferi e legno mobilio (+0,2%) e siderurgia (0%). In contrazione moderata la produzione di meccanica (-1,2%), gomma-plastica (-1,4%) e manifatturiere varie (-1,6%). Più intensa la contrazione dei livelli produttivi di tessile (-3,7%), pelli-calzature (-4,7%) e mezzi di trasporto (-5,6%). Nell’artigianato i settori in crescita significativa sono solo due: alimentari (+3,4%) e tessile (+1,9%). Stazionari con minime variazioni positive e negative i settori: legno-mobilio (+0,4%), carta-stampa (-0,3%) e minerali non metalliferi (-0,5%). Più marcato il calo degli altri settori.

Recupera l’occupazione dopo i segnali di cedimento del secondo semestre 2024: per l’industria il saldo tra ingressi e uscite è positivo (+0,5%) e si riduce leggermente il ricorso alla cassa integrazione, che resta maggiormente utilizzata dai settori più in difficoltà (siderurgia, tessile, abbigliamento). Nell’artigianato la dinamica è simile con un saldo positivo identico (+0,5%).

Per gli imprenditori lombardi le aspettative restano caratterizzate da incertezza con positività su fatturato (+4,8%) e produzione (+4,3%), ma su valori più contenuti rispetto ai passati trimestri di inizio anno, a cui si contrappone il saldo negativo per la domanda interna (-5,4%). Anche per l’occupazione il clima resta positivo (+3,0%). L’indagine di Unioncamere Lombardia ha inoltre previsto un focus a tema “sostenibilità” da cui emerge una sensibilità ancora elevata tra gli imprenditori lombardi. Il tema è ritenuto importante per il proprio business dall’80% degli industriali, quota che scende al 66% tra gli artigiani manifatturieri. Le grandi imprese mostrano livelli elevati di attenzione (oltre il 90%), mentre tra le microimprese tale quota si attesta al di sotto del 60%, evidenziando un divario strutturale.

“In un quadro internazionale ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza, l’incremento degli ordini esteri (+0,4%) costituisce per le imprese lombarde un segnale positivo, che lascia intravedere i primi segnali di una ripresa in corso” – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia. In merito ai dazi, le imprese sono pienamente consapevoli delle potenziali criticità, ma continuano a dimostrare una notevole capacità di adattamento, elemento che rappresenta un punto di forza nel confronto con i nuovi scenari globali”.

“In un contesto geopolitico ancora complesso le imprese lombarde confermano ancora una volta la loro straordinaria capacità di restare competitive, riuscendo a cogliere opportunità di crescita anche in una situazione tutt’altro che favorevole. – ha affermato Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia. I dati positivi sia dell’occupazione sia della produzione ci consentono di guardare con ottimismo ai prossimi mesi. Il nostro è un ecosistema solido e maturo che continua a primeggiare in Italia e in Europa. Certamente ci sono questioni ancora irrisolte come i ‘costi energetici’ e l’iper-regolamentazione europea che necessitano di risposte chiare e concrete in tempi rapidissimi.”

“Di fronte ad una Europa che ha annunciato un rallentamento della congiuntura con un’attesa contrazione del Pil dell’Eurozona, la Lombardia risponde con segnali positivi, segno della resilienza e reattività del nostro territorio – ha aggiunto Giuseppe Pasini Presidente Confindustria Lombardia. Il +0,4% registrato dalla produzione industriale lombarda rispetto al trimestre precedente, la stabilità del fatturato e la crescita degli ordinativi dell’industria, con un contributo maggiore dall’estero (+3%) rispetto all’interno (+0,3%), sono un chiaro indicatore di come le nostre imprese riescano – almeno per ora – a fronteggiare un contesto globale ancora gravato da fardelli cronici a cui si contrappone un’azione europea non certo incisiva. Nodo dei costi dell’energia elettrica, materie prime strategiche non protette, minacce di import massiccio dalla Cina come reazione indiretta ai dazi americani. Queste sono le principali criticità che non consentono dilazioni all’Europa. Se Bruxelles non agirà velocemente, l’Ue rischia di compromettere in modo permanente la competitività della sua manifattura, intaccando proprio quei territori che, come la Lombardia, creano valore grazie all’economia reale, riscoperta dalle potenze globali come fattore strategico di solidità economica e sociale”.

 “I dati della congiunturale riflettono l’andamento positivo registrato anche dai terminali territoriali delle nostre organizzazioni. Al di là degli scenari internazionali e confidando in un rientro significativo dalla questione dei dazi, le preoccupazioni degli artigiani del manifatturiero riguardano principalmente il costo dell’energia spesso soggetto a fiammate improvvise, l’accesso al credito e il reperimento di personale– ha spiegato Stefano Fugazza, Presidente CLAAI Lombardia. Per quanto riguarda il personale, confidiamo che il progressivo successo degli ITS possa avere al più presto una ricaduta anche per il mondo artigiano. Per gli interventi sul risparmio energetico, possiamo testimoniare come associazione il successo dei bandi regionali e nazionali che prevedono, tra l’altro, agevolazioni per l’acquisto di tetti fotovoltaici, sistemi di accumulo e l’acquisto di macchinari meno energivori. Resta aperto poi per tutti il fronte del credito. Bene il sostegno ai Confidi. Indispensabile garantire un aiuto finanziario all’imprenditoria straniera, sempre più presente nel manifatturiero. Ad esempio, solo tra Milano e la Brianza nel metalmeccanico artigiano sono presenti già 536 attività a guida non italiana. Salgono gli stranieri anche nel legno arredo: oggi sono 771 tra il capoluogo e la provincia di Monza”.

Qui di seguito i link del Report completo di Unioncamere Lombardia e il Focus di approfondimento sulla sostenibilità.

