Alessandro Camelio: quando il tempo diventa l’ingrediente principale

Il 30 ottobre, il ristorante «GOSTЬ», situato all’interno del complesso esclusivo «Zolotoy Ruchey» a Sestroretsk, San Pietroburgo, in Russia, ospiterà un evento gastronomico d’eccezione: una cena d’autore italiana con Alessandro Camelio, fondatore e proprietario di “Stato Brado“, un innovativo progetto gastronomico italiano. Fondato in Italia nel 2019, “Stato Brado” è molto più di un ristorante. È un vero e proprio laboratorio gastronomico, dove le tradizioni della cucina italiana incontrano la ricerca scientifica, le tecniche innovative di fermentazione della carne e l’arte di esaltarne il sapore. Alessandro Camelio ha dedicato oltre sei anni allo studio dei processi di frollatura e fermentazione della carne. Dopo un percorso imprenditoriale, ha scelto di dedicarsi completamente alla gastronomia, formandosi professionalmente come macellaio e specialista nei processi di fermentazione della carne. Ha così sviluppato una propria filosofia: il gusto autentico nasce dal rispetto della materia prima, dalla precisione tecnica e dal valore del tempo. Il suo approccio innovativo ha ottenuto importanti riconoscimenti professionali. Nel 2024 Alessandro è stato candidato al premio «Leone d’Oro» a Venezia per il suo contributo innovativo al settore gastronomico.

Nel 2025 “Stato Brado” ha ottenuto un brevetto per una speciale marinatura enzimatica, frutto di anni di ricerca applicata, capace di valorizzare in modo nuovo la consistenza e le caratteristiche organolettiche della carne. «Il tempo diventa un ingrediente»: è questa l’idea alla base della filosofia di Stato Brado. Qui la gastronomia si trasforma in arte e ogni prodotto è il risultato di un lavoro meticoloso, di sperimentazione continua e di autentica maestria artigianale. Il 30 ottobre 2026 con inizio alle ore 19:00, gli ospiti di «Zolotoy Ruchey» avranno la rara opportunità di conoscere personalmente questa filosofia gastronomica.

Lo chef Maurizio Liccardi

Insieme allo chef Maurizio Liccardi, Alessandro presenterà una cena d’autore articolata in sei portate, accompagnate da una selezione di vini accuratamente abbinati. Musica italiana dal vivo, un’atmosfera di raffinata ospitalità e l’opportunità di scoprire da vicino l’arte della gastronomia italiana contemporanea renderanno questa serata un’esperienza davvero speciale.

30 ottobre 2026, ore 19:00 – Ristorante «GOSTЬ» – Complesso «Zolotoy Ruchey» – Sestroretsk, San Pietroburgo, Russia.

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Numeri record per TUTTOFOOD 2026 a Fiera Milano

Seconda edizione di TUTTOFOOD curata da Fiere di Parma, una fiera internazionale agroalimentare, che rappresenta un ulteriore motore di export, fatturato e relazioni internazionali per il Made in Italy. Si chiude con numeri record TUTTOFOOD 2026, che registra in quattro giorni 123mila presenze, di cui 27mila dall’estero, con un incremento del 30% rispetto all’edizione 2025. La partecipazione di un numero così rilevante di operatori professionali, tra industria, distribuzione, ristorazione, importatori, buyer, dimostra la capacità della manifestazione, organizza per il secondo anno da Fiere di Parma, di trasformare la domanda globale di qualità alimentare in relazioni commerciali, sviluppo e accesso ai mercati e, contemporaneamente, il suo ruolo, sempre più forte, di piattaforma economica internazionale di riferimento per il food & beverage.

Il risultato, frutto di un’alleanza di sistema tra Fiere di Parma e Fiera Milano con il coinvolgimento per la parte internazionale di Koelnmesse, organizzatore della più importante manifestazione al mondo, Anuga di Colonia, si inserisce in un’edizione che ha occupato 10 padiglioni, 82.000 metri quadrati netti di superficie espositiva sold out, in crescita del 15%, riunito 5.000 brand (+20%, di cui circa il 30% esteri) e 4.000 top buyer internazionali.

