Tennis

Pubblicato il dicembre 24th, 2018 | Da Redazione Russia News

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IL TENNIS RUSSO TRA VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI DI CAMPIONI

All’alba della nuova stagione di uno degli sport più amati a Mosca e dintorni ripercorriamo la stagione attraverso le gesta ed i risultati degli atleti che più si sono distinti nell’annata appena conclusa.

Daria Kasatkina Classifica alla mano è lei la capofila del movimento femminile della Federazione Russa. La ventunenne di Togliatti ha chiuso la stagione al decimo posto della classifica Wta dopo un’annata più che positiva (42 vittorie e 24 sconfitte nel circuito), impreziosita dal successo nel torneo di Mosca lo scorso ottobre. Una stagione iniziata ad alti livelli e che ha avuto il suo culmine in due finali di prestigio. A febbraio, a Dubai, “Dasha” è arrivata all’ultimo atto dopo aver regolato giocatrici del calibro di Radwanska, Konta, la connazionale Vesnina e la campionessa slam Muguruza prima di arrendersi ad Elina Svitolina. A marzo ha espresso tutto il suo talento ed il miglior tennis dell’anno nel deserto californiano arrivando fino in fondo al Premier Mandatory BNP Paribas Open di Indian Wells. Sul cemento statunitense, prima di cedere alla giapponese Osaka (futura trionfatrice agli US Open), la giovane russa si è presa lo scalpo di ben 4 vincitrici slam: la beniamina di casa Sloane Stephens, la numero due del mondo e fresca vincitrice degli Australian Open Caroline Wozniacki, Angelique Kerber ed un’icona del tennis mondiale come Venus Williams. In primavera, nella parte di stagione su terra rossa è mancato l’acuto, ma meritano di essere menzionati i quarti di finale ragggiunti a Madrid (sconfitta solo dalla futura campionessa Kvitova), il terzo turno a Roma (eliminata anche qui dalla futura vincitrice Svitolina) ed i quarti di finale raggiunti al Roland Garros. La russa ha poi confermato la sua attitudine ai grandi appuntamenti centrando i quarti di finale anche sull’erba londinese di Wimbledon dove, anche in questa circostanza, ha ceduto il passo solo alla futura trionfatrice del torneo, ovvero l’esperta tedesca Angelique Kerber (vincitrice in finale su Serena Williams).  Poi, nel finale di stagione, il trionfo di Mosca. Una finale sofferta, quella giocata contro la tunisina Jabeur, entrata in campo da sfavorita e quindi senza nulla da perdere. Pressione ed emozione hanno invece investito Dasha, entrata in campo contratta ma che ha saputo poi reagire, dopo aver perso il primo parziale, imponendosi in rimonta con il punteggio di 2-6 ; 7-6 (3) ; 6-4 per la gioia del pubblico di casa.

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Karen Kachanov Se Daria guida la squadra femminile, Karen si è guadagnato sul campo il ruolo di leader del fronte maschile. Il gigante di Mosca (alto 1,98 m), classe ’96, ha confermato nel 2018 tutte le aspettative che si erano create attorno a lui. Una stagione che lo ha visto chiudere subito a ridosso della top ten (11ma posizione nel ranking ATP – 46 vittorie e 22 sconfitte nel 2018) e conquistare ben 3 titoli. Un anno iniziato subito con il primo successo arrivato già a febbraio sul cemento di Marsiglia, dove ha superato in una finale tirata l’idolo di casa, il francese Lucas Pouille con il punteggio di 7-5 ; 3-6;  7-5. Più sofferta, anche per le caratteristiche tecniche del giocatore, è stata la parte centrale di stagione disputata su terra rossa. Una superficie più lenta e quindi meno adatta a mettere in risalto la velocità di palla e la potenza di braccio del russo.  Poi dopo l’estate, il ritorno sul cemento ha segnato la sua definitiva esplosione. Prima a New York, dove agli US Open ha raggiunto il terzo turno prima di uscire a testa alta contro il pluricampione Rafael Nadal, in un tiratissimo  7-5; 5-7; 6-7 (7); 6-7 (3). Dunque il trionfo di casa, alla VTB Kremlin Cup di Mosca, dove ha facilmente superato in finale il francese Mannarino con un doppio 6-2. Infine, il suo capolavoro. Nell’ultimo Master 1000 di stagione, sul cemento indoor del Rolex Masters di Parigi-Bercy, Kachanov è giunto al trionfo superando ben 4 top ten: il gigante statunitense John Isner, il capofila della Next Gen Alexander Zverev, l’autriaco Dominc Thiem e, all’atto finale, il fuoriclasse serbo (trionfatore degli ultimi due slam di stagione), Novak Djokovic, superato in una finale pressochè perfetta con il punteggio di 7-5 ; 6-4. Un’impresa che ha riacceso i riflettori e dato nuova linfa al movimento tennistico russo. L’ultimo ad imporsi in un torneo di pari livello era stato, nel 2009, Nikolaj Davydenko.

