Esteri

Pubblicato il novembre 24th, 2015 | Da admin

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LA TURCHIA ABBATTE UN AEREO RUSSO E IL CIELO SI TINGE DI “GIALLO”

Spirano pericolosissimi venti di guerra, al confine fra Siria e Turchia a poche ore dall’abbattimento del caccia russo “Sukhoi 24” da parte dell’aviazione di Ankara. Un fatto gravissimo che rischia di trascinarci su due piedi in un EPA HABERTURK TV CHANNELconflitto che potrebbe trasformarsi in un’inevitabile resa dei conti fra chi sta solo dando l’impressione, di voler combattere il terrorismo estremista dell’ISIS che nulla ha a che vedere – ribadiamo – con l’Islam. E chi invece ha mandato mezzi ed uomini per debellare questo elemento di minaccia ed instabilità in quella martoriata area che è sempre stato il Medio Oriente. Che da sempre vive sul filo del rasoio della guerra e di enormi interessi strategici, a causa dell’abbondanza di petrolio e di altre risorse, che fanno naturalmente gola.
Dopo l’abbattimento del mig, subito i media occidentali hanno rilanciato la notizia addossando, come al solito, la responsabilità alla Russia colpevole, a loro dire, di aver violato lo spazio aereo turco. In realtà con il passare delle ore si sta facendo strada la verità, e stanno emergendo particolari a dir poco inquietanti dal momento che non solo l’abbattimento è avvenuto in territorio siriano (satelliti russi ed americani confermano questa notizia), ma che a volerlo sia stato addirittura il primo ministro Erdogan in persona!
Nikolay Levichev notes that for the first time after the end of the Cold War a NATO member state had deliberately downed a Russian warplaneSe così fosse, ci troveremmo di fronte ad una vera e propria dichiarazione di guerra, anche se in casi come questi è necessario oltre che doveroso andarci veramente con i piedi di piombo. Perché, come si sarà potuto facilmente intuire, la posta in gioco è altissima. Ed è necessario fare, a maggior ragione, una doverosa promessa che chiarirà assai bene il quadro di questa situazione ingarbugliata.
La Turchia, come tutti sapete, fa parte della NATO. Ovvero di quell’alleanza militare nata all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di scongiurare il pericolo, allora rappresentato, da un’eventuale invasione comunista ordita dall’Unione Sovietica. A fare da contraltare, sempre dal punto di vista bellico, c’era il Patto di Varsavia che invece comprendeva tutti i paesi dell’est europeo.
Terminata fortunatamente la guerra fredda, con la caduta del Muro di Berlino ed il crollo del comunismo, sarebbero dovuti venir meno quegli stessi presupposti sui quali era stata istituita la NATO (di cui anche l’Italia è membro). Che invece ha mantenuto le proprie posizioni sul Mediterraneo, come del resto certificano le basi militari presenti sul nostro paese che si trova in un’area strategicamente importante di ponte fra Occidente ed Oriente. Putin said that the incident will seriously impact relations between Russia and Turkey  - photo Denis Abramov - Vedomosti
L’abbattimento insensato del “Su-24”, voluto da Ankara, rischia di fornire il pretesto – valido dal punto di vista del diritto internazionale – a Vladimir Putin per ordinare un attacco di ritorsione contro il punto da cui sono stati lanciati i missili che hanno abbattuto quell’aereo militare russo. Ma ciò rischia a sua volta di innescare la reazione della NATO, dal momento che l’attacco ad un paese facente parte dell’Alleanza Atlantica comporta automaticamente lo stato di guerra che coinvolgerebbe gli Stati Uniti con conseguenze che potrebbero essere apocalittiche! Insomma, come si sarà capito, potremmo trovarci di fronte ad un escalation pericolosissima. Anche se l’atteggiamento del governo russo, dopo l’enorme rabbia manifestata a caldo da Putin, per fortuna sembra essere improntato alla lucidità ed alla grande prudenza.
Istanbul - Turchia - photo Emrah Gurel - APNel caso concreto, l’atteggiamento della Turchia appare a dir poco azzardato perché questa iniziativa potrebbe incrinare irrimediabilmente i già difficili rapporti fra Mosca e Washington. E porre dunque un freno a chi come il presidente transalpino Hollande, all’indomani dei gravissimi attentati che hanno colpito la Francia, sembrerebbe voler riallacciare i fili del discorso con la Russia, per distruggere definitivamente la minaccia rappresentata dall’ISIS.
Gli interessi in ballo non sono solo limitati al controllo della regione ma anche ai rapporti a dir poco ambigui esistenti fra Ankara ed i terroristi: il presidente Putin ha nei giorni scorsi denunciato come a foraggiare i fondamentalisti ci siano anche quegli stessi paesi che compongono il G20. Ovvero quei paesi occidentali che a chiacchiere dicono di voler combattere il terrorismo. Ma che nei fatti poi non esitano a fornirgli armi, supporto logistico oltre che addestramento militare. E questo spiegherebbe il perché del salto di qualità dei terroristi nel progettare attentati in grande stile, come quelli che poco più di 10 giorni fa hanno gettato nel terrore Parigi, con tanto di caccia all’uomo che sta ancora coinvolgendo mezza Europa!
Fra questi paesi, ci sarebbe anche la Turchia che comprerebbe il petrolio “in nero” da quegli stessi miliziani che sono stati addestrati dagli USA al solo scopo di rovesciare il legittimo Sergey Lavrov Ministro degli esteri russogoverno di Assad. Che in passato è stato additato di nefandezze, rivelatesi poi delle enormi menzogne dal momento che gran parte delle atrocità commesse ai danni del popolo siriano, portano la firma proprio dei ribelli a libro paga della CIA, stando anche alle dichiarazioni rilasciate da alcuni personaggi autorevoli dell’establishment americano.
Se oltre a ciò, consideriamo anche i profughi che sono nel frattempo scappati e l’atteggiamento “freddo” finora mostrato dagli americani, insieme alla compassione “interessata” (anche qui per soli scopi economici, e non certo umanitari) dell’Unione Europea, si capisce a quel punto che cosa in realtà ci sia dietro!
Il Presidente Putin, come anticipato sopra, non ha lesinato affatto parole durissime nel commentare l’increscioso accaduto. Lasciando per un attimo da parte la sua proverbiale calma il Dmitry Peskovpremier russo, nel suo discorso alla Duma, ha parlato di “vera e propria pugnalata alle spalle che porterà a gravissime conseguenze nei rapporti con la Turchia” anche se il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha poi categoricamente escluso “che potranno esserci implicazioni di carattere militare, nonostante che Ankara non abbia ancora fornito alcuna prova sulla violazione dello spazio aereo da parte del nostro velivolo. Ci stiamo al momento affidando a ciò che dicono gli esperti militari, sui dati di volo del Su-24”.
Allo stato attuale, sembra invece in forte dubbio la visita del premier turco Erdogan a Mosca, in programma a Dicembre. Così come non sono affatto da escludere delle conseguenze di carattere economico nelle relazioni fra i due paesi, con l’inizio di un embargo decretato dalla Russia nei confronti della Turchia.

F.M.

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