“I numeri e i pareri unanimemente positivi da parte di espositori, buyer, visitatori, frequentatori abituali delle storiche fiere mondiali del cibo, lo confermano: abbiamo coperto uno spazio inspiegabilmente ancora libero, realizzando in Italia un evento di portata internazionale per l’agroalimentare del tutto nuovo e che ora ogni anno, grazie all’alternanza strategica tra Cibus e Tuttofood, metterà a disposizione del Made in Italy un palcoscenico e un hub globale per affermarsi ulteriormente – afferma Antonio Cellie, AD Fiere di Parma – coerentemente con il prestigio, il ruolo, la rilevanza internazionale che il cibo e la cucina italiana hanno nel mondo”. “Oggi le fiere, infatti – continua Cellie – non sono più soltanto vetrine di prodotto. Sono luoghi di business, in cui le imprese misurano la domanda internazionale, creano mercati, costruiscono relazioni commerciali e trasformano la reputazione del Made in Italy in risultati economici. La crescita delle presenze ci dice che le aziende e gli operatori cercano luoghi fisici e qualificati in cui orientarsi dentro un mercato globale più frammentato, più selettivo e più competitivo”.

La crescita delle presenze assume, infatti, un valore ancora più significativo perché avviene in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche, dazi, pressione sui costi energetici, volatilità delle materie prime e ridefinizione delle catene internazionali di fornitura. In questo scenario, il food si conferma uno dei comparti più solidi ell’economia italiana: nel 2025 le esportazioni italiane di beni alimentari hanno raggiunto i 72,4 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto al 2024. Sul fronte industriale, il comparto continua a esprimere forza anche in termini di fatturato, con l’industria alimentare italiana che nel 2025, secondo Federalimentare, ha raggiunto 204 miliardi di euro, in crescita del 3,6% sull’anno precedente. Un ruolo, quello dell’Italia del cibo, confermato con entusiasmo dai tanti buyer internazionali presenti in fiera, che hanno descritto la cucina italiana come punto di riferimento europeo per il food premium e gourmet. Per i buyer provenienti dagli USA, dall’America Latina, dall’Asia, dal Golfo, ma anche da Paesi europei come la Francia, il Made in Italy ha una reputazione molto alta, grazie all’innegabile qualità delle materie prime, ma anche alla sua autenticità, all’affidabilità produttiva, alla distintività dell’offerta e al valore gastronomico e culturale che porta in sé. Nella testimonianza di un importante buyer europeo, emerge un dato molto significativo: circa il 70% del business ristorativo della sua insegna ruota attorno a prodotti italiani, a dimostrazione che la cucina italiana è ormai strutturale nell’offerta horeca internazionale e molti mercati non considerano sostituibili alcune categorie italiane, a partire dall’olio d’oliva, passando per l’aceto balsamico, la farina, la pasta, fino ai biscotti e al cioccolato. Per alcuni operatori, come Cencosud (America Latina) e City Super Group (Honk Hong), l’Italia rappresenta addirittura il principale mercato europeo di sourcing alimentare.

Un elemento interessante è che il cibo italiano non viene percepito solo come classico o tradizionale, ma anche come capace di innovare, sperimentare e creare nuove ricettazioni gastronomiche, anticipando i trend. Il Made in Italy non è visto soltanto come “heritage”, ma come un elemento vivo e contemporaneo.

E, a proposito di innovazione, secondo Ben Costantini di Sesamers, società francese che ha portato in fiera start up da 7 Paesi, specializzate in piattaforme software, bevande funzionali, salse artigianali e macchinari per la trasformazione, “TUTTOFOOD non è solo un luogo dove vendere i prodotti di oggi, ma è il luogo in cui la prossima generazione di innovatori del settore alimentare trova il proprio mercato”.

Al termine di TUTTOFOOD, il Banco Alimentare della Lombardia ha raccolto circa 25 tonnellate di cibo dalle oltre 600 aziende che hanno generosamente scelto di donare le proprie eccedenze alimentari, permettendo di destinare alimenti ancora in perfetto stato a più di 1.000 Organizzazioni Partner Territoriali convenzionate (mense, centri di accoglienza, case-famiglia, etc.), a beneficio di oltre 200.000 persone in difficoltà.

