Il suo codice è ID 2020 Progetto ID2020: ci siamo già dentro - Russia News / Новости России

Il Punto

Pubblicato il aprile 25th, 2020 | Da Redazione Russia News

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Progetto ID2020: ci siamo già dentro

Il suo codice è ID 2020 e il suo scopo dichiarato è quello di portare all’identificazione digitale ogni essere umano del pianeta.

Sì è vero, sembra fantascienza, anche perché i media mainstream non ne fanno menzione, ma è una realtà già in fase di test su alcune persone.

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Sul sito ufficiale del progetto,  leggiamo che si tratta di  una sorta di partnership pubblica-privata che vede il coinvolgimento dell’ONU, dei governi e dei soci fondatori che sono anche i suoi più attivi finanziatori. Tra questi ultimi ci sono nomi di grande spessore e fama internazionale, come ad esempio la Microsoft dell’onnipresente Bill Gates, la famiglia Rockefeller, la società GAVI – ex Alleanza Mondiale per Vaccini e Immunizzazione – (finanziata anche dalla fondazione di Bill Gates), e alcuni governi nazionali.

La cosiddetta ID Alliance ha lanciato un nuovo programma di identità digitale combinato ai vaccini al suo vertice annuale a New York lo scorso settembre, in collaborazione con il governo del Bangladesh e altri partner attivi nel mondo accademico e nel soccorso umanitario; progetto assai ambizioso, sostenuto con entusiasmo dalle Nazioni Unite.

Al momento attuale, il modo più fattibile per implementare l’identità digitale è via smartphone o, preferibilmente, tramite impianti di microchip RFIDRadio Frequency Identification (identificazione a radiofrequenza). 

Viene spontaneo chiedersi cosa possa mettere in correlazione l’immunizzazione con l’identità digitale.

Semplicemente, l’identità digitale oltre a racchiudere tutte le informazioni personali dei cittadini in un microchip sottocutaneo, allo stesso tempo consentirebbe di somministrare i vaccini, sempre sotto forma digitale.

Non si tratta di un ritrovato tecnologico avveniristico che diventerà realtà in futuro. Lo è già. Negli USA ad esempio, più precisamente nel Texas, la sperimentazione è già in atto e le cavie sono i senzatetto; ma anche nel Bangladesh la sperimentazione è attiva su persone già microchippate, tracciate e controllate attraverso una matrice di identificazione dati globale. 

In Svezia, paese molto aperto alle innovazioni tecnologiche, il chip addirittura è quasi una moda, e le persone che lo hanno innestato passano la propria mano sotto scanner e Pos per comprare beni e servizi, ma anche per salire sui mezzi pubblici e aprire le porte.

Difficile ipotizzare fino a che punto queste cavie umane abbiano capito la pericolosità che questa tecnologia spinta porta con sé, non solo per il controllo sulla propria vita, ma anche per il rischio di infezioni o reazioni immunitarie verso il corpo estraneo.

E’ notoriamente ovvio, tranne a pochi creduloni convinti della bontà d’animo di certi personaggi dal cuore d’oro, che quello dei vaccini è un grande business miliardario che garantisce ampi margini di rendimento, come da ammissione dello stesso Gates, che ne ha guadagnato cifre esorbitanti. 

Recentemente il “filantropo” americano, ha parlato anche in merito all’attuale emergenza sanitaria da coronavirus, suggerendo di  “investire nella sorveglianza delle malattie, per arrivare ad includere un archivio digitale istantaneamente accessibile alle organizzazioni più rilevanti con la previsione di regole che impongano ai Paesi di condividere le loro informazioni“.

Ed ecco che appare cristallino il rapporto di connessione tra vaccini e identificazione digitale, che prende forma nel progetto ID 2020, finanziato appunto dal buon Bill, che vedrebbe così aumentare enormemente il suo potere di controllo sull’intera popolazione mondiale.

Oltre al vistoso conflitto d’interesse, dobbiamo chiederci che fine farà la sacrosanta privacy dei cittadini, potenziali vittime di una vera e propria sorveglianza digitale di massa. Ovviamente ID 2020 viene presentato al pubblico indorato da una bella patina umanitaria, ma in realtà nasconde delle implicazioni inquietanti sia per i profitti dei soggetti coinvolti, che per le conseguenze sulla libertà personale. Libertà che consiste anche nello scegliere di non farsi chippare, vaccinare, tracciare a distanza… la libertà di gestire la nostra vita come preferiamo; libertà di fare, mangiare, bere, leggere, guardare ciò che vogliamo, di recarci dove preferiamo e senza che queste scelte influiscano sulla possibilità di avere una vita sociale normale e in armonia con gli altri.

Il microchip consentirebbe infatti a chi gestisce l’archivio digitale di tracciare i movimenti di chiunque; se diventasse obbligatorio, con la scusa di “tutelare la salute”, il Grande Fratello in scala planetaria potrebbe tranquillamente controllare le persone da remoto, sapendo in tempo reale dove si trovano e cosa stanno facendo, e depotenziando di conseguenza i possibili soggetti non allineati, resi di fatto impossibilitati ex lege a partecipare attivamente alla società. 

Personalmente non sono affatto credente, ma lo scenario che si prospetta in questo caso è davvero molto simile all’Apocalisse di Giovanni: “Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.”

Una piccola curiosità a questo proposito: la “cifra della bestia” è anche il numero scelto da Bill Gates per un altro dei suoi piani per il bene dell’umanità, la criptovaluta globale – brevetto 060606, che interagisce direttamente col corpo umano tramite onde cerebrali e calore corporeo… mi fermo qui, ma non posso fare a meno di pensare che, al confronto di William Henry Gates III, gli spesso citati George Orwell e Aldous Huxley erano solo dilettanti.

Eva Bergamo

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