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Pubblicato il giugno 6th, 2017 | Da Redazione

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RUSSIA: QUALI OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ITALIANE?

Sondrio – I recenti colloqui fra il premier italiano Paolo Gentiloni ed il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, hanno rilanciato agli occhi del mondo produttivo il tema delle relazioni economiche fra il nostro paese ed il gigante eurasiatico.

Nonostante i dati sull’interscambio negli ultimi anni abbiano sempre fatto segnare una regressione, l’Italia è agli occhi della Russia un partner privilegiato.

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Si è tenuto stamani presso la sede centrale della Banca Popolare di Sondrio, un interessante incontro incentrato sulle opportunità di business per le nostre imprese nell’area russofona. Sono stati snocciolati una serie di dati in cui è stato evidenziato come nell’ultimo biennio (2014-2016) ci sia stato un calo del 35,2% dell’interscambio fra questo due paesi dovuta ad una serie di fattori non necessariamente riconducibili solo alle sanzioni ma anche al rallentamento della crescita economica a livello mondiale, alla considerevole riduzione del prezzo del petrolio ed alla forte svalutazione del rublo.

“Non sono state solo le sanzioni e le controsanzioni – ha precisato durante la sua relazione, Leonora Barbiani Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russaa determinare questo trend. Tanto più che i dati relativi a questi primi mesi del 2017 evidenziano finalmente un’inversione di tendenza come attestano gli 1,78 miliardi di esportazioni dall’Italia vero la Russia (+32%, fonte Dogane Russe) ed i 2,99 miliardi di importazioni (+40%, fonte Dogane Russe). La Federazione Russa sta spingendo molto per incentivare gli imprenditori italiani ad investire nelle sue regioni, anche perché le nostre PMI sono in grado di sviluppare molto bene le loro tecnologie. Anche se non hanno la capacità di effettuare gli investimenti, come fanno invece le loro omologhe di altri paesi”

Ma quali sono i settori che hanno risentito maggiormente di questa ripresa delle relazioni commerciali fra l’Italia e la Russia? “Indubbiamente – ha confermato Barbiani – la meccanica e’ quella che ha un po’ fatto la parte del leone, considerando che lo scostamento fra il marzo di quest’anno è quello del 2016, evidenzia una quota totale importato del 36%. Seguita dai semilavorati ed anche dall’agroalimentare. Invito comunque a fare molta attenzione sulle capacità delle imprese di disporre di produzioni in grado di soddisfare la domanda Russa, perché non è escluso che possano esserci delle opportunità anche in periodi di forte criticità come quelli vissuti negli ultimi anni. Un altro fattore da esaminare con grande attenzione concerne il PIL russo, che ha subito forti contrazioni sino ad avere, secondo le previsioni dell’agenzia Moody, un incremento di un punto percentuale. In questo momento, le autorità (dalla banca centrale al governo) si stanno impegnando a sostenere il rublo. L’Italia, nonostante tutto, continua ad occupare posizioni di vertice nelle importazioni russe. Ciò perché produciamo beni di ottima qualità, particolarmente apprezzati da questo mercato: pensiamo ad esempio al vino, le cui esportazioni sono cresciute di quasi il 9%. L’applicazione di misure restrittive da parte dell’UE nei confronti della Russia ha generato una serie di controsanzioni, soprattutto nel settore agroalimentare. Il tutto ha prodotto quale altra conseguenza quella dell’adozione della cosiddetta pratica della “Import Substitution”, il cui obiettivo è quello di modernizzare, migliorare e diversificare l’economia russa. Le nostre imprese possono sia entrare nel mercato russo che collaborare con altri partner europei con produzioni in loco. Il governo russo è ben conscio del fatto che c’è ancora una certa dipendenza dall’estero sopratutto nei settori della meccanica, delle macchine utensili, dell’agroindustria, della farmaceutica e della medicina ed infine dell’elettronica. Entro il 2020 l’obiettivo è quello di dimezzare le importazioni, e si tratta di un progetto assai ambizioso da raggiungere perché la tempistica è piuttosto breve. Siamo di fronte a quello che ho definito ad uno sviluppo industriale 2.0. Dove se è vero che Mosca spinge per una produzione “Made in Russia“, è anche vero che le nostre imprese possono rivitalizzare il “Made in Italy. Come Camera di Commercio Italo-Russa cerchiamo di fornire servizi alle imprese che possano avere un grado di expertise diverso, con attività di consulenza mirata a seconda delle esigenze di ognuna”.