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GIUSEPPE PASINI ELETTO PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA LOMBARDIA

Giuseppe Pasini neo presidente di Confindustria Lombardia

Il Presidente di Feralpi Group guiderà gli industriali lombardi fino al 2029

Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia ha eletto oggi Giuseppe Pasini presidente per il quadriennio 2025-29, confermando l’indicazione dei saggi di Confindustria Lombardia. Nel corso delle consultazioni effettuate tra i componenti del Consiglio dalla Commissione di designazione, composta dagli ultimi tre past president di Confindustria Lombardia, il nome di Pasini era stato individuato come candidato unico.

L’ufficialità dell’elezione di Pasini alla guida degli industriali lombardi è arrivata a seguito del Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia, riunitosi in seduta privata a Milano presso la Fondazione Feltrinelli. Al termine della votazione si è svolto un evento pubblico di presentazione del nuovo Presidente di Confindustria Lombardia al quale hanno partecipato istituzioni regionali e nazionali, stakeholder, imprenditori e rappresentanti delle associazioni datoriali e sindacali.

Nel discorso pubblico di insediamento, il neo eletto Presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, ha dichiarato: “L’ascolto delle idee e delle proposte di ognuna delle associazioni territoriali è la via attraverso la quale la voce di Confindustria Lombardia emerge in modo collegiale, mettendo al centro le istanze di una Regione che produce il 23% del PIL nazionale”. “La Lombardia – ha aggiunto – è la prima regione manifatturiera d’Italia, la seconda in Europa, e rappresenta oltre un quarto dell’export nazionale grazie anche al contributo delle PMI che sono la dorsale della nostra imprenditoria. Da qui dobbiamo partire, guardando alle nostre eccellenze in un contesto economico internazionale mutevole, che vede l’Europa troppo ideologica, troppo poco pragmatica e debole, stretta tra USA e Cina, orfana tanto di una politica industriale quanto energetica. Per supportare la competitività delle nostre imprese urge intervenire a livello Ue e nazionale sul fronte dell’energia, della semplificazione, della digitalizzazione, della formazione e dell’inclusione. Confindustria Lombardia continuerà ad essere propositiva e collaborativa per liberare tutto il potenziale del nostro territorio anche grazie alle forti sinergie con Regione Lombardia”.

L’evento in Fondazione Feltrinelli è stato introdotto dal Presidente uscente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella il quale, passando il testimone al suo successore, ha colto l’occasione per salutare e ringraziare i colleghi imprenditori e gli stakeholder tracciando un bilancio della sua presidenza. All’incontro sono intervenuti poi il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini.

Nato a Odolo (Bs), classe 1961, Giuseppe Pasini nel 1982 entra nell’azienda di famiglia, la Feralpi Spa, di cui diviene Consigliere Delegato nel 1983 e Presidente nel 2007. Feralpi Group oggi è presente con stabilimenti anche in Germania, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Spagna e Algeria. È uno dei maggiori produttori di acciaio europei, una realtà industriale che ha nella siderurgia al servizio dell’edilizia il proprio core business e che negli anni ha esteso la propria attività anche agli acciai per la meccanica, all’ambiente, all’ecologia, alla finanza e all’itticoltura.

Diverse le cariche istituzionali ricoperte: dal 2001 al 2012 Pasini è stato Presidente di Federacciai, dal 2017 al 2021 Presidente di AIB (oggi Confindustria Brescia), nell’ottobre 2022 entra nel Consiglio generale di Confindustria Lecco e Sondrio, dal 2004 è membro della Giunta di Confindustria.

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Confindustria: economia italiana in rallentamento e industria in crisi

Non basta la discesa dei tassi, l’economia italiana in rallentamento e industria in crisi. Servizi spinti dal turismo, che va verso nuovi record di crescita in Italia. Tassi in calo, ma sale lo spread della Francia, inflazione meno bassa. Attese negative su consumi e investimenti negli ultimi tre mesi dell’anno. Export italiano debole, soprattutto a causa dell’Eurozona ancora fiacca. Negli USA debole l’attività industriale ma bene i consumi; cresce la Cina.

Stagnazione o ripartenza? Elevata incertezza sul PIL italiano nel 4° trimestre, dopo lo stop nel 3°: da un lato, la fiducia è bassa, l’industria in crisi, l’export debole, l’Eurozona fiacca; dall’altro, al rialzo: il trend di crescita del turismo e dei servizi, il proseguimento del calo dei tassi, l’inflazione ridotta, l’attuazione del PNNR. I fattori congiunturali spingono al rialzo, ma frenano alcuni ostacoli strutturali.

Tassi in calo ma sale lo spread della Francia. Dopo i tagli dei tassi ufficiali nei mesi scorsi, questa settimana la BCE (3,25%) e la prossima la FED (4,75%), sono attese dai mercati a ulteriori tagli. In Europa, il tasso sovrano in Francia è in salita a riflesso dell’instabilità politica e del debito in crescita e lo spread sul Bund tedesco (+0,75 a dicembre da +0,65 a settembre) è salito oltre quello in Spagna (+0,64 da +0,76) che si restringe come anche in Italia (+1,02 da +1,27) e Grecia (+1,26 da +1,50).

Inflazione meno bassa. A novembre l’inflazione in Italia è risalita a +1,4% annuo, più vicina alla misura core (+1,9%), dato che i prezzi dell’energia si riducono meno (-5,5%). Traiettorie simili nell’Eurozona, ma su valori sopra la soglia BCE: totale al +2,3%, poco sotto la core (+2,7%), calo degli energetici quasi finito (-1,9%). Questo è dovuto al prezzo del gas in Europa, che a novembre è salito a 44 euro/mwh (+2,7% annuo) e a dicembre si affaccia sui 47 euro, trascinando al rialzo anche i prezzi dell’elettricità; il prezzo del petrolio, invece, a 74 dollari a novembre, è ancora in calo in termini annui (-10,4%).

