MILANO MODA UOMO: LE TENDENZE UOMO PER LA PRIMAVERA/ESTATE 2016

E così anche per quest’anno la Milan Fashion Week dedicata alle Tendenze Uomo Primavera/Estate 2016 è volta al termine. Molti sono stati i Fashion Show e le presentazioni che hanno affollato questi cinque giorni di moda acarshoes 2 Milano. Parlando di collezioni rigorosamente Made in Italy interessante è il progetto MTO ( Made To Order) di Carshoes emerso durante la presentazione di sabato 20 giugno; la rinomata casa di moda delle classiche scarpe da guidadriving shoes”, pur mantenendo inalterato confort, praticità e qualità, decide di andare incontro alle sempre più sofisticate esigenze del suo cliente dandogli la possibilità di creare una scarpe rigorosamente su misura, scegliendo fra quattro tipologie di pellami pregiati differenti: struzzo, cordovan, coccodrillo e coccodrillo seta. Suggestiva in show-room la possibilità di vedere un vero artigiano Carshoes al lavoro.

orcianiDal marchigiano Orciani vige invece l’armonioso mix fra tradizione, innovazione e come sempre l’utilizzo di materie prime di altissimo livello qualitativo, per poter offrire un prodotto che non scende mai a compromessi. Immancabili le cinture “No buckle, No size, No season”, cinture realizzate senza l’ausilio della classica fibbia, senza taglia e questo proprio perché la stessa cintura può vestire dalla misura 80 alla 120; la limitata presenza di elementi metallici permette all’uomo sempre in viaggio di non doversela sfilare ogni qualvolta si trova a dover salire su un aereo.orciani 2
Di grande interesse anche la cintura “patchwork” costituita da ben 5 tipologie di pellami lavorati con modalità differenti. Fra le bag, interessante la Shopping realizzata in morbido camouflage, che a detta di Claudio Orciani, come il denim, non uscirà mai più di moda.

valextraDal re del minimalismo, Valextra, fiore all’occhiello delle novità per la prossima SS 2016 è la borsa “Polyhedral”, da lavoro o da weekend, questa borsa in pregiata pelle di vitello spazzolato, è presentata in tre colorazioni differenti e nelle tre forme che la stessa può assumere. Di notevole interesse sono anche la “V valextra 2Punch Tote” in color senape, basilare, a mano e con taschino esterno che elegantemente riprende la V di Valetra ed il “V Backpack”, già visto moltissimo in questa stagione è proposto qui in stile classico, a spalla, in pelle nera opaca, scelta ideale per un uomo d’affari che vuole stare sempre al passo coi tempi.

andrea incontriPassando al Ready To Wear sono rimasto particolarmente colpito dalle stampe utilizzate per la creazione della collezione di Andrea Incontri; qui la “Land Art Print”, proposta in diverse tonalità, che riprende l’arida terra del deserto si contrappone alla lussureggiante e coloratissima “Waterleaf Print” ove la sensazione è quella di una natura che prende il sopravvento grazie alla sua miriade di colori.
“Shirtrench”, connubio perfetto fra il classico trench e la camicia, è il focus della collezione Andrea Incontri; proposto in stampe, colori, taglie e dimensioni differenti, questo capo risulta andrea incontri 2essere super versatile e grazie ad una doppia fila di bottoni permette di ottenere due “fit” completamente differenti.
Come nel Ready To Wear così negli accessori la parola d’ordine risulta essere “a-gender”; interessanti la “Bongobag”, il “Bongobackpack” e la Pochette che all’occorrenza si trasforma in una Shopping bag.

Dal 20 al 22 giugno al Superstudiopiù ed all’Ex Ansaldo si è svolta anche l’ oramai ben noto “White Trade Show”, che rispettivamente negli spazi di Via Tortona 27 e 54 ha dato la possibilità a talenti emergenti e non di esporre le proprie collezioni di RTW e Accessori, in tutto 207 fra proposte solo uomo, solo donna ed entrambe.
Nella giornata di lunedì 22 giugno si è concluso inoltre il nuovo progetto lanciato da White e Camera Buyer “Time Award”, nato all’uopo di supportare, dare voce e valorizzare un segmento della moda ancora non molto conosciuto dal pubblico finale; nella Sala Lounge del White, in collaborazione con importanti partner quali Lancia, Farfetch e Russian Buyers Union, dieci fra designer e stilisti elena bugranova Buyer russiasi sono sfidati. Vincitore della manifestazione è Bliss Lau, statunitense e produttore di gioielli Made in USA. Premio speciale è stato assegnato anche da Elena Bugranova, imprenditrice, editrice di Fashion&Beauty e presidente della Camera dei Buyer di Russia, che ha deciso di premiare il Brand italiano Ultrachic per la sua freschezza e la sua gioia di vivere. Elena ha particolarmente apprezzato le stampe, i colori e i tessuti pregiati di Ultrachic perchè molto vicini ai gusti della donna russa contemporanea, che quando veste ama stupire e mai passare inosservata. Per quanto riguarda i Fashion Show sui quali desidero rivolgere l’attenzione sono: Ermanno Scervino, Christian Pellizzari e Stella Jean Homme.

L’arte e l’estro di Ermanno Scervino impressionano come sempre per la loro eleganza; l’uomo Scervino per la prossima SS 2016 riesce a mixare nel proprio guardaroba capi dallo stilescervino military, sartorialità e giacche completamente destrutturate, creando così delle combinazioni piacevolmente inusuali.  Il camouflage ed il maxi pied-de-poul si armonizzano come non mai e capispalla di reminiscenza Napoleonica si trasformano in piumini e caban. Solo Scervino a mio avviso riesce a rendere il rigato regimental e la passamaneria declinata a spilla di una leggerezza tale da esser portati per la vita di tutti i giorni.

Dal giovane Christian Pellizzari è il barocco con il suo magnifico passato, anche se mai rimpianto, e lo jaquard, oramai suo marchio di fabbrica, che pellizzarianimano la collezione primavera/estate 2016; lo Sportswear contamina molte sue uscite pur rimanendo sempre molto raffinato grazie a trame tappezzeria, dettagli e ricami che richiamano fortemente il paese del Sol Levante e l’India. Il risultato è un armonioso mélange fra un genere più formale e da cerimonia e quello più cosmopolita dato dallo stile militare e dall’utilizzo di pezzi daily quali la T-shirt in jersey, il denim e le camicie in popeline.

stella jeanInfine da Stella Jean Homme si respira aria di multiculturalismo; la stilista di origine italo-haitiane per la sua SS 2016 pensa ad un uomo a righe, quelle righe Made in Burkina Faso, che danno movimento e dinamismo a tutta la collezione. Anche qui la chiave necessaria per comprendere appieno il suo stile è il motto “gli opposti si attraggono”; questo si palesa quando il trench o la classica giacca formale sono pensati in coppia con dei bermuda o costumi scervino_2stampati oppure quando il simbolo per antonomasia della cultura metropolitana, il parka, viene sdoganato abbinandolo a sandali dal forte richiamo di natura e tribù.