Daniil Medvedev Se Kachanov ha ottenuto i successi più luminosi, non è stato l’unico a raccogliere i frutti del suo talento. Il ventiduenne moscovita è stato il primo tennista a regalare un successo alla Federazione Russa in questo 2018, al primo torneo giocato dove, nell’Atp 250 di Sydney, ha superato in finale il padrone di casa, nonché altra stella emergente della next gen Alex De Minaur, rimontando l’iniziale svantaggio, con il punteggio di 1-6 ; 6-4 ; 7-5. Poi, anche lui come il connazionale e coetaneo Kachanov, ha dato il meglio di sé nella seconda parte di stagione. Nell’estate statunitense ha trionfato al Winston-Salem Open superando in finale l’americano Steve Johnson con un doppio 6-4. Poi, nella stagione asiatica, il sigillo più importante. Ad ottobre, nella  finale del Rakuten Japan Open Tennis Championship, Daniil non ha lasciato scampo all’idolo locale, nonché favorito della vigilia, Kei Nishikori, liquidandolo con un secco 6-2 ; 6-4 e chiudendo l’annata alla posizione n. 16 del ranking Atp (con un saldo complessivo di 43 successi e 24 sconfitte).

Maria Sharapova La campionessa siberiana (5 slam in carriera: 2 Roland Garros, 1 Australian Open , 1 Wimbledon, 1 US Open) non ha certamente vissuto la sua miglior stagione, conclusasi senza titoli in bacheca e con pochi match disputati nel corso dell’anno (appena 31, 20 vittorie ed 11 sconfitte). L’assenza forzata di 15 mesi dal circuito (tra il gennaio 2016 e l’aprile del 2017), ed il conseguente azzeramento della sua classifica, hanno messo a dura prova la seconda parte di carriera di “Masha” che ha dovuto attingere a tutto il suo temperamento per risalire la china. Pur avendo chiuso l’anno senza successi, Sharapova ha comunque dimostrato di poter essere ancora competitiva a certi livelli. Ha raggiunto i quarti di finale a Madrd, la semifinale a Roma  (agli Internazionali BNL d’Italia), di nuovo i quarti di finale al Roland Garros ed ha conluso la stagione con gli ottavi di finale agli Us Open. Risultati che le hanno permesso di rientrare tra le prime 30 giocatrici al mondo (attualmente è n. 29 del ranking Wta), consentendole così l’accesso diretto al tabellone principale dei tornei della prossima stagione. A 31 anni Masha può e deve ancora dire la sua.

Svetlana Kuznetsova Così come per Masha, seppur a causa di motivazioni differenti, travagliata è stata pure la stagione della fuoriclasse, bicampionessa Slam (US Open 2004, Roland Garros 2009), Svetlana Kuznestova. La trentatreenne di San Pietroburgo ha saltato i primi due mesi di stagione a causa di un intervento al polso sinistro avvenuto nel finale del 2017. Rientrata in campo, non ancora in perfette condizioni, ha faticato a trovare gioco e ritmo. Eppure, il suo indiscusso talento, le ha permesso di agguantare, all’inizio di agosto, il Citi Open di Washington (diciottesimo titolo della sua eccezionale carriera), dove ha sconfitto in finale la croata Donna Vekic, superata in rimonta dopo aver perso il primo set con il punteggio finale di 4-6 ; 7-6 (7) ; 6-2. L’inizio del 2019 non sarà semplice (ha già annunciato che per preparare al meglio la stagione salterà gli Australian Open), ma l’augurio è di vederla giocare ai livelli ai quali gli appassionati di questo sport hanno avuto modo di ammirarla nell’arco della sua carriera.

