Ascoli – Piazza Rossa di Mosca e Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, come dire giovinezza passata
Non ritorno da anni, nella mia Ascoli, e posteggio l’auto sotto l’appartamento in cui ho vissuto durante i miei studi universitari per fare un percorso a ritroso nel tempo. Tutto sembra essere rimasto uguale, poco o nulla è cambiato a parte qualche senso unico o rotatoria, eppure il fascino di Piazza del Popolo, di questo ampio “salotto” italiano sembra non perdere mai il suo magnetismo.
Una giovane coppia islamica, venuta chissà da quale parte del mondo cammina lentamente ed assapora l’aria fredda e
Il Caffè Meletti, famoso per il suo stile Art Noveau, oltre che per aver ospitato artisti e personaggi celebri, comincia la sua giornata lavorativa ed io preferisco aspettare per sorseggiare un caffè, nonostante sia indolenzito dal viaggio che non mi ha permesso di riposarmi a dovere. Mi dirigo verso il quartiere di Borgo Solestà, che durante la mia permanenza era la regina della Quintana,
Prima di arrivare alla metà prestabilita passo per una piazza in cui si specchiano due chiese diverse per grandezza che sembrano rivaleggiare tra loro in una impari battaglia: San Vincenzo e Anastasio e San Pietro Martire. Nella prima, variopinte formelle si dice siano andate perdute per sempre ed immagino il contrasto che poteva esserci tra le diverse sfumature.
Due giovani escono da un bar, una ragazza, pesantemente truccata cammina solertemente con un al guinzaglio un cane di piccola taglia, mentre il suo boyfriend schiaccia nervosamente i tasti del suo smartphone. Non si parlano, perduti chissà tra quali strambi pensieri
La torre di Borgo Solestà, unico elemento puntiforme tra antiche case in muratura e pietra, svetta ancora martoriata dalla furia del sisma che si è abbattuto più di un anno fa sulla Regione Marche e che sembra aver “sbollito” quella rabbia che ha disastrato parte del nostro patrimonio artistico.
La città sembra rimasta agli antipodi con le crescite tecnologiche globali, un Medioevo a dimensione umana in cui tutt’ora gli stessi abitanti si riconoscono, preferendo, come lo chiamano qui, lo “struscio” domenicale tra antiche rue, piuttosto che una passeggiata negli anonimi centri commerciali dislocati “fuori le mura” cittadine e che oggigiorno hanno sostituito le
Le nuove economie emergenti, si sono messe in lizza frettolosamente per la fermata del treno targato “Villaggio Globale”, e penso che il quattro marzo, non cambierà nulla nel nostro sonnacchioso paese, alle prese con una “mediocrazia” atavica. Eppure solo la vista Di Ascoli simbolo della mia giovinezza mi mette addosso una felice malinconia, il fascino di farla conoscere all’estero, ma anche la tristezza che tutti i miei sforzi saranno vani in Italia, andando ad arricchire altre nazioni che mi daranno quelle opportunità che il paese non mi ha dato.
Marco Iaconetti