Antonio Borello, Direttore del Gruppo BPC International ha poi presentato la piattaforma “Export Alliance“, attraverso cui può essere portato un bene/servizio sul mercato russo. “Abbiamo due versioni di questa piattaforma – ha evidenziato -, una sui prodotti di consumo ed è la Warehouse,  dove già sono sdoganati e dunque pronti per il mercato russo (ad esempio, i pomodori in scatola). Si vende il prodotto in piccoli lotti (generalmente cartoni) ai buyer locali in pronta consegna e questo consente di accelerare il processo di valutazione ed adozione del prodotto da parte dei clienti russi. Come il buyer paga, la merce viene spedita. Si tratta di una soluzione particolarmente adatta sia per le imprese di piccole e medie dimensioni che possono dedicare una parte delle proprie produzioni al mercato russo, che a quelle di grandi dimensioni che possono fare un test. Ma non solo. La piattaforma Export Alliance permette anche di ovviare alla difficoltà del calcolo del prezzo CIF che tiene conto di quello reale presente a Mosca, ed è tradotto in rubli. Il percorso di export è agevolato, perché il pallet è già pronto nel magazzino estero. Gli incassi ricevuti vengono sommati e liquidati in un unico bonifico, fatto mensilmente. L’altra Expo Room, è uno strumento che abbiamo lanciato da poco, e prevede la creazione di un vero e proprio show-room con cui abbiamo facilitato il compito del buyer che dispone fisicamente del macchinario che può essere anche esposto in fiere. La novità è che non ci sarà più bisogno dei cataloghi, perché il bene è già pronto. In entrambi i casi, può essere fatta l’offerta in loco e disporre di un team commerciale dedicato con servizio di tradizione. Inoltre, mettiamo a disposizione anche una piattaforma online con cui poter fare un vero e proprio e-commerce con cui effettuare la customizzazione del prodotto in questione”.

Il processo di internazionalizzazione però prevede varie tappe, fra cui assumono grossa importanza l’analisi di mercato e la preparazione all’export con cui viene superata la problematica legata alle oscillazioni del rublo. “Monitoriamo – ha confermato Borellocostantemente l’andamento del rublo, e ciò ci permette di ridurre sensibilmente il rischio di cambio. Dopodiché, il bene viene inviato in Russia, con cui l’azienda cliente dovrà predisporre un pallet composto dai prodotti selezionati o promossi sulla nostra piattaforma Export Alliance oppure un prodotto semplificativo della propria offerta, consegnandolo presso la sede italiana indicata dall’operatore logistico. Il nostro team non segue solo la trattativa tout court, ma tutte le fasi di follow up e gestione degli ordini acquisiti, fungendo da tramite fra l’azienda ed il mercato di riferimento. Il Warehouse si rivolge essenzialmente ai beni di consumo (essenzialmente, i prodotti per la casa) e l’agroalimentare. L’Expo Room invece è studiato per i prodotti del settore moda (abbigliamento ed accessori a collezione), personal care (cosmesi ed igiene della persona), meccanica ed arredo. Consentiamo a tutte le imprese di accedere all’export a condizioni assai competitive, minimizzando i costi di avvio delle vendite internazionali, effettuando una promozione commerciale ed un test di mercato, rispondendo di un team vendite internazionale madrelingua. Export Alliance consente di avere un export più rapido, con un feedback concreto e tangibile. Anche mediante visite in loco e dunque con un vero e proprio servizio “chiavi in mano” che permette di minimizzare tempi e costi. Le aziende che aderiscono a questa piattaforma dispongono di un database dei loro acquirenti russi ed anche di una condivisione dei costi. Ci auspichiamo di stringere accordi proficui con le imprese presenti sul nostro territorio che possono contare su un’offerta di servizi davvero molto interessante”.