Barbara Cassani

 

 

 

 

 

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DANIELA de MARCHI: LA SARTORIA DEL GIOIELLO MADE IN ITALY

Spesso nel tornare verso casa la sera percorro a Milano la storica via degli orafi, Via dei Piatti, una tranquilla e raffinata viuzza che dà sulla ben più caotica Via Torino; ogni volta all’altezza del civico 9 il mio occhio viene rapito da una Daniela de Marchiboutique, dietro la cui porta a vetri trovo sempre al lavoro un artigiano, che con fare metodico e tanta pazienza plasma incantevoli gioielli.  Questa è la storia di Daniela de Marchi.  Suono il campanello, attendo qualche secondo, la porta si apre; al suo interno gli alti soffitti dell’atelier sono decorati da installazioni naturali, all’entrata sono appesi dei baccelli di carruba, poco più avanti rami di kiwi e di rose; sul grande tavolo in mezzo alla sala vendita una antica gabbia aperta lascia liberi di svolazzare cinguettando una coppia di canarini mosaico e nello studio, dove mi accomodo, il mio capo è sovrastato da gigantesche foglie di loto. Incontro Daniela de Marchi; la sua ferma stretta di mano me la fa percepire sin da subito come una donna forte e determinata; capello riccio, biondo, un sorriso sincero ed uno sguardo scintillante di estro e creatività. “Il mio sogno è quello di creare dei gioielli che possano aiutare le persone a meglio esprimere il loro carattere; non è il L'atelier di gioelli di Daniela de Marchi gli internicliente che indossa Daniela de Marchi ma è Daniela de Marchi che diventa una parte manifesta della loro personalità”. E’ con questa affermazione che ha inizio la nostra intervista. Cerco di capire meglio la filosofia che sta dietro al suo pensiero e scopro che per Daniela un gioiello si deve indossare, “bisogna caricarlo della nostra energia ed allo stesso tempo deve fare emergere una parte di noi, e questo perché i gioielli sono fatti per giocare, per essere e per sognare“. Per giocare: perché le donne, che sia con un paio di scarpe tacco 12, un vestitino in stile anni ’50 o un gioiello vintage preso in prestito dalla nonna, amano non prendersi troppo sul serio, amano giocare per l’appunto. Per essere: perché un gioiello racconta di noi molto più di quanto possa sembrare. Per sognare: perché con il gioiello emerge l’idea che noi a abbiamo di noi stessi, quello che desideriamo essere, la nostra aspirazione. Daniela appartiene alla categoria dell’essere mi dice e l’accessorio che più la rappresenta e che indossaDaniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italy sempre, è un voluminoso anello della collezione “DD Diamons” oramai un pezzo storico per le sue affezionate clienti ma realizzato in oro rosa e impreziosito da diamanti; eh sì, perché in Atelier non troviamo solo accessori in argento, bronzo, rame, ottone e smalti ma su richiesta anche in oro.
La texture che l’ha resa celebre e che è allo stesso tempo suo tratto distintivo è il dropage, termine da lei brevettato che rappresenta un francesismo I gioelli di Daniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italy 2della parola inglese drop, il cui significato è goccia, per l’appunto questa è la tecnica della fusione a cera persa ove la cera sciolta nelle sue collezioni è poi ricomposta in una serie di piccole gocce forgiate una ad una. Colpisce positivamente in boutique il grande viavai di gente ed allo stesso tempo la calma e l’attenzione con cui le sue alacri aiutanti coccolano i clienti; Daniela ha insegnato loro prima di tutto ad osservare ed ascoltare attentamente, solo facendo così si riesce ad entrare in empatia e capire realmente ciò che il cliente desidera, le sue realiI gioelli di Daniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italy 3 necessità. Gli atelier Daniela de Marchi sono una vera e propria sartoria del gioiello, e questo perché è il cliente che in base all’occasione, all’umore, all’abito da utilizzare può decidere se acquistare un prodotto tra le numerose collezioni sempre presenti in Boutique oppure personalizzarlo, cambiando il colore degli smalti oppure la pietra. Le chiedo se possiede ancora la sua prima creazione e lei con orgoglio me la mostra insieme ad altri due I gioelli di Daniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italy 4anelli; il primo è una semplice fascia ricoperta di dropage, lei la definisce la sua ricerca tecnica, il secondo rappresenta la ricerca della forma ed il terzo l’equilibrio raggiunto. A questo proposito, parlando di eccellenza, Daniela mi dice che per lei ciò che può esser considerato nei suoi gioielli è l’adattabilità al proprio gusto di un pezzo che è stato studiato in modo da avere in sé un armonico mix di ricerca del bello ed equilibrio. “Chi compra ddm fa una scelta di I gioelli di Daniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italy 7campo: acquistare solo e solamente Made in Italy, acquistare un prodotto realizzato completamente a mano in Atelier, una creazione che non vuole stare al passo con le spietate regole del mercato. Un pezzo su misura richiede tempo per essere realizzato, I gioelli di Daniela de Marchi la sartoria del gioiello Made in Italye questo il mio cliente lo sa e lo considera un valore aggiunto”. L’idea, che forgiata darà luce ad un gioiello ddm , non è costituita da un processo standardizzato o da ciò che va di moda in quella o quell’altra stagione; l’ispirazione in Daniela può nascere da una forma, da uno stato d’animo, da un caffè alla Fondazione Prada come da uno scambio reciproco di idee con una cliente, la sua fantasia si nutre di emozioni. Daniela vede il suo futuro ricco di impegni, molti i progetti già in essere, sia in Italia ove il suo brand Daniela de Marchì è già riconosciuto e consolidato che all’estero; parla di sviluppare nuovi mercati ed addirittura di aprire dei monomarca, sempre considerando il fatto che stiamo parlando di una piccola artigiana. Io per il momento incrocio le dita e faccio il tifo per Daniela de Marchi, “la sarta del gioielloMade in Italy.

