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Pubblicato il ottobre 6th, 2017 | Da Redazione

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IL FAST FASHION ITALIANO CONQUISTA LA RUSSIA

Bologna – Il settore della moda traina la ripresa dell’interscambio fra Italia e Russia. È quello che è emerso nel corso di un interessante seminario che si è tenuto stamani al polo fieristico del capoluogo emiliano al CenterGross, punto di riferimento fondamentale per tanti operatori del tessile e che quest’anno festeggia i suoi primi 40 anni di attività.

Erano presenti all’incontro Lucia Gazzotti (Presidente di Centergross), Leonora Barbiani (Segretario Generale della Camera di Commercio Italo-Russa), Sergey Orlov (Manager e Consulente Legale della KPMG) e Roberto Ferretti (Advisor della KPMG).

Ha introdotto i lavori, Lucia Gazzotti che ha fatto gli onori di casa evidenziando come “l’attività di Centergross è diventata molto importante per le imprese del settore della moda, come attesta il quarantesimo anniversario della nostra nascita. In particolare, i rapporti con la Russia rappresentano un’importante opportunità di business e sviluppo per chi fa impresa nel tessile, come attestano i dati relativi all’interscambio fra i nostri paesi”.

“Affrontare un mercato estero – ha affermato Leonora Barbiani, Segretario Generale della CCIR – , significa non soltanto limitarsi ad esaminare e commentare i numeri. Ma anche una serie di problematiche come le caratteristiche del paese o le misure da esso intraprese per attrarre le realtà produttive che vanno ben oltre quello che comunicano i giornali. Perché crescono le esportazioni, a dispetto delle sanzioni? La ragione sta nel fatto che esistono dei prodotti inseriti in macro-settori come ad esempio vino, che pur appartenendo all’agroalimentare, non ne sono soggetti. Sotto questo aspetto, la Camera di Commercio Italo-Russa ha sempre fornito il proprio supporto per tutti gli operatori ad essa iscritti. In merito al settore moda ed accessori, registriamo una variazione in termini percentuali nella quota interscambio fra Italia e Russia del 30,9%. L’unica eccezione è rappresentata dai mezzi di trasporto che sono in territorio negativo. Rispetto agli altri competitors, vi è da dire che la Cina ha approfittato del momento di rallentamento delle nostre esportazioni verso la Russia mentre la Bielorussia registra il dato più alto, ma solo perché già fa parte di un’area che tradizionalmente ha molti contatti perché ad essa logisticamente vicina”.

Altro aspetto da non sottovalutare è la capacità dell’economia russa di saper reagire alla crisi, nonostante che il rublo abbia subito una svalutazione a causa della discesa del prezzo del petrolio, le tensioni geo-politiche e le aspettative sicuramente meno positive sull’andamento dell’economia. Un fattore che ha fatto la differenza, se lo si va a parametrare con la realtà italiana che invece ancora stenta ad uscire dal pantano della crisi, con cui sta facendo i conti ormai da 10 anni.

La disamina di Barbiani si è poi incentrata sul comparto moda ed accessori, evidenziando come “le calzature e l’abbigliamento sono risultate essere quelle maggiormente trainanti nell’intero comparto, mentre l’oreficeria e la bigiotteria hanno avuto una certa difficoltà. Le limitazioni sulla quota delle esportazioni – ha poi chiarito – per il fashion non sono state affatto causate, così come si è comunemente ed erroneamente indotti a pensare, dalle sanzioni e dalle contro-sanzioni, bensì dalle oscillazioni del rublo. Ripeto, vanno fatti dovuti approfondimenti e riflessioni. Così come non va affatto sottovalutata l’opportunità offerta dalla cosiddetta pratica della “import substitution” che sta toccando in particolare il manifatturiero, ed attraverso cui la Russia sta sviluppando un proprio percorso di industrializzazione grazie alle competenze provenienti anche dall’Italia. Questa attività di diversificazione produttiva, non riguarda certamente il settore della moda, e l’obiettivo che si sono posti per il 2020 ritengo possa essere raggiunto”.