Servizi spinti dal turismo. Il driver dei servizi resta il turismo di stranieri in Italia, che continua l’espansione (+6,9% annuo la spesa a settembre). Discordanti però le indicazioni per il 4°: in ottobre RTT (CSC-TeamSystem) indica un aumento del fatturato dei servizi, ma a novembre il PMI è scivolato in zona di contrazione (49,2 da 52,4) e la fiducia delle imprese è stata erosa a ottobre-novembre.

Industria in crisi. In ottobre la produzione è rimasta invariata, ma continua a registrare un forte calo tendenziale (-3,6%), profondo per auto (-34,5%), articoli in pelle (-17,2%), raffinati petroliferi (-15,8%). In termini di fatturato, RTT ha indicato in ottobre un rimbalzo positivo. A novembre, inoltre, la fiducia delle imprese ha interrotto il suo calo, ma il PMI manifatturiero è sceso ancora di più (44,5 da 46,9).

Investimenti in riduzione. A novembre, continua a scendere la fiducia delle imprese (IESI a 93,1, da 95,5 a settembre) e la domanda, misurata dagli ordini di beni, è rimasta bassa pur recuperando dal minimo di ottobre (-22 il saldo). Ciò anticipa investimenti deboli anche nel 4° trimestre (-1,2% nel 3°).

Consumi volatili. I consumi delle famiglie nel 3° trimestre sono aumentati molto sopra le attese (+1,4%), grazie a vari fattori positivi: redditi in crescita, inflazione ridotta, credito meno caro. Viceversa, sono deboli le indicazioni sul 4°: la fiducia delle famiglie è scesa a ottobre-novembre (96,6, di 1,2 punti sotto la media del 3°); in ottobre, le immatricolazioni di auto sono calate per il sesto mese (-0,8%) e le vendite al dettaglio hanno subito una forte correzione al ribasso (-0,8%) dopo il balzo di settembre.

Export debole. L’export italiano di beni, dopo tre cali trimestrali consecutivi (-0,2% in volume nel 3°), resta debole nel 4°. Le vendite extra-UE sono diminuite in ottobre (-3,5% in valore), per la frenata del mercato USA e la caduta dell’export verso la Cina (-21,3% annuo nei primi dieci mesi). Ancora molto incerte le prospettive, secondo gli ordini manifatturieri esteri in ottobre-novembre: pesano la debolezza della domanda europea e le annunciate nuove misure protezionistiche USA. Indicazioni negative per il commercio mondiale dal PMI ordini esteri, in zona di contrazione negli ultimi sei mesi.

Eurozona ancora fiacca. Gli indicatori di fiducia, pur rimanendo bassi, denotano una certa stabilità nelle aspettative nell’Area: il sentiment sull’economia, dopo la moderata crescita nel 3° trimestre (+0,3%), nei primi due mesi del 4° è in lieve calo (-0,2%); le aspettative sull’occupazione, invece, dopo la flessione nel 3° (-1,6%), sono tornate in territorio positivo nel 4° (+0,4%). Tuttavia, la manifattura si conferma in calo (PMI a 45,2 da 46,0) e tornano in lieve contrazione anche i servizi (48,3 da 50,0).

USA: debole l’attività industriale. La produzione industriale apre in calo anche il 4° trimestre (-0,3% a ottobre) e gli indicatori congiunturali segnalano un’ulteriore debolezza a novembre: l’indice di Chicago scende a 40,2 punti da 41,6, l’ISM (48,5) e il PMI (49,7) manifatturieri rimangono (poco) recessivi. Invece, la buona dinamica degli occupati (+227 mila unità) continua ad alimentare i consumi, che si confermano il motore dell’economia USA in questa fase: +0,4% le vendite al dettaglio in ottobre.

Cresce la Cina. A novembre accelera la produzione industriale, trainata dai nuovi ordini (che segnano la crescita più elevata degli ultimi tre anni e mezzo) e dalla ricostituzione delle scorte, a testimonianza di un’accresciuta fiducia sulle prospettive. Il Governo ha reso pubblico l’impegno di rilanciare la domanda interna e stabilizzare il mercato azionario e immobiliare, anche attraverso politiche non convenzionali: il primo passo è stato cambiare la policy monetaria da ‘prudente’ a ‘moderatamente accomodante’.

Turismo: unico settore in crescita

Crescono i viaggi di stranieri… A settembre 2024 è proseguita l’espansione del turismo straniero: +6,9% sul 2023 la spesa in Italia a prezzi correnti; prezzi che spiegano circa metà di questa espansione (+3,4% tendenziale a novembre per i «servizi ricettivi e di ristorazione»). Tale spesa ha superato ampiamente i valori pre-pandemia (+28,8% a settembre sul 2019).

…ma quelli di italiani sono in calo. Nei primi nove mesi del 2024 gli arrivi turistici totali in Italia sono in lieve flessione rispetto al 2023 (-2,4%). Ciò a causa della diminuzione della componente domestica (-6,5%), che riflette la debole dinamica dei consumi nazionali. Per numerosità, i turisti italiani valgono nel 2024 solo il 47% del totale, 4 punti in meno dal 51% nel 2019.

Aumenta la spesa turistica totale. La spesa turistica totale in Italia, cioè di italiani e stranieri nel territorio nazionale, è stimata comunque in aumento, a 110 miliardi di euro nel 2024, da 108 nel 2023 (100 nel 2022). Nel 2024 l’incremento viene solo dagli stranieri. Cresce, in particolare, la “spesa media per turista” in Italia (+6,2% a prezzi correnti), stimata confrontando la dinamica delle presenze estere (+0,8% tendenziale a settembre, misurata sul “numero di notti”) con quella della corrispondente spesa per viaggi.