 

Versione articolo in lingua russa

Matteo Beltrama

“Итальянский передового опыта в Милане”  адресная книга Мэтью Бельтрама

Matteo Beltrama personal Shopper in MILANO

 




LAURA BIAGIOTTI: FASHION SHOW PRIMAVERA ESTATE 2016

Per lei Giubileo con la moda, Laura Biagiotti ha studiato un nuovo dialogo tra i vestiti e la natura, presentando un progetto culturale di leggerezza e femminilità intrigante spensierata.Nella galleria VERDE installata nel PiccoloBiagiotti RS16 1671 Teatro di via Rivoli a Milano, gli abiti che scorrono diventano giardini del futuro: stampe floreali, trasparenze e volumi fluidi compongono l’intensa ricchezza di immagini, metafore e savoir-faire che la moda esprime. Eleganza delicata ma anche esotismo e mistero seducente definiscono la stampa orchidea ispirata agli acquerelli della iconica Royal Horticultural Society della Gran Bretagna. Un simbolo di sensualità, questi fiori con il loro aspetto fragile e dal potente significato sono sempre stati considerati in grado di allontanare negatività e utilizzati per i filtri d’amore ed elisir della giovinezza. Anche la tavolozza dei colori si ispira alle orchidee: dal bianco puro del Phalaenopsis ai toni crudi di ibridi a righe, dalle intensi spruzzi di colore e di specie selvatiche ai pastelli del Blue Regina, combinato con il nero e sprazzi di rosso.
Biagiotti RS16 1616Leggendario il “vestito Bambola” di Laura che si è evoluto in forma e ora arriva con tessuti imprevisti e con influenze sorprendenti. Creato dalla designer a metà degli anni settanta, si celebra la libertà della silhouette che si espande grazie alle ruches. Il nuovo vestito Bambola suggeriscono allusioni sensuali con la sua trasparenza. Abbaglia con gli strass e l’abbellimento opulento ed è composto da strati di pizzo e toile.
Decorazioni naturalistiche e labirinti magici rinascimentali ispirati, sotto forma di simboli e nodi, sono ricamate e usati come intarsi su tessuto e maglieria. Un vero e proprio artigiano rinascimentale appare in passerella Biagiotti come un sublime esempio di superba fattura italiana. Fiori ed elementi decorativi creati con grosgrain e nastro sono abilmente inseriti come intarsio su chiffon, biancheria e maglieria. Queste vere e proprie opere d’arte sono realizzate con la tecnica del collage intaglio.
Umori anni settanta determinano le lunghezze e la pienezza del fluire di abiti che ondeggiano languidamente e sottolineano la figura. Anche i dettagli come archi legati al collo o alla Biagiotti RS16 1609cintura influenza con il movimento.
Le maniche sono romantiche con ruches sui polsini, e hanno anche capolino in pelle e gilet trapuntati. Pizzo e ruche aggiungono un sofisticato tocco di sensuale. Gli abiti – stampati, ricamati o di broccato “Nuovo Dandy” – sono catturati dai riflettori. Gemme e elementi lucidi vengono utilizzati come abbellimenti.  Gli accessori hanno un atmosfera anni Settanta: i tacchi alti, zeppe con bande, muli, e sandali stringati.
Borse con maglia a tracolla e frange, mentre le borse hobo sono realizzate in morbida nappa. Gli occhiali da sole iconici di Laura Biagiotti spiccano: l’amata e avvolgente struttura che è Biagiotti RS16 1685aancora raccolta da milioni di donne si ristilizza con acetato stampato con righe, fiori e loghi intrecciano e combinato con lenti sfumate.
La nuova era della maglieria si concentra su una varietà ricca di tecniche: filati pregiati sono combinati con più strutturato tesse Biagiotti RS16 0667come mesh. Lucidi e nervature creati con filati ultraleggeri formano abbellimenti e forme geometriche direttamente sulla silhouette. Pastello strisce sono disponibili sul caviglia maglia gilet, abiti e caftani. Micro-rete ha un luccichio misterioso.
Logo stampa jacquard accentua il tema bicolore che viene utilizzato anche su tessuto in un mix di elementi che si sovrappongono, a volte con tocchi di rosso. Vestali moderne a guardia del culto della moda colpiscono con abiti in lino vaporosi che appaiono solennemente in passerella.

Chiudo lo show con” Erbario di Laura “, una reinterpretazione di una stampa famosa lanciata nel 1979.  Abiti di lino con volumi enfatizzati, definiti dal pizzo, evocano la incessante ricerca estetica che ha avuto luogo nel corso di una carriera di 50 anni, e segue una riflessione senza tempo di Baudelaire che non conosce stagioni perchè l’ossimoro della moda, come la natura, sta estraendo l’eterno dall’effimero”Laura Biagiotti

laurabiagiotti.com

Video

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LAURA BIAGIOTTI E LA RUSSIA

“Dopo la sfilata al Cremlino del febbraio 1995, mi hanno definito scherzosamente la “Signora in Russo” ma la mia Russia viene da più lontano. Nel 1982 la Signora Gromiko assiste per la prima volta ad una sfilata di modaLaura Biagiotti in Russia occidentale, per l’appunto nel mio castello di Guidonia. Questo evento ha un grande risalto nei media e in particolare il New York Times titola in prima pagina “Est e Ovest si incontrano sulla passerella”. L’ora di Mosca è scandita dai rintocchi della campana grande della Torre Spasskaya, la più possente e la più bella tra le 20 torri che circondano le mura del Cremlino. L’ora della moda di Laura Biagiotti a Mosca è stata scandita dal passo lieve di 40 indossatrici russe giovanissime e flessuose il 5 febbraio del 1995, per presentare sul palcoscenico del grande teatro del Cremlino, l’opera omnia delle mie creazioni. Avevo inaugurato da poco la boutique a Mosca e visitando il Cremlino fui particolarmente impressionata dal grande teatro che avevo visto da bambina in televisione quale fondale ingessato dei grandi congressi del PCUS, nell’era pre-Gorbaciov. Quel passato è stato sepolto come un’ingombrante dinosauro. La moda è riuscita ad infrangere il muro dei sogni e dei desideri insoddisfatti delle donne russe e li ha tramutati in realtà, la moda vissuta ancora come uno straordinario mezzo di comunicazione. La mia sfilata-spettacolo è riuscita a penetrare nel cuore delle donne russe che hanno scoperto una gran voglia di apparire, di cambiare immagine e guardaroba. Mi piace portare messaggi la dove sono in atto profondi cambiamenti sociali e culturali e in Russia, dopo la caduta del muro di Berlino ho assistito ad una rivoluzione del costume ancora più profonda e radicale di quella cinese.” (Laura Biagiotti)

Francesca Brienza

Laura Biagiotti – Spring Summer 2016

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SLAVA ZAITSEV: L’ARTISTA DELL’ANIMO RUSSO