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Successo a Firenze per “Taste19”: il salone dedicato enogastronomia italiana di alta qualità

Il salone dedicato al mondo delle piccole imprese agroalimentari ed enogastronomiche italiane di alta qualità (gli espositori quest’anno sono stati 810) , tenutosi alla Fortezza da Basso di Firenze dal 7 al 9 febbraio 2026, cresce ancora e consolida il profilo B2B che ha assunto nelle ultime stagioni: il totale dei visitatori è lo stesso di un anno fa, oltre 12.300, ma con un ulteriore aumento dei compratori esteri e una leggera flessione del pubblico finale. Selezione, varietà merceologica, formato allestitivo e cultura del cibo sono i fattori vincenti di Taste, ma la differenza la fanno i prodotti e le storie delle persone che sono dietro ai banconi.

Anzitutto i numeri di questa 19esima edizione di Taste: 810 espositori, 8.500 compratori specializzati (di cui oltre 900 esteri, erano 615 nel 2023, 750 nel 2024, 890 nel 2025…), 1.500 visitatori professionali (fornitori, agenti e rappresentanti), 650 giornalisti (di cui una settantina esteri), 1.700 appassionati e gourmet.

“Taste è un evento basato sulla relazione diretta e sulla scoperta di prodotti unici per qualità, provenienza e impegno – hanno detto Daria Vagelli e Vanni Marchioni, responsabili commerciali del salone -. “È questo che rende la nostra manifestazione riconoscibile e diversa da tutte le altre fiere del food. A ogni edizione Taste riesce a centrare gli obiettivi. Anzitutto la soddisfazione delle aziende espositrici, poi il consenso dei buyer e degli operatori di settore, che hanno dimostrato di apprezzare la selezione proposta e la varietà merceologica. Promuovere e comunicare l’agroalimentare e l’enogastronomia può apparire un esercizio semplice, ma noi di Pitti sappiamo quanto sia sfidante far emergere l’eccellenza, andandola a cercare sul territorio e mettendo al centro chi ne è artefice. Questa è la carta vincente”. 

Anche Raffaello Napoleone, amministratore delegato, ha avuto parole entusiastiche sull’edizione 19 di Taste: “Ancora una volta vogliamo sottolineare con soddisfazione la presenza e l’attenzione delle istituzioni, a cominciare dal Governo, rappresentato dal sottosegretario all’Agricoltura e alla Sovranità Alimentare Giacomo La Pietra e naturalmente dal presidente di Ice Matteo Zoppas, che è stato affiancato da un team di lavoro dell’Agenzia che ha lavorato in tutti e tre i giorni del salone e con il quale stiamo sviluppando una fondamentale collaborazione iniziata da un paio d’anni per promuovere l’arrivo dei compratori esteri. E ancora la Regione Toscana con l’assessore allo sviluppo economico e all’agricoltura Leonardo Marras e il Comune di Firenze con l’assessore allo sviluppo economico, turismo e fiere Jacopo Vicini. Come sempre abbiamo infine potuto contare sulla partecipazione attiva del nostro main partner UniCredit, protagonista attraverso i suoi dirigenti regionali di incontri ravvicinati con una serie di espositori per raccogliere informazioni utili all’offerta della banca in materia di sostegno all’internazionalizzazione e all’innovazione tecnologica”.

A conclusione, da sottolineare anche il successo di pubblico e i tanti apprezzamenti ricevuti per gli eventi e le partecipazioni speciali di questa edizione, il focus sui vini eroici da terre estreme, gli Spirits, la partecipazione di Coldiretti con le masterclass sull’olio. E ancora per i temi originali, le tendenze del mondo food e i protagonisti invitati sul palco dei TASTE TALK (il ruolo dell’olfatto con Mane; sinergie tra turismo e true food; i consumi della Gen Z; il fenomeno dei cibi fermentati; crisi climatica e gastronomia, il rapporto tra chef e produttori; la nuova generazione della ristorazione e le nuove tendenze di Tè e infusi…), e ai TASTE RING di Davide Paolini (il boom del panettone fuori stagione; dalla panetteria alla bakery; gli chef stellati che diventano produttori), e tutte le presentazioni andate in scena nella UniCredit Taste Arena.

Senza dimenticare le bellissime sculture totemiche e pop True Food Series al Padiglione delle Ghiaia, fatte di cibo vero (peperoncino, meringhe, lenticchie, pane…), rigorosamente a mano, realizzate da Arabeschi di Latte in collaborazione con Dylan Tripp, ispirate dal tema di questa edizione.
E ancora, seguitissimi gli oltre 60 eventi in città per il FuoriDiTaste: sempre più originali e curati, che hanno reso protagoniste le aziende di TASTE in luoghi speciali di Firenze.

