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Pubblicato il maggio 5th, 2019 | Da Redazione Russia News

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Putin firma la nuova legge su internet: la Russia avrà la sua RuNet

Mosca – Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato la legge da molti definita sul “patriottismo digitale” che consegna nelle mani dell’Agenzia federale Roskomandzor la possibilità di isolare l’infrastruttura della rete internet del Paese dal resto del mondo.

In attesa dell’imponente parata del Giorno della Vittoria, mercoledì prossimo 8 maggio, quando la Russia celebrerà la Grande guerra patriottica, cioè la Seconda guerra mondiale – Vladimir Putin ha firmato una nuova legge su Internet. Il provvedimento, già passato alla Duma nei mesi scorsi anche in risposta alle mosse di cybersicurezza statunitensi, consentirà – almeno potenzialmente – di isolare l’infrastruttura russa dalla rete internet mondiale proprio in caso di una guerra elettronica. Trasformandola all’occorrenza in un’autentica RuNet (“russian network”) di fatto sotto il controllo del Cremlino, custode delle chiavi.

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A quanto pare, l’opinione pubblica su questo nuovo provvedimento, sarebbe spaccata: un sondaggio di Stato, condotto dall’agenzia VTsIOM, sostiene che il 52% sarebbe contrario all’implementazione della legge sul “sovranismo digitale”. Fra le altre cose, il documento richiede che i fornitori di servizi in Russia si sgancino progressivamente dai server stranieri per le loro attività. Non solo: il provvedimento, che di fatto aggiunge un ulteriore livello di filtro ai collegamenti dei cittadini russi, prevede anche lo sviluppo di un sistema nazionale di domini, cioè di indirizzi dei siti, che consentirebbe alla rete di rimanere online e operativa anche quando sganciata dalle interconnessioni globali. Un sistema dunque parzialmente alternativo a quello globale gestito dall’Icann (l’Internet corporation for assigned names and numbers) che ha lanciato qualche anno fa un’operazione di maggiore democratizzazione ma rimane di fatto sotto il coordinamento statunitense.

Di fatto, si tratterà di una sorta di scudo (o cupola, tanto per allinearsi a un vocabolario più consono all’ortodosso skyline moscovita) sotto il controllo del Roskomnadzor che sarà in grado di bloccare ogni fonte proibita in Russia, dai siti inclusi nelle blacklist nazionali ai programmi di messaggistica istantanea come Telegram oltre ai sistemi di Vpn, rete virtuale privata che si appoggia a snodi internazionali, non autorizzati. I fornitori dei servizi dovranno obbligatoriamente installare hardware e software necessari all’operazione spiegando esattamente come hanno provveduto al rispetto di quanto previsto dalla legge. Si tratterà di ‘interruttori’ integrati nelle loro infrastrutture con le quali il governo avrà di fatto il controllo totale del flusso. Verrebbe da paragonarlo a una muraglia di chiuse che appunto si aggiungerà ai filtri già applicati dagli Isp. Tempi, modi e scadenze saranno stabiliti non dal parlamento ma dall’ufficio del primo ministro Dmitrij Medvedev, che da vent’anni si scambia i due ruoli di vertice del Paese con Putin.

Sempre l’agenzia federale per le comunicazioni è incaricata di costruire un nuovodomain name system” che i fornitori di servizi dovranno iniziare a usare a partire dal primo gennaio 2021. Fra due anni, insomma, RuNet sarà sostanzialmente svincolata dall’Icann per quanto riguarda i siti nazionali: chi si opporrà sarà inabilitato a portare avanti il proprio business perché il suo traffico sarà scartato dai punti di diramazione russi. Il principale di questi exchange point, da cui transita la metà del traffico russo, si trova proprio nella capitale ed è noto in codice come “Msk-Ix”. Si tratta dell’edificio da 19 piani che i giornalisti Andrei Soldatov e Irina Borgan descrivono nel loro libro “The Red Web” uscito nel 2015 come “cuore dell’internet russo” dove grandi gruppi, internet provider e agenzie federali siedono fianco a fianco. Il Roskomnadzor fonderà anche un’istituzione no profit che gestirà i domini di primo livello .ru, .su e .p e ne sarà di fatto considerata proprietaria e responsabile nel contesto dell’Icann e della Iana, l’Internet Assigned Numbers Authority controllata dall’Icann e responsabile dell’assegnazione degli indirizzi IP.

Un sistema solo teoricamente a prova di bomba, dal costo stimato inizialmente in 300 milioni di dollari e che punta a far transitare tutto il traffico domestico attraverso i “routing point” casalinghi, al quale mancano tuttavia ancora molti elementi e che non eviterebbe rallentamenti delle connessione e black out che il provvedimento, almomento, non si premura in nessun modo di evitare.

Vi è da sottolineare infine, che questo dispositivo segue di poco, in ordine temporale, anche ad un’altra legge sul web approvata appena un paio di mesi fa, in un asfissiante uno-due sulle libertà civili: quella dedicata alle fake news che consente alle autorità di bloccare siti e testate che non rimuovono i contenuti ritenuti fasulli, cioè di “notizie non verificate presentate come fatti”. “L’informazione – aveva spiegato settimane fa Aleksei Kuriny, vice presidente del Partito Comunista russo contrario a quest’altro provvedimento che riguarda anche account e blog privati, oscurabili senza preavviso e con possibili salate multe per i gestori – sarà determinata da istituti appositamente creati, qualcosa tra l’ufficio del procuratore della Repubblica e l’autorità garante, il Roskomnadzor. Essi determineranno se l’informazione è decente o indecente, se insulta o meno la “moralità pubblica“.

RED

 

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