E’ l’orgoglio della sua nazione, l’incarnazione delle moda e della cultura russa più autentica, nelle sue creazioni si riflette appieno la profondità e la bellezza dell’animo russo: sto parlando di Vyacheslav Mikhailovich Zaitsev o più Slava Zaitsev fashion showcomunemente conosciuto come Slava Zaitsev.
Durante il mio ultimo viaggio moscovita, grazie alla preziosa collaborazione di una delle sue più vicine collaboratrici Viktoria Smirnova, ho avuto l’onore di essere ricevuto da Slava Zaitsev, considerato la più autorevole carica nel panorama della moda e dell’arte dei paesi dell’Est Europa. Mi faccio trovare puntuale all’appuntamento, sono le 10:30 del mattino e mi trovo al civico 21 di Prospekt Mira.
Viktoria da buona padrona di casa mi invita alla scoperta dei segreti della “Dom modi” Slava Zaitsev e della sua ultima collezione di abiti ed accessori.
Ancora vividi sono il ricordo e l’emozione degli attimi di attesa prima del suo arrivo.
Slava si presenta puntuale, è vestito con grande eleganza, completo dal taglio classico due pezzi, pantaloni neri, camicia bianca con il colletto rigorosamente risvoltato come sua abitudine, giacca di un rosso magenta intenso e l’immancabile cappello a cilindro.
Iniziamo subito la nostra intervista e scopro con stupore che, al contrario di quanto pensassi, Slava ha iniziato a lavorare nel mondo della moda quasi casualmente; figlio di un “traditore della patria” a Slava furono precluse molte scuole di formazione; scelse per questo un istituto che lo formò a diventare un esperto di tessuti. Giunto a Mosca da Ivanovo, sua città natale, iniziò a disegnare figurini e qui comprese appieno che la stoffa è solamente il punto di partenza, è la base per la creazione di un vestito e la moda di conseguenza è ciò che completa l’immagine nella sua totalità.
Slava Zaitsev fashionChiedo a Slava quale è nell’abbigliamento lo stile che meglio lo descrive e lui con grande naturalezza mi risponde: “Lo stile classico, quel concetto di classico che si manifesta in una molteplicità di sfumature: il classico dall’aria folk, il classico più spinto, che definirei sexy, e perché no, il classico più contemporaneo e da tempo libero. Lo stile classico è ciò che più si confà ai nostri uomini e alle nostre donne, è la base di tutto, è armonia”.
Ricorda ancora con dovizie di particolari la sua prima sfilata, di cui custodisce ancora con cura i bozzetti originali, fu un vero e proprio scandalo; ad una Mosca abituata a vestire completamente di grigio e nero Slava propose una collezione fatta di giacche imbottite e gonne dai colori sgargianti. Lo sconcerto però fu accompagnato anche dal grande interesse della stampa straniera, e nello specifico quella francese; entra così in contatto con stilisti del calibro di Pierre Cardin, che lo definì “first among equals” ovvero primo fra pari, Marc Bohan, allora fashion design di Dior, Guy Laroche e Madame Carven.
Slava è veramente una forza della natura, nella sua lunga e fortunata carriera non lo troviamo solo nelle vesti di couturier di alta moda ma anche come uomo di spettacolo, per diversi anni lo abbiamo visto nel famoso programma televisivo “модный приговор”, docente della sua prestigiosa scuola di moda ed infine artista, disegna personalmente con il supporto di Slava Zaitsev  sfilatainnovativi software tutte le stampe per tessuti, piastrelle, biancheria e realizza quadri esposti persino in America!
Il suo talento a ben guardare era manifesto già in giovanissima età, cantava in un coro, recitava poesie e amava ballare; un giorno poi su suggerimento della madre che gli disse di imparare a cucire per evitare di starsene seduto ad annoiarsi, iniziò a farlo ed imparò. Insieme alle amiche d’infanzia amava cogliere fiori e poi dipingerli. Insomma, non proprio tutto avviene per caso!
La Russia intera ama Slava ed il suo stile per la sua poliedricità, le sue collezioni non sono mai uguali a se stesse, c’è sempre qualcosa di nuovo ed innovativo pur mantenendo una classicità di fondo, che è il suo marchio di fabbrica.
Slava con orgoglio mi mostra interi cataloghi di sue stampe, prestigiosi scatti fotografici di chiara ispirazione caravaggesca e parte della sua collezione di quadri, alcuni dei quali arrivati a Mosca da una delle sue ultime mostre svoltasi presso il museo etnografico di Pietroburgo.
Il tempo a nostra disposizione è oramai terminato, Slava è atteso ad un concorso che proprio in quel giorno si svolgeva in Atelier, mi saluta invitandomi alla sua prossima sfilata e con grande sorpresa mi fa dono di una su biografia autografata del 1992. Ringrazio nuovamente Slava Zaitsev per la grande ospitalità con cui ha voluto aprirmi le porte della sua “Dom modi” e le preziose collaboratrici che hanno permesso il nostro magnifico incontro. Do svidaniya Slava!

versione articolo in lingua russa

Francesca Brienza

 

 




ERMANNO SCERVINO LO STILISTA AMATO IN AZERBAIGIAN

Ermanno ScervinoQuando da ragazzo vivevo a Parigi, sognavo di essere un designer, e che un giorno avrei vestito le donne più belle del Mondo”. Proprio con queste semplici e provvidenziali parole Ermanno Scervino mi parla della sua gioventù e del suo desiderio di rendere ancora più bella ed elegante la sua donna, la donna Ermanno Scervino. Il tutto ha inizio a fine anni ’90 quando Ermanno Scervino, abitué della nota località sciistica Cortina d’Ampezzo, vede per le strade del piccolo centro tutte quelle belle ed eleganti signore “riscaldate” dai classici piumini in tessuto tecnico, chiaro retaggio anni ’80. Ermanno si immagina subito quello che da li a poco diventerà uno dei capi più desiderati da tutte coloro che amano, durante la stagione invernale, vestirsi in modo glamour non scendendo a compromessi con il temibile freddo: ecco il piumino couture.
La collezione Autunno Inverno 2015-16 di Ermanno Scervino ne è un magistrale esempio già dalla sua prima uscita, un elegantissimo piumino-cappotto bianco immacolato, con una Woman_FW1516_012silhouette a clessidra, maniche svasate, punto vita volutamente messo in evidenza da una mini cintura in contrasto cromatico e bottoni oro in stile military. Per non parlare del piumino-gonna ovvero un vero e proprio piumino declinato in versione gonna oppure il piumino trasformato in un pullover zippato. E’ con il 2000 però che si realizza il sogno di libertà di Ermanno, in collaborazione con il socio ed amico Toni Scervino, fonda la sua Casa di moda, che ad oggi vanta Woman_FW1516_022molte Boutique di proprietà ed altre in franchising, dislocate nei più performanti paesi del mondo, iniziando da Italia, Germania, Francia e UK, per passare alla Russia con Mosca, San Pietroburgo, Azerbaijan, Ucraina, Giappone e Korea. La proposta della Maison Ermanno Scervino oltre alla linea Donna offre anche quella Uomo, Bambino, la collezione ERMANNO e le collezioni di Lingerie e Beachwear. Altra creazione che descrive appieno lo stile romantico, femminile, classico ed al contempo innovativo di Ermanno Scervino è l’abito sottoveste, semplicissimo ed essenziale grazieWoman_FW1516_382 all’utilizzo di tessuti di altissima qualità oppure arricchito a regola d’arte da enbellishment ed applicazioni preziose. Per concludere l’iconica Borsa Faubourg, perfetta unione del savoiur faire rigorosamente Made in Italy e la raffinata femminilità che solo Ermanno riesce a conferire a tutto ciò che crea. E’ proprio sul concetto di artigianalità e di eccellenza che si sofferma il nostro discorso; lungimirante è stata a suo tempo la scelta di acquistare il maglificio vicino a Firenze che produceva già la maglieria Scervino e poco dopo una fabbrica specializzata in couture e pizzi.
Woman_FW1516_143In un tempo in cui la moda italiana emigrava facilmente dall’Italia alla ricerca del Made in Italy “a buon mercato”, Ermanno Scervino ha creduto nell’Italia, ha investito nel suo paese, che nell’arco di pochi anni ha saputo ripagare tale sacrificio. Ogni sfilata è vissuta da Ermanno con vibrante trasporto; indescrivibile quella di Gennaio 2013 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, a Firenze, ove i suoi abiti quasi avvolti da una mistica aura sono diventati tutt’uno con gli affreschi di uno dei più rappresentativi Maestri della pittura del Rinascimento, il Vasari.
Ricorda con piacere il primo Show a Baku per l’inaugurazione della sua Boutique all’interno del Four Seasons Hotel;Ermanno Scervino logo ancora nella sua mente Mehriban Alieva, First Lady dell’Azerbaijan e perfetta incarnazione dell’eleganza e della femminilità della donna azera. Questa terra, così lontana geograficamente ed al contempo vicina a noi per ospitalità lo ha affascinato; molti sono i progetti in vista che legano Ermanno Scervino all’Azerbaijan, paese straordinario ed in continua evoluzione, il ponte ideale, con profonde radici culturali, tra Oriente ed Occidente.