Turismo cruciale per l’economia italiana. Il turismo è un settore con un alto “moltiplicatore”: ogni 100 miliardi di euro di spesa, se ne generano 255 in termini di PIL; di questi, gran parte nei settori dell’alloggio e ristorazione, ma anche nella manifattura che agisce da “indotto”. Secondo stime ISTAT, il peso diretto e indiretto del turismo in Italia arriva a circa l’11% del valore aggiunto nazionale (e al 12% degli occupati).

L’Italia sale nelle classifiche mondiali. Nelle classifiche sul turismo internazionale, l’Italia è tra i pochi paesi tra i primi 10 (insieme a Turchia e Regno Unito) a guadagnare posizioni sia come arrivi turistici sia come entrate, rispetto al pre-pandemia. Tra il 2019 e il 2023, l’Italia scala una posizione della classifica per numero di turisti stranieri, superando la Cina e guadagnando il 4° posto dopo gli Stati Uniti (al 1° rimane stabile la Francia); e anche della classifica per spesa dei turisti internazionali, superando il Regno Unito e piazzandosi al 5° posto, subito dopo la Francia (qui il gradino più alto del podio rimane stabilmente nelle mani degli USA).

Servizi di alloggio ai massimi… Il fatturato dei servizi di alloggio va meglio del totale dei servizi: già record nel 2023, quest’anno continua a crescere (+3,9% nel 2024 a prezzi correnti la variazione acquisita a settembre, contro un +0,6% del totale servizi), anche se dà segni di rallentamento in volume (-1,5% l’acquisito degli alloggi, -0,2% per i servizi totali). Per confronto, il fatturato dell’industria registra a settembre una variazione acquisita per il 2024 negativa sia in valore (-4,6%), sia in volume (-3,5%).

…e capacità ricettiva molto utilizzata. L’utilizzo della capacità degli esercizi ricettivi ha ormai superato i livelli pre-pandemia: 51,5% nel 2023 contro il 49,0% nel 2019 (era ancora il 48,3% nel 2022). Continua l’upgrading decennale degli esercizi alberghieri: più posti letto negli alberghi a 5 stelle e di lusso (+13% nel 2023 rispetto al 2022) e nei 4 stelle (+2,8%), in risposta al trend globale di maggiore domanda per turismo di lusso. Cresce anche l’uso di tecnologie digitali per l’acquisto di servizi turistici: secondo l’Istat, nel 2023 si consolida ulteriormente l’uso del digitale per la prenotazione degli alloggi, che ha avuto una forte spinta dopo la pandemia; il 70% circa delle prenotazioni avviene via internet (contro il 58,4% nel 2019 e il 66,6% nel 2022).

Prospettive ancora buone. L’indice di fiducia del turismo delle Nazioni Unite mostra aspettative positive per il 4° trimestre del 2024, anche se al di sotto delle prospettive per il periodo maggio-agosto. A livello europeo, continua l’ottimismo tra le imprese del settore dell’ospitalità: secondo il Barometro di Booking 2024, il 65% degli albergatori europei intervistati ha riportato una performance solida. Circa metà degli intervistati sottolinea anche l’emergere di nuovi trend nel settore: prenotazioni con maggiore anticipo (probabilmente per assicurarsi i prezzi migliori) e soggiorni più brevi.

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EUROPA, LE CONFINDUSTRIE DEL NORD A CONFRONTO SULLE STRATEGIE UE PER LE PMI

Il 50% dell’export Made in Italy è destinato al mercato europeo; le regole europee stabiliscono oltre il 70% della normativa di riferimento per le imprese. Non si può e non si deve fare a meno dell’Europa. Ma di quale Europa hanno bisogno le piccole e medie imprese italiane?

L’evento che si è tenuto oggi a Desenzano del Garda, organizzato da Confindustria Lombardia in collaborazione con Confindustria Brescia insieme con Confindustria Emilia-Romagna, Confindustria Piemonte e Confindustria Veneto, ha provato a rispondere a questi quesiti guardando alle necessità delle PMI e agli orientamenti strategici necessari, in un contesto di instabilità e cambiamenti epocali per continuare a garantire un alto livello di innovazione e competitività nel medio-lungo periodo.

“Le sfide che le PMI italiane hanno di fronte, in particolare le concomitanti transizioni energetica, ambientale e digitale, necessitano di pianificazione industriale, di tempo adeguato e di considerevoli risorse per gli investimenti: dall’Europa le piccole e medie imprese del Nord si aspettano più sostegno e meno vincoli regolatori, ma soprattutto vogliono un’Unione Europea che riporti al centro l’industria per competere alla pari con i principali player globali in termini economici e di incentivi a supporto delle imprese, perchè non esiste Europa senza industria” è la dichiarazione congiunta dei Presidenti Alberto Biraghi, Piccola Industria Confindustria Piemonte, Giorgio Luitprandi, Piccola Industria Confindustria Lombardia, Davide Piol, Piccola Industria Confindustria Veneto e Andrea Pizzardi, Piccola Industria Confindustria Emilia-Romagna.

Il Presidente della Piccola Industria di Confindustria Giovanni Baroni, aprendo il convegno, ha dichiarato che “queste 4 regioni da sole valgono metà del PIL dell’Italia, terza economia UE. Stiamo parlando di uno dei cuori produttivi dell’Europa. Ed è un cuore manifatturiero e internazionalizzato. Da qui partono due terzi delle esportazioni italiane – 400 miliardi di controvalore – per metà dirette verso gli altri paesi UE. Dietro questi numeri c’è un tessuto largamente formato da Pmi spesso con una fortissima integrazione a livello industriale, commerciale e finanziario in cluster e filiere europee e internazionali. Per questo, è fondamentale che osservazioni e richieste che provengono dalle Pmi di questo territorio vengano ascoltate a Bruxelles con particolare attenzione, che si tratti di semplificazione, di infrastrutture materiali e immateriali, di facilitazione degli investimenti per l’innovazione o di capitale umano”.