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TUTTO FOOD 2025: 95.000 presenze per l’hub del cibo Parma – Milano – Colonia

Chiude oggi con 95.000 presenze (dato aggiornato alle ore 13.00) l’edizione 2025 di TUTTOFOOD MILANO, dopo 4 giorni straordinariamente densi di appuntamenti, incontri, meeting, convegni, educational e tasting che hanno impegnato i visitatori in veri slalom tra i 10 Padiglioni di Rho Milano Fiera e nelle loro agende.

Tutti confermati i 3.000 top buyers internazionali del cibo facenti parte del Buyers Program Fiere di Parma in collaborazione con ICE, a cui si sono aggiunti circa 7.000 rappresentanti di catene distributive e della ristorazione organizzata straniere giunti autonomamente in fiera, che consentono di stimare nel 25% del totale gli ingressi di operatori dall’estero.

In tema di agende, su quelle 2026 circa il 70% delle aziende presenti ha già segnato l’appuntamento con TUTTOFOOD MILANO 2026, che si terrà dall’11 al 14 maggio, spingendosi fino a Cibus 2027 (Parma, 4 -7 maggio). 

“Questo straordinario risultato di re-booking ci dà la misura concreta della soddisfazione registrata dagli espositori che non ci stupisce per Cibus, ormai entrata nella business routine degli operatori del food italiani”, commenta Antonio Cellie, Amministratore Delegato di Fiere di Parma, “Abituati al quartiere di Parma ora abbiamo preso confidenza con le dimensioni di quello milanese e stiamo già lavorando al lay-out 2026 per renderlo ancora più leggibile ed efficace. Certamente ci appare molto lusinghiero per questa nostra prima edizione di TUTTOFOOD MILANO che possiamo definire veramente globale”, aggiungendo che si tratta di “un’ulteriore conferma della validità e della forza dell’hub del cibo che stiamo costruendo Parma – Milano – Colonia”.

Spente le luci a Rho Milano Fiera, la macchina organizzativa della manifestazione riparte con un nuovo roadshow internazionale che vedrà il team Parma&Colonia impegnato in incontri di presentazione a operatori e stakeholder dei vari Paesi in occasione delle principali manifestazione fieristiche del food, a partire già dal PLMA di Amsterdam il prossimo 20 e 21 maggio, per continuare con Bangkok nei giorni dei Thaifex (27-31 maggio), New York in occasione del Fancy Food (29 giugno – 1° luglio) e culminare a Colonia durante Anuga (20 e 25 ottobre) con un vero evento di kick off per TUTTOFOOD MILANO 2026 e CIBUS 2027, occasione per celebrare la forza della collaborazione tra Fiere di Parma e Koelnmesse.

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Grande successo per “Taste18” l’edizione 2025 del salone di Pitti Immagine dedicato alle eccellenze gastronomiche italiane

La 18esima edizione di Taste non ha tradito le aspettative: con 770 espositori e 8.483 buyers (di cui 892 esteri, +23.5% rispetto allo scorso febbraio), la manifestazione di Pitti Immagine registra un nuovo record di presenze e consolida la leadership tra le manifestazioni dedicate alle piccole imprese italiane – familiari, artigianali, industriali – di eccellenza: la parte migliore dell’agroalimentare nazionale e delle specificità territoriali del Paese.

“Se mi guardo indietro, anche solo di qualche stagione – dice Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – quasi non credo a questi risultati, pur vivendo tutti i giorni l’impegno e la cura che le nostre persone mettono nell’organizzare e comunicare Taste… e i numeri, per quanto straordinari, non dicono tutto, non danno l’idea dell’atmosfera di questi giorni in Fortezza. Bisognava esserci per capirlo: la cosa che mi ha dato più soddisfazione è il senso di energia allegra, del piacere di lavorare e incontrare, il rispetto e la curiosità che si stabilivano a ogni tavolo tra il produttore e il suo cliente, potenziale o già fedele, e tra gli espositori stessi. Credo che le nostre scelte di allestimento, grafica, selezione, alternanza di merceologie e storie, servizi e occasioni di formazione, diano un grande contributo, ma la verità è che questo è un mondo con qualità umane di grande spessore”.

