Stili di vita

Pubblicato il Agosto 14th, 2017 | Da Redazione

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Lettera di una “donna dell’Est” agli uomini italiani

Sono già da tre anni che abito in Italia il più bel Paese al Mondo dove tutto è delizioso.
Però c’è un qualcosa in questo paradiso terrestre che pian piano aggiunge un “pizzico di sale nel caffè”. Questo qualcosa sono gli stereotipi sulla “donna russa”, nel gergo italiano – la “donna dell’Est“.
Allora, miei cari uomini italiani (e forse anche donne): è già da un bel po’ che non siamo più quello che vi siete abituati a crederci, osservando i numerosi esempi dei vostri vecchi nonni e zii che hanno sposato la loro giovane e bella badante di Ucraina o di Moldova (ok, talvolta non così giovane e non così bella). Sono passati decenni, e siamo diventate molto diverse.
È quindi come siamo adesso noi, le cosiddette “donne dell’Est”? Abbiamo almeno una laurea, alcune addirittura due o tre oppure un titolo universitario. Con il nostro cervello ed i nostri “mestieri semplici’ (marketing, giurisprudenza, commercio) guadagniamo di più a Mosca di un direttore di una banca a Milano.
All’età di 25 anni la maggior parte di noi ha già un proprio appartamento e comincia a dare un sostegno finanziario ai genitori, anziché prendere soldi da loro. Attenzione, una sorpresa: usiamo poco il trucco, non mettiamo i tacchi per andare al panificio e ci prendiamo cura di noi stessi anche dopo 30 anni. Tante mamme delle mie amiche a Mosca hanno un fisico molto simile alle loro figlie, e una mia cara amica viene spesso considerata la ragazza di suo figlio sedicenne. Viaggiamo all’estero quasi ogni mese, mangiamo in ottimi ristoranti, facciamo sport e danza, ridiamo e sorridiamo, godiamo la vita. Insomma, a Mosca abbiamo tutto, anche il mito di tutta l’Italia – il Grande Putin. Forse manca solo il sole, a volte…
Eppure con tutto ciò, per qualche motivo strano, all’improvviso imballiamo questa vita perfetta e stabile in una valigia e ci trasferiamo in un altro paese. Perché? Forse voi non sapete ancora, ma oggi non siamo più in fuga senza meta dall’Unione Sovietica, alla ricerca di una vita migliore. È che come le donne di qualsiasi altra nazionalità a volte ci innamoriamo fortissimo. E non sempre dei nostri connazionali – grazie ai viaggi all’estero, ad un’ottima conoscenza delle lingue straniere e, naturalmente, anche a Tinder. Come le mogli dei “decabristi” quasi 200 anni fa, siamo ancora pronti a seguire il nostro amore ovunque la vita ci porti – Italia, Germania, Portogallo, Turchia, Francia, Australia, fino ad arrivare al Polo Nord! Rischiamo alla grande, lasciando dietro la nostra vita prospera e stabile, i nostri genitori, i nostri amici, un reddito dignitoso, una carriera molto promettente – tutto soltanto per stare insieme ad un uomo che abbiamo scelto con cuore, e non per i motivi di cittadinanza o mozzarella…
E ci offendete molto quando alla frase “Io sono Russa” rispondete: “Sì sì, conosco parecchie russe, lavorano tutte come badanti”, o chiedete che tempo fa a Kiev, o ci dite: “Ah si, ho incontrato una russa, è di Riga”. E ci fate veramente male quando prendete in giro il nostro rigido accento “orientale”. Ma nel frattempo, quanti italiani saranno in grado di mettere insieme almeno tre frasi in russo senza errori, per non parlare della cadenza? E ci offendiamo quando solo un mese dopo il trasferimento state cercando di farci condividere le spese – perché è così come si fa in Europa… Lo fate senza neanche darci il tempo minimo necessario per abituarsi al posto nuovo, facendo finta di dimenticare il fatto che il nostro buon reddito e la nostra grande carriera sono stati lasciati a Mosca per voi, e qui in Italia è ancora tutto da iniziare.
Insomma, ci offendete con tante cose, miei cari uomini italiani. Ma allo stesso tempo siete così disarmanti incantevoli che vi perdoniamo e riperdoniamo, perdoniamo e riperdoniamo… Perché avere pazienza e perdonare è nel sangue della “donna dell’Est”, su questo avete sicuramente ragione. Perdoniamo finché possiamo, perché arriva un giorno quando non vogliamo più perdonare, e non c’è più bisogno.
E allora imballiamo di nuovo la nostra vita in una valigia e ce ne andiamo – a Mosca, a Kiev, a Riga, in Australia, in Zimbabwe, in Mozambico, al Polo Nordovunque ci chiami il cuore, perché non sono le gambe lunghe, gli occhioni blu o le trecce bionde che ci rendono donne, ma è il cuore. Non importa di quale nazionalità.

Oksana Smirnova

P.S. Tutto questo è basato esclusivamente sull’esperienza personale. Tutte le coincidenze non sono casuali.

Oksana Smirnova, 34 anni, Ph.D. in filologia, vive e lavora in Italia, si occupa di comunicazione aziendale per le imprese russe ed europee nei vari settori.

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