Nel corso del suo intervento a Desenzano Stefan Pan, Vice Presidente di Confindustria per l’Unione europea e il Rapporto con le Confindustrie europee, ha indicato le priorità: “Accanto ai pilastri della competitività e di una politica industriale europea, nella nuova legislatura UE sarà essenziale introdurre una serie di azioni mirate a sostegno delle PMI, soprattutto in materia di semplificazione. In particolare, servirà un piano ambizioso dedicato alla riduzione degli oneri burocratici e di reporting e all’accelerazione delle procedure autorizzatorie (permitting), basato su strumenti come il “Controllo di competitività”, per valutare l’impatto delle nuove norme europee sulle aziende, e il “Test PMI”, per le ricadute dirette sulle piccole e medie imprese. La sostenibilità ambientale va integrata con quella economica e sociale, riconoscendo all’impresa il suo ruolo di creatrice di valore e di valori per tutti i cittadini.”

All’incontro “Gli orientamenti strategici dell’Europa a supporto delle PMI” sono intervenuti anche il Direttore della Delegazione di Confindustria presso l’UE, Matteo Borsani, l’europarlamentare Massimiliano Salini e il Presidente della Piccola Industria di Confindustria Brescia, Marco Capitanio.

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Europa al bivio, benessere e competitività o declino industriale

Si è tenuto oggi, presso il Teatro San Fedele a Milano, il dibattito ‘La visione lombarda per il futuro dell’Europa’ organizzato da Confindustria Lombardia e Politics Hub.

All’incontro, aperto dai saluti del Presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella, sono intervenuti il Ministro degli Affari Esteri e Vice Premier, On. Antonio Tajani, il Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giancarlo Giorgetti, l’On. Matteo Renzi, l’On. Carlo Calenda.

Ai politici presenti al dibattito Confindustria Lombardia ha presentato il documento ‘Focus Lombardia’, elaborato dal sistema confindustriale lombardo come integrazione regionale al documento ‘Fabbrica Europa’ di Confindustria, al fine di mettere in risalto le specificità delle filiere produttive lombarde, tenuto conto anche del fatto che la Lombardia è la prima regione manifatturiera d’Italia e la seconda in Europa, e la prima regione italiana per esportazioni (26% del totale italiano) con un valore dell’export di 163,57 miliardi di euro nel 2023.

Il Presidente di Confindustria Lombardia, Francesco Buzzella ha sferzato la politica dichiarando che “Confindustria Lombardia ha fortemente voluto questo incontro perché alle elezioni europee di giugno c’è in gioco il futuro dell’Europa: la scelta sarà tra il benessere e la competitività o il declino industriale. Ai leader abbiamo voluto trasmettere l’auspicio che le future istituzioni comunitarie riportino l’industria al centro dell’Europa tornando a investire nell’unico asset in grado di evitare il declino del nostro continente”.

Netto il giudizio del presidente degli industriali lombardi sulla commissione uscente: “la realtà che si trovano ad affrontare le imprese oggi è nota: misure basate sull’ideologia anzichè su dati e metodi scientifici, talvolta attraverso una legiferazione in contraddizione con gli stessi obiettivi green; un quadro regolatorio incerto e disincentivante per gli investimenti; mancanza di fonti di approvvigionamento energetiche a costi concorrenziali; margini di competitività ridotti a vantaggio degli altri player globali. Tutto ciò sembra il preludio di una deindustrializzazione dell’Europa” ha concluso Buzzella.

Tra le proposte contenute nel documento Focus Lombardia indirizzate alle prossime istituzioni dell’Unione Europea: sostegno alle politiche per la competitività nella transizione verde e digitale con focus sulle competenze, approvvigionamento energetico a prezzi che consentano alle imprese europee di competere ad armi pari con USA e Cina, rafforzamento del mercato interno e del sistema industriale europeo in relazione ai competitors globali, centralità della ricerca e innovazione, affermazione del principio di neutralità tecnologica e fondo europeo di investimenti a supporto delle politiche industriali.

Download Focus Lombardia

Paolo Simoncini




XI edizione del World Manufacturing Forum 2023

Si terrà lunedì 27 e martedì 28 novembre a Treviglio (Bg) presso la sede di SDF Group La XI edizione del World Manufacturing Forum “Nuovi modelli di business per il manifatturiero del futuro” . Nel corso dell’evento istituzioni, leader industriali ed esponenti del mondo accademico e della ricerca si confronteranno sulle tendenze e sulle sfide della produzione manifatturiera globale concentrandosi in particolare sui nuovi modelli di business in relazione al nuovo mondo multipolare e sostenibile.

Diego Andreis , presidente della World Manufacturing Foundation

Al WMF 2023 sarà inoltre presentato il Report della World Manufacturing Foundation che conterrà le 10 raccomandazioni per industria e stakeholders sviluppate da un gruppo internazionale di esperti. Quest’anno il report avrà come focus le catene del valore manifatturiere globali e l’impatto sui modelli operativi, come l’innovazione e le tecnologie digitali stanno influenzano la riprogettazione di nuovi modelli di business, la servitizzazione dei mercati B2C e B2B, modelli di business net-zero.

Marco Taisch

Tra gli speaker che si alterneranno sul palco del World Manufacturing Forum vi sono Diego Andreis, World Manufacturing Foundation, Attilio Fontana, Regione Lombardia, Francesco Buzzella, Confindustria Lombardia, Marco Taisch, World Manufacturing Foundation, Lodovico Bussolati, SDF Group, Ian Cronin, World Economic Forum, Jagjit Singh Srai, University of Cambridge, Dean L. Bartles, Manufacturing Technology Deployment Group, Arafat Al Yafei, Industrial Development Bureau, Dominik Rohrmus, Siemens e Labs Network Industrie 4.0, Monica Poggio, Bayer Italia, Andrea Ceglia, DG Ricerca e Innovazione – Commissione Europea, Milan Kumar, ZF Commercial Vehicles, Ken Somers, McKinsey & Company, Marius Lakomiec, EOS.