“E sono particolarmente contento – aggiunge Napoleone – che il Ministro Lollobrigida abbia vissuto con noi questa esperienza, parlando con tantissimi espositori, interessandosi alle storie, registrando i problemi, incoraggiando programmi e desideri di crescita, portando l’attenzione del Governo insieme al Sottosegretario La Pietra. Ringrazio ovviamente anche la Sindaca di Firenze Sara Funaro e il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, anche loro qui a far sentire la vicinanza delle istituzioni”.

Sull’affluenza dei compratori (negozi specializzati, distributori e importatori, department store, professionisti dell’horeca, ristoratori, chef ed esperti delle materie prime) va intanto detto che l’aumento del 19% rispetto all’edizione del 2024 riproduce lo stesso aumento che lo scorso anno venne registrato rispetto al 2023… E i quasi 900 compratori esteri fanno un balzo addirittura di quasi il 24%, in rappresentanza di oltre 60 paesi. Ai primi posti troviamo Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera, Gran Bretagna, Spagna, Austria, Belgio, Olanda, Turchia; da segnalare anche le presenze dell’Est europeo e di tanti mercati extra continentali: Australia, Giappone, Canada, Corea del Sud, Singapore, Thailandia, Emirati Arabi e Arabia Saudita, Messico, Brasile, Nuova Zelanda.

Complessivamente, considerando anche agenti, rappresentanti e fornitori, gli oltre 600 tra giornalisti e operatori media e il pubblico di appassionati gourmet entrati in Fortezza nei tre giorni, Taste ha raggiunto e superato quota 12.300 visitatori.

“Ogni stagione miglioriamo la manifestazione – interviene Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – anche ascoltando con attenzione le esigenze di espositori e buyer. Nei mesi scorsi ci sono arrivate molte domande di prima partecipazione, la maggior parte meritevoli di risposta positiva, ma dobbiamo crescere con giudizio e gradualità. L’esperienza e la conoscenza che abbiamo consolidato, grazie anche al contributo di Davide Paolini, sono decisivi per selezionare le nuove domande nel mantenere un alto livello di qualità e identità”.

“Taste 2025, proprio come le costellazioni, che sono state il tema ispiratore di questa edizione, ha creato ancora una volta connessioni e nuovi abbinamenti – conclude Poletto – intercettando le tendenze più vive del mercato e della cultura del food contemporanei. La spinta verso l’internazionalità era uno degli obiettivi che ci eravamo posti e i risultati di questa edizione sono significativi, grazie anche al lavoro in stretta sinergia con Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Agenzia ICE, che ci ha permesso di portare in Fortezza un nutrito e qualificato gruppo di operatori da tutto il mondo. Concludo citando il successo e i tanti apprezzamenti per gli eventi e le partecipazioni speciali di questa edizione, il focus sui vini eroici da terre estreme, gli Spirits, i temi caldi e originali dei Taste Talk e dei Taste Ring di Paolini, e tutte le presentazioni andate in scena nella UniCredit Taste Arena. E seguitissimi i quasi 70 eventi in città per il FuoriDiTaste, sempre più originali e curati, che hanno reso protagoniste le nostre aziende in luoghi speciali di Firenze”.

Paolo Simoncini

Credits photo: AKAstudio-collective




Dai che ti stampo una bistecca!

Per le inchieste di Russia News oggi affrontiamo il discorso della “carne alternativa”.

Recentemente sul web si è scatenata una battaglia tra divulgatori in merito alla produzione, da parte dell’azienda Redefine Meat, di carne stampata in 3D a partire da cellule staminali; tecnica che si aggiunge a quella della coltivazione in laboratorio di cui abbiamo già parlato.

Facciamo allora un po’ di chiarezza sulla confusione mediatica emersa da questa notizia.

Tutto parte da un articolo della giornalista americana Brooke Becher,  che spiega le dinamiche della produzione di questo tipo di carne, pubblicato sul sito statunitense Built-In, di cui è collaboratrice.

Ma attenzione alle parole, perché l’articolista spiega sì come funziona la carne stampata a partire da cellule staminali animali, ma non cita la Redefine Meat come ditta distributrice di questo alimento.