In merito al fashion, il trend generale vede una certa ripresa dell’export verso la Russia così come attesta un incremento anche della domanda della moda junior e la vivacità della femminile. In aumento, anche la quota di investimento di Centergross in Russia pur in presenza di una serie di cambiamenti nella dinamica del mercato che presenta indubbi elementi di vivacità, così come attesta anche lo sviluppo dell’e-commerce (riferito agli ultimi 4 anni) in cui gli acquisti sulle piattaforme nazionali e cross border per l’abbigliamento e le calzature, si collocano rispettivamente al 22% ed al 24% del fatturato.

“Il consumatore russo – ha poi concluso il Segretario Generale della CCIR – ha rinnovato il proprio interesse e risulta essere molto interessante come spendano molto in prodotti di lusso ed apprezzino particolarmente la qualità del nostro fashion. Questo anche grazie ai profondi rapporti culturali esistenti fra i due paesi, che hanno fatto sì che anche nel 2017 ci siano grandi opportunità per questo settore”.

Le relazioni di Roberto Ferretti e di Sergey Orlov, della KPMG, hanno invece toccato il tema particolarmente sentito della strategia d’ingresso in Russia, non sempre di facile interpretazione per gli imprenditori che intendono attuare il processo di internazionalizzazione nel gigante eurasiatico. “Andare all’estero – ha osservato Ferretti – non significa più prendere la classica valigetta, per partecipare alle fiere. Oggi è un’operazione ben più complessa di quello che si pensi, perché servono una reale convinzione a voler davvero entrare in quel paese, anche adattando e tarando la propria domanda rispetto ai gusti del consumatore ed alla realtà ivi esistente. Non si va sicuramente avanti solo con il proprio sito ed il proprio e-commerce, ma occorrono senz’altro delle piattaforme molto più ampie che tocchino ad esempio i rapporti con le dogane, la gestione della logistica sia inbound che outbound, un po’ come sta facendo con successo Amazon, da alcuni anni a questa parte. Il tema importante piuttosto è come gestire questa serie di relazioni che si vengono a creare all’interno di questo paese, unitamente alla gestione delle problematiche di natura finanziaria che comprendono anche la tutela nei confronti dei potenziali fattori di rischio”.

Ma come si costruisce il rapporto con il paese verso cui si vuole investire? La costruzione di rapporti più stretti con operatori locali, la nascita di joint-venture ed anche una migliore qualità nella circolazione delle informazioni sono gli elementi maggiormente presi in considerazione nel momento in cui viene effettuata un’accurata analisi rischi-opportunità.

“Per quello che riguarda il fashion, sicuramente siamo in presenza di una realtà positiva e la preferenza di strutture di agenzie particolarmente snelle – ha evidenziato Ferretti – può essere un punto di forza per le imprese di questo settore che ci troviamo a gestire. Uno dei segreti del successo, per l’esperienza che abbiamo acquisito in questi anni, è la compenetrazione nel mercato russo che in futuro può riservare ulteriori opportunità di business”.

Sergey Orlov, infine, ha analizzato in maniera molto esaustiva le problematiche di carattere legale partendo, naturalmente, dalla spinosa questione delle sanzioni. Per poi sviscerare le particolarità del diritto russo, nella materia e nella prassi contrattualistica commerciale. Sottolineando le peculiarità in particolare dei contratti di franchising (tipico) e distribuzione (atipico).

