Oggi presso la sede del Centro Italo-Russo Il Presidente della C.C.I.R a Mosca: Le prospettive di collaborazione tra le piccole e medie imprese russe e italiane - Russia News / Новости России

C.C.I.R.

Pubblicato il marzo 2nd, 2017 | Da Redazione

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Il Presidente della C.C.I.R a Mosca: Le prospettive di collaborazione tra le piccole e medie imprese russe e italiane

Oggi presso la sede del Centro Italo-Russo RANEPA a Mosca, il Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, Rosario Alessandrello, tiene una Master Class sul tema “LoAbel Gezevich Aganbegyan stato attuale e le prospettive di collaborazione tra le piccole e medie imprese russe e italiane”. A condurre il dibattito in qualità di moderatore è presente Abel Aganbegyan, noto economista russo e accademico RAN.

In esclusiva per i nostri lettori, pubblichiamo l’intervento del Presidente della C.C.I.R. :

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Il pianeta è diventato globale in seguito all’esplosione dei mezzi di comunicazione e vede raddoppiare le proprie conoscenze ogni 2-3 anni; agli inizi del secolo scorso ciò avveniva circa ogni 100 anni. Il 70% delle attuali conoscenze e informazioni è in rete e più conosciamo, più velocemente creiamo Rosario-Alessandrello-Presidente-della-Camera-si-Commercio-Italo-Russa-photo-Evgeny-Utkin - Russia Newsnuove conoscenze.

Entro i prossimi otto anni avremo una popolazione mondiale di circa 8 mld di persone e circa 50 mld di apparati in rete (computer, telecamere, monitoraggi per la sicurezza, la salute o controllo energetico dei nostri elettrodomestici; ma anche sensori per la dieta delle mucche o sofisticati laboratori per il monitoraggio diversificato del traffico o dell’ambiente); cioè una media di 6,25 apparati per ogni abitante del pianeta.

Ciò che emerge con forza è la consapevolezza che tutti i cittadini, e in particolare le nuove generazioni, si troveranno ad affrontare problemi e sviluppi della società e della propria vita enormemente più complessi di quanto mai avvenuto in passato.

Proprio l’informazione è fortemente suscettibile di una sempre maggiore sofisticazione (il che può essere positivo) ma risulta anche essere manipolata, artefatta e fuorviante.

La globalizzazione da un lato ha permesso a più di un miliardo di abitanti di beneficiare dello sviluppo economico mondiale ma, dall’altro, a causa delle modalità con cui è stata gestita, ha creatoRANEPA - Russian Presidential Academy in Moscow disuguaglianze non solo fra Paesi ma anche all’interno di uno stesso Paese. D’altra parte, dette disuguaglianze hanno provocato le “incertezze” politiche a livello nazionale, regionale e globale; il 2017 si presenta così alle imprese che devono affrontare molti più rischi politici (instabilità nei governi nazionali, regionali e globali):

-Politica estera dell’amministrazione USA

-Ascesa dei populismi in Europa che influenza le scelte dei Governi

-Nessuna visione condivisa su cosa serva a rendere stabile l’Eurozona

-UE bloccata dai negoziati per la Brexit

e viceversa meno rischi economici:

-Azzerato il rischio di una recessione negli Stati Uniti

-Ridotto il rischio di deflazione globale

-Sistema bancario italiano: minor rischio sistemico

-Brexit spaventa meno

Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov con il presidente della Camera di Comercio italo-russa Rosario AlessandrelloL’identità di un Paese dipende da molti elementi: storico-culturali, costituzionali-istituzionali-sociali-civili ed economici. In questa sede interessano gli elementi economici che in Italia come in Russia hanno due aspetti macroeconomici: quelli di economia finanziaria, pubblica e privata e quelli di economia reale e industriale delle imprese.

In questa circostanza come si trovano i due Paesi (Russia e Italia) che a noi interessa esaminare?

L’Italia nel G20 è uno dei cinque Paesi che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 mld di dollari e si conferma quinto Paese al mondo dopo Cina (1.062 mld), Germania (362.3 mld), Corea del Sud (201.8 mld), Giappone (174.7 mld).

Si consolida così il ruolo di punta del nostro Paese nell’industria mondiale e la capacità delle nostre imprese di competere sui mercati globali.

Non si può dire lo stesso di Paesi come Francia (-33.6 mld $), Regno Unito (-127.6 mld $), e USA (-683 mld).

L’Italia è primo Paese al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale nel 2015 (8%), meglio di Grecia (7.4%), Germania (7,1%), Giappone (~ 4%) e USA (~1%). È prima tra i grandi Paesi UE per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (17.1%), seguita da Spagna (16.2%), Francia (14.3%), Germania (13.8%) e Regno Unito (7%).