Eppure la notizia che gira su molti canali web e social attribuisce all’azienda israeliana la produzione e la distribuzione in diversi ristoranti europei di carne stampata da tessuti animali, anche facendo riferimento – erroneamente – al pezzo di Brooke Becher.

Questa è la dimostrazione di come una notizia può venire facilmente manipolata, mixando informazioni non coerenti tra loro, e diventare virale pur non riportando la verità.

Perché è vero che la carne stampata può derivare da cellule animali ed è vero anche che Redefine Meat produce carne in 3D, ma le due cose non coesistono perché questa ditta lavora su una base rigorosamente vegetale.

I suoi prodotti sono sviluppati anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e vengono utilizzati da vari chef nei propri ristoranti, ma sono acquistabili anche dai privati tramite uno shop online.

L’azienda sottolinea con orgoglio una lavorazione sostenibile e vegana, affermando inoltre che i suoi articoli presentano una consistenza e un sapore che ricordano la carne tradizionale.

Ora, se sia veramente così noi in questa redazione non possiamo affermarlo, non avendo mai assaggiato queste “specialità”, sicuramente innovative, ma dal nostro punto di vista assai poco appetibili.

Senza dubbio possono costituire una valida alternativa per chi segue un’alimentazione a base vegetale, ma ci preme evidenziare che questa tipologia di prodotto non si può definire “carne“;  termine il cui significato in lingua italiana è esattamente: “Parte muscolare del corpo dell’uomo e degli animali” – come spiegatoci dall’enciclopedia Treccani.

A questo punto, in molti si chiederanno quali ingredienti si utilizzino per creare queste alternative vegetali.

Lo chef di uno dei ristoranti italiani che utilizzano il marchio israeliano, spiega che vengono prodotte con proteine vegetali (non meglio specificate), olio di cocco, succo di barbabietola, e aromi (anche questi, non meglio specificati).

Va da sé che i valori nutrizionali sono differenti (e di conseguenza anche gli effetti sul corpo umano), così come l’esperienza sensoriale riferita da chi ha assaggiato questi piatti, che mimano molto bene ma, ovviamente, non eguagliano gli originali.

Ma oltre alla carne, la tecnica del food printing viene utilizzata anche per altri alimenti, come pasta e dolci.

Il funzionamento del processo parte da un modello al computer dell’alimento, poi scomposto in strati, ognuno dei quali costituisce un livello che viene fisicamente stampato e sovrapposto agli altri, creando così l’oggetto desiderato, grazie all”inchiostro che viene appositamente preparato in base agli ingredienti scelti.

Sembra futuristico, ma in effetti è già presente da alcuni anni e si stima che il valore di mercato del food printing in 3D arriverà a 360 milioni di euro entro il 2025.

Ovviamente, è una questione di scelte personali e ognuno di noi può decidere liberamente cosa introdurre nel proprio organismo, ma l’importante è farlo nella massima consapevolezza.

Perché se da un lato i potenti della terra cercano di spingere i popoli ad alimentarsi con questi derivati della tecnologia moderna, dall’altro lato quegli stessi personaggi si stanno impossessando di terreni e allevamenti tradizionali, che sviluppano in maniera pulita ed ecologica, procurando cibo naturale e biologico solamente per sé stessi.

Un paio di esempi?

Gli onnipresenti Bill Gates e Mark Zuckerberg, che non perdono occasione di dichiarare che tutti dovrebbero mangiare “carne sintetica” per il bene del pianeta, ma poi loro stanno ben alla larga da queste diavolerie e si nutrono in maniera tradizionale, sana e naturale.

Alla faccia di chi, in un delirio green eccessivamente spinto, mangia insetti e carne finta illudendosi di salvare il mondo.

Eva Bergamo




Parmigiano? Ottimo, ma ora la Russia ringrazia per le sanzioni e se lo produce da se

La Russia produrrà il suo parmigiano a Kaliningrad. Questo è il risultato della mancata possibilità di esportazione del prodotto italiano, per le vigenti sanzioni. Il famoso formaggio italiano poi potrebbe rientrare in Unione Europea attraverso altri canali o triangolazioni con altri paesi.

