Medicina

Pubblicato il ottobre 29th, 2017 | Da Redazione

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Sanità: in Italia gli omeopatici entrano nel prontuario farmaci

L’agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sta iniziando a rilasciare le prime autorizzazioni come “farmaci” per i “rimedi omeopatici”, che fino ad oggi non hanno avuto lo status di medicinali.

Sono oltre 3.000 i codici di Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) richiesti. Una vera e propria rivoluzione per le aziende omeopatiche, che per accedere alla richiesta hanno dovuto presentare una dettagliata documentazione e un dossier di registrazione.

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L’AIFA sta attualmente verificando i dati ed esaminando le domande per decidere in merito alle concessioni.

Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le ditte produttrici di articoli omeopatici, si esprime così: “Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di AIFA, e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’AIC proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore“.

Secondo l’associazione infatti, sarebbe un errore trattare l’omeopatia allo stesso modo della medicina tradizionale, in quanto le aziende del settore sono più piccole e hanno meno fondi a disposizione rispetto ai colossi della medicina allopatica; di conseguenza per loro è molto più difficile riuscire a sostenere gli stessi costi di registrazione, le cui tariffe sono state stabilite dal Decreto firmato dal Ministro Lorenzin nel 2016.

Tariffe, secondo Omeoimprese, davvero improponibili e alla portata solo delle big pharma. Prezzi che rischiano pertanto di mettere in ginocchio i produttori italiani del compartimento “medicina alternativa“, a cui attualmente ricorrono ben 8 milioni di cittadini, i quali, se non troveranno in commercio prodotti locali, si rivolgeranno per forza di cose al mercato straniero.

E’ sicuramente positivo il fatto che questi farmaci vengano considerati alla stregua di quelli tradizionali da AIFA e Ministero, ma una ditta del settore non potrà riuscire a sostenere a lungo determinati costi, con il rischio di dover arrivare al ritiro del farmaco dal commercio; questo implicherebbe la chiusura della produzione e la conseguente perdita di preziosi posti di lavoro.

L’associazione di categoria si propone quindi, nei prossimi mesi, di lavorare all’apertura di un dialogo con le Istituzioni coinvolte, per cercare di rivedere le cifre imposte dal Decreto Tariffe e poter trovare uno sbocco positivo, sia per i lavoratori, che per l’utenza.

Eva Bergamo

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