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IN ROMAGNA LA PIU’ GRANDE COLLEZIONE DI MOTO D’EPOCA

Imola (BO) – Passione, competenza, sessant’anni di tempo ed ecco una delle più grandi collezioni private di moto d’epoca.

Conobbi Benito Renzo Battilani oltre trent’anni fa nell’ambito di un circolo di motociclisti di Imola, la città nota per il suo autodromo, che allora frequentavo. Fu così che venni a conoscenza della sua passione per le moto d’epoca e della sua attività di eccellente restauratore oltre che di appassionato collezionista e, soprattutto, di grande esperto. A quel tempo avevo più passione per le veloci moto da strada ma il mio interesse per la Storia oltre che per la meccanica fece sì che quella prima visita che feci per vedere la sua collezione di allora mi rimanesse impressa nella memoria per tutti questi anni.

Da allora sono passati davvero molti anni durante i quali il lavoro mi ha portato a vivere lontano da Imola ma infine sono tornato ed ho ripreso i contatti con gli amici di allora, fra i quali appunto Benito Renzo Battilani. Ci siamo rivisti e dopo le immancabili battute su quanto o quanto poco gli anni ci abbiano cambiati, ho potuto rivedere quella magnifica collezione che durante gli ultimi trenta e passa anni si è ulteriormente arricchita di nuovi pezzi, alcuni dei quali sono delle meraviglie pressoché uniche come alcune moto da corsa prodotta dalla Frera, costruttore milanese che iniziò l’attività nel 1904 e che durante la Prima Guerra Mondiale fu il principale fornitore dell’Esercito Italiano. Le Fera in mostra sono una ventina, tutte costruite fra il 1911 ed il 1930, anno in cui lo storico marchio entrò in una crisi che l’avrebbe in breve portato alla chiusura dell’attività, poi ripresa e trasferita a Padova dai nuovi proprietari ma cambiata dalla produzione di moto a quella di biciclette.

Le moto della Collezione Battilani sono moltissime e di tante marche diverse tant’è che lo stesso Battilani risponde alla mia domanda sul loro numero esatto con un “E chi se ne ricorda più”. Non mi sono certo messo a contarle durante la mia ultima visita, tuttavia basti sapere che in quattro ampie sale troviamo una serie di Harley Davidson con modelli dal 1915 al 1930, almeno una per anno ed alcune addirittura da corsa, perfettamente restaurate, una ventina di Frera, addirittura la prima moto da corsa di Loris Capirossi e poi BMW, NSU, Zundapp, Indian, Ariel, Motoborgo, persino delle rare Puch, Fongri e moltissime altre moto a 4 cilindri che fanno sognare di altri tempi. Pressoché tutte le moto della collezione Battilani sono state pazientemente riportate alle condizioni originali perciò poter vedere quell’incredibile collezione è come fare un tuffo nel passato ed immaginare di trovarsi nella sala mostra del costruttore che quelle moto aveva appena terminato di montare e di essere in attesa di ritirare la propria.

Peraltro le moto non sono l’unica cosa che c’è da vedere. Per chi ha pazienza e curiosità ci sono anche qualcosa come circa 150.000 fotografie di moto d’epoca e loro parti oltre ad una raccolta, che riempie parecchi armadi, di cataloghi ricambi, manuali di manutenzione, semplici depliant e qualche migliaio di poster. Già tutto questo farebbe la gioia di qualsiasi appassionato collezionista oltre a far pensare a chiunque che tutto questo materiale perfettamente conservato suggerirebbe la creazione di un vero e proprio museo della moto nel quale la Collezione Battilani potrebbe certamente essere il maggior richiamo.

Descrivere una simile collezione richiederebbe non un breve articolo ma probabilmente qualche libro difatti lo stesso Battilani ne ha scritti oltre una decina su vari argomenti legati alle moto d’epoca e ripete che per descrivere tutta la sua collezione occorrerebbe che passasse qualche anno a scriverne di nuovi. Inutile quindi soffermarsi sugli aspetti tecnici delle moto esposte perché per quello è più adatta la stampa specializzata. Ciò che mi pare molto interessante, invece, è capire com’è possibile che una persona riesca da sola ad acquisire la cultura per saper mettere le mani su quasi rottami che un tempo furono glorie delle due ruote e riportarli all’antico splendore. Questo è quanto ho chiesto a questo particolarissimo collezionista di spiegarmi.

Il tutto parte da questa regione, l’Emilia Romagna, che possiamo ben definire come l’ombelico del mondo motoristico. È qui che nel raggio di pochi chilometri troviamo costruttori di auto come Bugatti, Ferrari, Lamborghini, Maserati, Pagani oppure di moto come la famosissima Ducati, la Malaguti, la Moto Morini e, da non scordare, la Italjet che addirittura ha un proprio modello di ciclomotore, il Pack 2, esposto al MOMA di New York. Ci sono poi i due autodromi di Imola e di Misano a testimoniare l’interesse degli abitanti per gli sport motoristici ed, oltre a questo, l’impressionante numero di piloti delle due e delle quattro ruote originari proprio di questa terra. Non ultimo, il fatto che la famosa Clinica Mobile che ha salvato tante vite grazie al suo team medico sempre pronto a bordo pista è stata realizzata proprio qui dal Dottor Claudio Costa, figlio di quel Francesco Costa che fu l’inventore dell’Autodromo di Imola.