Leader in Europa nell’efficienza energetica ed emissioni (tonnellate di CO2 equivalente ogni mln di euro prodotto).

Il modello produttivo italiano si conferma tra i più innovativi ed efficienti in campo ambientale. A partire dai consumi energetici e dalle emissioni: con 107 t di CO2 equivalente per milione di Euro prodotto siamo secondi in Europa per minore intensità di emissioni atmosferiche dietro la Francia (93, aiutata dal nucleare) e davanti a Spagna (131), Regno Unito (131) e Germania (154). Con 14.3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di Euro prodotto l’Italia è il secondo paese tra le cinque grandi economie comunitarie per minori input energetici a parità di prodotto, dopo il Regno Unito (11.6) e davanti a Francia (14.5), Spagna (16.8) e Germania (17.7).

Rifiuti non pericolosi avviati a riciclo nei principali paesi europei in mln di tonnellate.

L’Italia è leader europeo nel riciclo industriale; infatti sono stati recuperati per essere avviati a riciclo 47 mln di tonnellate di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato tra tutti i Paesi europei, seguiti da Germania con 43.6 t, Regno Unito 38.8, Francia 29.5 e Spagna 23.7.

Il riciclaggio nei cicli produttivi industriali ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17 mln di tonnellate equivalenti di petrolio ed emissioni per circa 60 mln di tonnellate di CO2.

La “green economy” dà forza alle imprese italiane.Rosario Alessandrello

Sono oltre 385 mila le aziende italiane (26.5% del totale dell’industria e dei servizi, nella manifattura il 33%) che durante la crisi hanno scommesso sulla “green economy” che vale 190.5 mld di Euro di valore aggiunto e il 13% dell’economia nazionale, con vantaggi competitivi in termini di export (il 46% delle imprese manifatturiere eco-investitrici esporta stabilmente contro il 27.7% delle altre), di innovazione (il 33.1% ha sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi contro il 18.7%) e di fatturato (il 35.1% delle imprese green lo ha visto crescere nel 2015 contro il 21.8%). La “green economy” fa bene anche all’occupazione. Nel 2016 le imprese che investono green assumono più personale: 330 mila dipendenti, pari al 43.9% del totale delle assunzioni, stagionali e non, previsti nell’industria e nei servizi. Tra gli assunti nella ricerca e sviluppo, il 66% del totale è rappresentato da figure “green”: segno evidente del legame strettissimo fra “green economy”, innovazione e competitività.

L’industria italiana è quarta per surplus del machinery con 59,5 mld di $ e si conferma nel gruppo di testa della graduatoria internazionale per saldo della bilancia commerciale, preceduta dai competitor tedeschi (108 mld di $), cinesi (84.5 mld) e giapponesi (69.4 mld).

Tra i prodotti più esportati annoveriamo le macchine per l’agricoltura e il tabacco, quelle dell’industria alimentare, quelle per lavorare il legno, metalli, materie plastiche e minerali non metalliferi (pietre ornamentali e ceramica, ad esempio) macchine per imballaggi e giostre, apprezzate particolarmente per il minor consumo di energia a parità di prestazione.

L’Italia è prima per siti UNESCO al mondo: sono 51 quelli riconosciuti.

Alla filiera della cultura l’Italia deve ca. 90 mld di Euro della ricchezza prodotta nel Paese; i quali ne mettono in moto altri 160 mld nel resto dell’economia: 1.8 Euro per ogni Euro prodotto dalla cultura. Si arriva così a ca. 250 mld di Euro prodotti all’interno della filiera culturale, dal design al Made in Italy, dai new media al patrimonio storico culturale fino al turismo, cioè il 17% della ricchezza nazionale.

Cultura e creatività danno lavoro al 6.1% del totale degli occupati, 1.5 milioni di persone.

Vladimir Putin - Rosario Alessandrello - Fondazione Italia-RussiaL’industria italiana del Legno Arredo è seconda al mondo per saldo della bilancia commerciale con 9 mld di $ di surplus, preceduta solamente dalla Cina (86.3 mdl di $) ma davanti ai competitor polacchi (8.5 mld), messicani e vietnamiti (6.2 mld) e tedeschi (1.8 mld). Il primo importatore dei prodotti del legno-arredo made in Italy è la Francia (1.061 mln di Euro) seguito da Germania (844 mln), Regno Unito (719 mln), Svizzera (555 mln), Russia (527 mln), Spagna (407 mln), Emirati Arabi (295 mln), Cina (288 mln, dove siamo il primo fornitore nazionale), Arabia saudita (272 mln) e Austria (265 mln).

