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Roma

Pubblicato il dicembre 1st, 2015 | Da admin

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IL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI

Roma – Era una bella giornata di sole del mese di novembre. Mentre facevo colazione mi son detta “Che bel tempo! Sarebbe uno spreco restare a casa” e così, in compagnia dei miei amici l’archeologo Marco Morandi e l’operatore Gli acquedotti di Roma una passeggiata per scoprire con quanta perizia gli antichi Romani rifornivano di acqua l'UrbePiero, ho pensato di vestire i panni da turista e andare a documentare in modo molto più approfondito il Parco degli Acquedotti di Roma, meta da me gradita ai tempi del Liceo. Ci capitavo spesso con i compagni di classe quando a scuola c’era assemblea e si usciva qualche ora prima.  Anziché andare subito a casa, capitava di far una sosta qui ( ma qualcuno ci veniva anche per saltare il giorno di scuola!). Addirittura, essendo nata a giugno, ricordo di averci festeggiato anche due compleanni con dei piacevoli pic-nic. Ma torniamo a noi. Stavolta proverò a parlarvi del Parco degli Acquedotti perché ritengo sia un posto che, se trattato con maggior cura, risulterebbe uno dei più belli di Italia e d’Europa. Si tratta di un’area verde urbana, compresa nel VII municipio, che si estende per circa 240 ettari di terreno delimitato da Via Lemonia, Via di Capannelle, Via Appia e Via del Quadraro. Ma la cosa che lo rende unico nel suo genere è l’essere una suggestiva distesa di rovine, tipica delle campagne romane. Per visitarlo, io e Piero abbiamo incontrato Marco alla stazione metro A acquedotto_domizianoSubaugusta per poi raggiungere il parco passando per via Lemonia. Originariamente quest’area si sviluppava senza interruzione tra Roma e i Colli Albani ed era conosciuta come Roma Vecchia. Il suo nome si spiega per la presenza in elevato e sottoterra di 7 degli 11 acquedotti costruiti dai romani, ma anche papali, che rifornivano l’antica Caput Mundi. Ve li elenco: – CLAUDIO E ANIO NOVUS: acquedotti sovrapposti la cui costruzione è iniziata con Caligola nel 38 d.C e si è conclusa con Claudio, appunto, nel 52 d.C. Le arcate dell’acquedotto Claudio sono tra le piu’ belle che possiamo vedere: toccano l’altezza massima di 27\28m, è possibile notarne anche alcune restaurate e in vari punti si osservano ad occhio nudo residui di calcare dovute ad alcune, rare, infiltrazioni d’acqua. – ANIO VETUS (sotterraneo) – DELL’ACQUA MARCIA (che però, a dispetto del nome, dai romani era considerata un’acqua molto buona) – TEPULA (acqua tiepida, dai 16° ai 17°) – IULIADELL’ACQUA FELICE : costruito da Sisto V ( il cui vero nome era Felice Peretti) tra il 1585 e 1590 demolendo una parte dell’acquedotto dell’acqua Marcia. Per capire fino in fondo l’importanza di queste mastodontiche costruzioni , di cui gran parte possiamo ammirare ancora oggi, bisogna ricordareIl Parco degli Acquedotti visto dalla via Appia Nuova, acquerello di Enrico Coleman che l’acqua è sempre stata per tutte le popolazioni, soprattutto quelle del mondo antico, un elemento essenziale per il benessere delle città. Fino al VI sec. Roma si era rifornita di acqua tramite le fonti naturali ma, con l’ingrandimento della città e l’incremento demografico, queste misure non erano piu’ sufficienti. Ecco, quindi, perché i romani arrivarono a costruire un ingegnoso sistema di acquedotti, talmente celebre che Roma venne soprannominatala regina delle acque”. Ma come facciamo noi a conoscere bene i dati, la storia e il funzionamento di queste vere e proprie opere d’arte? Per questo dobbiamo ringraziare il sig. Sesto Giulio Frontino, il curator acquae vissuto sotto l’imperatore Traiano, autore del trattato “de aquis urbis Romae” giunto fino a noi e ancora tradotto nelle scuole per la sua prosa semplice. Il primo acquedotto romano è stato costruito nel 312 a.C. e ci son voluti 500 anni per terminare tutti gli undici citati. Erano beni di proprietà dello stato a servizio della popolazione. La disponibilità pro capite di acqua era Set del film di Sorrentino La Grande Bellezzapari al doppio di quella attuale, e questo spiega perché a Roma giungevano 750 milioni di litri di acqua al giorno. Bisogna considerare anche che la città disponeva di 1300 fontane pubbliche ( i cosiddetti “nasoni”), 15 fontane monumentali, 900 piscine , 11 terme e 5 laghi artificiali, alcuni usati per i giochi pubblici. Gli acquedotti dunque, i padri di questa grande sistema, hanno un fascino imparagonabile. Anche per questo motivo il parco nel corso degli anni , ma particolarmente nel ‘700\’800, ha attratto numerosi artisti, viaggiatori e letterati. Non solo, in piu’ di una occasione è stato scenario perfetto per riprese cinematografiche Francesca Brienza -Marco Morandi - Parco degli acquedotti di Romadi film come “La dolce Vita”, il premio oscar “La grande bellezza” ma anche, pellicola a cui i romani sono molto legati per ovvie ragioni, “Il marchese del Grillo”. Celebre è la scena in cui il grande Alberto Sordi, in compagnia di un generale di Bonaparte, galoppava in carrozza proprio con questo panorama alla spalle. Nel 1988, dopo varie vicissitudini anche spiacevoli, l’area è stata inserita nel Parco Regionale dell’Appia Antica. Oggi qui si corre, si passeggia con il cane, si va in bici o a cavallo con gli amici. Non prendersi un paio d’ore per visitare questo posto incantato, sarebbe un vero peccato.

Francesca Brienza

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