Margarita Gasparyan Ci sono storie che più di altre si ha il piacere di raccontare.  Margarita Gasparyan, moscovita classe ’94, dopo un’ottimo inizio di carriera che l’aveva vista trionfare a Baku nel 2015, si era poi dovuta arrendere ad una ininterrotta serie di infortuni e tre interventi al ginocchio. Da Wimbledon 2016 era sparita dai campi di gioco per farvi rientro solo 15 mesi dopo, senza classifica. La svolta quest’anno, dopo i buoni risultati ottenuti nel circuito ITF ed aver chiamato al proprio angolo Carlos Martinez Comet. Il sodalizio con l’allenatore spagnolo ha dato subito i suoi frutti e così il 29 settembre, dopo aver liquidato nei turni precedenti giocatrici del calibro di Tania Maria e Mona Barthel, al Wta Tashkent Open, ha sconfitto in finale la giovane connazionale Anastasia Potapova con il punteggio di  6-2 ; 6-1, aggiudicandosi così (a tre anni di distanza dal primo) il secondo titolo in carriera.  Un successo che, unitamente ad altri risultati di rilievo, le ha consentito di scalare la classfica rientrando così tra le prime cento del mondo (attualmente è n. 92, avendo collezionato complessivamente in stagione 31 vittorie e 12 sconfitte). Un ritorno, quello della Gasparyan, salutato con affetto da tutti gli appassionati di tennis. La sensazione (e la speranza) è che si tratti per lei del luminoso inizio di una nuova carriera.

Daria, Karen, Daniil, Maria, Svetlana, Margarita, ma non solo. Merita una citazione di rilievo sicuramente la veterana del circuito Anastasia Pavlyuchenkova (numero 42 del ranking). La ventisettenne russa anche nel corso di questa stagione ha dimostrato tutta la sua determinazione, solidità e concretezza. Quelle caratteristiche che le hanno consentito, anche quest’anno, di aggiudicarsi almeno un torneo del circuito. La russa ha infatti scritto il proprio nome nell’albo d’oro del torneno di Strasburgo, dove ha superato, in una finale tiratissima, la slovacca Dominika Cibulkova: 6-7 (5) ; 7-6 (3); 7-6 (6) il risultato finale. Così come Anastasia Potapova (numero 93 del ranking). Nata a Saratov, classe 2001, la giovane russa, pur senza centrare il successo, è stata comunque in grado, appena diciassettenne, di raggiungere due finali (River Cup, persa contro Olga Danilovic; Tashkent Open, sconfitta in finale dalla Gasparyan). E c’è da essere certi che il futuro sarà ricco di successi. Così come, se i troppi infortuni che ne hanno condizionato il rendimento gli daranno tregua, sarà costellato di trionfi l’avvenire di Andrej Rublev. Il ventunenne moscovita (numero 68 del ranking e già un titolo Atp in bacheca conquistato nel 2017 ad Umago), che ad inizio anno ha raggiunto la finale in Qatar (sconfitto dal francese Monfils 6-3 ; 6-2) e che ha chiuso la stagione conquistando il terzo posto alle Atp Next Gen Final disputate lo scorso novembre a Milano, ha classe da vendere e tutte le carte in regola per affiancare i connazionali Kachanov e Medvedev ai vertici del tennis mondiale.

Una rapida cerrellata per rinfrescare la memoria in vista della stagione che sta per iniziare, pronta ad aprire i battenti a partire dalla fine di dicembre con il WTA di Shenzen (Cina, dal 30 dicembre al 5 gennaio), l’ATP e WTA di Brisbane (Australia, dal 31 dicembre al 6 gennaio), l’ATP di Doha (Qatar, dal 31 dicembre al 5 gennaio), l’ATP di Pune (India, dal 31 dicembre al 5 gennaio) ed il WTA di Auckland (Nuova Zelanda, dal 31 dicembre al 6 gennaio).

Stefano Tardi

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