L’industria del Legno Arredo made in Italy è all’avanguardia nella sostenibilità ambientale. A partire dai consumi di energia: utilizziamo 30 ton equivalenti di petrolio (tep) per ogni milione di Euro prodotto, contro una media UE di 68; e dalle emissioni: con 39 ton di CO2 equivalente per 1 mln di Euro, contro le 50 dei tedeschi, le 52 dei francesi, le 93 dei britannici e le 124 degli spagnoli.

Le imprese italiane sono tra le più competitive. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) l’Italia si piazza prima, seconda o terza al mondo in ben 899: quasi uno su cinque. Per un valore totale di 200 mld di $.

L’eccellenza del made in Italy sta nella elevata diversificazione delle sue specializzazioni, che fanno parte dei macrosettori delle “4 A” (Agroalimentare-vini, Abbigliamento-moda, Arredo-casa e Automazione- meccanica-gomma-plastica).

  • 227 primo posto
  • 353 secondo posto
  • 319 terzo posto

Per 68 prodotti il nostro Paese è leader dell’Agroalimentare di qualità. La nostra agricoltura è più sostenibile e sicura.

Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano, 16 sono primi sui mercati internazionali. Dalla pasta ai pomodori e altri ortaggi, da aceto e olio ai fagioli: tutti campioni assoluti nelle quote di mercato mondiale, cioè per ben 68 prodotti.

L’Italia è il Paese più forte al mondo per prodotti “distintivi”: primi nel food, con 292 tra Dop/Igp/Stg e nel vino con 523 Doc/Docg/Igt. L’Italia è seconda in Europa per superficie agricola biologica e prima per numero di imprese nel settore. E siamo anche ai vertici mondiali per sicurezza alimentare, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici (0.3%), quota inferiore di 4 volte rispetto alla media europea (1.5%) e di quasi 20 volte di quella dei prodotti extracomunitari (5.7%).

  1. LE PMI NELLA FEDERAZIONE RUSSA

Nel formulare le previsioni per gli anni 2017-2018 gli specialisti della Banca Mondiale hanno ammesso che i prezzi delle materie prime e delle principali merci dell’export russo saranno in 50 anni della CCIR Un esempio longevo di cooperazionefuturo superiori a quelli previsti dal governo. Malgrado questo non si prevedono rilevanti conseguenze ed effetti dell’andamento dei prezzi sulla qualità e sulla dinamica della crescita economica in Russia nei prossimi due anni, poiché in questo periodo mancheranno ancora le riforme strutturali e istituzionali necessarie. La Russia è entrata nel 2017 con condizioni piuttosto favorevoli, create innanzitutto dal trend positivo del settore petrolifero e dai progressi dell’agricoltura, leader dell’economia per la maggiore crescita nel 2016.

Anche la produzione industriale nel 2016 è aumentata dell’1.1% su base annua dopo il suo calo del 3.43% nel 2015. Si prevede che nel 2017 l’industria tessile e le produzioni chimiche aumenteranno non meno del 4% su base annua.

7.5 miliardi di rubli saranno stanziati dal bilancio federale 2017 per sostenere le piccole e medie imprese, comprese quelle aperte da giovani imprenditori. Questo sostegno viene garantito dal 2005. Nel 2014 il governo ha stanziato 20 mld di rubli pe le PMI; negli anni successivi però il sostegno è notevolmente diminuito.

Attualmente in Russia operano 5,7 milioni di PMI, di cui solo circa 200.000 imprese ricevono un sostegno da parte delle strutture statali.

Al fine di aumentare la crescita economica il governo punta, in particolare, sull’incremento delle esportazioni. Tuttavia, come hanno accertato in particolare gli auditor della Corte dei Conti federale, la Roseximbank, principale strumento finanziario del sostegno all’export, lavora in modo inefficiente. La Corte intende consigliare al CdM di sospendere l’aumento della capitalizzazione della suddetta banca nel 2017.

Si rileva che tra gennaio e settembre 2016 il volume di tutte le esportazioni dalla Russia è ammontato a $200 mld, ovvero, $54 mld in meno (-21%) su base annua, e che il risultato definitivo del 2016 non supererebbe i $275 mld. Si ritiene che “per le compagnie esportatrici il 2016 potrebbe essere stato l’anno peggiore dell’ultimo decennio”. D’altronde, molti settori, dall’agricoltura, all’industria petrolifera, al turismo, dispongono di un considerevole potenziale per aumentare le esportazioni.

come esportare diretto o indirettoL’export, di qualunque tipo e a ogni livello, rappresenta il più potente propulsore della crescita economica.