WMF 2023: IL PROGRAMMA

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CONFINDUSTRIA: RALLENTA LA CRESCITA DELL’ECONOMIA ITALIANA

Piatta la crescita dell’economia italiana, sorretta dai servizi, ma frenata dai tassi elevati. L’inflazione è meno alta, ma le Banche Centrali alzano i tassi ai massimi, e il credito è in ripiegamento perché troppo caro. In Italia i servizi sono trainati dal turismo, l’industria è debole, le costruzioni in calo. Gli investimenti sono frenati, i consumi incerti, mentre l’export di beni è in riduzione. La Germania è in recessione, secondo i previsori sarà di breve durata.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Andamento lento. La dinamica del PIL italiano nel 2° trimestre 2023 è stimata molto debole, quasi ferma, come sintesi della flessione di industria e costruzioni e del proseguire della crescita (moderata) nei servizi. Le attese sul 3° sono poco più positive. Il prezzo del gas ha esaurito la caduta e galleggia poco sopra i minimi, ma l’inflazione scesa solo in parte ha indotto la BCE a rialzare ancora i tassi, peggiorando le condizioni creditizie. Mentre il traino estero all’export di beni si è arrestato.
  • Inflazione in rientro. L’inflazione italiana continua la discesa (a giugno +6,4% annuo), grazie al prezzo del gas poco sopra i minimi (32€/mwh) che ha infine riportato i prezzi energetici al consumo su ritmi moderati (+2,1%). Una dinamica alta resta sui prezzi alimentari (+10,7% da un picco di 12,9%) ma in frenata, grazie alla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime (flessione negli ultimi due mesi). I prezzi core rallentano (+4,7% da +4,9%), più per i beni che per i servizi, ma il processo è solo agli inizi.
  • Tassi ai massimi. A luglio la FED ha alzato il tasso negli USA a 5,50% non escludendo nuovi rialzi, ma i mercati considerano questo come l’ultimo. Anche la BCE ha deciso un altro rialzo a luglio, a 4,25%, lasciando la porta aperta per ulteriori mosse, giudicando l’inflazione ancora troppo alta.
  • Credito troppo caro e più scarso. Le imprese italiane stanno subendo un continuo aumento del costo del credito (4,81% a maggio). Questo sta riducendo lo stock di credito bancario (-2,9% annuo a maggio). Le indagini Istat e Banca d’Italia mostrano un irrigidimento dei criteri di offerta (costi, ammontare, scadenze, garanzie), una domanda frenata dal costo eccessivo, una quota significativa di imprese che non ottiene credito (6,0%), soprattutto perché rinuncia per le condizioni onerose (56,3%).
  • Servizi trainati dal turismo. La principale spinta nei servizi resta il turismo: la spesa degli stranieri in Italia a maggio registra un +13,2% sul 2022 e i passeggeri in aeroporto sono nel 2° trimestre sopra i livelli del 2019. A giugno, il PMI è sceso a 52,2 (da 54,0) indicando minor crescita e l’RTT index conferma la frenata; a luglio, la fiducia delle imprese di servizi ha recuperato i livelli di aprile.
  • Industria debole. A maggio la produzione ha messo a segno un rimbalzo (+1,6%), ma da inizio anno si è comunque contratta molto (-1,9%; la manifattura -2,4%, con i mezzi di trasporto in controtendenza, +3,0%). Deboli le prospettive: a giugno il PMI manifatturiero ha continuato a ridursi, indicando forte calo (43,8 da 45,9) e RTT segnala flessione del fatturato; a luglio la fiducia delle imprese prosegue la caduta.
  • Costruzioni in calo. Le costruzioni non stanno più trainando l’industria (30% di beni manifatturieri tra i consumi dell’edilizia). L’attività nel settore ha registrato il secondo calo consecutivo a maggio (-0,7%), con un -4,3% da inizio anno. RTT segnala a giugno un altro forte calo del fatturato. Segnali discordanti dai permessi di costruire nel 1° trimestre: cresce il comparto residenziale, cala il non residenziale.
  • Investimenti frenati. La produzione di beni strumentali è in calo nei primi 5 mesi del 2023 (-2,6%). I dati qualitativi suggeriscono che nel 2° trimestre le condizioni per investire si sono deteriorate (saldo a -20,4 da -18,1), mentre le attese delle imprese sulla spesa per investimenti nei prossimi 6 mesi sono migliorate ma restano basse (20,4 da 14,9; indagine Banca d’Italia): pesa il credito più caro e difficile.
  • Consumi incerti. L’ICC traccia una riduzione della spesa nel 2° trimestre (-0,6% annuo), sintesi del calo per i beni e della crescita dei servizi. E a luglio c’è stata una frenata della fiducia. Ma le temperature record potrebbero accrescere i consumi di elettricità (condizionatori). Un sostegno viene dal mercato del lavoro: ad aprile-maggio +0,4% il numero di occupati sul 1° trimestre (+184mila nei primi 5 mesi).
  • Export di beni in calo. A maggio si è attenuata la riduzione dell’export italiano (-0,3% a prezzi correnti); pesa il forte calo della domanda dei paesi UE (-1,7%) mentre è buona la performance extra-UE (+1,2%). I beni strumentali registrano il calo più forte (-2,6%), dopo gli energetici. Prospettive negative per i prossimi mesi dagli ordini esteri delle imprese manifatturiere, che a luglio hanno toccato il minimo da gennaio 2021 (-20,6 il saldo). Recupera, solo in parte, il commercio mondiale a maggio (+0,3%).

