C.C.I.R.

Pubblicato il ottobre 26th, 2017 | Da Redazione

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LE OPPORTUNITA’ DEL MERCATO RUSSO PER LE IMPRESE DEL SETTORE IMPIANTISTICO

MilanoRegole ed opportunità per fare business. La Russia può diventare la nuova frontiera per gli investimenti anche per le imprese dell’impiantistica, nonostante la confusione creata dalle sanzioni che, vale ancora una volta la pena di ribadire, non si applicano a tutti i settori merceologici.

Se n’è parlato stamani nel corso di un interessante incontro, organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Russa (CCIR) rivolto agli operatori del settore e che ha messo in evidenza le opportunità offerte loro dal mercato russo.

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Oltre alle prospettive di carattere economico, sono stati sviscerati anche gli aspetti normativi ed in particolare quelli molto delicati e sentiti delle certificazioni e dei regolamenti tecnici, che nella Federazione Russa sono piuttosto rigidi e richiedono anche e soprattutto elevati standard di sicurezza. Così com’emerso durante i lavori contraddistinti, oltre che dalla particolarità e dal tecnicismo delle informazioni divulgate, anche dal grande interesse dei tanti addetti ai lavori presenti in sala, che hanno spesso interagito con i relatori.

“Quelle fra Italia e Russia – ha esordito Leonora Barbiani, Segretario Generale della CCIRsono definite relazioni privilegiate, come attesta la continua collaborazione fra le nostre realtà imprenditoriali. La presenza del padiglione “Casa Italia” lo scorso anno alla Fiera di Mosca, è la testimonianza significativa della volontà delle istituzioni russe di voler collaborare con le nostre imprese. Il 2013 è stato l’anno d’oro delle nostre esportazioni, mentre per quel che concerne la quota import va considerata la svalutazione del rublo che ha influito non certo in termini di quantità, bensì di valore. Il 2015 ha registrato un ulteriore tonfo, mentre per lo scorso anno possiamo dire di essere riusciti a limitare i danni. La nostra bilancia comunque è sempre in territorio negativo, perché esportiamo meno di quanto importiamo. Chiunque è indotto a pensare che a rallentare l’interscambio siano state le sanzioni e controsanzioni. Ed invece non è esattamente così, non solo perché esistono dei settori che non sono stati affatto toccati da questi regimi restrittivi, ma anche e soprattutto perché hanno influito il rallentamento della crescita dell’economia a livello mondiale, una brusca riduzione del prezzo del petrolio sceso al di sotto dei 30$ al barile che hanno comportato minori entrate per il governo russi ed infine la forte svalutazione della valuta russa ridotta sino a 45 rubli per euro, per poi passare ai 69 con una serie di decisioni del governo, destinate a sostenere la moneta nazionale”.

Per quello che riguarda l’impiantistica, a dispetto delle famigerate sanzioni, le prospettive di investimento nella Federazione Russa appaiono tutto sommato abbastanza buone, considerando i saldi positivi in termini di interscambio (rispettivamente + 40,1% e + 29,1% del periodo gennaio/giugno 2017, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) fatti registrare nel 2016, dai settori della meccanica e dei semilavorati.

“L’economia russa – ha proseguito Barbiani – sta reagendo in maniera brillante e dinamica alle criticità, tanto che secondo le stime governative si prevede un incremento del PIL al 2%, mentre Moody’s aveva pronosticato un +1,5% che conferma la previsione ottimistica stilata dagli analisti. In merito alle sanzioni, ricordiamo che sono di tre tipi: l’oil & gas, la finanza ed infine quelle per le persone fisiche, che sono state riconfermate lo scorso 15 marzo. L’ultima data aggiornata di questa particolare cronistoria è quella del 19 giugno 2017 in cui è stato deciso di prorogare ulteriormente il regime sanzionatorio a livello industriale fino al 23 giugno del prossimo anno. Le contro-sanzioni russe invece sono ridiscusse, a seconda delle decisioni intraprese dalla parte europea. Le autorità russe, dal canto loro, hanno introdotto il concetto della “import substitution” attraverso l’emanazione di 20 decreti con cui ci si è posti l’obiettivo di ridurre le importazioni dall’estero di una determinata percentuale, e nel contempo di aumentare la competitività delle imprese locali. Le aziende russe, comprese quelle che nasceranno, dovranno coprire gran parte della domanda interna, in un lasso di tempo abbastanza breve, considerando che il risultato va raggiunto entro il 2020. Affrontare il mercato russo è una sfida, oltre che un impegno e se un’azienda intende uscire dai confini italiani dev’essere formata e strutturata per potervi accedere. Non è un mercato in cui è auspicabile avere dei risultati a breve, perché occorre del tempo per porre delle solide basi. Con questo – ha poi concluso – non intendo scoraggiare nessuno ma semplicemente sottolineare che occorrono tempo, pazienza e grande determinazione”.