Le Società nel cui capitale sociale gli investitori stranieri rappresentino più del 49% potranno mantenere lo status di piccola e media impresa (PMI). Potranno quindi fruire di tutte le agevolazioni previste per tale categoria. Come ha raccontato l’ufficio stampa del Ministero per lo Sviluppo Economico alle “Izvestija”, tale dicastero ha preparato in merito un progetto di legge. Il Ministero ha anche precisato che questa iniziativa ha per obiettivo quello di attrarre investimenti supplementari nell’economia russa e di formare nuove catene tecnologiche.

“Recentemente lo Stato ha fatto molto per sostenere le PMI: sono state introdotte le agevolazioni fiscali, le sovvenzioni, i finanziamenti a tasso agevolato, è all’opera un intero ente di sostegno alle piccole e medie imprese; tuttavia, le società con quota straniera di partecipazione al capitale sociale superiore al 49% non avevano accesso a tali agevolazioni”.

Nel 2016 è stato concesso agli enti locali di poter introdurre nei rispettivi territori, per i contribuenti dell’imposta unica sulle entrate attribuite (IUEA) e del sistema semplificato di imposizione fiscale (SSIF), delle aliquote d’imposta ancor più basse di quelle previste per tali regimi. Ossia, per l’aliquota d’imposta relativa all’IUEA potrebbe essere ridotta dal 15 al 7.5%, e quella del SSIF dal 6 all’1%.

Inoltre, presto le PMI avranno la possibilità di essere quotate alla borsa di Mosca e di avere conseguentemente dei crediti a tasso agevolato. Le piccole e medie imprese possono usufruire di prestiti a tasso ridotto anche nell’ambito del programma “Sei e mezzo”, che prevede un interesse fisso per prestiti con importo non inferiore ai dieci milioni di rubli in una forchetta del 9.6-10.6% annuo a seconda delle dimensioni aziendali.

Si è anche convinti dell’importanza di incentivare la partecipazione dei capitali stranieri alle attività imprenditoriali russe, e non solo per i capitali come tali, ma anche perché questo favorisce l’introduzione delle tecnologie d’avanguardia nelle società russe e l’incremento dell’efficacia del business.

In Russia esiste un’economia aperta e una libera concorrenza quindi è giusto ammettere i capitali stranieri nelle PMI russe”.export organizzare

Il mercato delle innovazioni tecnologiche: attualmente la quota della produzione tecnologica russa sul mercato mondiale dell’innovazione non supera il 2%. Per cambiare l’attuale situazione insoddisfacente è necessario risolvere i principali problemi e bisogni del mercato tecnologico russo: deficit di personale qualificato; difetti della legislazione attuale che non prende in considerazione le condizioni d’attività specifiche di molte aziende; accesso difficile a tutte le risorse finanziarie, ingegneristiche e tecniche, ecc.

Dalle analisi fatte fino a questo punto sullo stato delle PMI presenti in Italia e in Russia, ci troviamo di fronte a due realtà completamente diverse: le PMI in Italia sono il punto di forza dell’economia industriale ma per continuare ad essere nelle prime posizioni a livello mondiale hanno bisogno di una maggiore diffusione della digitalizzazione e soprattutto che le istituzioni di Governo in Italia siano riformate e semplificate; mentre le PMI in Russia sono una realtà in divenire e sono oggetto d’attenzione delle istituzioni governative e delle amministrazioni locali, la digitalizzazione delle quali è ancora lontana, escluso qualche settore come l’agroalimentare.

  1. CONCLUSIONI

Presidente-CCIR-Rosario-AlessandrelloNon possiamo trarre delle conclusioni senza accennare alla quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta “Industria 4.0”. Il termine è sempre più centrale nel dibattito economico, sociale e politico, nazionale ed internazionale. Esso si riferisce all’applicazione delle tecnologie digitali al settore manifatturiero. Tale dibattito ruota attorno ai cambiamenti nei modelli di business, di produzione e di organizzazione del lavoro abilitati da tecnologie digitali, nonché al loro impatto su creazione di valore, produttività e occupazione.

Gli esperti sono concordi nel definire il fenomeno come la “quarta rivoluzione industriale”, connotando in questo modo la magnitudine e la significatività dei cambiamenti ad esso connessi.

L’Unione Europea ha compreso la portata dell’Industria 4.0 e ha attivato misure di policy e fondi dedicati per far sì che il continente non si trovi impreparato o spiazzato dalla concorrenza internazionale.