Analisi del Centro Studi di Confindustria Italia.

(nella foto di copertina: Carlo Bonomi – Presidente di Confindustria)

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Aumentano i segnali di indebolimento dell’economia italiana

In aumento i segnali di indebolimento dell’economia italiana, soprattutto nell’industria. La crescita è più fragile, con il lento calo dell’inflazione e il credito più caro. I servizi sono meno dinamici, le costruzioni reggono, ma l’industria perde terreno. Nei consumi delle famiglie italiane ci sono meno beni, in particolare alimentari, e più servizi. Gli investimenti sono deboli e la domanda estera è in calo per i beni. Segnali di rallentamento nell’Eurozona, negli USA un brusco stop dell’industria, mentre la ripartenza in Cina è sotto le attese.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Crescita più fragile. Si continuano ad accumulare segnali di indebolimento, specie per l’industria e le costruzioni, sebbene il +0,6% del PIL italiano nel 1° trimestre frutti una crescita già acquisita di +0,9% nel 2023. Fattori positivi sono il settore dei servizi che avanza, pur a ritmi più moderati, il prezzo del gas che resta basso, l’occupazione che continua ad aumentare (+0,2% in aprile), alimentando il reddito disponibile totale delle famiglie. L’inflazione lenta a scendere e i tassi in aumento, però, frenano consumi e investimenti, mentre la fiacchezza nei mercati di sbocco ferma l’export italiano.
  • Lento il calo dell’inflazione. L’inflazione italiana ha ripreso la tendenza al ribasso a maggio (+7,6% annuo, da +8,2%), grazie al prezzo del gas in riduzione (30€/mwh) che rallenta gradualmente i prezzi energetici al consumo (+11,5% annuo). I prezzi alimentari crescono altrettanto (+11,4%), ma freneranno nei prossimi mesi perché le materie prime, molto care, non mostrano ulteriori rialzi. La dinamica dei prezzi dei beni e servizi core comincia a stabilizzarsi (+4,8%, da +4,9%), dopo mesi di aumento.
  • Credito più caro. Il tasso pagato per i prestiti dalle imprese italiane è salito ancora in aprile (4,52%). Le condizioni sempre più onerose stanno sempre più frenando il credito bancario, che è in forte riduzione (-1,9% annuo in aprile). La ragione è il continuo rialzo del tasso BCE, in chiave anti-inflazione, portato al 4,00% a giugno, anticipando un ulteriore rialzo a luglio. Il rendimento del BTP italiano, invece, si è ridotto di poco a giugno (3,98% in media) ed è in calo lo spread sui titoli tedeschi.
  • Servizi meno dinamici. Il turismo in Italia in aprile registra un +30,7% sul 2022, in termini di spesa dei viaggiatori stranieri, ed è ormai stabilmente sopra i livelli del 2019. Nei servizi in aggregato, a maggio la fiducia delle imprese ha subito un calo, così come il PMI (54,0 da 57,6), che indica comunque crescita. L’RTT index (CSC – TeamSystem) conferma per maggio una moderazione dell’espansione nei servizi.
  • Le costruzioni reggono. La produzione delle costruzioni ha subito una forte flessione in aprile (-3,8%), dopo il +1,0% nel 1° trimestre. L’indicatore sui nuovi cantieri anticipa, comunque, un andamento stabile dell’attività del settore nel 2° trimestre e anche l’RTT segnala a maggio un rimbalzo del fatturato.
  • L’industria perde terreno. In aprile si è accentuato il calo della produzione (-1,9%), quarta contrazione mensile consecutiva; accusa il colpo la manifattura (-2,1%), settore che finora aveva tenuto bene. Per maggio, segnali misti: il PMI manifatturiero è sceso ancor più in area di contrazione (45,9 da 46,8) e la fiducia delle imprese è di nuovo calata; l’RTT, invece, segnala un rimbalzo dopo il brutto dato di aprile.
  • Investimenti deboli. Le indagini Banca d’Italia del 1° trimestre mostrano un peggioramento: sono calate le attese delle imprese sulla spesa per investimenti nei prossimi 6 mesi (14,9 il saldo, da 20,0); le imprese chiedono meno credito per finanziare investimenti, più per le scorte e il capitale circolante. Inoltre, la produzione in Italia di beni strumentali ha subito un forte calo in aprile (-2,1%).
  • Domanda estera in calo per i beni. L’export italiano di beni è diminuito in marzo e aprile (-2,3% e -1,7%, in valore), sia nei mercati UE che extra-UE; male gli intermedi. Su base annua, la dinamica delle vendite di beni all’estero si è molto ridotta (+1,1% in aprile), penalizzando l’industria, mentre è robusta per i servizi (+17,3%), sostenuta dal turismo. Il commercio mondiale mostra un recupero a marzo, grazie al traino della Cina, non dell’Europa; in aprile migliora l’attività portuale di movimentazione container.
  • Segnali di rallentamento nell’Eurozona. Dopo il piccolo calo di PIL e produzione industriale nel 1° trimestre (rispettivamente -0,1% e -0,2%), i dati qualitativi più recenti, negativi, confermano per il 2° trimestre la debolezza nell’area. Le aspettative delle imprese industriali, infatti, peggiorano in aprile e maggio, rilevando un rallentamento nelle prospettive di domanda; in maggio flettono anche quelle dei servizi; rimane stabile la fiducia delle famiglie, ma ancora molto sotto i livelli pre-pandemici.
  • USA: brusco stop per l’industria. A maggio l’attività industriale americana ha subito una battuta d’arresto: la produzione è scesa di 0,2%, dopo quattro incrementi consecutivi, il PMI manifatturiero è tornato in area di contrazione (48,4 da 50,2), l’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago è crollato (il calo più ampio dal 2020), l’ISM manifattura, già in area recessiva, è sceso di poco. A giugno, però, la fiducia dei consumatori americani è risalita, dopo la correzione al ribasso di maggio.
  • Ripartenza in Cina, sotto le attese. A maggio la produzione cinese ha ripreso a crescere al tasso più sostenuto da quasi un anno, ma le prospettive restano ai minimi, rese più incerte dal mercato immobiliare in flessione già da metà 2021. Bene la manifattura indiana, trainata dalla domanda domestica e internazionale, e anche quella russa, che segna il record da fine 2000 per la crescita dell’occupazione. L’industria brasiliana, invece, resta in calo, seppur in lieve miglioramento a maggio.