 

Barbara Cassani

 

 

 




LE CRAVATTE DI GIANNI CERRUTI: UNA ECCELLENZA DEL MADE IN ITALY

Milano – Avevo sentito parlare molto di Gianni Cerutti e delle sue cravatte su misura già prima del nostro incontro, mi avevano detto: “Ci metto non una mano sul fuoco bensì tutte e due le mani, i suoi prodotti sono unici, sensazionali,Le cravatte di Gianni Cerutti 1 devi vederli e toccarli soprattutto; non sono sicuro però che rilasci interviste, ma tu provaci”.
Detto fatto e così lo contatto, gli mando una mail e gli racconto il mio progetto, scrivere di eccellenze di Made in Italy, di quelle realtà di nicchia, quelle perle di artigianalità oramai I tessuti e la lavorazione artigianale delle cravatte di Gianni Ceruttidifficili da scovare che proprio perché tali vanno portate alla luce e mostrate al mondo intero; percepisco Gianni piacevolmente interessato e pur essendo molto preso in quel periodo mi dice che si sarebbe trovato a Milano per un ordine proprio pochi giorni più tardi. E’ fatta, ho pensato!
Luogo del nostro appuntamento il prestigioso Hotel Four Season di Via del Gesù a Milano, è proprio vero che la classe non è acqua; Gianni mi fa capire che per proporre un prodotto “top di gamma” anche la location, ove questo va presentato al cliente, nonLe cravatte di Gianni Cerutti 3 deve essere lasciata al caso.
Si presenta all’appuntamento préciso come un orologio svizzero; pantaloni giallo senape in tinta con la stoffa della cravatta (ovviamente di sua produzione), giacca blu scuro a quadri “oversize” di colore bianco, camicia bicolore azzurro chiaro con colletto e polsini bianchi ed occhiali blu elettrico a dimostrare che l’outfit, oggi, è il primo biglietto da visita.

Gianni CeruttiGianni è un ragazzo, non si potrebbe dire altrimenti, dati i suoi 28 anni, ma già con un curriculum vitae degno di nota: giornalista come il nonno paterno, vanta collaborazioni prestigiose con testate di settore come “Vogue Uomo” ove si occupa proprio di raccontare le storie dei migliori artigiani ad oggi ancora poco conosciuti, e non in ultimo l’amore, non solo per la moda, ma soprattutto per il bello, il buongusto, l’eleganza ed il savoir faire tutto italiano.

Passaggio cravatte” è una realtà che nasce a Robbio in provincia di Pavia, insieme alla preziosa collaborazione della moglie, dalla costante I tessuti utilizzati per le cravatte di Gianni Ceruttiricerca, da parte di Gianni, della perfezione; lui è sempre stato un patito di cravatte, tuttavia quella proprio fatta per lui non l’ha mai trovata, fino a quando ha iniziato a tagliare e cucire le proprie, realizzando su misura i propri desideri.
Appassionato del Vintage, e nello specifico di stoffe dagli anni 50 agli anni 80, Gianni si definisce un vero e proprio “antiquario” e questo perché è alla costante ricerca del pezzo più autentico, originale, unico, tanto che per appagare tale suo desiderio cerca di scovare aziende e magazzini in disuso; rammenta con piacere la ricchissima scoperta fatta in una sfarzosa villa di epoca fascista oramai disabitata da decenni.

Per Gianni il vintage è qualità e stampa a mano, a dispetto di quanto oggi riesca a fare la tecnologia; le fantasie e le texture vintage sono uniche, ineguagliabili mi dice, per non parlare della loro durata; le cose un tempo erano create per durare e non per essere meramente alla moda.

Le cravatte di Gianni CeruttiCiò che Gianni offre al suo cliente non è solo una cravatta, un papillon o un foulard “bespoke”, ma un prodotto unico ed esclusivo, che si distingue da tutto ciò che oggi si può trovare sul mercato, e proprio per questo ricco di personalità; un esempio su tutti il fatto che le sue cravatte sono realizzate a “sette pieghe” ovvero non dall’assemblaggio di più lembi di stoffa uniti insieme.
Il cliente di “Passaggio Cravatte” può quindi scegliere stoffa, modello, lunghezza, larghezza, interno cravatta ed iniziali, in classico filo di seta, cotone o oro 24 carati; dandy cosmopolita per antonomasia tanto Gianni quanto il suo cliente sono dei ricercatori dell’eccellenza e di prodotti altamente “customizzati”; Gianni non ama ciò che può essere alla portata di tutti o per meglio dire ciò che può esser definito commerciale.
Questa scelta la porta avanti anche scegliendo volontariamente di non avere un Atelier, un negozio su strada o uno show-room.

Approssimativamente 15 sono i giorni necessari per la realizzazione delle sue cravatte che ovviamente vengono spedite in tutto il mondo.

Dai suoi esigentissimi clienti russi Gianni ha imparato ad essere ancor più “customer-oriented”, a comprendere appieno ciò che gli viene richiesto, le loro reali necessità, insomma a realizzare i loro desideri, facendo risultare la sua attività, a fine lavoro, ancor più stimolante e gratificante. Bravo Gianni!