Anche il Governo italiano ha di recente posto al centro della propria agenda di governo il tema: nel luglio 2016 il Ministro dello Sviluppo Economico ha presentato un’indagine conoscitiva sui modelli applicativi del paradigma Industria 4.0 al tessuto imprenditoriale italiano e ha annunciato l’inclusione, all’interno della prossima Legge Finanziaria, di un importante piano di investimenti per favorire la digitalizzazione delle imprese italiane.

Il settore industriale manifatturiero è stato per secoli il fulcro produttivo dell’Europa. Questo fino all’avvento della terziarizzazione, nella seconda metà del secolo scorso, quando il settore industriale ha – a poco a poco – perso peso all’interno di diverse economie europee, lasciando il posto a servizi che proprio al settore industriale rimangono comunque legati a doppio filo.

Si consideri che, mentre nel 2000 il contributo del settore manifatturiero al Valore Aggiunto dell’Unione Europea era pari al 18.8%, quattordici anni dopo tale percentuale era scesa al 15.5%.

Il settore manifatturiero europeo sta perdendo importanza anche a livello globale: nel 1995 il peso delle esportazioni di prodotti manifatturieri europei sul totale mondiale era pari al 31%, mentre nel 2013 si era ridotto al 27%. Nello stesso periodo, il contributo dell’Unione Europea al Valore Aggiunto globale prodotto dal settore manifatturiero è passato dal 23% al 17%.

Il declino di tale settore non è né un fenomeno esclusivamente europeo, né congiunturale alla crisi. Esso ha infatti interessato tutte le principali economie industrializzate. Tuttavia, la manifattura europea cresce meno di quella statunitense: tra il 2000 e il 2014, il Valore Aggiunto generato dalla prima è cresciuto del 20,6%, mentre quello generato dall’industria americana del 34%.

Anche la produttività del lavoro nel settore manifatturiero europeo è cresciuta meno che negli Stati Uniti. Lo stesso vale per la produzione industriale, che in Europa fatica a riprendersi dalla crisi,RANEPA - Russian Presidential Academy mentre negli Stati Uniti ha superato i valori pre-2008. Questo non vale però per tutti i settori industriali: il settore della manifattura high-tech ha risentito della crisi meno degli altri ed è cresciuto di oltre il 35% tra il 2000 e il 2015.

La perdita di rilevanza della manifattura nelle economie europee è preoccupante anche dal punto di vista dell’occupazione: nel 2000 il settore occupava il 18% della forza lavoro europea, nel 2014 solo il 14,2%. Anche il valore assoluto degli occupati nel settore è diminuito, registrando un calo di oltre il 15% tra il 2000 e il 2014.

Il settore manifatturiero, infatti, rimane centrale per la crescita, lo sviluppo e la competitività dell’Unione Europea e della sua economia: genera un turnover di oltre 7.000 miliardi di euro, conta per il 15.5% del Valore Aggiunto totale, acquista beni e servizi per oltre 5.400 miliardi di euro all’anno e occupa ancora il 14.2% della forza lavoro.

Nell’UE il 60% dei posti di lavoro nel settore dei servizi è strettamente legato alla manifattura, così come il 65% della produttività, il 74,6% delle esportazioni e il 65% degli investimenti privati in Ricerca e Sviluppo. Anche il livello di retribuzione medio pro-capite del settore è più alto del 20% rispetto all’economia complessiva.

Proprio l’applicazione delle più recenti tecnologie digitali e informatiche a processi produttivi e all’organizzazione industriale può servire da driver per il rilancio della manifattura europea. Negli ultimi anni, infatti, la digitalizzazione sta trasformando non soltanto la società e i settori produttivi più innovativi, ma anche l’industria tradizionale.

La CCIR di MilanoAnche il governo russo si è posto il problema di come preparare il Paese per la quarta rivoluzione industriale. Lo scopo del programma statale “Iniziativa Tecnologica Nazionale” è la creazione delle condizioni necessarie per la leadership globale nei campi tecnologici entro il 2035. Nel frattempo i giornali descrivono le numerose innovazioni tecnologiche dell’ingegneria russa e mettono in evidenza la qualità insufficiente della regolamentazione statale che impedisce un ulteriore sviluppo delle innovazioni digitali in Russia.

Sono state fatte diverse ipotesi sullo sviluppo dell’industria elettronica e, per esempio, la necessità più vicina del settore è quella per il 2017 di sostituire un milione di computer impiegati presso le strutture statali.

Ing. Rosario Alessandrello

Presidente della Camera di Commercio italo-russa

 

 



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