Delle problematiche di carattere legale e burocratico se n’è occupato l’avvocato Marco Zinzani, dello Studio Legale Padovan che ha chiarito come “oggi non ci sia embargo, che è un concetto non previsto dal diritto internazionale, ma piuttosto sanzioni sulle quali occorre prestare molta attenzione. In particolare, le contromisure russe e l’analisi del rischio meritano l’approfondimento. Le misure restrittive sono state adottate a partire dal 2014, in risposta alla crisi ucraina. In un primo momento hanno riguardato una lista di soggetti, ritenuti colpevoli della situazione; successivamente sono state intraprese una serie di misure che hanno toccato anche l’ambito degli scambi commerciali. È il regolamento 833, quello che ha introdotto il regime sanzionatorio ed è stato continuamente aggiornato da quando è entrato in vigore tre anni fa, perché la sua prima versione è stata un po’ troppo frettolosa, e presentava una serie di incongruenze. Il mantenimento delle misure restrittive è legato al rispetto degli accordi di Minsk che prevede il cessate-il-fuoco nella parte orientale dell’Ucraina, e prevediamo un loro mantenimento in una prospettiva a medio termine. Ripeto, le sanzioni sono cosa ben diversa rispetto all’embargo, anche se sui casi della Crimea e di Sebastopoli non si può negare che abbiano assunto una connotazione assai rigida. Sono fatti salvi gli accordi ed i progetti intrapresi prima della loro entrata in vigore nel 2014. Poi ci sono i provvedimenti di black-listing, con cui è vietato lavorare anche indirettamente con un soggetto che magari non è neppure la nostra controparte. L’articolo 13 del Decreto Legislativo 22/6/20007 n. 109 parla di soggetti listati, sui quali viene fatta una “due diligence” individuale. In merito alle sanzioni contro la Russia, particolare attenzione meritano i prodotti “dual use”, ovvero quei beni ad utilizzo sia civile che militare (circa 2.000, nda) che hanno certe caratteristiche tecniche, e che sono elencati dal Regolamento di cui sopra. Ciò porta la Russia a doversi confrontare con una serie di paletti che prevedono il divieto di esportare questi prodotti a duplice uso, se l’utilizzatore finale è militare. È bloccato il commercio di armamenti, così come ulteriori restrizioni sono state adottate per i prodotti petroliferi, e finanziari. Le sanzioni sono comunque soggette a continue revisioni, e per loro natura hanno una dimensione temporale limitata e perciò si aggiornano periodicamente. In merito alla sanzioni americane, bisogna stare attenti a quella normativa perché si insinua anche fra chi si trova negli Stati Uniti per motivi turistici, che è equiparato a chi invece lì ci vive. Qui si fa una vera e propria distinzione fra “soggetti buoni” e “soggetti cattivi”. Per quanto riguarda i prodotti “dual use”, è necessario adempiere alla cosiddetta regola del “de minimis” in cui è richiesta l’autorizzazione da parte delle autorità americane, sopratutto per quelli che hanno un contenuto di oltre il 25% realizzato negli Stati Uniti. Le sanzioni sulla Russia partono dall’Executive Order 13661 che riguarda i funzionari governativi, i militari, certi oligarchi, le società che hanno quali proprietari per oltre il 50% i soggetti black-listati e tutti quelli che materialmente hanno fornito supporto ai funzionari russi. L’avvento di Trump non credo andrà a modificare questo regime sanzionatorio, cui ha fatto da contraltare una serie di misure di risposta da parte della Russia che però vanno esaminate, caso per caso”. Sulla gestione del rischio, Zinzani ha suggerito una serie di misure con cui poterlo ridurre come “una due diligence individuale, l’analisi e l’attenta verifica dei prodotti non sottoposti a sanzioni, così come occorre raccogliere tutte le informazioni necessarie sulle controparti quando bisognerà controllare il corretto flusso dei pagamenti. Inoltre, massima attenzione alle sanzioni pecuniarie che prevedono multe molto salate, così come ai contratti che si vanno firmare perché il diritto russo vede le sanzioni americane ed europee come un qualcosa che va a limitare la sua sovranità. “Se questi aspetti non saranno sottovalutati, ritengo che – ha poi concluso – si possa entrare nel mercato russo, nella massima serenità”.

L’ultimo aspetto trattato nell’incontro è stato quello fiscale, di cui se n’è occupato Roberto Franzè che ha elencato brevemente gli elementi principali dell’ordinamento tributario russo. “In Russia – ha osservato – esiste un’aliquota ordinaria dell’imposta sul reddito del 20% con possibilità di applicare un’imposta sostitutiva del 6% sui ricavi (o il 15% del reddito di impresa per quelle aziende che hanno generato un fatturato annuo superiore ai 2 milioni di euro) per i “piccoli imprenditori”. Così come sono previste una serie di agevolazioni, come gli ammortamenti anticipati. Quanto al sistema di accertamento delle imposte dei redditi, la normativa è omogeneo in tutta la Federazione ed è basato sulla dichiarazione annuale auto-liquidativa. L’IVA standard è del 18%, ma può essere ridotta al 10%. Molto interessante è il meccanismo del riverse charge, attraverso cui può essere assolta l’imposta, così come l’applicazione della normativa sul transfer pricing nelle operazioni fra imprese italiane e correlate russe. Per le imprese italiane che investono in Russia è prevista una ritenuta alla fonte sui dividendi in uscita fra il 5 ed il 10%, mente per gli interessi l’aliquota convenzionale è del 10%, invece di quella del 20%. Il sistema fiscale russo presenta diversi elementi in comune con quello italiano, ma con aliquote più basse che lo rendono moderno”.

La giornata è poi proseguita con gli incontri B2B fra alcuni rappresentanti delle imprese presenti in sala e la Camera di Commercio Italo-Russa.

 

Francesco Montanino







 

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