Francesca Brienza

 

 

 




SARTORIA DILETTO: CREATIVITA’, ARTIGIANALITA’ E UNICITA’

Milano – Mi presento puntuale all’appuntamento presso la sede della Sartoria Diletto sita in Via Giovanni Pacini, 13 proprio a due passi dalla fermata del Metro Piola; vengo subito colpito dal lussuoso ascensore “hold stile” che Andrea Diletto intravedo attraverso le grate di un grigio antracite. Apro la porta e mi sembra di fare un salto nel tempo: ogni dettaglio mi rammenta cosa realmente significasse il lusso negli anni passati, gli interni in legno pregiato, il divanetto in pelle color rosso rubino e l’alternanza fra il vetro fumè delle pareti lavorate con decorazioni floreali e l’ottone di maniglie ed infissi. Al primo piano mi accoglie una porta aperta e subito vedo Andrea, classe 1984; è al telefono, parla in tedesco e sta definendo i dettagli del suo prossimo appuntamento. Completo blu con bretelle, camicia azzurro chiaro con dettagli pois come la cravatta e scarpe scamosciate marroni in tinta con frange, “must have” di stagione.
Mi fa entrare nel suo ufficio, conosco il suo fedele amico a quattro zampe Frida e mi accomodo. Da vero padrone di casa arrivano in men che non si dica caffè e pasticcini, per iniziare con grinta la nostra intervista.

Andrea Diletto è figlio di genitori italiani emigrati prima della sua nascita in Germania. Lui ha solo 30 anni tuttavia gestisce di già con grande maestria un team di 4 collaboratori nel suo show-room e rapporti con fornitori, clienti e stampa. Fin dall’infanzia il sogno di Andrea era quello di creare e nello specifico diventare un sarto; dopo le scuole superiori frequenta per qualche mese una scuola di moda a Stoccarda; capisce subito però che non è quello che fa per lui, la moda va studiata in Italia e nello specifico a Milano così per un periodo decide di lavorare in locali notturni per Sartoria Diletto MI  lavorazione artigianale 1guadagnare in fretta ciò che qualche mese dopo gli permetterà di frequentare una delle più prestigiose scuole di moda di Milano, lo IED, l’Istituto Europeo di Design.
Qui frequenta per ben tre anni il corso di Fashion Design e si diploma. Il suo sogno però non è solo quello di disegnare per la moda ma proprio creare e per questo decide di imparare a confezionare abiti come si faceva una volta, e dove se non da Caraceni a Milano?  E’ oramai luglio, Andrea non vuole perdere tempo quindi prende il telefono e con la scusa di fissare un appuntamento per la realizzazione di un abito riesce a parlare proprio con il Signor Caraceni in persona; l’emozione è grande, gli trema la voce, poi si fa forza e a cuore aperto svela l’intento della sua chiamata. Diletto racconta a Caraceni che lo ammira a tal punto che per imparare a cucire sarebbe disposto anche a lavorare gratuitamente, chiede solo una possibilità, questo è il suo sogno.
Sartoria Diletto MI la lavorazione artigianaleCaraceni è titubante, difficile è insegnare a cucire ad un ragazzo di oramai 23 anni; questo è un lavoro che si può imparare solo iniziando da piccoli. Riflette per qualche secondo, la tenacia di quel ragazzo però gli dice di provare e da appuntamento ad Andrea a settembre, appena dopo l’estate. Caraceni mantiene la parola e poche settimane dopo il loro primo contatto telefonico fa iniziare Andrea a lavorare nella sua famosa e prestigiosa sartoria.

Andrea mi confessa che i primi mesi sono stati i più duri, vuoi per l’ambiente sicuramente non giovane e contemporaneamente per l’approccio sartoriale molto molto tradizionale; tuttavia passano cinque Sartoria Diletto MI un particolare della lavorazione artigianaleanni ed Andrea ora è un sarto, ed è pronto a spiccare il volo. La filosofia della Sartoria Andrea Diletto è quella di volere offrire un prodotto della massima qualità, rigorosamente fatto a mano e prodotto in Italia; il valore aggiunto di Andrea però è l’approccio, più dinamico e sicuramente giovane; per Andrea il binomio imprescindibile della sua Sartoria è Artigianalità e creatività.
Andrea desidera rendere l’esperienza del “Bespoke” realmente unica e per questo è lui stesso ad andare dal suo cliente; lo raggiunge nella città in cui vive, prende in affitto un loft e la trasforma in Atelier, organizza un catering che possa allietare il piacevole momento di analisi che Andrea svolgerà. Questa è una delle fasi importanti del suo lavoro perché, come Andrea cerca di capire quali le reali esigenze del cliente così il cliente prende le misure sul servizio che gli verrà offerto.

Andrea prepara per ogni suo cliente dei “Moodboard” che facciano comprendere quale è il suo metodo di lavoro; prende trentatré misure, scatta foto, mette in luce i punti forti della fisicità del suo cliente ed al contempo comprendere come celare quegli immancabili difettucci, che tutti noi possediamo. Ora è tutto pronto, torna a Milano ed inizia il vero lavoro sartoriale; il metodo Diletto prevede tre prove antecedenti la consegna dell’abito ed un periodo di attesa stimato in circa tre mesi. La prima prova è effettuata solo con una imbastitura ed ha la finalità di vedere se l’abito “cade bene” come si suol dire in gergo tecnico; poi segue una seconda prova ed una terza con relativa consegna dell’abito appeso su una gruccia in legno personalizzata a dovere.
Altri dettagli da non trascurare sono la taschina interna appositamente realizzata per portare con sé gli occhiali, oppure la fodera interna che viene appositamente scelta dal committente; quello che più Andrea Diletto MI 1mi ha colpito però è il cucire l’etichetta della Sartoria all’interno di una delle tasche della giacca, e questo perché il desiderio di Andrea è far sì che sia il taglio e l’abito in sé, con la sua manifattura a parlare della Sartoria Andrea Diletto.

Gli abiti di Andrea Diletto sono pronti a sfidare il tempo, lui ci mette la mano sul fuoco per ciò che realizza e per fare questo durante la loro imbastitura lascia ben sedici centimetri di stoffa, in caso di eventuali modifiche nel tempo; l’esclusività del suo “bespoke” però non finisce qui: una volta terminato l’abito, il tessuto viene ritirato e mai più utilizzato per nessun altro suo cliente, per garantire ad ognuno di possedere un pezzo unico.
Altro servizio da mille e una notte è il lavaggio, nel senso che a fine stagione nel momento in cui si ha necessità di dare una rinfrescata al proprio completo, Andrea lo fa ritirare, lo porta in Italia, lo fa lavare nella lavanderia di fiducia e poi lo fa stirare personalmente dai sui collaboratori e lo riconsegna pronto per essere riutilizzato. Incredibile!

In programma nei prossimi mesi l’apertura di un Atelier-Showroom in zona Navigli a Milano; un luogo molto intimo, non il classico negozio, ci saranno appunto all’interno i suoi collaboratori alSartoria Diletto MILANO lavoro, un luogo dove poter trovare del “Bespoke” con dei prezzi più contenuti: mentre un classico completo della Sartoria Andrea Diletto gravita intorno ai 4000 euro, la sua seconda linea avrà un prezzo che si aggirerà intorno ai 2000 euro.
Andrea la definisce una “seconda linea” ove però qualità e artigianalità sono ancora elemento imprescindibile; il tutto parte da una “imbastitura” sempre realizzata in Sartoria, su tessuti scelti dallo stesso Andrea, che poi sarà adattata alle necessità del cliente e che permetterà anche a chi desidera un prodotto magari non così impegnativo, di poter vestire Sartoria Andrea Diletto.