Cos’altro c’è da dire per spiegare quanto indissolubile sia l’amore di questa terra per i motori?

Ma torniamo all’ormai nostro amico Benito Renzo Battilani che, da adolescente, impazziva per le moto e finì così per acquistare assieme ad un coetaneo una vecchia Harley Davidson del 1929. Si era a metà degli anni 50 e quella moto, con i suoi oltre venticinque anni, aveva di certo bisogno di qualche riparazione. I due amici si recarono così da un meccanico della zona che disse loro che lui di quella “roba vecchia” non ne voleva sapere. Che fare? Lasciarsi prendere dallo sconforto? Mai, quindi ecco i due amici che in qualche modo si procurano il manuale ricambi della moto ed iniziano a studiarla con lo scopo di ripararsela da soli. Quelli erano anni difficili quindi qualche pezzo, specialmente per una vecchia moto d’oltreoceano, era meglio farselo in casa ed ecco che l’arte di arrangiarsi aiuta i due amici a rimettere la moto in condizione di circolare per strada.

Da quei giorni lontani di metà anni 50 sono passati una sessantina d’anni durante i quali Benito Renzo Battilani ha continuato ad alimentare la sua passione studiando, ricercando ovunque vecchie moto e ricostruendole come pochi altri sarebbero stati in grado di fare. Ogni dettaglio è importante per lui, dalla sella in cuoio coi grossi molloni al fanale a vapori di carburo, dal pneumatico che deve essere identico all’originale fino ai filetti su serbatoio e parafanghi che, va da sé, devono essere rigorosamente dipinti a mano come si faceva una volta.

Il risultato di tanto studio ed altrettanto lavoro sono quattro sale piene di moto bellissime che ci raccontano, per voce di Benito Renzo Battilani, degli albori della motocicletta, degli esperimenti fatti, delle novità tecniche introdotte, dei risultati raggiunti in corsa e molto, molto altro. Guardando quelle moto sembra quasi di vedere immagini della nostra Storia a partire dai primi anni del XX secolo, tecnici al lavoro al loro tavolo da disegno, piloti in pista, collaudatori che provano l’ultima innovazione tecnica e poi i vecchi proprietari di quelle moto coi pantaloni alla zuava e la giacca di tweed. In un angolo troviamo anche alcuni cappelli dell’epoca così come caschi e molto di più.

Dalle sale bisogna poi accedere agli armadi dove Benito Renzo Battilani gelosamente conserva i manuali ed i cataloghi ricambi e lì davvero ci si tuffa nel passato perché su quelle carte ingiallite dal tempo troviamo disegni certamente non precisi come un rendering in 3D fatto al computer, ma sicuramente di una incredibile eleganza che ormai l’industria moderna ha perso. È sfogliando quella documentazione che si può intuire come Benito Renzo Battilani sia riuscito a penetrare fra i segreti costruttivi di quelle moto e quindi a poterle ricostruire portandole ad essere come nuove.

Ancora qualche battuta sui vecchi tempi quando andavamo in giro in moto assieme agli amici del Motoclub Santerno di Imola ed è ora di salutarci. Esco e ritrovo le strade col solito traffico di auto molte delle quali tanto simili da sembrare uguali e moto delle quali è necessario guardare lo stemma sul serbatoio per poterle riconoscere. Quanta diversità rispetto alle moto appena lasciate nei locali della Collezione Battilani! Ognuna di quelle moto la si poteva riconoscere dalle soluzioni tecniche che la contraddistinguevano, dal blocco motore, dalle sospensioni e da tutto il resto e non era necessario leggere il nome sul serbatoio. Sono più che sicuro potrebbe riconoscere una moto di quel periodo al tatto.

Benito Renzo Battilani, da quella persona cordiale che è sempre stato, è sempre lieto di accogliere visitatori e di portarli personalmente attraverso quel mondo che è la sua Collezione spiegando dettagli, caratteristiche tecniche e storia di ogni modello. Se siete in Romagna non perdete l’occasione di fargli visita, naturalmente previa email a benito.battilani@alice.it oppure con telefonata allo 0542.640961. La visita è completamente gratuita ed anzi è molto probabile che se siete dei veri appassionati dovrete prendere un caffè con Benito Renzo Battilani e lasciare che vi racconti cose sul mondo della moto che nessun libro vi racconterebbe mai. Il consueto registro dei visitatori vi attende all’uscita; potrete lasciare una dedica, un pensiero, qualche parola che descriva cos’avete provato visitando una delle più belle collezioni di moto d’epoca esistenti.

Alberto Bertoni



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