Valeria Outkina, TRS Specialist della GA (società specializzata nel rilascio della necessaria certificazione normativa per le imprese interessate ai processi di internazionalizzazione, sito internet: http://www.gamanuals.it), ha invece illustrato gli aspetti particolarmente dettagliati, legati all’osservanza della normativa per la Certificazione dell’Unione Economica Eurasiatica e della Federazione Russa per il settore impiantistico. “Per la nostra esperienza – ha esordito – potete avere anche il più bel prodotto del mondo, ma possono esserci progetti e pagamenti bloccati solo perché sono stati trascurati dettagli, invece, assai importanti.

Per quello che riguarda i sistemi di certificazione e standardizzazione della Federazione Russa attualmente coesistono quattro sistemi normativi: GOST, TR, TR CU e TR EAEU i primi GOST (GOsudarstvennyii STandart, nda) hanno riguardato l’agricoltura nei primi anni ’20 del secolo scorso, per poi essere allargati anche ad altri settori. Molti di questi GOST sono ancora in vigore. Il sistema GOST rimase l’unico fino al 1991, quando si disciolse l’Unione Sovietica e i nuovi stati hanno elaborato un sistema nuovo: regolamenti tecnici TR (Technical Regulations). 

Un altro importante cambiamento, lo abbiamo avuto nel 2010 con l’accordo fra Russia, Bielorussia e Kazakhstan che ha introdotto nuovi regolamenti TR CU (Technical Regulations of Custom Union)  e che è stato poi allargato nel 2015 anche ad Armenia e Kirghizistan. Il TR EAEU  (Technical Regulation of Eurasian Economic Union) invece sarà la prossima novità, riguarderà il settore antincendio ed entrerà in vigore nel 2020.

 La procedura di valutazione di conformità può essere sia obbligatoria che volontaria. Alcuni prodotti del settore impiantistico (per esempio impianti high voltage) sono ancora soggetti alla certificazione di conformità GOST.  L’elenco unico dei prodotti soggetti alla certificazione di conformità a GOST R (Federazione Russa)  è stato approvato con il decreto ministeriale n. 982 dell’1/12/2009. I GOST possono essere sia statali che interstatali.

Quando parliamo di certificazione, prima di tutto bisogna capire se il vostro prodotto è soggetto o meno ad uno dei regolamenti tecnici esistenti, perché i regolamenti tecnici dell’Unione doganale rimangono tuttora il sistema normativo relativo alla certificazione che ha maggior impatto sul settore impiantistico.  Nel caso in cui non lo sia, può essere soggetto ad una perizia di sicurezza industriale se si tratta di impianti ad alto rischio. Nei casi di pareri contrastanti relativamente all’applicabilità o meno dei regolamenti tecnici può essere rilasciata la lettera d’esenzione dall’Istituto Federale della Certificazione Russa o dall’Organo di Certificazione che attesta che il prodotto è soggetto o meno alla certificazione.

La nascita dell’Unione Doganale ha molto semplificato la situazione perché i regolamenti tecnici contengono i principi sulla sicurezza dei prodotti in maniera analoga a quella che è presente nelle direttive europee.

Se il vostro prodotto è soggetto ad una serie di regolamenti tecnici, deve essere conforme a tutti e non solo ad uno. In particolare, ripeto, la certificazione è necessaria se parliamo di prodotti pericolosi. Altro aspetto particolarmente importante concerne la ripartizione della responsabilità. Un produttore straniero non può pero essere titolare sia della certificazione che della dichiarazione di conformità e deve “delegare” questa funzione a un soggetto registrato sul territorio dell’Unione Economica Euroasiatica ”.

Il primo regolamento tecnico affrontato è stato il TR CU 010/2011, riguardante la sicurezza delle macchine e delle apparecchiature (ad esempio quelle agricole o utilizzate per il sollevamento dei materiali) che definisce i requisiti minimi di sicurezza ed ha come scopo quello di salvaguardare i diritti dei consumatori da eventuali azioni fraudolenti rivolte contro di loro, la salute e l’ambiente. Poi hanno fatto seguito il TR CU 012/2011 (sicurezza delle apparecchiature operanti in atmosfere potenzialmente esplosive), il TR CU 004/2011 (sicurezza delle apparecchiature a bassa tensione), il TR CU 0202/2011 (compatibilità elettromagnetica dei dispositivi tecnici) ed il TR CU 032/2013 (sicurezza delle apparecchiature ad alta pressione).

In tutti questi regolamenti tecnici, è da notare come sia obbligatoria la presenza di una serie di parametri che circoscrivono e specificano in maniera assai precisa e dettagliata i parametri di sicurezza, soprattutto per quei prodotti ed apparecchi che presentano elevati indici di pericolosità. In particolare, è previsto anche per le apparecchiature non elettriche il documento dove vengono valutati tutti i possibili rischi di ignizione e le misure preventive e protettive  che devono essere messe in atto.

“La sicurezza antincendio – ha evidenziato Outkinaè regolata dalla Legge Federale 123 che è entrata in vigore nel 2009 e consiste nel rilascio del certificato o della dichiarazione di conformità al Regolamento tecnico sulla sicurezza antincendio. È richiesto anche per i dispositivi antincendio e le apparecchiature elettriche ed elettroniche che rilevano la presenza di incendi.