Francesca Brienza

 

 

 

 




GIANFRANCO FERRE’: LA CAMICIA BIANCA SECONDO ME

La camicia bianca secondo Ferrè Milano marzo 2015Un segno – forse “il” segno – del mio stile, che rivela una costante ricerca di novità ed un non meno costante amore per la tradizione”; questa è la citazione dello stilista Gianfranco Ferrè che sta alla base della mostra “La camicia bianca secondo me” inaugurata, Lunedì 9 marzo, nella prestigiosa Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano.

Come ci rammenta la Direttrice della fondazione Gianfranco Ferrè, Rita Airaghi, questa è una mostra che vive una sua seconda vita, la prima è stata a Prato, legata più ad un concetto diLa camicia bianca secondo me - Ferrè Milano marzo 2015 4 architettura industriale, e che sicuramente, avrà nuove vite ancora.
Quando ci si appresta a visitare questa mostra bisogna partire dal concetto che, come diceva Ferrè: “la moda è anche sogno” e qui sogno e realtà sono legate da una perfetta sinergia, che riesce a fare emergere un Gianfranco Ferrè capace di grande progettualità, profonda cultura sia artistica che estetica e rivolto sempre al futuro e quindi all’innovazione.

La camicia bianca secondo me - Ferrè Milano marzo 2015 1La camicia bianca, elemento di continuità stilistica che accompagna il vissuto artistico e di vita di Ferrè è il capo a lui più congeniale, ciò che permette di rileggere i canoni dell’eleganza, un vero e proprio esercizio progettuale che mira a destrutturare e ricomporre le infinite identità di questo capo, la camicia.
L’apertura della mostra si presenta ai nostri occhi con una serie di vibranti teli sui quali vengono proiettateLa camicia bianca secondo me - Ferrè Milano marzo 2015 7 immagini di bozzetti e schizzi autografati da Ferrè; nella prima sala attraverso delle macro-installazioni fotografiche, che danno quasi l’idea di vedere a raggi X i capi, si cerca di far emergere i valori strutturali della camicia.
Nella seconda sala regine incontrastate sono le ventisette camicie bianche, in taffettà , crepe de chine, seta, raso, tulle, piquet, merletti, ricami, impunture e la luce che su di essere viene irradiata; questa permette grazie anche ai giochi di luci ed ombre che vengono a crearsi di ottenere degli effetti plastici. Ai lati della sala delle teche contenenti bozzetti, schizzi, appunti, giornali di moda e fotografie d’archivio.
Il lavoro di annientamento e ricomposizione del concetto di camicia La camicia bianca secondo me - Ferrè Milano marzo 2015 convegnosi manifesta quando Ferrè inverte la posizione dei classici elementi, facendo diventare il collo una mini cintura da mettere in vita, sino ad arrivare alla camicia proposta nel 2000 creata magistralmente dal geniale intreccio di un “maxicollo”.

In questa mostra l’intera filosofia di Ferrè si dipana e nella camicia sembra di rivedere la punta di un iceberg al di sotto del quale si cela tutto il mondo Gianfranco Ferrè, che trasformando il famoso verso di Quinto Orazio Flacco potremmo dire “ut camicia poesis” ovvero la camicia è come la poesia e la poesia è come le camicia, per indicare come la moda non è solo paillettes e lustrini ma in primis una forma d’arte.

Francesca Brienza

 

 




CRISTIANO BURANI: IL PERFETTO CONNUBIO FRA RAZIONALITA’, ESTRO CREATIVO E SAVOIR-FAIRE MADE IN ITALY

Ho avuto il piacere di conoscere Cristiano Burani qualche anno fa nello Showroom Società Italia durante una delle mie prime campagne vendita; ricordo in modo chiaro, come fosse ieri, uno stile ricco di dettagli, fatto di tessuti pregiatiCristiano Burani e pellicce dal taglio unico ed innovativo.  Cristiano si definisce il prototipo di “italiano vero”, cresciuto nel bello; un’infanzia felice a Bologna, fatta di affetti autentici ed una famiglia unita; i giochi di gruppo con altri bambini, i campi estivi e il gusto di imparare a stare insieme: questi i valori con i quali è diventato grande. Importanti studi scientifici alle spalle, prima il liceo, poi una solida laurea in medicina e con il tempo la presa di coscienza di sé e di quello che desiderava realmente nella sua vita: fare la moda. In lui convivono due personalità opposta mi confessa, da un lato la razionalità, l’amore per lo studio ed il rigore trasmessagli dalla scienza; la medicina proprio questo gli ha insegnato ovvero ad incanalare la fantasia e l’estro in modo razionale. Dall’altra parte quel concetto di eccellenza Cristiano Burani 2016 1inteso come unione fra il senso del bello, del colore e delle proporzioni. Gli studi alla Parsons School of Design e poi prestigiose collaborazioni con case di moda del calibro di La Perla, dieci anni passati al fianco di Anna Molinari e poi cinque in Versace.

Con gli anni il tocco di Cristiano si è fatto più maturo e personale, un gusto che è arrivato a concepire una donna normale, di strada ama definirla; il suo è un look “decontractè” per dirlo alla francese, fatto di abiti comodi e da portare con disinvoltura. Tutto questo si respira anche nella sua ultima collezione, presentata qualche settimana fa nella prestigiosa sala dell’Arengario durante la Milan Fashion Week: tessuti Jacquard in seta, jersey di viscosa, lurex e cotone, dettagli in pelliccia, denim stone-washed e pelle lucida. Qui è il colore a giocare un ruolo di primaria importanza, rosso vivido, arancione, giallo zafferano, blu nelle sue diverse variazioni eCristiano Burani 2016 2 stampe floreali.

Ciò che amo delle creazioni di Cristiano è l’attenzione scrupolosa al dettaglio, le minuziose finiture, i materiali di prima qualità che rispettano l’ambiente; Cristiano si fa certificare che tutte le tinture usate per la realizzazione dei suoi prodotti siano ottenute rispettando gli standard ecologici in vigore. I suoi prodotti sono completamente realizzati in Italia, e con precisione in Puglia, e Cristiano Burani 2016 3questo elemento mi fa affermare a gran voce che il suo ad oggi è uno dei pochi Brand 100% Made in Italy. Cristiano è un uomo che si è fatto da sé, tanto lavoro, sacrificio, una casa di moda completamente autofinanziata e oggi un successo riconosciuto in tutto il mondo; Ariana Grande agli Emi Music World di Glasgow vestita Cristiano Burani ne è solo un esempio. Il viaggio è la fonte primaria di ispirazione per Cristiano, l’esperire la vita in luoghi culturalmente lontani Cristiano Burani 2016 4da lui, il vedere cosa mangia la gente, “il semplice sedersi da Starbucks, bere un caffè e scrutare la città che vive, un’esperienza senza prezzo”. La presenza di continui stimoli è ciò che Cristiano ama del suo lavoro; “la moda – ci dice – ogni sei mesi riparte da zero e tu Cristiano Buranicon essa, per questo mi piace”; “è un mostrare al mondo il tuo valore aggiunto ogni volta; un po’ di rischio c’è come in tutte le cose belle e non facili da raggiungere ma è proprio questo ciò che mi sprona sempre a fare meglio”.  Cristiano Burani: il perfetto connubio fra razionalità, estro creativo e savoir-faire Made in Italy.