Consumi: meno beni (alimentari), più servizi

  • Consumi in recupero, in aggregato Nel 2022 i consumi delle famiglie italiane sono cresciuti del +4,6%, sopra le attese degli analisti. In calo a fine anno (-1,7%), hanno ricominciato a espandersi nel 1° trimestre 2023 (+0,5%), sebbene siano ancora sotto il livello pre-Covid (-1,2%). Questo dato aggregato positivo, però, nasconde una forte eterogeneità di traiettorie.
  • Deboli i consumi di beni… La spesa per i beni è salita meno del totale (+2,4% nel 2022; dati di contabilità nazionale trimestrale). In crescita i semidurevoli (+12,3%), per esempio abbigliamento e vestiario. Invece, una dinamica fiacca caratterizza i beni durevoli (+0,5%), che però erano già risaliti molto l’anno precedente (es. arredamento, elettrodomestici). E soprattutto i non durevoli, rimasti quasi piatti nel 2022 (+0,3%), anche perché la spesa aveva sofferto meno durante la pandemia (-2,8% nel 2020, -11,3% i consumi totali) ed era già tornata ai valori pre-Covid nel 2021.
  • … con meno alimentari Tra i beni non durevoli, la spesa delle famiglie italiane per gli alimentari è in forte riduzione (-3,7% nel 2022; -8,7% nel 4° 2022 dal 1° 2021), in controtendenza rispetto a molte altre voci di spesa. Ciò ha fatto da zavorra alla risalita dei consumi totali, visto anche il peso della spesa alimentare pari al 14% (secondo solo alla spesa per abitazione, acqua ed energia, 23%). I dati sulle vendite al dettaglio di beni alimentari confermano la debolezza della domanda nel 2022 (-4,3%) e mostrano uno stallo nel 1° trimestre 2023 (+0,1%). Pure negli altri paesi dell’Eurozona si ha una contrazione della domanda di tali beni: le vendite al dettaglio di alimentari sono calate di -2,7% nel 2022 e registrano un -0,1% nei primi tre mesi del 2023.
  • Più servizi L’altra voce di spesa che è variata molto è quella dei servizi, ma in direzione opposta: forte rimbalzo nel 2022 (+8,8%), sebbene ancora sotto i valori pre-Covid (-3,9%). Il completo superamento delle restrizioni anti-pandemia ha infatti favorito la spesa proprio in quelle categorie che più erano state penalizzate nel 2020-2021, come alberghi e ristoranti (+26,5% nel 2022) e ricreazione e cultura (+19,6%).
  • Quali i motivi? La domanda repressa per il Covid, liberatasi nel 2022, potrebbe aver frenato gli alimentari, grazie al desiderio di recupero dei “pasti fuori casa” (contabilizzati come servizi, non beni). Una sostituzione di “pasti a casa” con i servizi di ristorazione potrebbe essere stata dettata anche dalla dinamica dei prezzi relativi, a favore dei secondi (+11,4% annuo il rincaro degli alimentari, +6,5% i ristoranti). Inoltre, la diffusione con la pandemia dei servizi di delivery di pasti pronti a casa, a parità di spesa, alza quella in “ristoranti” e abbassa quella in alimentari. Potrebbe poi esserci un “effetto reddito”: le famiglie meno abbienti che hanno accumulato meno extra-risparmio nel 2020-21, ora subiscono maggiore erosione del reddito reale (visto che l’inflazione è da energia): ne può conseguire un impatto più negativo sui consumi alimentari, che rappresentano una maggior quota della loro spesa (26,0% nel quintile più basso, 14,4% nel più alto).
  • Ritorno su dinamiche pre-pandemiche In parte, la dinamica recente evidenzia un recupero dei trend storici, pre-pandemia: il consumo si sposta verso comportamenti più sostenibili (meno spreco di cibo) e abitudini comuni tra i giovani (più pasti fuori casa); da oltre un decennio si vede una ricomposizione della spesa verso i servizi (+6,5% nel 2022 dal 2005) a scapito dei beni (-7,4%), specie non durevoli (-14,0%), tra cui gli alimentari (-10,6%). A inizio 2023 la quota spesa per servizi (51%) ha superato di nuovo quella dei beni (49%).
  • Prospettive per il 2023 I consumi alimentari risentiranno ancora delle tensioni sui prezzi. È probabile che anche la spesa in servizi rallenti, man mano che svaniscono gli effetti del “recupero” dei livelli pre-pandemici (e si esaurisce l’extra-risparmio). Infine, il rialzo dei tassi di interesse potrebbe indebolire nei prossimi mesi la dinamica dei consumi, specie di beni durevoli, più sensibili al costo del credito (es. automobili).
  • Freno all’industria italiana. Il taglio dei consumi alimentari può avere effetti negativi a cascata sull’industria italiana: la produzione del comparto, infatti, è in calo (-2,7% in aprile da gennaio). E l’export, fiacco, non sembra compensare, visto che anche i consumi nei mercati europei sono in flessione.

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