“C’è una grande confusione – ha tagliato corto – da parte dell’opinione pubblica, e per questo motivo siamo consapevoli che occorre fare dei distinguo. Quel che è certo, è che questo regime restrittivo è iniziato nel 2014, colpendo in una prima fase solo alcune persone legate essenzialmente ai centri di potere della Russia. Per poi essere esteso ad interi settori produttivi, e dunque agli scambi economici. La Russia è stata espulsa dal G8 che per questo motivo è diventato G7, mentre le limitazioni commerciali sono state estese fino al 23 giugno 2018. Anche gli istituti di credito, chiedono molti più documenti e ciò ha allungato le tempistiche dei pagamenti rendendo ulteriormente complicate le cose. La BERS (Banca Europea per la Ricerca e lo Sviluppo, nda) ha ridotto le operazioni di investimento e finanziamento nei confronti della Russia. Che dal canto suo ha introdotto, a sua volta, sia delle restrizioni di carattere individuale generalmente rivolte a personale diplomatico, che altre di natura commerciale che hanno riguardato alcuni prodotti agricoli, alimentari e materie prime dei paesi UE, dell’Albania, del Canada, degli USA e di altri stati. Un altro aspetto da affrontare particolarmente delicato è quello della certificazione dei prodotti, anche in considerazione della nascita dell’Unione Economica Eurasiatica fra Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan. Ovvero un’unione doganale che richiede due forme di certificazione, una obbligatoria ed un’altra volontaria – che possono riguardare anche il settore della moda – che sono simili dal punto di vista giuridico ma che presentano elementi di diversità. Il certificato di conformità viene rilasciato solo da enti accreditati tramite un laboratorio accreditato sulla base di test autonomi, può essere intestato anche ad un soggetto giuridico straniero. Dura 5 anni e viene rilasciato in carta bollata. La dichiarazione di conformità si differenzia dal certificato perché può essere rilasciato solo da un soggetto di diritto russo e questo può creare indubbiamente delle difficoltà, dal punto di vista burocratico. I contratti commerciali maggiormente utilizzati dalle imprese italiane quando entrano nel mercato russo, sono simili a quelli esistenti nel codice civile italiano, sia parlando di quelli tipici che atipici. Vi sono elementi che differenziano il codice russo, in particolare per quello che riguarda i termini di pagamento. In tal senso, consigliamo sempre ai nostri clienti di chiedere l’anticipo ed il saldo da effettuarsi prima della spedizione. Certo, non bisogna confondere la fidelizzazione con un eccessivo permissivismo che può generare pratiche che in certi casi possono dar luogo addirittura a comportamenti a dir poco scorretti, da parte dei partner russi. Per chi compra, è sempre necessario chiedere il documento che attesta l’uscita della merce dal territorio dall’Unione Europea. Altro problema con cui ci si può trovare a dover fare i conti, riguarda anche l’esatta ricostruzione delle operazioni di fatturazione che a volte può provocare anche fenomeni di evasione fiscale, parziale o totale. Un elemento particolarmente interessante del diritto russo è che la merce può essere soggetta a pegno, nel momento in cui c’è un pagamento differito rispetto alla consegna o al pagamento delle rate. Così come, in caso di disaccordo, che chi riceve una proposta è tenuto entro 30 giorni ad accettare o meno, pena il risarcimento del danno cagionato. Molti clienti ci chiedono il mandato per eventuali certificazioni del prodotto, e qua bisogna stare particolarmente attenti perché possono entrare in gioco gli aspetti legati al segreto commerciale. Sui contratti d’agenzia, va detto che sono sempre a titolo oneroso ed in merito alle provvigioni, il diritto russo prevede che se il contratto non disciplini i termini del suo pagamento, il preponente è tenuto a corrispondere la provvigione entro 7 giorni dalla data di ricevimento del report dell’agente. Così come sono nulle che obbligano le clausole che obbligano l’agente a svolgere la propria attività solo nei confronti di specifiche categoria di clienti, ovvero di quelli che abbiano la propria sede/residenza solo nel territorio indicato nell’accordo. Vi sono poi, in particolare, il contratto di franchising ed in particolare di sub-franchising nel settore del fashion è particolarmente gettonato, anche se presuppone l’esistenza di un partner serio. La forma scritta è generalmente richiesta, ma ci tengo a ricordare che è necessario registrarlo al Rospatent pena anche la sua nullità. In ogni caso, in presenza di queste particolari tipologie contrattuali, è sempre meglio affidarsi ai veri professionisti anche se ciò magari potrà comportare maggior tempo e costi. Ed il contratto di distribuzione  non è un contratto tipico disciplinato espressamente dalla legge russa, perché è considerato un mix fra la compravendita, la licenza, l’agenzia ed il trasporto e la concessione commerciale e le altre obbligazioni. È particolarmente utilizzato nella prassi comune, anche se bisogna stare molto attenti anche avendo riguardo ai rapporti contrattuali che non devono prevedere l’ingresso di partner nella propria società. Quando si decide di entrare in Russia – ha quindi concluso Orlov – i clienti devono stare particolarmente attenti nella nomina del proprio direttore generale che potrebbe essere indotto a comportarsi in maniera scorretta”.

Francesco Montanino







 

 

 

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