Francesca Brienza

 

Cristiano Burani 2016 5Cristiano Burani 2016

 




MILA ANUFRIEVA: AMBASCIATRICE DEL MADE IN ITALY

Mila AnufrievaSono seduto al tavolo di uno dei più prestigiosi hotel di Milano, il Carlton Hotel Baglioni e sono le dieci del mattino; sono molto emozionato, sto per intervistare una delle più autorevoli istituzioni della moda russa, italiana ed internazionale: Mila Anufrieva.
Arriva con la sua solita pacatezza, elegante, un lungo e semplicissimo abito nero, borsa a mano di Rubeus in pelle rossa; mi stringe la mano e rimango subito colpito dal suo anello della collezione “Paillettes” di Chantecler ove una cascata di petali di smalti e oro rosa tintinnano armoniosamente ad ogni suo movimento ed una collana con ciondoli a forma di cornetti, molto ricca ma allo stesso tempo pulita e di una raffinatezza unica, come è solo il suo stile.

Mila è russa e più precisamente di San Pietroburgo; appartenente ad una famiglia di lunga storia ed importanza della Venezia del Nord, studia per diventare insegnante, come voleva la madre, ma il sogno nel cassetto è sempre stato quello della moda.
Sin da ragazza amante del buon gusto e dell’eleganza, Mila, nel periodo “sovietico” è attratta da quel folgorante mondo della moda che solo per sentito dire si conosceva. Inizia giovanissima per gioco ad acquistare all’estero capi d’abbigliamento ed accessori firmati, rigorosamente Made in Italy, da rivendere nella sua città.  Senza saperlo Mila stava iniziando ad entrare a fare parte di quel mondo che tanto sognava.

Apre la sua prima Boutique a Pietroburgo nel 1989 ed il successo è talmente grande che stilisti del calibro di Valentino, Capucci, Fendi, Lanvin, Sergio Rossi e Mila con Temur Tvalavadze e Zaven Vardanyan - stilisti brand Balthazar CheriGilli le chiedono di investire in uno spazio più grande, ancora più prestigioso e poco tempo dopo ecco “Vanity” all’interno del Nevski Palace Hotel, l’Hotel per antonomasia a San Pietroburgo.
A Pietroburgo Mila ha fatto sfilare Top Model del calibro di Claudia Schiffer, Eva Erzigova e Linda Evangelista, suoi i party ed i ricevimenti più “in”; Mila, o “Madame Vanity” come erano soliti chiamarla un tempo, ha conosciuto la moda vera, quella che creava stile e che andava al di là delle mere leggi del mercato attuale del “quanto vendi? quanto costa? quale il ricavato?”quella moda che oggi, ahimè, sta venendo meno.

Mila è la prima a portare non solo il Made in Italy in Russia ma l’Italia; fa sì che la Russia fino ad allora così chiusa verso tutto ciò che rappresentava l’Occidente, si apra alla moda, al glamour, a quella esclusività che solamente il Savoir faire italiano può donare. Dopo una grave malattia e le invidie che hanno causato la perdita di quell’impero milionario creato dal nulla, Mila rinasce, ritorna a vivere, più forte di prima.
Gli anni passati l’hanno cambiata molta, sarebbe strano il contrario, ma allo stesso tempo questo passato così ingombrante sembra non più appartenerle, non sembra far più parte di lei o per lo meno, è presente in lei solo come esperienza, come un bagaglio di vissuto che l’ha arricchita e l’ha temprata. Di russo Mila ha il carattere, la forza per l’appunto, che la spinge a pretendere sempre il meglio da se stessa e da chi la circonda; lo stile e la sensibilità, e quella capacità di vedere al di là della mera apparenza, e questo nella moda è di fondamentale importanza, sono più italiani.

Mila con la Sig.ra Maria Elena Aprea - Chantecler e Bona Bonarelli - BM CommunicationMila non ha ideali o muse da rincorrere, a cui aspirare; sicuramente più vicina ad uno stile giapponese ove la pulizia dei tagli e delle linee sono i padroni incontrastati, Mila sente l’eleganza come un qualcosa che o ti appartiene o non ti appartiene, eleganza è nei gesti, in uno sguardo, la si coglie dal modo di camminare ed allo stesso tempo è strettamente interconnessa con la cultura di una persona.

Per Mila oggi la moda, con la M maiuscola, quella fatta di idee, ingegno, sperimentazione e creatività, nasce dal profondo, per lei è qualcosa di naturale; più portata al togliere, al rendere semplice ed armonico quando si parla di look, preferisce giocare con gli accessori, con il colore, con quei dettagli che fanno la differenza.
Innamorata da sempre del nostro paese, l’Italia e di tutto ciò che di bello questo ha da offrire, Mila si batte in prima linea per far sì che emergenti stilisti italiani possano emergere nel non semplice mondo della moda; e quando le chiedo se si considera una ambasciatrice del Made in Italy, lei mi risponde che questa è la sua più grande ambizione, perché il Made in Italy deve vivere mi dice.

Luxury Lifestyle Atelier” è la sua rivincita, è il tornare alla vita, quindi non è solamente un blog ma una vera e propria piattaforma avente lo scopo di fornire a singoli o società consulenze di altissimo livello nel campo del Lusso e PR strategy. Qui Mila parla di ciò che conosce più di tutto ovvero quel lifestyle di lusso che comprende moda, arte, design, benessere, bellezza e viaggi; Mila mette a disposizione il suo “Know how”, la sua esperienza pluriennale nel settore e la sua ricca rete di contatti per promuovere all’estero il meglio del Made in Italy.

Ai suoi “pupilli” Mila dà solamente un consiglio, ovvero essere sempre ed in ogni modo se stessi, dimostrare quello che si è, la propria personalità e non farsi influenzare dalle ferree regole del business; e quando le chiedo se uno più di tutti le ha dato grandi soddisfazioni, lei mi risponde che non si può scegliere, ad ognuno di loro, dal primo istante in cui li ha incontrati ha dato un pezzo del suo cuore.

Matteo Beltrama

Versione in lingua russa

“Итальянский передового опыта в Милане”  адресная книга Мэтью Бельтрама

Matteo Beltrama personal Shopper in MILANO