Esteri

Pubblicato il gennaio 14th, 2020 | Da Redazione Russia News

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PER LA LIBIA ANCORA UNA MOSSA VINCENTE DI PUTIN: LA RUSSIA IMPRESCINDIBILE PER GLI EQUILIBRI IN MEDIO ORIENTE

Mosca – Dopo 10 mesi di combattimenti, Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar hanno accettato l’invito del presidente Vladimir Putin a Mosca per siglare una tregua, entrata in vigore ieri su proposta di Turchia e Russia. Il Cremlino incassa una vittoria diplomatica e si conferma un attore imprescindibile per gli equilibri del Medio Oriente.

Il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale libico (Gna), Fayez al-Serraj, e il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, sono arrivati ieri a Mosca per la firma dell’accordo di cessate-il-fuoco, entrato in vigore ieri su proposta di Turchia e Russia. Scopo della tregua è fermare gli scontri e la campagna militare contro il governo di Tripoli, formalmente riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da Turchia e Qatar, lanciata nell’aprile scorso dalle forze di Benghazi, puntellate da Mosca, Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita. Se reggerà, la tregua dovrebbe porre fine ad ostilità che, finora, hanno causato la morte di oltre 2.200 persone, secondo le Nazioni Unite. Ma soprattutto punta a disinnescare una pericolosa escalation militare alimentata dal supporto di sponsor esterni sempre più presenti, in spregio all’embargo sulle armi imposto dall’Onu.

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Nella capitale russa, il premier libico e il generale – il primo ha già firmato la tregua, mentre il secondo ha chiesto tempo fino a domani per definire alcuni dettagli – non si sono neanche incontrati. Ma per assisterli nella mediazione sono arrivate a Mosca delegazioni da Egitto, Turchia ed Emirati. Un contesto in cui appare sempre più evidente la marginalizzazione, se non addirittura l’irrilevanza dell’Europa, in una crisi i cui destini sono oggi nelle mani di altri attori.

Cosa prevede l’accordo? Sospensione dell’invio delle forze turche in Libia, supervisione del cessate il fuoco da parte della Missione delle Nazioni Unite Unsmil e ritiro delle forze militari di entrambi gli schieramenti. Sono alcuni dei punti dell’ accordo per il cessate il fuoco secondo indiscrezioni apparse nelle ultime ore sulla stampa internazionale. La tregua prevederebbe inoltre la consegna delle armi da parte delle milizie che sostengono i due schieramenti. Un altro punto della bozza di accordo riguarda il rilancio di un dialogo politico e la condivisione del potere tra il Gna e rappresentanti delle forze di Benghazi. Infine, secondo Al Arabiya – l’emittente con sede a Dubai – vi sarà una supervisione internazionale della messa in sicurezza dei porti libici, dei pozzi e dei giacimenti di petrolio e gas da parte dell’Esercito nazionale libico.

Se all’inizio di gennaio il governo turco aveva deciso di inviare militari a sostegno di Tripoli, già da mesi contractor russi della società Wagner – braccio armato del Cremlino sebbene non direttamente riconducibile a Mosca – stavano combattendo al fianco delle forze di Haftar. Interrogato dai giornalisti due giorni fa, sul coinvolgimento in Libia, Putin ha negato ogni interferenza diretta nel conflitto: “se ci sono cittadini russi che combattono in Libia, non rappresentano gli interessi del governo russo e non sono pagati da noi”. Fonti di stampa, tuttavia, riferiscono che diversi contingenti di contractor starebbero lasciando il paese in seguito all’annuncio del cessate il fuoco.

Più volte denunciato dalla comunità internazionale, l’ingresso russo e turco ha irrimediabilmente modificato le sorti del conflitto, trasformandolo in una guerra per procura internazionale. I droni e sistemi di difesa aerea forniti dalla Russia ad Haftar hanno convinto il governo di Tripoli a cercare sponsor il cui sostegno non si limitasse alle sole parole, come nel caso dell’ONU e dell’Europa.

In Italia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è volato ad Ankara per incontrare il presidente turco Erdogan. Oggi, martedi 14 gennaio, al Cairo incontrerà il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi , mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio sarà a Tunisi. Ma l’attivismo italiano per recuperare il ritardo sul dossier libico, difficilmente ci riporterà ad avere un ruolo decisivo nel paese nordafricano. Come dimostrano le indiscrezioni di stampa, l’architettura della “pax libica” sembra essere stata già decisa a porte chiuse a Istanbul la scorsa settimana e potrebbe costituire la base per una possibile “spartizione” del paese in due ‘protettorati’ riconducibili a Russia e Turchia. In quest’ottica la prossima Conferenza di Berlino, a lungo invocata e forse in agenda per il 19 gennaio, potrebbe dunque limitarsi a ratificare decisioni già prese.

La scommessa di Vladimir Putin, avanzata quando ormai l’esercito di Haftar era alle porte di Tripoli, ha convinto Ankara a optare per la cooperazione con Mosca, anche per evitare ripercussioni lungo la frontiera comune con la SiriaMosca ha tutto da guadagnare. Se riuscirà nell’azzardo, potrebbe trovare in Libia, dopo quella siriana, una seconda sponda sul Mediterraneo.

RED

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