La produzione di parmigiano verrà avviata nella regione di Kaliningrad. L’attrezzatura necessaria alla produzione è in fase di preparazione sul territorio dello stabilimento nel parco industriale di Chernyakhovsk. La produzione del formaggio inizierà la prossima settimana, i prodotti saranno in vendita tra sei mesi, ma i vari tipi di stagionatura saranno disponibili entro il 2025.

Il parmigiano dovrebbe essere prodotto con il marchio Würth, e gli stessi produttori promettono di rendere il prezzo del formaggio “il più conveniente possibile“.

Il lancio dell’impianto era previsto nel primo trimestre del 2023. Tuttavia, a causa di difficoltà con la consegna delle attrezzature, l’inizio della produzione è stato posticipato all’estate.

Nati in pochi mesi per sostituire le produzioni originali che ora latitano e già arrivati a sfornare “Russkiy Parmesan” (anche negli impianti di Stavropol) e simili per un valore di 250 milioni di euro. Dagli Urali alla regione di Sverdlovsk, come si è potuto vedere di recente al Cibus di Parma, sta infatti proliferando un’industria lattiero-casearia e salumiera che non tralascia nemmeno il Montasio, i pecorini, la mozzarella e la ricotta. Con le aggiunte di mascarpone, robiola, salami, pizze, scamorze e insalate vendute in confezioni e fogge ‘ispirate’ a quelle delle nostre prelibatezze.

E secondo il sindacato russo dei produttori lattiero-caseari, il Soyuzmoloko, questo fenomeno ha contribuito pesantemente a fare schizzare i livelli di produzione di formaggio russo a quota 47 miliardi di rubli (600 milioni di dollari, quattro volte il valore del pre-guerra). Mentre le speranze dei produttori locali, nonostante le difficoltà a investire nell’industria alimentare in tempi in cui la nazione governata da Vladimir Putin ha altre priorità, sono di arrivare a produrre parmigiano di alta qualità buono anche per l’export entro 5 o 7 anni. Sulle solide basi di un attuale “Russkiy Parmesan” descritto da chi lo realizza come “un’alternativa al Parmigiano Reggiano dalla consistenza dura molto simile e dal gusto e aroma intensi specifici”. Se questi sono i risultati delle sanzioni europee, la Russia sentitamente ringrazia.

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ESCE LA PRIMA GUIDA DEDICATA ALLE MACELLERIE E ALLE STEAKHOUSE ITALIANE

Trecentocinquanta pagine utili a raccontare oltre 400 realtà carnivore sparse per tutta la penisola. Si intitola “Steak House e Macellerie d’Italia” ed è la prima guida italiana dedicata a questo settore della gastronomia. Un lavoro che da Nord a Sud (isole comprese) racconta storiche conferme e va a scovare novità emergenti. Sono presenti tutte le province italiane. La pubblicazione di questo lavoro è una novità assoluta per il panorama editoriale italiano poiché nessuno, fino ad oggi, aveva dedicato pagine e pagine solo e soltanto ai migliori indirizzi “di carne” dello stivale.  
Il progetto è di Michele Ruschioni, giornalista e youtuber romano, fondatore di Braciamiancora, network editoriale dedicato al mondo della carne che tra Facebook, Youtube, Instagram, TikTok e Telegram conta un milione di follower.
 
“In Italia esistono guide gastronomiche di ogni genere, dal sushi alla pizza, passando per il pianeta gourmet, mancava un lavoro che si concentrasse sulle macellerie e le steakhouse”, spiega Ruschioni che ha fondato Braciamiancora nel 2016 con lo scopo di raccontare il pianeta carne.  
“L’idea di pubblicare un lavoro del genere nasce dalle continue richieste dei nostri follower e da una carenza generale sull’argomento. Insomma, ci siamo trovati di fronte ad un vuoto editoriale che abbiamo deciso di colmare”.

 
La guida è acquistabile su Amazon ( questo il link ), una decisione che Ruschioni spiega in modo puntuale: “oggi l’editoria vive una fase di transazione e cambiamento storico, nel nostro caso è stato automatico bypassare le case editrici classiche perché essendo nati sui social abbiamo un pubblico fidelizzato e fedele e tramite i nostri canali siamo in grado di comunicare loro l’avvenuta pubblicazione di questo lavoro non dovendo per forza arrivare in libreria. Sono molti gli youtuber o gli influencer che preferiscono pubblicare libri in questo modo”.

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