 L’ultimo sistema di certificazione presente è quello di certificazione metrologica (PAC, ovvero Pattern Approval Certificate) che riguarda gli strumenti di misura. Questo certificato viene rilasciato all’Agenzia Federale della Regolamentazione Tecnica per una “famiglia” di strumenti (stesso, modello, versione e tipo) ed è obbligatorio non solo per la messa in servizio, ma anche per la Poverka ovvero la verifica. Altro aspetto importante è che sia il PAC che la Poverka non sono necessariamente entrambi forniti dal produttore, perché la legge stabilisce solo la loro obbligatorietà ma non chi la deve produrre. Il Certificato Metrologico dev’essere infine accompagnato da un allegato, anch’esso molto dettagliato”.

Per la certificazione relativa ai progetti, Tatiana Leonova (TR CU Specialist) ha illustrato gli step da seguire, partendo dalla valutazione dei requisiti contrattuali, dallo scopo di fornitura e le specifiche tecniche del cliente, il paese e le relative zone di installazione considerando anche il fattore non trascurabile delle temperature che possono arrivare anche a -60°C. “Inoltre potrebbero esservi delle richieste aggiuntive come il Poverka. Il Poverka è obbligatorio per la messa in servizio,– ha aggiunto – anche se non è detto che debba essere a carico del produttore. Ci potrebbero essere eventuali ulteriori requisiti aggiuntivi come una certa durata minima della service life, (ad esempio Gazprom richiede la service life di almeno 25 anni), eventuale lingua aggiuntiva, eventuale template cliente per il passaporto tecnico, per il quale possono essere richieste informazioni aggiuntive rispetto allo template standard. Si tratta di elementi assolutamente da non trascurare.

È bene specificare che i requisiti normativi del paese di installazione (il TR CU, il PAC, il certificato antincendio ed il passaporto tecnico) prevalgono in ogni caso su quelli contrattuali. Dopo aver esaminato i requisiti contrattuali e normativi, si passa all’elaborazione della matrice con cui andiamo a tenere sotto controllo la documentazione, i certificati dei componenti e il processo di certificazione dell’impianto.

Poi la valutazione dei fornitori, che è particolarmente rilevante e che viene fatta tenendo presente la competenza nonché la conoscenza della normativa applicabile. Si distinguono tre categorie, ovvero esperti (coloro che esportano in Russia regolarmente), occasionali (coloro che hanno avuto qualche esperienza con l’export in Russia) e senza esperienza (necessitano di maggiori controlli e supporto, poiché sono esposti a maggiori fattori di criticità). “Anche quelli più esperti – ha fatto notare Leonova – possono creare dei problemi, se pensiamo ai passaporti non conformi che nei casi più estremi causano il blocco della messa in funzione dell’impianto ed il blocco dei pagamenti. In fase di richiesta di offerta, è dunque buona prassi richiedere ai fornitori la certificazione in anteprima. Per valutare i fornitori, trasmettiamo questionari, chiedendo evidenze di certificati forniti per commesse precedenti e effettuiamo Audit per verificare le competenze e supportare  il fornitore qualora risulti critico. Riepilogando, partiamo dall’analisi dei possibili fornitori pre-ordine, selezione, monitoraggio post ordine, sostegno/accompagnamento dei più critici, recupero/controllo dei certificati, esame e risoluzione delle eventuali non conformità”.

I documenti/informazioni richiesti per la certificazione sono il codice doganale che serve ad identificare in modo univoco l’apparecchiatura, il passaporto tecnico (redatto e firmato dal produttore, e contenente le informazioni relative a caratteristiche tecniche del prodotto, le certificazioni, le garanzie, …) il manuale d’uso e di installazione in russo, i disegni in russo, le specifiche e le descrizioni tecniche, i certificati dei materiali, ed infine i risultati dei test, i certificati, i passaporti, i manuali ed i test-report dei componenti.

“Il tutto viene poi sottoposto – ha proseguito – al vaglio dell’organo di certificazione, che dovrà quindi dare il proprio via libera su tutta la documentazione presentata, emettendo il certificato o registrando la dichiarazione. Se vengono però rilevate delle incongruità, può essere chiesta un’integrazione ed il produttore si trova costretto a rivedere i documenti prodotti è ciò può influire sulle tempistiche dell’ottenimento del certificato/dichiarazione. Le tempistiche certificative arrivano fino a 45 giorni lavorativi, cioè più o meno 2 mesi. Per questo è importante presentare tutta la documentazione conforme onde evitare ritardi nell’emissione del certificato finale. Una volta che l’organo di certificazione approva la documentazione, procede all’emissione del certificato.

L’ultima fase di questo processo è l’apposizione del marchio di conformità, EAC attestante che il prodotto soddisfa i requisiti essenziali di sicurezza (R.E.S.), previsti da tutti i Regolamenti Tecnici applicabili al nostro prodotto.

FrancescoMontanino



 

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